Pagine

Visualizzazione post con etichetta villaggio mediterraneo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta villaggio mediterraneo. Mostra tutti i post

08 settembre 2010

Ciao Peppe


Il rientro a Chieti è segnato da notizie tristi. Leggo sulle locandine dei giornali che il sindaco è furioso con la sua litigiosa compagnia; Teateservizi è sull'orlo del baratro; attività significative si apprestano a chiudere; scuole nel caos amministrativo che dovrebbero accogliere i ragazzi in edifici malsicuri, mentre le scosse del terremoto tornano già a farsi sentire; c'è stato anche un omicidio a San Martino commesso da ladruncoli colti a rubare qualche litro d'olio, segno della miseria che ricompare dopo mezzo secolo di benessere diffuso.

A parlare di queste cose c'è rischio di sprofondare nello sconforto, in più ci sono i manifesti che annunciano le dipartite. Alcune ci colpiscono come perdite ingiuste. E' il caso di Peppe D'Angelo che mi coglie di sorpresa. Ci ha lasciato troppo presto, ma ci ha lasciato anche un ricordo forte.

05 novembre 2007

Il prezzo delle case

Nei commenti a questo blog si sviluppano discussioni che spesso scivolano nella ricerca delle colpe: se a Chieti le cose vanno male è colpa dell'amministrazione comunale, e quella precedente aveva forse colpe ancor più grandi senza dire delle colpe della DC: no, dice qualcun altro, la colpa non è degli amministratori ma piuttosto dell'apatia dei cittadini, buoni solo a sciocche vanterie che si traducono in disprezzo per i forestieri.

Io credo che siano vere tutte queste cose: ogni città ha l'amministrazione che si merita. Che sia di destra, di centro o di sinistra, Chieti ha sempre avuto amministrazioni da paese perché evidentemente è quella la mentalità dominante.

Nella discussione relativa all'ultimo post qualcuno ha cercato di guardare anche ai fatti e ci ha fatto notare che Chieti negli ultimi anni ha perso in numero di abitanti perché molti hanno scelto di trasferirsi in altre località a causa dei prezzi delle case. Una casa a Chieti costa troppo sia da comprare, sia da prendere in affitto.

E' questo il ragionamento che ha indotto l'attuale amministrazione ad investire tutte le proprie energie sulla realizzazione del Villaggio Mediterraneo. Il villaggio immetterà un gran numero di nuovi alloggi proprio nella zona del Campus e dell'Ospedale. Questo aumento dell'offerta dovrebbe riequilibrare i prezzi verso il basso. Così, risolto il problema dei prezzi, si dovrebbe finalmente invertire il flusso dei traslochi.

Solo alla prova dei fatti riusciremo a vedere se la strategia adottata è giusta, ma io pur riconoscendo alla giunta Ricci di aver provato in questo modo a governare il territorio invece di assistere passivamente allo sviluppo incoerente e disordinato che ci ha portato a questo punto, nutro forti dubbi sulla bontà della strategia per due ordini di motivi: il primo è che le famiglie che ormai hanno comprato casa a Manoppello, Cepagatti o Villanova non torneranno indietro; il secondo e che, a mio avviso, i prezzi alti di Chieti non sono effetto di una situazione oggettiva del mercato (scarsa offerta rispetto alla domanda), infatti le case vuote, sfitte o in vendita sono tantissime a sono tanti i palazzi inutilizzati. Le leggi del mercato avrebbero già dovuto far scendere il livello dei prezzi. Se questo non è avvenuto ci sono ragioni soggettive (i proprietari delle case appartengono ad un ceto che può contare su ottimi redditi e può permettersi il lusso di tenere le case vuote e chiedere prezzi gonfiati da un valore 'affettivo') e la nuova offerta immobiliare che si avrà con il Villaggio Mediterraneo non potrà modificare questo modo di pensare, potrà solo aumentare il divario tra la realtà socio-economica e l'immaginario dei "nobili teatini".
.

23 maggio 2007

Autolesionismo teatino (2)

Non so quanti avranno notato che anche le informazioni sul Villaggio Mediterraneo sono diffuse secondo una logica autolesionista per la nostra città.

La mia opinione sul Villaggio l'ho già espressa e di fatto coincide con quello che sostiene una parte della maggioranza politica: "il Villaggio ha comportato un prezzo enorme per risorse e tempo investito a fronte di un ritorno ancora da verificare e le scelte urbanistiche connesse al Villaggio impongono una direzione di sviluppo verso l’asse pescarese che penalizza il colle e la città nella sua interezza. Scelte che hanno il sapore della subordinazione ai progetti dell'Università e che non hanno alcuna ricaduta positiva per Chieti. Mentre sul colle dovrebbero tornare almeno due facoltà (Psicologia e Scienze Sociali)." (Il Messaggero - 20 maggio 2007)

Questa è la ragione per cui non vedo l'iniziativa con particolare entusiasmo, ma ciò non mi impedisce di apprezzare che per la prima volta un intero quartiere potrà sorgere sulla base di un progetto razionale. Chi parla di speculazione forse non sa nemmeno cos'è la speculazione e dovrebbe andare a farsi una passeggiata (se ci riesce perché non troverà nemmeno i marciapiedi per camminare) in via Trieste Del Grosso, oppure al Tricalle in via dei Sabelli e via dei Palmensi oppure a Chieti Scalo in via Sulmona e via L'Aquila. Là potrà rendersi conto dell'annullamento degli spazi provocato dalla speculazione e dei perenni disagi del vivere in quelle zone.

Il Villaggio è un progetto di urbanizzazione che impedisce l'edificazione caotica e distribuisce equamente gli oneri conseguenti alla necessità di destinare ad uso pubblico una buona parte delle aeree, evitando così che qualcuno ottenga il massimo apprezzamento del proprio terreno e qualcun'altro venga completamente espropriato per realizzare la strada o la piazza. Sappiamo che questa regia urbanistica non ha potuto impedire le forti differenze dei prezzi pagati nelle private contrattazioni, ma se è questa la speculazione io sarei ben soddisfatto. Si tratta di libero mercato, che in questo caso è accettabile perché non provoca un danno sociale permanente come quello dell'edilizia selvaggia.

Ma dove sta l'autolesionismo? sta qui, nel dare subito l'annuncio che tutto è già crollato, che il Villaggio non si farà, che la posa della prima pietra era solo una messa in scena, che ormai si guarda all'area dei grandi alberghi di Montesilvano... Tutto questo solo perché l'assessore all'urbanistica esige giustamente che i soggetti impegnati all'opera siano costituiti regolarmente prima di avviare i lavori. Una prova di serietà nella vox populi è già diventata una perdita di credibilità e gli stessi che mostravano entusiasmo per il progetto godono a vederlo svanire. Questo è autolesionismo.

Se pure il Villaggio alla fine dovesse farsi nel migliore dei modi e convincere anche gli scettici come il sottoscritto, Chieti avrà dato di sè l'immagine di una città ridicola dove le cose, quando si fanno, vengono portate avanti tra scherni e schiamazzi.

18 aprile 2007

Discussioni sul Villaggio Mediterraneo

Ci sono molte cose di quest'inizio millennio che mi risultano insopportabili: la guerra riproposta come necessità, il lavoro svilito, la volgarità ostentata, i giovani abbandonati alle loro stupide macchinette... e tra queste cose ci metto anche la politica deprivata di ogni argomento e ridotta a scontro tra due opposti schieramenti che non hanno niente da proporre al di là del loro reciproco contrasto e si distinguono a malapena dal colore della bandiera. Finché anche nelle bandiere i colori non saranno completamente rimescolati.

Sono finiti i tempi di Peppone e Don Camillo, con la loro profonda differenza di ideali e la loro capacità di incontrarsi e di riconoscersi nei valori fondamentali. Scomparse le differenze, un pensiero unico basato sul semplice egoismo ha cancellato ogni altro valore. Così facciamo finta di dividerci tra spettatori di Emilio Fede e spettatori di Michele Santoro. Uno scontro ridicolo in cui tutti si sentono elfi in lotta contro gli orchi, ma in realtà non ci sono né elfi, né orchi, c'è solo vuoto d'anima che il denaro e il consumismo non possono curare.

Questo mio rifiuto di guardare la politica dividendola tra destra e sinistra mi porta a cercare altre prospettive per capire quello che accade. Così, per esprimere un giudizio su questo Villaggio Mediterraneo che cambierà la struttura urbanistica di Chieti, evito di metterlo in conto alla destra che l'ha voluto o alla sinistra che lo sta realizzando e mi limito a chiedere alla gente: ti piace? pensi che sia una buona cosa?


Dalle mie piccole interviste senza microfono e senza taccuino ho scoperto che esistono due partiti: il primo partito è quello di chi crede che la città sia un nome di cui bisogna curare la fama - il nome può essere indifferentemente Chieti o Teate, purché abbia gli attributi degni di un capoluogo: importanza, prestigio, notorietà, potere - il secondo è il partito di chi crede nella città come luogo fisico abitato dalla gente che vive una quotidianità fatta di piccole cose concrete.

Quelli del primo partito hanno apprezzato il Megalò e sapranno apprezzare anche il Villaggio Mediterraneo, perché in queste opere vedono due nuovi e moderni attributi di Chieti. A loro non importa che la Villa diventi un malinconico giardinetto per anziani accompagnati da badanti, né che il colle sia soffocato da antenne telefoniche e da vetture parcheggiate su tutti i marciapiedi. Loro sanno che il nome di Chieti può sopravvivere anche dentro i Megacapannoni e tra le geometrie di cemento. In nome di Chieti rinunciano alla vecchia Chieti.

Quelli del secondo partito vorrebbero evitare lo svuotamento delle botteghe, il trasloco degli uffici e la fuga degli ultimi studenti. Per loro il Villaggio è un espianto urbanistico di organi vitali, come lo è stato il Campus e poi il Megalò. Temono che il cuore antico di Chieti sia troppo debole per sopportare anche questo e non riescono a consolarsi sapendo che il marchio di Chieti resterà su quei progetti che hanno portato via le attività e sottratto valore alle cose, perché la gloria di un nome non restituisce nulla di ciò che è venuto a mancare.

Il primo partito, quello del Nome, sostiene il progresso a qualunque costo e si batte con ottimismo contro i conservatori e i pessimisti. Il secondo è il partito delle Cose, di chi ha i piedi piantati per terra, le mani operose e si batte contro la retorica e l'illusionismo degli affaristi.

Difficile dire da quale parte stia la ragione. L'unica cosa che a me sembra chiara è che nessuna tra le antiche città a vocazione universitaria (Perugia, Urbino, Camerino, Macerata) ha decentrato gli organi direzionali e nessuna è stata danneggiata.
-

09 aprile 2007

Il villaggio mediterraneo

Qui, dove ora l'erba c'è
poi ci sarà
una città
Domani dovrebbero arrivare le prime ruspe, poi arriverrano le gru e le betoniere per costruire il Villaggio dei Giochi del Mediterraneo (Pescara 2009) che viene presentato come una grande occasione per realizzare un ampliamento di Chieti, una Chieti 3.

Il progetto del Villaggio infatti è stato approvato in Consiglio Comunale senza voti contrari. L'opposizione ha evitato di esprimersi, come già avvenne, con le parti politiche rovesciate, quando fu approvato il Megalò.

Davanti alla ricchezza e all'apparente amplimento delle possibilità, nessuno osa opporre rifiuti. Eppure tutti sappiamo che la ricchezza non è data più dalla quantità dei beni o dalla quantità di case. Già ora a Chieti molte case sono inutilizzate. Bisognerebbe perseguire piuttosto qualche obiettivo legato alla qualità: qualità del tempo vissuto, qualità dei rapporti personali e anche qualità dell'ambiente, delle cose, degli spazi. E a me sembra che ci sia più qualità e più ricchezza (vera) in questa vallata verde, con i prati, gli orti, le canne, i fossi, la quiete, i bambni e gli anziani che girano in bicicletta... di quanta ce ne daranno le nuove torri di cemento, le strade, i parcheggi e gli alloggi per studenti. Tutto costruito in gran fretta per ingordigia di denaro.

Ma tra quelli che hanno deciso qualcuno è mai venuto quaggiù? ha mai passato una giornata qui?

Questa nascente Chieti 3, che si chiama in realtà Pescara 2009, sembra già destinata a diventare un potenziamento dell'area di Sambuceto, sottraendo altra vita alla vecchia Chieti, che vista da qui sembra la sagoma grigia e lontana di un monte.
Chissà se qualcuno farà in modo di salvare almeno questa meravigliosa quercia.

Io ho studiato molti anni fa a Bologna e ho imparato ad amare Bologna: i suoi vecchi palazzi, i portici, le osterie, i mercatini rionali, i giardini, gli usi locali, le piadine, il sangiovese, i cappelletti, le donne anziane con le biciclette, gli artigiani e il loro amore per il lavoro. Bologna mi ha aiutato a costruire il mio modo di essere ed è rimasta per sempre casa mia. I suoi angoli più nascosti sono ripostigli dove ogni volta posso ritrovare miei frammenti d'anima. Potrà mai accadere qualcosa del genere agli studenti che scelgono l'università di Chieti? muovendosi tra il campus e le nuove torri del villaggio, il traffico di Chieti Scalo e lo squallore dei mercatoni, cosa avranno loro di Chieti?
-