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12 giugno 2025

Bocciata la pretesa di risarcimento della Rockhopper

Progetto petrolifero "Ombrina mare", 
l'Italia vince arbitrato internazionale, annullato risarcimento da 190 milioni di euro a Rockhopper.


Forum H2O "Il popolo abruzzese aveva sfidato petrolieri e Governo e poi vinto. Aveva ragione a combattere contro la crisi climatica, per la tutela dell'Adriatico e contro il folle Trattato dell'Energia"

La società petrolifera Rockhopper ha annunciato che l'Italia ha vinto il ricorso contro il risarcimento da 190 milioni di euro che era in un primo tempo era stato assegnato alla società Rockhopper a causa della bocciatura del progetto fossile "Ombrina mare" nel mare antistante le coste abruzzesi.

L'intervento che prevedeva l'estrazione di petrolio a pochi km dalla costa dei Trabocchi era stato archiviato a seguito di una vibrante campagna di protesta che era sfociata in due manifestazioni da decine di migliaia di persone a Pescara nel 2013 e a Lanciano nel 2015.
.
A quel punto la società aveva fatto ricorso ad un arbitrato internazionale in quanto riteneva violato il Trattato dell'Energia, da cui pure l'Italia era uscita qualche anno prima.

Questo primo arbitrato aveva visto l'Italia condannata a pagare 190 milioni di euro più interessi alla società.

Il paese ha quindi presentato un ricorso utilizzando il Trattato Internazionale per il Regolamento delle Controversie relative agli Investimenti (ICSID) che ora, secondo quanto riportato dalla stessa Rockhopper, ha portato all'annullamento del risarcimento.

Dichiara Augusto De Sanctis del Forum H2O "La questione del risarcimento da 190 milioni di euro aveva avuto una vasta eco in Italia dove, invece di contestare le folli clausole capestro contenute nel Trattato dell'Energia improvvidamente firmato a metà anni '90 dai nostri governanti, era stata montata ad arte una feroce critica alla sacrosanta protesta anti-trivelle del popolo abruzzese. Avevamo ragione allora a contestare sia la deriva fossile, in piena epoca di crisi climatica, sia il trattato dell'Energia, da cui poi si è ritirata pure la UE. Il clima non lo si difende a chiacchiere o addirittura scavando nuovi pozzi di petrolio per giunta in un mare chiuso come l'Adriatico; serve invece abbandonare subito tutte le fossili".

FORUM H2O (Comunicato stampa del 3 giugno 2025)

Segreteria Operativa Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua
3683188739

Il comunicato della Rockhopper

13 aprile 2025

Megalò 2 : esito favorevole della Valutazione di Impatto Ambientale

Megalò due, la sconcertante audizione della presidente del comitato V.I.A. regionale.

Ammette che la decisione favorevole non era atto dovuto; nessuna valutazione sugli effetti a valle, Pescara compresa, dell'occupazione delle aree di naturale esondazione del fiume Pescara per realizzare i centri commerciali.
Forum H2O "si arriva a negare i fondamenti stessi della procedura di valutazione di impatto ambientale"

Stamattina abbiamo partecipato alla riunione della commissione consiliare del comune di Pescara convocata per l'audizione dell'Ing Erika Galeotti, dirigente del servizio Valutazione di Impatto Ambientale, sul tema dell'approvazione del progetto noto come Megalò due.
La rappresentante dell'amministrazione regionale ha risposto alle domande poste dai commissari e da noi ospiti, convocati per le preoccupazioni degli effetti del progetto a valle.
In primo luogo l'Ing.Galeotti ha chiarito, smentendo di fatto la tesi del presidente della Regione Marsilio, che la decisione favorevole del comitato V.I.A. non era un atto dovuto, come d'altro lato emergeva in maniera inequivocabile dalla lettura della sentenza del Consiglio di Stato che aveva appunto fatta salva la riedizione del potere da parte del comitato V.I.A. dopo l'annullamento del precedente parere.
Insomma, il comitato V.I.A. avrebbe potuto bocciare di nuovo il progetto, come il Forum H2O aveva subito precisato.
Poi, davanti alle preoccupazioni sugli effetti a valle della realizzazione di strutture commerciali che hanno sottratto aree di naturale "sfogo" del fiume in caso di alluvione, visto che la massa d'acqua di una piena ora andrà più a valle, ha difeso a spada tratta il provvedimento favorevole sostenendo una tesi a nostro avviso a dir poco sconcertante se non bizzarra.
Secondo l'Ing. Galeotti la Valutazione di Impatto Ambientale si dovrebbe limitare a verificare se il solo centro commerciale sia situato in un'area a rischio mentre nessuna valutazione deve essere fatta sugli effetti a valle dell'occupazione di quegli spazi lungo il fiume. Il centro commerciale si è protetto con il suo mega-argine facendo andare più a valle l'acqua? Il centro commerciale non è più a rischio. Fine del discorso.
Praticamente si tratta di negare lo scopo stesso della Valutazione di Impatto Ambientale, che è appunto quello, come dice testualmente la legge, di esaminare  "i probabili impatti ambientali rilevanti del progetto proposto, dovuti, tra l’altro:....
d) ai rischi per la salute umana, il patrimonio culturale, il paesaggio o l’ambiente (quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, in caso di incidenti o di calamità);"

Addirittura l'ing. Galeotti ha sostenuto che non si può chiedere al proponente, un privato in questo caso, di produrre approfondimenti sugli effetti a valle del loro progetto.
A quel punto abbiamo chiesto come mai, per dire, in una recentissima procedura di V.I.A. nazionale, Anas, soggetto pubblico, per un progetto di infrastruttura pubblica come la fondovalle Tordino, abbia dovuto verificare come l'opera modificasse l'entità della piena a Giulianova città posta più a valle.
Oppure come mai negli elaborati della V.I.A. nazionale del nuovo porto di Pescara vi siano le simulazioni sugli effetti del nuovo assetto portuale sul rischio esondazione addirittura verso monte (effetto rigurgito).
Se fossimo stati ancora più cattivi, avremmo chiesto alla Dr.ssa Galeotti come mai lo stesso comitato V.I.A. regionale che lei spesso presiede chiede di valutare, a mero titolo di esempio, gli effetti erosivi del posizionamento di scogliere su spiagge poste spesso a distanza di diversi km di distanza, obbligando i proponenti a depositare onerosi studi specialistici.
Oppure se quando si esamina la realizzazione di una diga non si debbano verificare gli effetti sul fiume a valle.
Avremmo potuto continuare all'infinito con questi esempi che a nostro avviso fanno emergere non solo la contraddittorietà delle affermazioni della dirigente regionale ma quella che appare come la negazione dei principi di base di una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.

A questo punto non possiamo che riaffermare le nostre preoccupazioni sugli effetti della decisione del Comitato V.I.A. su questioni rilevantissime come quelle attinenti la pubblica incolumità.
 

Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua

Comunicato stampa del 10 aprile 2025

13 ottobre 2024

I petrolieri tornano alla carica

Petrolieri tornano alla carica per lo stoccaggio di metano da 157 milioni di MC a S.Martino sulla Marrucina (CH).

Avviata al Ministero dell'Ambiente la richiesta di proroga per la V.I.A. nazionale, osservazioni entro il 24 ottobre.

Commissione VIA nazionale chiede chiarimenti su sismicità indotta e perdite di gas in atmosfera, quello che avevamo già denunciato anni fa inascoltati.


Forum H2O "Tra nuovi gasdotti, stoccaggi e pozzi di metano a Bomba l'Abruzzo rischia di diventare un piccolo paradiso delle fossili in piena crisi climatica".

Il Ministero dell'Ambiente lo scorso 9 ottobre ha avviato la fase pubblica per le osservazioni in merito alla richiesta avanzata dalla Gas Plus Storage per vedersi prorogare il decreto di Valutazione di Impatto Ambientale del 2014 relativo alla realizzazione di uno stoccaggio di gas da 159 milioni di MC a S.Martino sulla Marrucina (CH).

Solo ora la Commissione V.I.A. nazionale, con ben 10 anni di ritardo, accogliendo di fatto tutti i dubbi che già allora avevamo posto sull'incredibile prescrizione contenuta nel decreto di VIA del 2014 sulla possibilità  di "controllare" l'entità dei terremoti indotti  dal funzionamento dell'impianto (la rialleghiamo), chiede alla società di chiarire le criticità relative alla possibilità che l'iniezione di gas nel sottosuolo provochi forti e ovviamente non controllabili terremoti indotti, in una zona già a massimo rischio sismico.

Scrive il Ministero "Rispetto all’assetto tettonico dell’area proposta per lo stoccaggio anche a seguito dei sismi che hanno caratterizzato l’Abruzzo negli ultimi anni si chiede di chiarire se quanto avvenuto possa aver influito sulle importanti sorgenti sismogenetiche presenti nell’area marchigiana e abruzzese (vedasi anche richiesta prot. 19477/MATTM del 24.02.2021, acquisita al prot. CTVA/920 del 24.02.2021); tale richiesta peraltro era già prevista dalla prescrizione N.1 del parere CTVA n. 1171 del 01/03/2013 non ha trovato, ad oggi, riscontro adeguato. Tutto questo anche alla luce del fatto che il Comune di San Martino sulla Marrucina è classificato come zona simica 1, ovvero a pericolosità sismica elevata. Si chiedono altresì approfondimenti sulla microsismicità dell’area (background) dell’area del giacimento e la relazione tra contesto sismogenetico naturale e sismicità potenzialmente indotta dalle stagionali attività di stoccaggio. Si segnala a questo proposito il recente lavoro scientifico di revisione pubblicato su Nature Reviews Earth & Environment  che apre nuovi scenari concernenti il ruolo delle attività antropiche collegate all’iniezione/estrazione di fluidi al fine di valutarne l’impatto."

Inoltre il Ministero chiede di approfondire la questione delle perdite di gas dirette in atmosfera. Il metano è un pericoloso gas clima-alterante. Anche su questo aspetto avevamo scritto al Ministero e alle altre autorità competenti già nel 2014, senza ottenere risposte.

Dichiara Augusto De Sanctis del Forum H2O "Fa specie che il ministero arrivi dopo dieci anni a sollevare quei dubbi che, pubblicazioni scientifiche alla mano, avevamo posto senza ottenere risposta già al momento del rilascio del Decreto V.I.A. Allora avevano posto una prescrizione ridicola sul tema, una vera e propria supercazzola per riprendere un film famoso. Infatti il ministro addirittura sosteneva che i terremoti indotti dall'impianto potessero essere modulati, come se esistesse una manopola del terremoto. Poi nel 2016 la compianta Nadia Toffa, con la partecipazione del Prof. Ortolani, aveva girato un servizio sui rischi di sismicità indotta dall'impianto, intervento che in alcuni, evidentemente ignoranti della materia, suscitò scetticismo per non dire di peggio. In generale, a parte questi inaccettabili rischi specifici, l'Abruzzo tra nuovi gasdotti, stoccaggi e pozzi di estrazione come a Bomba, rischia di diventare una piccola capitale delle fossili in piena crisi climatica. È sconcertante"

Chiunque può presentare osservazioni entro il 24 ottobre al Ministero.

Qui tutta la documentazione:
https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Info/419

In allegato la prescrizione del Decreto VIA del 2014 sul "controllo" dell'intensità dei terremoti indotti.

FORUM H2O

28 novembre 2023

Due aree verdi in totale abbandono

Si parla molto di green e di ambiente, ma non tutti sanno che Chieti non dispone solo della Villa Comunale, ci sono due ampie aree verdi che furono attrezzate come parchi pubblici e ora sono diventate giungle urbane.

Il primo parco si trova in una zona molto centrale, a due passi dal Museo della Civitella, l'altro è nei pressi del centro sportivo di Piana Vincolato. Entrambi in totale stato di abbandono e preclusi ad ogni accesso.


Il primo parco fu sistemato e attrezzato ai tempi della famigerata giunta Buracchio. C'erano vialetti pavimentati con lampioni, panchine e fontanelle. Vi si accedeva da tre punti diversi oltre a due accessi secondari. Il cancello principale è in viale Maiella, gli altri si possono raggiungere da via De Turre e da via Baroncini.

Nell'area di via De Turre c'era (e c'è ancora) un campo da calcetto con erba sintetica, due campi da bocce e una casetta di servizio che avrebbe dovuto ospitare l'ufficio del custode e un punto di ristoro. 

Negli anni della giunta Cucullo iniziò l'abbandono, giustificato dall'intenzione di affidarlo ad una gestione privata che prevedeva il pagamento per l'uso del campetto e delle piste da bocce. Una decisione che escludeva di fatto i ragazzi, ma anche gli adulti avevano difficoltà per le prenotazioni. In mancanza di un custode, il cui incarico non fu mai rinnovato, i cancelli erano tenuti permanentemente chiusi. 

02 settembre 2022

Ora dobbiamo anche pagare il conto a Rockhopper

Questo blog contiene tutta la storia della trivelle in Abruzzo, delle vivaci proteste degli abruzzesi, e della ritirata dei petrolieri, prima fu l'ENI a rinunciare alla costrozione del Centro-Oli di Ortona, poi la multinazionale straniera dovette rinunciare all'ecomostro di Ombrina Mare. Ci salvammo da una vera catastrofe.

Ho continuato a raccontare qui i guai inflitti dai petrolieri ai nostri amici lucani della Val d'Agri, dove il Centro-Oli s'era già realizzato. Senza dimenticare le vittime e gli strani suicidi. Guai che non finiranno mai. 

Adesso c'è un'altra notizia : l'Italia dovrà risarcire i danni alla Rockhopper

L'Italia dovrà pagare 190 milioni di euro. 

La notizia è doppiamente amara, in primo luogo sono soldi che usciranno dalle nostre tasche, in questo momento già economicamente molto difficile, noi pagheremo a chi voleva distruggere il nostro ambiente marino una cifra dieci volte maggiore ai loro sperati profitti; in secondo luogo questo diventerà un argomento a loro favore, si dirà che paghiamo per colpa degli "ambientalisti": potevamo incassare bei soldini del petrolio, invece non abbiamo nulla e dobbiamo anche risarcire i danni!!!  E sì, questo ci diranno, ma è falso. 

La Rockhopper non era titolare di una concessione. Per legge non ha diritto ad alcun risarcimento. E' come se io avessi il mero desiderio di acquisare l'auto del signor Giovanni che però non me la vuol vendere e decide di farla rottamare. Ho perso un affare! Mi rivolgo al giudice affinché Giovanni mi risarcisca il danno per il mio perduto affare. Nessun giudice accoglierebbe questa tesi, non in un sistema capitalistico che tutela il diritto di proprietà. Finché Giovanni è il padrone decide quel vuole del suo patrimonio. La mancata conclusione di un affare si chiama rischio d'impresa. E' il capitalismo, bellezza! 


Sì, allora perchè l'Italia è stata condannata a pagare un risarcimento?

 

15 luglio 2020

Fabrizia ci ha lasciato

L’ha portata via la malattia con la quale combatteva da molti mesi, sempre col sorriso sulle labbra



Il WWF piange la scomparsa di Fabrizia Arduini
Grandi battaglie a livello nazionale e locale: tra tutte il no a Centro Oli e Ombrina Mare
Oggi pomeriggio ci ha lasciati Fabrizia Arduini, presidente del WWF Zona Frentana e Costa Teatina e referente a livello regionale e nazionale per l’energia. Fabrizia da molti mesi, sempre col sorriso sulle labbra, combatteva contro un male spietato che non le ha lasciato scampo. Ha continuato sino all’ultimo a combattere le sue battaglie, incoraggiando chiunque nel WWF si rivolgesse a lei per un consiglio o una informazione. Sempre lasciando i suoi problemi e il male che la stava consumando in secondo piano: molti, anche all’interno del WWF, hanno drammaticamente scoperto oggi quel che Fabrizia stava affrontando.
 

23 aprile 2020

Le mafie dei pascoli: territori che non ci appartengono piu'

L’utilizzo dei fondi europei in Italia e le mire delle mafie sono entrati nel dibattito pubblico dopo la pubblicazione di un articolo su Die Welt in Germania, da diverse settimane ci sono molti allarmi sulle predazioni della mafia nella crisi economica e nella gestione del post emergenza sanitaria come abbiamo raccontato in vari articoli e nelle interviste con Antonio Ingroia e Catello Maresca.
Le mafie si infiltrano e deviano l’economia nei settori più diversi, non solo noti come l’azzardo, l’usura, il riciclaggio, l’edilizia, il ciclo dei rifiuti o gli appalti. Tra i settori meno noti ci sono i pascoli, a gennaio un’imponente inchiesta della Direzione Investigativa Antimafia di Messina ha coinvolto l’Abruzzo.
I magistrati siciliani hanno documentato lo sfruttamento da parte del gruppo mafioso dei Batanesi di terreni intestati fittiziamente nei comuni abruzzesi di L’Aquila, Barisciano, Ofena, Pettorano sul Gizio, Crognaleto, Cortino, Valle Castellana, Rocca Santa Maria, Isola del Gran Sasso, Caramanico e Castel del Monte.
«Un’organizzazione criminale - ha scritto il gip di Messina Mastroeni nell’ordinanza al termine dell’operazione giudiziaria - che non costituisce ricchezza per il territorio, non sviluppa agricoltura e pastorizia, ma fa ditte di carta, ingurgita profitti milionari, che come tutti i profitti di mafia spariscono e niente lasciano alla gente, al territorio, alla vera agricoltura e pastorizia». 
[continua a leggere su Wordnews]

24 aprile 2019

Arrestati in Basilicata i vertici dell'ENI


Gli ambientalisti... ma sì, loro, quelli che dicono sempre NO... 
che sono peggio dei radical-chic.  

Credo che i veri radical-chic sono quelli che snobbano gli ambientalisti. Il NO alla petrolizzazione dell'Abruzzo ci ha salvato dal disastro. E adesso sappiamo che il disastro sarebbe stato peggiore di quel che dicevano i più allarmisti. E sappiamo che il disastro era già nella malafede dei patrocinatori del progetto.
“Il profitto unico faro delle scellerate scelte”
Le condotte portate avanti sono state “caratterizzate da una sconcertante malafede e spregiudicatezza”, secondo il gip Ida Iura che ha disposto i domiciliari per l’ex responsabile del Centro oli di Viggiano, Enrico Trovato, indagato con altre 13 persone e la stessa azienda. Nascondendo quanto accadeva nell’impianto lucano e non intervenendo subito per tappare i buchi dei serbatoi che contenevano il petrolio, sono quindi stati “sacrificati” per anni la tutela di salute e ambiente di fronte alle “ragioni economiche d’impresa”, definite “l’unico faro” che “ha illuminato e sorretto tutte le scellerate scelte aziendali”.
Per anni in questo blog ho sostenuto la protesta contro il Centro-Oli, e poi contro le trivelle di Ombrina Mare. Credo di non averlo fatto come ambientalista (non sono iscritto a nessuna associazione) ma solo per buon senso. Ho ascoltato i medici e i geologi, ho partecipato alle conferenze della professoressa D'Orsogna. Ho visto che non era un confrontro tra opinioni diverse. Qualcuno portava informazioni, altri portavano bugie. A guardarli di persona i bugiardi si riconoscono. Li vedi circondati di falsi esperti e falsi giornalisti. Ho potuto vedere nelle facce dei manager il ghigno malcelato in sorrisi di circostanza. Branco di squali. Ho avuto pena per la misera vigliaccheria dei nostri politici; ho provato ribrezzo per gli incoffessabili  tornaconti dei finti ambientalisti. Nonostante tutto ci siamo salvati. Finora.

Il Centro-Oli per fortuna non c'è, ma ci tocca di leggere, con un misto di stupore e di rabbia, della morte per suicidio dell'ing. Griffa e poi del generale Conti. Noi ci siamo salvati e sappiamo con certezza che gli ambientalisti avevano ragione, pienamente ragione. Qualcuno ci ha perso la vita.

Grazie agli ambientalisti noi abbiamo imparato a conoscere l'air-gun e il fracking. Sappiamo che il peggio deve ancora venire. Dobbiamo resistere come partigiani del pianeta.

Il Centro-Oli di Viggiano veniva citato come esempio di buone trivellazioni. Un modello da seguire fatto di tecnologie rassicuranti e denaro per le casse dei comuni. Nei telegiornali non si parlava dell'ing. Griffa, non si dava mai notizia degli incidenti e delle anomalie. Solo Report ha avuto il coraggio di mostrare gli effetti sulle acque e sulle colture.

Oggi la verità comincia ad emergere ed purtroppo è molto più brutta di quello che paventavano gli ambientalisti.  Ciò che sta emergendo ora dall'inchiesta della magistratura è una vera associazione a delinquere che non si fa scrupoli di provocare malattie e morte.
Da alcune intercettazioni riportate nell’ordinanza emergerebbe per la sede di Viggiano “l’inesistenza di procedure ambientali di verifica” e la superficialità della gestione del problema della sicurezza dell’ecosistema”, nonché “la grave e inescusabile confusione in cui versava” persino il tecnico responsabile del settore Salute, Sicurezza, Ambiente del distretto Meridionale dell’azienda petrolifera. E, secondo gli inquirenti, anche dopo il febbraio 2017 Eni ha continuato “a nascondere tutto ciò che non viene scoperto” dalle autorità di controllo. Dei dipendenti citati negli atti l’unico che agì con “coscienza e scrupolo” è Gianluca Griffa, l’ex responsabile della produzione di Viggiano ritrovato morto in un bosco nel 2013. Aveva capito cosa stava accadendo già nel 2011 e denunciò ai superiori: “Volutamente era stato emarginato – scrive il gip – Ma se le precauzioni suggerite, siamo nel 2013, fossero state considerate avrebbero scongiurato il disastro ambientale scoperto quattro anni dopo”. A ringraziarlo, quasi sei anni dopo la morte, è stata la procura.
Oltre all'ing. Griffa è giusto ricordare anche la geologa Albina Colella che nel 2011 ebbe il coraggio didichiarare i disastri causati dall'ENI e per questo fu perseguita
La Colella, docente di Geologia all’università di Potenza, nel 2015 era stata denunciata dalla compagnia petrolifera per diffamazione e danni morali e patrimoniali, dopo alcune dichiarazioni rese in tv sulle acque contaminate di Contrada La Rossa in aerea di reiniezione petrolifera.
All’epoca dei fatti a capo del Cova c’era Enrico Trovato e alla professoressa venne chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro.
Ditemi voi se non è un animo puramente delinquenziale quello di chi in malafede denuncia una scienziata per intimorirla e rovinarla pur sapendo che è un'eroica portatrice di verità.  Una storia che si ripete perché la tecnica dei risarcimenti milionari è un'arma che viene spesso utilizzata dalle mafie economiche.

01 ottobre 2018

Bussi: non ci sono colpevoli, nessun risarcimento

Comunicato stampa del 29 settembre 2018

“CASSAZIONE SU BUSSI: SENTENZA INCUBO PER L'ABRUZZO,

ADESSO ANCHE LA BONIFICA È IN SALITA”

Sconfitti lo Stato e la politica incapaci di tutelare l’ambiente e i cittadini

Si paga anche il prezzo del ritardo sull'approvazione della legge sugli ecoreati

***

La sentenza della Cassazione, ribaltando le conclusioni della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, ha sancito che non ci sono o non sono individuabili colpevoli per quella che è stata definita la discarica abusiva più grande d’Europa. Una situazione paradossale, che complica anche le prospettive di bonifica, per la quale il futuro è a questo punto di nuovo tutto da scrivere.


05 novembre 2017

Inquinamenti a oltranza

A Colle Marcone "ci sono ancora i fusti con i rifiuti pericolosi bruciati nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 2015; ci sono le carcasse di batterie per auto squagliate; ci sono i cumuli di immondizia alti fino a 6 metri in cui sono mischiati gli scarti della vita di tutti i giorni. A due anni e mezzo dal rogo doloso, la discarica abusiva di Colle Marcone resta un mostro senza bonifica". (Il Centro)

Ci sono anche altre brutte notizie per il nostro ambiente,riguardanol'area fortemente inquinata dell'ex conceria a Chieti Scalo.

Sono notizie che si sommano alla decisione di rinnovare la concessione petrolifera a Rospo Mare: altri cinque anni.

10 settembre 2017

L'Abruzzo bruciato


Dopo le molteplici emergenze ambientali che ci attanagliano da anni, è arrivato il fuoco. Incendi dolosi. Abbiamo trascorso un'estate tra fumo e fiamme. L'incendio più grave nella zona del Morrone, ma abbiamo avuto fuochi anche nella vicina Sambuceto e ieri è bruciata perfino la pineta di Pescara.

Nella seconda metà di agosto per arrivare a Sulmona si attraversava un paesaggio infernale. E nessuno ne ha parlato. Ho visto solo un servizio, comunque tardivo, nel telegiornale di Enrico Mentana. Ora un articolo su Internazionale.

Che cosa sta succedendo? Chi ha interesse ad appiccare i fuochi?

Per queste domande, a cui non sono in grado di rispondere, vi rinvio agli articoli di PrimaDaNoi:

Incendio spento dopo due settimane
Forestali, Canadair e Burocrazia  
Sul problema del rimboschimento



18 luglio 2017

Le centrali e biomasse fanno male.

Non è una novità. Lo sapevamo già. Abbiamo visto le proteste a Vallemare di Cepagatti e le lenzuola con le scritte anche nella zona di Santa Filomena. Le proteste vengono sempre liquidate allo stesso modo: "quelli che dicono sempre no", "ambientalisti che si oppongono a tutto", "non si può mica fermare il progresso".

Inceneritori di varia natura non rappresentano alcun progresso. Ora c'è una sentenza che lo stabilisce in modo chiaro condannando il gestore della centrale a biomasse di Treglio, vicino Lanciano (la notizia è qui).  Otto mesi di arresto, commutati in 60mila euro di multa all'amministratore della Gestione Calore Treglio e sei mesi commutati in 40mila all'amministratore della Sansifici Vecere per inquinamento atmosferico con emissione di monossido di carbonio al triplo dei quantitativi autorizzati oltre a un illecito smaltimento delle ceneri.

A Cupello invece degli odori nauseabondi e delle nubi tossiche che stanno intorno all'impianto Stogit per l'estrazione di gas metano non si conosce ancora la causa e non si può sapere se c'è una responsabilità. Intanto i cittadini respirano.

Chissà se qualcuno se ne ricorderà quando ci verranno a proporre il prossimo impianto e ci diranno che è sicuro, controllato, innocuo, a prova di incidente e che solo i soliti "ambientalisti" non lo capiscono.

04 novembre 2015

Parchi nazionali allo sbando

Mentre in Abruzzo si continua a sperare nella definizione del Parco Nazionale della Costa Teatina, istituito con legge da molti anni, emerge una sconsiderata trascuratezza nei confronti di una delle maggiori risorse di quello che era il Bel Paese.

Le associazioni CAI, CTS,  Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, ProNatura, Touring Club Italiano, WWF si sono rivolte al ministro Galletti con questa lettera:


C’è un deficit di governance nei parchi nazionali che deve vedere un’azione immediata del Ministero dell’Ambiente. Nove associazioni ambientaliste scrivono al Ministro Gian Luca Galletti chiedendo che venga garantita la piena funzionalità  degli enti parco e obiettivi comuni per lo svolgimento armonico e coordinato su tutto il territorio nazionale delle azioni a tutela della biodiversità. Gli ambientalisti denunciano che metà dei parchi nazionali (12 su 24) è in condizione precaria. Richiedono un intervento deciso a cominciare dai tre più esposti del Mezzogiorno, ora commissariati,  che costituiscono un presidio di legalità sul territorio (Vesuvio, Cilento e Sila),  a cui si aggiungono ben nove parchi nazionali che non sono a regime (tre sono senza presidenti,  sei senza consigli direttivi, cinque senza direttori), mentre per il parco storico dello Stelvio (istituito 80 anni fa)  si è deciso di degradarlo e tripartirlo tra le Province autonome di Trento e Bolzano e la Regione Lombardia.

Molto documentata la denuncia delle associazioni che entrando nello specifico ricordano al Ministro dell’Ambiente Galletti che:

-          i parchi nazionali del Cilento, del Vesuvio e della Sila sono da quasi due anni commissariati e privi di una guida autorevole e legittimata dal sostegno di un Consiglio direttivo inesistente al momento:

-          i parchi nazionali della Val Grande, Dolomiti Bellunesi e Gran Sasso sono senza un presidente, ma retti dai vicepresidenti espressione delle comunità locali;

-          i parchi nazionali di Cilento, Vesuvio, Sila, Pollino,  Alta Murgia e Cinque Terre mancano di consigli direttivi;

-          i parchi nazionali della Majella, l’Alta Murgia, Circeo, Pollino e il Gargano non hanno i direttori, ma sono retti da “facenti funzione” senza i titoli previsti dalla legge.

Le Associazioni chiedono al Ministero dell’Ambiente di:
1.      mettere tutti gli Enti parco nelle condizioni di poter operare a pieno campo sulla base degli strumenti di pianificazione e di programmazione che hanno a disposizione in un rapporto proficuo con il territorio e la cittadinanza;
2.      procedere alla nomine dei presidenti nominando figure di alto profilo che soddisfino il criterio della competenza e vengano al più presto sanate le situazioni di affidamento a direttori “facenti funzione”, senza i titoli stabiliti dalla legge:
3.      indicare obiettivi omogenei di tutela della biodiversità validi per i parchi nazionali su tutto il territorio, come già previsto peraltro nelle due Circolari Ministeriali del 28 dicembre 2012 e 21 ottobre 2013, in attuazione della Strategia Nazionale della Biodiversità, e che siano  promosse azioni nazionali strategiche afferenti tra l’altro, ad esempio, alla Convenzione Europea del Paesaggio e alla Carta Europea Turismo Sostenibile.
 
Roma, 2 novembre 2015

05 marzo 2015

I veleni di Renzi

La prima grande riforma del governo Renzi è stato il decreto "Sbocca Italia", giustamente ribattezzato "Sporca Italia". Rappresenta il peggio che poteva accaderci. Una replica in peggio di quel decreto-legge n.112 con cui, nel giugno 2008, Berlusconi avviava la sua restaurazione dopo il brevissimo periodo del professor Prodi. Erano norme urgenti per lo sviluppo economico e la semplificazione. Anche Renzi è un semplificatore, privo di esperienza politica e di qualunque altro tipo di esperienza. Anche Renzi non riesce a concepire alcun tipo di progresso economico senza cementificazioni selvagge e distruzioni ambientali. Giustamente si parla di sviluppo e non di progresso.

Per andare oltre la facile retorica dello sviluppo e capire meglio la realtà dei fatti c'è stata un'ottima inchiesta di Riccardo Iacona nella sua trasmissione RAI "Presadiretta". Nella puntata del 22 febbraio ci ha mostrato quel che accade a Viggiano, piccolo comune della Basilicata che incassa 18mln l'anno di royalties per i suoi 20 pozzi e ospita un Centro-oli che sarà ampliato.


18 febbraio 2015

L'elettrodotto delle esondazioni e delle frane


Per anni da questo blog ho cercato di segnalare le emergenze cercando di informare e di svegliare. Ora molte decisioni sono state prese, molti giochi sono fatti, molte situazioni si sono cronicizzate: Bussi non sarà bonificata, vogliono metterci una pietra sopra (anzi un cementificio, che è ben più di una pietra) e i responsabili del grande disastro sono stati assolti (anzi prescritti, che è ben peggio di un'assoluzione); per le trivelle petrolifere è arrivato lo "sblocca Italia" imposto da Renzi (un vero "sporca Italia") e il mega-elettrodotto è ormai in via di realizzazione (cominciai a parlarne nel giugno del 2010).

Solo nel 2012, grazie a una puntata di Report, abbiamo cominciato a capire a cosa servisse, ma nessuno l'ha bloccato. La maggior parte degli abruzzesi non ha tempo per star dietro alle informazioni, non saprebbe neanche come difendersi, qui non siamo in Val di Susa.

Ora qualcuno scopre che l'elettrodotto gli svaluta il terreno o la casa, e scopre che lo scempio è peggiore dei peggiori timori. Si va dalle esondazioni alle frane. L'elettrodotto segue il tracciato più franoso e per contribuire meglio ai futuri disastri si vanno anche a disboscare le zone già franose. Follia, ma non siamo in Val di Susa. 

Mentre i lavori per l'elettrodotto procedono e mentre nasce qualche gruppetto di No-Terna (il nome dell'impresa realizzatrice) si avviano altre sciagurate iniziative. Chissà se gli ortonesi riusciranno a sapere che dentro il loro porto, proprio sotto l'affaccio della bellissima passeggiata orientale, stanno preparando un gigantesco deposito di gas. Chissà se avranno voglia di far qualcosa, di dire a qualcuno che un impianto di quel tipo, ad altissima pericolosità, non si può costruire davanti alle case abitate, tra il molo dei pescherecci e il porticciolo turistico.

10 febbraio 2015

Economia rigenerativa

Credo che Naomi Klein sia la migliore divulgatrice di conoscenze politico-economiche. I suoi libri, a cominciare dal No-Logo del 2000 e passando per Shock Economy del 2007 fino al recente Una rivoluzione ci salverà, sono testi che descrivono con chiarezza e semplicità i maggiori problemi del mondo contemporaneo.



In questa intervista esprime alcune opinioni che risultano molto interessanti anche per le scelte che ci riguardano direttamente come italiani e abruzzesi.

14 ottobre 2014

Sblocca petrolio

Sblocca Italia è il bel nome che Matteo Renzi ha dato al decreto con cui autorizza sfruttamenti petroliferi dannosi e pericolosi, che frutteranno denaro a speculatori e compagnie straniere. Per l'Italia e per l'Abruzzo sarà un disastro economico, sociale e ambientale. 
Mercoledì e giovedì mattina ci sarà in presidio davanti a Montecitorio (gli abruzzesi parteciperanno mercoledì) per impedire alle multinazionali petrolifere di piazzare pozzi tra le nostre vigne e oliveti. 
140 organizzazioni hanno aderito all'iniziativa, gruppi provenienti dal Salento, dal Veneto, dalla Sicilia, dalla Campania. Tutti per dire no al petrolio.

02 ottobre 2014

Qualcosa di buono

Mentre il governo della nazione mostra un'evidente schizofrenia tra le dichiarazioni sull'economia verde e i decreti che aprono la via alla speculazione più nera, qualcosa di buono sembra muoversi in Abruzzo: la Confesercenti interviene a difesa delle 9500 imprese abruzzesi del settore turistico (con oltre 17000 addetti) e chiede al presidente della regione di coordinare le azioni anche con le altre regioni e con la Croazia, che rischia di subire un'invasione analoga a quella che noi abbiamo già visto con menzogne ben orchestrate e altre strategie facilmente immaginabili.

Il dirigente regionale arrestato ieri è un nome ben noto a chi ha seguito negli anni le tristi vicende dalle concessioni petrolifere. Quello di Antonio Sorgi è un nome che abbiamo incontrato anche nelle oscure trame della filovia di Pescara e anche nel procedimento autorizzativo del mega-elettrodotto Villanova-Gissi. 

Qualche giornale ha dato la notizia scrivendo dell'arresto del "Re-Sole", così lo chiamavano i suoi compagni di merende, ma forse sarebbe stato più corretto parlare dell'uomo-nero. Un dirigente pubblico che prendeva decisioni in evidente conflitto di interessi. Il suo arresto è legato a una vicenda minore di appalti per ampliamento di un cimitero. 

Chissà se questo ennesimo scandalo potrà aiutare gli abruzzesi a riflettere sulla scellerata commistione tra gli interessi della collettività e gli affari privati, più o meno leciti. Chissà se la commissione regionale nominata per valutare le ricadute ambientali di Elsa 2 potrà ora operare con un po' di serietà. 

Purtroppo ci sono in giro altri uomini-neri, ma non di colore, che premono per consegnare la nostra terra ai vampiri delle peggiori speculazioni. Non c'è solo il Paolo Primavera della confindustria teatina, ma anche quei giornalisti de Il Centro che scrivono in prima pagina (come Antonio De Frenza il 3 settembre) che "l’Abruzzo a occhio e croce dovrà trivellare e accettare Ombrina. Così come dovrà cedere il passo velocemente a opere come l’elettrodotto Villanova-Gissi o il gasdotto della Snam a Sulmona" e così si potranno "trasformare le priorità di Renzi in vantaggi per l’Abruzzo". Sì, li chiamano vantaggi! 
Magia delle parole. Basta dire Green Economy e anche l'inquinamento petrolifero diventa bello e pulito. Basta usare le parole al contrario. Basta parlare di vantaggi economici, investimenti, sviluppo e perfino gli affari di compagnie petrolifere straniere che vengono ad estrarre idrocarburi pagando le più basse tariffe esistenti e solo sui quantitativi da loro stesse dichiarati e senza alcun controllo, diventa un affare anche per i derubati. Un affare anche per le 10mila aziende che lavorano sul turismo. Diciamoglielo!

Sembra che i giornalisti del Il Centro non siano neanche capaci di leggersi i loro stessi articoli. Basterebbe leggere quello di oggi, sulla requisitoria al processo Bussi-Montedison (processo a porte chiuse!!!) per capire di cosa si parla quando si dice "investimenti e sviluppo" affidati a certi gruppi. 

La dottoressa Mantini, ce lo dice il Centro, sostiene che a Bussi "sono stati commessi crimini tra i peggiori del genere in Italia, sulla testa di decine di migliaia di persone". Parole terribili dette dal magistrato che ha condotto l'indagine. Dobbiamo continuare su questa strada? Questi sono i vantaggi?

Per concludere sulle cose buone il consiglio regionale abruzzese ha approvato una mozione contro il decreto Sblocca Italia (quello che autorizza le trivellazioni facili). La mozione era stata presentata dal M5S. Ne siamo molto lieti. Contro lo stesso decreto si sta attivando anche la regione Lombardia.

01 settembre 2014

La fabbrica dei disastri

L'ultimo numero de L'Espresso dedica un angoletto a uno dei nostri disastri (lo stoccaggio di gas a Poggiofiorito, lungo la statale Marrucina: qui il progetto) e lo fa con un titoletto da brivido: "GAS DA TERREMOTO".

La zona tra San Martino sulla Marrucina e Poggiofiorito è considerata a "massimo rischio sismico" (quanti lo sanno?), la pressione del gas nel sottosuolo produce piccoli terremoti ("microsismicità", lo sapevate?), neanche tanto piccoli visto che il ministero raccomanda alla ditta di non superare la magnitudo 3.0. Come se il terremoto che sarà provocato dalla forza del gas compresso nel sottosuolo si potesse decidere a tavolino.

Iniettare enormi quantità di gas in una zona ad alto rischio sismico è un'idea semplicemente folle. Eppure il ministero la autorizza, con qualche raccomandazione che potrà escludere responsabilità future. Poi basterà una scossa, anche di origine naturale, per generare perdite e danni incontrollabili. 

Ma quanti lo sanno? Non ho mai visto una locandina che ci allertasse (ammesso che il capoluogo teatino possa mai allertarsi per qualcosa). Non ho visto né titoli sui giornali locali, né assemblee pubbliche per discutere di qualcosa che riguarda da vicino la nostra sicurezza. 
Salvo quei soliti rompiscatole degli ambientalisti e dei grillini,  tutto passa nel silenzio e nel torpore generale: acque avvelenate, trivelle petrolifere, mega-elettrodotti, gasdotti, cementifici, inceneritori, concentrazioni di antenne, discariche di materiali tossici...
 
Rassegnato silenzio: la crisi di lavoro ha trasformato la camomilla in papagna, ma intanto certi lavori sembrano non conoscere crisi. La fabbrica dei disastri è sempre attiva.

12 agosto 2013

Un malato di Muos

 
Nel video parla un militare italiano che ha prestato servizio sotto le antenne del Muos. Sono antenne micidiali, ma il governatore siciliano Crocetta, dopo aver revocato l'autorizzazione chiedendo garanzie per la salute dei cittadini, ha poi revocato la revoca perché gli esperti avrebbero assicurato l'innocuità degli impianti. Crocetta è soddisfatto, la gente no, perché i fatti smentiscono i calcoli e le relazioni dei periti.

A Niscemi si combatte una battaglia di verità e di democrazia. Una battaglia uguale a quella della Val di Susa, contro il progetto di un treno; uguale a quella dei vicentini contro l'ampliamento di un aereoporto; uguale a quella dei lucani di Scanzano contro i traffici di scorie radiattive; uguale a quella dei sardi contro il poligono militare di Quirra; uguale a quella di Parma contro un inceneritore; uguale alla battaglia di noi abruzzesi contro pozzi e raffinerie di petrolio, contro un gigantesco elettrodotto. Anche le battaglie più piccole come quella dei pescaresi contro l'inutile filobus della strada-parco diventano cruciali per la democrazia.
Dove c'è una classe politica che invece di rappresentare gli interessi dei cittadini si adopera per imporre loro, anche con l'uso della forza, grandi opere inutili o dannose, di democrazia restano solo le parvenze formali.