Progetto petrolifero "Ombrina mare",
l'Italia vince arbitrato internazionale, annullato risarcimento da 190 milioni di euro a Rockhopper.
Forum H2O "Il popolo abruzzese aveva sfidato petrolieri e Governo e poi vinto. Aveva ragione a combattere contro la crisi climatica, per la tutela dell'Adriatico e contro il folle Trattato dell'Energia"
La società petrolifera Rockhopper ha annunciato che l'Italia ha vinto il ricorso contro il risarcimento da 190 milioni di euro che era in un primo tempo era stato assegnato alla società Rockhopper a causa della bocciatura del progetto fossile "Ombrina mare" nel mare antistante le coste abruzzesi.
L'intervento che prevedeva l'estrazione di petrolio a pochi km dalla costa dei Trabocchi era stato archiviato a seguito di una vibrante campagna di protesta che era sfociata in due manifestazioni da decine di migliaia di persone a Pescara nel 2013 e a Lanciano nel 2015.
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A quel punto la società aveva fatto ricorso ad un arbitrato internazionale in quanto riteneva violato il Trattato dell'Energia, da cui pure l'Italia era uscita qualche anno prima.
Questo primo arbitrato aveva visto l'Italia condannata a pagare 190 milioni di euro più interessi alla società.
Il paese ha quindi presentato un ricorso utilizzando il Trattato Internazionale per il Regolamento delle Controversie relative agli Investimenti (ICSID) che ora, secondo quanto riportato dalla stessa Rockhopper, ha portato all'annullamento del risarcimento.
Dichiara Augusto De Sanctis del Forum H2O "La questione del risarcimento da 190 milioni di euro aveva avuto una vasta eco in Italia dove, invece di contestare le folli clausole capestro contenute nel Trattato dell'Energia improvvidamente firmato a metà anni '90 dai nostri governanti, era stata montata ad arte una feroce critica alla sacrosanta protesta anti-trivelle del popolo abruzzese. Avevamo ragione allora a contestare sia la deriva fossile, in piena epoca di crisi climatica, sia il trattato dell'Energia, da cui poi si è ritirata pure la UE. Il clima non lo si difende a chiacchiere o addirittura scavando nuovi pozzi di petrolio per giunta in un mare chiuso come l'Adriatico; serve invece abbandonare subito tutte le fossili".
FORUM H2O (Comunicato stampa del 3 giugno 2025)
Segreteria Operativa Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua
3683188739
Il comunicato della Rockhopper
12 giugno 2025
Bocciata la pretesa di risarcimento della Rockhopper
13 ottobre 2024
I petrolieri tornano alla carica
Petrolieri tornano alla carica per lo stoccaggio di metano da 157 milioni di MC a S.Martino sulla Marrucina (CH).
Avviata al Ministero dell'Ambiente la richiesta di proroga per la V.I.A. nazionale, osservazioni entro il 24 ottobre.
Commissione VIA nazionale chiede chiarimenti su sismicità indotta e perdite di gas in atmosfera, quello che avevamo già denunciato anni fa inascoltati.
Forum H2O "Tra nuovi gasdotti, stoccaggi e pozzi di metano a Bomba l'Abruzzo rischia di diventare un piccolo paradiso delle fossili in piena crisi climatica".
Il Ministero dell'Ambiente lo scorso 9 ottobre ha avviato la fase pubblica per le osservazioni in merito alla richiesta avanzata dalla Gas Plus Storage per vedersi prorogare il decreto di Valutazione di Impatto Ambientale del 2014 relativo alla realizzazione di uno stoccaggio di gas da 159 milioni di MC a S.Martino sulla Marrucina (CH).
Solo ora la Commissione V.I.A. nazionale, con ben 10 anni di ritardo, accogliendo di fatto tutti i dubbi che già allora avevamo posto sull'incredibile prescrizione contenuta nel decreto di VIA del 2014 sulla possibilità di "controllare" l'entità dei terremoti indotti dal funzionamento dell'impianto (la rialleghiamo), chiede alla società di chiarire le criticità relative alla possibilità che l'iniezione di gas nel sottosuolo provochi forti e ovviamente non controllabili terremoti indotti, in una zona già a massimo rischio sismico.
Scrive il Ministero "Rispetto all’assetto tettonico dell’area proposta per lo stoccaggio anche a seguito dei sismi che hanno caratterizzato l’Abruzzo negli ultimi anni si chiede di chiarire se quanto avvenuto possa aver influito sulle importanti sorgenti sismogenetiche presenti nell’area marchigiana e abruzzese (vedasi anche richiesta prot. 19477/MATTM del 24.02.2021, acquisita al prot. CTVA/920 del 24.02.2021); tale richiesta peraltro era già prevista dalla prescrizione N.1 del parere CTVA n. 1171 del 01/03/2013 non ha trovato, ad oggi, riscontro adeguato. Tutto questo anche alla luce del fatto che il Comune di San Martino sulla Marrucina è classificato come zona simica 1, ovvero a pericolosità sismica elevata. Si chiedono altresì approfondimenti sulla microsismicità dell’area (background) dell’area del giacimento e la relazione tra contesto sismogenetico naturale e sismicità potenzialmente indotta dalle stagionali attività di stoccaggio. Si segnala a questo proposito il recente lavoro scientifico di revisione pubblicato su Nature Reviews Earth & Environment che apre nuovi scenari concernenti il ruolo delle attività antropiche collegate all’iniezione/estrazione di fluidi al fine di valutarne l’impatto."
Inoltre il Ministero chiede di approfondire la questione delle perdite di gas dirette in atmosfera. Il metano è un pericoloso gas clima-alterante. Anche su questo aspetto avevamo scritto al Ministero e alle altre autorità competenti già nel 2014, senza ottenere risposte.
Dichiara Augusto De Sanctis del Forum H2O "Fa specie che il ministero arrivi dopo dieci anni a sollevare quei dubbi che, pubblicazioni scientifiche alla mano, avevamo posto senza ottenere risposta già al momento del rilascio del Decreto V.I.A. Allora avevano posto una prescrizione ridicola sul tema, una vera e propria supercazzola per riprendere un film famoso. Infatti il ministro addirittura sosteneva che i terremoti indotti dall'impianto potessero essere modulati, come se esistesse una manopola del terremoto. Poi nel 2016 la compianta Nadia Toffa, con la partecipazione del Prof. Ortolani, aveva girato un servizio sui rischi di sismicità indotta dall'impianto, intervento che in alcuni, evidentemente ignoranti della materia, suscitò scetticismo per non dire di peggio. In generale, a parte questi inaccettabili rischi specifici, l'Abruzzo tra nuovi gasdotti, stoccaggi e pozzi di estrazione come a Bomba, rischia di diventare una piccola capitale delle fossili in piena crisi climatica. È sconcertante"
Chiunque può presentare osservazioni entro il 24 ottobre al Ministero.
Qui tutta la documentazione:
https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Info/419
In allegato la prescrizione del Decreto VIA del 2014 sul "controllo" dell'intensità dei terremoti indotti.
FORUM H2O
02 settembre 2022
Ora dobbiamo anche pagare il conto a Rockhopper
Questo blog contiene tutta la storia della trivelle in Abruzzo, delle vivaci proteste degli abruzzesi, e della ritirata dei petrolieri, prima fu l'ENI a rinunciare alla costrozione del Centro-Oli di Ortona, poi la multinazionale straniera dovette rinunciare all'ecomostro di Ombrina Mare. Ci salvammo da una vera catastrofe.
Ho continuato a raccontare qui i guai inflitti dai petrolieri ai nostri amici lucani della Val d'Agri, dove il Centro-Oli s'era già realizzato. Senza dimenticare le vittime e gli strani suicidi. Guai che non finiranno mai.
Adesso c'è un'altra notizia : l'Italia dovrà risarcire i danni alla Rockhopper,
L'Italia dovrà pagare 190 milioni di euro.
La notizia è doppiamente amara, in primo luogo sono soldi che usciranno dalle nostre tasche, in questo momento già economicamente molto difficile, noi pagheremo a chi voleva distruggere il nostro ambiente marino una cifra dieci volte maggiore ai loro sperati profitti; in secondo luogo questo diventerà un argomento a loro favore, si dirà che paghiamo per colpa degli "ambientalisti": potevamo incassare bei soldini del petrolio, invece non abbiamo nulla e dobbiamo anche risarcire i danni!!! E sì, questo ci diranno, ma è falso.
La Rockhopper non era titolare di una concessione. Per legge non ha diritto ad alcun risarcimento. E' come se io avessi il mero desiderio di acquisare l'auto del signor Giovanni che però non me la vuol vendere e decide di farla rottamare. Ho perso un affare! Mi rivolgo al giudice affinché Giovanni mi risarcisca il danno per il mio perduto affare. Nessun giudice accoglierebbe questa tesi, non in un sistema capitalistico che tutela il diritto di proprietà. Finché Giovanni è il padrone decide quel vuole del suo patrimonio. La mancata conclusione di un affare si chiama rischio d'impresa. E' il capitalismo, bellezza!
Sì, allora perchè l'Italia è stata condannata a pagare un risarcimento?
22 marzo 2021
Altre ombre su Viggiano
24 aprile 2019
Arrestati in Basilicata i vertici dell'ENI
Gli ambientalisti... ma sì, loro, quelli che dicono sempre NO...
che sono peggio dei radical-chic.
Credo che i veri radical-chic sono quelli che snobbano gli ambientalisti. Il NO alla petrolizzazione dell'Abruzzo ci ha salvato dal disastro. E adesso sappiamo che il disastro sarebbe stato peggiore di quel che dicevano i più allarmisti. E sappiamo che il disastro era già nella malafede dei patrocinatori del progetto.
“Il profitto unico faro delle scellerate scelte”Per anni in questo blog ho sostenuto la protesta contro il Centro-Oli, e poi contro le trivelle di Ombrina Mare. Credo di non averlo fatto come ambientalista (non sono iscritto a nessuna associazione) ma solo per buon senso. Ho ascoltato i medici e i geologi, ho partecipato alle conferenze della professoressa D'Orsogna. Ho visto che non era un confrontro tra opinioni diverse. Qualcuno portava informazioni, altri portavano bugie. A guardarli di persona i bugiardi si riconoscono. Li vedi circondati di falsi esperti e falsi giornalisti. Ho potuto vedere nelle facce dei manager il ghigno malcelato in sorrisi di circostanza. Branco di squali. Ho avuto pena per la misera vigliaccheria dei nostri politici; ho provato ribrezzo per gli incoffessabili tornaconti dei finti ambientalisti. Nonostante tutto ci siamo salvati. Finora.
Le condotte portate avanti sono state “caratterizzate da una sconcertante malafede e spregiudicatezza”, secondo il gip Ida Iura che ha disposto i domiciliari per l’ex responsabile del Centro oli di Viggiano, Enrico Trovato, indagato con altre 13 persone e la stessa azienda. Nascondendo quanto accadeva nell’impianto lucano e non intervenendo subito per tappare i buchi dei serbatoi che contenevano il petrolio, sono quindi stati “sacrificati” per anni la tutela di salute e ambiente di fronte alle “ragioni economiche d’impresa”, definite “l’unico faro” che “ha illuminato e sorretto tutte le scellerate scelte aziendali”.
Il Centro-Oli per fortuna non c'è, ma ci tocca di leggere, con un misto di stupore e di rabbia, della morte per suicidio dell'ing. Griffa e poi del generale Conti. Noi ci siamo salvati e sappiamo con certezza che gli ambientalisti avevano ragione, pienamente ragione. Qualcuno ci ha perso la vita.
Grazie agli ambientalisti noi abbiamo imparato a conoscere l'air-gun e il fracking. Sappiamo che il peggio deve ancora venire. Dobbiamo resistere come partigiani del pianeta.
Il Centro-Oli di Viggiano veniva citato come esempio di buone trivellazioni. Un modello da seguire fatto di tecnologie rassicuranti e denaro per le casse dei comuni. Nei telegiornali non si parlava dell'ing. Griffa, non si dava mai notizia degli incidenti e delle anomalie. Solo Report ha avuto il coraggio di mostrare gli effetti sulle acque e sulle colture.
Oggi la verità comincia ad emergere ed purtroppo è molto più brutta di quello che paventavano gli ambientalisti. Ciò che sta emergendo ora dall'inchiesta della magistratura è una vera associazione a delinquere che non si fa scrupoli di provocare malattie e morte.
Da alcune intercettazioni riportate nell’ordinanza emergerebbe per la sede di Viggiano “l’inesistenza di procedure ambientali di verifica” e la superficialità della gestione del problema della sicurezza dell’ecosistema”, nonché “la grave e inescusabile confusione in cui versava” persino il tecnico responsabile del settore Salute, Sicurezza, Ambiente del distretto Meridionale dell’azienda petrolifera. E, secondo gli inquirenti, anche dopo il febbraio 2017 Eni ha continuato “a nascondere tutto ciò che non viene scoperto” dalle autorità di controllo. Dei dipendenti citati negli atti l’unico che agì con “coscienza e scrupolo” è Gianluca Griffa, l’ex responsabile della produzione di Viggiano ritrovato morto in un bosco nel 2013. Aveva capito cosa stava accadendo già nel 2011 e denunciò ai superiori: “Volutamente era stato emarginato – scrive il gip – Ma se le precauzioni suggerite, siamo nel 2013, fossero state considerate avrebbero scongiurato il disastro ambientale scoperto quattro anni dopo”. A ringraziarlo, quasi sei anni dopo la morte, è stata la procura.Oltre all'ing. Griffa è giusto ricordare anche la geologa Albina Colella che nel 2011 ebbe il coraggio didichiarare i disastri causati dall'ENI e per questo fu perseguita
La Colella, docente di Geologia all’università di Potenza, nel 2015 era stata denunciata dalla compagnia petrolifera per diffamazione e danni morali e patrimoniali, dopo alcune dichiarazioni rese in tv sulle acque contaminate di Contrada La Rossa in aerea di reiniezione petrolifera.Ditemi voi se non è un animo puramente delinquenziale quello di chi in malafede denuncia una scienziata per intimorirla e rovinarla pur sapendo che è un'eroica portatrice di verità. Una storia che si ripete perché la tecnica dei risarcimenti milionari è un'arma che viene spesso utilizzata dalle mafie economiche.
All’epoca dei fatti a capo del Cova c’era Enrico Trovato e alla professoressa venne chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro.
23 novembre 2017
Un uomo di Stato
"In una società senza dignità, Guido era uno che ne aveva fin troppa, fino a morirne"
Con queste parole Giulio Rapetti, autore noto con lo pseudonimo di Mogol, ha riassunto il rigore dell'uomo e lo sgomento causato dalla sua scomparsa. Intanto si cercano le ragioni che possono aver indotto il generale Guido Conti a mettere fine alla propria esistenza.
Qualcuno ha rievocato la tragedia dell'Hotel Rigopiano, ma anche in quel caso il generale della Guardia Forestale aveva fatto il proprio dovere e non aveva alcuna responsabilità. La delusione dei suoi ultimi giorni era legata al suo nuovo incarico nei cantieri petroliferi della Total. Al riguardo è emersa una corrispondenza con un ambientalista lucano che aveva cercato di metterlo in guardia sulla torbide vicende delle estrazioni petrolifere. Altri interrogativi ruotano intorno alla memoria del computer che il generale aveva fatto cancellare.
Prima di lasciare la divisa il generale Conti aveva anche cercato di salvare la sua amata Guardia Forestale scrivendo una lettera (potete leggerla qui) all'allora premier Matteo Renzi che ha avuto la sciagurata idea di abolirla.
18 novembre 2017
Un suicidio inquietante
Com'è possibile che a pochi giorni dall'assunzione del nuovo lavoro che gli avrebbe consentito di impiegare le sue competenze nella sicurezza e nella prevenzione dei danni ambientali abbia deciso di uccidersi?
Se aveva scoperto che il nuovo lavoro di dirigente alla Total di Tempa Rossa (Basilicata) non corrispondeva alle sue aspettative non sarebbe stato sufficiente dimettersi?
Per il momento possiamo solo aggiungere il nome dell'ex generale a cui tutti riconoscono grande professionalità, competenza e correttezza, a quello dell'ing. Gianluca Griffa che dirigeva l'impianto Eni di Viggiano (Basilicata) morto nel 2012, ufficialmente suicidato dopo un incontro con i dirigenti della compagnia petrolifera.
07 novembre 2017
Lampi sull'Eni
03 settembre 2017
La saggezza dei norvegesi
La Norvegia invece impedirà lo sfruttamento alla propria industria petrolifera nazionale. I norvegesi sanno che ci sono cose che non hanno prezzo.
24 aprile 2016
Tra scandali, ruberie e disastri
Lo scandalo appena scoppiato in Basilicata ci aveva mostrato come e da chi prendeva gli ordini il ministro dello "sviluppo economico", ma non è stato sufficiente a risvegliare le coscienze. Le scorie tossiche delle estrazioni lucane venivano trasportate in casa nostra, a Chieti, contrada San Martino, ma pare che la cosa non interessa quasi a nessuno. Poi ci sono gli imbrogli nelle misurazioni.
Mentre le urne erano ancora aperte si è rotta una tubatura in una raffineria di petrolio nell'entroterra di Genova. Una gran quantità di greggio è finita nel torrente Polcevera.
Nessun allarme, la notizia ha avuto poco risalto, come accade regolarmente anche per gli sversamenti che ci riguardano da vicino, ma in Liguria, a distanza di una settimana, il problema non è ancora risolto. Il fiume continua a portare petrolio fino al mare. Ha ucciso pesci, rane, uccelli. Il petrolio sgorgava direttamente dalla collina. Un ambiente ricco di piante e animali è stato annientato. Il Polcevera è diventato il fiume della morte, ma nessuno s'azzarda a dire che anche questa volta, purtroppo, gli ambientalisti avevano ragione.
La legge è fatta. Gli appalti sono assegnati. I danni (gravissimi) si conoscono. E si va avanti così.
15 aprile 2016
08 aprile 2016
06 aprile 2016
Trivellare sotto franchigia
1) «Nel nostro paese non esiste una tassazione specifica sulle imprese petrolifere, ma solo l’imposta Ires al 27,5 per cento. Come per tutte le altre aziende» ha detto Dante Caserta, vicepresidente di WWF Italia. «Il sistema delle franchigie e delle esenzioni esistenti in Italia porta, come abbiamo avuto modo di documentare, al bel risultato che le royalty vengano pagate solo per 18 delle 69 concessioni in mare e per 22 delle 133 concessioni attive a terra».
A sostenere la posizione del Wwf c’è Greenpeace, che ha preso in esame i dati sulla produzione delle piattaforme pubblicati sul sito del ministero per lo sviluppo economico scoprendo che nel 73% dei casi (ovvero quasi tre su quattro) si tratta di impianti il cui ciclo industriale «è chiaramente esaurito» perché «non producono o lo fanno in quantità insignificanti».
Tradotto: nelle casse pubbliche non va a finire neppure un centesimo.
2) «Quasi un terzo delle piattaforme entro le dodici miglia continua a essere definito “erogante” – precisano i rappresentanti di Greenpeace – sebbene produca al di sotto dei limiti della franchigia, in alcuni casi addirittura da oltre dieci anni».
Delle 88 piattaforme operanti entro le 12 miglia, secondo l’associazione ben 35 non sono di fatto in funzione, 6 risultano “non operative”, 28 sono classificate come “non eroganti”. Esiste addirittura una piattaforma che risulta essere di supporto alle altre “non eroganti”.
A queste si aggiungono alle 29 piattaforme considerate “eroganti” ma che secondo Greenpeace da anni producono così poco da rimanere costantemente sotto la franchigia (la soglia di produzione è di 50 mila tonnellate per il petrolio e 80 milioni di metri cubi standard per il gas).
Non superare quelle cifre significa essere esenti dal pagamento delle royalties.
3) «Queste piattaforme sono ferrovecchi che non versano neppure un centesimo nelle casse pubbliche» commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace. «Il 17 aprile, votando “Sì”, possiamo dare un termine certo alla presenza di questi inutili dinosauri nei nostri mari».
(http://sociale.corriere.it/trivelle-il-73-non-paga-royalties-verso-il-referendum-accusa-di-wwf-e-greenpeace/)
(http://www.libero-pensiero.net/corriere-della-sera-ci-spiega-perche-petrolieri-non-pagano-le-tasse/)
04 aprile 2016
27 marzo 2016
La propaganda dei petrolieri
Sappiamo bene quanto sia difficile opporre resistenza alla petrolizzazione. I petrolieri sono potenti e sanno esercitare forti pressioni sulla politica e sulla stampa. Sanno insinuarsi ovunque.
In un recente dibattito televisivo è apparso un professore di economia che associava le attività petrolifere a centomila posti di lavoro. Per fortuna c'era anche il governatore della regione Puglia a rispondergli che le esagerazioni sui posti di lavoro (nelle piattaforme presenti nell'Adriatico lavorano dai sessanta agli ottanta addetti) sono cominciate parlando di un indotto di 4mila posti, poi sono diventati 10mila e ora, con l'avvicinarsi del referendum si arriva a sparare cifre inverosimili. E' una propaganda falsa e quasi terroristica.
Una stupida guerra di numeri. E' stupida non soltanto perché fatta di numeri inventati, ma soprattutto perché si tende a mettere sullo stesso piano cose troppo diverse: un posto di lavoro che espone a rischi il lavoratore stesso e produce disastri per l'ambiente e per gli altri settori dell'economia non può essere parificato al posto di lavoro che non danneggia nessuno. Quindi se anche fosse vero che ogni operaio di piattaforma petrolifera facesse perdere un solo posto di lavoro nella pesca o nella balneazione, lo scambio sarebbe socialmente dannoso.
Leggendo due articoli (qui e qui) pubblicati sul Fatto Quotidiano scopro che la propaganda pro-trivelle non proviene solo dalle compagnie petrolifere, come sarebbe stato ovvio, ma ha forti legami con amici e parenti di Renzi. Ci sono nomi che dobbiamo imparare a conoscere e riconoscere per non farci imbrogliare: DotMedia, QuickTop, Nomisma Energia...
La bella fotografia è presa dal post di Greenpeace.
26 marzo 2016
Assemblea e dibattitto sulle trivelle
13 marzo 2016
Coordinamento per i Referendum Chieti
L'Abruzzo, Regione Verde d’Europa, non può rimanere in silenzio!
Per iniziativa di cittadini, associazioni, forze sindacali e politiche, è nato a Chieti il "Coordinamento per i Referendum” che svolgerà attività a sostegno delle prossime campagne referendarie.
Il primo impegno è quello di invitare tutti i cittadini del territorio a partecipare al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare e a votare SÍ per abrogare la norma che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas di non avere scadenze. La Legge di Stabilità 2016, infatti, pur vietando il rilascio di nuove autorizzazioni entro le 12 miglia, rende “sine die” le licenze già rilasciate.
Il Sì rappresenterà un ulteriore passo in avanti per mettere al riparo il mare dal pericolo delle trivelle e garantire l'economia della nostra costa, fatta di pesca, agricoltura di qualità e turismo verde.
Far esprimere i teatini, gli abruzzesi e gli italiani tutti sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese, in ogni settore economico e sociale, è la vera posta in gioco di questo referendum. Il coordinamento di Chieti, insieme a quelli regionale e nazionale e a tutti gli altri che stanno nascendo in questi giorni in Italia, si pone l’obiettivo di diffondere capillarmente informazioni sul referendum e far crescere la mobilitazione, spiegando che il vero quesito è: “vuoi che l’Italia investa sull’efficienza energetica, sul 100% di fonti rinnovabili, sulla ricerca e l’innovazione per il bene della nostra e delle future generazioni?”.
Il petrolio è una vecchia energia fossile che causa inquinamento, dipendenza economica e conflitti. Dobbiamo continuare a difendere le lobby petrolifere e del fossile a discapito dei cittadini, che vorrebbero meno inquinamento, e delle migliaia di imprese che stanno investendo sulla sostenibilità ambientale e sociale? “Noi vogliamo – è questo l’appello - che il nostro Paese prenda con decisione la strada che ci porterà fuori dalle vecchie fonti fossili, innovi il nostro sistema produttivo, combatta con coerenza l’inquinamento e i cambiamenti climatici, come già sancito a livello mondiale dalla COP21 di Parigi dello scorso settembre”.
Il Governo, rimanendo sordo agli appelli per l’election day (l’accorpamento in un’unica data del voto per il referendum e per le amministrative) ha deciso di sprecare 360 milioni di euro di fondi pubblici, cioè di noi tutti, pur di anticipare al massimo la data del voto e puntare sul fallimento della partecipazione degli elettori al Referendum. Il Governo scommette sul silenzio del popolo italiano! Noi scommettiamo su tutti i cittadini che vorranno far sentire la loro voce e si mobiliteranno per il voto: insieme uniti il 17 aprile per votare SÍ.
13 febbraio 2016
Per un po' staranno a cuccia
09 novembre 2015
Petrolieri in Vaticano
Ora ritrovo la stessa Medoilgas come sponsor di quella indecente festa tenuta sulla terrazza di un palazzo vaticano durante la santificazione di papa Roncalli e papa Wojtyla. C'erano molti giornalisti, personcine come Bruno Vespa, e c'era anche un aitante monsignore a distribuire la comunione da un bicchiere sottratto dal tavolo del rinfresco, lo stesso monsignore salito ora al disonore delle cronache.
Provate a indovinare il motivo che spinge la Medoilgas (ora acquistata dalla Rockhopper) a sponsorizzare questo nuovo genere di "cene eleganti"?
02 novembre 2015
La Croazia ha detto no.
Sono anni che ci raccontano la balla della Croazia: se le trivelle nell'Adtiatico non le autorizziamo noi sarà la Croazia a farlo e così saremo esposti agli stessi rischi senza averne neanche i piccoli benefici economici. Basta andarci in Croazia per capire che si trattava solo di un inganno inventato dai petrolieri. La Croazia ha conservato molto meglio di noi il suo patrimonio ambientale e non sta trascurando le potenzialità del turismo.
Adesso però c'è la certezza e la prova di quello che dico.












