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23 novembre 2020

Autostrade senza manutenzione

 La manutenzione non esiste più nell'economia consumistica dell'usa e getta. Finiscono in discarica arredi ed elettromestici che basterebbe riparare, non è solo un disastro ambientale, è barbarie. Ma si può ragionare allo stesso modo per la strade, i ponti, le autostrade, le ferrovie...?

Per gli investigatori e i tecnici nominati dalla procura di Teramo non avevano mai fatto manutenzione su 9 viadotti della A24. “Totale inadempienza”, sostiene la Guardia di Finanza. Tutt’altro che sporadica, visto che la situazione – che riguardava sia gli interventi ordinari che straordinari – andava avanti dal 2009. E alcuni lavori erano stati eseguiti solo dal 2018, dopo il crollo del Ponte Morandi, senza spese a carico della società perché erano stati “utilizzati contributi statali”. Sono accuse gravissime quelle mosse dai magistrati teramani nei confronti dei vertici di Strada dei Parchi, società della Toto Holding e concessionaria che gestisce le autostrade A24 e A25, già al centro di numerose contestazioni da parte del ministero dei Trasporti.

La notizia completa qui

22 settembre 2011

Il filobus: chi l'ha visto?

M'era sembrato d'aver visto un filobus, uno di quelli nuovi messi in funzione dopo una lunghissima attesa durata molti anni. Invece no: quello che ho visto io era solo un autobus, un nuovo modello con una gobba sul tetto, ma col solito rumore e la solita puzza. I veri filobus, quelli elettrici, non li vedo mai. C'è qualcuno che li ha visti o ci ha viaggiato negli ultimi mesi? 

19 aprile 2008

Servizi sub-urbani

Alla fermata nei pressi della stazione ferroviaria di Chieti, in quello che dovrebbe essere il principale snodo viario della città, non c'è una piazzola per gli autobus e, per quanto riguarda l'Arpa c'è solo un paletto che segnala la fermata "suburbano". Non esiste un cartello con gli orari e nemmeno una pensilina. Non so come possa il forestiero o il turista arrivare ad immaginare che Chieti è dotata di una rete di servizi urbani che arrivano anche Sambuceto, Pescara e Manoppello.

Allo snodo di Madonna delle Piane è ancora peggio: non c'è neanche il paletto con la banderuola "suburbano". La fermata è segnalata da una piccola scritta sopra il cartellone pubblicitario a portata d'occhio delle rondini. Orari niente, gli orari dell'Arpa non esistono. Le altre avvertenze forse sono scritte sul bordo del tombino, così le leggono i topi e le formiche. Gli umani chiedono orari e destinazioni dei mezzi a qualche indovino di passaggio.

Per quanto riguarda il personale in pochi giorni ho visto un bus partire dalla fermata di San Giustino con un buon minuto di anticipo sull'orario lasciando diversi passeggeri in fila a comprare il biglietto. L'autista non s'è degnato di guardare dentro l'ufficio e l'impiegato alle prese col computer s'è limitato a dire che le partenze non sono di sua competenza; ho visto un autista zelante costringere un passeggero a scendere dalla porta centrale trascinandosi una pesante valigia nonostante l'autobus fosse vuoto e nessuno che dovesse salire; ho provato il brivido dell'autista che risponde al cellulare mentre s'immette nella rotatoria tagliando la strada ad una piccola vettura. Quasi tutti i giorni vedo un pulmann sfrecciare in via Spatocco alle 13,30. La professionalità dell'autista gli fa ritenere che sia quello il punto migliore per improvvise fragorose accelerate, davanti all'uscita delle scuole medie, tra ingorghi d'auto e bambini che sciamano sulla strada. Sono convinto che prima o poi quell'autista riuscirà anche a farlo impennare il gigante blu dell'Arpa.

Non so i turisti, ma io ho cominciato a capire il vero significato della parola sub-urbano: è come sub-normale, qualcosa che non raggiunge i canoni dell'urbanità.

Spesso ce la prendiamo con le inefficienze e le assurdità burocratiche della pubblica amministrazione, ma certe aziende possono fare anche peggio. La privatizzazione fatta per restituire efficienza ai servizi pubblici ha prodotto solo una nuova forma di burocrazia talvolta lasciata in mano a dirigenti dello stesso genere del manager Telecom che vorrebbe vincere le sue battaglie come vinse Napoleone a Waterloo. Ora tutti ne ridono, ma lo strafalcione storico mi sembra perdonabile. E' il resto che non si può perdonare: non si può mettere a capo di un'importante azienda un ragazzotto con lo spirito di un venditore di pentole e il linguaggio di uno scaricatore di porto. Vendere, tutto il resto non conta.

Devo essere io, malcapitato utente, a chiedere che le fermate dei bus siano segnalate e che ci sia anche un cartellino degli orari, come fa regolarmente La Panoramica? La mia proposta è questa: bloccare le automobili (sicuramente lussuose) dei dirigenti Arpa e farli viaggiare per qualche settimana sulle loro autolinee, potrebbero impare molte cose utili e meglio che in un master di scienze manageriali.

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21 novembre 2007

Biglietto con supplemento

Nel mio post sul biglietto unico s'è creata un'interessante discussione. E' evidente che la questione dell'Area Metropolitana è un problema sentito che tocca anche corde molto sensibili e credo che sia bene discuterne.

Nei prossimi articoli tornerò sul problema, magari cercando di isolare alcuni aspetti (storico, geografico, economico) perché è importante (per me e anche per chi vuole intervenire) mantenere il discorso sul piano razionale, evitando di farsi condizionare da istanze emotive. Affinchè ci sia una discussione fruttuosa occorre evitare la polemica che nasce quasi sempre dal tentativo di imporre agli altri il proprio giudizio travestito da verità.

Nel mio post avevo cercato di mostrare i vantaggi del servizio di trasporto integrato e uno dei commenti ha riproposto il sistema del biglietto "a tratte". Se non ricordo male quello non era un sistema integrato tra i diversi gestori, ma era solo un tariffario adottato dall'Arpa. Però potrebbe essere un buon suggerimento.

In effetti tra i due estremi (integrazione totale che impone lo stesso biglietto a tutti e totale autonomia che costringe a comprare tre biglietti per arrivare a Pescara) si potrebbe immaginare un'integrazione graduale.

A mio avviso il sistema delle tratte aveva lo svantaggio della necessità di doverne conoscere la delimitazione, inoltre era svantaggioso per chi si trova in zona di confine. Mi è venuto in mente però che al posto delle tratte si potrebbe adottare un sistema cellulare, come quello della telefonia mobile.
La proposta quindi sarebbe questa: ogni comune viene considerato centro di una zona-cella che si sovrappone alle celle vicine. La zona di Chieti verrebbe così a comprendere anche Manoppello, Sambuceto e Torrevecchia, tutte raggiungibili col biglietto urbano (biglietto base). Per andare oltre e arrivare a Pescara o a Francavilla (comuni non limitrofi) si paga un supplemento (biglietto maggiorato). Chi parte da Sambuceto potrà usare il biglietto base sia per raggiungere Pescara, sia per raggiungere Chieti, ugualmente basterà il biglietto urbano per andare da Torrevecchia a Francavilla o da Francavilla a Pescara perché sono comuni limitrofi. Così nessuno si trova penalizzato dallo stare a ridosso di un confine.

Vi sembra una buona proposta? Per avere un'idea dei prezzi praticabili bisognerebbe fare una stima dei flussi. E' difficile dire se un biglietto base a 0,80 e un supplemento a 0,40 possano garantire ai gestori lo stesso introito attuale.

La proposta scritta qui probabilmente non arriverà mai a chi su queste cose ha potere decisionale, e in ogni caso nessuno oggi è disposto a prendere sul serio un blog, la illustro solo per far capire che di fronte ad un progetto di apertura e di facilitazione dei collegamenti, come è sicuramente l'integrazione dei trasporti pubblici, si può tentare un miglioramento piuttosto che opporre un rifiuto.

PS - Ho scritto Sambuceto invece di San Giovanni Teatino, non è corretto lo so, ma è linguaggio comune.

PPS - Da Manoppello a Pescara ci sono di mezzo due comuni però si dovrebbe continuare a pagare un solo supplemento evitando così la complicazione e il costo di una eventuale terza tratta. In conclusione tutto si riduce a un biglietto urbano (con cui giri dentro il comune e arrivi anche nel comune limitrofo) e un biglietto maggiorato per andare oltre il comune limitrofo.
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17 novembre 2007

Il campanile e la metropoli

Per raggiungere la facoltà di economia (sto parlando della nostra Università) io che abito a Chieti devo prendere il servizio della Panoramica fino a San Giustino poi il suburbano Arpa che mi lascia vicino alla cattedrale di San Cetteo e quindi il servizio urbano GTM (ex GG) per arrivare in viale Pindaro. E’ un percorso che compiono molti studenti ed è lo stesso che altri fanno per raggiungere il nuovo Tribunale o le zone commerciali lungo la Tiburtina oppure quelle di Montesilvano. Il servizio unico non c’è, ma almeno c’è il biglietto unico e questo mi consente di non pagare tre volte e di non dover acquistare biglietti una volta giunto a Pescara. Praticità e convenienza. E con lo stesso biglietto si può andare anche a Francavilla o a Manoppello.

Eppure quel biglietto unico a molti teatini non piace. Leggo commenti in cui il biglietto unico è visto come un simbolo della perduta autonomia di Chieti. Non riesco a capire se questa avversione verso l'integrazione dei servizi deriva dal fatto di non aver mai bisogno di muoversi per studio o per lavoro, oppure se è un autolesionismo basato solo su una sorta di campanilismo fondamentalista. Anche quella parte della popolazione che non ha mai bisogno di varcare i confini del borgo dovrebbe riuscire a vedere che l’area intorno a Chieti è cambiata. C'è stato un grande sviluppo. E’ cambiata la geografia, è cambiata l’economia, sono cambiate le abitudini quotidiane. Sì, forse anche loro vedono i cambiamenti, ma li vedono con gli stessi occhi dei talebani dell'Afghanistan. Per loro si deve restare fermi al dato legale: l’area metropolitana non esiste, quindi non c’è niente da integrare. Ognuno per sé. Il contatto e la collaborazione con gli altri viene vista come un rischio o una perdita di identità e talvolta i discorsi scadono fino a raggiungere toni esplicitamente razzisti.

La legge degli Enti Locali prevede la possibilità di creare organizzazioni di livello “provinciale” per le aree metropolitane che circondano i nove capoluoghi delle regioni più importanti; altre aree metropolitane sono previste dalle regioni a statuto speciale. In Abruzzo non ci sono aree metropolitane, salvo che non vengano istituite con legge regionale. Tuttavia se passiamo dal piano legale a quello reale vediamo un grande e unico tessuto urbano che comprende, senza soluzioni di continuità, almeno cinque comuni: Francavilla, San Giovanni, Pescara, Chieti e Montesilvano. L'ininterrotta fila di case e di negozi lungo la Tiburtina non è solo un miraggio o una balla o un artificio politico. L’integrazione dei servizi è solo agli inizi, ma qualcosa c’è. Il biglietto unico dovrebbe essere un modello da imitare. Bisognerebbe creare anche un biglietto unico dei Musei per fare in modo che il turista che si reca a visitare la Casa di Gabriele d'Annunzio, il Museo Cascella o il Museo delle Genti sia invogliato a venire anche a Chieti. Si dovrebbero integrare poi anche i servizi relativi al lavoro, alla formazione e via dicendo.

Chi andrà a fare le vacanze invernali nelle valli dolomitiche potrà acquistare abbonamenti unici per tutti gli impianti di risalita dell'area prescelta. Chi farà le vacanze da noi non avrà lo sky-pass unico nemmeno per i quattro impianti di Passo Lanciano. E' un disastro.

Non possiamo stupirci che all'inizio questo il processo di integrazione dell'area metropolitana Pescara-Chieti ci veda perdenti: è ovvio che molti studenti di Chieti usano il biglietto unico (o l'abbonamento) per passare una serata a Pescara e non accade il contrario per gli studenti di Pescara. Ma questo non dipende dal servizio integrato, che è un vantaggio per tutti, questo dipende solo dal fatto che Chieti non offre nulla, perché Chieti è ripiegata su se stessa. Non riesce a promuovere e proiettare verso l'esterno un'immagine positiva della città, preferisce leccarsi le ferite e coltivare sogni anacronistici impregnati di romanticismo e di presunzione. Svegliamoci.
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31 gennaio 2007

Le vie del nuovo Santuario


Il cammino dei pellegrini non è mai agevole. I rischi e le fatiche sono come sacrifici e preghiere che essi offrono alla divinità.
Il pellegrinaggio verso il nuovo santuario è continuo e molti lo compiono anche a piedi. Camminano sulla strada, attraversano gli innesti delle rampe dove non ci sono marciapiedi o passaggi pedonali e passano anche quando è già buio, sprezzanti del pericolo. Nulla può fermare i pellegrini lungo via Piaggio, via Tirino, nei sottopassaggi della ferrovia e dell'asse attrezzato.

I pellegrini sono giovani attratti verso lo splendore del dio Mercato, la vera e unica divinità che domina i nostri giorni. Non è la mia fede, tuttavia so che ogni culto merita rispetto e anche i pellegrini del Megalò hanno diritto a raggiungere il loro Santuario commerciale, ma sarebbe opportuno evitare i pericoli a cui quei giovani si espongono: una linea d'autobus che prolunga la sua corsa fino al santuario non sarebbe male e anche i marciapiedi e gli attraversamenti pedonali per i più bigotti che vogliono continuare ad arrivarci a piedi. E qualche lampione in fondo alla via Piaggio.
La suggestiva processione senza canti e senza lumi si potrebbe continuare a farla lo stesso, ma nella zona pedonale del parco fluviale.
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