Pagine

Visualizzazione post con etichetta Parco della Costa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Parco della Costa. Mostra tutti i post

02 settembre 2022

Ora dobbiamo anche pagare il conto a Rockhopper

Questo blog contiene tutta la storia della trivelle in Abruzzo, delle vivaci proteste degli abruzzesi, e della ritirata dei petrolieri, prima fu l'ENI a rinunciare alla costrozione del Centro-Oli di Ortona, poi la multinazionale straniera dovette rinunciare all'ecomostro di Ombrina Mare. Ci salvammo da una vera catastrofe.

Ho continuato a raccontare qui i guai inflitti dai petrolieri ai nostri amici lucani della Val d'Agri, dove il Centro-Oli s'era già realizzato. Senza dimenticare le vittime e gli strani suicidi. Guai che non finiranno mai. 

Adesso c'è un'altra notizia : l'Italia dovrà risarcire i danni alla Rockhopper

L'Italia dovrà pagare 190 milioni di euro. 

La notizia è doppiamente amara, in primo luogo sono soldi che usciranno dalle nostre tasche, in questo momento già economicamente molto difficile, noi pagheremo a chi voleva distruggere il nostro ambiente marino una cifra dieci volte maggiore ai loro sperati profitti; in secondo luogo questo diventerà un argomento a loro favore, si dirà che paghiamo per colpa degli "ambientalisti": potevamo incassare bei soldini del petrolio, invece non abbiamo nulla e dobbiamo anche risarcire i danni!!!  E sì, questo ci diranno, ma è falso. 

La Rockhopper non era titolare di una concessione. Per legge non ha diritto ad alcun risarcimento. E' come se io avessi il mero desiderio di acquisare l'auto del signor Giovanni che però non me la vuol vendere e decide di farla rottamare. Ho perso un affare! Mi rivolgo al giudice affinché Giovanni mi risarcisca il danno per il mio perduto affare. Nessun giudice accoglierebbe questa tesi, non in un sistema capitalistico che tutela il diritto di proprietà. Finché Giovanni è il padrone decide quel vuole del suo patrimonio. La mancata conclusione di un affare si chiama rischio d'impresa. E' il capitalismo, bellezza! 


Sì, allora perchè l'Italia è stata condannata a pagare un risarcimento?

 

18 febbraio 2015

L'elettrodotto delle esondazioni e delle frane


Per anni da questo blog ho cercato di segnalare le emergenze cercando di informare e di svegliare. Ora molte decisioni sono state prese, molti giochi sono fatti, molte situazioni si sono cronicizzate: Bussi non sarà bonificata, vogliono metterci una pietra sopra (anzi un cementificio, che è ben più di una pietra) e i responsabili del grande disastro sono stati assolti (anzi prescritti, che è ben peggio di un'assoluzione); per le trivelle petrolifere è arrivato lo "sblocca Italia" imposto da Renzi (un vero "sporca Italia") e il mega-elettrodotto è ormai in via di realizzazione (cominciai a parlarne nel giugno del 2010).

Solo nel 2012, grazie a una puntata di Report, abbiamo cominciato a capire a cosa servisse, ma nessuno l'ha bloccato. La maggior parte degli abruzzesi non ha tempo per star dietro alle informazioni, non saprebbe neanche come difendersi, qui non siamo in Val di Susa.

Ora qualcuno scopre che l'elettrodotto gli svaluta il terreno o la casa, e scopre che lo scempio è peggiore dei peggiori timori. Si va dalle esondazioni alle frane. L'elettrodotto segue il tracciato più franoso e per contribuire meglio ai futuri disastri si vanno anche a disboscare le zone già franose. Follia, ma non siamo in Val di Susa. 

Mentre i lavori per l'elettrodotto procedono e mentre nasce qualche gruppetto di No-Terna (il nome dell'impresa realizzatrice) si avviano altre sciagurate iniziative. Chissà se gli ortonesi riusciranno a sapere che dentro il loro porto, proprio sotto l'affaccio della bellissima passeggiata orientale, stanno preparando un gigantesco deposito di gas. Chissà se avranno voglia di far qualcosa, di dire a qualcuno che un impianto di quel tipo, ad altissima pericolosità, non si può costruire davanti alle case abitate, tra il molo dei pescherecci e il porticciolo turistico.

27 febbraio 2012

Il parco dei travagli

La vicenda del Parco della Costa Teatina, detta anche Costa dei Trabocchi, è talmente travagliata che potrebbe anche cambiar nome e diventare "parco dei travagli". Recentamente ha subito un altro rinvio, stranamente proposto da un senatore siciliano del PDL. Non sappiamo se la spinta è arrivata direttamente dai petrolieri che hanno già iniziato da anni la distruzione del nostro mare oppure se ad ispirare il politico siciliano siano stati alcuni suoi colleghi abruzzesi che preferiscono non comparire per non associare il proprio nome a quello degli speculatori, dei petrolieri e dei cementificatori. 

06 settembre 2011

Vogliamo il Parco

Vogliamo il Parco della Costa Teatina che esiste legalmente da dieci anni. Vogliamo che sia definito il perimetro e le diverse zone di tutela. Il Parco può offrirci una protezione dagli assalti dei petrolieri, dagli impianti più pericolosi e inquinanti. Il Parco aiuta a tutelare il territorio, aiuta la conservazione delle attività tradizionali, aiuta a far conoscere la ricchezza paesaggistica della Costa dei Trabocchi, aiuta a promuovere i nostri prodotti. Il Parco della Costa Teatina arricchisce tutto l'Abruzzo, regione verde d'Europa.

In questo blog ho dedicato molti articoli ai pericoli che incombono sull'Abruzzo (pozzi, raffinerie, gasdotti, elettrodotti, discariche, inceneritori, cemetificazione selvaggia) e non so più cosa scrivere. Non ci vuole molto a capire che la conservazione delle ricchezze naturali dell'Abruzzo e la valorizzazione delle nostre tradizioni è l'unico modo per non farsi travolgere completamente. Nel blog Allegria di naufragi la situazione è descritta con grande precisione:

"Non serve scrivere dei crolli dell'economia, si sapeva ma non si credeva che l'America aveva i piedi d'argilla, si sapeva ma non si credeva che l'Italia stava peggio e non meglio, si sapeva ma non si credeva che a pagare sarebbero stati sempre i soliti, si sapeva ma non si credeva che ai limiti delle grandi città del mondo c'è la rabbia degli esclusi dal sogno senza riposo dei consumi.
A cosa servirebbe ora scrivere di tutto questo, basta leggere la cronaca.
Ma se io sapevo cosa sarebbe accaduto, chi opera al livello economico-speculativo non solo lo sapeva, essendone la causa, ma ha preparato da tempo la strategia di uscita per perpetuare la propria esistenza.
Il crollo delle borse assicura i guadagni di pochi, mandando in fumo tutto il resto. Non è un problema dei ricchi perchè le vere ricadute sono sulla sanità e sulle pensioni, in Italia come in America.
Dove vivo io il fondo del barile per la speculazione si chiama: cemento, petrolio, discariche, inceneritori."
 
Eppure ci sono abruzzesi che vogliono cemento, petrolio, discariche e ci avrebbero messo anche qualche centrale nucleare. Sicuramente ci metteranno un potente elettrodotto e un po' di inceneritori. E' assurdo, è pazzesco, orribile, ma è così, c'è l'assessore Febbo che non vuole il Parco però si fa nominare coordinatore del tavolo tecnico per la perimetrazione di quel Parco che lui non vuole (anche qui); c'è il consiglio comunale di Casalbordino che si inventa strategie ostruzionistiche (leggete anche qui); c'è gente che sparge timori tra gli agricoltori facendo credere che il Parco potrebbe ostacolare le loro attività; c'è la Forest Oil che vuol piazzare una raffineria vicino al Lago di Bomba e fare estrazioni di gas in quella zona; e c'è perfino una ditta dal nome spettrale che vuole fare ispezioni sismiche nelle nostre coste, come se non bastasse la sismicità naturale.

Sembra un film dell'orrore, un incubo da cui è necessario svegliarci prima che sia troppo tardi. 

Noi vogliamo un Abruzzo bello. Bello per noi e per gli altri che verranno a cercarci. In un mondo che si va autodistruggendo nell'illusione e nell'avidità di una crescita infinita che trasforma tutto in rifiuti che poi non si sa come distruggere, le nostre ricchezze ambientali diventeranno sempre più importanti e preziose. Occorre solo difenderle. Perciò vogliamo il Parco.





31 maggio 2011

Biciclettata sognando il parco

Alla biciclettata ci andrò per godere un po' di primavera e per sognare un Abruzzo pulito, in senso morale e materiale. L'Abruzzo regione verde d'Europa e il Parco della Costa Teatina percorribile in bicicletta lungo l'ex tracciato ferroviario. Un sogno a portata di mano, che ci è stato promesso e ogni volta è sfuggito. Adesso è pesantemente minacciato da speculatori senza scrupoli. Là ho sempre immaginato un percorso di caselli ferroviari trasformati in punti di ristoro. Una zona che potrebbe avere la stessa attrattiva delle Cinque Terre, dal lido dei Saraceni all'Acquabella, dalla marina di San Vito a Vallevò, dall'eremo dannunziano alla veduta di San Giovanni in Venere, dalle dune al faro di Vasto, dalla pinetina di Fossacesia alla lecceta, dai trabocchi a Punta Aderci.

Ognuno di questi luoghi nasconde tesori gastronomici che pochissimi, fuori dall'Abruzzo, conoscono: