Leggo con grande interesse la notizia dell'avvio di un sistema di compostaggio domestico nel comune di Tollo. L'iniziativa mira a ridurre i costi dello smaltimento dei rifiuti urbani riducendo anche i danni ambientali. Il comune dovrà avvalersi della collaborazione di un centinaio di famiglie che dispongono di aree verdi. In un piccolo comune con molte aziende agricole l'obiettivo è facilmente raggiungibile. Ma credo che un progetto di questo tipo si potrebbe tentare anche a Chieti, perché le aree verdi mancano nelle zone centrali, ma ce ne sono nella periferia. A Chieti il sistema di raccolta dei rifiuti sembra essere il peggiore che si sia mai visto, ha rovinato quel poco di decoro urbano che poteva resistere allo scempio automobilistico. La responsabilità è tutta dei teatini e del mondo incivile con cui usano le auto e scaricano in strada le immondizie, ma al di là della colpe il sistema va ripensato.
Beppe Grillo nel comizio recentemente tenuto in piazza San Giustino, pur cercando di elogiare la bellezza dei centri storici abruzzesi, non ha potuto fare a meno di scherzare sullo sconcio delle immondizie disseminate in ogni angolo delle nostre strade. Ci ha paragonato a Bombay. Anche nel web capita di trovare belle foto di Chieti realizzate da bravi fotografi che si dichiarano impressionati dalla nostra sporcizia. Il giudizio è unanime e senza appello. Facciamo qualcosa o va bene così?
Visualizzazione post con etichetta rifiuti. Mostra tutti i post
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14 febbraio 2013
14 luglio 2012
Raccolta rifiuti
La foto non è stata scattata in qualche angolo di periferia. E' la villa comunale, oggi, nel pieno della settimana mozartiana.
Ho esistato molto prima di decidermi a pubblicarla, sembra di dare uno schiaffo alla città, non ho mai voluto farlo, ma sono io che offendo Chieti con questa foto sul blog oppure chi si occupa istituzionalmente della raccolta dei rifiuti? E cosa dire di chi potrebbe dotarsi di qualche cassonetto in più invece di buttare sacchi per strada come nelle peggiori giornate di Napoli?
PrimaDaNoi ha dedicato due articoli a questo scempio della nostra città. Nel primo segnalava che la sistemazione dei cassonetti su strada è abusiva e nell'altro dava notizia dell'intervento di guardie che potranno multare gli abusi.
Purtroppo dietro questa situazione c'è un grave problema culturale che si vede anche dai commenti: "mica me la posso tenere in casa!" Qui sembra di convivere con gente che svuota il pitale dalla finestra, come nel profondo medio evo. E già, non ci sono mica altri sistemi per svuotare il pitale.
PrimaDaNoi ha dedicato due articoli a questo scempio della nostra città. Nel primo segnalava che la sistemazione dei cassonetti su strada è abusiva e nell'altro dava notizia dell'intervento di guardie che potranno multare gli abusi.
Purtroppo dietro questa situazione c'è un grave problema culturale che si vede anche dai commenti: "mica me la posso tenere in casa!" Qui sembra di convivere con gente che svuota il pitale dalla finestra, come nel profondo medio evo. E già, non ci sono mica altri sistemi per svuotare il pitale.
21 maggio 2012
Marciapiede con vista
La raccolta differenziata è ormai presente in molti comuni, a Chieti si è deciso di effettuarla col metodo porta-a-porta, probabilmente il più costoso. A Chieti dicendo porta-a-porta si intende quello che vedete nella fotografia con veduta del campanile di San Giustino.
L'argomento non è nuovo, ne avevo già parlato in un articolo dell'anno scorso, ma la situazione per certi versi sembra peggiorata.
04 ottobre 2011
Sacchetti fuori misura
Abbiamo provato in tutti i modi, ma il sacchetto (quello degradabile distribuito dalla ditta Mantini per la raccolta dell'umido) non s'aggancia al bidoncino (quello distribuito dalla ditta Mantini per la raccolta dell'umido). Poco importa, ci arrangeremo in altro modo, ma forse prima di acquistare e distribuire migliaia di sacchetti insieme a migliaia di bidoncini qualcuno avrebbe potuto fare una prova, anche perché di questi tempi lo spreco di denaro pubblico è particolarmente intollerabile.
18 giugno 2011
Raccolta differenziata o bidonville?
La raccolta differenziata dei rifiuti è stata finalmente avviata, ma con quali effetti sul decoro della città?
Le strade del centro storico si sono riempite di bidoni: bianchi, gialli, verdi, marroni... Non è corretto dire "bidonville" perchè non siamo in un villaggio periferico di baracche, siamo in un centro storico ricco di architetture pregevoli, benché sfregiato da un uso selvaggio delle automobili. Ora ci si aggiunge l'esposizione permanente dei bidoni colorati della spazzatura: bidoncity, la città disseminata di bidoni.
09 gennaio 2011
Biglietti da visita
Le discariche fotografate si trovano nel Parco Fluviale, oltre il fiume. Sono talmente vicine al Megalò e all'unico distributore di metano della zona da poter dare il benvenuto a tantissimi visitatori del Centro Commerciale e a tutti coloro che devono fare un rifornimento.
Si vedono televisori rotti, carcasse, copertoni e anche serbatoi in eternit (amianto) ammonticchiati tra altra immondizia sotto i viadotti dell'autostrada Se i teatini otterrano la nuova denominazione per le uscite dall'autostrada (quella della A25 si trova, in linea d'aria, a circa 100 metri dalle discariche) questi biglietti da visita diventeranno un'esclusiva tutta teatina benché probabilmente ricadono in territorio di Cepagatti.
11 marzo 2009
La politica degli inceneritori

Perché non affidare i gioielli di famiglia ad un pregiudicato? perché non assumere un alcolizzato come barista? perché non parcheggiare l'automobile davanti al palazzo che sta per essere demolito? c'è forse qualche legge che lo vieta?
Sembrano domande sciocche. Troppo ovvia è la risposta. Eppure c'è una domanda simile che stenta a trovare risposta: conviene costruire un termovalorizzatore nelle aree in cui agiscono le ecomafie?
A Colleferro, in Lazio, hanno pensato che si poteva fare. In Abruzzo abbiamo deciso che si farà. Certo, non c'è mica una legge che lo vieta, non siamo mica i signori ambientalisti che dicono sempre no. Alla maggioranza degli abruzzesi basta che inceneritori, discariche, centrali nucleari, raffinerie, rigassificatori, pozzi petroliferi, turbogas ed altre amenità non siano proprio davanti al portone di casa.
Gli effetti dei termovalorizzatori sulla salute umana sono molto discussi, forse le loro polveri semineranno malattie terribili per i decenni a venire. Ma anche se così non fosse, comunque gli inceneritori non si possono fare dove i rifiuti vengono gestiti con logiche criminali dalla camorra. Per capirlo non c'era bisogno di aspettare il caso di Colleferro, che non si trova in Campania, ma in una zona facilmente raggiungibile dai tentacoli della camorra, come lo è l'Abruzzo.
Costruire impianti di questo tipo facendo finta che la mafia non esiste è una scelta tanto sciocca da apparire complice della stessa criminalità organizzata.
Fenomeni molto inquietanti nello smaltimento dei rifiuti li abbiamo già visti a Chieti Scalo, a Tollo, in Val di Sangro, a Bussi, per non parlare della Marsica che ormai alcuni considerano una semplice estensione del Principato di Gomorra.
Se in Abruzzo ci sono ancora persone di buon senso, se c'è ancora qualcuno capace di pensare al futuro e a quello che lasceremo ai nostri figli, allora dobbiamo impedire la costruzione dei quattro inceneritori programmati dall'attuale governo regionale. Il contrasto alla politica degli inceneritori prescinde dalle valutazioni sulla capacità inquinante di un impianto legalmente utilizzato, perché sappiamo benissimo che gli inceneritori abruzzesi non saranno utilizzati legalmente, ma "dovranno" smaltire anche le scorie tossiche di Gomorra.
Qui non si tratta di fare gli eroi, non si tratta di emulare il coraggio solitario e ammirevole di Roberto Saviano, si tratta solo di non comportarsi da idioti, di non consegnarsi spontaneamente ai ricatti delle mafie. Troppo difficile?
Sembrano domande sciocche. Troppo ovvia è la risposta. Eppure c'è una domanda simile che stenta a trovare risposta: conviene costruire un termovalorizzatore nelle aree in cui agiscono le ecomafie?
A Colleferro, in Lazio, hanno pensato che si poteva fare. In Abruzzo abbiamo deciso che si farà. Certo, non c'è mica una legge che lo vieta, non siamo mica i signori ambientalisti che dicono sempre no. Alla maggioranza degli abruzzesi basta che inceneritori, discariche, centrali nucleari, raffinerie, rigassificatori, pozzi petroliferi, turbogas ed altre amenità non siano proprio davanti al portone di casa.
Gli effetti dei termovalorizzatori sulla salute umana sono molto discussi, forse le loro polveri semineranno malattie terribili per i decenni a venire. Ma anche se così non fosse, comunque gli inceneritori non si possono fare dove i rifiuti vengono gestiti con logiche criminali dalla camorra. Per capirlo non c'era bisogno di aspettare il caso di Colleferro, che non si trova in Campania, ma in una zona facilmente raggiungibile dai tentacoli della camorra, come lo è l'Abruzzo.
Costruire impianti di questo tipo facendo finta che la mafia non esiste è una scelta tanto sciocca da apparire complice della stessa criminalità organizzata.
Fenomeni molto inquietanti nello smaltimento dei rifiuti li abbiamo già visti a Chieti Scalo, a Tollo, in Val di Sangro, a Bussi, per non parlare della Marsica che ormai alcuni considerano una semplice estensione del Principato di Gomorra.
Se in Abruzzo ci sono ancora persone di buon senso, se c'è ancora qualcuno capace di pensare al futuro e a quello che lasceremo ai nostri figli, allora dobbiamo impedire la costruzione dei quattro inceneritori programmati dall'attuale governo regionale. Il contrasto alla politica degli inceneritori prescinde dalle valutazioni sulla capacità inquinante di un impianto legalmente utilizzato, perché sappiamo benissimo che gli inceneritori abruzzesi non saranno utilizzati legalmente, ma "dovranno" smaltire anche le scorie tossiche di Gomorra.
Qui non si tratta di fare gli eroi, non si tratta di emulare il coraggio solitario e ammirevole di Roberto Saviano, si tratta solo di non comportarsi da idioti, di non consegnarsi spontaneamente ai ricatti delle mafie. Troppo difficile?
01 maggio 2008
Un futuro pieno di inceneritori
La questione dell'inceneritore dei rifiuti da costruire a Chieti o a Francavilla ci aveva occupato tra giugno e luglio dell'anno scorso senza una chiara conclusione: da una parte c'erano le rassicurazioni del sindaco Ricci, dall'altra le ambiguità del Piano Regionale (i relativi post sono tutti raccolti al tag "rifiuti").Ora il presidente Del Turco sembra uscire allo scoperto dichiarando che bisogna puntare sui termovalorizzatori per evitare una sindrome campana. La Cronaca d'Abruzzo riferisce di un accordo già raggiunto con la Seci Energia.
Del Turco evidentemente ci tiene ad apparire come grande nemico degli ambientalisti e l'ha dimostrato anche nella vicenda del Petrolchimico. Queste sue prese di posizione creano imbarazzi e spaccature nella maggioranza di centrosinistra composta anche da forze ambientaliste e da politici più ragionevoli e prudenti. Il problema però non si riduce alle contraddizioni della sinistra perché i recenti risultati elettorali, che hanno consegnato la vittoria ad una forza politica che su queste questioni non ha mai avuto dubbi, ci fa cadere dalla padella alla brace. Infatti nella visione berlusconiana le baldanzose prospettive di sviluppo passano proprio attraverso i termovalorizzatori, gli sfruttamenti petroliferi, le perforazioni di montagne, la liberalizzazione delle antenne, la depenalizzazione dei reati ambientali e via dicendo. Del Turco sembra solo un berlusconiano fuori posto, infatti la matrice politica da decisionismo craxiano è la stessa.
Per i teatini l'annuncio di Del Turco potrebbe essere perfino rassicurante visto che egli indica "due impianti e, possibilmente, anche di tre, la localizzazione dei quali potrebbe essere all’estremo nord e all’estremo sud della costa abruzzese e nella Marsica”. Tuttavia se riusciamo a ragionare senza l'incubo NIMBY (Not In My Back Yard cioè "Non nel mio cortile") ci dobbiamo chiedere ugualmente se è questa la strada giusta per l'Abruzzo.
La Campania ha trasformato i rifiuti in tragedia e di quella tragedia dobbiamo fare esperienza senza ridurre tutto alle strade piene di spazzatura. Non si tratta solo di togliere i sacchetti dalla strada per smaltirli in qualche modo. Per capire la vera portata del problema è necessario leggere il libro di Roberto Saviano "Gomorra". Bisogna capire che in Campania le discariche non mancano, ce ne sono anche troppe e sono piene. Lo smaltimento dei rifiuti in Campania funziona meglio di qualunque altro posto, però il business si occupa di monnezze più importanti dei rifiuti domestici. Se avessero costruito i termovalorizzatori qualcuno avrebbe sicuramente provveduto ad usarli anche per smaltire più comodamente le scorie che vengono da lontano e la tragedia sarebbe stata addirittura peggiore. Siamo sicuri che noi abruzzesi siamo immuni da questo rischio?
Questa domanda non può essere elusa discutendo di come e di quanto gli inceneritori facciano male alla salute. Non è difficile accettare l'idea che un buon termovalorizzatore gestito al meglio delle sue potenzialità faccia danni abbastanza sopportabili, ma siamo davvero noi a poter garantire una perfetta gestione di questi complessi impianti che non devono mai abbassare la temperatura dei forni? siamo abbastanza bravi a differenziare in modo corretto la spazzatura per non mandare nel termovalorizzatore anche quello che non ci deve andare? siamo capaci di tenere lontano le mafie? siamo abbastanza maturi per capire che sui controlli di gestione e sulla manutenzione degli impianti vanno fatti adeguati investimenti?
Scusate il pessimismo, ma io credo che in queste cose siamo gli ultimi e temo che della nostra ingenuità sia molto facile approfittare. Perciò guardo con preoccupazione anche a quel progetto di smaltimento di fanghi industriali alla Burgo con il metodo della "pirolisi".
Cosa pensare poi del progetto della Micron Tecnology (azienda americana con sede principale nell'Idaho) che prevede un'area di 400.000 mq a Luco dei Marsi per quattro impianti di smaltimento rifiuti con una torcia al plasma? Come ci informa la prof.ssa D'Orsogna nel suo blog là "non vogliono smaltire le buccie di patate o i cartoni del latte, ma circa 250 mila tonnellate di rifiuti tossici industriali speciali pericolosi."
Naturalmente Del Turco ha già dato il suo consenso, come era stato dato un immediato consenso al centro di smaltimento di rifiuti tossici pericoli a Bussi. E' questo il futuro dell'Abruzzo: il più grande immondezzaio industriale d'Europa?
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26 febbraio 2008
Vera economia
La decrescita, il risparmio energetico e la cura dell'ambiente sono argomenti che vengono sempre relegati in un angolo. A respingerli si fa la figura dei devastatori o di persone insensibili e incolte, perciò meglio fare buon viso a cattivo gioco. A parole siamo tutti bravi, ma le rinunce e le limitazioni poi le lasciamo agli altri, noi mica siamo pazzoidi o fissati come gli ambientalisti, i vegetariani, quelli che non indosserebbero mai una pelliccia e non ammazzano neanche una zanzara, che esagerazione!
Quando ho parlato di decrescita a proposito di una conferenza, subito è apparso il commento: "Oh, ma che è na battuta? ma che sei appena tornato da cuba?" per dire che il risparmio e la cura per l'ambiente sono roba da comunisti. Ma non c'è bisogno di citare il comunismo per emarginare il problema. In genere basta dire: "bello, giusto, ma praticamente irrealizzabile".
Quelle buone e antiche abitudini che io ho visto praticare in casa dai miei nonni contadini erano dunque utopie irrealizzabili? Non c'era il bidone della spazzatura nella casa dei miei nonni: c'erano gli avanzi per il cane, c'erano le bucce e i rifiuti nel secchio per il compostaggio che serviva alla concimazione, c'era la cassetta con le cartacce e le altre cose che potevano essere bruciate nel camino, e c'erano diverse scatole dove si mettevano cose da recuperare, anche gli spaghi troppo corti per essere usati, che stanno tra i ricordi di Luciano De Crescenzo.
Non è utopia, è solo buon senso. Il buon senso che abbiamo perso nell'ubriacatura di un consumismo folle. Ora mi però mi capita di leggere sul "Sole24Ore" di ieri (l'illustre quotidiano dell'economia e della finanza) un articolo che annuncia il tramonto del sistema "usa e getta". L'Italia è al primo posto nell'utilizzo di stoviglie monouso e il loro impatto ambientale è disastroso. Si potrebbero aumentare gli oggetti biodegradabili, si parla anche di disgregazione molecolare, ci sono ricerche in corso negli USA e in Giappone, ma intanto alcuni produttori cominciano a riclicare. Per esempio il 48% delle macchine fotografiche monouso viene riciclato, senza tecnologie particolari, si fa come facevano i miei nonni, evitando di buttar via la macchinetta che può essere ricaricata e rivenduta. Ci stanno arrivando anche i manager delle grandi industrie, incredibile!
Il giornale della confindustria pone il problema degli imballaggi, che da soli fanno il 40% di tutta la spazzatura, e sembrano aver trovato una soluzione anche per questi: "dismettiamoli, che sarà mai? faremo regali senza confenzione o torneremo ai vuoti a rendere, anzi da riempire nuovamente". Non credo che vedremo Managing Director e Project Leader con la maglietta di Che Guevara, ma forse si può sperare di poter recuperare un po' del buon senso antico senza essere guardati come sognatori utopisti o pericolosi no-global.
Quando ho parlato di decrescita a proposito di una conferenza, subito è apparso il commento: "Oh, ma che è na battuta? ma che sei appena tornato da cuba?" per dire che il risparmio e la cura per l'ambiente sono roba da comunisti. Ma non c'è bisogno di citare il comunismo per emarginare il problema. In genere basta dire: "bello, giusto, ma praticamente irrealizzabile".
Quelle buone e antiche abitudini che io ho visto praticare in casa dai miei nonni contadini erano dunque utopie irrealizzabili? Non c'era il bidone della spazzatura nella casa dei miei nonni: c'erano gli avanzi per il cane, c'erano le bucce e i rifiuti nel secchio per il compostaggio che serviva alla concimazione, c'era la cassetta con le cartacce e le altre cose che potevano essere bruciate nel camino, e c'erano diverse scatole dove si mettevano cose da recuperare, anche gli spaghi troppo corti per essere usati, che stanno tra i ricordi di Luciano De Crescenzo.
Non è utopia, è solo buon senso. Il buon senso che abbiamo perso nell'ubriacatura di un consumismo folle. Ora mi però mi capita di leggere sul "Sole24Ore" di ieri (l'illustre quotidiano dell'economia e della finanza) un articolo che annuncia il tramonto del sistema "usa e getta". L'Italia è al primo posto nell'utilizzo di stoviglie monouso e il loro impatto ambientale è disastroso. Si potrebbero aumentare gli oggetti biodegradabili, si parla anche di disgregazione molecolare, ci sono ricerche in corso negli USA e in Giappone, ma intanto alcuni produttori cominciano a riclicare. Per esempio il 48% delle macchine fotografiche monouso viene riciclato, senza tecnologie particolari, si fa come facevano i miei nonni, evitando di buttar via la macchinetta che può essere ricaricata e rivenduta. Ci stanno arrivando anche i manager delle grandi industrie, incredibile!
Il giornale della confindustria pone il problema degli imballaggi, che da soli fanno il 40% di tutta la spazzatura, e sembrano aver trovato una soluzione anche per questi: "dismettiamoli, che sarà mai? faremo regali senza confenzione o torneremo ai vuoti a rendere, anzi da riempire nuovamente". Non credo che vedremo Managing Director e Project Leader con la maglietta di Che Guevara, ma forse si può sperare di poter recuperare un po' del buon senso antico senza essere guardati come sognatori utopisti o pericolosi no-global.
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Il programma dell'iniziativa lo trovate a questo link. L'appuntamento è all'IperCoop sab 1 marzo ore 10,00.
AGGIORNAMENTO 27.2.08
Nel MeetUp Teatino Mara segnala una iniziativa che riguarda proprio l'inutilità degli imballaggi.Il programma dell'iniziativa lo trovate a questo link. L'appuntamento è all'IperCoop sab 1 marzo ore 10,00.
DISIMBALLIAMOCI
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18 febbraio 2008
Inizio della raccolta differenziata
Dagli articoli pubblicati su Chietiscalo.it apprendo la buona notizia dell'avvio in alcuni quartieri di Chieti della raccolta differenziata (quella vera fatta casa per casa), ma apprendo anche delle difficoltà, delle resistenze e dei primi rinvii.L'articolo di Mario Di Fabrizio conclude esprimendo la necessità di usare la forza dell'autorità dove i cittadini non collaborano spontaneamente. Non so se questa sarebbe la strada giusta, perché temo che l'esperimento non possa avere un buon esito se la gente lo subisce come imposizione. Però mi domando come faccia la gente a non capire l'importanza del problema: non hanno visto in televisione le scene di Napoli? non ricordano le preoccupazioni espresse da molti intorno alla vicenda Casoni? non hanno notizia dei problemi alla discarica di Cerratina? nessuno ha visto i documentari su RAI3 (Pianeta del prof. Tozzi) che mostravano gli efficienti sistemi di riciclaggio attivati in Germania e in California? possibile che siamo sempre tanto bravi a insultare il Bassolino o il Bertolaso di turno e poi quando ci viene chiesto di fare qualcosa ci comportiamo come bimbetti stupidi e capricciosi?
A questo link, che aggiungo anche al blogroll, potete trovare informazioni sulle modalità della raccolta. Cerchiamo di non fare come l'avvocato, mio vicino di casa, che butta i vecchi giornali nel cassonetto della carta insieme ai sacchetti di plastica in cui li raccoglie. Bastano pochi consapevoli o inconsapevoli sabotatori per vanificare tutto il lavoro.
11 dicembre 2007
Ancora Termovalorizzatore?!?
Del Termovalorizzatore abbiamo parlato ancor prima che la questione uscisse sui giornali. Chi avesse voglia di rileggere i post li trova raggruppati al Tag "rifiuti" e ci troverà anche il resoconto dell'incontro con il sindaco e l'assessore Caramanico. Da allora non ho più toccato l'argomento. Ovviamente il problema non era risolto, ma una buona soluzione nessuno è riuscito a trovarla. Una cosa sembrava chiara: la promessa del sindaco che mai sarebbe stata autorizzata nel territorio di Chieti la realizzazione di un Termovalorizzatore. Questo era il punto fermo. Poi restava da lavorare per evitare che la discarica di Casoni fosse ampliata a dismisura e per migliorare la situazione attraverso una buona politica di raccolte differenziate e riciclaggio dei rifiuti.
Il recente comunicato dell'Assessore El Zohbi (potete scaricare il documento cliccando qui) sembra una adeguata conferma dell'impegno per evitare che gli impianti di Casoni siano destinati a smaltire anche i rifiuti di Pescara. Sarebbe sciocco ed inutile alimentare altre polemiche, anche se ovviamente bisogna restare all'erta perché su queste faccende si muovono interessi molto grandi.
Ora però PrimaDaNoi pubblica un articolo con una dichiarazione del consigliere regionale Di Paolo che inevitabilmente riaprirà le polemiche e i vecchi timori. Il consigliere infatti parlando del Piano Regionale dice che "in contrada Casoni non solo è previsto un impianto TMB di bioessiccazione per il trattamento dei rifiuti indifferenziati, ma anche un impianto di termovalorizzazione..."
Qui c'è qualcuno che non la racconta giusta! Urgono chiarimenti!
Il recente comunicato dell'Assessore El Zohbi (potete scaricare il documento cliccando qui) sembra una adeguata conferma dell'impegno per evitare che gli impianti di Casoni siano destinati a smaltire anche i rifiuti di Pescara. Sarebbe sciocco ed inutile alimentare altre polemiche, anche se ovviamente bisogna restare all'erta perché su queste faccende si muovono interessi molto grandi.
Ora però PrimaDaNoi pubblica un articolo con una dichiarazione del consigliere regionale Di Paolo che inevitabilmente riaprirà le polemiche e i vecchi timori. Il consigliere infatti parlando del Piano Regionale dice che "in contrada Casoni non solo è previsto un impianto TMB di bioessiccazione per il trattamento dei rifiuti indifferenziati, ma anche un impianto di termovalorizzazione..."
Qui c'è qualcuno che non la racconta giusta! Urgono chiarimenti!
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AGGIORNAMENTO: inserisco qui un filmato che riguarda il problema dei rifiuti. Quello che dice Paul Connet probabilmente vi è già noto: descrive l'intelligenza secondo una visione simile a quella che ho già richiamato nel post "Progresso senza sviluppo", però lo fa con uno spirito gagliardo. Un vero antidoto alla camomilla. Guardatelo!
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10 luglio 2007
Terzo incontro sui rifiuti

Ieri sera nella scuola media Antonelli, in una stanza ad effetto serra, accessibile solo dal retro della scuola, si è tenuta l'assemblea cittadina (la terza) sulla questione dei rifiuti. Sono certo che molti dei presenti avranno avuto l’impressione di trovarsi ad un confronto tra sordi che si è trascinato con momenti di tensione e di confusione. In realtà nella sala si svolgevano tre diverse assemblee in contemporanea.
Nella PRIMA (la conferenza sulla questione dell’inceneritore) c'era il sindaco, alcuni assessori comunali, l'assessore regionale Franco Caramanico e c'era anche Franco Gerardini, ex parlamentare ed esperto dello smaltimento dei rifiuti. La sala era piena di gente, molti cittadini e alcuni esponenti dei partiti d'opposizione che hanno ascoltato senza intervenire.
L'assessore Caramanico ha descritto con chiarezza il Piano Regionale dei Rifiuti. In estrema sintesi ha detto che il Piano è conforme alle più recenti normative che impongono la raccolta differenziata. Per il 2012 almeno il 65% dei rifiuti dovrà essere avviato al riciclaggio. In Abruzzo la parte non riciclabile è stimata nell'ordine di 160.000 tonnellate annue. Questa cifra non giustifica la realizzazione di un termovalorizzatore (inceneritore) il cui normale regime di funzionamento richiederebbe circa 700.000 tonnellate. Dunque l'inceneritore non si farà, né a Chieti, né in altre località abruzzesi. Le 160.000 tonnellate di rifiuti non differenziati saranno trattati in impianti di bioessicazione (TMB) come quello attualmente in costruzione in contrada Casoni i cui prodotti (CDR) saranno inceneriti dai cementifici già esistenti.
Franco Gerardini ha poi spiegato che i cementifici attualmente funzionano bruciando copertoni di vetture e olii minerali, perciò l'aggiunta di CDR nei loro forni non aumenterà le emissioni nocive, ma verosimilmente le ridurrà. Anche la trasformazione delle discariche, come quella di Casoni, in impianti di bioessicazione dovrebbe portare ad un miglioramento anche per chi abita vicino alla discarica.
Tutti si sono detti concordi nella necessità di privilegiare in ogni modo le raccolte differenziate e la riduzione nella produzione di rifiuti, ma questo sembra essere un orientamento ormai imposto in modo vincolante dalle leggi nazionali. Dunque nessun termovalorizzatore da costruire e nessun piano che possa penalizzare Chieti o l'Abruzzo.
Dopo ha preso la parola il prof. Quiriconi che ha sollevato qualche dubbio: perché se non c'è alcun bisogno di un termovalorizzatore in Abruzzo il Piano Regionale, invece di escluderne la realizzazione, lo incude tra le possibilità future? e perché tra le scelte possibili per il trattamento dei rifiuti non differenziati è stata esclusa la soluzione di un ulteriore processo di separazione e di riciclo?
Anche gli altri esponenti della Base del Centrosinistra hanno sollevato obiezioni relative al problema della raccolta "porta a porta" che sembra non essere più prevista nel contratto stipulato dal Comune di Chieti con la ditta TEMA. Qualcuno ha anche evocato sospetti sul fatto che le autorizzazioni alla realizzazione del bioessiccatore di Casoni e all'ampliamento del sito siano state date prima della definitiva approvazione del piano.
A me sembra che questi dubbi e sospetti non siano sufficienti a dimostrare l'inadeguatezza del piano regionale. Sicuramente oggi si scontano gli effetti di scelte sbagliate, alcune delle quali risalenti a più di venti anni fa, ma facendo i conti col presente quali sono le scelte contestabili? in quali punti si potrebbe emendare il piano? Oltre a quello giustamente indicato dal prof. Quiriconi di cancellare completamente l'ipotesi del termovalorizzatore, io non sono riuscito a vedere alcuna proposta concreta. Non è stata formulata alcuna possibile soluzione alternativa. L'unica proposta è stata quella di bloccare tutte le autorizzazioni concesse fino alla definitiva approvazione del piano, ma questo è solo un modo per temporeggiare.
Al sindaco va riconosciuto di aver accettato il confronto e di averlo fatto nel modo migliore, chiamando in causa le persone competenti a rispondere e dimostrando una personale sensibilità e disponibilità rispetto alle esigenze manifestate dai cittadini. Il suo impegno a contrastare ogni eventuale futura ipotesi di termovalorizzatori a Chieti e a promuovere la raccolta differenziata dovrebbe aver soddisfatto pienamente le richieste dei cittadini, ma questo è vero solo se ci fermiamo agli esiti della prima assemblea, quella sul termovalorizzatore.
Come dicevo all'inizio, insieme alla conferenza di cui ho riportato per sommi capi i contenuti, si sono svolte almeno altre due assemblee: la SECONDA era quella degli ‘ecologisti’, i quali pur riconoscendo la razionalità dell'operato degli attuali amministratori regionali e comunali, si pongono interrogativi più grandi sul futuro di una città che si ritroverà l'impianto di trattamento dei rifiuti dentro l'area urbana, vedrà sfilare quotidianamente cortei di camion pieni di spazzatura, inoltre i prodotti del bioessiccatore saranno probabilmente bruciati nei cementifici di Pescara e Scafa e finiranno comunque nei nostri polmoni. Insomma il piano di gestione dei rifiuti, anche se ben fatto, non elimina i problemi e non elimina le paure, così come non può eliminare le scelte già fatte nel passato.
Queste riflessioni possono condurre a domande inquietanti sugli scenari futuri: se la differenziata non si farà, se nessuno vorrà investire nel riciclo dei materiali, se prevarranno le scellerate speculazioni di imprenditori senza scrupoli, allora il termovalorizzatore diventerà inevitabile? forse non si farà a Casoni, forse a Francavilla e comunque aggiungerà i suoi fumi a quelli dei cementifici e delle centrali termoelettriche di cui già si comincia a parlare?
Nessuna risposta a queste domande almeno fino a quando politica ed economia non accetteranno di fare i conti con il futuro, ma questo non è possibile perché ciò coincide con la pretesa insolente e irragionevole dei famigerati no-global. Così ci dicono.
Infine c’era la TERZA assemblea, quella più nervosa e numerosa, quella di chi non voleva parlare di inceneritori e di sistemi di smaltimento dei rifiuti, ma solo di Casoni. Gli abitanti di contrada Casoni hanno accusato con rabbia il Comune di non aver mantenuto la promessa fatta 27 anni fa riguardo alla provvisorietà della discarica, hanno accusato le passate amministrazioni di aver tradito quell’impegno e di aver potenziato nel tempo la discarica di Casoni. Adesso non sono più disposti a credere a nessun politico e a nessun documento. Adesso vogliono l'eliminazione pura e semplice della discarica, senza se e senza ma. Lo hanno urlato. Hanno chiesto che la discarica sia messa sotto la casa dell'assessore Caramanico, hanno interrotto continuamente gli interventi, hanno urlato ‘buffoni’ e ‘venduti’ a tutti quelli che cercavano di farli ragionare. Per loro non c’è nessuna differenza tra discarica, essiccatore, inceneritore e qualunque altra parola collegata ai rifiuti. Segni di un'esasperazione grave di chi vive da anni vicino agli effetti della discarica e si sente anche tradito, trascurato e ora vede la propria situazione diventare disperata perché la discarica è diventata permanente e ora sembra destinata a trasformazioni che la faranno crescere; per loro poco importa se cresce secondo un buon modello di TMB o trasformandosi in un mostro inceneritore. Con loro non c'è spazio per alcuna negoziazione o dialogo e perciò con loro l'assemblea era impossibile. Lo dico senza attribuire loro alcuna colpa, perché so che chi vive un disagio così forte non è colpevole, ma vittima. Colpevole invece è chi volesse sfruttare la loro rabbia per propri tornaconti politici, e sapendo perfettamente di non avere alcuna soluzione alternativa da proporre. Purtroppo s'e visto anche questo.
L’aver mescolato tre questioni diverse mettendole sullo stesso piano non ha giovato a nessuno. Il corteo di domani a questo punto non riguarda più l’inceneritore e non sarà nemmeno una manifestazione per chiedere un nuovo modello di economia che sia capace di abolire gli involucri di plastica e gli sprechi domestici. Sarà solo il corteo per Casoni. Serve solo a chiedere una diversa localizzazione dell'impianto per lo smaltimento dei rifiuti, ma non sappiamo se questa soluzione esiste. Chiederanno di mettere le discariche nei parchi o di gestire la questione clandestinamente come per anni s’è fatto con le scorie chimiche di Bussi? No, questo nessuno lo chiederà apertamente, ma l’unico slogan a questo punto è: "comunque, dovunque, ma non a casa mia".
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AGGIORNAMENTO: La Base del Centrosinistra sta predisponendo una petizione da inviare al sindaco per chiedere la sospensione dei lavori di costruzione del mega impianto di essiccazione in “contrada Casoni”. Lo scopo è quello di aprire un confronto con Comune e Regione per individuare forme alternative e non nocive di smaltimento rifiuti.-
04 luglio 2007
Gestione rifiuti: assemblee e manifestazioni
Dopo aver pubblicato l'avviso dell'assemblea cittadina sulla questione dei rifiuti sono stato per alcuni giorni lontano da Chieti e solo oggi ho letto i commenti e le notizie e ho scoperto che c'è stata anche una seconda assemblea in contrada Casoni e una manifestazione pubblica è prevista per il prossimo 11 luglio alle ore 18 (doppio corteo, uno con partenza dal piazzale antistante lo stadio Angelini è l’altro che partirà dal Bivio di Brecciarola).Riporto qui i link alle principali notizie:
- piano regionale e dichiarazioni del Vice-sindaco di Chieti;
- cronaca dell'assemblea cittadina del 28/6 di R. Di Monte
- commento all'assemblea cittadina del 28/6 di G. Zulli
- resoconto dell'assemblea del 2/7 di R. Di Monte
- valutazioni di Legambiente sul piano regionale dei rifiuti
- valutazioni di GreenPeace sul Trattamento Meccanico Biologico (pdf)
A quello che è stato già detto posso solo aggiungere che mi sembra davvero deplorevole che i rappresentanti dell'Amministrazione Comunale, la cui presenza all'assemblea era indispensabile, non abbiano neanche potuto terminare i loro interventi e che abbiano poi rinunciato a partecipare alla seconda assemblea. E' una sconfitta per tutti. Non basta compiacersi dell'aver sollevato il problema e di aver allertato la cittadinanza (anche se questo rappresenta già un risultato positivo in una città abitualmente sonnolenta) se poi, invece di affrontarlo con l'appoggio degli esponenti locali come è avvenuto in Val di Susa e nell'area protetta di Serre, dove i sindaci erano in prima fila a sostegno degli interessi dei residenti, si degenera in divisioni strumentali.
Capisco che non è facile gestire serenemente un problema che evoca lo spettro di terribili malattie e che non può essere affrontato senza conoscenze scientifiche che spesso mancano agli stessi "esperti". Eppure una gestione è necessaria. Non possiamo far finta che i rifiuti non esistono e non possiamo nemmeno pretendere tutti che le discariche vengano fatte sempre da qualche altra parte. Chi decide deve trovare la soluzione e qualcuno deve accettare le decisioni. La risposta isterica è sbagliata. E quanto più isterica e irragionevole è la risposta della gente, tanto più forte sarà per gli amministratori la tentazione di occultare le decisioni.
Le discariche non le vuole nessuno e tantomeno gli inceneritori, ma se si continua a gettare tutto nel sacco della spazzatura (3 o 4 sacchi al giorno per famiglia) sarà inutile andare a protestare con gli amministratori. La gestione dei rifiuti inizia dentro le nostre case. Anche di questo si dovrà parlare nelle assemblee e nelle manifestazioni. I rifiuti non cadono come pioggia dalle nuvole. Non possiamo fare come i napoletani che non rinunciano ai comodi posti di lavoro clientelari nelle imprese (le imprese che invece di raccogliere i rifiuti producono esse stesse le emergenze per ottenere sempre maggiori investimenti) e poi vanno a dare l'assalto alla vettura del commissario di governo mandato a risolvere il problema.
Nel leggere i commenti al mio ultimo post ho trovato simpatici nickname che mi hanno dato l'impressione di trovarmi nella foresta di Sherwood. Credo che il sindaco di Chieti, se vuole evitare di dover recitare lo sgradevole ruolo dello sceriffo di Nottingham, farebbe bene ad attivarsi per ottenere dalla Regione e dalle imprese del settore il massimo di chiarezza informativa. Il Comune dovrebbe organizzare incontri tematici nei quali gli esponenti delle organizzazioni ambientaliste e i cittadini possano confrontarsi con gli autori del piano regionale e i loro consulenti. Gli incontri potrebbero servire a dissipare dubbi e paure oppure a disvelare eventuali errori e speculazioni. Potrebbe essere anche l'occasione per avviare nuove politiche di educazione civica finalizzata a differenziare le raccolte per il riciclaggio. Ma non è solo il sindaco che deve farsi carico dei suoi doveri di rappresentare gli interessi della cittadinanza, anche i cittadini devono fare la loro parte. Se manca perfino quel minimo di educazione per un regolare svolgimento degli incontri allora non si potrà dar torto a chi continuerà a decidere e contrattare nelle stanze chiuse degli assessorati.
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24 giugno 2007
assemblea anti-inceneritori
Assemblea cittadina
sulle azioni per contrastare
il Piano Regionale di Gestione dei rifiuti
GIOVEDI’ 28 GIUGNO
ore 18.00
presso scuole medie "Antonelli" - Chieti Scalo
sulle azioni per contrastare
il Piano Regionale di Gestione dei rifiuti
GIOVEDI’ 28 GIUGNO
ore 18.00
presso scuole medie "Antonelli" - Chieti Scalo
15 giugno 2007
obiezioni al piano regionale rifiuti
L'idea del comitato anti-inceneritori non ha avuto molte adesioni. Non so se questo dipende dall'averla lanciata su internet, che è ancora uno strumento ignorato o snobbato dalla maggioranza dei nostri concittadini, oppure se il vero motivo è la solita cultura della camomilla, cioè il rifiuto (più o meno consapevole) di agire come cittadini.Fortunatamente il gruppo della Base del Centrosinistra non ha perso tempo e ha opposto una serie di obiezioni al piano regionale della gestione dei rifiuti.
Alla pagina linkata qui del quotidiano telematico "PrimaDaNoi" potete trovare un resoconto.
Sul sito di Chietiscalo c'è il testo completo delle osservazioni proposte dalla Base.
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08 giugno 2007
Termosvalorizziamoci
I bene informati dicono che stiamo facendo una battaglia donchisciottesca contro draghi immaginari che in realtà sono solo mulini a vento. Dicono che non c'è alcun termovalorizzatore e nemmeno i soldi per farlo. A me piacerebbe avere le loro stesse rassicuranti certezze e spero che qualcuno possa darcele. Ma intanto siamo già sulla strada sbagliata e il termovalorizzatore che ancora non c'è sta già causando danni "morali". Sì, perché il piano di realizzazione di termovalorizzatori in Abruzzo, qualunque sia la loro collocazione, la loro capacità di combustione e il loro impatto ambientale, indica una possibile soluzione al problema dei rifiuti. In una regione dove la raccolta differenziata non si fa per pigrizia mentale la semplice ipotesi di una comoda soluzione rafforza la pigrizia e ci preclude ogni possibilità di diffondere una buona pratica di raccolta differenziata e di riciclaggio dei rifiuti. Perciò è sbagliato parlare di inceneritori o di termovalorizzatori che non valorizzano nulla. Sbagliato anche se qualcuno potesse dimostrarci che non inquinano e che non si faranno mai. Purtroppo sappiamo anche che inquinano e sappiamo anche che un progetto c'è, in attesa di osservazioni.Beppe Grillo sta facendo da tempo una campagna di controinformazione e anche oggi nel suo blog è tornato sulla questione con l'intervista al prof. Paul Connett che potete vedere qui.
Il docente di chimica ambientale a New York consiglia di contrastare la realizzazione degli inceneritori (antieconomici oltre che dannosi per la salute) senza fare discorsi catastrofici o troppo seri. Occorre uno spirito ottimista e coinvolgente per portare la gente verso soluzioni completamente diverse.
Riciclare è un impegno, una distribuzione di lavoro quotidiano, un progetto che mette in moto tante nuove attività. Fa nascere una nuova economia che produce beni dai materiali riciclati offrendo come sottoprodotto una migliore qualità ambientale, invece delle scorie tossiche. Vogliamo rinunciarci solo per avere un surplus di cianfrusaglie made in China che poi non sappiamo dove buttare?
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26 maggio 2007
Inceneritori a Chieti?
Ci risiamo: ecco un altro pretesto per denigrare Chieti sbattendola in prima pagina come "pattumiera".In questi giorni l'immondizia è protagonista delle cronache nazionali, infatti siamo arrivati alla TRAGEDIA DELL'IMMONDIZIA che si sta consumando a Napoli, la più bella città del mondo per unanime giudizio dei viaggiatori dell'ottocento, letteralmente sepolta dai rifiuti, assediata dalla puzza, dal rischio di infezioni e dalla diossina sprigionata dai fuochi.
Ora il titolo di prima pagina del Centro sembra metterci sullo stesso piano di Napoli.
In realtà il problema è quello che io avevo già segnalato e che gli interventi di Roberto Di Monte ci avevano chiarito: in contrada Casoni si sta realizzando un impianto di Bioessiccazione che produrrà residui da trattare con un inceneritore. Quindi il rischio è che prima o poi si prospetterà l'opportunità di realizzare un inceneritore e di collocarlo in prossimità del bioessiccatore.
E' evidente che non c'è nessuno scandalo e nessuna pattumiera, c'è solo una questione importante da discutere e i cittadini hanno diritto di essere almeno informati e non solo grazie alla curiosità e alla buona volontà di qualche blogger. C'è un piano regionale? e cosa viene proposto in questo piano? non lo sappiamo: la stampa tace e la politica si nasconde.
Il problema è stato ora sollevato dalla Base del Centrosinistra, che già in passato aveva richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica sulla gestione dei rifiuti. L'articolo pubblicato da Il Centro si limita a mischiare le dichiarazioni degli esponemti della Base con quelle di qualche politico che smentisce tutto. Che un giornale possa fare un'inchiesta indipendente e fornire vere informazioni ai lettori nemmeno a sperarci.
Il mestiere del giornalista è diventato quello di raccattare in giro pezzetti di dichiarazioni e metterci sopra un titolo spropositato o insolente.
Dopo il titolone possiamo star certi che del problema non ne parlerà più nessuno, invece il problema c'è, va affrontato perché l'Abruzzo non dev'essere ridotto come la Campania. Il problema dello smaltimento dei rifiuti va gestito in modo trasparente e democratico, e va considerato nella sua complessità, cioè valutando la questione a cominciare dalle abitudini domestiche di tutte le famiglie e rapportandola alle altre questioni di grande impatto ambientale come quella dell'inceneritore della cartiera. Roberto Di Monte ci ha segnalato che il piano triennale dei lavori pubblici del Comune di Chieti prevede un inceneritore per fanghi prodotti dalla Cartiera Burgo, a Madonna delle Piane. Sul sito internet di Cheiti Scalo c'è un interessante articolo di Mario Di Fabrizio. Anche su questo la stampa tace e i politici si nascondono. E' sostenibile un impianto di questo tipo nel centro urbano della nuova Chieti, a due passi dall'università e dall'ospedale?
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03 maggio 2007
Bioessiccatore
Località Casoni : qui c'era un punto di raccolta dei rifiuti. Adesso non c'è più niente, almeno in apparenza. Solo un grande spiazzo. E i rifiuti dove li portano?Sul cartello di segnalazione dei lavori c'è scritto: "Realizzazione di un impianto di bioessiccazione con produzione CDR". Cos'è?
15 marzo 2007
La chimica nostrana

Eravamo tutti convinti di vivere in un posto pulito. Un Abruzzo a bassa densità abitativa, con poche industrie e poco lavoro. Un angolino di mondo dove il grande sviluppo economico non è mai arrivato e perciò è stato risparmiato dalle nubi tossiche, dalle centrali nucleari, dalle basi missilistiche e dalle devastazioni ambientali. E adesso scopriamo di vivere sull'orlo della più grande discarica chimica d'Europa.
Davanti agli stabilimenti di Bussi qualcuno per decenni è andato a interrare cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, percloroetilene, esaclorobutadiene, pentaclorobutadiene, tetracloretano, composti organici clorurati, composti organici alogenati, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, idrocarburi paraffinici, tricloroetilene, tetracloretilene, triclorobenzene... 38.000 metri quadrati impestati fino a sei-sette metri di profondità di liquami tossici che negli anni si sono in parte cristallizzati e in parte dispersi nel fiume che scorre accanto alla discarica.
Nessuno ne sapeva nulla? nessuno si era mai accorto di niente? pare di no, anche se io ricordo uno strano 1978, un periodo in cui tante persone raccontavano di avvistamenti ufo, di astronavi aliene che bazzicavano tra la Majella e la Val Pescara. Non ci ho mai creduto, invece forse era vero, forse avevano sentito una strana puzza ed erano venuti a vedere cosa succedeva nel nostro angolino verde.
Lo so, è difficile sdrammatizzare in questi casi. Chissà se questa grave e brutta notizia potrà svegliare le nostre coscienze e aiutarci a riflettere meglio sui nostri stili di vita, e anche sui laboratori realizzati sotto il Gran Sasso e sui sospetti che da anni circolano nell'area di Rapino. Chissà se questo choc potrà aiutarci a capire che, se vogliamo vivere in un posto pulito, dobbiamo essere noi a renderlo pulito: dobbiamo vigilare, dobbiamo intervenire, dobbiamo imporre regole locali e istituire controlli speciali.
Davanti agli stabilimenti di Bussi qualcuno per decenni è andato a interrare cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, percloroetilene, esaclorobutadiene, pentaclorobutadiene, tetracloretano, composti organici clorurati, composti organici alogenati, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, idrocarburi paraffinici, tricloroetilene, tetracloretilene, triclorobenzene... 38.000 metri quadrati impestati fino a sei-sette metri di profondità di liquami tossici che negli anni si sono in parte cristallizzati e in parte dispersi nel fiume che scorre accanto alla discarica.
Nessuno ne sapeva nulla? nessuno si era mai accorto di niente? pare di no, anche se io ricordo uno strano 1978, un periodo in cui tante persone raccontavano di avvistamenti ufo, di astronavi aliene che bazzicavano tra la Majella e la Val Pescara. Non ci ho mai creduto, invece forse era vero, forse avevano sentito una strana puzza ed erano venuti a vedere cosa succedeva nel nostro angolino verde.
Lo so, è difficile sdrammatizzare in questi casi. Chissà se questa grave e brutta notizia potrà svegliare le nostre coscienze e aiutarci a riflettere meglio sui nostri stili di vita, e anche sui laboratori realizzati sotto il Gran Sasso e sui sospetti che da anni circolano nell'area di Rapino. Chissà se questo choc potrà aiutarci a capire che, se vogliamo vivere in un posto pulito, dobbiamo essere noi a renderlo pulito: dobbiamo vigilare, dobbiamo intervenire, dobbiamo imporre regole locali e istituire controlli speciali.
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Aggiungo un link ad un articolo ben documentato del quotidiano PrimaDaNoi
01 febbraio 2007
La raccolta dei rifiuti
In Città è comparso un curioso necrologio in cui si annuncia la scomparsa della Raccolta Differenziata dei rifiuti. E' una protesta contro un provvedimento che in effetti non abolisce la raccolta differenziata, ma ne modifica le modalità, rinunciando ad effettuare la raccolta "porta a porta".Non riesco a capire perché l'amministrazione abbia voluto rinunciare ad un servizio in più già previsto dal capitolato d'appalto, tuttavia non credo che una decisione di cui non si conoscono le ragioni possa giustificare una definizione dell'amministrazione come "combriccola di incapaci" guastando così anche l'ironia dell'annuncio.
Di certo è una scelta che rientra tra quelle importanti che toccano da vicino le abitudini quotidiane di tutti i cittadini, perciò valeva la pena gestirla con un po' di "trasparenza e partecipazione" come fu a suo tempo promesso dagli attuali amministratori di Chieti. Non è stato fatto. Così dobbiamo scoprire da questi ironici necrologi che la raccolta differenziata non prevede più i bidoncini separati per ogni casa o condominio. Continueremo ad uscir fuori col sacchetto da buttare nel cassonetto e forse in molti continueranno o per pigrizia o per comodità o per insensibilità a mettere tutti i rifiuti in un solo sacchetto e questo porterà davvero ad una soppressione di fatto della raccolta differenziata, con le conseguenze ambientali e finanziarie che forse non tutti conoscono.
Il necrologio però dice anche che potrebbe esserci un progetto per la realizzazione di un inceneritore, con tutte le ben note conseguenze sull'ambiente e sulla nostra salute. C'è qualcosa di vero in questo possibile progetto?
Degli inceneritori da realizzare nella nostra regione ho trovato solo un'oscura dichiarazione nel sito della regione. Mentre abbondano i riferimenti ai rischi per l'inquinamento atmosferico causati dai cd "termovalorizzatori".
Io credo che l'anomalia di questo inverno 'primaverile' abbia destato in tutti molte domande e molti timori. Tutti hanno potuto constatare di persona quello che prima si sapeva soltanto dalle dichiarazioni degli studiosi. Forse è il momento buono per cominciare ad affrontare tutti insieme un problema che spesso ci sembra troppo grande per poter fare qualcosa.
Dal suo Blog Beppe Grillo ha insistito molto su questi temi ricevendo anche il plauso di Benedetto XVI°.
Io credo che anche noi possiamo fare qualcosa, perché noi abruzzesi siamo quasi tutti figli di pastori e di contadini e basta guardarsi un poco indietro per vedere che la separazione e il riciclaggio dei rifiuti è sempre stata abitudine normale di tutte le famiglie. Ricominciamo a parlarne. E soprattutto facciamolo prima che i progetti vengano approvati. Altrimenti finisce come per le centrali idroelettriche da costruire sul fiume vicino al Mall-Auchan di cui si parla solo adesso anche se i progetti erano noti da tempo alle autorità locali.
La raccolta "porta a porta" sarebbe stata una buona occasione per distribuire insieme ai contenitori anche un po' di informazioni e per chiedere a tutti più attenzione su quello che nelle famiglie può essere l'ultimo dei problemi. Un'occasione mancata. Ora però si deve trovare qualche altra via per sensibilizzare la popolazione al problema e ai rischi che incombono.
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