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21 settembre 2017

Ferrovie turistiche abruzzesi

La legge 9 agosto 2017 n.128, pubblicata sulla G.U. del 23 agosto, istituisce alcune ferrovie turistiche mediante il reimpiego di linee in disuso in aree di particolare pregio. Al primo posto della lista c'è la linea Sulmona-Castel di Sangro, conosciuta anche come transiberiana d'Abruzzo. E' una bella notizia, però nella lista manca la Sangritana, un gioiello abbandonato da anni, un patrimonio che merita di essere recuperato.

La Sangritana ha il suo capolinea a Castel di Sangro e potrebbe rappresentare la continuazione della transiberiana abruzzese attraverso i meravigliosi borghi della Val di Sangro e i declivi rocciosi della Majella.

01 marzo 2013

Recupero ferrovie dimenticate


Domenica 3 marzo, a partire dalle ore 10, giornata per la riappropriazione e riqualificazione delle strutture pubbliche abbandonate della rete ferroviaria. La giornata delle ferrovie dimenticate è un'iniziativa coordinata a livello nazionale;  Zona 22  ce la propone per la Via Verde della Costa dei Trabocchi all'interno del Parco della Costa Teatina.

Zona 22 è il risultato della mobilitazione spontanea di alcuni cittadini che hanno dato avvio al progetto di recupero e riqualificazione dell'ex sottostazione elettrica nella località di San Vito Chietino. Da luogo abbandonato e sterile l'ex sottostazione si è trasformata, nell'arco di un anno, in spazio di socialità, diffusione di saperi, cultura, solidarietà, autodetrminazione, antirazzismo e sostenibilità ambientale.

07 settembre 2008

Quale parco per la costa teatina?

"Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'Ambiente, d'intesa con la regione interessata, è istituito il Parco Nazionale Costa Teatina." (art.8.comma 3 della legge, n. 93 del 2001) Il parco c'è, manca la perimetrazione, cioè l'atto con cui la Regione ne definisce i limiti. Lo facciamo grande o piccolo? una striscia che seugue il tracciato ferroviario oppure una vasta zona che comprende anche città e paesi fino all'autostrada? Non si sa, finora la perimetrazione non s'è fatta.

Nel 2006, diverse proposte di perimetrazione del Parco della Costa teatina sono state bocciate e rifiutate, dalla politica, e dall’ associazionismo. Nel maggio 2007 qualcuno scopre il Progetto del Centro-Oli affisso all’albo pretorio del Comune di Ortona. Il Parco non è mai stato definito e nel frattempo l'ENI è riuscita a farsi autorizzare qualcosa che farebbe scempio di tutto il territorio. Intanto, nel 2005, precisamente il 27 novembre, e’ stata dismessa la linea ferroviaria.

LA PISTA CICLABILE

La linea ferroviaria adriatica è stata dismessa il 27 novembre 2005.
Ora che si fa? ecco, facciamoci una bella pista ciclopedonale. Uno studio di fattibilita', commissionato dalla provincia ha stimato un costo di circa 1 milione di euro a km, e su questo studio, verra' fatta la gara d'appalto per la realizzazione.

L'idea sembra molto bella, rispettosa dell'ambiente e capace di proporsi come richiamo turistico. Possiamo facilmente immaginare i vecchi caselli ferroviari trasformati in osterie, i trabocchi, le aree da pic-nic, le pinetine, le spiaggette, le gallerie, una libreria nella zona dell'Eremo dannunziano, i campeggi, qualche maneggio per chi vuol fare il percorso a cavallo... sembra di sognare. Però c'è qualcuno che in questa proposta ci vede un sogno ingenuo e inconsistente. Un lungo commento inserito nel blog della professoressa D'Orsogna ci offre un'idea diversa di quello che potrebbe essere il Parco della Costa Teatina. Riporto alcuni stralci di quel commento. Chi è stato il Liguria, alle Cinque Terre, potrà cogliere più facilmente il senso della proposta.

LA CONFORMAZIONE DELLA COSTA

"Avete presente la pelle del leopardo? Bene, questa e’ l’immagine che si avvicina di piu’ alla realta’ del territorio costiero teatino e frentano.

Non sono impazzito, parlando di leopardo: il territorio costiero teatino, e soprattutto, frentano, ha – da un punto di vista naturalistico - carattere PUNTUALE, dove, ad aree di wilderness concreta e – oggettivamente – incontaminata, si aggiungono aree fortemente antropizzate, come paesi e citta’ costiere, e poli industriali importanti per metratura e attivita’, come il porto di Ortona, quello di Vasto, e l’area industriale della Val di Sangro o del Trigno. L’UNICO CARATTERE LINEARE, capace di unire questi PUNTI, e' dato dalla ferrovia.
(...)
Il recupero dela ferrovia adriatica e' una opportunita’ unica in Europa.
Si sapeva dal '63, che sarebbe stata smantellata, nessuno ha fatto una proposta o un progetto, per il DOPO, e si e’ gridato "ole!!!!" alla sua dismissione.
Hanno chiuso le gallerie, smantellato la linea, e via, tutti contenti, "finalmente quell'ammasso di ferro, se ne va!!!!!!!!!"
"La costa torna, finalmente libera, dopo 140 anni, e via, finalmente, tutti in bicilcletta!!!!"
NO.
No. La costa torna, di fatto, nuda, e vulnerabile.
E non e' un gioco di parole. La colpa storica dell’ambientalismo e’ questa, a mio avviso.
Non aver capito che la ferrovia era il futuro. Che la ferrovia non aveva SOLTANTO protetto la costa, per oltre 140 anni: la ferrovia aveva CREATO la costa.
TUTTO, TUTTO, e' FERROVIA, sulla nostra costa: ponti, gallerie, i frangiflutti, gli interventi di protezione, le pinetine, le zone non costruite, gli stessi trabocchi (costruiti con i binari, n.d.r.) le massicciate, tutto e' ferrovia."

SALVARE LA FERROVIA PER SALVARE LA COSTA

"La regione Liguria, quello che NON ha fatto, e' stato smantellare la ferrovia. Perche'? Tra le mille ragioni, perche' senza ferrovia, CHI fara' gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria dela linea?
Ecco. Cosi' rispondono: "Mancano i soldi."
Si puo' rispondere: "la 394 del 91 aiuta a far arrivare soldi!!!" Sì, sara' anche vero, ma si ha una minima idea di quanto costa proteggere dall'erosione 40km di linea litoranea? solo il turismo, avrebbe difeso la costa, lo capite, o no??

Smantellare la linea e' stata LA sciagura.
E si e' deciso di smantellare la linea, sapeva GIA' tutto, perche' CHI decide, GIA' sapeva che le scelte prese andavano verso un'alta direzione.

Ma questo e' drammatico: TUTTI hanno gridato ole!!!!! allo smantellamento dell’ancora di salvezza per questo territorio, in nome di non so quale valore etico e morale, o calcolo economico.

NESSUNO ha pensato a questo:
La ferrovia salvera’ la costa, perche' rende la Costa, finalmente, VISIBILE, dal treno. Da ortona: "prima fermata: Acquabella", "seconda fermata: mucchiola" e cosi' via.
Nessuno ha pensato a guardare, chesso', alla Liguria. A lasciare il treno, semplicemente, perche' GIA' esiste l'infrastruttura, perche' la ferrovia protegge dalla speculazione, perche' la ferovia AVVICINA al mare, perche' l'Abruzzo non ha bisogno di altre gare d'appalto.
NESSUNO ha pensato: lasciamo il treno, lo convertiamo a trasporto passeggeri lungo la costa, lo usiamo come strumento di fruibilita' diffusa, e evitiamo di svendere il territorio a 2 lire. Nessuno ha guardato alla Liguria.

Ma la liguria, ad esempio, ha guardato a noi!!!!! La motrice che accompagna i turisti alle 5 terre e' della Sangritana, per fare un esempio tra milioni!!!!! tutti felici che "dai, si fara' la ciclabile!!!!!"

Senza sapere, nemmeno, cosa sia MATERIALMENTE una pista ciclopedonale. E, ripeto, non e' un gioco di parole. Senza sapere cosa sia una cantierizazione infinita della nostra costa.

Adesso la smetto, ho scritto un sacco.
Spero che continui la discussione, mi piacerebbe che, alle regionali, questa situazione diventasse oggetto di dibattito politico. (...)"

CONCLUSIONE

In questa appassionata proposta ci sono punti che forse si dovrebbero chiarire meglio:

1) la conservazione della ferrovia non comporta una manutenzione "gratuita" della costa. Se le FF.SS. hanno rinunciato da tempo a gestire quel tratto, realizzando una nuova linea più arretrata sarà proprio per risparmiarsi quegli oneri, allora chi li paga? una compagnia ferroviaria abruzzese (la stessa Sangritana) potrebbe farlo solo se potesse ricavare utili adeguati dallo stesso servizio ferroviario: è realistico?

2) come si vede dalla foto i binari sono stati già rimossi e la linea elettrica non c'è più. Bruno ha ragione a dire che in questo c'è stata troppa fretta e troppo silenzio. Smantellare un'infrastruttura di quel tipo potrebbe essere stata una grande sciocchezza, soprattutto considerando che lo si è fatto senza avere alcun piano concreto per il futuro. Possiamo chiederci perché e possiamo anche sospettare che ci siamo tentativi di approprioazione speculativa già in corso. Forse questa proposta di salvare la ferrovia arriva quando è già troppo tardi, quando i buoi sono già scappati dalla stalla.

3) se in Abruzzo ci fosse un buon giornalismo si potrebbe cominciare chiedendo qualcosa ai dirigenti della Sangritana per sapere se un recupero è ancora possibile, se oltre agli appalti che la Sangritana va a cercare nel nord non si potrebbe fare qualcosa di buono anche per la nostra terra e per il Parco della Costa.

In tutto questo ci sono molti spunti importanti ed interessanti che meritano davvero di diventare oggetto di dibattito politico.

29 febbraio 2008

Ferrovie dimenticate

A sostegno di un recente progetto di legge per il riuso del patrimonio ferroviario in abbandono e per la creazione di una rete nazionale di mobilità dolce, è stata istituita la Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate, la cui prima edizione si terrà domenica 2 marzo 2008 con iniziative ed eventi sparsi per tutta Italia.

Le informazioni sono reperibili al sito www.ferroviedimenticate.it.

Presso il Dopolavoro ferroviario di Pescara (stazione nuova) alle ore 11,00 è prevista la proiezione di un film argentino con una storia di anziani ferrovieri e di linee dismesse. Mi sembra un'iniziativa bellissima per riportare l'attenzione su un grande patrimonio trascurato. Però nel consultare il programma sono rimasto un po' deluso. l'Abruzzo sembra aver poco da offrire: la linea Sulmona-Terni e il tratto costiero Ortona-Casalbordino.

Il magnifico percorso della Sangritana non viene neanche citato. Forse perché non è una linea completamente dismessa, forse perché è un tesoro completamente sconosciuto. Nel tratto Ortona-Orsogna-Casoli i treni non passano più da molti anni e i pittoreschi caselli sono completamente abbandonati. Peccato che nemmeno un'occasione come questa potrà restituire un po' di attenzione a quelle vie ferrate che attraversano le vigne e gli uliveti lungo la via Marrucina, fino all'alto Sangro.

Una piccola curiosità: nel data-base delle linee dimesse è citata la ferrovia che collega Chieti Scalo a Chieti alta.
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22 settembre 2007

Tra vino, petrolio, mare e cemento

Se Chieti avesse la vocazione del capoluogo dovrebbe saper guardare anche al territorio provinciale dove stanno accadendo fatti di grande rilievo:

1) ORTONA - OLI

l'ENI ha acquistato terreni tra Ortona e Tollo dove si prepara ad aprire pozzi per estrazione di petrolio ed avviare impianti di trattamento in mezzo alle vigne. Tutti i produttori di vino (aziende che solo in questi ultimi anni stavano ottenendo adeguati riconoscimenti e cominciavano a guadagnarsi una notorietà nazionale) stanno protestando. Temono che gli impianti petroliferi possano danneggiare in modo grave ed irreversibile l'agricoltura di tutta la zona.

Il problema sembra serio. Merita sicuramente di essere studiato attentamente per capire quale sia la scelta giusta: salvaguardare l'agricoltura o buttarsi nel business del petrolio?

Purtroppo dalle notizie apparse su PrimaDaNoi apprendiamo che si sta cercando di evitare ogni dibattito accelerando i tempi delle autorizzazioni. Così la popolazione - quella che sull’agricoltura ci vive, mentre il petrolio porterà soldi solo all'Eni - sarà messa di fronte al fatto compiuto.

Da Il Centro di oggi apprendiamo che ci sono altri giacimenti lungo il tratto della Marrucina e probabilmente saranno aperti altri pozzi petroliferi anche in altri comuni. Quindi è sbagliato pensare che il problema riguardi solo una piccola zona.

2) IL PARCO DELLA COSTA

La costa chietina da Ortona a Vasto si è finora salvata dagli scempi edilizi perché tutta la fascia immediatamente a ridosso del litorale era impegnata dalla ferrovia. Ora l'arretramento della linea ferroviaria apre nuovi scenari.


Si riuscirà ad imporre il rispetto della costa? si riuscirà a valorizzare turisticamente questo tratto meraviglioso che comprende scogliere, trabocchi, pinete, dune sabbiose, vedute panoramiche, sorgenti e caselli ferroviari? si riuscirà a realizzare una pista ciclabile lungo il vecchio percorso ferroviario? si riuscirà ad autorizzare soltanto gli impianti rispettosi del paesaggio (chioschetti di legno, punti di noleggio per bici, sdraio, surf e quant'altro, bar e locande ricavate dentro i vecchi caselli, mostre d'arte dentro le vecchie gallerie, ecc.) vietando invece ogni concessione edilizia, ogni cementificazione, ogni appropriazione da parte di mega-stabilimenti?

Mi piacerebbe ben sperare, mi piacerebbe anche che anche per i vecchi tracciati ferroviari della Sangritana, ormai completamente in disuso, si facesse un riutilizzo turistico. Tra Ortona e San Vito le due ferrovie confluiscono e quindi le piste ciclabili (vere piste riservate, non i soliti bordi di marciapiede) potrebbero offrire anche percorsi verso l’interno (Lanciano, Crecchio, Orsogna, Castel Frentano). Mi piacerebbe sperare nella capacità degli abruzzesi di lavorare ad un progetto collettivo invece di sperare solo in piccoli vantaggi personali. Invece la dichiarazione dell'assessore regionale che annuncia una serie di grandi investimenti e dice che bisogna "evitare che l'istituzione del Parco nazionale, prevista fin dal 1997 da diverse leggi nazionali, venga effettuata dagli organi statali senza un'adeguata partecipazione degli enti locali, che sono invece i portatori delle esigenze e delle istanze della popolazione." riesce solo ad insospettirmi. Come mai tanto interesse per le esigenze della popolazione che poi è la stessa che nessuno vuole ascoltare sulla questione degli impianti petroliferi? Non sarà che questa richiesta di potere da parte degli enti locali serve solo per consentire agli esponenti di questi enti di ritagliarsi spazi di business dentro il futuro parco?

Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato, ma non ci si sbaglia. Io vorrei sbagliarmi, ma è evidente che sulla Postilli-Riccio i poteri locali hanno preferito l'asfalto e il cemento alla bellezza delle dune e ai nidi dei fratini e degli aironi cenerini.

Tra Ortona e San Vito si parla di società che stanno acquistando terreni come se sapessero già indovinare quali sono i siti che in futuro qualcuno renderà edificabili. Sarà vero? sono preoccupazioni eccessive? Di sicuro questo genere di preoccupazioni sono un buon motivo per rifiutare ogni logica federalista. In nome del federalismo, della devoluzione e della sussidiarietà l'Italia si sta disgregando.

Troppi interessi meschini, che non avrebbero mai potuto farsi sentire fino a Roma, riescono facilmente a condizionare la politica locale e si trasformano in frotte di parassiti divoratori che non lasciano difese alla tutela degli interessi collettivi. Non credo che la via d’uscita a questa penosa situazione siano le liste civiche composte da nuovi e improvvisati politici. L’unica via d’uscita sta nel recuperare un’idea alta e nobile di Stato. Solo lo Stato può imporre regole che TUTTI devono rispettare. Gli assessori regionali e comunali dovrebbero avere la responsabilità di amministrare il territorio applicando le leggi dello Stato e non dovrebbero avere il potere di aggiustarsi la legge a proprio piacimento. Il federalismo (quello vero) ha dato sempre buoni frutti perché era un processo di aggregazione, non di devoluzione! Ma di questi tempi la follia di Bossi sembra aver contagiato tutti.
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