Questo blog contiene tutta la storia della trivelle in Abruzzo, delle vivaci proteste degli abruzzesi, e della ritirata dei petrolieri, prima fu l'ENI a rinunciare alla costrozione del Centro-Oli di Ortona, poi la multinazionale straniera dovette rinunciare all'ecomostro di Ombrina Mare. Ci salvammo da una vera catastrofe.
Ho continuato a raccontare qui i guai inflitti dai petrolieri ai nostri amici lucani della Val d'Agri, dove il Centro-Oli s'era già realizzato. Senza dimenticare le vittime e gli strani suicidi. Guai che non finiranno mai.
Adesso c'è un'altra notizia : l'Italia dovrà risarcire i danni alla Rockhopper,
L'Italia dovrà pagare 190 milioni di euro.
La notizia è doppiamente amara, in primo luogo sono soldi che usciranno dalle nostre tasche, in questo momento già economicamente molto difficile, noi pagheremo a chi voleva distruggere il nostro ambiente marino una cifra dieci volte maggiore ai loro sperati profitti; in secondo luogo questo diventerà un argomento a loro favore, si dirà che paghiamo per colpa degli "ambientalisti": potevamo incassare bei soldini del petrolio, invece non abbiamo nulla e dobbiamo anche risarcire i danni!!! E sì, questo ci diranno, ma è falso.
La Rockhopper non era titolare di una concessione. Per legge non ha diritto ad alcun risarcimento. E' come se io avessi il mero desiderio di acquisare l'auto del signor Giovanni che però non me la vuol vendere e decide di farla rottamare. Ho perso un affare! Mi rivolgo al giudice affinché Giovanni mi risarcisca il danno per il mio perduto affare. Nessun giudice accoglierebbe questa tesi, non in un sistema capitalistico che tutela il diritto di proprietà. Finché Giovanni è il padrone decide quel vuole del suo patrimonio. La mancata conclusione di un affare si chiama rischio d'impresa. E' il capitalismo, bellezza!
Sì, allora perchè l'Italia è stata condannata a pagare un risarcimento?



