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08 dicembre 2019

26 settembre 2009

L'ex caserma Pierantoni e la partecipazione

L'idea di realizzare un giardino pensile sulle autorimesse comunali di via Silvino Olivieri, non sarebbe una novità, ma un ritorno all'antico. Lo scopro con piacevole sorpresa dai cenni storici riportati da Luciano Pellegrini nell'articolo pubblicato su Chietiscalo.it.

Giardini di un antico convento poi trasformato in caserma, in una posizione da cui, prima della costruzione dei palazzi moderni di via Olivieri, si godeva il panorama della Val Pescara e lo sguardo si spingeva fino al mare. Una bellezza non più recuperabile. Ma anche senza panorama credo che questa memoria sia un motivo in più per restituire quello spazio alla città.

L'ex caserma attualmente versa in precarie condizioni. Non possiamo stupirci dell'esistenza di esposti all'autorità giudiziaria né di sollecitazioni delle autorità sanitarie a cui l'articolo fa cenno. Ma non voglio utilizzare il blog per alimentare polemiche. Credo che la gestione dei beni di proprietà comunale sia compito dell'amministrazione pubblica chiamata anche a stabilire le priorità. La scelta di investire sul laghetto della Villa Comunale, sul Tunnel sotto Largo Barbella lasciando in abbandono l'ex Caserma Pierantoni rientra nella discrezionalità amministrativa di chi governa la città. Allo stesso modo non credo si possa sindacare la scelta di assegnare gli spazi alle diverse associazioni (l'articolo di Pellegrini ne elenca almeno sei). Pretendere l'imposizione di canoni di locazione per poi sollevare il problema di sovvenzioni pubbliche per le stesse associazioni (o per le famiglie senza tetto) sarebbe solo una inutile complicazione. Se il Comune decide di assegnare gratuitamente certi locali per usi di interesse pubblico, questo non costituisce un problema né di ordine economico, né di ordine legale.

Ai cittadini resta il diritto di valutare la bontà delle scelte compiute dall'amministrazione al momento delle elezioni, ma le denunce lasciamole per quelle situazioni che oltrepassano i limiti del potere discrezionale. Ho sentito dire che in passato il Comune ha pagato ai privati un canone di locazione per usufruire di beni comunali che erano stati concessi in comodato gratuito. Ecco, in questi casi la protesta sarebbe stata più che giustificata, invece pare che nessuno abbia sollevato obiezioni.

Nel blog, come ho sempre fatto, voglio limitarmi alla "proposta" e senza alcuna pretesa che le proposte di un singolo cittadino siano accolte.

In qualche caso la proposta potrebbe attuarsi direttamente, con un po' di fantasia e di buona volontà (l'ho scritto nel mio ultimo post).

In questi giorni Legambiente ci propone l'iniziativa "puliamo il mondo" e almeno le associazioni assegnatarie di locali dentro l'ex caserma potrebbero aderirvi per fare qualche pulizia nei pianerottoli e nei cortili della loro sede.

In altri casi le proposte dei cittadini sono destinate al libro dei sogni o al catalogo del futuribile. Non ce ne duole. Senza proteste e senza polemiche vorrei però aggiungere che risulta difficile comprendere le ragioni per le quali i sostenitori della partecipazione del cittadino alla vita pubblica (tema di un recente convegno) non frequentano i luoghi di discussione, evitano le piazze (reali e virtuali) e preferiscono ignorare gli sforzi dei quanti, a torto o a ragione, mostrano interesse per il buon utilizzo dei beni comuni.

17 settembre 2009

Giardinaggio libero d'assalto

A febbraio del 2008 avevo visto un bel parco, già attrezzato con percorso vita, nella zona dei campi da tennis (Piana Vincolato). Tutto pronto ma chiuso. Ho immaginato che dietro quel cancello chiuso ci fossero i soliti problemi di mancanza di personale per la manutenzione e perciò lanciai la proposta di creare orti o giardini sociali affidati direttamente alla cura dei cittadini.

Nei commenti alcuni lettori segnalarono iniziative analoghe già esistenti in altre località e qualcuno ebbe anche l'idea del giardino sponsorizzato da imprese (banche, assicurazioni o altro) che si incaricano di curarlo in cambio di un ritorno pubblicitario.

Nel rilanciare la proposta a più di un anno di distanza possiamo aggiungerci anche un'altra idea suggerita nei commenti ad uno degli ultimi post: creare un gruppo di giardinieri d'assalto. La proposta viene da un amico del Comitato Abruzzese del Paesaggio. Lo spirito è molto diverso da quello dell'orto sociale: non si chiede alla pubblica amministrazione di assegnare piccoli terreni ai cittadini, ma si chiede direttamente ai cittadini di trasformarsi in giardinieri d'assalto, guerriglieri pacifici che sferrano "attacchi" non autorizzati per modellare ed abbellire, con piante e fiori, le aiuole e le zone dimesse o dimenticate della città.

Il sito di riferimento per il giardinaggio libero d'assalto è questo: www.guerrillagardening.it. C'è anche un manuale operativo per l'addestramento del buon guerrigliero.

Visto e considerato che l'amministrazione comunale teatina è rimasta completamente sorda anche rispetto alle proposte che avrebbero un costo quasi nullo; visto che perfino i parchi già realizzati ed attrezzati restano in totale abbandono, lo spirito più adatto a Chieti forse è proprio questo. Non la proposta di fare qualcosa, non le chiacchiere vuote sulla partecipazione dei cittadini all'amministrazione della città, bensì l'azione diretta volta alla cura e all'abbellimento dei beni comuni. Ben vengano i giardinieri d'assalto.

Chieti è una città con pochissimi spazi verdi. C'è la Villa comunale (per la quale ora siamo anche indebitati) e nient'altro. L'unico spazio verde curato e aperto al pubblico è quello del Campus Universitario. Il resto è solo abbandono e desolazione: il Parco Fluviale; il Parco di viale Maiella; il giardinetto di via Aldo Moro e quel nuovo parco di Piana Vincolato che dopo un anno e mezzo è ancora chiuso, in attesa che il tempo, le erbacce e le intemperie lo distruggano prima che arrivi il primo visitatore.

Si tratta di un'opera realizzata dalla Provincia che dovrebbe essere ceduta al Comune e qualche maligno pensava che il cancello dovesse aprirsi magicamente durante la campagna elettorale con taglio del nastro tricolore e fotografi. Si sbagliavano anche i maligni perché non è avvenuto nulla neanche durante le ultime elezioni provinciali. Il nuovo Presidente della Provincia si è insediato da tempo, ma quel giardino pubblico è ancora là, chiuso e abbandonato.

Poi ci sono piccoli spazi urbani il cui stato d'abbandono è un vero schiaffo alla città.

Per esempio Piazza Carafa con erbacce, sporcizia, panchine con fioriere trasformate in ricettacoli di immondizie. Una schifezza che è rimasta in mostra anche nelle giornate dei giochi del mediterraneo. Le foto sono state scattate proprio in quei giorni durante le quali Chieti avrebbe dovuto fare bella mostra di sé. A che servono investimenti faraonici e anni di lavori per attirare l'attenzione sulla città se poi quello che viene mostrato è sconcezza?

Purtroppo non ho il pollice verde e non ho molto tempo libero, ma sarei lieto di raccogliere qui adesioni per formare un gruppo di giardinieri d'assalto: primo obiettivo potrebbe essere proprio Piazza Carafa.

06 settembre 2009

Riassetto urbano: Santa Maria


Questa volta vi propongo un gioco. Potete farlo con la vostra fantasia oppure, se vi va, potete cimentarvi col Photoshop. Nella prima foto ci sono alcuni elementi di arredo urbano (tanto per cominciare) nella seconda c'è uno spazio attualmente ingombro di bidoni, cabine, cassonetti, espositori, vetture in sosta selvaggia e via dicendo. Togliete tutto e provate a ricomporre la piazzetta a modo vostro.

Avete riconosciuto il posto? nel gergo teatino viene indicato come Largo Santa Maria, in realtà il vero Largo Santa Maria è lo spazio che sta dietro i palazzi, una sorta di cortile condominiale usato come parcheggio. Tutta l'area intorno alla rotatoria dell'incrocio tra via Olivieri e via Arenazze è un luogo senza nome, un incrocio trasformato in ricettacolo di tutto quello che non si sa dove mettere. Perfino il vecchio semaforo in disuso da anni è rimasto là, appeso ai paletti.

Complessivamente dal larghetto Santa Maria fino allo spazio occupato dal distributore di benzina c'è un'area abbastanza grande. Si colloca su una delle porte della città , in una posizione di spiccata visibilità ed è circondata da edifici che compongono uno scenario molto particolare.

Risistemando questo spazio anonimo si cambia una faccia della città. Provateci. Se non siete architetti con adeguato curriculum nessuno vi offrirà un compenso da superenalotto, però il gioco è divertente. Se fossi al posto del sindaco lo farei convocando tutte le massaie e le ragazze che vogliono cimentarsi. Magari quelle stesse ragazze che vengono invitate a sfilare in bikini sulla passerella estiva della Casina dei Tigli. Ci scommetterei che oltre alla bella presenza hanno anche un buon gusto estetico da esercitare. Ognuna presenta la propria proposta e una giuria popolare assegna i voti. Alla fine non sarà eletta la solita miss, ma il comune saprà cosa fare senza aver sperperato denaro nelle burocratiche gare tra professionisti.


Provate anche voi ad immaginare aiuole, alberi, panchine, fontanelle... provate ad immaginare un'edicola raccolta ed elegante. Provate ad immaginare un bel restauro delle facciate dell'ex Caserma Pierantoni e del caratteristico caseggiato rosso di fronte al benzinaio. Vi accorgerete che quello spazio inguardabile potrebbe diventare, con una limitata spesa, un godibile punto caratteristico della città.

Non è detto che le automobili debbano scomparire. Forse c'è abbastanza spazio anche per lasciare diversi posti auto in modo ordinato. Fate voi. La città è vostra.

Io mi limito ad aggiungere la foto dalla parte interna della Caserma Pierantoni. E qui vi chiedo di immaginare qualcosa per la grande terrazza davanti al doppio ordine di portici e di logge. Una terrazza dove potrebbero starci sedili, lampioni, tavolini. Uno spazio pubblico utilizzabile anche per bar, trattorie, venditori di kebab, piadine, porchette o arrosticini, un luogo di incontro per anziani e per ragazzi che si potrebbe congiungere con la piazza sottostante (quella del benzinaio per intenderci) attraverso una semplice rampa di scale.


Stiamo sognando, lo so, ma non è mica detto che si debba sognare solo davanti alle rotondità delle fanciulle. Non sta mica scritto in qualche legge che la manutenzione delle strade e delle piazze è riservata ai burocrati di palazzo. La cura della città può anche essere un'occasione per incontrarsi, discutere, socializzare. Se poi qualcosa si riesce a fare, la prossima gara per la risistemazione di un altro luogo la faremo là, sulla magnifica Terrazza Pierantoni o come la si vorrà chiamare. Che dite: facciamo una gara anche per scegliere il nome? chiamiamo anche i ragazzi delle scuole a gestire un referendum telematico?