
Nel vedere il declino della nostra città e della nostra regione non mi sento soddisfatto. Poi, vedendo che la maggioranza delle persone non vede, non vuol vedere, non vuole affrontare i problemi, coltivando l'illusione che qualche benefattore umano o alieno verrà a toglierci dai guai, mi sento anche sfortunato.
Non è stato sempre così e oggi non posso fare a meno di ricordare quella mattina di 40 anni fa nella quale mi sono sentito fortunato dell'epoca in cui m'era capitato di vivere.
Ero un bambino e i miei genitori non vollero lasciarmi seguire l'interminabile diretta televisiva. Mi mandarono a nanna prima di mezzanotte, però io mi svegliai prestissimo per tornare in tinello, davanti alla TV, dove c'era Tito Stagno e il collegamento da Huston. Era esaltante per un bambino quella consapevolezza di assistere ad un evento unico nella storia dell'uomo: lo sbarco sulla luna.
Quella strana forma del LEM, le orme di Neil Armstrong come quelle di un nuovo Cristoforo Colombo, i passi saltellanti di Buzz Aldrin, la voce roca di Ruggero Orlando, la promessa fatta dal presidente Kennedy, la storia di Wernher von Braun e quella di
Rocco Petrone.
Quello fu il coronamento di un periodo straordinario in cui tutto era dominato da un senso inarrestabile di progresso: le case che si riempivano di elettrodomestici, sulle strade sfrecciavano modelli sempre nuovi di automobili, Albert Sabin e Christian Barnard avevano aperto nuove frontiere della medicina, la musica si rinnovava con slanci meravigliosi, la pop art, le minigonne, le chitarre che arrivavano perfino nelle chiese... forse nessun'altra epoca ha mai regalato agli uomini tanto entusiasmo.
Quel 21 luglio 1969 fu un giorno da eroi. Collins, Armstrong e Aldrin aspettavano soltanto un nuovo Omero che ne cantasse le gesta per i millenni futuri. Generazioni di pendolari del cosmo avrebbero ricordato i pionieri di quella prima trasvolata spaziale. Almeno era questo che io allora immaginavo.
Non sapevo che quella bandiera a stelle e strisce piantata sulla luna stava chiudendo un'epoca. Un'altra era già cominciata con l'assassinio dei fratelli Kennedy e del reverendo King, i colpi sparati a Rudi Dutschke, il rogo di Jan Palach a Praga... una rivincita dell'odio che sarebbe arrivata anche in Italia a cominciare dal 12 dicembre di quello stesso sessantanove. Ora c'è perfino chi vorrebbe cancellare anche il ricordo di quegli anni favolosi di famiglie che compravano le Seicento, di ragazzi che ascoltavano le canzoni dei Beatles e di Celentano nei Juke Box, studenti che inventavano i nuovi congegni dell'elettronica. Oggi c'è chi vorrebbe far ricadere su di loro le colpe di quello che è successo dopo. Come se l'odio e la violenza seminati da Videla e Pinochet, l'oscurantismo di Pol Pot e di Komeini, le trame piduiste, gli sfaceli del neoliberismo prima e della Shock Economy dopo e il degrado morale e civile che ne è derivato, avessero qualche legame col Rock & Roll, col rinnovamento spirituale voluto da Papa Giovanni oppure con gli ideali proposti nei film di Spencer Tracy e di Doris Day. Oggi c'è perfino chi dice che la missione Apollo fu solo un grande inganno. Vogliono farci rassegnare al peggio. Gli anni sessanta non sono mai esistiti e non erano quello che ci ricordiamo. Vogliono farci credere che il successo di un giovane non può essere quello di seguire le orme di Rocco Petrone e di Federico Faggin, ma di finire in TV nella squallida casa del Grande Fratello.
Mentre viene distrutta deliberatamente la scuola pubblica, cancellata ogni traccia di meritocrazia, la TV arriva a proporre
interrogativi sulle donne ingravidate dagli alieni e sulle possibilità di clonare Gesù Cristo (sic). Ragazzi senza guida di adulti si trovano così a crescere soli in questo mare di scemenze raccapriccianti, accompagnati da un continuo richiamo agli istinti più bassi, agli egoismi e alle violenze trasformate in ordinaria competizione esistenziale. Formazione di nuovi servi di una nuova società feudale.

Il quarantennale della luna ci consente di tornare a guardare
le facce dei tre eroi dell'Apollo 11 e vedere che sono vecchi ma ci sono. Soprattutto è bello leggere che non hanno perso l'entusiasmo di allora. Vorrei dire a tutti i bambini di appendere alle pareti delle loro camerette il poster di questi tre vecchietti che sono molto più giovani di qualunque tronista, molto più affascinanti di Britney Spears, molto più trascinanti di qualunque stregone da Harry Potter o Signore degli Anelli: né Silente, né Gandalf sono mai arrivati sulla luna.