Progetto petrolifero "Ombrina mare",
l'Italia vince arbitrato internazionale, annullato risarcimento da 190 milioni di euro a Rockhopper.
Forum H2O "Il popolo abruzzese aveva sfidato petrolieri e Governo e poi vinto. Aveva ragione a combattere contro la crisi climatica, per la tutela dell'Adriatico e contro il folle Trattato dell'Energia"
La società petrolifera Rockhopper ha annunciato che l'Italia ha vinto il ricorso contro il risarcimento da 190 milioni di euro che era in un primo tempo era stato assegnato alla società Rockhopper a causa della bocciatura del progetto fossile "Ombrina mare" nel mare antistante le coste abruzzesi.
L'intervento che prevedeva l'estrazione di petrolio a pochi km dalla costa dei Trabocchi era stato archiviato a seguito di una vibrante campagna di protesta che era sfociata in due manifestazioni da decine di migliaia di persone a Pescara nel 2013 e a Lanciano nel 2015.
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A quel punto la società aveva fatto ricorso ad un arbitrato internazionale in quanto riteneva violato il Trattato dell'Energia, da cui pure l'Italia era uscita qualche anno prima.
Questo primo arbitrato aveva visto l'Italia condannata a pagare 190 milioni di euro più interessi alla società.
Il paese ha quindi presentato un ricorso utilizzando il Trattato Internazionale per il Regolamento delle Controversie relative agli Investimenti (ICSID) che ora, secondo quanto riportato dalla stessa Rockhopper, ha portato all'annullamento del risarcimento.
Dichiara Augusto De Sanctis del Forum H2O "La questione del risarcimento da 190 milioni di euro aveva avuto una vasta eco in Italia dove, invece di contestare le folli clausole capestro contenute nel Trattato dell'Energia improvvidamente firmato a metà anni '90 dai nostri governanti, era stata montata ad arte una feroce critica alla sacrosanta protesta anti-trivelle del popolo abruzzese. Avevamo ragione allora a contestare sia la deriva fossile, in piena epoca di crisi climatica, sia il trattato dell'Energia, da cui poi si è ritirata pure la UE. Il clima non lo si difende a chiacchiere o addirittura scavando nuovi pozzi di petrolio per giunta in un mare chiuso come l'Adriatico; serve invece abbandonare subito tutte le fossili".
FORUM H2O (Comunicato stampa del 3 giugno 2025)
Segreteria Operativa Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua
3683188739
Il comunicato della Rockhopper
12 giugno 2025
Bocciata la pretesa di risarcimento della Rockhopper
02 settembre 2022
Ora dobbiamo anche pagare il conto a Rockhopper
Questo blog contiene tutta la storia della trivelle in Abruzzo, delle vivaci proteste degli abruzzesi, e della ritirata dei petrolieri, prima fu l'ENI a rinunciare alla costrozione del Centro-Oli di Ortona, poi la multinazionale straniera dovette rinunciare all'ecomostro di Ombrina Mare. Ci salvammo da una vera catastrofe.
Ho continuato a raccontare qui i guai inflitti dai petrolieri ai nostri amici lucani della Val d'Agri, dove il Centro-Oli s'era già realizzato. Senza dimenticare le vittime e gli strani suicidi. Guai che non finiranno mai.
Adesso c'è un'altra notizia : l'Italia dovrà risarcire i danni alla Rockhopper,
L'Italia dovrà pagare 190 milioni di euro.
La notizia è doppiamente amara, in primo luogo sono soldi che usciranno dalle nostre tasche, in questo momento già economicamente molto difficile, noi pagheremo a chi voleva distruggere il nostro ambiente marino una cifra dieci volte maggiore ai loro sperati profitti; in secondo luogo questo diventerà un argomento a loro favore, si dirà che paghiamo per colpa degli "ambientalisti": potevamo incassare bei soldini del petrolio, invece non abbiamo nulla e dobbiamo anche risarcire i danni!!! E sì, questo ci diranno, ma è falso.
La Rockhopper non era titolare di una concessione. Per legge non ha diritto ad alcun risarcimento. E' come se io avessi il mero desiderio di acquisare l'auto del signor Giovanni che però non me la vuol vendere e decide di farla rottamare. Ho perso un affare! Mi rivolgo al giudice affinché Giovanni mi risarcisca il danno per il mio perduto affare. Nessun giudice accoglierebbe questa tesi, non in un sistema capitalistico che tutela il diritto di proprietà. Finché Giovanni è il padrone decide quel vuole del suo patrimonio. La mancata conclusione di un affare si chiama rischio d'impresa. E' il capitalismo, bellezza!
Sì, allora perchè l'Italia è stata condannata a pagare un risarcimento?
22 marzo 2021
Altre ombre su Viggiano
24 aprile 2019
Arrestati in Basilicata i vertici dell'ENI
Gli ambientalisti... ma sì, loro, quelli che dicono sempre NO...
che sono peggio dei radical-chic.
Credo che i veri radical-chic sono quelli che snobbano gli ambientalisti. Il NO alla petrolizzazione dell'Abruzzo ci ha salvato dal disastro. E adesso sappiamo che il disastro sarebbe stato peggiore di quel che dicevano i più allarmisti. E sappiamo che il disastro era già nella malafede dei patrocinatori del progetto.
“Il profitto unico faro delle scellerate scelte”Per anni in questo blog ho sostenuto la protesta contro il Centro-Oli, e poi contro le trivelle di Ombrina Mare. Credo di non averlo fatto come ambientalista (non sono iscritto a nessuna associazione) ma solo per buon senso. Ho ascoltato i medici e i geologi, ho partecipato alle conferenze della professoressa D'Orsogna. Ho visto che non era un confrontro tra opinioni diverse. Qualcuno portava informazioni, altri portavano bugie. A guardarli di persona i bugiardi si riconoscono. Li vedi circondati di falsi esperti e falsi giornalisti. Ho potuto vedere nelle facce dei manager il ghigno malcelato in sorrisi di circostanza. Branco di squali. Ho avuto pena per la misera vigliaccheria dei nostri politici; ho provato ribrezzo per gli incoffessabili tornaconti dei finti ambientalisti. Nonostante tutto ci siamo salvati. Finora.
Le condotte portate avanti sono state “caratterizzate da una sconcertante malafede e spregiudicatezza”, secondo il gip Ida Iura che ha disposto i domiciliari per l’ex responsabile del Centro oli di Viggiano, Enrico Trovato, indagato con altre 13 persone e la stessa azienda. Nascondendo quanto accadeva nell’impianto lucano e non intervenendo subito per tappare i buchi dei serbatoi che contenevano il petrolio, sono quindi stati “sacrificati” per anni la tutela di salute e ambiente di fronte alle “ragioni economiche d’impresa”, definite “l’unico faro” che “ha illuminato e sorretto tutte le scellerate scelte aziendali”.
Il Centro-Oli per fortuna non c'è, ma ci tocca di leggere, con un misto di stupore e di rabbia, della morte per suicidio dell'ing. Griffa e poi del generale Conti. Noi ci siamo salvati e sappiamo con certezza che gli ambientalisti avevano ragione, pienamente ragione. Qualcuno ci ha perso la vita.
Grazie agli ambientalisti noi abbiamo imparato a conoscere l'air-gun e il fracking. Sappiamo che il peggio deve ancora venire. Dobbiamo resistere come partigiani del pianeta.
Il Centro-Oli di Viggiano veniva citato come esempio di buone trivellazioni. Un modello da seguire fatto di tecnologie rassicuranti e denaro per le casse dei comuni. Nei telegiornali non si parlava dell'ing. Griffa, non si dava mai notizia degli incidenti e delle anomalie. Solo Report ha avuto il coraggio di mostrare gli effetti sulle acque e sulle colture.
Oggi la verità comincia ad emergere ed purtroppo è molto più brutta di quello che paventavano gli ambientalisti. Ciò che sta emergendo ora dall'inchiesta della magistratura è una vera associazione a delinquere che non si fa scrupoli di provocare malattie e morte.
Da alcune intercettazioni riportate nell’ordinanza emergerebbe per la sede di Viggiano “l’inesistenza di procedure ambientali di verifica” e la superficialità della gestione del problema della sicurezza dell’ecosistema”, nonché “la grave e inescusabile confusione in cui versava” persino il tecnico responsabile del settore Salute, Sicurezza, Ambiente del distretto Meridionale dell’azienda petrolifera. E, secondo gli inquirenti, anche dopo il febbraio 2017 Eni ha continuato “a nascondere tutto ciò che non viene scoperto” dalle autorità di controllo. Dei dipendenti citati negli atti l’unico che agì con “coscienza e scrupolo” è Gianluca Griffa, l’ex responsabile della produzione di Viggiano ritrovato morto in un bosco nel 2013. Aveva capito cosa stava accadendo già nel 2011 e denunciò ai superiori: “Volutamente era stato emarginato – scrive il gip – Ma se le precauzioni suggerite, siamo nel 2013, fossero state considerate avrebbero scongiurato il disastro ambientale scoperto quattro anni dopo”. A ringraziarlo, quasi sei anni dopo la morte, è stata la procura.Oltre all'ing. Griffa è giusto ricordare anche la geologa Albina Colella che nel 2011 ebbe il coraggio didichiarare i disastri causati dall'ENI e per questo fu perseguita
La Colella, docente di Geologia all’università di Potenza, nel 2015 era stata denunciata dalla compagnia petrolifera per diffamazione e danni morali e patrimoniali, dopo alcune dichiarazioni rese in tv sulle acque contaminate di Contrada La Rossa in aerea di reiniezione petrolifera.Ditemi voi se non è un animo puramente delinquenziale quello di chi in malafede denuncia una scienziata per intimorirla e rovinarla pur sapendo che è un'eroica portatrice di verità. Una storia che si ripete perché la tecnica dei risarcimenti milionari è un'arma che viene spesso utilizzata dalle mafie economiche.
All’epoca dei fatti a capo del Cova c’era Enrico Trovato e alla professoressa venne chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro.
07 novembre 2017
Lampi sull'Eni
20 novembre 2012
Grande spreco per una strada inutile
La Postilli-Riccio è una piccola bretella che dovrà prolungare il lungomare di Francavilla fino al Lido Riccio di Ortona. Congiunge due zone vicine già ben collegate dalla nazionale Adriatica. Dicono che serve a migliorare il traffico. In realtà in quel tratto non c'è alcun problema di traffico. Lo percorro spesso e non ho mai trovato rallentamenti.
La Postilli-Riccio distruggerà uno dei pochi tratti di spiaggia in cui s'è miracolosamente conservato l'aspetto autentico delle spiagge abruzzesi. Distruggerà anche una zona rifiugio per una rara specie di uccelli (i fratini). Quindi i soldi vengono spesi per diminiure le attrattive turistiche della zona, non per aumentarle. Al posto di una tratto di spiaggia naturale ci sarà una grande spianata d'asfalto e una spiaggia omogeizzata con quelle ben visibili del litorale francavillese.
E' un'opera inutile, dannosa e costosa che ha suscitato molte proteste da parte dei cittadini preoccupati di perdere l'ultimo pezzo di paesaggio naturale dopo le costruzioni autorizzate nella zona di Punta Ferruccio e dopo gli scempi e le recinzioni abusive ai Ripari di Giobbe.
Tanto inutile, dannosa e costosa da suscitare gravi sospetti: a chi giova? Qualcuno aveva pensato che l'opera fosse stata progettata a servizio della famigerata raffineria Centro-Oli che l'Eni voleva costruire proprio in quella zona. La rinuncia da parte dell'Eni aveva rallentato i lavori della Postilli-Riccio. Ora in tempi di Spending-Review si ricominciano a spendere milioni. Cosa dobbiamo pensare?
23 agosto 2012
Il Centro-Oli su una nave
Il ministro tecnico Clini ha detto che non manderebbe i nipoti a vivere a Taranto, non ci prenderebbe una casa, forse neanche a Gela, accanto alla raffineria dove si registrano livelli altissimi di tumori e malformazioni neonatali, però non si oppone ai progetti del governo con cui si stanno eliminando quei pochissimi limiti esistenti per evitare scelte scriteriate.
18 marzo 2012
Torna l'incubo del Centro-Oli
04 giugno 2011
Ritorna l'incubo del Centro-Oli
11 marzo 2010
I petrolieri avanzano
In data 03/03/2010 sono cominciate, nel mare di Ortona, le "indagini geofisiche marine per il progetto di perforazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi in mare per mezzo di una piattaforma con gambe (jack up) sul sito ELSA 2,di fronte la nota riserva regionale Ripari di Giobbe, per conto della VEGA OIL S.p.A. " (Ord. 08/2010 della Capitaneria di Porto di Ortona). In altre parole stanno studiando i fondali per l'istallazione di una piattaforma petrolifera con le sue tubazioni sottomarine, prima di sapere l'esito della Valutazione di Impatto Ambientale della stessa.Esegue le ricerche la nave OGS Explora di proprietà dell´Ist. Naz. di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale; un ente pubblico che in mancanza di sufficienti contributi statali, invece di fare ricerca, deve accettare commesse da terzi. La rotta della nave può essere seguita sul sito: http://webcc.ogs.trieste.it/explora/
La nave, dopo aver incrociato sulle coordinate del pozzo Elsa 2, si è ora spostata (ben oltre il chilometro quadrato di cui si parla nell'ordinanza).
Visto che la procedura di valutazione dello Studio di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell'Ambiente è ancora in corso e visto che, se il permesso di estrazione non fosse concesso, queste indagini sarebbero una spesa inutile, ci domandiamo il perché del comportamento della società petrolifera. Le possibilità, a nostro parere, sono solo tre: o la ditta non si preoccupa dei suoi azionisti, o ha già ricevuto assicurazioni in merito, o le indagini potranno essere usate anche per altri progetti (ad esempio un rigassificatore).
Senza alcun dubbio, l'andirivieni dell'Explora mostra che il progetto di trasformazione dell'Abruzzo in regione mineraria avanza, ignorando le volontà espresse dai cittadini e da moltissime Amministrazioni e nonostante le affermazioni rassicuranti del governatore Chiodi.
Dobbiamo quindi fare ancora la stessa domanda: quali sono le intenzioni della Regione per opporsi efficacemente e prima che sia troppo tardi a questa radicale trasformazione del suo territorio?
Emergenza Ambiente Abruzzo -rete di associazioni-
info:
Maria Rita D'Orsogna
Docente della CSUN Los Angeles
Dante Caserta
Consigliere Nazionale WWF
Angelo Di Matteo
Presidente Legambiente Abruzzo
Claudio Censoni
Presidente Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni
05 gennaio 2010
Mare e petrolio
La minaccia dei petrolieri incombe ancora sull'Abruzzo. Per il punto sulla situazione vi consiglio di leggere qui. Giovedì una conferenza a Ortona.
15 dicembre 2009
Trabocchi e piattaforme
Il lungo silenzio del nostro governo regionale sul principale problema dell'Abruzzo è finito. Ora esiste una proposta di legge regionale. Le associazioni ambientaliste hanno espresso soddisfazione per questa novità. Il testo della proposta presenta qualche ombra, ma potrà essere corretto prima dell'approvazione. Il principale difetto è quello di non considerare il mare, dove spunteranno diverse piattaforme per estrazione di petrolio e dove probabilmente sarà affettuata anche la desolforazione, cioè il processo che produce l'inquinamento di tipo più pericoloso.29 novembre 2009
Petrolio subliminale
Manifesti pubblicitari, ci siamo abituati e magari non ci domandiamo più cos'è che stanno pubblicizzando: il caffè, la macchina per fare l'espresso o un nuovo modello di cucina. Sbagliato, qui si parla di caffè per fare pubblicità all'energia. Quale? quella dell'Eni? però il marchio è messo nell'angolino in basso, quasi nascosto. In effetti somiglia troppo a quello delle pompe di benzina e stona vederlo in cucina. Il consumatore distratto potrebbe confondersi: ci metto l'acqua o la benzina per fare il caffè?Chi paga quei manifesti sa che quello che conta è lo slogan: attento anche tu hai bisogno di energia.
Il messaggio è forte, ben mirato e gioca d'anticipo. Finora la questione del petrolio nella futura "regione mineraria" era stata messa a dormire. Ora però la moratoria sta per scadere e il problema potrebbe ripresentarsi minacciosamente all'attenzione di tutti. L'idea di trasformare la nostra regione in una zona di pozzi petroliferi e di raffinerie, come Falconara, come Porto Marghera, come Gela, come Viggiano, è un'idea che a molti potrebbe non piacere. Gli abruzzesi che finora hanno taciuto potrebbero svegliarsi e potrebbero mostrare la loro cocciatosta di cafoni che non si fanno distruggere la terra.
Attento anche tu hai bisogno di energia. Il messaggio subliminale parlerà alla nostra coscienza e, come una spina nel fianco ci dirà: non puoi opporti a qualcosa che è necessario.
Ma è un messaggio terribilmente falso. La falsità sta in quello che il manifesto vorrebbe suggerire senza dirlo, in modo quasi subliminale: tutti hanno bisogno di energia e quindi gli affari dei petrolieri sono affari di interesse generale. Questo è falso. La fanghiglia petrolifera abruzzese porterà soldi a pochi speculatori senza scrupoli. Per noi ci sarà solo un caffé avvelenato.
Il messaggio è falso perché l'energia ha mille fonti. Usavano energia anche i vecchi mulini, anche le reti dei trabocchi, anche l'aratro dei nostri antenati agricoltori. Ci sono tanti modi per produrre e distribuire energia. Il progresso ci offre sistemi migliori del vecchio mulo e delle correnti d'acqua. Studiare nuovi sistemi e costruire macchine pulite ci porta lavoro; i nuovi brevetti costituiscono un patrimonio che nell'economia moderna è predominante. Possiamo salvare la terra, il mare, il turismo. l'enogastronomia e insieme possiamo valorizzare la nostra inventiva, perché questa è la terra di chi ha inventato le coltivazioni a capanna, il frantoio idraulico, l'elicottero e lo scooter.
Allora fissiamoci bene in mente lo slogan, ma quello completo: anche un caffè ha bisogno di energia e noi ce la produrremo senza avvelenarci.
25 novembre 2009
16 novembre 2009
Petrolio e terremoto
Le tragiche vicende del terremoto del 6 aprile hanno impegnato tutte le associazioni nel volontariato presso le tendopoli, rendendo impossibile l'organizzazione di manifestazioni per salvare la nostra terra dalla sciagura del petrolio. Ne ha parlato perfino la BBC. Adesso il tempo stringe e ci troviamo di fronte ad una classe politica che fugge, nega l'evidenza, reagisce in modo scomposto. In Lombardia hanno saputo reagire, la Po Valley ha rinunciato a trivellare il Parco del Curone. Rinunce formalizzate in atti pubblici, non ci sono solo vaghe promesse. In Abruzzo tutto è ancora da decidere, tutto nella nebbia.Eppure il terremoto doveva essere un motivo in più per guardare con sospetto al business petrolifero. Le estrazioni petrolifere non mettono a rischio solo le falde acquifere, la salubrità dell'aria e la qualità dei prodotti agricoli. Le estrazioni modificano l'equilibrio del sottosuolo e aumentano la sismicità del territorio.
Maggiori informazioni ai seguenti link:
petrolio e terremoti
sismicità petrolifera
terremoti e petrolio
15 novembre 2009
Petrolio e subsidenza
Tanto per citarne uno la Forest Oil vorrebbe estrarre nella zona di Bomba (Monte Pallano) 3600 barili al GIORNO in un'area di 32 km quadrati.
I titolari della centrale idroelettrica che sfrutta l'energia della diga hanno commissionato uno studio per capire se ci può essere qualche rischio in conseguenza della "messa in produzione del campo a gas sottostante alla diga e al lago artificiale di Bomba". Il problema che viene indicato col nome di subsidenza, si pone perché c'è un business. Non si pone per la gente che abita da quelle parti e vive di agricoltura e turismo. Per la gente non c'è problema, forse non vengono neanche informati di niente. Così possono continuare a fidarsi di Gianni Chiodi e di Daniela Stati: il problema non esiste, i petrolieri stanno solo facendo un po' di vuoto sotto la diga. Altri dettagli nel blog Allegria di naufragi, che vi consiglio di frequentare.
13 novembre 2009
Il conto alla rovescia
Potete leggere l'articolo del Corriere della Sera a questo link. L'articolo del Venerdì di Repubblica si può ingrandire cliccando sulle immagini.


Dopo le promesse fatte nella campagna elettorale di Gianni Chiodi la Regione Abruzzo non ha fatto niente. La proposta presentata dall'assessore Febbo è stata ritirata. La costa dei Trabocchi sta diventando Costa delle Trivelle. L'assessore regionale all'ambiente Stati dichiara al Corriere che il problema non esiste. Così, mentre la maggioranza degli abruzzesi dorme e il governo continua a rilasciare autorizzazioni e concessioni, all'inizio del prossimo anno ci sarà il 'via libera' per i petrolieri che potranno realizzare anche un Petrolchimico che ci metterà nelle stesse condizioni di Gela e di Porto Marghera.
Speriamo che questi articoli su importanti testate nazionali possano risvegliare le coscienze assopite degli abruzzesi. Speriamo che qualcuno si chieda come mai, se il problema del petrolio non esiste, a Civitacquana la Ecopetrol vuole investire in impianti per la ripulitura di scorie del trattamento dei petroli.
29 settembre 2009
Il Corriere e la vergognosa stampa locale
Non basta che ora qualcuno abbia detto che la raffineria di Ortona (il famigerato Centro-Oli) non si farà per ritenere che il problema sia risolto. Non è risolto neanche in parte. I permessi aumentano. Il petrolio sporco come quello abruzzese non può essere trasportato lontano, verso altre raffinerie, va prima desolforato ed è questo processo di desolforazione che causa i maggiori danni. Visto che continuano ad autorizzare ricerche ed estrazioni il problema c'è ed è gravissimo (con o senza Centro-Oli).
Il grave rischio di inquinamento sta proprio nella desolforazione. La fanno direttamente sulle piattaforme piazzate a poca distanza dalle spiagge, la faranno anche in altri piccoli impianti sparsi nella regione e, badate bene, non vedremo mai grosse nubi nere sollevarsi nell'aria. Non vedremo niente perché il micidiale idrogeno solforato viene rilasciato in modo invisibile e costante, in quantità sufficienti a rovinare la nostra salute, a generare malformazioni, ad aumentare l'incidenza dei tumori. Alle famiglie che saranno colpite dalle tragedie probabilmente nessuno andrà a spiegare i nessi e le cause. Daranno la colpa al destino. Mentre nella California della professoressa D'Orsogna ci sono divieti che negli anni sono già riusciti a ridurre i tumori, per noi ci sarà un destino che sovrasta ogni legge. Continueranno a dirci di combatterlo con corni rossi, scongiuri e ferri di cavallo.
Il Corriere parla di questo triste destino dell'Abruzzo, come ne ha parlato anche la stampa estera. Evidentemente anche da lontano si vede l'assurdità di questa scelta di sacrificare una regione verde con la sua popolazione e le sue risorse naturali per estrarre un poco di petrolio. Sono le sciagurate leggi che tengono così basse le tasse sulle estrazioni (royalties) a rendere conveniente ciò che in realtà non sarebbe conveniente per nessuno.
Ora i petrolieri si stanno preparando a circondare di piattaforme anche le Isole Tremiti. Un'altra follia. Ma qui sembrano tutti assopiti nella tranquillità dettata dalle parole rassicuranti di chi dice che il Centro-Oli non si farà.Poi ci sono gli sciacalli, quelli che non s'accontentano di nascondere il problema. Ci sono quelli che devono bombardare anche la croce rossa. La professoressa D'Orsogna è stata l'unica che ha avuto il coraggio di dirci la verità, di spiegarci le cose senza il timore di perdere il lavoro o di vedersi stroncare la carriera. Lei ha il vantaggio di non lavorare in Italia dove tutto è condizionato dalle clientele e dalle ramificazioni della politica. Ma qui, in Abruzzo, oltre al giornalismo codardo c'è anche quello così ansioso di farci avvelenare dai petrolieri, così impaziente di vedere la distruzione della nostra agricoltura e delle nostre speranze di turismo che si spinge a fare insinuazioni pazzesche riguardo alla professoressa americana che forse è australiana (sic), forse è una millantatrice, di sicuro è un'emissaria di potenze straniere. Ma certo, l'ho capito anch'io, l'hanno inviata direttamente quelli della Spectre.
Come può un giornale abbassarsi a simili infamie? a descriverla come una ricattatrice? Il ricatto starebbe in una frase nella quale si è permessa di ricordare ad un politico le promesse che egli stesso aveva fatto durante la sua campagna elettorale. Il giornalaccio nostrano che non voglio neanche citare per non fargli una pubblicità che non merita aggiunge che "per esperienza diretta" non crede che nel mondo vi siano persone disinteressate che vogliano dare il loro tempo per una giusta causa.
"Esperienza diretta", proprio così. Può significare solo che dentro quel giornale non hanno mai visto una persona che scrive per amore di verità o per altri valori come la salute, la bellezza, la speranza di un vivibile futuro, l'amore per i propri figli. Per quei giornalisti esiste solo la lotta per i soldi. Una lotta nel fango fatta con ricatti e intimidazioni, una lotta per assicurarsi qualche centesimo caduto dalla borsa dei petrolieri. Non riescono a concepire altro e così immaginano che chiunque voglia opporsi alla petrolizzazione dell'Abruzzo sia un mercenario che va alla conquista di mercati al di fuori del continente americano e cerca di "colonizzare l’Italia e l’Europa con l’energia alternativa".
Oddio, vi immaginate quale danno ci sarebbe a dover subire una tale colonizzazione? Chi può arrivare a scrivere tali idiozie? chi può mettere insieme cattiveria e farneticazione per fare, alla fine, anche del male a se stesso? Ma non è finita: l'articolo continua dicendo che la scienziata "insulta" gli abruzzesi quando ci esorta a difenderci dai guai che ovunque lo sfruttamento petrolifero ha prodotto. "Insulti", si chiamano così i dati scientifici che la professoressa D'Orsogna ha esposto nelle sue conferenze. Invece quel ricamo di parole che il giornale fa su quelli che "andavano ad arricchirsi all'estero" è solo una tenerezza giornalistica, una semplice allusione, un venticello falso e calunnioso. L'avessero scritta direttamente i petrolieri potrei anche capire: non hanno argomenti per sostenere i loro progetti. Non hanno nulla per contraddire le informazioni che vengono da tutto il mondo scientifico. Ma l'articolo purtroppo è scritto da un giornalista abruzzese che si firma con la sola sigla. Speriamo che la rinuncia a metterci il nome sia dovuta ad un sussulto di vergogna.
L'articolo si conclude con un ordine perentorio: "regione e provincia devono attenersi alle direttive nazionali ed europee", cioè che non venisse in mente a Chiodi o Di Giuseppantonio di fare qualcosa per salvare l'Abruzzo. La direttiva nazionale imposta alla nostra "regione mineraria" è indiscutibile. In Lombardia si difendono, in Veneto anche, ma gli abruzzesi non ci provino altrimenti i giornalisti nostrani s'arrabbiano. Poveri noi, che vergogna, siamo messi davvero male!
13 agosto 2009
Scherzando col fuoco
Io l'avevo scritto più di due anni fa e mi ero anche divertito a comporre un vignetta satirica ispirata alle piaghe d'Egitto. Non avrei mai immaginato che si arrivasse davvero all'invocazione delle cavallette e perfino a paragonare il primo cittadino al Nerone che incendia la città. Ora mi tocca aggiornare la vignetta: eccola!

Gli incendi ci sono stati davvero, come il terremoto che ha danneggiato Palazzo d'Achille e palazzo di giustizia, però ci vuole una bella fantasia ad immaginare in questi eventi una responsabilità amministrativa sfruttabile per attacchi politici. Naturalmente io ne approfitto per rallegrare il blog con una nuova vignetta dedicata al Sindaco-Nerone (quella del Sindaco-Mosè l'avete già vista), ma i politici, e chiunque volesse lanciare la propria candidatura alla guida amministrativa della città, farebbero meglio a fare qualche proposta seria per il futuro: non semplici promesse, ma progetti che possano dar conto anche dei mezzi che si intendono utilizzare.
A dire il vero Di Primio ci sta provando: in una recente intervista televisiva parlava di una redistribuzione razionale degli uffici nei diversi palazzi della città. E' una proposta che nel blog porto avanti da anni (post di marzo 2007) e sono lieto che qualcuno ora voglia seguire questa strada. Sull'aspetto economico necessario a sostenere l'operazione Di Primio dice che è necessario fare in modo che ogni immobile ristrutturato sia immediatamente "messo a reddito". In questo dettaglio si nasconde il vero problema: riesce Chieti ad attivare processi capaci di produrre reddito?
Ne parleremo, ma non ora: aspettiamo prima che siano i politici a farlo. Se non lo faranno, allora dobbiamo dare ragione a Vittorio Ramundi e dire che i nostri politici parlano a vuoto, non vogliono applicare il pensiero alla realtà dei problemi.
A proposito di realtà dei problemi, visto che gli incendi sono veri, e se quello al comune s'è risolto senza gravi danni e quello della SEAB fortunatamente non ha vuto conseguenze catastrofiche, vogliamo cominciare ad attrezzarci? invece di discutere del passato e litigare sull'interpretazione delle analisi, vogliamo predisporre un piano per le emergenze? vogliamo dare all'ARTA gli strumenti di cui ha bisogno? vogliamo controllare meglio l'attività dei 17 impianti di trattamento dei rifiuti ospitati in città? vogliamo revocare le autorizzazioni a chi risulta fuori norma o provoca disastri?
Lo so, lo so: sono tutte cose da chiedere alla Regione, perché è lì che si decide sull'ARTA , è lì che si danno e si revocano le autorizzazioni per il trattamento dei rifiuti. Bisogna chiedere a Chiodi, cioè allo stesso politico da cui stiamo ancora aspettando una risposta sull'Abruzzo regione mineraria, l'Abruzzo svenduto ai petrolieri di cui egli non vuole parlare. Ma ne dobbiamo parlare perché non è vero che il problema non esiste, non è vero che la raffineria di Ortona non si farà, non è vero che l'ENI ha rinunciato. In Lombardia l'ENI ha davvero presentato una rinuncia alle autorizzazioni, invece ad Ortona l'ENI continua a presentare varianti al progetto del Centro-Oli: ce n'è una depositata al municipio di Ortona. Perciò credo che la vignetta da fare dovrebbe essere quest'altra:

perché questa riguarda i problemi veri, quelli gravi che minacciano la salute di tutti noi, e non il corto-circuito nella sala computer. Forse l'assessore El Zohbi nella vignetta avrebbe preferito metterci la faccia dell'avv. Di Primio, della cui dis-amministrazione in Comune sentono ancora le conseguenze, ma noi quei disservizi amministrativi li consideriamo piccoli problemi. Invece del futuro petrolifero, minerario e di discarica tossica nazionale che si profila per la nostra regione siamo molto molto molto preoccupati e ancora di più lo siamo se il Presidente della Regione continua a sottrarsi alle sue responsabilità come ha fatto a Cupello.
Ecco cosa potrebbe fare l'avv. Di Primio per guadagnarsi la fiducia della città: potrebbe intercedere presso le autorità regionali (suoi amici e colleghi di partito) e chiedere che si faccia qualcosa di concreto: una legge regionale, la revoca delle autorizzazioni petrolifere oppure una forte pressione affinché l'Eni possa davvero recedere dai suoi intenti. Cioè qualcosa che non sia solo un frullato di chiacchiere e le solite false promesse. Qualcosa che i cittadini possano vedere ed apprezzare.
Se poi il governatore Chiodi volesse anche ridare ai comuni abruzzesi i soldini per sostenere i servizi sociali sarebbe ancora meglio, ma questo viene dopo. Prima è necessaria la garanzia di un futuro vivibile. Non scherziamo col fuoco!
24 luglio 2009
Uno spettacolo vergognoso
CUPELLO - Sembrava un incontro come tanti altri, tranne il ritardo di oltre un'ora. A Cupello, una sera di metà estate, per discutere del futuro dell'Abruzzo. Enrico Di Giuseppantonio, Calogero Marrollo, Remo Gaspari. Gianni Chiodi, il più atteso da pubblico e telecamere, arriva alle 20, bloccato sull'A14 da un incidente. Il tempo di finire il discorso e arriva la prima domanda, la prima e l'ultima. La fa Maria Rita D'Orsogna, professoressa all'università di Los Angeles. «Cosa ne pensa presidente del fatto che l'Abruzzo sta diventando un distretto minerario?» chiede al microfono. Chiodi ascolta e risponde: «Tra 10 anni vedrete che non sarà successo niente. Questa è una prospettiva falsa. Non capisco perché vi siete fissati». Il pubblico si agita, altra gente risponde dalla platea: «Vogliamo le carte». «Questa è la mappa delle concessioni- dicono due signore srotolando una cartina- e sono già state approvate». Chiodi ribadisce «Non sarà così, ma perché continuate ad attaccarmi?». Dal palco riprendono la parola. «Questa è maleducazione- sottolinea un organizzatore-. Per questo vi hanno cacciato dalla politica». La gente alza la voce, qualcuno si avvicina alla scrivania, al presidente, «non siamo politici, siamo cittadini, questa non è democrazia». Intanto arrivano i carabinieri, l'incontro va avanti, parla Gaspari che dice dei contestatori, «fannulloni che vogliono fare basso proselitismo». Di Giuseppantonio tenta di placare gli animi, ma il dibattito è sospeso. Chiodi viene accompagnato fuori dai vigili urbani, la gente lo riempie di domande. Fuori l'aspetta l'auto blu, scortata dai carabinieri: «Sono spaventato dalla gente che solo immaginando che io abbia idee diverse dalle loro, mi attacca in questo modo» dice prima di salire in macchina. La D'Orsogna, ancora incredula del polverone scatenato, sussurra: «Non volevo attaccare nessuno, non ho alcun interesse in questa storia».
Se ne deduce che fare domande ai politici è una grave maleducazione. I cittadini non devono fare domande, devono solo applaudire, questa è la regola della nuova democrazia. Se il politico è di sinistra i cittadini possono anche urlare, inveire, ma fare domande no, non è lecito. Se il politico è di destra i cittadini hanno anche il dovere di ringraziare.
Dal blog Allegria di naufraghi leggo che i cittadini che hanno cercato di fare qualche domanda sono stati ripetutamente offesi prima che i conferenzieri lasciassero precipitosamente la sala.
Il governatore Chiodi è stupito delle contestazioni, dice di non avere idee diverse dagli abruzzesi che gli vorrebbero fare le domande e non riesce a capire il perché di quelle domande. Perché la gente non apprezza la nuova qualificazione dell'Abruzzo come regione mineraria? perché la gente teme qualcosa di negativo quando vede le piattaforme davanti alla spiaggia di Vasto e di San Vito? (presto le vedrà anche ad Ortona) perché la gente è sospettosa quando vede tagliare le vigne nei terreni acquistati dall'Eni in contrada Feudo? perché non si fida delle rassicurazioni quando si accorge che la legge regionale che bloccava la costruzione della micidiale raffineria sta per scadere senza che nessuno alla regione abbia proposto qualche forma di moratoria?
Per capirlo forse basterebbe parlare con la gente. Chiodi potrebbe parlare con quella professoressa alla quale durante la sua campagna elettorale esprimeva stima dicendo di volerla conoscere personalmente. Quale migliore occasione di ritrovarsela seduta di fronte nella sala comunale di Cupello e proprio in una serata dedicata al futuro dell'Abruzzo? ma ora Chiodi preferisce scappare con la scorta dei carabinieri. Forse l'avvocato Di Martino gli avrà detto che la prof.ssa D'Orsogna gira con un kalashnikov nascosto sotto la camicetta oppure l'avrà convinto che non esiste nessuna professoressa D'Orsogna e quella donna che gli ambientalisti portano in giro è solo una millantatrice foraggiata da Bin laden o da Fidel Castro. Ma sarebbe una ragione in più per smascherarla, non vi pare?
Come abruzzese dovrei vergognarmi di essere rappresentato da un uomo che si sottrae in questo modo al confronto con i cittadini, ma la democrazia sta andando a ramengo e la nostra politica è piena di gente anche peggiore di lui, di veri criminali. Chiodi probabilmente è solo un buon servetto. Forse ora comincerà a capire che anche da noi vale la regola per cui puoi ingannare qualcuno per sempre o tutti per un certo periodo, ma non puoi ingannare tutti per sempre. Il business del petrolio non si può mandare avanti "aum aumma", ben presto il disastro che ora viene preparato nascostamente diventerà evidente, lo vedranno e lo patiranno anche quelli che ora si fidano delle sue parole e allora non ci sarà da affrontare solo le domande di quattro "fissati" del WWF e CNV. Ci sarà la responsabilità vera di quello che si è fatto e che non si è fatto. Ci sarà gente che inviterà Chiodi, Febbo, Giuliante, Marollo e compari ad entrare negli ospedali a contare i malati terminali sui letti e a leggere sulle lapidi dei cimiteri l'età di quelli che non avranno retto al pauroso aumento degli inquinanti. Sempre che non sia toccata a loro la fortuna di precederli.
Io però avrei anche una domanda per la giornalista del Messaggero che conclude l'articolo descrivendoci una prof.ssa D'Orsogna quasi pentita del "polverone" sollevato. Sembra quasi che è lei che deve capire che qui il business del petrolio deve andare avanti e polveroni su queste bazzecole non si dovrebbero sollevare. Domanda: chi è che sta sollevando un polverone su questa faccenda? una persona garbata che si limita a porre una domanda su un problema di primaria importanza, una di quelle domandine semplici semplici che voi giornalisti avete smesso di fare? oppure il polverone, se proprio vogliamo chiamarlo così, viene da una classe politica inetta che persegue interessi incoffessabili e cerca di nascondere sotto un esile tappetino di menzogne problemi mostruosi per il nostro avvenire?


