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27 aprile 2011

Sul taccuino del sindaco

Troppo affrettato il mio post "senza parole". Le parole sono arrivate. Tante. Un manifesto che segnala i debiti ereditati dalla passata amministrazione, un video autoelogiativo sul sito web del Comune, e un manifesto (foto) che elenca "i risultati raggiunti" nella simpatica forma grafica dei fogli strappati da un taccuino. Otto fogli. Proviamo a leggerli:

Il primo spiega come s'è avverato i l miracolo di Chieti più viva:
C'è la settimana mozartiana che prima non c'era;
Gli eventi scalini che prima non c'erano;
Gli artisti di strada a Ferragosto, mai visti prima;

11 aprile 2011

Senza parole

L'autocelebrazione sembra diventata una parte irrinunciabile dell'attività amministrativa. In genere per esprimere l'autocompiacimento i politicanti approfittano delle cerimonie di inaugurazione di qualche opera pubblica. Ci si loda e ci si sbroda, L'aveva già fatto la precedente amministrazione con un manifesto che faceva l'elenco delle cose realizzate (un elenco che a suo tempo giudicai autolesionistico perché di cose fatte ce n'erano come qualcuno scrisse su facebook, ma non erano quelle messe nel manifesto).

Ora non c'è alcun elenco: "Chieti torna a Vivere!". Indicativo presente, non c'è un futuro di speranza e se Vivere (con la maiuscola) non è una regione dove è stata traslocata la vita cittadina, allora ci troviamo tra il puro autocompiacimento e l'allucinazione. Auguri e sogni d'oro!

22 maggio 2010

Satira ed altro

La prima immagine (sopra) è un esempio di satira politica. Il manifesto è comparso poco prima della campagna elettorale. Coglieva l'occasione della riattivazione della filovia, attesa da più di quindici anni, per invitare l'amministrazione civica (tutti tranne uno) a salire sul nuovo mezzo per "filare via".

Nel manifesto non c'è alcuna critica politica all'operato dell'amministrazione. L'asino sul tetto è solo un dileggio, ma la satira è anche questo. Chiunque occupa una posizione di potere si espone inevitabilmente anche al puro sberleffo.

La seconda immagine (sotto) raffigura il manifesto attualmente esposto su molti muri della città. Nonostante l'analogia e la forte somiglianza grafica non è satira politica.

05 marzo 2010

La fiera delle facce

Gli spazi elettorali non sono stati ancora assegnati, ma la gara delle facce è già cominciata. Quale sarà la faccia più convincente, il sorriso più accattivante, lo sguardo più acchiappavoti?


Si accettano scommesse: prenderà più voti il guardiano del campanile, cioè quel signore che anticipa tutti con la sua gigantografia che lo ritrae davanti al campanile di San Giustino, oppure l'uomo che non deve chiedere mai, il bello senza slogan, perfetto fotomodello dallo sguardo truce e dalla camicia immacolata?

Nella fiera dei faccioni elettorali qualcuno ci vede un inutile spreco o un modo per infrangere le regole, per altri è la prova del narcisismo latente in molti aspiranti politici, per me è un'occasione di gioco: mi consente di guardare il panorama urbano della città con lo stupore che dovevano avere i marinai che scoprirono nel giorno di Pasqua l'isola delle grandi teste. Mistero di volti muti che guardano.

La pubblica esposizione di facce private rompe, per qualche settimana, la cappa angosciante e proibizionista della 'privacy'. La fiera elettorale delle facce dovrebbe essere un naturale richiamo per la satira, la burla, la canzonatura, ma questo non succede. I cittadini addomesticati dal sacro dogma della "privacy" (privatizzati o privacizzati?) restano inebetiti davanti alle facce.

C'era una volta un mondo diverso. Alcune bellissime vignette conservate nella Biblioteca "De Meis" sono state raccolte in un volume curato da Ugo De Luca, già direttore della biblioteca, insieme alla professoressa Maria Rosaria Grazioso. Ci mostrano una vivace cultura teatina che si esprimeva anche nella satira. Vignette e filastrocche che risalgono all'epoca umbertina. Nel castigato mondo borghese c'era la libertà di stampa e Chieti sapeva usarla anche per ridere di se stessa e dei propri rappresentanti politici.


I giornali che pubblicavano le caricature dei notabili si chiamavano "Il Fezio", "La Scopa", "Lu Lucecappelle", "La Mosche", "Lu Rapelazze". Matite impietose di abili disegnatori ingigantivano i difetti dei signori e trasformavano la retorica politica in un gioco di pupazzetti e di "fezierie". Finché l'onda stupida e feroce che arrivò dopo la Grande Guerra mise il bavaglio ad ogni barlume di intelligenza. Nessuno poteva farsi beffe delle parate militaresche con fez e camicia nera, sarebbe stato troppo facile. Col bavaglio alla satira e il confino della politica fu possibile preparare gli italiani alla più sciagurata e sanguinosa di tutte le guerre.

Ora viviamo una strana epoca, consumistica e cialtrona, dominata da un ricco barzellettiere che vieta ai giornalisti di parlare seriamente di politica. La politica seria è roba da comici. La TV chiude la porta a ogni discussione politica per l'intera campagna elettorale: un vero paradosso, un nuovo tabù ovvero nuova pornografia. Non sta bene parlare di escort, di trans e di massaggiatrici mentre i cittadini ci ascoltano. Solo nei covi dei carbonari (ma dove sono?) si riesce a parlare di politica, di regole condivise, di leggi leggibili, di giustizia e di libertà. Nelle sedi di partito non si può fare, non c'è tempo, probabilmente ci sono soltanto fotografi e truccatrici.

Qualche manifesto apparso recentemente sui muri di Chieti ha cercato di scherzare, pupazzettando sindaco e assessori, oppure giocando alle "tre carte" con i vecchi prestigiatori della politica teatina. Niente rispetto a quello che abbiamo letto e visto oggi sui giornali. Una storia che sorpassa ogni umoristica fantasia: la scoperta del deposito segreto del dottor Angelini. Era tanto segreto che per trovarlo è stato necessario scendere fino al piano terra, dove stanno i garages di casa sua. Il tesoro era sfuggito alle indagini patrimoniali benché le serrande dei garage occupano un intero tratto della strada. Locali strapieni di roba come il deposito di Paperon de Paperoni. I camion arrivati nottetempo per trafugare le mercanzie hanno svegliato i condomini. Nel gran fracasso Qui, Quo e Qua hanno riconosciuto le caratteristiche mascherine della Banda Bassotti sul volto degli autisti e hanno avvisato il commissario Basettoni.

La foto davanti al camion sembra la caricatura di Pietro Gambadilegno. Dice che lui non sapeva di commettere un reato e forse non si può nemmeno dargli torto. Nessuno gli ha mai contestato nulla mentre accumulava i suoi tesori e adesso scoppia uno scandalo per un semplice trasloco!

Tutto così assurdo che non s'è neanche incavolato per il solito casino combinato dai maldestri Bassotti.

Ormai parla di lui anche la stampa nazionale. L'Espresso del 18 febbraio racconta, con un certo stupore, dei medici e degli infermieri che non prendono lo stipendio da mesi restando "stretti attorno al padrone" che non li paga. Il padrone, affondato negli oltre 800 milioni di euro di debiti, vuole ancora soldi pubblici, dalla Regione, dal Comune, dallo Stato, da chiunque tranne che da se stesso. Ad attingere al proprio deposito non ci pensa nemmeno, c'è una sorta di "privacy" anche qui. I dipendenti li comanda lui ma li deve pagare qualcun altro.

Nessuno ha raccontato alla giornalista dell'Espresso la storia dei dipinti (e del favoloso Tintoretto da 50 milioni di euro), dei tappeti pregiati, mobili d'antiquariato e altri oggetti preziosi che ora saltano fuori dall'immenso garage. Chissà che non ci siano anche i puff imbottiti di gioielli come nella vecchia Sanitopoli dei coniugi Poggiolini. L'Espresso parla di due cliniche psichiatriche, quelle di cui era stata ordinata la chiusura, e non coglie le reali dimensioni del Gruppo Angelini, non racconta che in Abruzzo la sanità rappresenta quasi tutto il bilancio (passivo) regionale e che l'uomo con "l'immancabile jeans sdrucito" è stato per anni il burattinaio di tutta la politica locale. A Chieti queste cose si sanno, ma resta più comodo invocare la Regione o un altro Pantalone che intervenga a salvare la situazione, a rinnovare i contratti e ripianare i debiti mentre il dottor Angelini "trasloca", si prende una vacanza e magari poi lo rivedremo tra qualche anno, quando verrà a raccontarci una nuova favoletta del bravo imprenditore e dei servizi pubblici che non funzionano.

Ora, se ci fosse ancora "Il Fezio", si potrebbe ridere un po' di tutto questo. Invece si ride poco. Si ridacchia un po' alla Corte Costituzionale leggendo le nostre leggi antipetrolio. Se ci fosse ancora "La Mosche" e "Lu Rapelazze" si potrebbe confezionare qualche filastrocca sull'acqua privatizzata (se la compra Angelini?), sui mostri marini che appaiono davanti alle spiagge, oppure si potrebbe scherzare degli scavi sotto il Lago di Bomba (se ne parla anche qui) oppure degli elettrodotti che attraverseranno Chieti per collegare Gissi al Montenegro... No, no, non sto scherzando! sto solo immaginando che scherzandoci sopra la gente potrebbe ridere, ma poi potrebbe anche capire qualcosa, sì anche qui, nel Paese della Camomilla.

Si potrebbe ridere un po' anche delle liste elettorali, quelle sbagliate, quelle presentate fuori orario, quelle scambiate col menù della trattoria, capolista un antipasto di gamberetti. Ma siccome il popolo bue ha il sacrosanto diritto di votare, presto ci sarà un provvedimento d'urgenza della Protezione Civile in rettifica dei dati anagrafici e poi tutti i giornalisti saranno invitati alla conferenza stampa del signor Antipasto Gamberetti, vincitore designato nel listino regolarmente presentato. Non sappiamo ancora se sarà varato anche un decreto che stabilisce l'ineleggibilità dei cittadini che conoscono l'uso dell'orologio e sanno contare una lista di oltre cinquanta firme. Il solito giustizialista molisano per provocare gli avversari voleva candidare un professore di matematica con l'hobby dell'orologeria. Bisogna impedirlo perché la presenza del professore con l'orologio al polso violerebbe la necessaria par condicio: i cittadini devono scegliere i loro rappresentanti tra persone di pari imbecillità ed ignoranza, altrimenti non vale. Riuscite ad immaginare voi una democrazia senza par condicio?


02 giugno 2009

Tra leghisti e qualunquisti

A volte la politica riesce davvero a superare ogni caricatura. Ha ragione Beppe Grillo a dire che non sono i comici a buttarsi in politica, ma sono piuttosto i politici che hanno rubato la scena allo spettacolo umoristico.


Era già una barzelletta quel manifesto della Lega Nord che viene a dirci Mo avaste. Ma ora che sono apparsi volti locali sotto lo spadone del guerriero la faccenda si fa ancora più comica: è Alberto da Giussano o Nevio Pumpuledio? Come si fa ad immaginare una Theate celtica o un Abruzzo padano?


La fusione tra popolo padano, inventato al solo scopo di sfasciare l'Italia, con quelli che fino a ieri facevano ardere le patriottiche fiammelle tricolori mi sembra una scenetta da Franco e Ciccio: uno col copricapo cornuto e l'altro col sombrero di legno che vuole emulare il Guerriero di Capestrano. Politica da avanspettacolo. Adoratori e inquinatori di un improbabile dio Po che vengono a mascherarsi da marrucini o viceversa?

Ma c'è dell'altro e sembra una barzelletta anche questa: la pomposa campagna elettorale cominciata con le gigantografie del candidato davanti al campanile di San Giustino s'è ora trasformata in un nuovo Fronte dell'Uomo Qualunque: "la politica fa schifo, i partiti sono tutti uguali, le facce dei politici sono sempre le stesse..."


Un qualunquismo che di questi tempi trova sicuramente terreno fertile tra la gente giustamente delusa. Se il manifesto si concludesse con un invito all'astensionismo generale potrebbe anche avere un senso, benché poi il risultato politico sarebbe quello di dare più forza alle scelte dei pochi che, senza schifarsi, continuano a votare. Invece, dopo tanto sprezzo della politica e dei politici, il messaggio si conclude col solito Vot'Antonio.

Ma chi è, e da dove viene questo castigatore della politica? vado nel suo sito e scopro che non si tratta di un cittadino indignato, né di un fan di Beppe Grillo e non viene neanche da qualche ritiro spirituale del Tibet. E' semplicemente un politico, viene dritto dritto da quella politica nostrana per la quale mostra tanto sdegno. Ha militato nel partito di Cirino Pomicino e Giampiero Catone. Ha fatto politica a fianco dell'avv. Di Martino, il più appassionato sostenitore del Centro-Oli.

Tra i titoli personali oltre ai vari incarichi politici ricoperti negli ultimi anni (parliamo di quelli buoni dove ci sono progetti da approvare, fondi da gestire e pensioni da assegnare) c'è anche un bel cavalierato, titolo notoriamente riservato ai ben introdotti nelle stanze alte della politica. Da tale pulpito anche il qualunquismo diventa barzelletta. Pure un po' sgangherata perché il vero qualunquista oggi non direbbe più che i politici hanno tutti le stesse facce: le veline, le soubrette e le attricette che si lanciano in politica hanno visi graziosi che non somigliano affatto ai politici tradizionali. Quindi anche il livore qualunquistico dovrebbe aggiornarsi.

Infine vi segnalo la simpatica lettura "biblica" di uno spot elettorale che sembra confezionato in pieno delirio di onnipotenza. Interessante anche questo post dello stesso blog dei Menestrelli di Graelion.

Ridiamoci, finché si può. Quando la miscela di leghismo e neofascismo arriva a spargere sangue e morte non si ride più. E' di oggi la notizia dell'aggressione al Procuratore di Verona in quel profondo nord che fa paura.


19 maggio 2009

Altri manifesti

[articolo aggiornato dopo la pubblicazione]

Questa volta per segnalare altre chicche della campagna elettorale non riesco ad evitare i nomi dei partiti, vuol dire che farò un po' di pubblicità indiretta.


MO AVASTE! una battuta dialettale per invitarci a votare Lega Nord! stiamo parlando di quei gentiluomini che ci considerano terroni. Terrone, ce l'hanno spiegato diverse volte, è peggio di negro. Il razzismo sta facendo una inquietante rimonta, ma che poi ci chiedono anche il voto mi sembra troppo. A Milano vogliono introdurre un sistema di apartheid per vietare che il nostro posteriore 'terronico' possa condividere lo stesso sedile dei puri meneghini e qui, per fregarci qualche voto, vengono a scrivere i loro manifesti in dialetto abruzzese. Chissà se li avranno fatti disinfettare prima di ritirarli dalla tipografia.

Ancora più esilarante la propaganda elettorale dell'UDC, cioè quelli che si definiscono estremisti di centro. Se lo dicono loro... A questa pagina del loro sito trovate un simpatico giochino ad acchiappafarfalla, dove invece di farfalle ci sono i manifesti. Uno meglio dell'altro. Vero estremismo creativo.


Si va da quello che dimentica il secondo comandamento allo sfottò per il Cavaliere ideato evidentemente da chi dimentica che l'UDC nella nostra provincia si presenta insieme al Popolo delle Libertà, che forse ora gli alleati di centro chiameranno Popolo dell'Unico Danno o Popolo dannato? Neanche la sinistra più estrema è arrivata a questi estremi.


Per concludere c'è perfino questo, bellissimo, che descrive al meglio l'effetto finale prodotto da una campagna così spumeggiante.

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AGGIORNAMENTO: riprendo la segnalazione che ci ha fatto Maxime nei commenti. Sono andato subito a giocare col creatore di manifesti di Paulthewineguy e mi sono fatto il manifesto che avrei voluto vedere e che invece purtroppo non c'è. Eccolo:

06 maggio 2009

Il voto al contrario

S'avvicina la campagna elettorale ed ecco i primi manifesti: c'è quello quello col candidato davanti a San Giustino e quello col leader in posa con pargoletti. Ma la novità sembra arrivare da certi motti che vorrebbero capolvolgere la logica democratica. Ci dicono che non è più il cittadino a delegare il rappresentante politico, non è più l'elettore che dà fiducia all'eletto: ora è il candidato che offre la sua fiducia ai cittadini.


Una concezione della politica piuttosto bizzarra. Una forma di populismo inconciliabile col modello democratico: il candidato non chiede il voto, lo dà. Questi manifesti ci lasciano la stessa impressione di ipocrisia che si prova davanti ai conduttori televisivi quando, non avendo niente di buono da proporre, dicono agli spettatori: 'la trasmissione la fate voi'. In questo tipo di slogan propagandistico il candidato si immagina già assiso nel trono dell'eletto ed elargisce credito e fiducia ai cittadini: "fate voi, prego, fate voi!". Chissà se dopo ci sarà anche il manifesto dei cittadini che ringraziano commossi lorsignori d'essersi lasciati votare con tanta generosità.


L'abitudine alle idiozie pubblicitarie ci consente di considerare normale perfino il candidato in posa con la mano sul cuore. Una posa apprezzabilissima se fosse quella di Bossi e dei suoi seguaci davanti alla bandiera italiana. Ma qui che senso vorrebbe avere?
Con le mani giunte ci farebbe pensare che il "Credo in Te" scritto con la maiuscola sia un atto di fede rivolto al Divino Creatore, invece quella sorta di giuramento rivolto agli sconosciuti passanti è una finzione esagerata e ridicola. Un atto di fede verso il nulla e verso il tutto.

Siamo ridotti così anche per colpa degli elettori che si prestano a questi giochi. La politica dei partiti e delle ideologie è finita. Sono scomparsi anche i simboli e con essi i manifesti che illustravano qualche futuro promesso o temuto. La personalizzazione della politica ha abolito tutte le idee. Sono rimaste solo le facce. Uno sguardo più o meno intenso e una frasetta ammiccante. Un foto ben studiata e uno slogan immediato: questa è la politica. Perciò tante vallette, veline e letteronze sono in corsa per le candidature. Sanno di essere avvantaggiate: giovani, belle e già ben avvezze alle sedute di trucco e alle sale di posa. Che differenza c'è tra la reclame di Chanel, la copertina di Vogue e una campagna elettorale? Attricette e ballerine vogliono il seggio a Strasburgo, un ministero o almeno una presidenza della Consob (anche senza sapere cos'è la Consob). Così tra una Carfagna e una Carlucci ci può star bene anche una Marini. Accanto a Vladimir Luxuria non sfigurerebbe una Eva Henger.

Non era così ai tempi di Cicciolina e di Moana. Citate ancora come esempio di scandalo, mentre oggi nessuno si scandalizza della possibile candidatura di Fabrizio Corona, campione di immoralità per sua stessa ammissione. Ma perfino il paparazzo spolpafedifraghi potrebbe dirsi meno indecente di un Borghezio. Davvero non sappiamo dove arriva il peggio.

Il premier si meraviglia di chi si meraviglia: perché mai una graziosa fanciulla non dovrebbe aspirare ai seggi parlamentari e ministeriali? quale colpa possiamo imputare alle avvenenti signorine che magari sono anche dotate di regolare titolo di studio? Cos'altro si pretende?

La pensa allo stesso modo anche Emanuele Filiberto di Savoia (o di Saclà), laureato campione di ballo e prontamente proposto come capofila dell'UDC. Conosce le lingue e vanta buone parentele, cosa volete di più? quale talento dovrebbe avere un principino per sedere accanto all'euronorevole Iva Zanicchi?

Ma sì, la democrazia è già stata smantellata, i parlamenti devono solo ratificare le disposizioni di un governo legislatore, chi non saprebbe farlo? Potrebbe diventare senatore anche un cavallo, come ai tempi del disfacimento dell'Impero Romano. Lo stesso governo in fin dei conti è solo una corte di nani e ballerine che si cinge intorno all'unica testa pensante, l'unico giudice di se stesso, colui che pontifica in nome del salvifico ottimismo.


Guardando i ritratti dei padri fondatori della nostra repubblica mi domando se oggi troverebbero qualcuno disposto a candidarli o votarli. Facce troppo serie, sguardi ombrosi o severi, modi compassati. Tristezze non fotogeniche. Quale possibilità avrebbero di competere in una odierna campagna elettorale?

Cosa diventerebbe in un "porta a porta" la saggezza di Luigi Einaudi contrapposta alla furia sguaiata di una Santanché? Cosa potrebbe dire un gigante della cultura come Benedetto Croce in un dibattito a "ballarò" con Stefania Prestigiacomo o con Michela Brambilla? parlerebbero di come accalappiare i cani randagi?

Cosa capirebbero i telespettatori abituati al Grande Fratello e Maria De Filippi se potessero ascoltare i discorsi dai risvolti sottili e dalle articolazioni complesse com'era nello stile di Aldo Moro?

Vicino a De Gasperi, Calamandrei, Parri e Pertini certi personaggi non dovrebbero starci neanche a fare da lustrascarpe, invece accade il contrario. Arroganza e stupidità prevalgono e non accettano la vicinanza con un premio Nobel. L'abbiamo visto di recente, quando Rita Levi Montalcini è entrata in senato tra gli irripetibili insulti di una teppaglia parlamentare. Lei, dall'alto dei suoi anni, portatrice di uno stile impeccabile, di alti meriti scientifici e di eccezionali riconoscimenti veniva lungamente sbeffeggiata dai rappresentanti della volgarità, dell'ignoranza e della prepotenza.

Mi chiedo anche cosa sarebbe oggi l'Italia se la nostra repubblica, invece di affidarsi ai maestri del pensiero politico, si fosse fatta governare fin dall'inizio dalle soubrette. Isa Bluette e Wanda Osiris avrebbero guidato la ricostruzione e il boom economico? Le sorelle del Trio Lescano e una eccentrica marchesa Casati al posto di Nilde Iotti e Tina Anselmi ci avrebbero dato le autostrade, le università e il servizio sanitario nazionale? Eppure oggi ci affidiamo a persone che non reggono neanche il confronto con le sciantose di allora.
Un'Italia governata da Edy Campagnoli e Sabina Ciuffini sarebbe stata povera ed emarginata , ma sicuramente equilibrata e dignitosa. Oggi la affidiamo alle ragazze da calendario, agli sputacchiatori e agli agitatori di mortadelle. Gli stessi che in tempo di elezioni ci guardano dai cartelloni dicendo "abbiamo fiducia di te". E bisognerebbe aggiungere "e contiamo soprattutto sulla tua dabbenaggine".

10 luglio 2008

Autopposizione

Il manifesto autocelebrativo del sindaco Ricci è un clamoroso autogol: stiamo ridisegnando la città con i Pooh, il settembre scalino, l'ex Pescheria, il sito internet... il sindaco ci ha inserito anche il Festivalbar che invece dovrebbe cercare di far dimenticare e poi altre indicazioni cifrate o "zippate", quindi prive di senso per il cittadino comune.

All'inizio ho pensato che fosse uno scherzo fatto dall'opposizione, una presa in giro, perché volendo qualche cosa da scrivere il sindaco Ricci l'avrebbe anche avuta: il Villaggio Mediterraneo (inteso come quartiere disegnato razionalmente e non come investimento), il progetto del parcheggio nei pressi del Terminal, il progetto di tunnel sotto la città con ascensori, l'accordo per recuperare importanti edifici finora destinati a caserme, il progetto di collegamento diretto tra il centro storico e la zona Ospedale-Campus, il parcheggio sotto la Villa. Sono solo progetti, però se fossero portati a termine potrebbero davvero contribuire a "ridisegnare" la città. Sono anche cose che la maggior parte dei cittadini ignora perché l'Amministrazione comunale non ha un canale di comunicazione (o forse ce l'ha ma evita di usarlo per comunicare i propri progetti) ha promesso trasparenza e ha realizzato la massima opacità.

Il manifesto poteva essere un'occasione per annunciare l'esistenza di questi progetti, invece l'hanno usato per scriverci Tempietti Romani, Casina dei Tigli, ex Pescheria. Queste sono semplici concessioni d'uso, che ci azzecca col ridisegnare la città? se proprio ci si vuole vantare di quello che è stato concesso ad altri di fare, allora si poteva citare l'Ater che sta realizzando una Casa per Studenti a Chieti alta e un Bed&Breakfast alla Civitella.

Chieti è così: l'amministrazione fa affiggere manifesti che sembrano esperimenti di autodenigrazione, in pratica si fa opposizione da sola, come quei consiglieri che tendono ad offrire pubblicamente il peggio di se stessi.

Fate il confronto tra queste due descrizioni del medesimo evento: qui parla una normale cittadina, qui la stessa situazione descritta dal partito maggiormente responsabile delle istituzioni locali. Non c'è bisogno di commenti, i due linguaggi non hanno alcun punto d'incontro, siamo alla caricatura del gergo politichese.

Invece l'opposizione fa il contrario, fa da sostegno, cerca di farci capire che è meglio tapparsi il naso e sopportare, perchè tanto non c'è alcuna alternativa alla pochezza che oggi vediamo. Al massimo si tornerebbe a ridisegnare la città con i fiorellini nelle aiuole e una bella scritta sulla porta del Municipio.

Il 10 maggio scorso c'è stata una manifestazione organizzata dall'opposizione (ce ne ha dato entusiasticamente notizia Enio in un commento al mio post "Antennopoli"). Io non ne ero informato e mi sono trovato per caso alla Trinità mentre passavano alcuni signori con palloncini colorati e l'immagine del sindaco Ricci, Ho visto anche un bambino che tirava la sottana della mamma per avvicinarsi, pensava sicuramente di poter avere un palloncino in regalo e qualche caramella. Ho pensato subito ad uno strano ed originale modo di farsi pubblicità. Forse, mi son detto, il sindaco Ricci vuol copiare quello che si fa nelle convention americane. Invece no, era l'opposizione che gli stava facendo quella pubblicità. E gliene fa ancora di più quando mostra di non avere idee per risolvere i grandi problemi (Olit, Burgo, Teatro, mobilità, servizi scadenti) e preferisce stracciarsi le vesti per le minuzie.

Beh, occupiamoci di minuzie anche noi: perché nel manifesto sono citati i Pooh, i Negramaro e non c'è alcun riferimento a quel bellissimo spettacolo con Edoardo Bennato e l'orchestra del Marrucino? si vuol censurare Bennato (troppo comunista?) o si vuol cancellare il ricordo di un'orchestra classica capace di stupire anche con la musica moderna?

C'è anche un'altra omissione che salta agli occhi in questi giorni di damigelle e di bianche parrucche. Perché tra gli spettacoli non viene nominata la Settimana Mozartiana? forse non contribuisce a "ridisegnare" la città come ha fatto il FestivalBar? oppure non si può nominare ciò che ha avuto origine 'prima' con la firma del Maestro Rendine?

E cosa dobbiamo pensare del Festival Chieti che non è nato 'prima', ma dopo, sotto l'egida dell'amministrazione Ricci e con la firma del Maestro Pancella? proscritto anche lui, l'amico che ci aveva regalato il concerto in Piazza Vico insieme a Bepi D'Amato per festeggiare il cambiamento? facciamo come facevano Hitler e Stalin con chiunque fosse uscito dalle loro grazie: li cancelliamo pure dalle vecchie fotografie di quegli eventi?
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11 giugno 2007

L'accoglienza

Ieri, durante la celebrazione di Corpus Domini, l'arcivescovo mons. Bruno Forte ci ha esortato all'accoglienza e alla solidarietà. Spero tanto che le sue parole possano sortire qualche effetto.
Basta guardarsi intorno per vedere quanto sia difficile proporsi questo obiettivo: nemmeno i cartelli che raccontano la storia dei palazzi di Chieti (l'unico elemento che dà il segno di un'accoglienza turistica) vengono risparmiati.
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20 maggio 2007

Il profeta del muro sapienziale

Sui muri di Chieti sono comparsi alcuni manifestini con sermoni dattiloscritti.

All'inizio l'anonimo si definiva "ex politico incazzato per la situazione della città" e se la prendeva con il modo di essere del teatino medio (greve, mediocre, ipocrita, impostore) e con la pochezza dei politici e con il vuoto delle ideologie fino a concludere il suo sfogo con un messianico "in verità di dico..."

Poi ha cambiato registro e, dopo aver precisato che il suo non è uno sfogo, ha continuato a tracciare un profilo sociologico di Chieti accusando di penuria spirituale commercianti, nobilotti, insegnanti, associazioni culturali e circoli di eruditi. Anche gli artisti sono indicati come parassiti, poveri illusi, folli scampati al manicomio. Però alla fine si definisce egli stesso artista e ottimista.

L'anonimo è così ottimista da annunciarsi anche come gruppo per proporre una rinascita di Chieti attraverso il dialogo con la gente (un dialogo senza faziosismi che possa realizzare "una vera identità condivisa").

Ma a quale gente viene proposto questo meraviglioso dialogo? qual è il "popolo vero" con cui bisogna parlare? non è quello stesso popolo fatto di finti eruditi, di sgallettate insegnanti, di aridi nobilotti, di inetti elitari, di avidi commercianti e di politichesi che tutti insieme compongono quella società civile teatina "rintanata in un sepolcro puzzolente"?

L'anonimo non sembra preoccupato che le categorie da lui tanto schifate siano composte dalle stesse persone che compongono l'amato popolo a cui si appella.
Il suo problema è solo di metodo e perciò si interroga sulla validità del messaggio anonimo furtivamente e abusivamente attaccato sui muri. La sua conclusione è che l'anonimato è un diritto e il muro è un valido mezzo di comunicazione. In questo l'ignoto artista non sbaglia: attraverso i muri della città si esprimeva negli anni passati un artista, un creatore di ombre. In anni ancora più lontani ci fu anche un anonimo poeta notturno che dipingeva i suoi versi direttamente sull'asfalto delle strade. "Il Muro" è anche il nome scelto da un'associazione culturale teatina presente anche su internet. Chieti è anche questo: espressione murale. E sui muri affiora anche l'anima nera di Chieti, quel profondo rancore fascista che rende irrecuperabile questa città.

L'anonimo non cita i precedenti, propone una sua teoria del "Muro Sapienziale" che potrebbe anche diventare una sorta di bacheca collettiva come suggerisce un blog che ha già proposto qualche riflessione sulle 'gesta' del verboso attacchino.

Però, nell'ultimo messaggio l'artista si trasforma in "profeta" del "glorioso" muro sapienziale e annuncia la VENDETTA DELL'INCONSCIO. In questa nuova analisi dei mali teatini le colpe e le nefandezze di questi e di quelli sembrano scomparsi, dissolti nella nebbia sociologica in cui restano pesanti accuse verso l'odiata classe politica "demente e vecchia", assisa sulle sedie dei palazzi ad ordire lo sfruttamento dei giovani, quei giovani che il profeta chiama al risveglio e all'azione.

A me sembra che i giovani non badano affatto ai manifestini e non avranno alcuna curiosità nemmeno per queste mie note gettate nel mare magnum di internet, ma la mia è sicuramente un'osservazione gretta e priva di ispirazione.

Riferisco tutto questo perché dopo aver letto i sermoni murali ho scoperto che la profezia dell'anonimo attacchino potrebbe avverarsi, infatti, per iniziativa di alcune associazioni culturali tanto odiate dal nostro profeta murale, il prossimo 30 giugno ci sarà una giornata dedicata alla creatività. Saranno allestiti per esibizioni di teatro, danza, cucina, archeologia, dibattiti socio-politici, arti marziali, letteratura, medicina e forse non mancherà un muretto per materializzazioni di sapienza profetica.

Se non è potenza della profezia mi sembra comunque una fortunata convergenza di intenti. Chissà se il profeta murale coglierà l'occasione per contaminare il suo alato pensiero dialogando con la folla che il prossimo 30 giugno s'accalcherà intorno agli stand della creatività.
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07 marzo 2007

Le scritte vergognose aumentano

Un frequentatore di questo blog ci ha segnalato il significato delle scritte recentemente comparse in città: "al cops are bastards" che non sarebbe diverso da altre già viste se non per quel -1 che la precipita al più infimo livello immaginabile di stupidità e immoralità.

Nelle mie intenzioni questo blog avrebbe dovuto lanciare alcuni spunti di riflessione sulle cose che potrebbero migliorare nella nostra città e non vorrei quindi soffermarmi più di tanto sulle tracce di balordi imbrattamuri.

Però, quanto al blog, sto perdendo fiducia nella mia idea iniziale, cioè nella possibilità che i piccoli suggerimenti pubblicati qui possano arricchirsi di altri contributi e di altre segnalazioni e che, tra critiche e aggiunte, le piccole idee possano crescere fino a diventare vere proposte e arrivare anche agli amministratori della città. Finora questo non è avvenuto, nel senso che le discussioni non hanno dato corpo alle proposte e l'unica cosa positiva è che alcuni piccoli problemi hanno fortunatamente trovato soluzione da sé (per esempio il parcheggio del Teate Center).

Il blog però mi ha fatto scoprire una cosa che non sapevo, che questa città della camomilla sotto la sua calma apparente cova un rancore represso. Infatti sono molti i commenti che esprimono rabbia verso il Palazzo e pochi quelli che esprimono una voglia di fare concretamente qualcosa.

Il rancore è la nota prevalente anche in altri siti e finisce per essere il segno più evidente di Chieti sulla rete. In qualche sito ho trovato perfino lamentele per il mercato della verdura che alla fine del mercato lascia sulla piazza tracce di verdura, incredibile! Le poche iniziative di segno diverso (come il Piccolo di Chieti) stentano a trovare terreno e inaridiscono rapidamente, vittime di un effetto camomilla, se non si emancipano allargando la loro base.

Poi guardo la città e non riesco a capire se la frustrazione è realmente diffusa tra la gente o se internet diventa una facile valvola di sfogo per pochi arrabbiati, ma vedo che nei blog ricorre spesso il richiamo a Teate e alla "teatinità", come se un'impennata d'orgoglio potesse risolvere qualcosa, come se della città attuale si volesse cancellare anche il nome per riesumarne uno più antico. Ma questa "teatinità", mi chiedo, è un amor patrio che può abbinarsi ad una matura coscienza civile oppure è un sentimento oscuro che si mescola al sapore razzista e fascista delle scritte che imbrattano i muri e non si arresta nemmeno davanti alla raccapricciante idea di esultare per la morte inflitta ad un generoso tutore dell'ordine, come ci mostra quell'orribile -1 che per fortuna molti leggeranno senza capire?

05 febbraio 2007

Il funerale di Filippo Raciti

Oggi in TV dalla cattedrale di Catania abbiamo visto, davanti alla bara di Filippo Raciti avvolta nel tricolore, la giovanissima vedova e i due figli in una composta dignità che riportava alla memoria quella di Jacqueline Bouvier con i figli Caroline e John-john nel giorno in cui l'America piangeva il suo Presidente.

Quella di Filippo Raciti, generoso poliziotto, è una famiglia modesta che la tragedia ci mostra come monito e modello. Persone semplici che diventano giganti davanti alla passerella dei politici e al vergognoso disprezzo dei matarresi.

Lo chiamano calcio, ma è soltanto scuola di odio e palestra di violenza. Non c'è sport, dalle migliaia di tifosi che praticano ovunque una violenza fine a se stessa, che in ogni occasione esprimono il loro furore razzista, all'ostentata illegalità dei dirigenti passando per le testate e gli sputi con cui si esprimono i grandi campioni, c'è solo una fogna da chiudere.

05 novembre 2006

Ebrei, zingari, pescaresi & C.


CHIETI-PESCARA: è una banale forma di rivalità? una situazione da derby come quella di Roma-Lazio e Inter-Milan? oppure è un odio vero, viscerale?

Queste scritte sui muri, che evocano il peggior razzismo, non mettono allegria. Forse non c'è niente di pericoloso, forse è solo tifoseria, solo violenza verbale, echi di uno sport che non riesce ad andare oltre l'idiozia delle antiche arene, oltre la pura bestialità. Ma forse c'è anche altro, perché la rivalità tra Chieti e Pescara riemerge anche nei discorsi sull'area metropolitana, sull'università, nei preparativi per i giochi del Mediterraneo...



Chieti è la vecchia padrona che si sente spodestata e insulta la giovane "parvenu" di cui invidia il successo. La vede troppo bella, troppo brava, troppo indipendente.

La giovane e dinamica Pescara si gode le sue fortune, gli ampi spazi e le sue naturali libertà senza neanche accorgersi che la sua prosperità risulta sfrontata e insultante per la vecchia Chieti.



Più che un derby sembra una storiaccia familiare, quella di una madre che odia la figlia: troppo austera e bigotta la madre o troppo attraente e libertina la figlia, e nessuna delle due riflette su quanto sia inutile e stolta quella rivalità.

Se non riescono e non vogliono completarsi vicendevolmente mettendo insieme doti così diverse, le colpe sono sicuramente reciproche, ma qui parliamo di Chieti e dell'amarezza di vedere l'orgoglio di una città, che si sente nobile, esprimersi con insulti volgari della peggior specie.

Con queste scritte Chieti mostra una nobiltà simile a quella del figlio del nostro ultimo re, passato dalle galere francesi e quelle italiane, dagli affari più squallidi al più triviale dei linguaggi. E' questa forse la nobiltà? oppure c'è qualcosa di nobile nell'emulare i fedeli servitori del caporale boemo e dei suoi dissennati e feroci sogni di gloria ariana?
No, non è possibile, questa non sarebbe nobiltà e nemmeno dignità. Allora suggeriamo ai sostenitori dell'orgoglio teatino e a tutti i ragazzi che frequentano i club calcistici di organizzare una bella squadra di ripulitori per cancellare queste scritte che sono ferite all'immagine e alla coscienza della nostra città.