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01 ottobre 2018

Bussi: non ci sono colpevoli, nessun risarcimento

Comunicato stampa del 29 settembre 2018

“CASSAZIONE SU BUSSI: SENTENZA INCUBO PER L'ABRUZZO,

ADESSO ANCHE LA BONIFICA È IN SALITA”

Sconfitti lo Stato e la politica incapaci di tutelare l’ambiente e i cittadini

Si paga anche il prezzo del ritardo sull'approvazione della legge sugli ecoreati

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La sentenza della Cassazione, ribaltando le conclusioni della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, ha sancito che non ci sono o non sono individuabili colpevoli per quella che è stata definita la discarica abusiva più grande d’Europa. Una situazione paradossale, che complica anche le prospettive di bonifica, per la quale il futuro è a questo punto di nuovo tutto da scrivere.


02 ottobre 2014

Qualcosa di buono

Mentre il governo della nazione mostra un'evidente schizofrenia tra le dichiarazioni sull'economia verde e i decreti che aprono la via alla speculazione più nera, qualcosa di buono sembra muoversi in Abruzzo: la Confesercenti interviene a difesa delle 9500 imprese abruzzesi del settore turistico (con oltre 17000 addetti) e chiede al presidente della regione di coordinare le azioni anche con le altre regioni e con la Croazia, che rischia di subire un'invasione analoga a quella che noi abbiamo già visto con menzogne ben orchestrate e altre strategie facilmente immaginabili.

Il dirigente regionale arrestato ieri è un nome ben noto a chi ha seguito negli anni le tristi vicende dalle concessioni petrolifere. Quello di Antonio Sorgi è un nome che abbiamo incontrato anche nelle oscure trame della filovia di Pescara e anche nel procedimento autorizzativo del mega-elettrodotto Villanova-Gissi. 

Qualche giornale ha dato la notizia scrivendo dell'arresto del "Re-Sole", così lo chiamavano i suoi compagni di merende, ma forse sarebbe stato più corretto parlare dell'uomo-nero. Un dirigente pubblico che prendeva decisioni in evidente conflitto di interessi. Il suo arresto è legato a una vicenda minore di appalti per ampliamento di un cimitero. 

Chissà se questo ennesimo scandalo potrà aiutare gli abruzzesi a riflettere sulla scellerata commistione tra gli interessi della collettività e gli affari privati, più o meno leciti. Chissà se la commissione regionale nominata per valutare le ricadute ambientali di Elsa 2 potrà ora operare con un po' di serietà. 

Purtroppo ci sono in giro altri uomini-neri, ma non di colore, che premono per consegnare la nostra terra ai vampiri delle peggiori speculazioni. Non c'è solo il Paolo Primavera della confindustria teatina, ma anche quei giornalisti de Il Centro che scrivono in prima pagina (come Antonio De Frenza il 3 settembre) che "l’Abruzzo a occhio e croce dovrà trivellare e accettare Ombrina. Così come dovrà cedere il passo velocemente a opere come l’elettrodotto Villanova-Gissi o il gasdotto della Snam a Sulmona" e così si potranno "trasformare le priorità di Renzi in vantaggi per l’Abruzzo". Sì, li chiamano vantaggi! 
Magia delle parole. Basta dire Green Economy e anche l'inquinamento petrolifero diventa bello e pulito. Basta usare le parole al contrario. Basta parlare di vantaggi economici, investimenti, sviluppo e perfino gli affari di compagnie petrolifere straniere che vengono ad estrarre idrocarburi pagando le più basse tariffe esistenti e solo sui quantitativi da loro stesse dichiarati e senza alcun controllo, diventa un affare anche per i derubati. Un affare anche per le 10mila aziende che lavorano sul turismo. Diciamoglielo!

Sembra che i giornalisti del Il Centro non siano neanche capaci di leggersi i loro stessi articoli. Basterebbe leggere quello di oggi, sulla requisitoria al processo Bussi-Montedison (processo a porte chiuse!!!) per capire di cosa si parla quando si dice "investimenti e sviluppo" affidati a certi gruppi. 

La dottoressa Mantini, ce lo dice il Centro, sostiene che a Bussi "sono stati commessi crimini tra i peggiori del genere in Italia, sulla testa di decine di migliaia di persone". Parole terribili dette dal magistrato che ha condotto l'indagine. Dobbiamo continuare su questa strada? Questi sono i vantaggi?

Per concludere sulle cose buone il consiglio regionale abruzzese ha approvato una mozione contro il decreto Sblocca Italia (quello che autorizza le trivellazioni facili). La mozione era stata presentata dal M5S. Ne siamo molto lieti. Contro lo stesso decreto si sta attivando anche la regione Lombardia.

12 aprile 2014

Le parole sono importanti


Le locandine ci danno notizia di una intossicazione misteriosa, facciamo gli auguri a chi ne è stato vittima, ma ci sono anche intossicazioni meno misteriose. Sappiamo chi è stato a interrare i veleni accanto al fiume lasciando che finissero nell'acqua, anche nell'acqua potabile. Per anni. Noi l'abbiamo saputo solo nel 2007, ma qualcuno lo sapeva già dal 1972. Ora finalmente inizia il processo e ci dicono che è stato rimosso il giudice. No, non è vero, il dottor Spiniello, presidente del Tribunale di Chieti, non è stato rimosso, rimane al suo posto perché lui non è colpevole di nulla. Tuttavia non sarà lui a presiedere la Corte che dovrà giudicare gli avvelenatori. E' stato ricusato perché aveva dichiarato a un giornalista che il tribunale di Chieti avrebbe fatto giustizia (cos'altro dovrebbe fare un tribunale?). Ma in Italia un giudice che dichiara di voler fare giustizia è uno scandalo, non è imparziale. Quindi gli avvocati di difesa hanno chiesto di cambiare giudice. Accontentati, avranno un altro giudice. Ma pare che ai signori avvocati non vada bene nessun giudice del nostro tribunale. Tutti potrebbero essere emotivamente coinvolti. E sì perché nello stabilimento chimico di Bussi l'han fatta così grossa da avvelenare mezzo Abruzzo. Quindi ora gli ci vuole un giudice che non sia mai stato in Abruzzo, che non abbia mai bevuto l'acqua inquinata dai veleni di Bussi e l'ideale sarebbe un giudice che dichiara di non voler fare giustizia, uno a cui non gli importa proprio niente delle conseguenze (peraltro mai accertate) di quello che i signori della Montedison hanno deliberatamente fatto ai danni della popolazione abruzzese.

Le parole sono importanti. Usare parole sbagliate è un'altra forma di intossicazione. Ci siamo intossicati di parole sbagliate. Ricusato dalla difesa non equivale ad essere rimosso, ma l'altra locandina visibile nella foto si esprime ancor peggio: uno che massacra l'amico e viene condannato è un crimale pericoloso, non è semplicemente un bullo. Minimizzare è un modo di favorire il crimine. I giornalisti dovrebbero saperlo e dovrebbero vedere che c'è una intollerabile richiesta di violenza dai politici e un'altrettanto intollerabile esibizione di violenza per protestare contro la politica (mi riferisco al tanko dei separatisti veneti, che non era fatto di cartone come quello di Beppe Grillo). 

28 dicembre 2012

La storia dei veleni di Bussi

La settimana scorsa la trasmissione giornalistica Report (Rai3) è tornata a parlare dei nostri problemi: la terribile vicenda di Bussi e dell'inquinamento della nostra acqua potabile.


E' una vicenda tristemente nota a cui ho dedicato molti articoli del mio blog, ma il problema è ancora irrisolto. Inoltre sembra che sulla vicenda di Bussi si stanno preparando altre speculazioni.

02 novembre 2010

Tra avvelenatori e ambientalisti


La vicenda dei veleni di Bussi che la Montedison ha incanalato nei nostri rubinetti con la connivenza di alcuni nostri concittadini pagati per controllare, è un caso clamoroso, una notizia che ha fatto il giro del mondo. Sembra che solo qui, tra quelli che per anni hanno consumato l'acqua avvelenata, la vicenda sia passata in sordina.

Ho usato il blog in modo quasi solitario per riflettere e far riflettere sulla vicenda, ma forse non immaginavo neanche io quello che emerge ora dalle parole del magistrato che ha studiato il caso formulando l'accusa nei confronti di 27 persone (vedi articolo su PrimaDaNoi).

La dott.ssa Mantini ha parlato di un «filo rosso della vergogna», un disegno criminoso  finalizzato ad occultare l'inquinamento, per non creare allarmismi. La contaminazione era ben nota a partire dal 1994, ma si sosteneva che l'acqua fosse potabile approfittando di una legge che imponeva l'esame solo di determinati elementi. Sapevano che nell'acqua c'erano sostanze velenose, sapevano cosa veniva immesso nei rubinetti all'insaputa dei consumatori e volutamente evitavano di fare analisi che avrebbero fatto scoprire le sostanze pericolose. Tanto la legge non lo impone.

In questo modo di agire si riconosce una precisa volontà di tenere segreto l’inquinamento. L'acqua avvelenata veniva miscelata con quella buona dell’acquedotto Giardino per diluire in qualche modo gli effetti, ma si ampliava il volume d'acqua potabile inquinato.

09 luglio 2009

Bussi: una speranza

Al processo c'è stato solo un rinvio. La gara tra i tempi della giustizia e la scappatoia della prescrizione è iniziata a vantaggio della seconda.

Floriana Bucci su Il Messaggero di oggi, 9 luglio 2009 ci dà una buona notizia:

La bonifica della discarica abusiva di rifiuti tossici di Bussi, la più grande d'Europa, si farà grazie ai fondi per la ricostruzione del terremoto. Nell'annunciarlo, nell'incontro organizzato a Bussi dal circolo della Federazione dei diritti del cittadino, il vice presidente della Giunta Regionale, Alfredo Castiglione, è andato subito al sodo. Le centinaia di tonnellate di veleni sepolte attorno al polo chimico saranno rimosse grazie ai finanziamenti per la ricostruzione nei comuni del cratere. "Il sito di Bussi - assicura Castiglione - è una priorità rispetto agli altri della Regione. Il provvedimento è alla firma del ministro dell'Ambiente, Prestigiacomo. La copertura finanziaria è assicurata dai 4 miliardi di euro di fondi Cipe previsti per la ricostruzione, dai quali sono stralciati 800 milioni di euro per interventi per lo sviluppo economico. Tra questi c'è la bonifica dei siti di Bussi, Avezzano e Pile". L'annuncio di Castiglione, a Bussi per fare il punto sulle emergenze dell'ex paese fabbrica, lascia di sasso il pubblico. Senza il terremoto, dunque, la discarica di veleni più grande d'Europa sarebbe rimasta tale chissà per quanto ancora. I bussesi, che nella regione, quanto a sfiga sono secondi solo ai terremotati aquilani, non se la sentono certo di festeggiare. Qualcuno chiede di più: vuole sapere se sarà bonificata anche l'area interna al polo chimico e non solo i "giardini di veleni". La risposta è chiara: la bonifica riguarderà tutto il sito di interesse nazionale.
[...]

07 luglio 2009

Bussi: il processo


La più grande discarica tossica d'Europa è sempre là. Ne hanno parlato anche i giornali stranieri. Uno scandalo enorme che è finito nell'acqua dei nostri rubinetti. Erano stati stanziati solo 15 milioni di euro per iniziare i lavori di bonifica stimati in 60 - 100 milioni. Una cifra vicina a quella spesa per i Giochi. Ma quei 15 milioni stanziati dal governo Prodi ci sono ancora? chissà. La discarica sì, quella c'è. Forse si aspetta qualche forma di oblio. Ormai è già pronta anche la legge che istituisce il diritto all'oblio. Ne potranno usufruire delinquenti di ogni risma, perché non applicarlo anche alla discarica di Bussi e poi alle altre sconcezze di cui finora s'è parlato poco o tanto.
L'iniziativa del WWF vale anche come presidio alla memoria: l'oblio non farà scomparire i veleni e la giustizia non dev'essere insabbiata.


16 luglio 2008

Veleni for ever

In questo articolo di PrimaDaNoi si torna a parlare di Bussi e della possibile riconversione degli stabilimenti chimici. La Orim vorrebbe usare il sito di Bussi per impiantarci una centrale di recupero di metalli preziosi dagli scarti industriali. Sostanze quali Vanadio, Nichel, Molibdeno, Cobalto, sarebbero estratte mediante l'uso di acido cloridrico, acido solforico e cloro puro. Bussi diventerebbe uno degli pochi siti mondiali per questi delicatissimi processi chimici su composti estremamente pericolosi.

La Orim assicura un impatto zero e nessun problema per l’ambiente. Ma è davvero curioso che questo progetto dovrebbe essere realizzato proprio a Bussi dove l'altissimo livello di contaminazione di sostanze chimiche renderebbe indistinguibile l'inquinamento vecchio da un eventuale inquinamento aggiuntivo. Il sito diventerebbe anche una possibile valvola di sfogo per i traffici illeciti gestiti dalle mafie perché sarebbe difficile distinguere gli effetti delle attività autorizzate da quelli prodotti da attività clandestine.

Dopo quello che è successo a Bussi si dovrebbe parlare solo di bonifica. Risanare quella meravigliosa valle sarà un'impresa molto laboriosa, molto costosa, ma si deve fare. La Regione e lo Stato non possono non intervenire. La salute degli abruzzesi non può restare una questione secondaria e marginale. Poi lo Stato e la Regione dovranno anche farsi risarcire da chi ha combinato un guaio così grosso.

Io credo che la Orim per il suo progetto "a impatto zero" deve scegliere un'altro sito, lontano da falde acquifere e da ambienti già disastrati in modo che sia possibile verificare costantemente il regolare andamento delle pericolose lavorazioni. Bussi è un posto sbagliato, un luogo che rischia di restare per sempre il pozzo nero della chimica industriale.

Bussi si trova in Provincia di Pescara, ma è vicinissima a Chieti, l'acqua di Bussi arriva direttamente nei nostri rubinetti e anche su questa faccenda Chieti non dovrebbe insistere nella solita politica dello struzzo.


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20 novembre 2007

Il futuro di Bussi

Sì, lo so, l'ambiente è un argomento che non desta interesse. Immagino che anche per i giornalisti dev'essere un problema parlarne, si finisce su questioni disturbanti. Non è come la politica, l'economia e i fattacci di cronaca nera dove la gente sa bene con chi deve prendersela: quei politici fannulloni che guadagnano troppo; quelle tasse che strozzano gli onesti cittadini che altrimenti le pagherebbero ben volentieri; quegli albanesi zingari rumeni che nessuno cerca di fermare... un capro espiatorio su cui scagliare tutte le nostre maledizioni c'è sempre e, se un giornalista ci sa fare, ce lo serve in mille salse diverse, magari confezionandoci un unico comodo super-mostro: il Grande Untore, artefice di tutti mali, che di solito ha la faccia di un politico con gli artigli rapaci, un seguito di zombi e un'inconfondibile puzza di zolfo.

Con l'ambiente no, non si capisce con chi possiamo prendercela, non si sa quale fantoccio bruciare. Potrebbero dirci che sono tossici anche i fumi dei fantocci bruciati. Peggio: potrebbero dirci che i disastri ambientali li provochiamo noi quando buttiamo le batterie scariche o il vecchio cellulare nella spazzatura, quando versiamo l'olio usato nella fogna, quando usiamo l'automobile per girare in città... cosa rispondere a queste accuse? no, meglio non pensarci.

Meglio far finta di niente: veleni chimici nell'acqua potabile? polveri sottili spruzzate da ogni automobile che passa? troppe antenne sui tetti? boschi inceneriti? discariche strapiene? sì, ok, ma ora bisogna scoprire dov'era il congolese quella sera, se era nel suo pub di Perugia oppure anche lui mente. C'era il quarto uomo? il coltello era in mano alla bella americanina? e la figlia di Elisa, Elisa di Rivombrosa? sì, sempre meglio dell'isola dei famosi, però c'è il problema delle partite: si possono ancora giocare partite di calcio dopo quello che è successo all'autogrill di Arezzo? Da quand'ero bambino si stanno facendo questa domanda: si possono ancora giocare partite dopo quello che è successo a Bari? a Monaco? ad Haysel? a San Siro? a Napoli? a Catania? cambia il nome ma il problema è sempre quello, sempre uguale, come i delitti, come la politica. Invece l'ambiente no, l'ambiente non è uguale, l'ambiente che c'era allora non c'è più: le stelle di mare sulla battigia non si trovano più, i pesci nel fiume, la primavera piena di coccinelle, di maggiolini, di farfalle e le lucciole che di notte brillavano in tutti gli anfratti, il profumo intenso che avevano le mele, le pesche, i mandarini, il gusto delle more selvatiche e l'acqua amica che sgorgava dalle sorgenti e delle fontanelle... e il sorriso che avevano i bambini, no, scusate, questo non fa parte dell'ambiente naturale, fa parte di quello umano, ma forse tra le due cose c'è un nesso. Forse la nostra vita sta dentro l'ambiente e da questo prendiamo forza, gioia, piacere oppure tristezza e malumore.

Quel malumore che ci infonde timore e rabbia, che non ci consente di vedere il prossimo, di ascoltare le richieste del vicino, di godere delle cose semplici. Non sappiamo più neanche se c'è un vicino e se può essere vicina anche quella straniera che si prende cura della nonna, o quel manovale sull'impalcatura. Certe volte l'ansia della quotidianità sembra annebbiarci tutti i sensi. Siamo intossicati da un invisibile veleno che ci scorre nelle vene e non sappiamo come spurgare.

Forse non c'è niente da spurgare. Forse basterebbe solo non mangiare, non bere e non respirare i veleni. E soprattutto non pensare che la città e il mondo siano roba nostra, che noi possiamo mettere a punto e governare come una macchinetta o un docile giocattolo. E' inutile accapigliarci sul come: il mondo non è nostro, anche se ci ospita, da tanto tempo, e merita qualche segno di attenzione e di rispetto.

Quest'angolo di mondo che è l'Abruzzo e la Val Pescara non merita una legge regionale sulla libertà di fogna, e non merita che sopra l'infernale discarica abusiva di Bussi sia impiantata una latrina chimica autorizzata e permanente. Arriveranno qui le scorie più pericolose e i rifiuti più difficili da smaltire. Processi tecnologici estrarranno particelle di metallo e il resto? dove vanno le scorie delle scorie recuperate?

Ai cittadini di Bussi, prime vittime del crimine ecologico che ha coinvolto tutti noi in una misura che ancora non conosciamo, stanno dicendo che ormai il danno è fatto e almeno così potranno ricavarci qualcosa, qualche posto di lavoro che nessuno mai potrà invidiargli. Questo non sarebbe un risarcimento. Questo è un rimedio che potrebbe essere peggiore del male già subito. Non possiamo lasciare il comune di Bussi a decidere da solo, schiacciato tra un grande disastro e un grande ricatto. Bussi è un piccolo centro che da solo non può difendersi e difenderci dai giganti. Per salvare il nostro ambiente si deve mobilitare tutta l'area. Si deve fare subito.

Per i dettagli leggete qui l'articolo di PrimaDaNoi.
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14 luglio 2007

Ancora veleni nell'acqua

Da quando s'è cominciato a parlare della grande discarica di veleni in quel di Bussi (il mio post risale a tre mesi fa) sono passati tre mesi.

Ci hanno detto che i pozzi più pericolosi erano stati finalmente chiusi e negli altri c'era un'apposita depurazione. Non ci hanno detto nei rubinetti di quali case il veleno era uscito per anni. Non ci hanno detto quali conseguenze si prevedono. Adesso PrimaDaNoi pubblica i primi dati e scopriamo che sgorga ancora veleno dai nostri rubinetti.

15 marzo 2007

La chimica nostrana


Eravamo tutti convinti di vivere in un posto pulito. Un Abruzzo a bassa densità abitativa, con poche industrie e poco lavoro. Un angolino di mondo dove il grande sviluppo economico non è mai arrivato e perciò è stato risparmiato dalle nubi tossiche, dalle centrali nucleari, dalle basi missilistiche e dalle devastazioni ambientali. E adesso scopriamo di vivere sull'orlo della più grande discarica chimica d'Europa.

Davanti agli stabilimenti di Bussi qualcuno per decenni è andato a interrare cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, percloroetilene, esaclorobutadiene, pentaclorobutadiene, tetracloretano, composti organici clorurati, composti organici alogenati, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, idrocarburi paraffinici, tricloroetilene, tetracloretilene, triclorobenzene... 38.000 metri quadrati impestati fino a sei-sette metri di profondità di liquami tossici che negli anni si sono in parte cristallizzati e in parte dispersi nel fiume che scorre accanto alla discarica.

Nessuno ne sapeva nulla? nessuno si era mai accorto di niente? pare di no, anche se io ricordo uno strano 1978, un periodo in cui tante persone raccontavano di avvistamenti ufo, di astronavi aliene che bazzicavano tra la Majella e la Val Pescara. Non ci ho mai creduto, invece forse era vero, forse avevano sentito una strana puzza ed erano venuti a vedere cosa succedeva nel nostro angolino verde.

Lo so, è difficile sdrammatizzare in questi casi. Chissà se questa grave e brutta notizia potrà svegliare le nostre coscienze e aiutarci a riflettere meglio sui nostri stili di vita, e anche sui laboratori realizzati sotto il Gran Sasso e sui sospetti che da anni circolano nell'area di Rapino. Chissà se questo choc potrà aiutarci a capire che, se vogliamo vivere in un posto pulito, dobbiamo essere noi a renderlo pulito: dobbiamo vigilare, dobbiamo intervenire, dobbiamo imporre regole locali e istituire controlli speciali.

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Aggiungo un link ad un articolo ben documentato del quotidiano PrimaDaNoi