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Visualizzazione post con etichetta cultura. Mostra tutti i post
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12 settembre 2019

John Fante Festival

Ci sono momenti in cui le congiunzioni astrali sembrano allinearsi. È accaduto quando, nei giorni scorsi, uno degli scrittori italiani più popolari e apprezzati in circolazione ha partecipato a una piccola rassegna intitolata a un autore di culto a livello internazionale, in un minuscolo paese di montagna ma dalla storia gloriosa. Parliamo di Sandro Veronesi, vincitore dello Strega con Caos Calmo (2006) - diventato un fortunato film con protagonista Nanni Moretti – ospite del John Fante Festival a Torricella Peligna, vicino a Chieti. Tenete a mente questi tre elementi: personaggio, luogo e contesto.

[continua a leggere l'articolo su Linkiesta]

24 ottobre 2015

La Torre di Babele

Per fortuna ci sono le associazioni. Ci offrono ancora qualche occasione che merita il nome di "cultura". Mi riferisco all'incontro di ieri nel quale il Prof. Bartolo Iossa ci ha offerto una rilettura di un noto brano biblico, quello della Torre di Babele. 


Tutti conoscono la storia, ma non tutti provano a scandagliarne i significati: perché i costruttori della Torre furono puniti? Era forse vietato costruire? L'altezza della Torre rappresentava una sfida alla divinità? O c'era un'intollerabile superbia nel progetto di eternare il nome di quell'antico popolo? L'intervento divino aveva una scopo punitivo o ha salvato gli uomini dalla conseguenze di una scelleratezza?
Nel cercare risposte a queste domande che potrebbero anche apparire oziose il prof. Iossa ha mostrato la valenza ancora attuale dei simboli. L'uomo di oggi è ancora impegnato nell'ambizioso progetto? Le tecnologie che ci hanno portato alla globalizzazione dell'economia e alle nuove tentazioni imperialistiche hanno una natura babelica? E qual è il ruolo delle lingue? Gli uomini devono impegnarsi a ritrovare la base comune che unisce tutte le lingue umane? Devono agire per l'integrazione o l'interazione tra le lingue?

Grazie agli "Amici del Liceo Masci" che hanno organizzato la conferenza.

27 gennaio 2013

Genius loci

I testi teatrali di Patrizio Domenicucci pubblicati in un libro delle edizioni Carabba di Lanciano sono il segno di una pregevole produzione culturale ancora presente nella nostra città. Le due opere "Voci di Pietre" e "L'assedio di Chieti" aprono interessanti finestre sul nostro passato.

Nella premessa l'autore scrive: "basandomi sui brandelli biografici contenuti nelle iscrizioni e in altre fonti storiche e procedendo ad integrazioni di necessità arbitrarie, ho dato voce ad alcuni morti di Iuvanum e di Teate, che per il breve spazio di una notte ritornano sulla terra a testimoniare il loro disperato amore per la vita".

Il volumetto presentato ieri al pubblico presso la Libreria De Luca è corredato di note sulle fonti storiche utilizzate dal prof. Domenicucci nonché dalle osservazioni sulla messinscena curata da Carmela Caiani. Le due opere infatti sono state rappresentante nel 2011 e nel 2012 dal gruppo teatrale diretto dalla maestra Caiani nell'antico teatro di Juvanum e nel Largo Cremonesi di Chieti. Altre rappresentazioni sono state realizzate dal gruppo teatrale "Gli Sbandati" presso le università di Chieti e di Roma.

Ancora più interessante il lavoro compiuto sul racconto storico dell'assedio dei Saraceni avvenuto nel IX° secolo che, per ammissione dello stesso autore, si presta ad una lettura anche allegorica rispetto all'isolamento e alla rassegnazione che sembrano caratterizzare storicamente Chieti. Caratteri ancora evidenti che potrebbero risalire "a quella sorta di trauma originario rappresentato nell'801 dalla distruzione della città ad opera di Pipino che ne punì annientandoli gli abitanti."



12 luglio 2011

Chieti mostra libri

E' appena iniziata la settimana mozartiana, ormai ben nota, arrivata alla dodicesima edizione. Non sono in grado di esprimere giudizi dai titoli del cartellone e ancor meno dagli sponsorizzatori, però leggo notizie e interviste da cui emerge una tendenza alla chiusura e una voglia di assoggettare tutto al diretto controllo politico che ci rattrista. Comunque vedremo, ascolteremo. Sicuramente ci sarà da godere la morbida atmosfera serale del centro storico.

Qui voglio segnalare una nuova iniziativa che si svolgerà immediatamente dopo la settimana mozartiana a partire da domenica 17 luglio: "Chieti mostra libri".

Ci sono già i manifesti nelle strade, ma il titolo potrebbe ingannare. Non si tratta di una mostra di libri esposti sulle bancarelle. Chieti mostrerà i libri nei salotti serali in cui sarà possibile ascoltare la lettura di poesie e di brani, si potrà assistere a recital di testi e  musiche, conoscere nuove scritture, incontrare gli autori.

Tre salotti quasi contigui (la piazzetta G.B. Vico, l'androne del Palazzo della Provincia e i Tempietti Romani) per quattro serate consecutive. Ci saranno attori e giornalisti. Ci saranno autori noti e meno noti. Si potranno conoscere molte opere di piccoli editori locali.

Mi sembra un'ottima iniziativa che si unisce bene con l'altra, dedicata all'antica storia di Chieti, che si è svolta alla Civitella nei primi tre giorni di luglio.

13 settembre 2010

Festa della terra

Nella zona di Chieti sono presenti molte vecchie case di terra che da qualche anno sono diventate oggetto di attenzione e di studio. Per chi volesse conoscere meglio questa particolare caratteristica del nostro territorio segnalo la "Festa della Terra" che inizia oggi a Casalincontrada. Il programma è reperibile sul sito www.casediterra.it

06 aprile 2008

Aperitivi amari

Nonostante i noti problemi il Teatro Marrucino resta il gioiello di Chieti.
Fortunatamente la vita del teatro non è fatta solo di contabilità. Il teatro è gusto, invenzione, incontro, occasione di conoscenza e per tutte queste cose l'offerta del Marrucino resta eccellente. I concerti aperitivo della domenica mattina sono una di quelle occasioni in cui Chieti mostra di meritare il motto di città d'arte e di cultura. Non c'è momento più adatto a godere un po' di buona musica dopo aver ascoltato la messa o fatto quattro passi sotto i portici.
Al concerto di questa mattina (chitarra e clarinetto) ne abbiamo avuto una prova ulteriore grazie alla bravura dei musicisti. Gli spettatori presenti sanno che è stato tutto perfetto, eppure qualcosa mancava. Sì, mancava qualcosa di importante perché gli spettatori erano in tutto una ventina. Un musicista di valore che si trova davanti a venti spettatori non so cosa potrà pensare della nostra città. Non so se vorrà tornare.
E' stato un caso? una sfortunata coincidenza? no, mi dispiace, non è un caso perché il problema non riguarda solo i concerti aperitivo, a tutti gli spettacoli serali di nuove scritture molte poltrone restano vuote. Eppure le nuove scritture sono la fucina del teatro, il momento più vivo della produzione culturale.

Troppi teatini si stracciano le vesti per il teatro e urlano di dolore per la sua malagestione, ma poi a teatro non ci vanno. Un posto ai palchetti laterali costa meno del biglietto del cinema e dello stadio, eppure quei posti restano vuoti anche nelle occasioni importanti come quella di ieri sera dedicata alla figura di Anna Politkovskaya con Ottavia Piccolo. Il nostro teatro merita di più, in tutti i sensi.
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12 febbraio 2008

ItinerArte

Voglio segnalare un'interessante iniziativa che si sta svolgendo in questi giorni a Chieti:

ItinerArte
segui la cultura in città

Narrativa, musica, teatro e laboratori itineranti

il calendario del programma è stato distribuito in occasione dei primi incontri (il 2 e il 10 febbraio), ma non lo trovo né sul sito del Teatro Marrucino, né su quello del Comune di Chieti, e nemmeno su quello dell'associazione Scopriteate segnalato come riferimento nel pieghevole. Continuo a chiedermi perché tanti bellissimi siti web lasciati come inutili soprammobili: le informazioni giuste quando servono non ci sono mai.

Provo a supplire qui (meglio un post che niente) benché non sia mio compito. Nonostante tutto alle iniziative del nostro Teatro Marrucino ci teniamo, soprattutto quando riescono a coinvolgere direttamente e in modo attivo e propositivo i nostri concittadini.

In questo caso l'occasione è data da Anna Karenina, spettacolo del grande regista Eimuntas Nekrošius che sarà rappresentato al Teatro Marrucino il 2,3 e4 maggio.

Per questa particolare occasione si è voluto far precedere allo spettacolo una serie di letture del celebre romanzo di Lev Tolstoj. In vari luoghi della nostra città diversi lettori (attori, studenti, appassionati di teatro e semplici cittadini) consentiranno di entrare nelle vicende del romanzo allo scopo di stimolare riflessioni e curiosità e di mettere gli spettatori in condizione di partecipare in modo più consapevole alla messa in scena di Nekrošius.

Al progetto collaborano varie associazioni locali.

Tutti gli incontri sono previsti alle ore 18,00 e il calendario è questo:

- dom.10 febbraio - Palazzo dei Veneziani, Largo Teatro Vecchio
SI LEVA IL SIPARIO
Libridine - Theate Musica Antiqua

- ven. 22 febbraio - Liceo Classico G.B. Vico
IL MATIMONIO, L'ADULTERIO
studenti del Liceo

- ven. 29 febbraio - Il Canovaccio , via M. da Caramanico Ch.Scalo
DRAMMI A CONFRONTO
Ass. il Canovaccio

- lun. 10 marzo - Scuola Elementare via Bosio, Ch.Scalo
LA VENDETTA, L'IDILLIO AMOROSO
studenti del Liceo

- lun. 17 marzo - Templi Romani, sala superiore
IL COMFORMISMO, IL CONFLITTO
Andrea Cosentino - Ass. Scopriteate - Proloco Chieti Città Aperta

- ven 28 marzo - Il Casone p.za San Bartolomeo 83, loc. Brecciarola
EFFIMERA AMICIZIA
Icks Borea - Il Casone - Aumm

- dom. 6 aprile - Stazione ferroviaria Ch.Scalo
IL CROLLO DELLE ILLUSIONI, IL TRENO
ass. Da Grande Voglio Crescere

- mar. 29 aprile - Palzzo De Pasquale, via Vicoli 17
LETTURE
intervento conclusivo di Camillo Gasbarri

- sab. 3 maggio - foyer del Teatro Marrucino
IL PERCORSO CREATIVO DI NEKROSIUS
incontro con Guido Davico Bonino

inoltre:

- dall'11 al 20 febbraio attività preparatorie per scolaresche presso la Libreria De Luca.

- sabato 1 marzo - ore 17,30
"Il Teatro della Natura" e “Un teatro nel paesaggio – O’Thiasos TeatroNatura”
(conversazioni con Sista Bramini e Franco Lorenzoni)

- mostra fotografica “Geografia del teatro” di Francesco Galli.

- ore 21.00 - spettacolo “Immagini d’acqua”
presso un sito archeologico della città (da definire)

- venerdì 18 aprile - ore 17,30
“Villa Adriana: tra cielo e terra. Percorsi di astronomia guidati dai testi di Margherite Yorcenar”,
incontro con l’astronoma Nicoletta Lanciano.

- il programma di FUORI SCENA (visite guidate nella città riservate agli spettatori del Teatro Marrucino, con pranzo presso ristoranti convenzionati) è reperibile al sito dell'Associazione ScopriTeate.
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09 luglio 2007

La settimana mozartiana

Conclusa la settimana mozartiana possiamo trarre le somme, anche se non sono io la persona più adatta per farlo.

Purtroppo delle numerose rappresentazioni ho visto ben poco e solo nelle ultime giornate:
- ho assistito ad una esecuzione applauditissima del Michele Di Toro Trio nella gradinata di Porta Pescara strapiena di gente;
- sono stato travolto dagli effetti superbi del MozArtPercussion a piazza Umberto I°. Anche qui i posti a sedere non erano sufficienti per il gran numero di spettatori;
- il balletto Mozart Egyptian realizzato dal gruppo Danzaricerca è stato un magnifico esempio di creatività nel quale si miscelavano non soltanto le note di Mozart con evocazioni della musica araba, ma anche la coreografia riusciva a miscelare grazia e dolcezza con effetti nevrotici, psichedelici, talvolta ipnotici. Bellissimo!

Sono arrivato troppo tardi al Villa e non ho visto il Mozart in Abruzzo, ma credo che un tentativo come quello di Luciano Emiliani di trovare legami nascosti e profondi tra i nostri antichi miti, l'elogio della follia di Erasmo, la "follia" di Mozart fino alle "pazzije" di VolaVola sia una ricerca comunque apprezzabile.

Il merito della Settimana Mozartiana non sta nell'aver portato a Chieti un certo numero di artisti e di spettatori, questo è solo l'aspetto materiale dell'evento. Il suo valore culturale sta nall'incontro tra esperienze e ricerche molto diverse, nell'unione di generi contrastanti, nell'affiancare tanti artisti locali con artisti provenienti dall'Italia e dall'estero. E se alcune rappresentazioni, come quella del SalzburgPlaze nel cortile di Palazzo Martinetti, è stata di tipo "scolastico" perché recitavano i ragazzi (alcuni ancora bambini) del Corso di Recitazione del Marrucino, questo non è un limite al valore dell'evento, mostra piuttosto che la Settimana Mozartiana è anche laboratorio di formazione.

In conclusione io credo che la Settimana Mozartiana sia stata la migliore invenzione che si sia vista negli ultimi decenni nella nostra città. I recenti pasticci creati dalla volontà di rinnovare il Teatro hanno messo a rischio l'evento, e dunque non ci si poteva aspettare molto, ma per fortuna questa bella tradizione dell'estate teatina non s'è interrotta, ed è la cosa più importante.

Probabilmente quella di quest'anno è stata un'edizione complessivamente meno brillante e le critiche che alcuni lettori del blog hanno già espresso nei commenti e mi hanno fatto pervenire sono sicuramente fondate: anche a me le scritte sul corso non sono sembrate un esempio di buon gusto, anche per me i disservizi del Terminal sono un segno di cialtroneria organizzativa, anch'io ho visto che i figuranti con gli abiti d'epoca non sembravano entrati nel loro ruolo teatrale, ma sembravano ragazzi che non sapevano bene perché fossero vestiti a quel modo...

Sono critiche di cui si dovrà tenere conto, che comunque non intaccano il valore complessivo dell'evento e ci sono state anche cose positive come la maggiore partecipazione di alcuni commercianti. Quindi esprimiamo pure le nostre critiche e facciamo le nostre proposte purché siano finalizzate alla continuazione e al miglioramento di una tradizione che merita di restare legata al nome di Chieti anche per il futuro.

Non so se la qualità dell'evento si possa misurare dal numero di artisti stranieri. Un eventuale risparmio realizzato puntando maggiormente sugli italiani e cercando così di salvare l'appuntamento non è necessariamente da condannare, sempre che questo ripiegamento non diventi una regola, altrimenti la manifestazione perde di respiro. Anche le critiche ai manifesti e alla schermatura dei lampioni che Luciano Pellegrini ha espresso in questo blog e anche su PrimaDaNoi, sono sicuramente legittime, ma a me paiono eccessive. Il giudizio sulla grafica dei manifesti è molto soggettivo. La luce ambrata dei lampioni mi è sembrata adatta al tipo di suggestione che si voleva creare. Forse si poteva dedicare un po' di cura in più negli allestimenti dell'Antica Pescheria, anzi, visto che il portico di fronte alla pescheria era ancora tutto impacchettato da tavole e ponteggi, per quest'anno sarebbe stato meglio non usare per niente la pescheria e creare un salotto altrove, magari in piazza Malta.

22 maggio 2007

Autolesionismo teatino

Continua la denigrazione dell'università di Chieti: dopo le inchieste sugli esami facili, quella sulle lauree virtuali e il presunto scandalo degli esami venduti in CD, adesso la stampa se la prende col riconoscimento dei crediti universitari titolando "laurea in un mese".

I profondi cambiamenti di questi ultimi anni determinano incertezze e confusione in tutte le università italiane, ma da noi questo problema generale si traduce nel puro masochismo di voler demolire la reputazione della nostra sede universitaria.

1) Il meccanismo che consente il riconvertire in crediti universitari i vecchi diplomi parauniversitari (isef, scienze infermieristiche, ecc.) è una possibilità offerta da una legge del 1999. L'università di Chieti ha saputo dare applicazione a questa legge dimostrando una notevole capacità organizzativa che ha portato qui molti nuovi iscritti. Se la legge era sbagliata, se la riduzione del numero di esami per chi ha già un precedente diploma universitario è ingiusta, questo non può essere imputato a colpa dell'Università d'Annunzio come appare dai titoli del Messaggero.

2) Il sito uni-campus di una ditta privata offriva servizi di assistenza per studenti-lavoratori che comprendeva anche materiali di studio su CD e trasferte in pulmann per arrivare all'università. Questo non può essere considerato uno scandalo anche se così è stato presentato dal Centro.
Qualora i servizi offerti fossero stati inadeguati o connessi a qualche millanteria, non si può attribuirne la responsabilità all'università. Anzi, se è stato proprio il direttore amministrativo della d'Annunzio a chiedere alle autorità di fare chiarezza su certe apparenze poco chiare, questo dimostra che da parte dell'istituzione universitaria c'è vigilanza e attenzione anche su ciò che accade intorno.

3) Pochi anni fa una legge ha aperto la via alle università telematiche nelle quali gli studenti possono seguire i corsi su internet come già avviene nelle maggiori università del mondo. In questo ambito l'Università di Chieti ha dato vita ad un Ateneo Telematico (Leonardo da Vinci) che si è già imposto tra le esperienze italiane più avanzate di questo settore. Questo dovrebbe essere un motivo di vanto per la città, invece si tende a ridicolizzarlo parlando di lauree virtuali e di esami al computer di casa.
Le inchieste televisive di Report hanno dimostrato che dietro certi nomi di università si possono nascondere autentici pataccari, ma questo dovrebbe gettare discredito su loro e non sulla nostra università che invece non viene neanche sfiorata dal sospetto. Anche il giornalista del Corriere avrebbe dovuto capire che lo stretto legame della DaVinci con la d'Annunzio è un elemento di garanzia e non di preoccupazione.
Non ci sono lauree virtuali e non ci sono esami fatti a distanza. La novità sta tutta nella possibilità di reperire materiali scientifici sul sito dell'università e fare lezione in teleconferenza, ma poi gli studenti devono superare l'esame presentandosi personalmente all'appello e rispondendo alle domande dei docenti e anche questi sono veri, non virtuali! Quindi la telematica è un lodevole sforzo tecnologico che proietta l'università verso il futuro, a differenza di tanti altri atenei che tardano a misurarsi con le nuove frontiere della tecnologia.

4) L'unica inchiesta che ha realmente messo in luce un probabile vizio della nostra università è stata quella sugli esami facili a Scienze Manageriali. Si tratta di un fatto molto contestato dagli studenti che frequentano quella facoltà, i quali sostengono che gli esami non sono facili e che le facilitazioni ci sono state solo come conseguenza di particolari convenzioni fatte con certe categorie di dipendenti pubblici. Anche questa è un'ingiustizia che va imputata soprattutto alla legge e comunque, nella peggiore delle ipotesi, se ne dovrebbe trarre la conclusione che tra le tante facoltà della d'Annunzio ce n'è una più facile delle altre. Dunque neanche questo sarebbe uno scandalo.

Allora perchè demolire la buona reputazione della nostra università che è la più importante azienda della città? perché non siamo capaci di credere in niente di ciò che ci appartiene? perché abbiamo bisogno di un marchio (Logitech o Fiat) per riconoscere le capacità e i meriti dei nostri concittadini?
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07 aprile 2007

La processione

La processione del venerdì santo è una rappresentazione sacra che ha un particolare rilievo in molte località abruzzesi, ma solo a Chieti è vissuta come l'evento collettivo principale fino a diventare espressione della stessa identità teatina.

La processione dovrebbe essere anche una rappresentazione particolarmente suggestiva e forse lo è stata per chi ha avuto la fortuna di vederla nel Corso Marrucino, alla luce drammatica delle torce. Ma non è stato così per me che ho assistito al passaggio del corteo funebre nella piazza della Trinità. Là purtroppo c'era la normale illuminazione con sfarzo di insegne commerciali accese, gente che scartocciava le pizze appena comprate, palloncini, schiamazzi... Anche le transenne sono state poste in modo inadeguato e la folla ha invaso parte della zona destinata al passaggio della processione.

Dicono che l'uso di spegnere le luci sia venuto meno quando arrivarono le prime riprese televisive che, alla luce delle sole fiamme, non avrebbero potuto realizzare i filmati. Erano i tempi in cui la televisione decretava l'importanza di un evento, ma ora questo non è più vero, ora tutto va in televisione e Chieti potrebbe riprendersi la sua processione tralasciando ogni esigenza televisiva e tornando ad imporre l'oscuramento con l'obbligo, anche per i negozi, di usare lumi e di tenere le serrande abbassate come un tempo si faceva sempre al passaggio di un funerale.

Negli spazi adatti (San Giustino, la Trinità, piazzetta Vico, ecc.) si potrebbero montare impalcature a gradoni per consentire anche alle persone anziane di assistere senza l'obbligo di restare in piedi per ore e poi subire anche gli spintoni provocati dai vigili motorizzati che fanno arretrare la folla all'ultimo momento. Gli spalti ben sistemati potrebbero trasformare le piazzette in spazi teatrali, potrebbero definire meglio il percorso e ne risulterebbe accresciuto il valore scenografico della città.

27 marzo 2007

Città d'arte e di cultura

Il grande cartello di benvenuto all'ingresso della città è scomparso. Chissà se è stato rimosso solo temporaneamente, magari per consentire la realizzazione di una rotatoria che potrebbe far scorrere meglio il traffico in quel raccordo tra la via di Fondovalle e la Transcollinare. Il cartello era ormai ricoperto di altre piccole insegne pubblicitarie e forse lo rivedremo rimesso a nuovo.

Adesso è rimasto solo l'altro cartello, ancor più pacchiano, che sta sulla rotatoria di via Picena, quello con la scritta Chefren. Chi è Chefren? che cosa c'entra con Chieti? L'unico Chefren che viene segnalato da Google nella nostra zona è il nome di una ditta che produce il "Viagra d'Abruzzo", cioè peperoncino afrodisiaco. Forse i due guerrieri, un po' avanti con gli anni, hanno bisogno di un piccolo rinforzo.

Difficile pensare al Chefren egizio, figlio di Cheope e costruttore di una delle grandi piramidi, ma tutto è possibile in una città che ha fatto di un antico eroe omerico il suo simbolo. Cosa c'entra Achille con Chieti? Ah sì, Achille, figlio di quella Theti da cui la città prendeva il suo antico nome, ma perché scegliere il figlio e non la madre? Theti oltre che madre del guerriero fu la più bella delle Nereidi, le numerose figlie del nume che dimorava nei fondali del mare Egeo. Una ninfa dunque, una ninfa marina con le chiome ornate di perle, capace di mille trasformazioni, così bella da far perdere la testa agli dèi. Se ne innamorarono Zeus e Poseidon, il dio del cielo e il dio del mare, che la guardavano giocare tra le onde cavalcando i delfini.

L'immagine di Theti sarebbe stata meravigliosa, ma una ninfa marina non c'entra niente con Chieti e perciò nessuno ha mai osato appropriarsene e magari immaginare che il suo fastoso matrimonio con Peleo, re di Ftia, si sia celebrato nell'ara sacra della Civitella. Chieti ha ripudiato Theti e ha preferito adottare suo figlio come simbolo guerriero della città a ricordo della bellicosità con cui i Marrucini opposero resistenza ai romani.

L'altro guerriero è un'altra storia: è una statua realizzata dai piceni in onore del re Nevio Pompuledio e viene dalla piana di Capestrano, terra dei Vestini. Anche lui non c'entra niente con Chieti e con i Marrucini.

Chieti è una città che ama ornarsi di glorie altrui. Chieti ama definirsi centro d'arte e di cultura, ma di quale arte e di quale cultura non s'è mai precisato, perché sarebbe piuttosto difficile trovare nel passato di Chieti un grande pittore, un grande musicista, un grande poeta, un grande commediografo. Non c'è un Ovidio tra i suoi padri e nemmeno un d'Annunzio, un Michetti, un Cascella, un Tosti, un Rossetti, un Modesto Della Porta o un Ennio Flaiano. Chieti non può vantarsi neanche della fama di qualche figlio esule come potrebbe essere un John Fante o un Rocky Marciano. E nulla viene dedicato a quegli uomini di cultura che qui ebbero i loro natali (Ferdinando Galiani, Nicoletto Vernia ed altri) e solo per volontà del nuovo arcivescovo, il napoletano Bruno Forte, abbiamo riscoperto Alessandro Valignano.

Ma Chieti potrebbe meritare comunque l'appellativo di città d'Arte e di Cultura se solo fosse capace di dare ospitalità come ha saputo ospitare nello splendido museo di Villa Frigerji il Guerriero di Capestrano. Per far questo dovrebbe aprirsi, dovrebbe accogliere artisti e promuovere incontri.
Nelle rare occasioni in cui ha saputo farlo (penso alle settimane mozartiane e alla performance del Living Theatre a piazza Vico) il successo s'è visto e molti sono venuti da fuori a godersi la magia di quelle serate.

Allora lasciamo perdere i cartelloni con veri o falsi guerrieri e facciamo in modo che l'anfiteatro della Civitella, il teatro romano, le terme, i tempietti, i giardini della Villa diventino spazi utilizzabili per incontri d'arte e di cultura. Proviamo ad affidare la gestione del Marruccino, del Supercinema, dell'ex Garden e dell'ex Eden a persone che abbiano un grande credito nazionale e internazionale in modo da fare anche qui quello che Gian Carlo Menotti ha fatto a Spoleto.

Actea, Cimotoe, Galatea, Panopea, Laomedea, Aretusa... chiamiamo a raccolta le tante sorelle di Theti dalle diverse sponde del mediterraneo: non solo gli atleti che verranno per i giochi del 2009 e i musicisti che torneranno per il Chieti Festival, ma anche i cultori di altre muse e gli innamorati di altre ninfe, tutti qui, nella città fondata per la bella Theti.
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11 marzo 2007

Il pasticciaccio del Teatro Marrucino

Eravamo tutti convinti che il Teatro Marrucino fosse il gioiello di Chieti e adesso scopriamo che è una barca affondata nei debiti.

Le polemiche vanno avanti da mesi e quello che ora si legge sui giornali fa pensare ad un ente che gestiva milioni di euro l'anno senza un adeguato controllo dei conti. Già nel 2005 il debito superava il milione di euro. Non c'era un inventario dei beni e non c'era un bilancio economico, quindi si gestivano importanti e costose attività alla carlona, come potrebbe fare una massaia poco accorta. Forse si confidava nella bontà del vecchio sindaco, sempre pronto a tuonare e invocare stanziamenti aggiuntivi ogni volta che il teatro si trovava in difficoltà. Ma probabilmente è vero quello che afferma l'ex commissario Bigi, cioè che anche senza bilancio e senza inventario le cose erano comunque sotto controllo e che il debito dichiarato al momento del passaggio di consegne (€ 1.250.000) era ancora gestibile mantenendo un rigoroso controllo delle spese. Davvero quel debito è poi esploso nel giro di 6 o 8 mesi? e a quanto è arrivato adesso?

Purtroppo non c'è solo il debito da ripianare, ma anche un groviglio amministrativo fatto di molti organi in conflitto tra loro, fino al ridicolo delle dimissioni del presidente prima richieste e poi rifiutate dal CDA. L'impressione è quella di uno stato confusionale che non promette niente di buono, ed è un'impressione che qui avevo già segnalato nel periodo in cui la gente attendeva la riapertura della stagione teatrale.

La pletora di amministratori (presidente, direttore generale, CdA, delegato municipale, assessore, revisori contabili...) generata dallo statuto non aiuta ad risolvere i problemi, ma non si capisce nemmeno se una deputazione teatrale, che non ha i connotati di Azienda Speciale, possa agire sulla base di un proprio statuto. Un vero pasticcio!

Ora ci dicono che lo statuto sarà modificato e che si rinuncerà alle assunzioni per chiamata diretta. Ma ci voleva questo scandalo per capire che un ente pubblico non è un'azienda privata e che non può concedersi il lusso e il potere di far assumere personale a capriccio del dirigente di turno? la Costituzione impone la regola del concorso per accedere ai pubblici impieghi, una regola sacrosanta che viene spesso elusa mascherando le strutture pubbliche sotto altre forme di società o di fondazione, ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare di vederla così apertamente tradita. Quella clausola della chiamata diretta è una vergogna che resterà segnata sulla fedina politica di un'amministrazione che aveva promesso correttezza e trasparenza.

In questi ultimi giorni abbiamo anche letto le dichiarazioni di Tony Pancella, pianista di fama internazionale e art director del Festival Chieti, e le sue lamentele non possono essere ascritte alla vecchia gestione del Teatro e nemmeno ad una sua avversione politica per gli attuali amministratori.
Il Festival Chieti di cui non era difficile cogliere le potenzialità, è stato un altro gioiello buttato alle ortiche, una grande occasione mancata.

Forse nelle recenti vicende del Teatro la mancanza di una regolare contabilità e l'esistenza di un grave indebitamento pregresso hanno avuto il loro peso, ma nessuno può negare che l'amministrazione Bigi ha dato lustro al nostro teatro e nessuno può credere che dopo Bigi c'è stata solo una mancata percezione dei problemi. Gli attuali organi di gestione del teatro se non hanno dato causa ai problemi li hanno sicuramente mal gestiti e aggravati con grave danno d'immagine e quindi dovrebbero dimettersi subito, tutti in blocco, anche se tra loro c'è chi non ha colpe. Sarà la Corte dei Conti a valutare le colpe. Il Comune deve assicurare la corretta gestione del Teatro e per farlo dovrebbe cancellare quello statuto che insieme allo scandalo ha creato tanta confusione.

Se l'intenzione è quella di facilitare la transizione verso una fondazione, il primo passo da compiere non è uno statuto, ma è la ricognizione dello stato patrimoniale, dell'organico e dei rapporti di lavoro delle maestranze. Un compito che può essere svolto da un commissario straordinario di comprovata esperienza.

Continuare a pasticciare nel pasticcio non conviene a nessuno, né al Teatro, né alla città e nemmeno a chi sperava di trovarci un'opportunità.

01 gennaio 2007

Il circuito museale

Tutti i musei della città collegati in un unico circuito: non è una proposta nuova, credo che sia già compresa nel programma politico dell'attuale amministrazione Ricci, ma è una di quelle cose di cui si parla sempre e non si realizza mai.

Chieti non possiede la Gioconda di Leonardo, né i Bronzi di Riace, e nessuno verrebbe qui solo per vedere il Guerriero di Capestrano. E' la somma dei tanti piccoli tesori che potrebbe diventare un'offerta che giustifica il viaggio, ma è una somma da organizzare.

Provate ad immaginare un biglietto unico venduto insieme alla mappa di un percorso da seguire, e una guida auricolare da noleggiare come quella offerta ai visitatori del Colosseo. Un percorso che inizia dai reperti primitivi del museo di scienze biomediche, poi passa a quello che una volta si chiamava museo della Preistoria e della Protostoria, quindi all'archeologia preromana del museo della Civitella per proseguire con il periodo greco-romano del Museo Archeologico, delle Terme, del Teatro Romano di Porta Napoli e dell'Anfitatro della Civitella, passando per i tempietti e magari per una sala che ricostruisce l'Abruzzo di Asinio Pollione e di Publio Ovidio Nasone, di Alba, di Corfinium e della via Tiburtina Valeria. Poi il visitatore potrebbe entrare nel mediovevo cristiano, quello delle abbazie, dell'arte sacra, delle chiese barocche... fino ad arrivare ai moderni, a Costantino Barbella e Francesco Paolo Michetti.

Con quello che è stato speso per il Festivalbar studenti e insegnanti dei nostri Licei e della nostra Università avrebbero potuto realizzare guide, audiovisivi e ricostruzioni storiche, cioè cose durature su cui continuare a lavorare. Sono sicuro che i giovani ne avrebbero tratto più gusto di una serata ad ascoltare canzonette già note.


Il pezzo forte del percorso storico-turistico dentro Chieti è sicuramente la visita alle Terme. Non ce ne sono molte in Italia con strutture quasi complete. Ma le Terme sono sempre state chiuse e oggi sono anche coperte da una strana tettoia.

Dispiace vedere l'abbandono dei monumenti, ma non possiamo pretendere dal Comune o dalla Soprintendenza di pagare guide e custodi per ognuno di questi luoghi. Io credo che l'attivazione di un circuito affidato ad un'unica gestione consentirebbe non solo una valorizzazione turistica, ma anche una frequentazione e una vigilanza giornaliera sullo stato dei luoghi.

Se tutto il percorso fosse guidato come un viaggio nel tempo, con esperienze didattiche simili a quelle organizzate negli anni scorsi per i bambini al Museo Barbella, allora Chieti potrebbe diventare un grande laboratorio didattico, una bellissima meta per il turismo scolastico. Ma occorre un progetto e un'offerta diretta alle scuole. Attualmente nemmeno le scuole di Chieti riescono ad approfittare di quello che c'è.


Un discorso a parte sarebbe necessario per il turismo religioso perché gli eremi e le abbazie del nostro territorio sono tesori straordinari e potrebbero essere visitati in pochi giorni offrendo al turista un pulmann e una guida: un giorno al Volto Santo di Manoppello insieme all'Abazia dell'Ara Bona, San Clemente, Santo Spirito, San Liberatore; un altro giorno al Miracolo Eucaristico di Lanciano, San Giovanni in Venere e le spoglie dell'apostolo Tommaso ad Ortona; un altro itinerario potrebbe passare per Guardiagrele, Rapino e Bucchianico; ma il percorso più suggestivo sarebbe quello degli eremi celestiniani passando per Cocullo e arrivando fino a Collemaggio e se ne potrebbe immaginare anche uno verso Atri, Notaresco, Campli e Isola del Gran Sasso. E ne ho citati solo alcuni. Per chi volesse approfondire consiglio di andare qui.

Chieti è il centro geografico di questi percorsi religiosi, è la città bigotta per antonomasia e potrebbe facilmente diventare il punto di riferimento culturale se fosse capace di creare in uno dei suoi palazzi (magari a Palazzo de Mayo oppure nell'attuale sede dell'ospedale militare) un museo di storia cristiana con le antiche statue dei santi, gli addobbi, le testimonianze di quei riti arcaici già magnificati da Michetti e d'Annunzio; un museo che potrebbe ospitare anche gli elementi di quella spiritualità contadina che mescolava il cristianesimo con superstizioni magiche che in parte sopravvivono ancora.

Negli anni scorsi fu proprio il dott. Ricci, nostro attuale sindaco, a parlarmi di una preziosa statua lignea e di come la nostra città non riuscisse a valorizzare le proprie risorse. Spero che non se ne sia dimenticato e che non voglia dedicare tutto il suo mandato politico agli affari edilizi del villaggio olimpico.

03 dicembre 2006

Chieti Festival

Nei prossimi giorni (dal 7 al 10 dicembre) ci sarà la seconda edizione del Chieti Festival. Un evento diverso dalle solite manifestazioni paesane. Un incontro di artisti provenienti da vari luoghi dell'area mediterranea voluto dallo spirito cosmopolita di Tony Pancella. Un festival che unisce musica, cinema e altre espressioni artistiche con momenti di riflessione sull'incontro tra i popoli e la pacifica convivenza.

Peccato che tutto questo passa quasi sotto silenzio, quasi relegato in un angolo del calendario e del bilancio teatino. Eppure intorno a quest'idea si potrebbe costruire il grande evento capace di portare il nome della città nel circuito della comunicazione nazionale e internazionale.

Invece di far pagare al nostro comune le cifre astronomiche necessarie per confezionare un'ordinaria e banale serata televisiva di FestivalBar, si potrebbe dar forza e spazio ai nostri concittadini creativi e geniali come Tony Pancella capaci di promuovere iniziative che possono mantenere Chieti come sede stabile, facendone un crocevia di culture.

Io mi auguro che questo lentamente avvenga, perché poi, se vuole, la televisione dovrà venire qui a scoprire l'evento, magari pagando anche il biglietto d'ingresso.

Mi auguro che questa seconda edizione del Chieti Festival ottenga un adeguato successo che possa far aprire gli occhi a qualcuno.

10 novembre 2006

Chieti e il patrimonio archeologico

il 16 nov. presso l'Auditorium Cianfarani della Civitella l'associazione Chieti Nuova 3 febbraio ha organizzato un incontro con le autorità competenti per parlare della gestione del patrimonio archeologico di Chieti.




Il gruppo della 'Base del Centrosinistra' di Chieti è intervenuto all'incontro dibattito con un ampio quadro di proposte che riporto qui integralmente:


Molti degli operatori, istituzionali e non, sono concordi nel ritenere che gran parte del futuro di Chieti –e specie del centro storico- si giochi sul piano della cultura e del rapporto che deve essere istituito tra di essa e la capacità di attrazione turistica che la città intende esercitare. E’ altresì evidente che al centro del sistema culturale debba essere collocato il patrimonio archeologico che ha il suo cardine (anche simbolico) nella struttura della Civitella, una struttura di livello europeo che fino ad oggi –tuttavia- non è stata messa in grado di esprimere le proprie notevoli potenzialità. Le quali anzi sono state negli anni recenti sostanzialmente mortificate da un utilizzo in buona parte aberrante e snaturante (lo “Stellario” in primis), che non ha portato –come del resto era fin dall’inizio prevedibile- alcun vero e duraturo vantaggio alla città.

Oggi si fa un gran parlare, al livello istituzionale, delle modalità di gestione, delle forme più idonee attraverso le quali creare un sistema integrato che sia in grado di rilanciare il pacchetto archelogico a disposizione, di farne un vero volano culturale e polo di attrazione turistica. L’impressione è che tale attenzione generalizzata e pressoché esclusiva verso le architetture gestionali (società miste, fondazioni, ecc.) riveli un pauroso vuoto di proposte di merito, che dovrebbero invece costituire il vero oggetto di riflessione. Cosa fare della Civitella? Cosa fare dei siti archeologici? Come qualificare la città? Le forme della gestione non sono contenitori neutri, buoni per tutti gli usi: al contrario solo la chiarezza sulle scelte operative è in grado di individuare le modalità più idonee per attuarle.

E’ necessaria insomma una grande progettazione complessiva che:
1. faccia degli spazi della Civitella luoghi di grandi eventi estivi (spettacoli, musica) capaci attirare i turisti presenti sulla fascia costiera. Perché non sostituire all’asfittico e molto velleitario “maggio teatino” una grande “estate teatina”, con offerta costante di cinema all’aperto e la presentazione di un numero limitato ma altamente qualificato di eventi spettacolari?
2. preveda negli spazi della Civitella, restituiti alla cittadinanza, la presenza di una caffetteria di qualità che costituisca un polo costante di aggregazione non banale;
3. valorizzi i templi romani, e le terme inserendoli in un circuito di offerta cumulativa di visite al patrimonio archeologico, e facendo dei primi luogo di mostre limitate quantitativamente ma di rilievo qualitativo; e prospettando per le seconde la possibilità di valorizzarle con qualche evento spettacolare appropriato;
4. riqualifichi il centro storico, sia sul piano urbanistico-architettonico, sia per quanto riguarda l’arredo urbano (insegne, vetrine, ecc.), sia favorendo la riconversione di alcune attività commerciali in modo tale da creare un tessuto di “botteghe” specializzate (artigianali e non) che, per la loro specificità e unicità nel comprensorio, possano attrarre visitatori e acquirenti; sia infine puntando su una più alta qualità della vita (col risolvere problemi di viabilità, pulizia di strade e monumenti, decongestione del traffico ecc.);
5. saggi nel concreto la possibilità di rendere normalmente agibili ai visitatori –e magari fruibili per attività- parti significative del sottosuolo teatino;
6. individui strutture che, a costi limitatissimi, siano messe a disposizione di quanti (associazioni e simili) intendano svolgere attività culturali nel tessuto urbano;
7. sviluppi infine un impegno straordinario di pubblicizzazione dell’offerta culturale.

Se di questo tipo debbono essere gli obbiettivi da perseguire, le risorse finanziarie degli enti coinvolti debbono essere pressoché totalmente indirizzate in tale direzione, senza dispersioni, senza distribuzioni a pioggia, senza rincorrere acriticamente ogni offerta che provenga dall’esterno (cfr. Festivalbar dell’estate passata, e simili, che se pure –come lei ha tenuto a sottolineare- non fanno parte strettamente del capitolo spese riservato alla cultura, rappresentano tuttavia un notevole dispendio di risorse che avrebbero potuto essere devolute a fini più proficui). Investendo sulla cultura, infatti, non si investe su di uno specifico settore, ma direttamente sulle prospettive della città. E’ per questo che non è accettabile l’ipotesi di una gestione affidata ad una società mista pubblico-privato. Il privato –ovviamente e legittimamente- investe per avere ricavi; qui invece si tratta di investire per avere un futuro.

Dunque, se è utile affidare una gestione così articolata e complessa ad una società, sia essa pubblica, formata cioè dai soli enti istituzionali coinvolti nel progetto (Regione, Provincia, Comune, Sovrintendenza e –se interessata- Università, magari attraverso la sua Fondazione); si affidi ad una cooperativa di giovani creata all’uopo la gestione quotidiana e la responsabilità della manutenzione ordinaria delle strutture. I privati, eventualmente, potranno essere chiamati –secondo le loro specifiche competenze e qualificazioni- a organizzare e gestire singoli eventi. Il rapporto con il privato non può in ogni caso che essere regolato all’interno di linee guida precise e inderogabili stabilite dalla società di gestione.

Siamo davanti, con tutta evidenza, ad uno sforzo progettuale enorme, che necessita –prima di tutto- che sia abbandonata la mentalità chiusa e provinciale che ha caratterizzato negli anni le scelte culturali della Città: basta con le manifestazioni misere, con i concerti “condominiali”, con i giocolieri di paese, con l’orgia di bande e bandine, con i mercatini asfittici. Con questo non si vuol dire che non ci debbano essere intrattenimenti, sagre, momenti squisitamente ed esclusivamente ludici; si vuol dire soltanto che anche tali eventi debbono essere di qualità sostenuta. Tutto si può fare, basta saperlo fare e fare bene.

Sfortunatamente l’ottimismo della volontà che ci caratterizza non può cancellare il pessimismo della ragione, se solo poniamo mente al trenino sul Marrucino, alle casine nelle piazze, alla mistificazione delle letterine affidate ai palloncini, che costituiscono la “grande” programmazione delle prossime festività natalizie.

[post aggiornato il 25.11.2006]

18 ottobre 2006

La Biblioteca Provinciale a Teate Center

Ho letto molte critiche sul temporaneo trasloco della Biblioteca nel capannone di Teate Center, un luogo ormai desolato e desolante.
La biblioteca in un bel palazzo del centro storico sarebbe tutt'altra cosa, sicuramente.
Eppure quel desolato "Teate Center" un vantaggio ce l'ha: lo spazio, proprio lo spazio che altro ve manca. Spazio per parcheggiare, per passeggiare, per sedersi a leggere.

Non sarebbe il caso di avviare un recupero urbano del Teate Center, ridisegnarne i piazzali e magari realizzare una seconda scala mobile che possa collegarlo direttamente con la zona della Civitella?

07 ottobre 2006

Teatro Marrucino

Il botteghino è chiuso, la bacheche non hanno manifesti, l'abituale rinnovo degli abbonamenti non è stato nemmeno annunciato... segnali di tramonto sull'unica bella istituzione teatina.

Sul ponte di comando ci sono uomini nuovi del sottobosco politico locale. E i giornali parlano di un confuso passaggio da deputazione a fondazione, parlano di debiti e di confusione.

Si dice che il Teatro assumerà 143 persone. Il metodo è la chiamata diretta.
Il clientilismo che affondò la vecchia amministrazione Buracchio è ormai regola ufficiale. Saranno chiamati gli amici e gli amici degli amici e saranno pagati con i soldi versati dai cittadini: privatizzare i guadagni e socializzare le perdite. Questa è la regola e la fondazione ad altro non serve.