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05 ottobre 2020

Forza Sindaco!

 

Chieti ha un nuovo sindaco. Chieti stavolta ha saputo dare un buon segnale. 

Fabrizio Di Stefano      voti   8332        43,78%

Diego Ferrara                voti  10791      56,22 %

Siamo davvero lieti di avere come sindaco il dottor Ferrara. Non sarà facile risollevare la città dopo dieci anni di coma vegetativo. 

A lui i nostri complimenti e il nostro convinto incoraggiamento. Forza Sindaco!

 

03 ottobre 2020

A Chieti si vota

 

Una volta si chiamava "asfalto elettorale", adesso, dopo dieci anni di inerzia, alla vigilia del voto arrivano ruspe e condutture, si spavimenta Piazza San Giustino abbandonata alle sterpaglie da quando fu scoperta la cisterna sotterranea

 

Ma il peggio forse non è questo. Ci sono state anche le assunzioni elettorali, su cui la stampa non osa neanche l'ombra di una critica. E poi ci sono i milioni di debiti che peseranno per i prossimi decenni sulla collettività. Applausi?



Sì, applausi, perché Di Primio ha completato i due mandati e non è rieleggibile, ma il maggior consenso dei cittadini è tornato alla sua stessa area politica.

27 luglio 2019

Germano De Cinque

Chieti ha perso un illustre rappresentante politico, il notaio e senatore Germano De Cinque.
Nativo di Casoli, dove iniziò la sua carriera politica come consigliere comunale e sindaco del paese, divenne poi Presidente della Provincia di Chieti e fu eletto senatore per tre legislature. Negli anni novanta ebbe anche ruoli di governo come Sottosegretario alla Giustizia.

Ha esercitato la professione di avvocato ed è stato nataio per molti anni, ma merita di essere ricordato soprattutto per l'impegno politico nella Democrazia Cristiana. E' stato un rappresentante politico di raro equilibrio, mai sfiorato da ombre, neanche nel periodo 92-93, quando molti esponenti democristiani furono implicati nelle vicende giudiziarie di Tangentopoli.
De Cinque è stato una figura limpida e nobile, un signore della politica esercitata seriamente,  dovrebbe essere tenuto a modello da tutti coloro che svolgono oggi attività politiche.

Ho avuto modo di conversare con lui quando venne a mettere la sua firma al banchetto di Piazza Vico per la salvaguardia della Costituzione. In quel gesto, compiuto quando era ormai fuori dai giochi politici, manifestava ulteriormente il suo autentico sentimento democratico. R.I.P.

La notizia dei funerali su Rete8

11 febbraio 2014

Trombopoli


Quando ho scritto il mio post sul bunga-bunga teatino col fotomontaggio che mostra l'assessore come protagonista di un film sui ricatti sessuali non potevo immaginare le locandine apparse in questi giorni: "l'assessore baciava come un attore".

Dobbiamo ridere o piangere?

Dopo il nostro assessore agli alloggi che abbordava le donne con necessità di un alloggio, abbiamo avuto il caso dell'assessore regionale De Fanis col contratto scritto in cui impegnava la segretaria a prestazioni sessuali settimanali, e poi sono arrivate le scappatelle del governatore regionale con annessi e connessi. L'Abruzzo è una trombopoli e davvero non si sa se ridere o piangere.

La vicenda teatina della tangente sessuale resta la peggiore, la più squallida, ma anche la vicenda De Fanis mostra uno scenario che potrebbe scivolare dallo squallore morale al crimine più odioso. Il politicante esperto in bustarelle si difende dicendo che scherzava: il contratto con la segretaria era uno scherzo, la pistola mostrata in ufficio un altro scherzo, e anche il progetto di uccidere la moglie e incassarne l'assicurazione era solo una vanteria. Voglio sperare che l'assessore dica il vero, ma credo che sarebbe meglio affidare la pubblica amministrazione a persone presentabili. Questi non riescono neanche a scherzare in un modo non deprecabile. 

31 gennaio 2014

3 febbraio



Chieti nuova 3 febbraio
Lettera aperta ai cittadini di Chieti
2 febbraio 1993 - 3 febbraio 2014 

Per superare, senza dimenticare, le ragioni che hanno portato  ai gravi fatti del 2 febbraio 1993

A ventuno anni di distanza dalla emersione della tangentopoli teatina con l’arresto di Sindaco e Giunta, il 2 febbraio 1993, la città di Chieti ha ancora e sempre bisogno di un’autentica rivoluzione morale e di una genuina battaglia culturale, ispirate ai principi della Costituzione, per squarciare le nebbie dell’apparenza, per rifiutare l’opportunismo e il clientelismo, per fare i conti con il proprio passato, per conquistare la consapevolezza di sé e la capacità di progettare il futuro.
Per anni, il tentativo di ridimensionare la gravità delle vicende passate e addirittura di rimuoverle è stato usato strumentalmente da parte di coloro che tendono a perpetuare nei cittadini un costume fondato sull’accettazione supina e sulla delega. Anche la definizione di Chieti come “città camomilla per la mancanza di masse facili alla irrequietezza”, coniata da A. M. Perbellini, giornalista del quotidiano “Il Resto del Carlino”, inviato, nel 1926, a Chieti, per il processo Matteotti, è stata usata strumentalmente come  pretesto dietro cui nascondere consolidati pregiudizi e biechi interessi.
A volte, la città ha mostrato la volontà di risveglio e di rinnovamento civico: nel 1993, raccogliendo 12.000 firme per lo scioglimento del Consiglio Comunale, nel 2006, con la vittoria del NO al referendum Costituzionale, nel 2011, con il referendum sull’acqua. Tra il 1885  e il 1920, Chieti ha avuto una straordinaria stagione satirica con la produzione di giornali e vignette, conservati (?) nella Biblioteca  “A. C. De Meis” e una eccezionale fioritura di  botteghe artigiane.
La città, anche oggi, è ricca di forze, energie, risorse, potenzialità in ogni settore della società. Tuttavia, la grave crisi locale e nazionale, morale e politica, culturale ed istituzionale, sociale ed economica, ha inciso anche sulla perdita del lavoro e dei diritti, sul diminuito potere di acquisto dei salari, sull’aumento delle tasse e dei prezzi. La diffusione ventennale di modelli culturali basati sul denaro e sul profitto, la disinformazione e la manipolazione del consenso, la mistificazione della realtà, la corruzione e la diffusione sistematica delle illegalità grandi e piccole, hanno provocato disillusioni, sfiducia e impotenza, rassegnazione e indifferenza, spingendo il cittadino a cercare protezione in gruppi creati sulla base di interessi personali e ad assumere una posizione di subordinazione psicologica, morale e sociale nei confronti dei potenti.
Inoltre, nel corso degli anni, scelte discutibili e contraddittorie, rivelatesi poco lungimiranti, o addirittura “non scelte” sono state operate da classi dirigenti spesso prive di sensibilità culturale e politica, non sempre convinte di dover condividere gli ideali che danno vita alla Costituzione e alla Repubblica democratica, ma pronte a confondere il pubblico con il privato (v. il simbolo “Di Più per Chieti”, che compare come logo accanto al simbolo ufficiale del Comune!!!), la sostanza con la forma, il vero con il falso: hanno desertificato la città, messo in crisi profonda il commercio, con la proliferazione dei centri commerciali (Megalò 1 e 2,3) anche in aree a rischio, cancellato quasi l’area industriale, non bonificando né valorizzando i siti abbandonati, trascurato l’esistente (v. edifici vuoti di proprietà del Comune e non), non risanando il patrimonio edilizio degradato, non contribuendo a risolvere il problema della Biblioteca provinciale “A. C. De Meis”, (cosa ne sarà del vecchio sito attualmente in completo degrado?), privilegiato progetti faraonici (come prima, della pista da sci e del tunnel, attualmente si favoleggia di una funivia e di una fontana a piazza Valignani), invece che curare le periferie e dotarle di biblioteche e di campi sportivi. Non si parla più né di Casa della Cultura con sala conferenze per le associazioni né di Consigli di quartiere né di altri pressanti problemi.
Convinti che il bene comune dipende dall’impegno costruttivo di ciascuno di noi, invitiamo la città ad avere il coraggio di guardarsi allo specchio e di farsi essa stessa oggetto di discussione, per riconquistare la propria identità, intesa non come dato fisso e immutabile, ma come “processo che vive e si sviluppa nella molteplicità delle esperienze storiche”***.
Solo così, si potrà ripartire!

Chieti nuova 3 febbraio. www.chietinuova3febbraio.it; facebook.com/chieti.nuovatrefebbraio.it

*** Franco Ferrarotti

13 settembre 2013

Bunga bunga teatino

Chieti è sempre stata un piccolo specchio dei mali d'Italia quindi non poteva esserci uno scandalo mondiale come il bunga-bunga senza un bunga-bunga teatino. Ecco, ora ce l'abbiamo.

Mi direte che non s'è vista la nipote di Mubarak e neanche i cortei di auto blu con le olgettine dirette al palazzo del sultano, ma qui, si sa,  facciamo le cose a modo nostro e ci vengono sempre peggio degli altri. Almeno  alle "cene eleganti" le signorine erano consenzienti. Invece il bunga-bunga imposto con ricatto e approfittando del bisogno è la forma più spregevole di abuso di potere, la più umiliante: qui non c'erano ragazze in cerca di notorietà, ma madri che si sono degradate per non trovarsi con i figli sulla strada, donne abusate che non potevano denunciare per non subire facili ritorsioni.

Sul puttanaio di Arcore ha ironizzato il mondo intero, invece il nostro è un caso spregevole di meschinità e ferocia. Non vorrei neanche parlarne se non fosse per certi strani effetti collaterali.


28 ottobre 2012

Licenziato il vicesindaco

Ho appena letto il comunicato con cui il sindaco Di Primio motiva la sua decisione di ritirare le deleghe al suo vice. L'autoriduzione dell'indennità ha avuto grande risonanza nella stampa, e anche severe reazioni, ma pare non sia stata la causa del licenziamento. Il sindaco espone un lunghissimo elenco di fatti e ripete più volte che avrebbe dovuto licenziarlo già prima.
Conosco poco quei fatti e su di essi non posso esprimere giudizi. Il sindaco potrebbe aver enfatizzato alcune posizioni, qualche ragione ce l'avrà anche il licenziato, come sempre accade, ma una cosa mi sembra evidente: l'ultima trovata con cui il dott. Di Paolo ha cercato di presentarsi come paladino del popolo contro una casta di avidi politici (lui rinunciava generosamente a mezza paga, gli altri no) era perfettamente coerente con la sua campagna elettorale tutta costruita all'insegna del puro qualunquismo: contro tutti i partiti, contro tutti i politici, quelli che hanno sempre le stesse facce (lui se la cambia ogni tanto?), quelli che fanno solo promesse (lui non ne ha mai fatte?), quelli che considerano Chieti terra di conquista elettorale (lui ci ha sempre rinunciato a ricevere voti?) ... e ritornano sempre (speriamo che non lo faccia anche lui adesso).

Credo quindi che il sindaco dovrebbe fare autocritica, non solo per non averlo licenziato prima, ma soprattutto per essersi alleato con populista che rigettava per principio qualunque commistione con partiti o politici di sorta. L'alleanza dunque non poteva finire diversamente. Se questa esperienza vale qualcosa, forse è arrivato il momento di cominciare a tenere a bada anche i vari populisti e qualunquisti che stanno speculando allo stesso modo sul piano della politica nazionale.

04 giugno 2012

Grilli per la testa

Beppe Grillo mi è simpatico. Difficile non esserlo per un comico. Mi è simpatico anche quando dice cose che non fanno ridere, quando denuncia le ingiustizie, gli intrecci di potere, i paradossi della politica, le nefandezze. Perché sono denunce giuste su questioni importanti.

Beppe Grillo mi è simpatico anche perché non s'è limitato alla critica moralizzatrice, s'è messo in gioco col Movimento 5 Stelle. Un modo per fare politica, non qualunquismo. Fa politica a modo suo, ma siamo in democrazia e tutte le idee sono buone per partecipare.

Grillo mi è simpatico anche se non condivido le sue proposte. Nonostante la simpatia non sono un grillino. Mi va bene il ripristino delle preferenze elettorali, la trasparenza dei consigli comunali. Altre cose mi sembrano un po' demagogiche, come quella di impedire la candidatura dei pregiudicati. Anche Sandro Pertini era un pregiudicato e perfino lo stesso Grillo è pregiudicato. Il limite di due mandati si può accettare per ministri e assessori, non per i parlamentari, perché la politica non può essere fatta solo da dilettanti.

A Chieti non avrebbe spazio. Il meetup teatino di Grillo ha avuto vita breve. Su Chietiscalo.it c'è un articolo di Filippo Paziente che traccia il profilo 'monarchico' della città. Chietino è sinonimo di bigotto. La gestione del Municipio è stata sempre (tranne la parentesi della giunta Ricci) nelle mani di nostalgici più o meno mascherati da moderati. Sono quei benpensanti che Grillo non smette mai di attaccare. A Chieti il qualunquismo dilaga  e spesso diventa scetticismo rancoroso e distruttivo, quello magistralmente interpretato da Tito Schirinzi nel film Sciòpen. Il contrario della partecipazione attiva e consapevole che Grillo vorrebbe stimolare.

01 aprile 2010

Capitolo chiuso


Chieti volta pagina e non è una pagina qualunque. Si chiude un capitolo ricco e contrastato della storia di Chieti. Non sappiamo cosa si apre. L'amministrazione Ricci, nel bene e nel male, ha rappresentato un cambiamento. Per qualcuno è stata una primavera che si interrompe nel momento in cui potevano vedersi i primi frutti, per altri è stata un accidente, un intermezzo concitato e confuso. Per me è stata un'occasione mancata, una possibilità di rinnovamento a cui s'è voluto rinunciare fin dall'inizio, senza neanche provarci, per inseguire l'attuale scellerata moda della "politica del fare".

Ci sarà tempo per riflettere, ma il capitolo è chiuso. La distanza dai fatti ci consentirà di elaborare giudizi più sereni. Ora si discute dell'esito elettorale tra la sorpresa di una vittoria così schiacciante del centro-destra e la conferma di quello che era già stato previsto. Sapevamo già che il malcontento nei confronti del sindaco Ricci era simile a quello del Presidente della Provincia, già sconfitto nel giugno scorso col 34,59%.

Ricci ha ottenuto il 33,85. Un bis che forse si poteva evitare mettendo in campo un elemento nuovo: un nuovo candidato oppure una nuova formula di governo affidata allo stesso Ricci. Nulla: la "politica del fare" non si confronta con la gente, non discute con gli alleati, non ammette alternative, vuol solo continuare a fare, non importa come, non importa perché. Il fare si giustifica da solo, è autoreferenziale e pretende l'applauso incondizionato. Ricci si è riproposto in perfetta continuità con ciò che l'aveva già portato in fondo alla classifica dei sindaci di capoluogo (103° su 110). La volontà di affrontare la competizione elettorale restando arroccato sulle proprie convinzioni ha trasformato il voto in un referendum confermativo. Non c'è stato confronto tra le proposte di destra e di sinistra. Così la gente delusa avrebbe votato contro Ricci anche se dall'altra parte ci fosse stato un mister Bean. Il quadro era talmente chiaro che i "moderati" hanno cominciato a trasferirsi sul carro del vincitore, passando tutti dall'altra parte (Aceto, Giampietro, Di Paolo).

L'unico alleato che è rimasto fedele alla coalizione di centro-sinistra, nonostante la chiara previsione della sconfitta, è stato Bassam El Zohbi, assessore IdV. Adesso c'è chi vorrebbe scaricargli addosso tutte le colpe (ha ritardato la proclamazione ufficiale della candidatura, ma quante persone avrebbero votato diversamente se la stessa candidatura si fosse ufficializzata prima?) oppure si cerca di attribuire la colpa ai transfughi. E' il gioco del "dalemone" dove possiamo segnare 33,85 Ricci + 14,4 udc + 7,9 Di Paolo ed ecco la bella vittoria immaginaria col 56,15. Ma il dalemone non considera che i voti non sono i carri colorati di un Risiko, vengono da persone che pensano e hanno un cuore. Quanti comunisti, ecologisti e dipietristi (11 % andato alle urne) avrebbero votato per l'alleanza con Buracchio? A me sembra evidente che in tal modo si regalava a Di Primio una vittoria ancora più netta perché, nonostante qualche punto in meno, avrebbe potuto governare la città con meno intralci.

La prevedibile sconfitta di Ricci non deriva dalle combinazioni numeriche sulla tavola del Risiko. Come ha già scritto Elvio Cugini su Chietiscalo.it non si spiega neanche con un generico "vento di destra", ma deriva da un risentimento popolare covato a lungo. Questo risentimento ha trasformato il consenso conquistato personalmente da Francesco Ricci cinque anni fa in un dissenso che si declinava anche in astio di molti cittadini. Impossibile non vederlo. Purtroppo il sindaco Ricci, uomo colto ed intelligente, continua a non voler vedere. Se è vera la dichiarazione riportata dalla stampa ("la gente mi rimpiangerà") vuol dire che è rimasto prigioniero di quell'idea berlusconiana della "politica del fare" che dovrebbe consentire, autorizzare e giustificare qualunque scelta e qualunque metodo: faccio dunque merito.

Ricci sa di aver lavorato tanto e questo gli dà la certezza che la gente oggi ha sbagliato e che in futuro se ne pentirà. Non viene neanche sfiorato dal dubbio che sia stato lui a sbagliare. e che il responso delle urne abbia un qualche valore politico. Ritengo più probabile che sarà il dottor Ricci a cambiare idea quando tornerà a guardare Chieti a occhio nudo, passeggiando per le strade e parlando con le persone, lontano da coloro che in questi anni l'hanno condizionato per perseguire le loro personalissime strategie del fare (fare affari e costruire clientele) in cui non c'è niente della vera politica che avrebbe potuto cambiare e rilanciare lo spirito della nostra città.

Chissà se l'insuccesso politico di Francesco Ricci non sia dovuto proprio al suo porsi "a viso aperto" in un consesso di persone che il viso aperto non ce l'avranno mai.

Adesso, mentre facciamo al nuovo sindaco Di Primio gli auguri di buon lavoro con l'auspicio che sia davvero un lavoro proficuo per tutta la comunità, ci piacerebbe sperare che Francesco Ricci torni tra i vecchi amici riconoscendo quelli che, tanto nella vittoria di cinque anni fa, quanto nella sconfitta di oggi, l'hanno sempre sostenuto "a viso aperto", vergini di servo encomio e di codardo oltraggio, senza nascondergli critiche ed obiezioni, facendo proposte a vantaggio del bene comune, respingendo le facili illusioni e la tentazione dei tornaconti personali. E' un modo di essere che non si trasformerà mai in potere, ma non ci importa, perché vale più del potere.


21 marzo 2010

Elezioni comunali a Chieti


La prossima scadenza elettorale rappresenta un capolinea anche per questo blog perché le mie Proposte per Chieti hanno accompagnato l'amministrazione Ricci dalla sua fase iniziale, cercando di aprire un canale di comunicazione tra il palazzo e i cittadini.

L'esperienza del blog mi ha regalato nuove conoscenze e contatti molto importanti. Tuttavia lo scopo principale del blog non s'è realizzato e le maggiori soddisfazioni mi sono venute da persone che non vivono a Chieti. L'amministrazione Ricci ha ignorato costantemente tutti i dibattiti della rete e tutte le disponibilità di partecipazione. Per esempio, tra i tanti progetti realizzati o semplicemente avviati dall'amministrazione, c'è anche la riqualificazione della Piazza della Trinità (Piazza Trento e Trieste). Un'idea si trova qui da ottobre del 2006, segnalata tra gli articoli in evidenza. Ora è diventata un progetto del comune, che non ce lo dice, se non all'interno di qualche spot elettorale. Non ne trovo traccia nel sito municipale e non posso dare un giudizio competente. Ma è l'ennesima prova di una amministrazione chiusa in se stessa. Un articolo di Tuttoabruzzo ci mostra un grafico con l'edicola al centro della piazza. Non è neanche un chiosco aggraziato, ma lo stesso scatolone metallico che vediamo adesso, lasciato nella stessa posizione. Colpa degli architetti, mi direte voi, ma anche di questa politica che non vede e non parla con le persone. Non legge neanche i blog che hanno scalato la classifica di Google. Continua ad agire senza confronto, senza comunicazione, senza attenzione. La chiamano "politica del fare", che è sempre meglio della politica dell'insultare o di quella del rubare, però ci siamo dimenticati che il fare dev'essere preceduto da qualcos'altro - riflettere, discutere, approvare - ciò che una volta si chiamava appunto politica. Altrimenti diventa agire d'impulso o fare male.

L'amministrazione Ricci è stata sicuramente la più operosa che Chieti abbia mai avuto. Anche la più corretta sul piano legale. Il sindaco Ricci al termine del suo mandato ci lascia un elenco di lavori pubblici davvero imponente. Alcune opere fin troppo visibili e per certi versi molto contestate (come il tunnel del Terminal) altre impegnative ed invisibili (gli impianti fognari di Chieti Scalo, le cisterne, i lavori di consolidamento della collina). Ma quella esigenza di dialogo che il mio blog ha cercato di interpretare esiste ancora ed è rimasta tuttora ignorata.

Tra sette giorni i teatini sceglieranno se confermare il mandato al Sindaco Ricci oppure se è meglio tornare al fracasso, minaccioso e inconcludente, di neo-post-fascisti che ora si sono alleati anche con i predecessori "moderati" del centro che più centro non si può. Quelli delle mazzette e dell'archivio di Raccomandopoli. Non hanno mai chiesto scusa alla città, non hanno mai pagato i risarcimenti a cui furono condannati, ma sono pronti a riprendersi le poltrone. Difficile credere ad un loro segreto ravvedimento.

Non ci sono alternative all'amministrazione Ricci. La sua mancata riconferma ci farebbe cadere dalla padella alla brace. L'unica possibilità per migliorare la situazione è quella di dare più forza alle componenti del centro-sinistra che hanno dato buona prova. Non c'è neanche bisogno di dirlo, perché l'hanno già visto e confermato tutti. Oggi l'assessore Bassam El Zohbi capeggia una lista di persone estranee ai personalismi, alle clientele e ai tornaconti della politica. Se questa componente crescerà a scapito dei faccendieri e dei riciclati qualche miglioramento è possibile.

La destra in Italia non esiste più, parlo ovviamente della destra fondata sui valori di ordine, austerità, moralità. Non ci sono in giro eredi di Marco Minghetti, Quintino Sella, Giovanni Gentile, Cesare Merzagora, Giovanni Malagodi, Valerio Zanone. La borghesia che pose le fondamenta della nostra Italia, di cui non abbiamo ancora festeggiato i 150 anni, è una classe sociale quasi estinta. Si riconosce nella compostezza e nel rigore di alcuni saggi che portano il peso degli anni (Giovanni Sartori, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Rita Levi Montalcini e pochi altri). Non c'è traccia di valori democratici e liberali nell'attuale vasto schieramento del centrodestra.

Anche a Chieti la scelta di restituire il timone dei partiti ai condannati per corruzione non può avere niente di "moderato" a meno di non pensare che la moderatezza sta nell'accomodarsi placidamente nel mezzo di un gran guazzabuglio di affaristi senza scrupoli, nuovi razzismi, minacce leghiste di guerra civile, patti con le mafie, massonerie coperte, appalti truccati, voglia di grandi opere inutili, privatizzazione dell'acqua, della scuola, dell'esercito: "Esercito SpA", difficile da credere, ma sono arrivati anche a questo.

L'ordine morale e civile del mondo borghese non è stato distrutto dal mito comunista che minacciava la proprietà privata. Il cambiamento è avvenuto sul piano dell'essere. Non dell'avere o degli averi. L'omologazione consumistica ha agito sulle coscienze, ha cancellato i valori più profondi, ha ridotto la nostra esistenza all'acquisto e al consumo, ha mercificato tutto, volgarizzato tutto. Una rivoluzione antropologica descritta già negli anni settanta da Pier Paolo Pasolini con lucida e profetica disperazione.

Oggi la rivoluzione si è compiuta. Parole come legalità, moralità, giustizia, democrazia, dovere, uguaglianza, sono rottami del tempo passato. Coloro che continuano ad utilizzarle, conservandosi nell'onestà e nel rispetto degli altri, vengono dispregiativamente indicati come giustizialisti, moralisti, catto-comunisti. Quest'ultima categoria non vuol essere un ossimoro, ma un modo per bollare quei cattolici non ipocriti e non licenziosi, coloro che non si sono convertiti all'adorazione del consumistico vitello d'oro e che si ostinano a credere negli autentici valori cristiani. Vedono il samaritano nella badante rumena e riconoscono Cristo nel barbone che dorme sulla panchina.

Una delle poche cose che ha saputo fare la nuova amministrazione pescarese di centro-destra è la rimozione delle panchine dai giardinetti del Sacro Cuore. Una sottile forma di pulizia etnica che mi indigna come cristiano e come libero cittadino. Finora pensavo che solo la stupidità dei leghisti potesse arrivare a tanto. Avevo conservato una certa fiducia nel cuore e nel buon senso degli abruzzesi. Per fortuna quell'indegna decisione non è passata inosservata. Ma non voglio che una simile ventata di imbecillità possa tornare a sommergere anche la nostra Chieti.


22 febbraio 2010

L'insostenibile leggerezza di facebook


Facebook ha provocato molte polemiche sulla gestione poco trasparente, i rischi per la privacy e le sospette censure, ma il suo successo di pubblico è innegabile. In parte ha generato uno svuotamento delle altre piazze virtuali. Il network semplice e sconfinato è piaciuto a molti, la sua struttura personale richiede profili basati su dati veri e ben riconoscibili, la semplicità d'uso induce a dialoghi informali che hanno trascinato in rete anche quelli che si sentivano inetti rispetto a l'uso di e-mail, forum e blog.

Curioso di tutto sono andato a fare qualche giro dentro Facebook dove c'è anche un gruppo dedicato a Chieti che conta più di 2000 iscritti. Numeri enormi rispetto ai blog, dove le visite si contano pure a migliaia, ma sono ripetitive. Eppure continuo a preferire il blog, forse per una questione di ordine. Facebook è un gran guazzabuglio. I blog hanno una struttura più semplice e più controllabile. Il rapporto tra il blogger e i lettori-commentatori è ben chiaro. Spesso nel blog c'è un indice che ordina gli argomenti e facilita la navigazione. Non basta per farne uno strumento di cultura perché gli articoli lunghi risultano pesanti alla lettura, e dove le discussioni coinvolgono molti lettori si perde il filo dei ragionamenti. Il blog deve rimanere leggero: può competere col giornalino e non diventa mai come un buon libro. Ma la leggerezza di Facebook è eccessiva ed insostenibile, sfugge ad ogni sistemazione, nasconde le regole e gli strumenti di controllo, che ci sono, ma agiscono automaticamente anche all'insaputa degli utenti.

Nel gruppo di Chieti, tra tante chiacchiere, sono riuscito a pescare un solo discorso organizzato, portato avanti da Jack Sguardo (sì, l'uso del nikename per mascherare la vera identità si ripresenta anche in Facebook) con le "scosse" che rivolge ai sostenitori dell'assoluta mancanza di azione dell'amministrazione civica di Chieti.

Ogni scossa è una realizzazione compiuta negli ultimi cinque anni. Le ripropongo nella numerazione trovata su facebook:

1: Festivalbar 2006
2: Eurobasket Woman 2007
3: Primo festival internazionale di cori “Singing Together” 2007
4: spettacolo di Roberto Benigni
5: concerto Claudio Baglioni
6: concerto Negramaro
7: protocollo d'amicizia (gemellaggio) con i rappresentanti degli Indiani d'America della Nazione Sioux Lakota-Sicangu
8: gemellaggio con la città di Bati in Camerun
9: aiuto agli sfollati di L'Aquila
10: concerto Miriam Makeba
11: concerto Antonello Venditti
12: concerto Edoardo Bennato
13: Palatricalle completamente rifatto e reso agibile
14: Sottopassaggio a Chieti Scalo in Via dei Vestini
15: nuovo campetto di pallacanestro fuori la scuola Cesare De Lollis
16: Manifestazione "Artisti in strada" ogni anno dal 2007
17: Finale super coppa italiana Basket in carrozzina 2008
18: Mondiali di Baseball Junior e Senior 2009
19: concerto Lucio Dalla
20: concerto Alex Britti
21: concerto Neffa [gli ultimi due a scopo di raccogliere fondi per aiutare L'Aquila]
22: Villa Comunale ristrutturata
23: nuovi campetti polivalenti a Don A. Carena (zona Levante)
24: impianto fognario nuovo da Brecciarola a San Martino
25: Finale Campionato Primavera Trofeo Facchetti 2008: Inter-Sampdoria
26: Rugby 6 nazioni 2009 under 20, partita Italia-Francia
27: Giochi del Mediterraneo 2009
28: spettacolo di Sabina Guzzanti
29: concerto Gianni Morandi
30: spettacolo di Enrico Brignano
31: nascita di Chieti Solidale
32: nascita di Teate Servizi
33: nascita Achille d'Oro Film Festival
34: concerto con l'Orchestra Italiana e Renzo Arbore; conferita la cittadinanza onoraria a Renzo Arbore
35: incontro con Dario Argento e Luigi Lo Cascio allo "Scrittura e immagine Film Festival" di Chieti (2007)
36: incontro con Maria Sole Tognazzi al Chieti Film Festival (2008)
37: Riapertura della Civitella per "Lo Stellario"
38: Alcune centinaia di chilometri di strade asfaltate a Chieti e Chieti Scalo
39: Villaggio Mediterraneo e conseguente consolidamento della città dal punto di vista universitario
40: spettacolo di Ale & Franz
41: Europei di basket Under 16, 2008
42: Concerto dell'Orchestra di Piazza Vittorio

L'elenco proposto a puntate su facebook appare talmente lungo che qualcuno vi ha sospettato una propaganda occulta del PD, il partito del sindaco. A me sembra invece che a compilare la raccolta sia un giovane, attento soprattutto agli spettacoli e agli eventi sportivi. Infatti gli sfuggono molte opere che i residenti hanno sicuramente visto: il consolidamento della collina nel tratto di via Papa Giovanni, il restauro della fonte vicina alle Terme Romane, il rifacimento di via Nicola da Guardiagrele (anche qui è stato necessario consolidare la collina sottostante), la sistemazione del dirupo della Trinità (tratto iniziale di Viale della Liberazione), la riattivazione dei Tempietti Romani, l'ampliamento della Casina dei Tigli, i marciapiedi lungo la salita della Colonnetta, gli interminabili lavori vicino Porta Pescara e probabilmente altre cose che sfuggono anche a me. Non può essere un inventario ufficiale.

Più strana è la dimenticanza di certi spettacoli, come quelli teatrali svolti nello scenario delle Terme Romane e quelli realizzati dall'associazione ScopriTeate, la recente Festa della Cioccolata, ma più grave di tutte mi sembra la dimenticanza del Chieti Festival, che ha avuto solo due edizioni ed è stata una grande opportunità che l'amministrazione non ha saputo coltivare.

Forse anche nell'ambito sportivo ci sarebbero cose da aggiungere: la tappa a Chieti del giro d'Italia e i campionati di scherma.

Infine, tra gli eventi culturali, voglio ricordare le madri di Plaza De Mayo che tennero una conferenza toccante e molto istruttiva nella sala del Consiglio Comunale.

Ho l'impressione che l'insostenibile leggerezza di Facebook rende un po' frivolo anche l'inventario di opere ed eventi che probabilmente voleva mostrarsi imponente. Ma cosa dice questo inventario che ad onore del vero dovrebbe comprendere anche il Filobus? Sì, proprio la "Filo-Via" che viene utilizzata nei manifesti per ironizzare contro l'amministrazione che l'ha fatta ripartire. Da un canto smentisce chi dice, col tipico straparlare da campagna elettorale, che in questi anni il Comune non ha fatto niente - dall'altro pone tutta la questione sul piano della quantità, invece esiste anche un problema di qualità delle opere.

Il signor Jack di Facebook scrive sicuramente meglio di chi prepara i manifesti del PD facendo solo l'elenco dei soldi spesi (come se il merito fosse nello spendere e non nel realizzare) tuttavia non si può trascurare la qualità delle cose, l'utilità sociale, né la coerenza rispetto agli obiettivi del programma. Sono aspetti importanti sia per il cittadino, sia per il dibattito politico. Qui, nel mio blog, ho cercato di affrontarli di volta in volta e senza troppa leggerezza.

Ora la questione si potrebbe riproporre in chiave elettorale, anche se appare quasi inutile perché alle opere, più o meno buone, realizzate dall'amministrazione uscente, gli avversari contrappongono solo un coro di fischi e qualche trovata preoccupante come quella delle ronde in una città che, per fortuna, non ne ha alcun bisogno.


10 luglio 2008

Autopposizione

Il manifesto autocelebrativo del sindaco Ricci è un clamoroso autogol: stiamo ridisegnando la città con i Pooh, il settembre scalino, l'ex Pescheria, il sito internet... il sindaco ci ha inserito anche il Festivalbar che invece dovrebbe cercare di far dimenticare e poi altre indicazioni cifrate o "zippate", quindi prive di senso per il cittadino comune.

All'inizio ho pensato che fosse uno scherzo fatto dall'opposizione, una presa in giro, perché volendo qualche cosa da scrivere il sindaco Ricci l'avrebbe anche avuta: il Villaggio Mediterraneo (inteso come quartiere disegnato razionalmente e non come investimento), il progetto del parcheggio nei pressi del Terminal, il progetto di tunnel sotto la città con ascensori, l'accordo per recuperare importanti edifici finora destinati a caserme, il progetto di collegamento diretto tra il centro storico e la zona Ospedale-Campus, il parcheggio sotto la Villa. Sono solo progetti, però se fossero portati a termine potrebbero davvero contribuire a "ridisegnare" la città. Sono anche cose che la maggior parte dei cittadini ignora perché l'Amministrazione comunale non ha un canale di comunicazione (o forse ce l'ha ma evita di usarlo per comunicare i propri progetti) ha promesso trasparenza e ha realizzato la massima opacità.

Il manifesto poteva essere un'occasione per annunciare l'esistenza di questi progetti, invece l'hanno usato per scriverci Tempietti Romani, Casina dei Tigli, ex Pescheria. Queste sono semplici concessioni d'uso, che ci azzecca col ridisegnare la città? se proprio ci si vuole vantare di quello che è stato concesso ad altri di fare, allora si poteva citare l'Ater che sta realizzando una Casa per Studenti a Chieti alta e un Bed&Breakfast alla Civitella.

Chieti è così: l'amministrazione fa affiggere manifesti che sembrano esperimenti di autodenigrazione, in pratica si fa opposizione da sola, come quei consiglieri che tendono ad offrire pubblicamente il peggio di se stessi.

Fate il confronto tra queste due descrizioni del medesimo evento: qui parla una normale cittadina, qui la stessa situazione descritta dal partito maggiormente responsabile delle istituzioni locali. Non c'è bisogno di commenti, i due linguaggi non hanno alcun punto d'incontro, siamo alla caricatura del gergo politichese.

Invece l'opposizione fa il contrario, fa da sostegno, cerca di farci capire che è meglio tapparsi il naso e sopportare, perchè tanto non c'è alcuna alternativa alla pochezza che oggi vediamo. Al massimo si tornerebbe a ridisegnare la città con i fiorellini nelle aiuole e una bella scritta sulla porta del Municipio.

Il 10 maggio scorso c'è stata una manifestazione organizzata dall'opposizione (ce ne ha dato entusiasticamente notizia Enio in un commento al mio post "Antennopoli"). Io non ne ero informato e mi sono trovato per caso alla Trinità mentre passavano alcuni signori con palloncini colorati e l'immagine del sindaco Ricci, Ho visto anche un bambino che tirava la sottana della mamma per avvicinarsi, pensava sicuramente di poter avere un palloncino in regalo e qualche caramella. Ho pensato subito ad uno strano ed originale modo di farsi pubblicità. Forse, mi son detto, il sindaco Ricci vuol copiare quello che si fa nelle convention americane. Invece no, era l'opposizione che gli stava facendo quella pubblicità. E gliene fa ancora di più quando mostra di non avere idee per risolvere i grandi problemi (Olit, Burgo, Teatro, mobilità, servizi scadenti) e preferisce stracciarsi le vesti per le minuzie.

Beh, occupiamoci di minuzie anche noi: perché nel manifesto sono citati i Pooh, i Negramaro e non c'è alcun riferimento a quel bellissimo spettacolo con Edoardo Bennato e l'orchestra del Marrucino? si vuol censurare Bennato (troppo comunista?) o si vuol cancellare il ricordo di un'orchestra classica capace di stupire anche con la musica moderna?

C'è anche un'altra omissione che salta agli occhi in questi giorni di damigelle e di bianche parrucche. Perché tra gli spettacoli non viene nominata la Settimana Mozartiana? forse non contribuisce a "ridisegnare" la città come ha fatto il FestivalBar? oppure non si può nominare ciò che ha avuto origine 'prima' con la firma del Maestro Rendine?

E cosa dobbiamo pensare del Festival Chieti che non è nato 'prima', ma dopo, sotto l'egida dell'amministrazione Ricci e con la firma del Maestro Pancella? proscritto anche lui, l'amico che ci aveva regalato il concerto in Piazza Vico insieme a Bepi D'Amato per festeggiare il cambiamento? facciamo come facevano Hitler e Stalin con chiunque fosse uscito dalle loro grazie: li cancelliamo pure dalle vecchie fotografie di quegli eventi?
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