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21 gennaio 2025

La Maestra Carmela

A salutarla oggi sono venuti in tanti. Intorno al marito e alla figlia c'erano altre maestre, ex alunni, genitori, attori, registi... c'erano soprattutto compagne e compagni.
Nessuna messa, nessun prete, nessun simbolo religioso. Intorno alla bara pochi fiori e piccole candele che singolarmente ognuno è andato ad accendere. Nessuna musica sacra, però qualcuno ha cominciato a cantare uno di quei canti dal significato misterioso a cui lei, la Maestra di via Bosio, ci aveva abituati. Poi in tanti hanno preso la parola per condividere con gli altri qualche frammento di memoria e molte parole di gratitudine.
La sala dell'obitorio era piena, molti sono rimasti fuori. Dopo i primi interventi di chi ricordava la collega o la maestra o l'animatrice teatrale o l'organizzatrice del Consiglio Comunale dei Ragazzi o la viaggiatrice instancabile... la commozione è diventata palpabile. 

10 gennaio 2025

La scuola che non c'è più

Passare in via D'Aragona è un'esperienza straniante. L'imponente edificio dell'Istituto Industriale "Luigi di Savoia" non c'è più. Restano macerie e un vuoto incredibile, vertiginoso.


 


 


Era il più maestoso degli istituti scolastici teatini. Quante generazioni di studenti e insegnanti sono passati in quelle aule! Quante memorie cariche di emozioni! Quanta vita di ragazzi riempiva ogni mattina la strada, l'atrio, il piccolo bar interno, la magnifica sala docenti... e adesso viene da domandarsi se tutto è stato davvero, se non abbiamo solo sognato.

Ho cercato qualche vecchia fotografia della scuola che non c'è più

05 maggio 2015

Corteo per la scuola pubblica


Lo sciopero unitario indetto per oggi da tutte le sigle sindacali (alcune avevano già scioperato il 24 aprile, nessuna condivide il progetto governativo di riforma) hanno portato in piazza mezzo milione di persone. 
Anche a Chieti c'è stata una simpatica manifestazione animata soprattutto dalle scuole elementari. 
L'impianto della "buona scuola" del governo Renzi nasce da una visione che si contrappone totalmente a quella istituzionale molto ben raffigurata dal celebre discorso di Piero Calamandrei. Non più una scuola che forma cittadini consapevoli educandoli ai valori della solidarietà sociale, ma un arcipelago di aziende scolastiche in concorrenza tra loro, dove gli stessi insegnanti vengono messi forzatamente in competizione reciproca per guadagnarsi qualche misero aumento di paga e dove i ragazzi cresceranno in un clima di feroce individualismo.
Mentre recenti scoperte scientifiche ci mostrano l'importanza, finora quasi sconosciuta, dell'empatia e sono ben note le possibilità di rinnovare in meglio i paradigmi dell'educazione, l'ideologia dell'assolutismo capitalistico, che si nasconde dietro l'inganno della presunta fine delle ideologie, ci impone leggi che costringono tutti i settori della società a compiere scelte opposte.

06 ottobre 2013

Studente universitario aggredito a Chieti Scalo

Ci risiamo! Un'altra aggressione.
Uno studente di 21 anni colpito con pugni e calci per qualche futile motivo. E' già accaduto altre volte. Tutti gli studenti sono spaventati dal ripetersi di episodi di violenza gratuita che restano troppo spesso impuniti. I loro rappresentanti ci fanno sapere che l’Ateneo è un fiore all’occhiello della città e richiama migliaia di studenti che provengono da tutte le regioni d’Italia e che danno un importante apporto economico, ma anche culturale e sociale, a Chieti e per questo meriterebbero uno sforzo al fine di assicurare sicurezza e serenità necessarie per affrontare il proprio percorso di vita e di studi. 
Chieti non è mai stata ospitale e di questo mi sono spesso occupato nel blog (qui e anche qui), ma ora hanno pienamente ragione gli studenti a chiedere  una risposta decisa ed efficace. "Non è più tollerabile che la popolazione studentesca (ed in particolare quella dei fuori sede) continui ad essere soggetta a soprusi che portano a temere addirittura per la propria incolumità, nel silenzio delle istituzioni."

03 giugno 2013

Le mani dei petrolieri sull'Università

A Chieti c'è stata una protesta degli studenti contro l'asservimento dell'Università agli interessi privati. Una protesta contro una iniziativa che appare scandalosa. Basta guardare la locandina per vedere che si tratta di interessi privati di pochi petrolieri, anzi uno solo: Medoilgas Italia Spa. Quattro relatori tutti della stessa compagnia petrolifera che vanno a raccontare la favoletta della "sostenibilità ambientale". Se la suonano e se la cantano, senza alcun contraddittorio con  qualche rappresentante della vera ricerca scientifica, magari uno di quei docenti universitari che ormai da anni ci hanno illustrato i rischi di attività petrolifere in un mare piccolo come il nostro e in una zona fortemente abitata.
Oltre che interessi privati sono anche interessi che si scontrano con quelli generali di salvaguardia della salute, dell'ambiente e dell'economia locale (industria agroalimentare, turistica, ittica, ecc.) e solo per questo l'Università avrebbe il dovere di mantenere una posizione indipendente. Perché l'Università deve essere e deve restare luogo di ricerca e di studio. Unica guida dei professori e degli studenti deve essere la scienza e la conoscenza.
E' vero che la scienza si sviluppa anche per essere applicata, ma l'applicazione curata e illustrata dall'Università deve avvenire sempre nell'interesse generale. Qui invece siamo di fronte ad un interesse quasi predatorio.
Per rendere ancora più paradossale la situazione il seminario, affidato ai quattro tecnici della trivellazione, si svolgeva in un'aula di "medicina"!

Gli studenti hanno pienamente ragione ad opporsi all'uso privato dell'Università. Spero che la loro protesta sia utile ad evitare altre figuracce.

25 novembre 2012

L'agonia della scuola pubblica

Giornate intense, quelle di venerdì e sabato. A Chieti c'è stata la fiaccolata per difendere la provincia. A Roma e in altre città le manifestazioni per difendere la scuola pubblica. Appuntamenti circondati da molti timori di disordini e di pestaggi che, per fortuna, non ci sono stati.

Gli studenti hanno sfilato con i loro colorati 'libri-scudo'  senza subire cariche di polizia. Qualcuno, per una volta, deve aver capito che un corteo 'non autorizzato' non è un pericolo pubblico, non è un'orda selvaggia da disperdere a qualunque costo, come se fosse un esercito nemico: è solo un corteo di persone che camminano. Qualcuno deve aver detto ai poliziotti, per una volta, che lo scoppio di un petardo o il lancio di un oggetto non possono giustificare il massacro di una folla. E' stato un momento di civiltà nella nostra Italia che resta vigilata da una polizia male addestrata e male gestita, col comandante più pagato del mondo.

Per una volta, senza botte e senza feriti, possiamo parlare dei motivi che hanno portato gli studenti nelle strade. Molti giornali evitano di farlo. Ci provo io nel mio piccolo invitandovi ad ascoltare le parole pronunciate a Parma da una studentessa universitaria:


Studentessa sbugiarda il Rettore,Min Clini,Gov... di bulsa_virgilio

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NB - Il video è ancora visibile qui: http://www.dailymotion.com/bulsa_virgilio#video=xve9f0
e anche qui: http://www.youtube.com/watch?v=yTzCMN6J0MI

07 ottobre 2012

Botte agli scolari


La scuola italiana è stata per tanti anni luogo di formazione di persone che sono andate a vincere premi nobel, a dirigere imprese di fama mondiale, a promuovere grandi ricerche artistiche o scientifiche. La scuola italiana è stata un modello conosciuto in tutto il mondo. Dalla scuola di Maria Montessori fino a quella di Loris Malaguzzi, passando per don Milani, Danilo Dolci e il nostro Raffaele Laporta. Poi è iniziato un lungo declino: la scuola vilipesa, obbligata a promuovere tutti, costretta a trasformarsi in azienda, baby-parking per studenti-clienti fino alla scuola dei progettini e degli orientamenti. Ora è finita anche quella, la scuola non ha più soldi neanche per fingere a se stessa. C'è fretta di smantellare tutto per regalare i cocci ai magnifici imprenditori privati. Intanto agli insegnanti si chiede di documentare tutto, le relazioni umane diventano rapporti burocratici, braccati dai ricorsi, dai trasferimenti coattivi, da nuove tecnologie che non funzionano mai e da studenti sempre più apatici e svogliati. Agli studenti universitari viene ora negato anche l'Erasmus, cioè la possibilità di vedere cosa c'è fuori e di confrontarsi con gli altri.

29 dicembre 2010

Borse al merito

Prima che passi nel dimenticatoio facciamoci un nodo al fazzoletto. Sto parlando di una promessa fatta  lo scorso 18 novembre dal presidente della regione Gianni Chiodi e del rappresentante locale della Confindustria Paolo Primavera. Sollecitati da Roger Abravanel durante la conferenza  svolta nel salone della Camera di Commercio di Chieti hanno fatto una promessa solenne davanti ad una platea di studenti giunti da tutta la provincia.

24 giugno 2010

Due proposte agli studenti universitari

Le proposte esposte negli anni da questo blog sono rimaste inascoltate. Molte sono ancora valide e se qualcuno della nuova amministrazione comunale volesse venire qui a rubacchiare qualche idea deve solo cliccare sull'argomento: urbanistica, traffico, arredo urbano, università, ecc. Ci sono anche idee per realizzare cose abbastanza semplici e nuove, come gli orti sociali, il carnevale universitario, ecc. Vedremo se qualcuno lo farà o se, più probabilmente, la politica continuerà a misurarsi sulle quantità di asfalto e di cemento.

C'è però una proposta che riguarda tutti i teatini ed è quella di rendere Chieti città accogliente. Promuovere una migliore accoglienza per gli studenti universitari, per i turisti, per i visitatori occasionali è impresa titanica. Richiede la demolizione dei vizi e dei pregiudizi di cui abbiamo parlato nell'articolo sul razzismo. Si tratta evidentemente di trasformare il carattere dei teatini per portare tutti ad un livello minimo di civiltà e poi cominciare a promuovere anche una vera accoglienza. Vera nel senso che possa essere percepita da chi arriva. Sarebbe una rivoluzione silenziosa e pacifica. Tanto grande che non si può assegnare come compito a qualche assessore. Ci dobbiamo lavorare tutti anche (ma non solo) attraverso il web.

27 aprile 2009

Parma è vicina

Le tragedie sono anche occasioni per aprire gli occhi e riconsiderare i problemi in modo diverso. Il terremoto ha portato l'Abruzzo sulla bocca di tutti e l'università aquilana è finita nelle prime pagine dei giornali. Molti abruzzesi e non abruzzesi hanno scoperto solo adesso quanto fosse importante l'università, gli studenti, le loro storie e i loro alloggi.
In tempi normali non ci si pensa. Agli studenti si affittano i posti peggiori, per gli studenti non si organizza nulla. Sono giovani, possono arrangiarsi. Salvo poi ricorrere all'università per rivitalizzare il centro storico, per dare senso e valore al Villaggio Mediterraneo, la nostra New Town in anteprima nazionale, progettata per gli studenti e destinata provvisoriamente agli atleti.
L'articolo di Andrea Polidoro richiama l'attenzione sull'importanza che tutta la città viva in armonia con l'università e con le esigenze degli studenti. Solo così è possibile contribuire al successo dell'università e trarne vantaggi economici e sociali. Chieti città universitaria è un'idea che ho sempre sostenuto, basta rileggere i vecchi post. Per perseguire questo obiettivo è necessario coltivare uno spirito di accoglienza sia da parte delle istituzioni, sia da parte dei residenti. Un tasto dolente, l'abbiamo visto anche nelle discussioni che ne sono scaturite.


Torno ora sull'argomento perché tra i molti suggerimenti lanciati nel blog ce n'è uno che è stato accolto e realizzato. E' la prima volta che vedo trasformarsi in realtà una delle mie proposte, ma non accade a Chieti, non riguarda i nostri studenti. L'idea di coniugare le esigenze dei giovani con quelle degli anziani è diventata un progetto della Provincia di Parma. Ed è la stessa Provincia che ce lo segnala qui con un apposito commento.
Come blogger sono davvero lusingato che l'Assessorato alle Politiche Abitative della Provincia di Parma abbia voluto segnalarcelo direttamente. Grazie! E' il segno che un dialogo con le istituzioni è possibile. Un dialogo che si potrebbe aprire anche con le istituzioni teatine, ma Chieti è così lontana che non osiamo neanche chiederlo.


25 aprile 2009

Università e sviluppo locale


Ho studiato e mi sono laureato nella città di Bologna e tra le prime riflessioni che feci, vivendola, ci fu che quella città prosperava e viveva in perfetta simbiosi con la sua centenaria Università e con noi ragazzi universitari che provenivamo da tutta Italia. Essa sembrava già predisposta ad accoglierci. Tutto ciò che ci occorreva, quasi magicamente, passava sotto i nostri occhi e per noi non restava che studiare. A tutto il resto, sembrava davvero pensarci la città di Bologna. Librerie, copisterie, uffici, informazioni, convegni, dibattiti, alloggi, mercati dove fare spesa risparmiando, ecc.. Noi universitari eravamo il target prediletto di negozi, punti vendita, iniziative culturali, cinema, teatri e quant'altro. Quanti soldi, noi studenti, lasciammo in quella città, eppure ancora oggi, nessuno di noi ritiene davvero che quei denari siano stati spesi male. Il ritorno ci fu in termini di istruzione, cultura, esperienza ed anche divertimento.
Bologna era una città accogliente, in quanto pensata attorno alla sua Università. E questa accoglienza le fruttava enormi quantità di denaro, che passavano dalle nostre tasche alle casse della città. Dico questo, perchè ritengo che sia proprio quanto oggi la città di Chieti non colga. Essa non riesce a profittare della presenza di una Università di tutto rispetto, in forte espansione in termini di credibilità e rinomanza. Ecco, io credo, che la città di Chieti debba ricercare con convinzione la consapevolezza che l'Università può rappresentare un volano di crescita formidabile per lo sviluppo locale della città. Qualche tempo fa si parlava di trasferire una facoltà universitaria sul colle. Io proponevo di individuare un palazzo storico nel centro di Chieti e dedicarlo alle cerimonie di laurea. Comunque al di là delle proposte concrete, che sia chiaro devono arricchire tutta Chieti e non penalizzare nessuno, il senso del mio dire vuole essere quello di spezzare una lancia a favore di quanti sostengono e vogliono attuare l'idea che la direttrice strategica lungo la quale va pensato lo sviluppo locale della città deve essere quella della "Chieti Città Universitaria".
Gli studenti possono far affluire grandi quantità di ricchezza per tutta la città, ma devono trovare grande accoglienza, servizi, strutture, spazi fisici, opportunità culturali e in ultimo, anche divertimenti e svaghi. Per questo io credo si debba fare davvero di più in tal senso, perchè quanto più e meglio Chieti saprà offrire, tanto più tutta la città potrà crescere e prosperare.

Andrea Polidoro - Ripa Teatina

24 marzo 2008

Studenti, affitti e bussetti

Sul sito "teate.net" un articolo di A. Marzoli rilancia la proposta della facoltà universitaria a Chieti alta. Questo mi spinge a tornare sull'argomento perché "teate.net" è un importante organo di informazione che indubbiamente guarda al bene della città e in alcuni casi ha messo in risalto anche le mie proposte.

Sulla richiesta della facoltà in centro ho espresso un'opinione che potrebbe apparire decisamente contraria. In realtà non sono contrario ad un ritorno dell'Università nel centro storico, che mi sembra un posto perfetto per un centro di studi. Sono contrario al modo precipitoso e non razionale con cui si sta cercando di farlo.

A mio modesto parere l'utilizzo dell'ex San Camillo creerebbe troppo disagio agli utenti (ne ho parlato qui e anche qui) e una scissione del Campus si potrebbe giustificare solo se ci fosse la capacità di realizzare a Chieti alta un secondo polo universitario con diverse facoltà e strutture accessorie (se n'era parlato qui). Mi sembra però che non ci sia alcuna voglia di ripensare in modo serio e funzionale il rapporto tra la città e il mondo universitario e la petizione con cui si chiede un facoltà in centro (senza se e senza ma) equivale ad una supplica di chi aspetta la manna dal cielo.

Nell'articolo citato si fa leva su due aspetti: riequilibrio degli affitti e mezzi di trasporto.

Un miglioramento dei mezzi di trasporto, con l'utilizzo di navette "pollicino" e il tanto sospirato filobus, consentirebbe agli studenti di poter risiedere anche a Chieti alta e frequentare il Campus senza troppi disagi. Su questo sono perfettamente d'accordo. Per lavorare sul miglioramento della mobilità urbana non c'è bisogno di spostare pezzi d'università. Anche per dare un buon collegamento all'ex San Camillo (con scala mobile o "tapis roulant") non c'è bisogno di averci già trasferito una sede universitaria. Facciamole prima queste cose. Una migliore mobilità è davvero un vantaggio per tutti a prescindere dalle destinazioni urbanistiche.

Quanto agli affitti mi sembra evidente che i proprietari degli immobili a Chieti alta non hanno la capacità o la voglia di adeguarsi alle regole del mercato. L'attuale tendenza degli studenti a preferire la città bassa avrebbe dovuto creare un calo dei prezzi degli alloggi nella parte alta. Questo calo avrebbe potuto riportare verso il centro le famiglie (affitto agli studenti il mio appartamento a Chieti Scalo e me ne vado ad abitare in una vecchia casa del centro che costa meno) ma anche questo a Chieti non succede: perché?

Come si può pensare che riportando gli studenti a Chieti alta ci sarà un miglioramento degli affitti? Secondo me ci sarà solo una ripresa dei prezzi anche per le case più vecchie del centro. Purtroppo conosciamo con quale mentalità di pura speculazione si offrono alloggi agli studenti.

Il problema degli alloggi va affrontato in modo diretto, parlando con i proprietari, coinvolgendoli in un progetto di rilancio del centro storico, premiando chi vuole ristrutturare e rimettere immobili sul mercato. Ci vogliono idee e tanta voglia di fare, proprio quello che a Chieti scarseggia.

Il Comune ha fatto un grande sforzo per il Villaggio Mediterraneo che sicuramente offrirà nuove possibilità a vantaggio del Campus. E' tempo di preoccuparsi anche di altre zone della città, ma bisogna trovare il modo di farlo in una logica costruttiva di miglioramento dei servizi e della vivibilità, non immaginando travasi abitativi imposti d'autorità.

Su questo blog avevo provato a lanciare anche la proposta di favorire la convivenza tra anziani e studenti (potete rileggere il post cliccando qui). In altre città si lavora su progetti di questo tipo. Perché a Chieti non si fa niente?

Sono convinto che si potrebbero elaborare anche proposte migliori e più complete. Penso invece che la richiesta che sia l'università a dover fare il primo passo staccando una facoltà dal Campus sia una pretesa illegittima, perché una città che non ha fatto niente per l'università non ha diritto di intervenire sulle strategie organizzative del Campus, senza neanche tenere conto delle esigenze della comunità studentesca. Soluzioni di questo tipo alla fine potrebbero contribuire all'immobilismo della città: adesso ci riportano gli studenti in centro, quindi stiamo apposto, non dobbiamo fare niente.

Conclusione: facciamo subito e bene tutto quello che si può fare perché gli studenti abbiamo convenienza a risiedere nel centro storico e abbiano voglia di venirci a passare il loro tempo libero. Per questo avevo visto con molto favore l'idea di un internet-point alla pescheria di via Arniense, poi non se n'è fatto niente: perché? Poteva essere l'inizio di un programma di riutilizzo, poi si sarebbero potute aprire salette di studio anche a Piazza Malta, si potrebbe aprire un caffè letterario, si potrebbe dare in gestione a qualche associazione studentesca l'ex GIL... sono così tante le cose da fare senza bussare alla porta del rettorato. Cominciamo a FARE qualcosa.
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17 febbraio 2008

Studenti smarriti

Il post non appena esce dalla prima pagina, scivolando nell'ombra degli archivi, perde di visibilità e quindi viene meno l'interesse ad inserire commenti. Però ci sono anche lettori che arrivano dai motori di ricerca che li indirizzano direttamente su qualche articolo 'vecchio'. Facendo un piccolo controllo tra i commenti che si sono aggiunti alle pagine archiviate sono rimasto colpito da questo:

Anonimo ha detto...

vorrei sapere come funziona la seduta di laurea specialistica in management delle politiche sociali a chieti qualcuno può aiutarmi? serve la toga, c'è un colore di riferimento? aiutatemi vi prego.
Sono uno studente fuori sede

29/10/07 10:38

Il commento era inserito nel post pubblicato esattamente un anno prima (29.10.2006) e quindi è rimasto lì invisibile, senza risposta e la seduta di laurea ormai si sarà già chiusa. Però il messaggio di questo studente smarrito mi pone un interrogativo: la sua è una colpevole negligenza, visto che s'appresta a diventare dottore specialista in politiche sociali e perciò dovrebbe ben conoscere gli usi universitari, oppure gli studenti arrivano alla laurea come pollicini smarriti nel bosco per colpa di troppe e troppo confuse informazioni?

In effetti digitando su Google "chieti accoglienza studenti fuori sede" viene immediatamente segnalato il mio blog e non viene segnalato alcun sito istituzionale dell'Università o dell'Azienda per il diritto allo studio: misteri del web o scarsa capacità degli esperti che gestiscono i siti istituzionali?

Io la laurea in Scienze delle Comunicazioni o in Politiche Sociali non ce l'ho, l'unica cosa che posso fare è quella di aggiungere al mio blogroll un paio di link utili agli studenti universitari che hanno scelto la nostra Chieti:

- Azienda per il Diritto agli Studi Universitari

- Servizi ADSU

Temo però che neanche qui ci siano informazioni sulle toghe.
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22 novembre 2007

Idee per il San Camillo

Alcuni manifesti affissi in città invitano a sottoscrivere una petizione per chiedere il trasloco di una facoltà universitaria a Chieti alta.

La decisione di destinare ad alloggi per studenti un edificio di proprietà Ater (ex istituto case popolari) ha invece suscitato diverse critiche. Visioni contrastanti, dunque.

Su questo argomento ho già espresso il mio parere: sarei favorevole ad un piano organico per ridisegnare l'assetto della città ed in tal caso vedrei il centro storico come luogo perfetto per ospitare tutto il polo umanistico degli studi universitari (aule, biblioteche, mensa, studentati, ecc.); sono invece contrario a soluzioni occasionali del tipo: "c'è da sistemare la vecchia struttura del San Camillo, mettiamoci una facoltà".

Per capire le ragioni di chi sostiene la validità di questa scelta si può leggere un articolo pubblicato sul Muro in cui si dice:

"non si tratta di “spacchettare” il campus, (lungi da noi tutti tale nefasta intenzione), tutt’altro! il futuro è nelle migliori soluzioni possibili, le più razionali e tagliate su misura per il tessuto antropico. Il San Camillo è un’oasi ad hoc per lo studio, una cittadella che ben si presta sia per gli spazi che per la vicinanza col Centro Storico. Potrebbe anche essere l’occasione per un ripensamento, non più procrastinabile, dell’intero trasporto pubblico de La Panoramica: attualmente indietro di 20 anni. Il problema parcheggi mi sembra superabile sia di fatto oltre che consentendo agevoli accessi pedonali (anche attraverso la progettazione di una scala mobile)"

Questi argomenti a sostegno dell'utilizzo universitario del San Camillo sono giusti, e non sono molto diversi da quelli che io ho usato per giungere alla conclusione opposta. Anzi, in questa bella proposta di realizzare una scala mobile, che magari potrebbe arrivare fino alla vecchia sede dell'Università o all'ex INPS, sotto la Trinità, riconosco la mia stessa tendenza ad immaginare grandi innovazioni. Allora dov'è la differenza che mi porta a conclusioni opposte? non è una diversa visione dello sviluppo della città, ma è che io sono piuttosto pessimista: credo che il riadattamento del San Camillo richieda un tale impegno finanziario e organizzativo che sarà anche troppo riuscire a vederne la reale attuazione. Immagino già per quanti anni poi resteremo a piangere sulla mancanza di infrastrutture, esattamente come oggi accade per il Parco Fluviale, i collegamenti col Megalò, il Filobus, e via dicendo, intanto gli studenti di fronte a troppi disagi comincerano a preferire altre sedi. La realistica prospettiva di un enorme sperpero di denaro che invece di portare vantaggi, creerà solo problemi all'Università, mi fa insistere nella difesa dell'integrità del Campus.

Non dubito delle capacità dell'Università di riadattare magnificamente il San Camillo, perché abbiamo visto tutti che la d'Annunzio le cose le fa e le fa bene. Non è un caso se ora Chieti chiede proprio all'Università questa ciambella di salvataggio. Dubito molto della capacità del Comune di realizzare le infrastrutture necessarie ad evitare che il San Camillo resti una cittadella isolata ed irraggiungibile, una sorta di esilio per la facoltà che vi sarà destinata. Attenzione, mi riferisco al "Comune" e non all"Amministrazione Comunale" perché nonostante l'insoddisfazione generale per gli attuali amministratori della città, esposti ad ogni sorta di critiche a cui mi sono spesso unito anch'io, sappiamo tutti che le amministrazioni precedenti non erano state migliori, anzi, chi ricorda quali erano i vecchi rapporti del nostro Municipio con l'Università e la Sovrintendenza ai Beni Archeologici e quale assoluto vuoto progettuale c'è stato per decenni, dovrebbe rendersi conto che l'ipotesi di un futuro cambiamento politico non apre alcuno spiraglio all'ottimismo.

Oggi credo che sia troppo avventato e rischioso "spacchettare" il Campus prima che il Comune abbia dato qualche concreto segno di capacità operativa. Facciamo piuttosto il contrario: chiediamo prima al Comune di realizzare la scala mobile per collegare e rivalorizzare il San Camillo poi, se non ci andrà una facoltà, ci si potrà fare qualcos'altro, senza rischi per nessuno.
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22 ottobre 2007

San Camillo

L'ex ospedale San Camillo non è luogo adatto per ospitare una facoltà universitaria. La sua posizione è troppo decentrata e isolata. Non porterebbe alcun vantaggio alla città alta, sarebbe un grave problema per gli studenti, farebbe nascere nuove esigenze di collegamenti urbani che la città non è in grado di gestire. Basta leggere le lamentele sulla Biblioteca al Theate Center (vedi Messaggero 21.10.2007) che è sicuramente più raggiungibile del San Camillo. Dicendo questo non esprimo un'opinione personale, ma ripeto quello che hanno già detto altri come Mario Di Fabrizio (www.chietiscalo.it) e Giustino Zulli (Piccolo d'Abruzzo) .

L'idea di una facoltà universitaria al San Camillo può convincere solo chi non conosce le caratteristiche della città. A differenza di Di Fabrizio io credo che quella struttura non sia adatta neanche per un grande albergo, perché Chieti ha bisogno di una ricettività legata alle attività che vi si svolgono, a Chieti infatti non c'è un turismo vacanziero che potrebbe apprezzare la zona tranquilla e isolata. Anche gli alberghi devono stare in posizioni comode, dentro la città. Il San Camillo a mio avviso deve mantenere la sua vocazione sanitaria. Le strutture sanitarie, come Villa Pini e come la nuova clinica Spatocco, tendono a decentrarsi perché la loro clientela arriva con mezzi propri, spesso accompagnata.

Il San Camillo magari può essere riconvertito come centro per anziani, perché la mobilità degli anziani potrebbe essere gestita con un regolare servizio di collegamento con San Giustino e Trinità. Per gli studenti questo non può bastare perché gli studenti si muovono in maniera più diffusa e disordinata avendo esigenze e provenienze diverse. Per gli studenti il San Camillo sarebbe un'ingiusta condanna. Se Chieti alta non ha altro da offrire agli studenti, allora lasciamoli dove sono, ci si risparmia in soldi e in polemiche future.

29 settembre 2007

A scuola di quiz

Un'altra tegola è caduta sull'Università: test sbagliati, gruppi organizzati per barare, richieste di consegnare le buste aperte... dispiace che anche questa volta è Chieti a finire nella lista nera. Ma non mi dispiace affatto che sia andato in crisi il meccanismo che regola l'accesso al numero chiuso.

"La vita è tutta un quiz" cantava ironicamente Enzo Arbore. Venti anni fa. Quiz per trovare lavoro, quiz per fare carriera, per diventare milionario, addirittura il quiz per diventare dottore. Uno studia nel miglior liceo, passa ore sui libri per prendere buoni voti, poi arriva il furbetto col diplomino comprato alla scuola privata pareggiata accelerata, s'è attrezzato meglio, magari s'è anche allenato con la Settimana Enigmistica ed eccoti il futuro dottore...

Si parla tanto di premiare il merito, ma il quiz è un'offesa al merito e anche alla dignità degli studenti. Smettiamola. O si restituisce valore al vero merito scolastico, verificato negli anni da tanti docenti diversi, oppure è meglio lasciar entrare tutti e saranno i professori dell'Università a fare la selezione. Con qualche favoritismo, inevitabilmente, ma una barriera di quiz per negare perfino l'accesso allo studio mi sembra contraria al buon senso e anche alla nostra Costituzione.

A scuola dopo le 'riforme' dell'era Moratti che hanno soppresso l'esame di quinta elementare, hanno trasformato le cattedre in un puzzle casuale di ore e hanno ridotto l'esame di maturità ad un'inutile sfilata davanti ai propri professori (quest'ultima fortunatamente già abolita) i giudizi finali stavano diventando una formula di saluto priva di reale significato. Ma resta il fatto che una valutazione seria si può fare solo nel corso di una prolungata attività scolastica e all'esito di veri esami. Esami condotti da una commissione giudicante disinteressata (senza conflitti di interessi con la scuola e gli studenti). Anche qui occorre recuperare il valore della parola, della relazione personale, del discorso articolato e complesso.

Dicono che la scuola s'è guastata a seguito delle contestazioni del '68. Cronologicamente è vero, ma la causa dei guasti non è quella. In un filmato girato nel 1968 all'Università di Roma ho visto una scritta su un muro: "No agli esami-quiz". Il sessantotto aveva sprigionato il gusto della parola, aveva alimentato assemblee, cineforum, dibattiti, gruppi di autocoscienza in cui si dicevano sicuramente tante sciocchezze, però allenavano i giovani a discutere, a confrontarsi, a voler capire e farsi capire. Il sessantotto aveva avversato il nozionismo, i quiz, i percorsi rigidi e obbligati.

E' successo il contrario. Dopo le ultime riforme l'Università è diventata uno spezzatino di crediti che sembra una raccolta punti da supermercato, con un'abnorme moltiplicazione dei corsi e un labirinto di percorsi obbligati. Poi tutto viene deciso con qualche quiz. Tutto nozionismo che spesso diventa anche sciocco, casuale.

Nei corridoi della D'Annunzio gli studenti della Lista Aperta hanno affisso un manifesto (si può leggere cliccando sull'immagine in alto) che critica giustamente lo spirito di "comicità disfattista" con cui i giornali danno le notizie e critica anche il modo approssimativo con cui agisce il Ministero e le gravi responsabilità di chi si è prestato a falsare le prove. Sono studenti di buona volontà a cui deve andare il nostro plauso, ma sono anche prigionieri di meccanismi ingiusti che danneggiano l'intera collettività e per questo ci vorrebbe un nuovo sessantotto.

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22 maggio 2007

Autolesionismo teatino

Continua la denigrazione dell'università di Chieti: dopo le inchieste sugli esami facili, quella sulle lauree virtuali e il presunto scandalo degli esami venduti in CD, adesso la stampa se la prende col riconoscimento dei crediti universitari titolando "laurea in un mese".

I profondi cambiamenti di questi ultimi anni determinano incertezze e confusione in tutte le università italiane, ma da noi questo problema generale si traduce nel puro masochismo di voler demolire la reputazione della nostra sede universitaria.

1) Il meccanismo che consente il riconvertire in crediti universitari i vecchi diplomi parauniversitari (isef, scienze infermieristiche, ecc.) è una possibilità offerta da una legge del 1999. L'università di Chieti ha saputo dare applicazione a questa legge dimostrando una notevole capacità organizzativa che ha portato qui molti nuovi iscritti. Se la legge era sbagliata, se la riduzione del numero di esami per chi ha già un precedente diploma universitario è ingiusta, questo non può essere imputato a colpa dell'Università d'Annunzio come appare dai titoli del Messaggero.

2) Il sito uni-campus di una ditta privata offriva servizi di assistenza per studenti-lavoratori che comprendeva anche materiali di studio su CD e trasferte in pulmann per arrivare all'università. Questo non può essere considerato uno scandalo anche se così è stato presentato dal Centro.
Qualora i servizi offerti fossero stati inadeguati o connessi a qualche millanteria, non si può attribuirne la responsabilità all'università. Anzi, se è stato proprio il direttore amministrativo della d'Annunzio a chiedere alle autorità di fare chiarezza su certe apparenze poco chiare, questo dimostra che da parte dell'istituzione universitaria c'è vigilanza e attenzione anche su ciò che accade intorno.

3) Pochi anni fa una legge ha aperto la via alle università telematiche nelle quali gli studenti possono seguire i corsi su internet come già avviene nelle maggiori università del mondo. In questo ambito l'Università di Chieti ha dato vita ad un Ateneo Telematico (Leonardo da Vinci) che si è già imposto tra le esperienze italiane più avanzate di questo settore. Questo dovrebbe essere un motivo di vanto per la città, invece si tende a ridicolizzarlo parlando di lauree virtuali e di esami al computer di casa.
Le inchieste televisive di Report hanno dimostrato che dietro certi nomi di università si possono nascondere autentici pataccari, ma questo dovrebbe gettare discredito su loro e non sulla nostra università che invece non viene neanche sfiorata dal sospetto. Anche il giornalista del Corriere avrebbe dovuto capire che lo stretto legame della DaVinci con la d'Annunzio è un elemento di garanzia e non di preoccupazione.
Non ci sono lauree virtuali e non ci sono esami fatti a distanza. La novità sta tutta nella possibilità di reperire materiali scientifici sul sito dell'università e fare lezione in teleconferenza, ma poi gli studenti devono superare l'esame presentandosi personalmente all'appello e rispondendo alle domande dei docenti e anche questi sono veri, non virtuali! Quindi la telematica è un lodevole sforzo tecnologico che proietta l'università verso il futuro, a differenza di tanti altri atenei che tardano a misurarsi con le nuove frontiere della tecnologia.

4) L'unica inchiesta che ha realmente messo in luce un probabile vizio della nostra università è stata quella sugli esami facili a Scienze Manageriali. Si tratta di un fatto molto contestato dagli studenti che frequentano quella facoltà, i quali sostengono che gli esami non sono facili e che le facilitazioni ci sono state solo come conseguenza di particolari convenzioni fatte con certe categorie di dipendenti pubblici. Anche questa è un'ingiustizia che va imputata soprattutto alla legge e comunque, nella peggiore delle ipotesi, se ne dovrebbe trarre la conclusione che tra le tante facoltà della d'Annunzio ce n'è una più facile delle altre. Dunque neanche questo sarebbe uno scandalo.

Allora perchè demolire la buona reputazione della nostra università che è la più importante azienda della città? perché non siamo capaci di credere in niente di ciò che ci appartiene? perché abbiamo bisogno di un marchio (Logitech o Fiat) per riconoscere le capacità e i meriti dei nostri concittadini?
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13 gennaio 2007

Un'indagine sui giovani


Finora abbiamo visto elargire soldi pubblici in modo estemporaneo, per il Festivalbar, ma anche per lo Stellario voluto dalle precedenti amministrazioni. Iniziative che hanno richiamato in città molti giovani lasciando però uno strascico di polemiche su costi e utilità.

Finalmente lo scorso 22 dicembre è stata presentata al pubblico una ricerca sui bisogni giovanili nel nostro territorio. Credo che sia la prima volta che si decide di interrogare i diretti interessati, un metodo nuovo inaugurato dalla neonata Azienda Speciale Multiservizi "Chieti Solidale".

L'analisi grafica dei dati raccolti nell'indagine è stata abbinata ad un film-intervista.

Il campione è stato scelto tra i giovani degli ultimi anni delle scuole superiori di Chieti e il lavoro è stato coordinato da specialisti di statistica e sociologia (le dott.sse Lara Fontanella e Mara Maretti). Gli esiti dell'indagine sono stati riassunti in una ventina di cartelle che non riesco a riassumere ulteriormente, perciò mi limito ad alcune impressioni personali:

1- l'ottimismo - l'80% degli intervistati ritiene che nei prossimi 10 anni avrà un lavoro soddisfacente e avrà indipendenza economica - il 43% si immagina anche sposato con figli.
Questo è un dato incoraggiante perché ci mostra ragazzi che pensano al positivo, ma i numeri contrastano con i dati correnti sull'occupazione e sull'età in cui si riesce a costruire una famiglia.

2 - i valori - nella scala dei valori troviamo in cima alla lista "famiglia" e "amicizia" e in coda "studio", "impegno sociale", "impegno religioso" e inevitabilmente ultimo l"impegno politico".

Sono dati che confermano la percezione immediata, ma che diventano preoccupanti se confrontati con le ampie aspettative di cui abbiamo detto sopra.
Se i diciotenni immaginano di avere prospettive migliori di quelle che oggi sono riservate ai giovani di 25-35 anni, dovrebbero capire che stanno immaginando un netto miglioramento del sistema economico-sociale. Ma da dove verrà questo atteso miglioramento se la maggior parte di loro non è disponibile ad impegnarsi nello studio e nell'ambito sociale? probabilmente questi ragazzi non sono consapevoli che il ripiegamento verso gli interessi ristretti (famiglia e amici) rischia di aggravare la situazione già degenerata proprio a causa di una cultura basata sui legami familiari e sulle relazioni di amicizia che hanno fatto prevalere le logiche clientelari e nepotistiche a discapito della competenza, del merito, della serietà, della correttezza legale e professionale.

Va detto anche che per l'84% la città è giudicata poco o nulla soddisfacente e più della metà vorrebbe vivere fuori dall'Abruzzo o dall'Italia. Questo vuol dire che in molti casi l'ottimismo si associa ad una prospettiva di emigrazione. Come dire che il mancato impegno viene da una sfiducia totale e questo è ancora più sconfortante del semplice disimpegno.

3- La stragande maggioranza (70-80%) degli intervistati vorrebbe essere informata attraverso la scuola e internet, ma poi emerge che le reali fonti di informazione sono la TV per quanto riguarda sport e attualità, la famiglia per quanto riguarda il lavoro e la salute, e gli amici per i problemi legati al sesso. La scuola sembra fornire solo informazioni su studi e viaggi e internet solo per gli studi fuori regione. I ragazzi quindi usano poco internet e non ne sentono il bisogno perché le postazioni internet gratuite e le biblioteche sono le cose meno richieste per il miglioramento della città. Loro vogliono soprattutto locali e concerti di gruppi famosi. Vogliono anche centri di orientamento.

Il primato di scuola e internet sta quindi solo su un piano immaginario, nella realtà i ragazzi non chiedono né internet, né scuola, e vogliono orientamento perché evidentemente non riconoscono a queste entità una capacità orientativa. Gli adolescenti dunque si sentono disorientati, ma restano attratti proprio da ciò che li disorienta: il vuoto esistenziale creato da un tempo eternamente libero, fatto di Tv, di concerti, di musica, di svago, di incontri e di relazioni che non si sa su che cosa fondare. E qui mi fermo perché il discorso diventerebbe lungo e complesso.

Se avessero potuto decidere loro credo che il Festivalbar e lo Stellario avrebbero avuto una piena e convinta approvazione, ma su questa strada continueremo a disorientarli.

29 ottobre 2006

L'accoglienza degli studenti fuori sede

L'Università con il suo grande numero di iscritti è diventata la maggiore risorsa di Chieti.
Ma quale accoglienza riserva la nostra città ai ragazzi che arrivano qui per studiare?



A questa domanda dovrebbero rispondere loro, gli studenti. Io non so quali compiti svolge l'Opera Universitaria, quali servizi offre, però fuori dalle strutture specifiche, tutte concentrate nella zona di Madonna delle Piane, non vedo molto.

Ho conosciuto in questi giorni due studentesse provenienti dall'Emilia e dalle Marche che hanno preso alloggio vicino casa mia. Ho spiegato loro che non troveranno mai sulla cartina di Chieti una Piazza della Trinità, una Piazza San Giustino, una Piana Sant'Angelo, una Pietra Grossa... e ho scoperto che arrivano a Chieti con il treno perché nessuno aveva detto loro che esiste un intenso collegamento urbano tra Pescara e Chieti, che c'è il biglietto unico e c'è anche una stazione degli autobus collegata con scale mobili al centro storico.
Terminal? - mi ha chiesto la ragazza emiliana - Terminal significa autostazione? - Sì, è un po' come Asse Attrezzato che significa bretella autostradale senza pedaggio. Se non te lo spiegano, non lo potrai capire mai!

Tutte cose ovvie per noi chietini e forse è del tutto normale che gli studenti le apprendano dai loro compagni o dal vicino di casa. Tuttavia non posso fare a meno di chiedermi se l'accoglienza non potrebbe essere migliorata e se una migliore accoglienza non potrebbe offrire alla città altri vantaggi.

Qui sotto vi segnalo solo alcune iniziative che altre città universitarie stanno promuovendo per favorire la convivenza tra gli studenti e gli anziani che vivono soli. E' un modo intelligente per evitare che l'anziano spenda buona parte della sua pensione per avere la compagnia di una badante con cui spesso non riesce neanche a parlare e per evitare che alcuni ragazzi debbano rinunciare allo studio a causa del costo eccessivo degli alloggi.

Adottate un nonno e non pagate l'affitto

Aging

Progetti - Quartiere Santo Stefano - Comune di Bologna

Luogo Amico - Abitare insieme - Torino

Viterbo - Prendi in casa uno studente

Upad - Università delle Alpi Dolomitiche

Università IULM - Progetto "Prendi in casa uno studente"

Il problema però non è solo quello di favorire le convivenze miste. Anche la coabitazione tra studenti può essere un problema e in alcune città esistono servizi che consentono agli studenti di incontrarsi e di conoscersi un po' prima di mettersi in casa insieme.



A giudicare dagli annunci attaccati in giro si ha l'impressione che Chieti non riesca nemmeno ad offrire una bacheca centrale o un sito internet per lo scambio di informazioni semplici come Affittasi, Vendo libri usati o Stampo e rilego tesi.

Se siete a conoscenza di qualche iniziativa di questo genere vi prego di segnalarmela nei commenti. Grazie.
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19 ottobre 2006

La mensa dei bambini

Ieri nella scuola elementare frequentata da mia figlia si sono presentati in sette. Funzionari del Comune, della ASL oppure del Provveditorato agli studi? la bambina non ha saputo dirlo. Comunque sette persone per vedere se gli alunni della scuola elementare sono capaci di mangiare utilizzando un self-service è davvero troppo!

Dai tempi di Cucullo che le mense le chiudeva siamo passati alla sorveglianza speciale.

Non bastano le maestre e le bidelle? oppure c'è qualche norma che obbliga le scuole a tenere gli alunni seduti immobili dietro i banchi? imparare a prendere un piatto di minestra e a mettere le posate sul vassoio deve restare fuori dalle loro possibilità?