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Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post
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23 novembre 2020

Autostrade senza manutenzione

 La manutenzione non esiste più nell'economia consumistica dell'usa e getta. Finiscono in discarica arredi ed elettromestici che basterebbe riparare, non è solo un disastro ambientale, è barbarie. Ma si può ragionare allo stesso modo per la strade, i ponti, le autostrade, le ferrovie...?

Per gli investigatori e i tecnici nominati dalla procura di Teramo non avevano mai fatto manutenzione su 9 viadotti della A24. “Totale inadempienza”, sostiene la Guardia di Finanza. Tutt’altro che sporadica, visto che la situazione – che riguardava sia gli interventi ordinari che straordinari – andava avanti dal 2009. E alcuni lavori erano stati eseguiti solo dal 2018, dopo il crollo del Ponte Morandi, senza spese a carico della società perché erano stati “utilizzati contributi statali”. Sono accuse gravissime quelle mosse dai magistrati teramani nei confronti dei vertici di Strada dei Parchi, società della Toto Holding e concessionaria che gestisce le autostrade A24 e A25, già al centro di numerose contestazioni da parte del ministero dei Trasporti.

La notizia completa qui

26 luglio 2018

Marchionne, un protagonista

Sergio Marchionne, un abruzzese, un emigrante, un teatino arrivato alla guida della più grande industria italiana. La sua scomparsa troppo repentina produce un senso di smarrimento anche tra coloro che non hanno apprezzato le sue scelte.

Non ho mai visto un abruzzese arrendersi, mai visto aspettare che arrivasse un salvatore da chissà dove a regalargli un domani migliore. Gli abruzzesi cadono e si rialzano da soli, non perdono tempo a lamentarsi, ma fanno, producono, ricostruiscono. Credo che questo sia l'atteggiamento di cui ha bisogno l'Italia oggi.   

(Sergio Marchionne) 






16 settembre 2016

Il Presidente quasi abruzzese

Non era abruzzese però conobbe gli abruzzesi nel momento più difficile della storia italiana.
"Una popolazione povera, provata da anni di guerra, semplice ma ricca di profonda umanità, accolse con animo fraterno ogni fuggiasco, italiano o straniero, vide in loro gli oppressi, i bisognosi, spartì con loro "il pane che non c'era"; visse quei mesi duri, di retrovia del fronte di guerra con vero spirito di resistenza, la resistenza alla barbarie."
Carlo Azeglio Ciampi era allora un giovane ufficiale di un esercito che non aveva più comandanti, suo malgrado era diventato un fuggiasco. Trovò ospitalità a Scanno dove viveva da confinato politico il professor Guido Calogero, di cui Ciampi era stato allievo.

06 marzo 2016

E' morto l'economista De Cecco

La scomparsa del prof. Marcello De Cecco, l'economista abruzzese docente alla Scuola Normale di Pisa, è un grave lutto per tutti gli italiani che vorrebbero vedere risorgere il Bel Paese. Viviamo in un momento di declino e di grave confusione. De Cecco era uno dei pochi che avrebbero potuto indicarci la strada giusta per un riequilibrio economico, come Umberto Eco avrebbe potuto farlo per la cultura che l'Italia sta trascurando da decenni.

Il Sole24Ore scrive che "la riflessione di De Cecco poggiava su una conoscenza profonda delle relazioni economiche e finanziarie internazionali che egli riconosceva come il sistema nervoso del sistema politico internazionale. La confidenza con questi temi fu all’origine di un libro che a distanza di quarantadue anni seguita a essere un punto di riferimento: Money and Empire (Blacwell 1974)"

A questo link potete trovare un ricordo del prof. De Cecco scritto dal suo allievo Emiliano Brancaccio.

14 giugno 2013

Miliardi sprecati per aerei F35

Sul sito disarmo.org c'è un appello al Parlamento in cui si chiede di evitare una scelta dispendiosa e scellerata.

"La Camera voti la cancellazione del programma F-35"

Nei prossimi giorni la Camera dei Deputati discuterà una mozione di 158 parlamentari di SEL, PD e M5S che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma dei cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighter.
In linea con le richieste e indicazioni della campagna “Taglia le ali alle armi” (che dal 2009 si batte contro i caccia) sosteniamo questa nuova iniziativa parlamentare e tutte quelle che si renderanno necessarie per bloccare una scelta così sbagliata.
Spendere 14 miliardi di euro per comprare (e oltre 50 miliardi per l'intera vita del programma) un aereo con funzioni d’attacco, capace di trasportare ordigni nucleari, mentre non si trovano risorse per il lavoro, la scuola, la salute e la giustizia sociale è una scelta incomprensibile che il Governo deve rivedere
Per questo chiediamo a tutti i Deputati di sostenere questa mozione e tutte le iniziative parlamentari tese a fermare il programma degli F35 e a ridurre le spese militari a favore del lavoro, dei giovani, del welfare e delle misure contro l’impoverimento dell’Italia e degli italiani.

Ascanio Celestini - Luigi Ciotti - Riccardo Iacona - Chiara Ingrao - Gad Lerner - Savino Pezzotta - Roberto Saviano - Cecilia Strada - Umberto Veronesi - Alex Zanotelli
 
In democrazia è il Parlamento che dovrebbe decidere, ma c'è il sospetto che qualcuno abbia già deciso.

30 luglio 2012

Dovrà pur passare questa crisi

La crisi è entrata in molte botteghe, uffici, case: stipendi sempre più magri, pensioni quasi irraggiungibili, tasse, disoccupati in quasi tutte le famiglie. Nessuno ricorda ristrettezze maggiori. Nelle conversazioni il commento più frequente ripete che siamo arrivati così in basso che ormai si può solo cominciare a risalire. Un'idea che si rifà al ciclo naturale delle cose. Spesso mi trovo ad annuire: eh sì, la crisi passerà. Ma credo che sia una pia illusione. Nessuno riesce a vedere quali fattori potrebbero cambiare la tendenza attuale. Tutte le misure del nostro e di altri governi tendono a comprimere redditi e spese. Così la crisi si avvita su se stessa.

Vedere la crisi come un avvallamento è solo un'illusione ottica, o meglio un'illusione della memoria. Chiunque sia nato dopo la guerra, cioè chi non supera i 70 anni, non ha memoria dell'economia basata sul lavoro umano, ricorda solo i continui miglioramenti che ci ha regalato il progresso tecnologico. Questa crisi attuale è il primo vero peggioramento generale, perciò sembra una buca. Se avessimo la memoria un po' più lunga la crisi non ci apparirebbe come un fosso da cui risalire, bensì come un ridiscendere da un'altura, la fine di un periodo di pace e di benessere senza eguali, durato alcuni decenni.

11 giugno 2012

Il 99 % può vincere


Ai pochi lettori del mio blog avevo promesso che quest'anno, stufo di fare proposte che Chieti non accetterebbe, avrei alzato lo sguardo e dedicato un po' di spazio ai problemi più grandi, a cominciare dagli "indignati" di cui tanto s'è parlato nel 2011, ma poco s'è capito. Gli indignati sono anche gli occupanti di WallStreet e di Zuccotti Park; giovani americani, spagnoli, greci, inglesi che sono in perfetta sintonia coi Gelsomini nordafricani e gli insorti della insanguinata Siria. In Italia vanno sotto altri nomi: Girotondi, Popolo Viola, Movimento 5 Stelle, SeNonOraQuando, Beni Comuni, No-Tav ecc. ma il vento è lo stesso. A Wall Street avevano già fatto il conto: siamo il 99%.

Sembra impossibile. Basta pronosticare i grillini al 20% per gettare nel panico le segreterie dei partiti e le redazioni dei giornali. Ma ora la crisi economica e il tentativo di risolverla cancellando pezzi di Welfare State e di democrazia sta indignando anche molte persone che non sanno niente di Stephan Hessel e di Mohamed Bouazizi, che non hanno mai letto un saggio di Slavoj Zizek o un manifesto per una nuova europa di Daniel Cohn Bendit. Sono indignati estemporanei e isolati, ma sono tanti. Persone che vedono sempre più cupo l'orizzonte del futuro e non sanno perché. Alcuni sono indignati anche contro i grillini, i girotondini e gli occupanti delle varie nazioni. Tra rabbia e confusione rischiano di finire accanto ai neonazisti e ai bombaroli. Dio ce ne scampi.

Siamo il 99% a condividere gli stessi interessi, un numero che dovrebbe farci vincere, ma c'è un grosso guaio: siamo dispersi, non riusciamo a comprenderci, siamo prigionieri di pregiudizi, siamo spaventati, siamo diffidenti, siamo sfiduciati, siamo disonesti, siamo ignoranti. Ci detestiamo vicendevolmente e molto del lavoro politico e giornalistico ha lo scopo di moltiplicare le divisioni e i conflitti.

20 aprile 2012

Pareggio di bilancio - art.81

L'art.81 della Costituzione è stato modificato, ora contiene anche il principio del pareggio di bilancio. La modifica è stata approvata con una maggioranza superiore ai 2/3, quindi non sarà possibile sottoporre la scelta a referendum. La modifica è definitiva. 

01 febbraio 2012

Jean-Paul Pougala

Al Teatro Marrucino c'è stata la conferenza "Immigrazione e integrazione" che avevo segnalato nel blog. Purtroppo a causa di altri impegni nello stesso orario ho potuto ascoltare solo una piccola parte degli interventi. Spero di trovare qualche resoconto in rete perché gli argomenti trattati erano di grandissimo interesse. In particolare sono stato impressionato dalle parole di Jean-Paul Pougala, immigrato africano in Italia, ma anche imprenditore, scrittore e accademico. Da lui non ho ascoltato opinioni, ma fatti riportati con parole molto semplici. Pochi esempi capaci di illuminare i complessi scenari del mondo globalizzato, dei flussi migratori che si intrecciano con le esigenze dell'imprenditoria. Pougala parla con la semplicità scevra di semplificazioni che appartiene solo agli uomini di grande cultura. Sembrava Copernico in un'assemblea di tolemaici, soprattutto quando ha parlato dell'immigrazione europea verso l'Africa e degli investimenti cinesi.

La visione del mondo di Pougala ci fa toccare con mano il nostro provincialismo carico di timori, di stereotipi e di errori, ma questa sensazione ci dà anche una spinta a riconsiderare tutto con mente più aperta. E' il vero piacere della cultura.

07 novembre 2011

Economia ecologica

A Chieti c'è un'azienda che produce una parabola capace di catturare energia solare meglio dei pannelli fotovoltaici. Non sono un esperto, ma a me sembra un prodotto davvero interessante che potrebbe contribuire allo sviluppo di reti di produzione diffusa e diversificata (gli "smart grid" di cui ho parlato nell'ultimo post")

La parabola si chiama "Trinum", viene prodotta e commercializzata dalla Innova di Chieti. E' poco ingombrante e può seguire la luce come un girasole. Non so se si tratta di un brevetto, né quanto sia innovativo rispetto ad altre soluzioni, però basta a poter dire che a Chieti non c'è solo gente assopita nella camomilla e di questo sono molto lieto. 

Sono anche convinto che il progresso tecnologico lascerà ai margini gli antiquati costruttori di mega-elettrodotti, i cercatori di petrolio, i nuclearisti, i promotori di inceneritori e tutti i fissati con le tecnologie novecentesche. Ci vorrà un po' di tempo, ma il progresso scientifico e tecnologico smentirà tutte pericolose certezze dei distruttori di risorse. I veri nemici del progresso sono gli anti-ambientalisti.

I combustibili fossili e la fissione nucleare hanno alimentato apparecchiature che ci hanno offerto per alcuni decenni un enorme vantaggio rispetto al passato, ma rappresentano una fase ormai giunta quasi al limite. Non è più sostenibile e non possiamo fermarci solo per far piacere agli innamorati di questi sistemi. La produzione di beni realizzata distruggendo le risorse del pianeta non è economica. Lo smaltimento distruttivo dei rifiuti (inceneritori) non è economico. L'economia non è tale se non può rigenerarsi. Essere ambientalisti oggi non significa essere nostalgici di un passato bucolico, ma è l'unico modo per ragionare in termini realmente economici. Economia ed ecologia vanno nella stessa direzione.

02 novembre 2011

Smart Grid

Vi segnalo un articolo sul sito dell'Unità che spiega bene ciò che si dovrebbe e si potrebbe fare evitando mostruosi elettrodotti e derive petrolifere nella regione dei parchi.

Occorre "ribaltare il paradigma della produzione e della distribuzione dell’energia: passando da un sistema con poche grandi centrali che soddisfano la domanda di una pluralità di consumatori a un sistema fondato su moltissimi produttori, piccoli e grandi, che soddisfano la domanda energetica di un numero altrettanto grande di consumatori. Una “rete intelligente” prevede la partecipazione: quasi tutti fanno quasi tutto."
 
Gli anti-ambientalisti, che sono i veri "signori del no", sempre contrari a tutto. Affermano che l'energia solare non basta a soddisfare il fabbisogno, quella eolica nemmeno, e una strategia di risparmio energetico non sarebbe risolutiva. Quindi bocciano tutto. Invece è possibile fare tutte queste cose e fare in modo che possano integrarsi. Ci vuole intelligenza, impegno, ingegnosità (tutte cose che a noi italiani non mancano) ci vuole anche lavoro, ricerca tecnica e scientifica. Si chiama progresso. Ma gli anti-ambientalisti vogliono fermare il progresso, anche se si esercitano continuamente ad accusare gli altri di questo.

13 gennaio 2010

I misteri della ex-Burgo


Cosa succede alla vecchia cartiera Burgo di ChietiScalo? Era stato presentato un progetto grandioso basato su energie alternative e nuove tecnologie per 970 posti di lavoro. Ottima cosa, proprio quello che ci vuole. Poi qualcuno su ChietiScalo.it ha posto una domanda: come si intende procedere per le grandi quantità di amianto che si trovano nell'edificio da demolire? Sembrava quasi una domanda sciocca perché la pericolosità delle fibre d'amianto è talmente nota che era impossibile immaginare un progetto che non avesse pianificato nel modo più accurato un intervento tanto delicato. Mi sono detto: adesso ci toccherà sentire una conferenza con una schiera di tecnici che ci aggiornano sulle più moderne tecniche per evitare ogni minima dispersione. Mi sbagliavo, nessuna conferenza, solo una risposta innervosita di qualcuno che non ha gradito la domanda. Poi altri sono arrivati a calmare un po' i nervosismi e intanto arrivavano le ruspe.

Alla fine (sì, avete capito bene: solo alla fine) il sig. Di Monte riceve una risposta dalla ASL (è pubblicata a questo link) che gli dice di stare tranquillo perché la ditta, parliamo della stessa ditta che ha rimosso l'amianto, dice che la dispersione di fibre non supera i valori. Quali valori? come sono stati misurati? da chi? c'era qualche controllo fatto da esperti dotati di adeguati sistemi di rilevamento? Niente. Non è dato sapere niente.


La ASL aggiunge anche che sono in corso rimozione dell'amianto friabile. Questo sicuramente richiede maggiore attenzione e maggior controllo, ma nessuno pare intenzionato a spiegare qualcosa. Alla fine (sì, avete capito bene: sempre alla fine, quando ogni eventuale errore è diventato irreparabile) alla fine ci diranno gli esiti dei monitoraggi. Anzi no, lo diranno al sig. Di Monte perchè è l'unico che l'ha chiesto. Agli altri cittadini non interessa. I giornalisti sono occupati in cose più serie, il sindaco e gli amministratori anche. Ma poi, detto tra noi, senza farci sentire: se qualcosa dovesse andare storto, conviene farlo sapere al sig. Di Monte?

Chieti con tutti i cittadini che ci stanno dentro è stata usata come cavia per un esperimento di cui non conosciamo né le modalità, né gli esiti futuri. Sappiamo solo che bisogna fare le cose in fretta perché altrimenti spariscono i soldi per fare tutte le belle cose che ci hanno promesso. Sono soldi volatili evidentemente. Pare che anche il progetto sia altrettanto volatile perché nessuno è riuscito ad afferrarlo. Lo stesso Di Monte (ma c'è solo lui che si preoccupa di cose così gravi e inquietanti a Chieti?) si domanda se è possibile capirci qualche cosa (l'articolo è qui) visto intorno alla Ex-Burgo e al suo Parco Paglia si parla di tutto: impianti di pirolisi, biomasse, scuola di volo, pannelli solari... c'è perfino un albergo già funzionante (sì, avete capito bene: albergo, sta là veramente).

Ora arrivano i sindacati. Una nota pubblicata su PrimaDaNoi ci dice che i sindacati sono preoccupati. Dell'amianto? della salute pubblica? no, sono preoccupati della cassa integrazione che potrebbe finire. Chiederanno una proroga? riapriranno una battaglia per gli ammortizzatori sociali? no, non si direbbe. Sono gli stessi sindacati che si erano già schierati anche a favore del petrolio, quindi per loro l'obiettivo è uno solo: posti di lavoro. Pochi, sporchi, cattivi purché siano posti di lavoro. Certo sono importanti, lo sappiamo bene, ma non so se possiamo arrivare a dire che ci occorrono posti a tutti i costi. Lavoro per lavoratori vivi o morti!

A parte la scarsa sensibilità per i problemi di salute dei lavoratori e dei residenti, la nota dei sindacati contiene una frase che ci fa sorgere qualche sospetto: "...evitare speculazioni sul sito a danno dei lavoratori". Penso quindi che sia necessario fare un'altra domanda ai signori della città. La farà il solito Roberto Di Monte, perché non vedo chi altri potrebbe farlo. La domanda dovrebbe essere questa: state solo scherzando? è tutto un simpatico gioco a nascondarello e poi , quando qualcuno ci farà vedere il progetto, scopriremo la sorpresa finale? Provo a indovinare: tutto intorno all'hotel un bel quartiere di villini, palazzine, giardinetti, autorimesse...

Chissà se questa volta ci sarà qualcuno che ci dice quale ditta sta "monitorando" l'evoluzione del progetto.

11 dicembre 2009

Pensare le cose in modo diverso




Che cosa c'entra quel film di Ermanno Olmi con Chieti e con quello che si potrebbe fare a Chieti? Devo dare una risposta prima di proseguire nelle proposte, ma non la scrivo io la risposta perché l'ho trovata già pronta, nel brano che segue basta sostituire i nomi con quelli nostri: invece di San Francisco e Los Angeles scrivete Chieti e Pescara, invece Bush scrivete Berlusconi, al posto di Schwarzenegger potrebbe esserci Chiodi.


Qui la gente vernicia le case con pitture speciali per risparmiare energia, la mia scuola mette pannelli solari sui tetti dei parcheggi, le emissioni di CO2 le mandiamo alla foresta tropicale. Smantellano parcheggi per farci campi di calcio, la gente pianta giardini che consumano meno acqua. Per moda ecologica nessuno qui piu' usa sacchetti di plastica, San Franisisco e Los Angeles si fanno la guerra a chi ricicla di piu', a chi diventera' per prima la citta' a zero rifiuti. Nessuno fuma. Il polistirolo in alcune citta' e' vietato. Abbiamo il vuoto a rendere dal 1986 che porta soldi allo stato e ci fa reciclare oltre l'85% delle lattine e del vetro.

Facciamo referendum per decidere che le galline d'allevamento devono avere lo spazio sufficiente per allungare le ali nella gabbia o per obbligare le ditte fornitrici di energia a distribuire entro il 2010, il 20% di energia rinnovabile. La gente compra macchine ibride e sul mercato ci sono gia' macchine elettriche al 100%. La Chevron e' obbligata ad andare sui giornali che dire che le estrazioni di petrolio fanno venire il cancro a chi gli sta vicino.

Ricordo la storia di un signore sul Los Angeles Times di qualche anno fa che regalo' il sistema fotovoltaico alla sua parrocchia per renderla al 100% solare e perche' diceva era giusto cosi'. Siamo lo stato dove Arnold Schwarzenegger ha portato in causa il governo Bush perche' non consentiva alla California di abbassare i limiti delle emissioni delle macchine.

Nessuno dice che non si puo'. Tutti dicono che ci dobbiamo provare e lavorarci sodo.

E' contagioso. Io ho imparato qui a reciclare tutto, a fare il compostaggio, a comprare verdure prodotte solo dai contadini della zona, a non usare l'asciugatrice, a chiudere il rubinetto quando non serve e solo perche' attorno a me si respira un clima secondo il quale e' la cosa giusta da fare, e tutto dipende da ciascuno di noi. E non sono cosi' speciale. Lo fanno in tanti.

E' bello e mi fa sentire che tutti possiamo fare qualche cosa di buono per il pianeta e che se le cose partono dal basso e le moltiplichiamo per tutti noi, il mondo cambia. E questo vale anche per l'Italia.

L'articolo "la mia California" è scritto da Maria Rita D'Orsogna

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Chi si è incuriosito dal primo video può trovare altre cose in quelli che seguono.



26 febbraio 2008

Vera economia

La decrescita, il risparmio energetico e la cura dell'ambiente sono argomenti che vengono sempre relegati in un angolo. A respingerli si fa la figura dei devastatori o di persone insensibili e incolte, perciò meglio fare buon viso a cattivo gioco. A parole siamo tutti bravi, ma le rinunce e le limitazioni poi le lasciamo agli altri, noi mica siamo pazzoidi o fissati come gli ambientalisti, i vegetariani, quelli che non indosserebbero mai una pelliccia e non ammazzano neanche una zanzara, che esagerazione!

Quando ho parlato di decrescita a proposito di una conferenza, subito è apparso il commento: "Oh, ma che è na battuta? ma che sei appena tornato da cuba?" per dire che il risparmio e la cura per l'ambiente sono roba da comunisti. Ma non c'è bisogno di citare il comunismo per emarginare il problema. In genere basta dire: "bello, giusto, ma praticamente irrealizzabile".

Quelle buone e antiche abitudini che io ho visto praticare in casa dai miei nonni contadini erano dunque utopie irrealizzabili? Non c'era il bidone della spazzatura nella casa dei miei nonni: c'erano gli avanzi per il cane, c'erano le bucce e i rifiuti nel secchio per il compostaggio che serviva alla concimazione, c'era la cassetta con le cartacce e le altre cose che potevano essere bruciate nel camino, e c'erano diverse scatole dove si mettevano cose da recuperare, anche gli spaghi troppo corti per essere usati, che stanno tra i ricordi di Luciano De Crescenzo.

Non è utopia, è solo buon senso. Il buon senso che abbiamo perso nell'ubriacatura di un consumismo folle. Ora mi però mi capita di leggere sul "Sole24Ore" di ieri (l'illustre quotidiano dell'economia e della finanza) un articolo che annuncia il tramonto del sistema "usa e getta". L'Italia è al primo posto nell'utilizzo di stoviglie monouso e il loro impatto ambientale è disastroso. Si potrebbero aumentare gli oggetti biodegradabili, si parla anche di disgregazione molecolare, ci sono ricerche in corso negli USA e in Giappone, ma intanto alcuni produttori cominciano a riclicare. Per esempio il 48% delle macchine fotografiche monouso viene riciclato, senza tecnologie particolari, si fa come facevano i miei nonni, evitando di buttar via la macchinetta che può essere ricaricata e rivenduta. Ci stanno arrivando anche i manager delle grandi industrie, incredibile!

Il giornale della confindustria pone il problema degli imballaggi, che da soli fanno il 40% di tutta la spazzatura, e sembrano aver trovato una soluzione anche per questi: "dismettiamoli, che sarà mai? faremo regali senza confenzione o torneremo ai vuoti a rendere, anzi da riempire nuovamente". Non credo che vedremo Managing Director e Project Leader con la maglietta di Che Guevara, ma forse si può sperare di poter recuperare un po' del buon senso antico senza essere guardati come sognatori utopisti o pericolosi no-global.
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AGGIORNAMENTO 27.2.08
Nel MeetUp Teatino Mara segnala una iniziativa che riguarda proprio l'inutilità degli imballaggi.
Il programma dell'iniziativa lo trovate a questo link. L'appuntamento è all'IperCoop sab 1 marzo ore 10,00.
DISIMBALLIAMOCI
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15 dicembre 2007

La ricerca dell'infelicità

Un articolo del New York Times descrive un'Italia infelice, attraversata da un malessere collettivo, economico, politico e sociale: 11% di famiglie sotto la soglia di povertà, 15% con grosse difficoltà economiche, bassa natalità, popolazione che invecchia, freni corporativi ad ogni iniziativa, 70% di maggiorenni sotto i 30 mantenuti dai genitori, lo sviluppo tecnologico fermo e divorzi in aumento. L'Unione Europea ci sanziona per l'insostenibile durata dei processi (siamo un popolo di litiganti) e ora anche per eccessi di pubblicità (siamo un popolo di teledipendenti).

E' un'Italia che non corrisponde più allo stereotipo del bel paese, del canto, del sole, spaghetti e mandolini. L'arte del buon vivere sembra perduta. E' un ritratto molto triste nel quale tuttavia è difficile non riconoscersi. Forse siamo riusciti a mettere insieme il peggio: la mancanza di prospettive future che affligge i poveri con l'idiozia consumistica dei ricchi, così non ci resta nemmeno quel poco di arguzia e di sereno adattamento che erano la nostra risorsa e salvezza.

Anche in questo stato di generale malessere mi sembra che Chieti potrebbe proporsi come modello o campione d'Italia, perché gli elementi della tristezza noi li abbiamo tutti e di più (vedi questioni ambientali e campanilistiche). E mi sembra di capire che non vogliamo altro. Così la camomilla diventa fiele.
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06 dicembre 2007

Progresso senza sviluppo

Chieti è antica, è stata sede di istituzioni e centro di cultura, ma non ha impianti produttivi. Pescara è nuova, ha spiagge, palazzi, capannoni, dinamismo commerciale, ma la sua identità resta indefinita. Non vedo niente in cui queste due città possano trovarsi in competizione, sono troppo diverse, sono perfettamente complementari.

Lasciamo Pescara ai suoi problemi, che non sono i nostri, e anche ai suoi successi non sono i nostri. Vediamo invece se Chieti può tornare a svolgere un ruolo istituzionale, sociale e culturale per riacquistare un’importanza che sembra irrimediabilmente perduta. Da quale parte guardare? A me sembra che su questo non ci sono dubbi: l’epoca dello sviluppo industriale che ha arricchito Pescara è finita, stiamo attraversando una crisi economica politica e sociale che già ci ha trascinato verso l’orrore (più meno camuffato e oscurato) della guerra. La crisi finirà quando riusciremo a guardare senza angoscia al dimagrimento che il futuro ci impone.

Uno sguardo attento a questa prospettiva ci è stato offerto dalle sei conferenze organizzate presso l’Auditorium del Museo di Scienze Biomediche dall’Associazione Chieti Nuova 3 febbraio. L’ultimo incontro dello scorso venerdi 30 novembre era dedicato al “Pensare la decrescita”.

La decrescita può essere l’alternativa volontaria e programmata ad una recessione tanto travolgente quanto ingestibile. E’ necessario pensarci per tempo e qualcuno dice che sia già tardi, però conviene provarci. Su questa strada Chieti potrebbe avere un netto vantaggio rispetto ad altre città nate secondo le logiche dello sviluppo e della grande mobilità.

L’adesione alla Carta di Aalborg è stato già un buon segnale in questo senso, ma devono essere ancora compiuti i primi passi.

Se ci sono gruppi (e penso soprattutto ai giovani) che vogliono fare qualcosa, vorrei vederli capaci di attivarsi in questo senso, lasciando perdere tutte le sterili polemiche di campanile, di nome, di partito, di squadra…. Non dobbiamo copiare Pescara, non dobbiamo competere con Pescara, non dobbiamo puntare i riflettori sul Palazzo e sulle beghe (quasi sempre sterili) della politica. Dobbiamo guardare al concreto, con occhi aperti e non condizionati dalle esigenze di un’economia telecomandata. Dobbiamo guardare coraggiosamente al nostro posto, alla nostra vita, al nostro ambiente, alla nostra economia. Quello che trovate ai link delle “emergenze ambientali” va tenuto costantemente d’occhio, ma non basta. Dobbiamo fermare i possibili disastri, ma dobbiamo anche attivarci per fare cose nuove e dobbiamo lavorare per portarle avanti e l’inizio non sarà semplice.

Trascrivo qui alcune cose che mi sono appuntato ascoltando gli interventi all’incontro sul “Pensare la decrescita”:

- Demercificazione : ridurre i meccanismi di mercato che non sono funzionali a bisogni "veri";

- RES = reti di economia solidale;

- contrastare quei fenomeni per cui si acquista uno Yogurt prodotto a migliaia di chilometri di distanza, quando lo si potrebbe produrre in casa con meno spesa e risultati più genuini;

- la pubblicità non è una risorsa che aiuta i nostri progetti – la pubblicità spinge in senso contrario;

- GAS = gruppi di acquisto solidale;

- Commercio Equo e Solidale;

- Condominio sostenibile con servizi comuni che fanno risparmiare e risocializzare: lavanderie, laboratori per riparazione di oggetti, locali per organizzare il riciclaggio (pensate solo allo spreco di farmaci che ognuno tiene in casa solo per precauzione e alla possibilità di una cassetta condominiale);

- Bar-atto = luoghi pubblici in cui ci si incontra come al bar allo scopo di scambiarci gli oggetti che non si usano più (quanti telefonini inutilizzati nelle case dei ricchi potrebbero essere utilizzati da chi non cerca l’ultimo modello);

- Banca del Tempo;

Occorre riconcettualizzare l'idea del "benessere", recuperare la convivialità, liberarla dal suo legame con la disponibilità di denaro e di cose. Un processo difficile perché i bisogni sono sempre socialmente determinati; non possiamo rivoluzionare i bisogni a livello del singolo individuo, ma gruppi di giovani che siano capaci di muoversi gioiosamente e rumorosamente in questo senso potrebbero gettare le fondamenta di future istituzioni che saranno necessarie a governare saggiamente la decrescita.

Un’alleanza tra gli studenti universitari (ai quali l’economia è imposta per necessità) e i pensionati (insensibili per questioni di età ai richiami del consumismo) potrebbe fare molto e Chieti è il posto ideale per creare le condizioni per questa alleanza.
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05 novembre 2007

Il prezzo delle case

Nei commenti a questo blog si sviluppano discussioni che spesso scivolano nella ricerca delle colpe: se a Chieti le cose vanno male è colpa dell'amministrazione comunale, e quella precedente aveva forse colpe ancor più grandi senza dire delle colpe della DC: no, dice qualcun altro, la colpa non è degli amministratori ma piuttosto dell'apatia dei cittadini, buoni solo a sciocche vanterie che si traducono in disprezzo per i forestieri.

Io credo che siano vere tutte queste cose: ogni città ha l'amministrazione che si merita. Che sia di destra, di centro o di sinistra, Chieti ha sempre avuto amministrazioni da paese perché evidentemente è quella la mentalità dominante.

Nella discussione relativa all'ultimo post qualcuno ha cercato di guardare anche ai fatti e ci ha fatto notare che Chieti negli ultimi anni ha perso in numero di abitanti perché molti hanno scelto di trasferirsi in altre località a causa dei prezzi delle case. Una casa a Chieti costa troppo sia da comprare, sia da prendere in affitto.

E' questo il ragionamento che ha indotto l'attuale amministrazione ad investire tutte le proprie energie sulla realizzazione del Villaggio Mediterraneo. Il villaggio immetterà un gran numero di nuovi alloggi proprio nella zona del Campus e dell'Ospedale. Questo aumento dell'offerta dovrebbe riequilibrare i prezzi verso il basso. Così, risolto il problema dei prezzi, si dovrebbe finalmente invertire il flusso dei traslochi.

Solo alla prova dei fatti riusciremo a vedere se la strategia adottata è giusta, ma io pur riconoscendo alla giunta Ricci di aver provato in questo modo a governare il territorio invece di assistere passivamente allo sviluppo incoerente e disordinato che ci ha portato a questo punto, nutro forti dubbi sulla bontà della strategia per due ordini di motivi: il primo è che le famiglie che ormai hanno comprato casa a Manoppello, Cepagatti o Villanova non torneranno indietro; il secondo e che, a mio avviso, i prezzi alti di Chieti non sono effetto di una situazione oggettiva del mercato (scarsa offerta rispetto alla domanda), infatti le case vuote, sfitte o in vendita sono tantissime a sono tanti i palazzi inutilizzati. Le leggi del mercato avrebbero già dovuto far scendere il livello dei prezzi. Se questo non è avvenuto ci sono ragioni soggettive (i proprietari delle case appartengono ad un ceto che può contare su ottimi redditi e può permettersi il lusso di tenere le case vuote e chiedere prezzi gonfiati da un valore 'affettivo') e la nuova offerta immobiliare che si avrà con il Villaggio Mediterraneo non potrà modificare questo modo di pensare, potrà solo aumentare il divario tra la realtà socio-economica e l'immaginario dei "nobili teatini".
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11 maggio 2007

Una città chiusa, esosa e inospitale

PROVINCIALISMO - Su giornale telematico Primadanoi c'è un articolo di Alessandra Lotti che fotografa la realtà abruzzese senza i soliti compiacimenti. La classe politica fa la figura che merita, ma c'è anche una piccola nota su Chieti che nemmeno nelle occasioni speciali riesce a mostrarsi accogliente.

MANIFESTINI - C'è un brutto ritratto della città anche nei fogli dattiloscritti che in questi giorni sono apparsi sulle colonne dei portici. In quei manifestini c'è un po' di tutto, dall'orgoglio teatino al populismo, dal livore verso l'attuale stato della politica (come dargli torto?) all'esortazione a ritrovare il senso della collettività; e l'autore ne ha per tutti: ideologie e tecnologia, associazioni culturali, commercianti, insegnanti, economisti... e Chieti è descritta come tumulo polverizzato di se stessa, uno scenario desolato, un luogo di melma, di nefandezze, di penuria spirituale, e via dicendo. Uno sfogo isolato oppure un segnale di malessere diffuso?

WEB - navigando sulle tracce di Chieti tra siti e blog si trovano oltre alle vuote autocelebrazioni della teatinità anche giudizi molto negativi. Qualche volta si tratta di ragazzi annoiati che esprimono così la loro adolescenziale voglia di evasione, ma purtroppo i peggiori epiteti sono scritti da forestieri che descrivono una città priva di locali, priva di stimoli sociali e culturali, una città ignorante, esosa e inospitale.

L'argomento è sgradevole, la citazione è molto brutta e sicuramente in molti susciterà uno sdegno immediato, ma sarebbe sciocco reagire con la spocchia da vecchia zitella dicendo che sono solo veleni degli "invidiosi".

C'è del vero in questi giudizi? che nei pressi dell'università un posto letto può costare più di 300 euro mensili (talvolta in nero e magari in alloggi popolari che non potrebbero essere subaffittati) è vero e purtroppo molti pensano che questo sia solo un problema degli studenti. Non è così, perché questo modo di fare distrugge le opportunità di sviluppo culturale ed economico create a Chieti dall'università.

Anche la carenza di iniziative commerciali è vera e risultò evidente anche quando la gente veniva a Chieti di sera per lo Stellario o per altri spettacoli alla Civitella.

Una sana economia deve offrire occasioni di guadagno a chi offre servizi, a chi genera ricchezza, a chi produce qualità e novità. Non deve guadagnare solo chi ha occupato una posizione, perché altrimenti l'economia della città si deprime come se fosse vampirizzata. Ed è quello che sta succedendo: gli studenti pagano l'affitto per la stanza e restano senza soldi, non riescono a dare né a chiedere più nulla alla città. Tante copisterie invece di librerie; prati e panchine invece di circoli, pub, ritrovi, internet cafè, ecc. E poi, quando gli studenti sfruttati e annoiati saranno fuggiti altrove, andranno in crisi anche i giardinetti e le copisterie.


Qualche settimana fa il Messaggero ha dato la notizia di una famiglia di immigrati che paga 340 euro al mese per vivere in un garage. In questo modo Chieti farà scappare anche gli stranieri. E mi sembra già di sentirla la voce dei fieri teatini: 'peggio per loro' oppure "gli sta bene, così se ne ritornano a casa loro". Già, andranno via quelli più miti, quelli venuti col sogno di sistemarsi e che si accontentano di fare da badanti ai nostri vecchi e quelli che fanno i manovali per 500 euro al mese. Loro dovranno andar via, a cercare luoghi migliori e da noi verranno i peggiori, quelli senza scrupoli, quelli che non si spaventano di un affitto alto, quelli che conoscono altri modi per far quadrare i conti.
E quando gli affittatuguri e gli affittagarage si vedranno assediati da delinquenti, invece di farsi un esame di coscienza, incolperanno il politico di turno e invocheranno il tiranno sognando un regime in cui agli immigrati sia imposto l'obbligo di lavorare e di pagare mentre gli indigeni oziano e guadagnano, un metodo sicuro che ha sempre portato allo stesso risultato: miseria e disperazione per tutti. Il benessere è frutto della pace, della serenità e dell'onestà. L'immigrato va a lavorare dove può trovare speranze di miglioramento. Cose di cui è facile parlare, ma è difficile costruire.

Allora faccio una proposta agli assessori, a quelli che in genere sono tanto bravi a organizzare incontri e conferenze: in questa Chieti chiusa e inospitale dove tra un paio d'anni forse arriveranno migliaia di atleti da tante nazioni, proviamo a promuovere la cultura dell'accoglienza, che non significa aprire la porta a chiunque. Accogliere significa regolare gli orari dei negozi e dei servizi sulle esigenze di chi arriva e non sui comodi di chi vive e lavora qui. Accogliere significa offrire qualcosa che rimanga nella memoria del visitatore. Accogliere significa praticare prezzi che siano un invito a tornare. Accogliere significa anche imparare a riconoscere il nostro prossimo senza preferire necessariamente lo Shylock nostrano al samaritano che passa in cerca di pace e di lavoro.

Proviamo a far capire che certe speculazioni sul turista, sullo studente e sul lavorante sono autodistruttive. Proviamo a spiegare che nessuno potrà apprezzare una città solo per la storia passata. Ci vorrà molto tempo, ma in qualche modo si deve cominciare a migliorare sia l'immagine che l'economia di Chieti.

05 maggio 2007

La Cina è vicina

Qualche mese fa parlando col titolare di un'industria tessile chietina (una di quelle imprese che ci avevano fatto immaginare un grande futuro industriale per Chieti Scalo) mi diceva di sentirsi sconfitto dalla concorrenza. Prima gli albanesi, a cui si poteva ancora resistere, poi i cinesi:
- Con i cinesi non si può competere - mi diceva - fanno prezzi impossibili che io non potrei fare nemmeno se i miei operai fossero disposti a lavorare gratis.
- Ma com'è possibile? - ribattevo io pensando ai costi per il trasporto delle merci importate da un paese così lontano, lontanissimo - come fanno? risparmiano con tessuti molto scadenti?
- Ah, se il tessuto è scadente allora il prezzo è quasi niente, ma loro fanno anche prodotti di discreta qualità e li vendono a prezzi che per noi sono comunque sottocosto.


Ora ho capito. Giusto su Il Centro di ieri ho trovato la risposta alle mie perplessità: la Cina sta a 10 km da Chieti Scalo, vicino al Tribunale di Pescara. Là, in un garage, i cinesi confezionano jeans e tute per una paga di 1euro (UNO) per ogni paio di jeans e 50 centesimi per ogni tuta. Ed è merce di marca. Quindi se la Cina è così vicina non ci sono spese di trasporto.

La Cina non è il mondo favoloso di Marco Polo e neanche l'impero maoista dove tutti vestono con la stessa casacca. La Cina è il luogo dove si può fare tutto, cioè proprio tutto no, perché chi critica il potere rischia anche la pena di morte (una fabbrica anche quella) ma in economia non ci sono limiti e non c'è nessuno che controlla gli orari, i contratti, le paghe, le tasse, i contributi previdenziali... In Cina nessun ispettore entra nelle fabbriche e se la notizia è finita sul giornale dipende solo da quegli impiccioni di italiani (quelli non ancora istruiti sugli obblighi della privacy) che hanno chiamato i vigili. Vedevano troppi cinesi entrare e uscire dal garage e si sono insospettiti.

- Tranquilli, state tranquilli. Non sono pedofili, non sono spacciatori di droga e nemmeno trafficanti di armi o di organi umani, sono solo lavoratori sfruttati. Sono onesti, silenziosi e laborosiosi schiavi. Sono iscritti alla Camera di Commercio, pagano regolarmente l'affitto e consumano i pasti nella stanza del primo piano. Quindi è tutto a posto, l'unica infrazione è la mancanza dell'estintore, perché anche nella Cina pescarese c'è la legge 626 sulla sicurezza.

- No, io non sono tranquillo - dice uno più sospettoso degli altri - forse non c'è ragione di aver paura dei gialli con gli occhi a mandorla, ma la Cina? che dite della Cina? quel mondo senza regole, terra di schiavi senza diritti e senza nome che stiamo costruendo in casa nostra? quella a me fa paura perché il mercato non fa differenze, non guarda la forma degli occhi: se la Cina è qui siamo cinesi anche noi. E' stato cinesizzato anche l'operaio di Atessa licenziato in tronco perché da rappresentante sindacale voleva distribuire volantini sindacali. La modernizzazione ci costringe a dismettere quei vecchi arnesi dei nonni che erano i diritti dei lavoratori con tutte le incrostazioni ideologiche. Adesso i sindacati sono agenzie di servizi dove si va per la dichiarazione dei redditi o la scelta del TFR. Adesso c'è anche qualcuno che vorrebbe ripulire l'art. 1 della Costituzione perché una repubblica fondata sul lavoro sembra un vecchiume, è incrostata anche quella.

- OK, se proprio non riuscite a star tranquilli, allora continuate pure a diffidare dei cinesi, quelli gialli con gli occhi a mandorla. Finché riuscirete ad aver paura dei cinesi e a non averla dell'ispettore del lavoro che non è mai arrivato, non vi accorgerete di essere già diventati cinesi.
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19 marzo 2007

Progettini

1) in questi giorni ho incontrato un giovane che si è laureato recentemente:

- Salve dottore, come stai?
- Benone.
- Allora hai trovato qualche occupazione? lavori da queste parti?
- No, cioè, ehm... cose così, progettini...
- Come? progettini? ah sì, capisco.

In Italia non c'è solo la fuga dei cervelli, ci sono anche i cervelli messi nel bagnomaria dei progettini. I progettini sono i soldi pubblici destinati a favorire l'inserimento dei giovani nel mondo produttivo. Uno scopo così meritorio che nessuno potrebbe opporsi alla loro approvazione.

Se il giovane è ingenuo e prende la cosa sul serio, cioè se crede davvero di dover progettare qualcosa, può diventare pericoloso perché va ad intralciare quelli che le cose le stanno già facendo, a modo loro e senza nessuna intenzione di farsi riprogettare dal pivellino appena arrivato. Se il giovane è intelligente capisce subito che il suo compito è quello di riempire fogli di parole, di grafici, di statistiche, ecc. per avere il suo piccolo compenso senza meravigliarsi di vedere il suo lavoro destinato a qualche archivio dove nessuno lo andrà mai più a cercare.

Siccome il lavoro vero non c'è bisogna accontentarsi di lavorare per finta partecipando ai progettini. Ma i progettini non vengono dal nulla, bisogna idearli, prepararli, valutarli, inserirli nel giusto contesto... ci vogliono pareri, consulenze, approvazioni, ecc. I progettini costano molti soldi per pagare gli esperti, le consulenze, le commissioni, i sistemi di valutazione... I soldi che restano si spendono per realizzare reti e connesioni tra i diversi progetti, poi ci sono le presentazioni, i centri di informazione e di orientamento... Per i veri posti di lavoro non resta niente. Non deve restare niente, perché come ci potrebbe spiegare qualunque politico di destra (la destra non è più fascista o nazionalista, la destra è liberale) oppure qualunque politico di sinistra (la sinistra non è più comunista o socialista, salvo rare eccezioni la sinistra è tutta liberale) non è lo Stato che deve costruire posti di lavoro, lo Stato può solo stimolare e favorire le condizioni per lo sviluppo, ma i veri attori dell'economia sono le imprese private. Sono loro che dovranno assumere questi giovani che dopo lo studio hanno anche svolto attività formative di stage e tirocinio, e hanno un bel curriculum di tanti progettini.

2) in questi giorni ho incontrato anche un altro giovane che si è laureato pochi anni fa:

- Salve come va?
- Bene, grazie.
- E' da un po' che non ti vedevo, lavori fuori?
- Sì, sono stato alcuni mesi in Inghilterra con una borsa di studio e poi ho fatto uno stage in una grande agenzia milanese.
- Ah, bene, sarà stata un'esperienza interessante.
- Sì, molto. Ho imparato molte cose. Ho lavorato con sistemi che qui, da noi, quasi non esistono, metodi e tecnologie innovative. Una bella esperienza.
- Solo bella o anche spendibile?
- Spendibile certo: un curriculum con attestati di merito per attività di quel tipo dovrebbe avere un buon valore. Dico dovrebbe perché poi delle agenzie abruzzesi a cui ho inviato il mio curriculum, nemmeno una...
- Che vuol dire nemmeno una?
- Che non mi hanno chiamato nemmeno per un colloquio, non ho avuto modo di mostrare a nessuno le cose che ho imparato.
- Imprese private, giusto?
- Certo: imprese private.
- Quelli sì che hanno capito l'economia, lo sviluppo, il potenziale delle idee e delle nuove tecnologie... gli imprenditori sono i veri attori dell'economia.
- Che mi prendi in giro?
- No, scusa, stavo scherzando. Dicevo così perché conosco alcuni che ci credono a questa cosa dei privati e delle privatizzazioni: lo Stato che riduce le tasse, che offre contributi alle imprese, così crea le condizioni e loro, gli imprenditori, fanno, producono, promuovono il merito.
- sì, ci crederei anch'io se mi potessi, diciamo così, privatizzare qualcosa. Mi troverei un sacco di meriti da promuovere. No, ho capito che solo i cinesi producono, ma non hanno nessun merito e non sono nemmeno imprenditori, sono solo schiavi. Producono però. Tutte le cose che servono le fanno loro.
- Le cose concrete, ma noi facciamo i progettini.
- Eh sì, i progettini.