L'incontro organizzato da Chieti Nuova 3 febbraio col noto magistrato Piercamillo Davigo ha offerto agli ascoltatori, con la sua consueta chiarezza, un ottimo quadro di principi di legalità.
L'intervento del dott. Davigo è iniziato dicendo che non c'è libertà per i cittadini senza separazione dei poteri.
Richiamando un caso di esperienza pratica egli nota che non è facile insegnare i "diritti umani" a chi non appartiene alla cultura dell'Europa occidentale. Ciò accade perché evidentemente l'idea dell'autorità si forma nella storia del popolo ed è diversa dove la storia è stata diversa.
Un episodio emblematico può essere quello di Teodosio, l'imperatore che si presenta a Milano ed entra nella chiesa, ma il vescovo Ambrogio lo caccia perché lo ritiene responsabile degli eccidi di Tessalonica (odierna Salonicco) dove erano state uccise 7000 persone. Ambrogio impone all'imperatore l'espiazione e il pentimento. Può farlo perché c'era già un doppio potere. L'uno limita l'altro. In oriente questo sdoppiamento di potere non era mai avvenuto e l'imperatore probabilmente avrebbe fatto uccidere il sacerdote che avesse osato contrapporsi a lui.
Davigo ci fa giustamente notare che l'occidente ha rischiato di perdere la libertà quando fascismo e nazismo, quasi come culti pagani, hanno riproposto un potere unico con un unico capo indiscutibile.
Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post
20 novembre 2019
14 novembre 2018
Violenza e stupidità
Il 21 ottobre a Pescara si è verificata una brutale aggressione ai danni di una coppia di fidanzatini, entrambi minorenni.
Nella centralissima via Carducci la coppia è stata avvicinata da un gruppo di ragazzi che prima hanno insultato pesantemente la ragazza e poi hanno reagito con estrema violenza alla reazione di difesa del ragazzo. I quattro si sono accaniti contro la giovanissima coppia anche quando le vittime erano ormai a terra. I colpi in faccia inferti al ragazzo di 17 anni lo hanno esposto al rischio di perdere un occhio.
Ormai educati alla violenza più bestiale molti giovani cultori dell'odio hanno oltrepassato la naturale inibizione che dovrebbe risparmiare chi è già steso. Questi sono peggio della comune delinquenza. Fortunatamente la ragazzina di 16anni è riuscita a chiamare soccorsi e in ospedale i medici sono riusciti a salvare l'occhio del ragazzo.
I quattro aggressori (tre diciottenni e un diciassettenne) dopo il violento pestaggio hanno anche derubato le vittime. Per la polizia è stato facile identificarli perché il capobanda aveva dichiarato il proprio nome, inoltre l'aggressione era stata ripresa da una telecamera di sorveglianza. Nella gang c'era anche una ragazza di Chieti.
Alla stampa non sono stati forniti i nomi dei quattro mostriciattoli ma alcuni particolari descrivono una stupidità incredibile: il diciottenne che avrebbe svolto il ruolo principale nell'aggressione ha contattato una delle vittime, inizialmente nel maldestro tentativo di negare la propria partecipazione all'azione criminale ("qualcuno ha usato il mio nome, ma non ero io"), poi avrebbe richiamato per scusarsi chiedendo alla vittima di non presentare denuncia perché "il poverino" era già stato denunciato per un precedente atto criminale ed era stato messo "in prova" dalle forze di polizia.
L'episodio che si aggiunge ad altri simili mostra una mistura di noia, di stupidità e di violenza da arancia meccanica. Un orrore che dovrebbe costringerci a riflettere, invece la notizia passa quasi inosservata.
Nella centralissima via Carducci la coppia è stata avvicinata da un gruppo di ragazzi che prima hanno insultato pesantemente la ragazza e poi hanno reagito con estrema violenza alla reazione di difesa del ragazzo. I quattro si sono accaniti contro la giovanissima coppia anche quando le vittime erano ormai a terra. I colpi in faccia inferti al ragazzo di 17 anni lo hanno esposto al rischio di perdere un occhio.
Ormai educati alla violenza più bestiale molti giovani cultori dell'odio hanno oltrepassato la naturale inibizione che dovrebbe risparmiare chi è già steso. Questi sono peggio della comune delinquenza. Fortunatamente la ragazzina di 16anni è riuscita a chiamare soccorsi e in ospedale i medici sono riusciti a salvare l'occhio del ragazzo.
I quattro aggressori (tre diciottenni e un diciassettenne) dopo il violento pestaggio hanno anche derubato le vittime. Per la polizia è stato facile identificarli perché il capobanda aveva dichiarato il proprio nome, inoltre l'aggressione era stata ripresa da una telecamera di sorveglianza. Nella gang c'era anche una ragazza di Chieti.
Alla stampa non sono stati forniti i nomi dei quattro mostriciattoli ma alcuni particolari descrivono una stupidità incredibile: il diciottenne che avrebbe svolto il ruolo principale nell'aggressione ha contattato una delle vittime, inizialmente nel maldestro tentativo di negare la propria partecipazione all'azione criminale ("qualcuno ha usato il mio nome, ma non ero io"), poi avrebbe richiamato per scusarsi chiedendo alla vittima di non presentare denuncia perché "il poverino" era già stato denunciato per un precedente atto criminale ed era stato messo "in prova" dalle forze di polizia.
L'episodio che si aggiunge ad altri simili mostra una mistura di noia, di stupidità e di violenza da arancia meccanica. Un orrore che dovrebbe costringerci a riflettere, invece la notizia passa quasi inosservata.
18 aprile 2014
Società violenta
Nell'ultimo post parlavo di violenza, ma non c'è solo quella che proviene dalle forze dell'ordine, o quella evocata dai politici. La violenza sta crescendo in forme inaudite. I casi di omicidi per gioco (knockout-game) di cui le recenti cronache ci hanno dato notizia (a rischio di innescare emulazioni da parte dei tanti cretini in circolazione) erano inimmaginabili fino a pochi anni fa.
E' sbagliato chiamarli bulli. Sono criminali, spesso anche assassini. Chieti non è stata risparmiata da episodi di violenza immotivata o praticata per motivi abietti o futili. L'amministrazione comunale risponde finanziando corsi di karatè per donne. Non credo che sia la risposta giusta. Addestrarsi alla violenza per rispondere alla violenza ci porterà alla fine a girare armati di bastoni e di coltelli. E' un abbrutimento. Per questa via la violenza potrà solo aumentare.
Occorre educare al dialogo, imparare a tollerare i piccoli torti, avere rispetto per i diversi, saper controllare i propri impulsi, isolare i soggetti pericolosi. In questo senso anche lo sport è un buon veicolo, ma occorre uno sport praticato sportivamente, non quello circondato da tifoserie cariche di odio e pronte ad andare allo scontro violento con avversari e poliziotti. Il karatè va benissimo come sport, ma non dev'essere proposto come arma di difesa perché ogni arma di difesa si trasforma facilmente in arma da offesa.
Purtroppo le nuove generazioni si sottraggono facilmente all'educazione familiare o scolastica, subiscono inconsapevolmente una contro-educazione impartita dai feudatari del nuovo impero globalizzato. Vogliono bravi mercenari e li formano attraverso le scuole televisive, le isole dei poco famosi, la disciplina brutale e umiliante dei format alla Masterchef, le selezioni spietate di X-Factor, il sadismo estremo di film e telefilm, la violenza dei più apprezzati videogiochi (GTA5), la violenza narcisistica dei film di Tarantino. Ce ne vuole, ma l'investimento che viene fatto ad ogni livello riesce ad inibire i neuroni specchio. L'assuefazione ci rende insensibili. I nostri simili si confondono con le immagini virtuali; la morte e il sangue vengono rimossi dalla realtà e sembrano appartenere solo alla dimensione dello spettacolo. Intere generazioni vengono emarginate, condannate alla noia e nello stesso tempo vengono spronate ad emergere a qualunque costo, con qualunque mezzo. L'uccidere o il colpire per gioco è conseguenza inevitabile. Come se ne esce?
10 maggio 2009
I barbari

Antigone chiedeva giustizia sfidando la legalità. Lilli, la studentessa scampata al terremoto, sorella di uno dei tanti ragazzi morti, chiede giustizia come riaffermazione della legalità. Tra le macerie del terremoto è arrivato anche Roberto Saviano. Sono i giovani che vorrebbero resistere all'invasione barbarica.
Le macerie dello studentato aquilano, i crolli nell'ospedale e nelle nuove palazzine sono il segno lasciato dal passaggio dei barbari. Senza poter prevedere i terremoti Saviano, che combatte una vera guerra contro i barbari, aveva già scritto nel suo "Gomorra" del business dei palazzi abruzzesi costruiti con sabbia.
I barbari che travolsero l'impero romano non costruivano templi, monumenti, palazzi, arene, acquedotti. I barbari queste cose le usano, le saccheggiano, le distruggono e vanno via in cerca di altre città, altre battaglie, altri luoghi per altre avventure.
La civiltà dell'Europa borghese subisce ora un'invasione di nuovi barbari che spazzano via i riti familiari, le fabbriche, i commerci, le banche, le scuole, i teatri, i giornali. Tutto viene travolto dai barbari che sono già tra noi: le tradizioni, la morale, il pudore, la memoria, il timore reverenziale, il senso del sacro. Macerie anche queste.
Non sempre riesci a distinguerli, i barbari, perché non hanno gli elmi cornuti, non arrivano come orde selvagge guidate da Attila o da Gengis Khan. I barbari non sono islamici o comunisti, non sono cinesi o americani, non usano scimitarre o mitragliatrici. Sono uguali a noi, ma sono diversi. Sappiamo che L'Aquila è stata distrutta da loro. Non sono stati loro a causare il terremoto, ma le case crollate erano quelle costruite o ristrutturate in modo barbaro.
Per imparare a riconoscere i nuovi barbari vi consiglio di leggere il piccolo libro che Alessandro Baricco ha dedicato a loro. Non hanno capigliatura diversa dalla nostra o un altro colore della pelle. Possono essere ricchi o poveri, di destra o di sinistra, ma i barbari sono diversi dentro. Il loro pensiero è guidato dal vento rapido delle praterie. Nella loro mente c'è il bisogno di correre, volare, sorvolare, senza mai badare ai dettagli, senza curarsi delle piccole cose. Per loro le regole sono solo un intralcio alla loro corsa, giustizia e moralità sono detestabili e fastidiosi spauracchi.
Loro prendono e vanno via. La loro corsa distruttiva si chiama progresso. I loro cavalli preferiti sono le operazioni finanziarie. Loro non hanno legami, altrimenti non potrebbero correre. Case, terreni, mobili, automobili, amicizie e amori: tutto provvisorio. Tutto si compra e si butta via, cose e persone, uomini e donne, in un continuo rapido vagabondare, un'avventura senza fine che non si volge mai a guardare indietro, non ha bisogno di capire o di riflettere. Consumismo anche nei legami affettivi. Usa e getta.
Per i barbari la vita non è un compito da assolvere, non è neanche un mistero da indagare, ma è una festa da inventare. Maschere e finzioni, lazzi e sollazzi. Non scavano alla ricerca di un senso, perché il senso è tutto nell'apparenza. Per loro tutto si può fare e disfare. Oggi approvano la legge che domani infrangeranno e poi la riformeranno. Per loro tutto può essere semplificato, tutte le strade vanno in discesa. Tutto è disponibile.
Non puoi chiedere ad un barbaro la pazienza di costruire una casa mattone su mattone, non puoi chiedergli l'onestà di mettere nei pilastri tutto il ferro e il cemento che ci vuole. Per i barbari è sufficiente che la casa sembri una casa, la scuola abbia l'aspetto di una scuola. Il mondo dei barbari è effimero, la loro vita scorre come le immagini di un film. Nessuna sostanza dietro le immagini. Baricco scrive: "la superficie al posto della profondità, la velocità al posto della riflessione, le sequenze al posto dell'analisi, il surf al posto dell'approfondimento, la comunicazione al posto dell'espressione, il multitasking al posto della specializzazione, il piacere al posto della fatica".
Nel mondo dei barbari tutto diventa spettacolo. I barbari del Grande Fratello e dell'Isola dei Famosi fanno spettacolo delle proprie intimità; le aspirazioni artistiche dei giovani diventano esibizione da circo insieme alle risse da salotto, alle cronache di guerra e di terremoto, al wrestling che piace tanto ai bambini. Solo burattini, tutti burattini nel carrozzone di Mangiafuoco che trasforma ogni luogo in un Paese dei Balocchi. Nani e ballerine. Tutto è finto, fasullo, intercambiabile.
Via i vecchi inutili abecedari: la scuola dev'essere facile e la laurea veloce. Niente esercizi di ortografia e calligrafia, niente poesie imparate a memoria, niente calcoli fatti a mente. La scuola è solo un luogo di transito. La figlia del sindaco di San Giuliano di Puglia è morta sotto le macerie di una scuola il cui progetto barbarico era stato approvato dal padre: barbaro anche lui o solo raggirato dai barbari?
Vecchie maestre e noiosi professori non vogliono cedere all'orda dei barbari, non vogliono buttare i libri negli scantinati per fare spazio a internet e al gran varietà. Non c'è speranza per loro, il progresso li travolgerà. Il progresso appartiene a quelli che parcheggiano in seconda fila e che buttano le pile usate nella spazzatura insieme alle bucce alle lattine. Il progresso barbaro travolge gli ambientalisti e gli scienziati, spazza via i monaci e i magistrati. Il progresso viaggia alla velocità dei cavalli di Attila. Il progresso ha la faccia di Conan e di una Wicca: mondi inventati, magie di Harry Potter e spade di cartone.
Non puoi fremarlo perché non fa male. E' un "mostro mite", ben descritto nel libro di Raffaele Simone. E' tutto finto, quindi innocuo. Poi ci sono le macerie del terremoto, i morti da seppellire, gli studenti che non studieranno più. I fiori sulle loro tombe. Ma i barbari non hanno compiti, non hanno doveri, non hanno dolori, per loro anche questa è occasione di festa: la festa della solidarietà.
Saviano dice che arriveranno altri barbari, manderanno i loro geometri e le betoniere. I barbari sono gli unici che possono ricostruire L'Aquila in un paio d'anni. Cavano oro dai muri: ogni crepa è un finanziamento, ogni cava è una discarica, ogni vigna è un pozzo di petrolio. I petrolieri che stanno distruggendo il nostro mare, ma non sono ancora riusciti a piazzarci la raffineria, ora vengono a comprarsi l'Università aquilana. La trasformeranno in un centro di addestramento per bravi ingegneri (bravi in senso manzoniano).
Vittorio Sgarbi dice che il cemento armato ha fatto crollare la Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio, mentre le case restaurate all'antica, con pietre e legno, hanno retto a tutte le scosse. Sgarbi vorrebbe ricostruire i borghi là dov'erano, vorrebbe rifarli con gli stessi materiali, lo stesso gusto antico e con la pazienza degli scalpellini. Esperto d'arte e custode della memoria Sgarbi non è un barbaro, nonostante le sue scomposte frequentazioni di salotti televisivi. Non sopporta l'idea della New Town, non ne sopporta nemmeno il nome: un nome barbaro per un'idea barbara. Dovrà rassegnarsi anche lui, insieme agli aquilani dallo spirito conservatore. Il progresso non si ferma. Il progresso è una task force che ha già emarginato il sindaco di L'Aquila e il Presidente dell'Abruzzo.
I barbari stanno trasformando l'Abruzzo in distretto minerario, terra di grandi tubature, rigassificatori, turbogas, pozzi di petrolio tra vigne e uliveti, discariche tossiche di cui nessuno mai si curerà. I barbari si fanno beffe dei medici e dei professori. I barbari hanno grandi Giochi da realizzare e sono gli stessi che guidano la ricostruzione. I barbari costruiscono gli inceneritori in ogni città perché ci vuole troppa pazienza a riciclare, meglio bruciare. I barbari costruiscono centrali nucleari anche sulle faglie dei terremoti perché l'energia per illuminare il grande circo è più importante della vita e della salute delle persone. I barbari su questo ne sanno molto più di scienziati e premi Nobel. I barbari caveranno petrolio dalla nostra terra anche se questo aumenterà il rischio sismico. Al prossimo terremoto faranno un'altra festa della solidarietà. Al prossimo terremoto diranno che non si poteva prevedere e non si poteva prevenire.
I barbari sono i padroni del futuro perché loro non hanno un futuro da preservare, né un passato da custodire. I barbari vanno rapidi e leggeri, loro corrono senza pensieri.
In un dibattito televisivo ho visto un capo dei barbari che demoliva ogni ragionamento senza alcuna fatica: "ma dài, ma su, ma va là, ma per piacere, ma che dice, ma dài, ma su, ma va là, va là...". Va là dev'essere la versione aggiornata del Walhalla in traduzione ghidiniana, epopea barbarica nella quale le valchirie si chiamano "veline" e il cantore deve recitare con un sorriso sprezzante che da una parte manifesta fastidio per la piccola vecchia logica basata su cause ed effetti (la logica borghese che ha costruito la civiltà occidentale) dall'altra ci dice che quella logica ormai è solo illusione di poveri fessi. Fessi che s'aggirano tra le macerie di case e di scuole, macerie di cultura e di ideologie, macerie di buon senso e di moralità.
Le macerie dello studentato aquilano, i crolli nell'ospedale e nelle nuove palazzine sono il segno lasciato dal passaggio dei barbari. Senza poter prevedere i terremoti Saviano, che combatte una vera guerra contro i barbari, aveva già scritto nel suo "Gomorra" del business dei palazzi abruzzesi costruiti con sabbia.
I barbari che travolsero l'impero romano non costruivano templi, monumenti, palazzi, arene, acquedotti. I barbari queste cose le usano, le saccheggiano, le distruggono e vanno via in cerca di altre città, altre battaglie, altri luoghi per altre avventure.
La civiltà dell'Europa borghese subisce ora un'invasione di nuovi barbari che spazzano via i riti familiari, le fabbriche, i commerci, le banche, le scuole, i teatri, i giornali. Tutto viene travolto dai barbari che sono già tra noi: le tradizioni, la morale, il pudore, la memoria, il timore reverenziale, il senso del sacro. Macerie anche queste.
Non sempre riesci a distinguerli, i barbari, perché non hanno gli elmi cornuti, non arrivano come orde selvagge guidate da Attila o da Gengis Khan. I barbari non sono islamici o comunisti, non sono cinesi o americani, non usano scimitarre o mitragliatrici. Sono uguali a noi, ma sono diversi. Sappiamo che L'Aquila è stata distrutta da loro. Non sono stati loro a causare il terremoto, ma le case crollate erano quelle costruite o ristrutturate in modo barbaro.
Per imparare a riconoscere i nuovi barbari vi consiglio di leggere il piccolo libro che Alessandro Baricco ha dedicato a loro. Non hanno capigliatura diversa dalla nostra o un altro colore della pelle. Possono essere ricchi o poveri, di destra o di sinistra, ma i barbari sono diversi dentro. Il loro pensiero è guidato dal vento rapido delle praterie. Nella loro mente c'è il bisogno di correre, volare, sorvolare, senza mai badare ai dettagli, senza curarsi delle piccole cose. Per loro le regole sono solo un intralcio alla loro corsa, giustizia e moralità sono detestabili e fastidiosi spauracchi.
Loro prendono e vanno via. La loro corsa distruttiva si chiama progresso. I loro cavalli preferiti sono le operazioni finanziarie. Loro non hanno legami, altrimenti non potrebbero correre. Case, terreni, mobili, automobili, amicizie e amori: tutto provvisorio. Tutto si compra e si butta via, cose e persone, uomini e donne, in un continuo rapido vagabondare, un'avventura senza fine che non si volge mai a guardare indietro, non ha bisogno di capire o di riflettere. Consumismo anche nei legami affettivi. Usa e getta.
Per i barbari la vita non è un compito da assolvere, non è neanche un mistero da indagare, ma è una festa da inventare. Maschere e finzioni, lazzi e sollazzi. Non scavano alla ricerca di un senso, perché il senso è tutto nell'apparenza. Per loro tutto si può fare e disfare. Oggi approvano la legge che domani infrangeranno e poi la riformeranno. Per loro tutto può essere semplificato, tutte le strade vanno in discesa. Tutto è disponibile.
Non puoi chiedere ad un barbaro la pazienza di costruire una casa mattone su mattone, non puoi chiedergli l'onestà di mettere nei pilastri tutto il ferro e il cemento che ci vuole. Per i barbari è sufficiente che la casa sembri una casa, la scuola abbia l'aspetto di una scuola. Il mondo dei barbari è effimero, la loro vita scorre come le immagini di un film. Nessuna sostanza dietro le immagini. Baricco scrive: "la superficie al posto della profondità, la velocità al posto della riflessione, le sequenze al posto dell'analisi, il surf al posto dell'approfondimento, la comunicazione al posto dell'espressione, il multitasking al posto della specializzazione, il piacere al posto della fatica".
Nel mondo dei barbari tutto diventa spettacolo. I barbari del Grande Fratello e dell'Isola dei Famosi fanno spettacolo delle proprie intimità; le aspirazioni artistiche dei giovani diventano esibizione da circo insieme alle risse da salotto, alle cronache di guerra e di terremoto, al wrestling che piace tanto ai bambini. Solo burattini, tutti burattini nel carrozzone di Mangiafuoco che trasforma ogni luogo in un Paese dei Balocchi. Nani e ballerine. Tutto è finto, fasullo, intercambiabile.
Via i vecchi inutili abecedari: la scuola dev'essere facile e la laurea veloce. Niente esercizi di ortografia e calligrafia, niente poesie imparate a memoria, niente calcoli fatti a mente. La scuola è solo un luogo di transito. La figlia del sindaco di San Giuliano di Puglia è morta sotto le macerie di una scuola il cui progetto barbarico era stato approvato dal padre: barbaro anche lui o solo raggirato dai barbari?
Vecchie maestre e noiosi professori non vogliono cedere all'orda dei barbari, non vogliono buttare i libri negli scantinati per fare spazio a internet e al gran varietà. Non c'è speranza per loro, il progresso li travolgerà. Il progresso appartiene a quelli che parcheggiano in seconda fila e che buttano le pile usate nella spazzatura insieme alle bucce alle lattine. Il progresso barbaro travolge gli ambientalisti e gli scienziati, spazza via i monaci e i magistrati. Il progresso viaggia alla velocità dei cavalli di Attila. Il progresso ha la faccia di Conan e di una Wicca: mondi inventati, magie di Harry Potter e spade di cartone.
Non puoi fremarlo perché non fa male. E' un "mostro mite", ben descritto nel libro di Raffaele Simone. E' tutto finto, quindi innocuo. Poi ci sono le macerie del terremoto, i morti da seppellire, gli studenti che non studieranno più. I fiori sulle loro tombe. Ma i barbari non hanno compiti, non hanno doveri, non hanno dolori, per loro anche questa è occasione di festa: la festa della solidarietà.
Saviano dice che arriveranno altri barbari, manderanno i loro geometri e le betoniere. I barbari sono gli unici che possono ricostruire L'Aquila in un paio d'anni. Cavano oro dai muri: ogni crepa è un finanziamento, ogni cava è una discarica, ogni vigna è un pozzo di petrolio. I petrolieri che stanno distruggendo il nostro mare, ma non sono ancora riusciti a piazzarci la raffineria, ora vengono a comprarsi l'Università aquilana. La trasformeranno in un centro di addestramento per bravi ingegneri (bravi in senso manzoniano).
Vittorio Sgarbi dice che il cemento armato ha fatto crollare la Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio, mentre le case restaurate all'antica, con pietre e legno, hanno retto a tutte le scosse. Sgarbi vorrebbe ricostruire i borghi là dov'erano, vorrebbe rifarli con gli stessi materiali, lo stesso gusto antico e con la pazienza degli scalpellini. Esperto d'arte e custode della memoria Sgarbi non è un barbaro, nonostante le sue scomposte frequentazioni di salotti televisivi. Non sopporta l'idea della New Town, non ne sopporta nemmeno il nome: un nome barbaro per un'idea barbara. Dovrà rassegnarsi anche lui, insieme agli aquilani dallo spirito conservatore. Il progresso non si ferma. Il progresso è una task force che ha già emarginato il sindaco di L'Aquila e il Presidente dell'Abruzzo.
I barbari stanno trasformando l'Abruzzo in distretto minerario, terra di grandi tubature, rigassificatori, turbogas, pozzi di petrolio tra vigne e uliveti, discariche tossiche di cui nessuno mai si curerà. I barbari si fanno beffe dei medici e dei professori. I barbari hanno grandi Giochi da realizzare e sono gli stessi che guidano la ricostruzione. I barbari costruiscono gli inceneritori in ogni città perché ci vuole troppa pazienza a riciclare, meglio bruciare. I barbari costruiscono centrali nucleari anche sulle faglie dei terremoti perché l'energia per illuminare il grande circo è più importante della vita e della salute delle persone. I barbari su questo ne sanno molto più di scienziati e premi Nobel. I barbari caveranno petrolio dalla nostra terra anche se questo aumenterà il rischio sismico. Al prossimo terremoto faranno un'altra festa della solidarietà. Al prossimo terremoto diranno che non si poteva prevedere e non si poteva prevenire.
I barbari sono i padroni del futuro perché loro non hanno un futuro da preservare, né un passato da custodire. I barbari vanno rapidi e leggeri, loro corrono senza pensieri.
In un dibattito televisivo ho visto un capo dei barbari che demoliva ogni ragionamento senza alcuna fatica: "ma dài, ma su, ma va là, ma per piacere, ma che dice, ma dài, ma su, ma va là, va là...". Va là dev'essere la versione aggiornata del Walhalla in traduzione ghidiniana, epopea barbarica nella quale le valchirie si chiamano "veline" e il cantore deve recitare con un sorriso sprezzante che da una parte manifesta fastidio per la piccola vecchia logica basata su cause ed effetti (la logica borghese che ha costruito la civiltà occidentale) dall'altra ci dice che quella logica ormai è solo illusione di poveri fessi. Fessi che s'aggirano tra le macerie di case e di scuole, macerie di cultura e di ideologie, macerie di buon senso e di moralità.
Iscriviti a:
Post (Atom)
