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08 novembre 2012

La chiamano movida



Un lettore del blog mi ha segnalato una situazione di grave disagio dei residenti nel quartiere Santa Maria (Trivigliano): il problema è causato da persone che si intrattengono in strada fino tarda notte senza rispetto di quella che un tempo si chiamava “quiete pubblica”. I rumori si prolungano fino al mattino, ma la cosa peggiore è che molti avrebbero anche preso l'abitudine di usare i vicoli come bagni pubblici. Pare che ciò avvenga tutte le sere nel periodo estivo e nei fine settimana degli altri periodi.  Il lettore mi dice che la mattina nei vicoli c'è un insopportabile tanfo di urina, sporcizia, e che più volte i residenti, preoccupati anche per la propria sicurezza, si sono rivolti alle forze dell'ordine. 

06 gennaio 2011

Befana horror

Vabbè che commercianti teatini non brillano per cortesia... vabbè che i bambini ormai sono abituati al peggio, dagli orchi e le streghe cattive delle vecchie favole sono passati alle inquietanti creature mutanti della realtà virtuale... vabbè che ormai la befana è stata soppiantata dal più fotogenico e consumistico Babbo Natale, però una bafana così spaventosa te la risogni la notte. Ha gli occhi che s'accendono di rosso dietro la vetrina di un negozio.

Se li tenesse pure i suoi regali - avran pensato i poveri bimbi passati davanti alla vetrina, spero non di notte - meglio non vederla mai più!

24 febbraio 2010

Una pila acrobatica

ARTICOLO AGGIORNATO DOPO LA PUBBLICAZIONE

Piangono i commercianti di Chieti. Subiscono la concorrenza dei centri commerciali, ma per fortuna c'è anche chi non ama quei posti pullulanti di folle anonime.

Oggi ho avuto qualche noia al computer. Ho capito che si stava scaricando la batteria interna. Ho tolto il pannello e ho estratto il bottoncino (Sony CR 2032). Non mi piace salire in macchina per andare fino ad una cattedrale del commercio solo per comprare qualche minutaglia, così sono andato in un negozio di materiali elettrici che si trova nel centro di Chieti (vorrei farne il nome, ma non posso perché si rischia di commettere una diffamazione anche se quello che racconto è rigorosamente vero) ho mostrato la mia piletta al negoziante che ha armeggiato un po' tra diverse scatolette e poi mi ha consegnato la piccola confezione di una Maxell CR 2032. Sei euro.

Mi sembrano un'enormità sei euro per una pila. Credo di aver pagato meno della metà per un oggetto simile che alimentava un orologio da scrivania, ma potrei sbagliarmi perché è difficile valutare il prezzo di cose che si comprano di rado.

"Posso buttare la vecchia?" mi ha chiesto il commerciante. "Certo, se siamo sicuri che questa è uguale." Ho messo in tasca l'acquisto e mi sono avviato verso casa cercando di consolarmi al pensiero che se anche l'avevo pagata il doppio del suo prezzo comunque avevo risparmiato un viaggio di diversi chilometri fino al centro commerciale. Magra consolazione per uno che vive in centro in una casa pagata ai prezzi di un centro. A Sambuceto, in mezzo a tanti magazzini, avrei meno spese. Però in qualche modo dobbiamo anche illuderci per non soffrire troppo di queste piccole cose.

Solo che la mia illusoria consolazione è durata poco. Arrivato a casa ho tirato fuori il piccolo oggetto dalla tasca notando che la scritta sul fondo della confezione di plastica trasparente era scomposta, come se fosse strappata, ma il retro della scatola era integro. Solo nell'aprirla mi sono reso conto che plastica e cartone erano stati malamente ricomposti e bloccati con un punto metallico di cucitrice. Qui scatta di nuovo la giustificazione consolatoria: può succedere che una confezione si rompe e qualcuno la salva con una spilletta. Anche questa illusione è durata poco perché dentro la confezione c'era una pila Panasonic che ora sta facendo funzionare il mio computer. Speriamo che duri abbastanza, ma la prossima volta prenderò la macchina, forse è sufficiente scendere a Chieti Scalo anche senza arrivare ai grandi centri commerciali.

Ultima consolazione: forse la pila che ho comprato non vale niente, ma i complicati esercizi di abilità per infilarla nella confezione semiaperta e poi spillarla in modo che il punto metallico rimanga nascosto dietro la stessa pila non valgono più di sei euro? A pensarci bene avrei dovuto riportare la merce al signore che me l'ha venduta per vedere se, dopo le scuse di circostanza, me l'avrebbe sostituita con una Sony CR 2032 identica all'originale, magicamente riposta dentro una confezione Panasonic raccattata da qualche cestino. E poi dicono che a Chieti non c'è la cultura del riciclaggio.

AGGIORNAMENTO

Nella foto ho voluto riprendere anche lo scontrino del mio nuovo acquisto. Faccio pubblicità gratuita a chi se lo merita e mi serve anche per mostrare che non è un centro commerciale, ma un normalissimo negozio di Pescara che sa farsi preferire anche ai brico-center della grande distribuzione.


31 gennaio 2007

Le vie del nuovo Santuario


Il cammino dei pellegrini non è mai agevole. I rischi e le fatiche sono come sacrifici e preghiere che essi offrono alla divinità.
Il pellegrinaggio verso il nuovo santuario è continuo e molti lo compiono anche a piedi. Camminano sulla strada, attraversano gli innesti delle rampe dove non ci sono marciapiedi o passaggi pedonali e passano anche quando è già buio, sprezzanti del pericolo. Nulla può fermare i pellegrini lungo via Piaggio, via Tirino, nei sottopassaggi della ferrovia e dell'asse attrezzato.

I pellegrini sono giovani attratti verso lo splendore del dio Mercato, la vera e unica divinità che domina i nostri giorni. Non è la mia fede, tuttavia so che ogni culto merita rispetto e anche i pellegrini del Megalò hanno diritto a raggiungere il loro Santuario commerciale, ma sarebbe opportuno evitare i pericoli a cui quei giovani si espongono: una linea d'autobus che prolunga la sua corsa fino al santuario non sarebbe male e anche i marciapiedi e gli attraversamenti pedonali per i più bigotti che vogliono continuare ad arrivarci a piedi. E qualche lampione in fondo alla via Piaggio.
La suggestiva processione senza canti e senza lumi si potrebbe continuare a farla lo stesso, ma nella zona pedonale del parco fluviale.
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17 dicembre 2006

Anima e centro della città

Di solito preferisco le vecchie case di mattoni, i vicoli, le piazzette, le piccole botteghe, i borghi... non amo la linearità delle architetture moderne, i bagliori delle vetrine, eppure... il centro storico di Chieti in questi giorni di shopping natalizio mi è sembrato triste.

C'erano i tappeti rossi che mi ricordano quelli verdi voluti da una sciagurata amministrazione del passato; c'erano i ragazzi con la faccia annerita in una grossolana mascheratura da spazzacamini di Mary Poppins; c'erano i pony e il trenino nel vuoto di piazza San Giustino; c'erano anche animatori le cui urla distorte e amplificate da pessimi megafoni violentavano l'armonia di piazza Vico.

Sono andato via e ho raggiunto il centro di Chieti, che si trova nel fosso più umido della valle, spianato come un lager: il Megalò.

Laggiù c'era la gente, i giovani intorno alla grande fontana, i cartelloni del cinema, i bar e le pizzerie con i tavoli gremiti, la sala col bigliardo e i videogiochi, i ragazzi che si cercano per scherzare e amoreggiare. E tutto questo fa diventare bella anche quell'irreale architettura da Star Trek. C'era perfino una guardia, una guardia privata naturalmente, con lo sguardo attento sui passanti, sufficiente a dare un minimo senso di sicurezza, e non di noia come quella dei vigili urbani che stazionavano in piazza Valignani.

Al Megalò non hanno bisogno di comparse e di animatori, di trenini e di casette, perché il centro si anima da solo.

Il Megalò non è stato l'ennesimo mercatone temuto dai commercianti per ragioni di concorrenza, non è solo un nuovo campo di concentramento commerciale, con l'operazione Megalò si è compiuto un esproprio: i proprietari dei locali del centro e degli antichi palazzi hanno perso il loro patrimonio immobiliare e sono stati indennizzati con vecchie strutture di una periferia destinata al degrado, e questo è avvenuto senza che alcun bene sia stato toccato, tutto è com'era prima, ma niente è più quello di prima, perché la città è stata espropriata dell'anima e purtroppo gli espropri d'anima non prevedono procedure legali, né garanzie amministrative. L'esproprio d'anima si compie nell'ombra e nel segreto di una stanza, tra un Faust che vuol fare il grande affare della vita e uno schivo Mefistofele che cela le sue vere intenzioni.

Girando per i borghi, i vicoli, e le vecchie chiese ho sempre saputo che le città costruite a mano dagli uomini, dagli scalpellini, dai carpentieri e dagli altri sapienti artigiani hanno ciascuna una propria anima, ma non sapevo che un diavolo potesse comprare anche queste anime urbane. Ora lo so e mi chiedo se il grande affare del Villaggio Mediterraneo, le cui trattative si svolgono ancora nell'ombra di stanze faustiane, non sia un'altra negoziazione d'anima. Ma quale altra anima si sta vendendo ancora la nostra vecchia Chieti?

24 luglio 2006

L'anima del commercio

Ecco, ho trovato quello che mi serve e l'ho trovato nel piccolo negozio di Chieti, senza andare in giro per mercatoni e ipermercati. Il commerciante mi dice che dovrà ordinarlo. Va bene, l'importante è che sia disponibile in settimana.
Avute rassicurazioni in merito sto per uscire dal negozio quando il commerciante mi chiede un acconto:
- Mi lascia cento euro?
E' la metà del prezzo, mi sembra troppo: se l'oggetto non arriva nei termini promessi che faccio, non avrò più tempo per cercarlo altrove e avrò perso anche la metà del valore. Non dovrei essere io a rischiare, ma lui che mi ha garantito la celerità. Comunque sia accetto:
- Le lascio 50 euro, non ho di più.
- Va bene - dice il commerciante prendendo la banconota e segnando qualcosa su un quaderno.
- Scusi non mi dà una ricevuta?
- No, non c'è bisogno, ho segnato qui.
- Ho visto che ha segnato sul suo registro, ma a me non ha dato niente.
- Sì, ma siamo sulla fiducia, non si preoccupi.
- No, non voglio negarle la mia fiducia, ma se tra due giorni, quando verrò a ritirare la merce ci sarà qualcun altro?
- Bhè, se proprio insiste le faccio uno scontrino - e batte 50 euro sulla calcolatrice di cassa.
- Che ci faccio di uno scontrino? un normale scontrino d'acquisto non dimostra mica che ho lasciato un acconto per qualcosa che non mi è stato ancora consegnato.
- Va bene - mi dice il commerciante riprendendosi lo scontrino senza nascondere l'irritazione per la mia pignoleria. Quindi scrive un "acc" sul retro dello scontrino.
La sigla "acc" potrei farla anch'io sul retro di qualunque scontrino, ma ormai sono stufo, non ho voglia di fare il "pignolo" e ho capito che sarebbe duro spiegare cos'è una ricevuta ad un signore che esercita il commercio da almeno quarant'anni.

La prossima volta andrò direttamente in un mercatone, non tanto per risparmiare soldi, ma per evitare l'imposizione della legge inversa della fiducia. Già, perché quella che un tempo era considerata l'anima del commercio a Chieti i commercianti la pretendono dal cliente!

13 giugno 2006

Chiuso per partita

La sera della prima partita dei mondiali di calcio: strade vuote e silenziose in una tiepida e meraviglioasa aria primaverile.

Sono tutti rientrati a casa per vedere la partita Italia-Ghana.

Due ragazze mi chiedono indicazioni per il pub Mary Roy, lo troveranno chiuso. Qualche bar è aperto, ma nessuno ha pensato di mettere i tavolini davanti ad una TV, nessun s'è organizzato per vivere socialmente questo inizio di campionato. Forse ci penseranno giù, nelle spianate d'asfalto dei mega-centri commerciali. Lì dove le offerte non mancano mai.

Vorrei suggerire ai commercianti della Chieti storica di non chiudere bottega quando c'è qualche evento particolare, ma piuttosto di utilizzare queste occasioni (gratuite) per aumentare l'offerta e l'ospitalità.