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Visualizzazione post con etichetta teatinità. Mostra tutti i post
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03 novembre 2021

Raffaele Fraticelli


 Si è spenta una voce di Chieti. Raffaele Fraticelli ha incarnato per molti anni la memoria della città. Ha dato voce ai sentimenti popolari nel dialetto locale. Possiamo riascoltarlo qui.

03 aprile 2021

La processione in tempo di Covid

 

Dopo secoli in cui la città ha vissuto ogni anno la processione del Venerdì Santo come evento cruciale della comunità, ora, per la seconda volta, Chieti assiste a una processione sospesa nel vuoto. L'arcivescovo percorre le strade deserte accompagnato da un chierico, due carabinieri in alta uniforme e, seguito a distanza, da quattro incappucciati della Congrega del Santo Sepolcro. 

Durante la processione solitaria dell'anno scorso c'era stato un momento di difficoltà, quando il crocifisso portato a mano dall'arcivescovo s'era sganciato e la statuina del Cristo s'era capovolta. Un piccolo inconveniente che da molti era stato interpretato come presagio di sciagura. A fine aprile del 2020 sembrava essere ormai usciti dalla fase peggiore, ma il presagio purtroppo ha trovato conferma in quel che poi è accaduto nell'autunno e Chieti è diventata uno dei principali focolai del contagio indotto da gennaio 2021 a causa della "variante inglese" del virus. 

13 febbraio 2017

Studente aggredito all'uscita di un pub

Ancora violenza. All'uscita di un pub di Chieti Scalo nella notte fra venerdì e sabato uno studente universitario è stato aggredito ed è finito al pronto soccorso con contusioni ed escoriazioni. La notizia potete trovarla su Chieti Today. Sono stufo di continuare a leggere questo tipo di notizie. Questa è una piaga che Chieti deve sanare. I giovani che dicono di amare la città e che vogliono fare qualcosa di concreto dovrebbero prenderne coscienza e cominciare a fare qualcosa, perché questi fatti riguardano quasi sempre i giovani. Invece si attivano per  alimentare polemiche sul nome dell'Università e sui cartelli autostradali, come se i cartelli e le insegne fossero più importanti delle persone e della loro incolumità. L'esibizione muscolare di orgoglio campanilistico in aggiunta ai frequenti casi di violenza non migliora, ma peggiora pesantemente l'immagine della nostra città.

13 settembre 2013

Bunga bunga teatino

Chieti è sempre stata un piccolo specchio dei mali d'Italia quindi non poteva esserci uno scandalo mondiale come il bunga-bunga senza un bunga-bunga teatino. Ecco, ora ce l'abbiamo.

Mi direte che non s'è vista la nipote di Mubarak e neanche i cortei di auto blu con le olgettine dirette al palazzo del sultano, ma qui, si sa,  facciamo le cose a modo nostro e ci vengono sempre peggio degli altri. Almeno  alle "cene eleganti" le signorine erano consenzienti. Invece il bunga-bunga imposto con ricatto e approfittando del bisogno è la forma più spregevole di abuso di potere, la più umiliante: qui non c'erano ragazze in cerca di notorietà, ma madri che si sono degradate per non trovarsi con i figli sulla strada, donne abusate che non potevano denunciare per non subire facili ritorsioni.

Sul puttanaio di Arcore ha ironizzato il mondo intero, invece il nostro è un caso spregevole di meschinità e ferocia. Non vorrei neanche parlarne se non fosse per certi strani effetti collaterali.


29 giugno 2012

Chieti tra insicurezza ed esaltazione

Desta allarme l'aggressione a una coppia di coniugi in pieno centro storico a pochi passi dalla Questura e dal comando dei carabinieri. L'episodio ci conferma che Chieti non è più il posto tranquillo che sembrava. Ci sono state altre aggressioni nelle scorse settimane, in Piazzale Marconi, al Campus Universitario, con giovani finiti in ospedale. Sono casi di violenza del tutto immotivata. Alcuni episodi sono stati attribuiti all'appartenenza politica o sessuale delle vittime, ma non c'è chiarezza sulle motivazioni e nell'ultimo caso non c'era nessuna possibile giustificazione. Solo voglia di menare.

Si parla di ragazzi minorenni che agiscono in gruppo. Anche l'anno scorso ci sono stati arresti di minorenni che aggredivano e taglieggiavano altri ragazzi.

Nell'autunno di due anni fa avevo già posto il problema, dicendo che è sbagliato relegarlo nell'ambito del "bullismo": è pura  criminalità. Non quella dei ladri e dei contrabbandieri che rappresenta una forma di lavoro illegale. Dietro la violenza gratuita c'è una devianza morale, quasi disumana. Come si produce? Quale vuoto esistenziale può portare alcuni giovani ad elaborare il credo del "Meno dunque esisto"?

22 maggio 2012

Il Pescara di Zeman in serie A

Il gioco del calcio per me è sempre stato quello descritto da Walter Chiari: ventitre adulti in mutande rinchiusi in un recinto a correre dietro a una palla. E i tifosi che urlano dalle gradinate mi sembrano ancora più pazzi di quelli che scalciano nell'erba. Perciò potete capire bene perché l'altra sera attraversando Francavilla per tornare a casa non riuscivo a capire il motivo dei festeggiamenti. Mi sono accostato e l'ho chiesto a una signora che mi ha risposto sollevando la bandiera bianco-celeste: "il Pescara in serie A". Non ho avuto il tempo di replicare, neanche con un sorriso, che lei si ritraeva quasi turbata: "Ma è un chietino?".

24 aprile 2011

Congreghe e incappucciati

Nei giorni scorsi la stampa locale ha dato molto rilievo alla presenza di operatori della BBC per la processione del Venerdì Santo. Molti probabilmente avranno pensato a qualche interesse internazionale per il valore artistico e culturale della rappresentazione. L’intervista al prof. McCulloch pubblicata dal quotidiano Il Centro ci fa capire che la processione di Chieti è stata presa come esempio di espressione corale di religiosità e l'elemento che ha suscitato interesse è quello delle congreghe. Le congreghe  religiose esistevano anche in Inghilterra prima dello scisma anglicano e per gli inglesi  è interessante  vedere  un evento religioso che non è organizzato dalla Chiesa o dall’autorità civica.

17 giugno 2010

Razzismo teatino


Dopo qualche giorno senza accesso al computer pensavo di ritornare sul blog con qualche proposta per gli studenti universitari (anche per raccogliere la sollecitazione avuta dal commento di una studentessa) però quello che avrei voluto scrivere è superato dagli avvenimenti: come si fa a parlare di accoglienza mentre accadono cose che ci collocano ai confini della civiltà, ci fanno piombare in un regime di apartheid che ormai non esiste più neanche in sudafrica. Mi riferisco al terribile episodio riportato da Chietiscalo.it (l'articolo è qui). Si tratta di un fatto gravissimo. In tutte le città possono accadere fattacci; ogni giorno la cronaca racconta episodi di violenza, abusi, ecc. ma qui non possiamo relegare il fatto ad una mera accidentalità: stiamo parlando dell'istituzione municipale, stiamo parlando dell'ufficio che rappresenta la collettività di fronte ai nuovi arrivati in città, stiamo parlando di una persona che non vive in una fattoria della Carolina del Sud, ma di un pubblico ufficiale che sta tutti i giorni tra i cittadini.


24 maggio 2009

Spunti di rflessione su Chieti

Mentre a Chieti si continua a considerare l'idea dell'Area Metropolitana come nemico da combattere o fantasma da esorcizzare (vedi articolo di Teate.net), i separatisti della "Frentania" si preparano a conferire a Lanciano la centralità economica e turistica della provincia, almeno sembrano essere questi gli intenti del sindaco di Fossacesia Di Giuseppantonio (vedi articolo di PrimaDaNoi) che tra pochi giorni potrebbe essere eletto nuovo presidente della Provincia.

Una piccola constatazione che apre questioni su cui ci sarebbe molto da discutere. Per ora posso solo rinviare. Nel frattempo vi segnalo un'occasione da non perdere, davvero importante per chi vuole riflettere su Chieti: venerdì prossimo 29 maggio, alle ore 20,30 sarà proiettato al Supercinema il film di Luciano Odorisio "Sciopèn". E' il miglior ritratto cinematografico della nostra Chieti, un film del 1982 che ha ricevuto importanti riconoscimenti. Era completamente scomparso, introvabile.


La proiezione sarà preceduta da una presentazione del prof. Bartolo Iossa. Tra i diversi interventi c'è anche quello del regista Luciano Odorisio.

01 ottobre 2008

Toponomastica burocratica

Tra le diverse cose di cui m'ero proposto di parlare nel blog senza mai trovare l'occasione giusta, ci sono le stranezze della nostra toponomastica. Chieti ne ha una ufficiale e una popolare: piazza San Giustino sulle cartine è segnata col nome di Vittorio Emanuele II; piazza della Trinità agli atti ufficiali è denominata Trento e Trieste, Piazza Matteotti per alcuni si chiama Piano Sant'Angelo, per altri è ancora Largo Carisio. Non riuscirete mai a trovare sullo stradario la Pietra Grossa, la via delle Terme, Femminella, la discesa del gas e tanti altri luoghi che esistono solo nella toponomastica popolare più utilizzata di quella ufficiale. Piccola proposta: perché non stampare cartine con i nomi antichi e popolari dei diversi luoghi. Si potrebbe fare con l'aiuto di qualcuna delle associazioni che curano la memoria collettiva della città.

Nella cartina ci metterei anche un'altra toponomastica, quella burocratica, che non è solo teatina. Tra i luoghi pubblici oltre alle vie e le piazze ci sono anche gli uffici. Gli uffici sono importanti perché regolano alcuni passaggi della nostra vita. Qual è l'ufficio che può certificare la nostra nascita, il nostro matrimonio e la composizione ufficiale del nostro nucleo familiare? dovrebbero saperlo anche i bambini e dovrebbero sapere anche che si trova dentro il Palazzo Municipale e si chiama Anagrafe oppure Stato Civile. Qualche volta lo si trova anche in sportelli periferici, fuori dal Municipio, ma è sempre lo stesso ufficio.

Chissà se le maestre spiegano queste cose agli scolaretti o se questo è compito dei genitori. Per quanto riguarda me, ricordo che fu mio padre a farmi da guida: mi spiegava la differenza tra la Conservatoria immobiliare (detta anche Ufficio delle Ipoteche) e l'Ufficio del Catasto, che sempre di case e terreni si occupa ma in modo diverso, e diverso era anche il Genio Civile che a me faceva pensare a favole da 'Mille e una notte' e mi veniva voglia di andare a frugare negli archivi nascosti del palazzo di via Asinio Herio in cerca di qualche vecchia lampadina dimenticata, sicuro che bastasse strofinarla un po' per veder comparire il servizievole fantasmone in giacca e cravatta!

Mio padre mi spiegava che in quello stesso Palazzo c'era anche la Direzione Provinciale del Tesoro (DPT) da non confondere con la Tesoreria che era cosa altrettanto diversa dalla Ragioneria, non intesa come scuola, ma ufficio finanziario. E la differenza tra uffici delle imposte dirette e imposte indirette? uno è (era) accanto al Catasto in via Amendola, l'altro davanti alla chiesa di Mater Domini nello stesso palazzo della Ragioneria. E la Cassa Depositi e Prestiti? magari è chiusa lì la vecchia lampadina di Aladino.

La mappa era davvero vasta perché comprendeva Provveditorati e Intendenze, Questura e Prefettura, INPS ed ENPAS, INA e INAIL, Pretura e Procura, Archivio di Stato e Sovrintendenza, Tribunale e Corte d'Assise... un labirinto di nomi. Per orientarsi dentro la città burocratica serviva un filo d'Arianna che probabilmente ciascuno ha provato a fabbricarsi da sé annodando vari pezzetti: per le faccende di lavoro c'era l'ufficio di collocamento dove potevi metterti in lista, ma poi, quando il lavoro ce l'hai, è l'Ispettorato che provvede alla vigilanza, L'ispettorato del Lavoro è autorità statale mentre la Camera del Lavoro non lo è. Devi sapere però che il libretto richiesto per iniziare un lavoro non si trova né al Collocamento, né all'Ispettorato e nemmeno alla Camera o al Patronato. Non stupitevi, non sarebbe un labirinto se non avesse vicoli ciechi e svolte impreviste. E' difficile riannodare tutti i fili. Capire che l'Ufficio IVA dà (dava visto che non esiste più) la 'partita' a chi voleva avviare un'impresa, ma là non si giocava nessuna partita e non c'era nemmeno il registro delle imprese che è di competenza della Camera di Commercio. Non confondetela con la ConfCommercio che è solo un sindacato. La licenza di commercio a quale ufficio va chiesta? all'Ufficio del Lavoro? alla Camera di Commercio? all'Ufficio IVA? sbagliato: devi andare in Comune, ma non all'anagrafe però. Se a tutto questo ci aggiungiamo gli uffici militari, la Legione, il Distretto, il c.a.r. e l'ufficio per le visite collegiali che si fanno in ospedale, ma non all'ospedale civile... ecco che la labirintica mappa della Chieti burocratica è quasi completa.

Mio padre mi aiutava a trovare i nodi dicendomi che una casa riguarda il Catasto se t'interessa sapere com'è fatta, la Conservatoria se vuoi sapere di chi è, l'ufficio Anagrafe se vuoi sapere chi ci abita, il Genio Civile se vuoi sapere come si regge. E poi mi spiegava che il Prefetto rappresenta l'autorità su tutta la Provincia, ma non è lui il Presidente della Provincia e per capire la differenza tra questi due signori bisogna studiare anche un po' di storia. Ma fermiamoci qui.

Perché tutto questo discorso? semplicemente per dirvi il mio fastidio nel vedere che questa mappa, così faticosamente costruita per poterci orientare nel labirinto della burocrazia, ce la stanno smontando. E' come se qualcuno volesse spezzettare il nostro filo d'Arianna e trasformare la città in una Babele.

Non solo gli uffici si spostano traslocando da un edificio all'altro e talvolta spariscono del tutto - e questo possiamo anche capirlo perché ci sono esigenze che cambiano - ma vengono stravolti tutti i nomi: Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio, Centro per l'impiego sembrano nomi di intermediari privati, anche gli arredamenti sono fatti per somigliare a TecnoCasa. Certe volte i nomi li cambiano più volte: avevo appena imparato che il Provveditorato agli Studi si chiama CSA ed ecco che è già cambiato un'altra volta. L'Ospedale era diventato USL e ora s'è trasformato in ASL.

Stamattina ero in cerca della Direzione del Tesoro, sparita dalla sua vecchia sede, e mi hanno indirizzato nello stesso palazzo che ospita l'Agenzia del Territorio e che prima ospitava le Imposte Dirette, ma lì dentro non ci sono indicazioni utili: e come l'avranno chiamato adesso il Tesoro? potrebbe esser diventato Agenzia del Forziere o Centro dei Servizi Preziosi. Invece no: girando scale e corridoi come un cercatore di passaggi segreti nell'isola misteriosa, ho capito che ora la Direzione del Tesoro si chiama "Dipartimento dell'Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi del Tesoro". Speriamo che domattina il Tribunale non diventi un "Centro Territoriale per l'Amministrazione Pubblica Locale Decentrata dei Servizi Giudiziari al Cittadino".

Sarà una reazione al modo di comunicare dei giovani fatto di acronimi e criptiche contrazioni di consonanti? per me si sta solo perdendo il fascino, un po' kafkiano, dei bei nomi di una volta. Sarà pure che comincio ad invecchiare, ma che potrei insegnare a mio figlio? il tempo di spiegargli dov'è un ufficio, come si chiama, a cosa serve e hanno già cambiato tutto e traslocato altrove. Forse dovrei accompagnarlo direttamente nei palazzi della burocrazia virtuale dove la Direzione del Tesoro la trovi nella scheda SPT accanto al GAD del MEF, prima del DPSV.
SPT sta per Service Personale Tesoro (sic!) oscena mescolanza di italiano e inglese nella stessa sigla di un dipartimento ministeriale, ma dopo il ministero del Welfare non c'è da meravigliarsi. Il, lo, la (non so proprio che articolo usare) STP si trova nel Ministero delle Finanze ora inglobato in quello dell'Economia situato all'url mef.gov.it. Attenzione se digitate mef.it finite negli stabilimenti MonteFibre dove fabbricano le stoffe di Leacril, ve lo ricordate questo nome? una volta erano nomi come questo che ci davano la suggestione della modernità. Adesso sa di muffa come le intendenze: la modernità è un Ministero MEF tutto virtuale che cartolarizza i debiti e smaterializza i contratti: meraviglie del Genio burocratico, quello civile in giacca e cravatta. Lo sapevo io che da qualche parte esisteva veramente!

19 marzo 2008

La volontà e l'operosità

- Pera, cascami in bocca!
Mia nonna mi apostrofava così da bambino per rimproverare la mia pigrizia.
- Quale pera, nonna?
E lei mi raccontava la storia di un ragazzo che invece di salire sull'albero a raccogliere le pere, si sdraiava sotto un ramo e restava a bocca aperta tutto il giorno. La sera era triste e affamato perché la pera non era caduta. Altre sì, ma la sua no.

Questa storiella m'è tornata in mente guardando le locandine dei giornali: i turisti dicono che Chieti è inospitale. Lo sapevamo già e qui ne avevamo parlato. Però non sapevamo che perfino quelli arrivati nelle bellissime serate del Busker Festival sono rimasti delusi. Chieti è inospitale, perciò anche le migliori iniziative cadono nel vuoto. E' una denuncia grave, ma su questo Chieti non s'interroga, non reagisce, non capisce che per avere visitatori, turisti, studenti, acquirenti, è necessario offrire qualcosa.

La pera che stanno aspettando i teatini è una facoltà universitaria.
- Ma come, non ci sono già diverse facoltà a Chieti? - si stupisce un'amica che incontro all'università di Pescara.
- Sì, però il Campus è stato realizzato nella zona dello Scalo.
- Anche a Pescara è stato realizzato nella zona della pineta. E allora? Prima stavamo vicino a piazza Salotto, poi per avere più spazio ci hanno spostato in periferia. Ma è così ovunque, mi sembra.
- Sì, ma forse, con una salita di mezzo, è più scomodo - dico io per troncare il discorso. Se mi mettessi a spiegare come stanno i fatti, se dicessi che i teatini guardano la città bassa, cioè la parte nuova attiva dinamica di Chieti come un problema, una sorta di grande parassita che tende a sottrarre risorse alla città alta, farei la figura di uno che arriva da un borgo medievale dove si fanno ancora lotte di quartiere.

L'università ha portato a Chieti migliaia di studenti. E centinaia tra docenti, assistenti e specializzandi arrivano al Campus e scappano subito via. Potrebbero venire in centro tutti i giorni se avessero un motivo per farlo. Ma i motivi bisogna crearli. Chieti potrebbe fare del suo centro molto di più di quello che è stato fatto nella piccola zona di Corso Manthoné a Pescara. Ma Chieti non lo fa. Anche in paesi più piccoli come Lanciano e Ortona spuntano ritrovi, Wine Bar e botteghe di artisti e artigiani nei rioni caratteristici. A Chieti alta i locali del centro stanno diventando bazar di scadenti prodotti cinesi. Perfino i ragazzi che vivono in centro ora tendono a fuggire per darsi appuntamento al Megalò.

Pochi mesi fa sono stato ad un convegno organizzato dall'Università di Camerino. Anche là le nuove strutture universitarie sono state realizzate in periferia e in parte decentrate a Matelica. Per l'occasione del convegno l'amministrazione comunale ha offerto l'uso del teatro che si trova in pieno centro storico. Nelle sere del convegno c'erano concerti presso la sala municipale. A tutti i partecipanti è stato distribuito materiale di informazione turistica con inviti a visitare alcuni piccoli musei locali.

Un giorno c'è stato un improvviso acquazzone che avrebbe creato disagio perché il percorso dal teatro al ristorante è dentro la zona pedonale, senza mezzi pubblici. La mattina s'era presentata con un bel sole e anch'io ero senza ombrello, ma non ho fatto neanche in tempo a preoccuparmi: all'uscita dal teatro c'erano quattro vetture che hanno fatto la spola per accompagnare tutti (più di quattrocento persone) fino al ristorante. Non so se quegli improvvisati tassisti fossero dipendenti del Comune o dell'università o dello stesso ristorante, la mia impressione è stata che tutti collaborassero alla buona riuscita dell'evento.

A Chieti in un caso simile sarebbero rimasti a guardare i forestieri smarriti e bagnati sotto la pioggia: Esslé, e lu cumune ni fà nu cazz di ninte... n'gia messe manche nu bussette. Pover'a nù!

Camerino è un'antica sede universitaria che ospita spesso incontri e conferenze. La gente sa che bisogna pensare a tutto, anche alla mancanza di ombrelli. Tra i relatori al convegno c'era un professore tedesco che ha esordito dicendo che avrebbe disdetto ogni altro impegno per poter venire a Camerino, perché già da studente in occasione di un analogo convegno aveva scoperto la bella ospitalità camerte. Lo stesso organizzatore del convegno è un docente che ormai da molti anni insegna a Roma, però continua a scegliere Camerino per organizzare incontri di carattere internazionale.

Chieti è più grande di Camerino e ha molte più cose da offrire, ma si guarda bene dal farlo: troppa fatica.
Non è solo l'organizzazione che manca, ci manca soprattutto la voglia di fare e la capacità di collaborare. Parlo della collaborazione vera, spontanea, quella di quattro che persone che prendono la loro vetture private e corrono incontro agli ospiti. Parlo del vigile che li fa passare anche dentro la zona pedonale, perché sa quando si può e si deve fare un'eccezione. Camerino lascia un buon ricordo soprattutto per la cordialità della gente, capace di trattare sempre il forestiero come persona gradita.

Chieti dovrebbe guardare questi esempi per cominciare a correggere le proprie cattive abitudini. Ma Chieti non vuole correggersi, vuole solo rivendicare diritti, vuole qualcuno che le serva la città splendente su un piatto d'argento, già pronta. Il volere prevale sempre sull'operare. C'è chi vorrebbe usare anche il blog per affermazioni di volontà. In qualche caso (dove c'è diritto e non semplice pretesa) sarà anche giusto farlo, ma a me sembra più importante riflettere mettendo anche il dito nella piaga che duole.

Non ci vuol molto a capire che l'Università, i musei, le caserme, gli ospedali, le strutture ecclesiastiche, i siti archeologici sono tutte grandi risorse a disposizione delle persone di buona volontà. Sono risorse già presenti dentro la città, si tratta solo di trarne frutto. Ma nessuno lo fa. Vogliamo la facoltà universitaria davanti alla porta di casa nostra. Vogliamo che sia la montagna a spostarsi fino a Maometto. Una facoltà in centro per miracolare pizzerie e affittacamere e chi se ne frega che per gli studenti sarà più scomodo:

"Pera, cascami in bocca!"
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22 dicembre 2007

L'importanza di chiamarsi Nick

Con o senza nick-name fa lo stesso. Non basta chiamarsi Ernesto per essere onesto. E' il contenuto dei messaggi che conta. Giustamente un lettore del blog si domanda se non sia la stessa cosa firmarsi Theate o restare completamente anonimo. Dipende da cos'è un blog: se vogliamo considerarlo un muro dove ogni passante incide un segno, non importa chi esso sia, ma fateci caso: anche sui muri, su quelli più esposti al gioco dello scrivere, appaiono più nomi che frasi compiute. Se invece il blog è strumento di comunicazione allora c'è un obbligo di presentazione, come ci sarebbe tra persone che conversano davanti al bar. Poi ci sono gli ambienti esclusivi nei quali è necessario farsi introdurre e presentare da qualcuno e non è possibile spacciarsi per quel che non si è.

Anche nella case virtuali della rete ci sono circoli esclusivi. Questo blog non lo è, l'accesso è aperto a tutti, senza presentazioni e senza obbligo di annunciarsi. Ma per buona creanza ho chiesto la cortesia di usare almeno un nick (pseudonimo) per consentire agli altri di individuare un soggetto a cui eventualmente replicare.

Il nick è una maschera, non ci dice l'identità della persona, però ci dà la possibilità di conversare. Se c'è uno mascherato da Napoleone so che non è il vero Napoleone, tuttavia lo riconosco tra gli altri, posso chiamarlo e ritrovarlo. Il gioco avviamente non funziona più se alla stessa festa arrivano tutti vestiti da Napoleone. Ed è quello che sta succedendo qui con i commenti firmati Theate, Teate, Theate74 oppure teatino, obiettivamenteatino, fondamentalista-teatino, forzachieti, ecc. Sono tutti nomi che in un forum internazionale potrebbero suscitare qualche attenzione ma non qui: Teate, teatino o anonimo è proprio la stessa cosa.

Se la maschera oltre che nascondere un volto vuol essere ed agire, allora va scelta in un altro modo. E mi sembra davvero strano che nessuno (neanch'io a dir la verità) abbia voluto divertirsi al gioco delle maschere, quello di svelare nascondendo. Creare l'alter ego. Abbiamo avuto il piacere di un Robin Hood e per breve tempo di un Little John, ma nessuno (tranne forse mastro Gendalf) ha provato a darsi un nick personale ed originale. Eppure è un bel gioco anche questo. Poi c'è il gusto dell'unicità. Ve l'immaginate se in casa Bonaparte avessero ripegato su un semplice Giovanni o Antonio? la storia dell'umanità ci avrebbe perso. Noi non abbiamo più la meravigliosa fantasia degli antichi greci che riuscivano a coniare un nuovo nome per ogni nuovo nato e nemmeno quella poetica degli indiani d'America che costruivano il nome sul gesto capace di manifestare il carattere della persona. Eppure nel gioco dei nick ci si potrebbe provare.

I grandi data-base mondiali come Skype e Google esauriscono subito i Nick, Pippo, Antonio e Giovanni e allora si è costretti a trovare qualcosa di nuovo. Possiamo metterci un Pippo84zx, il sistema probabilmente l'accetta, ma che maschera è? un pastrocchio che non si capisce. Invece sarebbe bello che ognuno sapesse nominarsi con la stessa naturalezza con cui madre natura ci ha assegnato una faccia unica al mondo. Così nel web teatino si potrebbe conversare tra un Valignano e un Giustiniano, tra un Pollions e un Marruk, Acky Pelideo e Max Tetison oppure John Free Gerj e Don Dee Mayo. Per inventare questi nomi bisogna conoscere qualcosa di Chieti, ovviamente, e ognuno di questi Nick potrebbe dirci qualcosa della persona. Un Romualdo forse ha qualche affinità elettiva col barone de Sterlich; un Nicoletto potrebbe essere un cultore dell'aristotelismo o dell'ecumenismo; uno che volesse firmarsi Zingaro Pittore forse ha un legame con la via Solario e Selecchione ci fa pensare a qualcuno che alle usanze chietine e al venerdì santo chi tiene davvero tanto. Siccome tutto questo non succede mai io continuo a chiedermi se i chietini amano e conoscono davvero la loro città.

Forse, parafrasando Oscar Wilde, potremmo dire che non basta dirsi "Teatino" per essere teatino.

15 dicembre 2007

La ricerca dell'infelicità

Un articolo del New York Times descrive un'Italia infelice, attraversata da un malessere collettivo, economico, politico e sociale: 11% di famiglie sotto la soglia di povertà, 15% con grosse difficoltà economiche, bassa natalità, popolazione che invecchia, freni corporativi ad ogni iniziativa, 70% di maggiorenni sotto i 30 mantenuti dai genitori, lo sviluppo tecnologico fermo e divorzi in aumento. L'Unione Europea ci sanziona per l'insostenibile durata dei processi (siamo un popolo di litiganti) e ora anche per eccessi di pubblicità (siamo un popolo di teledipendenti).

E' un'Italia che non corrisponde più allo stereotipo del bel paese, del canto, del sole, spaghetti e mandolini. L'arte del buon vivere sembra perduta. E' un ritratto molto triste nel quale tuttavia è difficile non riconoscersi. Forse siamo riusciti a mettere insieme il peggio: la mancanza di prospettive future che affligge i poveri con l'idiozia consumistica dei ricchi, così non ci resta nemmeno quel poco di arguzia e di sereno adattamento che erano la nostra risorsa e salvezza.

Anche in questo stato di generale malessere mi sembra che Chieti potrebbe proporsi come modello o campione d'Italia, perché gli elementi della tristezza noi li abbiamo tutti e di più (vedi questioni ambientali e campanilistiche). E mi sembra di capire che non vogliamo altro. Così la camomilla diventa fiele.
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17 novembre 2007

Il campanile e la metropoli

Per raggiungere la facoltà di economia (sto parlando della nostra Università) io che abito a Chieti devo prendere il servizio della Panoramica fino a San Giustino poi il suburbano Arpa che mi lascia vicino alla cattedrale di San Cetteo e quindi il servizio urbano GTM (ex GG) per arrivare in viale Pindaro. E’ un percorso che compiono molti studenti ed è lo stesso che altri fanno per raggiungere il nuovo Tribunale o le zone commerciali lungo la Tiburtina oppure quelle di Montesilvano. Il servizio unico non c’è, ma almeno c’è il biglietto unico e questo mi consente di non pagare tre volte e di non dover acquistare biglietti una volta giunto a Pescara. Praticità e convenienza. E con lo stesso biglietto si può andare anche a Francavilla o a Manoppello.

Eppure quel biglietto unico a molti teatini non piace. Leggo commenti in cui il biglietto unico è visto come un simbolo della perduta autonomia di Chieti. Non riesco a capire se questa avversione verso l'integrazione dei servizi deriva dal fatto di non aver mai bisogno di muoversi per studio o per lavoro, oppure se è un autolesionismo basato solo su una sorta di campanilismo fondamentalista. Anche quella parte della popolazione che non ha mai bisogno di varcare i confini del borgo dovrebbe riuscire a vedere che l’area intorno a Chieti è cambiata. C'è stato un grande sviluppo. E’ cambiata la geografia, è cambiata l’economia, sono cambiate le abitudini quotidiane. Sì, forse anche loro vedono i cambiamenti, ma li vedono con gli stessi occhi dei talebani dell'Afghanistan. Per loro si deve restare fermi al dato legale: l’area metropolitana non esiste, quindi non c’è niente da integrare. Ognuno per sé. Il contatto e la collaborazione con gli altri viene vista come un rischio o una perdita di identità e talvolta i discorsi scadono fino a raggiungere toni esplicitamente razzisti.

La legge degli Enti Locali prevede la possibilità di creare organizzazioni di livello “provinciale” per le aree metropolitane che circondano i nove capoluoghi delle regioni più importanti; altre aree metropolitane sono previste dalle regioni a statuto speciale. In Abruzzo non ci sono aree metropolitane, salvo che non vengano istituite con legge regionale. Tuttavia se passiamo dal piano legale a quello reale vediamo un grande e unico tessuto urbano che comprende, senza soluzioni di continuità, almeno cinque comuni: Francavilla, San Giovanni, Pescara, Chieti e Montesilvano. L'ininterrotta fila di case e di negozi lungo la Tiburtina non è solo un miraggio o una balla o un artificio politico. L’integrazione dei servizi è solo agli inizi, ma qualcosa c’è. Il biglietto unico dovrebbe essere un modello da imitare. Bisognerebbe creare anche un biglietto unico dei Musei per fare in modo che il turista che si reca a visitare la Casa di Gabriele d'Annunzio, il Museo Cascella o il Museo delle Genti sia invogliato a venire anche a Chieti. Si dovrebbero integrare poi anche i servizi relativi al lavoro, alla formazione e via dicendo.

Chi andrà a fare le vacanze invernali nelle valli dolomitiche potrà acquistare abbonamenti unici per tutti gli impianti di risalita dell'area prescelta. Chi farà le vacanze da noi non avrà lo sky-pass unico nemmeno per i quattro impianti di Passo Lanciano. E' un disastro.

Non possiamo stupirci che all'inizio questo il processo di integrazione dell'area metropolitana Pescara-Chieti ci veda perdenti: è ovvio che molti studenti di Chieti usano il biglietto unico (o l'abbonamento) per passare una serata a Pescara e non accade il contrario per gli studenti di Pescara. Ma questo non dipende dal servizio integrato, che è un vantaggio per tutti, questo dipende solo dal fatto che Chieti non offre nulla, perché Chieti è ripiegata su se stessa. Non riesce a promuovere e proiettare verso l'esterno un'immagine positiva della città, preferisce leccarsi le ferite e coltivare sogni anacronistici impregnati di romanticismo e di presunzione. Svegliamoci.
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30 ottobre 2007

Mai dire Chieti

Qualche volta accade che nel blog si sviluppano discussioni interessanti (forse è proprio questo il bello del blog), ma accade in modo imprevedibile e senza relazione con l'articolo postato. Perciò per riprendere l'ultima in modo più appropriato riassumo gli elementi contenuti in uno dei commenti:

- I taxisti Teatini non possono entrare nell'areoporto d'Abruzzo che si trova in provincia di Chieti. L'accesso è riservato solo a quelli di Pescara e di San Giovanni Teatino.
- I centri commerciali di Sambuceto nelle loro pubblicità omettono di trascrivere la provincia e spesso indicano Pescara benché le loro attività siano ubicate in provincia di Chieti.
- Una concessionaria di autovetture ha indicato anche nella grande insegna luminosa "PORSCHE PESCARA" pur stando a Sambuceto, cioè a San Giovanni Teatino in provincia di Chieti.

Sono solo alcuni esempi di una lamentela ormai cronica sul nome di Chieti che viene spesso oscurato a vantaggio di Pescara. La lamentela è sicuramente giusta e fondata. Capisco bene che l'orgoglio teatino ne sia ferito, ma chiediamoci da dove nasce il problema.

Quando sono andato nel nord Italia (prima come studente e poi per lavoro) il primo consiglio che ho ricevuto da alcuni amici chietini arrivati lassù prima di me era di non dire mai "Chieti". Se vai a domandare casa o lavoro e dici di essere di Chieti ti chiudono la porta in faccia perché pensano a Rieti o Vietri o comunque a qualcosa che sta probabilmente tra Foggia, Caserta e Catanzaro, cioè nel profondo e disperato sud. Bisogna dire Pescara, perché Pescara nell'immaginario diffuso si trova poco sotto Ancona.
Inutile dire Abruzzo: il nome della nostra regione non riesce a restituire una degna collocazione nella mente di chi non conosce Chieti, perché Abruzzo fa rima con pastore, lupo, zampogna... quindi bisogna dire Pescara. A Pescara c'è il mare, c'è la stazione, non ci sono i tratturi e i cinghiali. Non c'è altro modo per rendersi presentabili.
L'esperienza mi ha confermato che questi consigli, per quanto apparentemente assurdi, coglievano nel segno.
Perfino in una bella enciclopedia digitale, venduta qualche anno fa da un'illustre casa editrice, "Pescara" era indicata come città situata nelle "Marche". Troppo grave come errore di geografia, era un vero lapsus freudiano.

Ignoranza e pregiudizio hanno fatto di molti abruzzesi una sorta di immigrati clandestini dentro il proprio paese, con la necessità di nascondere e distorcere le informazioni sulla propria provenienza: teatini, lancianesi, pennesi, guardiesi, ortonesi, vastesi... diventavamo tutti di Pescara, unica denominazione utilizzabile senza evocare un tanfo di pecore, di stalle e di antiche superstizioni. Per i chietini c'era uno svantaggio in più perché poteva capitare che qualcuno conoscesse Chieti ed era sempre per questioni di naia. Così Chieti diventava il sinonimo della dura esperienza fatta nei mesi da recluta o di qualche infortunio che aveva richiesto un controllo o un ricovero all'Ospedale Militare. Ricordi spessi amari e sgradevoli.

Adesso come possiamo meravigliarci di vedere che anche i commercianti preferiscono spendere il nome di Pescara quando vogliono rivolgersi ad una clientela di varia provenienza? "Porsche-Pescara", mi sembra ovvio.

Sto rigirando il dito nella piaga? lo so, ma credo che dobbiamo imparare a reprimere il grido che viene dall'orgoglio ferito per cominciare a lavorare davvero e in concreto per cambiare quelle associazioni mentali stratificatesi nell'ultimo secolo. Forse ci vorrà un altro secolo per vedere i risultati, ma sono certo che l'immaginario della gente cambierà solo se Chieti saprà fare qualcosa. Fare non dire! Se sarà capace di ospitare degnamente i forestieri, non tanto i turisti (che non ci sono) ma quelli che ci sono: gli studenti, i docenti, i militari, i pescaresi che arrivano fino al Megalò e gli atleti che probabilmente verranno per i giochi. Non accogliamoli col piagnisteo, con le rivendicazioni di principio, con le cucullate. I forestieri non staranno a considerare la fondatezza delle nostre ragioni, potranno solo registrare il disagevole impatto col nostro senso di frustrazione e di rabbia. Così l'immagine della città potrà solo peggiorare e lo stiamo già facendo.

Quando leggo sul giornale che l'Aereporto è vietato ai tassisti teatini ho una duplice reazione: da una parte sono indignato perché questo non è un gioco di nomi o di semplici distorsioni geografiche, questa è una discriminazione bella e buona che va condannata e rimossa; dall'altra parte però sono consapevole che quella notizia è una sciocchezza, chi l'ha data non ha pensato al disastro che provoca nell'immaginario di chi, da fuori, viene a sapere che il "nostro" aereoporto rifiuta i "nostri" tassisti. Per dirla in altre parole: se un padre scopre che il figlio si fa la pipì addosso dovrebbe insegnargli (in privato con calma e pazienza) a gestirsi meglio oppure dovrebbe sgridarlo davanti a tutti per svergognarlo ancor di più?

Ecco, i chietini sono troppo impegnati a sgridare, rivendicare, polemizzare e non lo sono per niente nel prendersi cura di se stessi e della propria reputazione. Per farlo dovrebbero prendersi cura degli altri, dovrebbero riservare una buona accoglienza allo straniero, allo sconosciuto, allo studente, al professionista di passaggio, alle famiglie dei tanti degenti nei diversi ospedali della città... tutte cose che non possono essere demandate all'amministrazione municipale (qualunque essa sia), tutte cose che a Chieti sembrano non interessare a nessuno perché Chieti è troppo impegnata a pensare a se stessa e ai propri guai che ovviamente, continuando così, non finiranno mai.
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28 ottobre 2007

Chieti campione d'Italia

Da tempo mi chiedo se è possibile che Chieti sia una città campione della politica italiana, un luogo dove le vicende politiche nazionali si riproducono in piccolo rispettando l'esatta dinamica che, nel bene e nel male, caratterizza il più ampio e complesso contesto nazionale. Agli esperti di campionamenti statistici potrà sembrare un azzardo, ma ci sono vicende che potrebbero confermare il mio sospetto:

1 - il Processo Matteotti - nel 1926 Chieti fu sede elettiva di un processo giudiziario di portata storica che è stato un banco di prova del regime fascista. In un certo senso a Chieti il fascismo ha collaudato la sua capacità di asservire il potere giudiziario alle esigenze della nascente dittatura.

2 - I Savoia - Non conosco la storia risorgimentale di Chieti, ma alcune tracce come la cronaca del saluto trionfale a Vittorio Emanuele II° mi fanno pensare che anche quello fu un banco di prova per la nuova monarchia. Era il 18 ottobre 1860, l'Italia era ancora tutta da fare e i piemontesi avrebbero trovato molte resistenze nel brigantaggio e nella forte opposizione della Chiesa, eppure a Chieti i nuovi padroni ebbero subito il segno popolare della loro futura affermazione.

3 - La guerra in casa - Durante la guerra Chieti è stata dichiarata città aperta, al pari di Roma. Luoghi esclusi dai combattimenti che diventarono teatro di vicende esemplari in cui si riassumono le nefandezze, il coraggio e la ferocia di quei tragici giorni: i ragazzi della banda Palombaro reclusi alle carceri vecchie (la nostra via Tasso) e la fucilazione a Colle Pineta (la nostra contrada Ardeatina).

4 - Il terrorismo - Perfino gli anni di piombo, che hanno avuto il loro punto culminante nel 1978 col rapimento di Aldo Moro ad opera delle "Brigate Rosse", ebbero a Chieti in quello stesso anno una replica paesana (fortunatamente senza conseguenze tragiche) inscenata dai ragazzini di "Alba Rossa". Si scoprì che dietro gli slogan da comunismo combattente c'erano solo fascistelli, tutti ragazzi viziati di buona famiglia. Molte vicende del terrorismo nazionale sono ancora piene di ombre e misteri, ma anche là le indagini sono arrivate a giovani viziati e protetti come Donat-Cattin junior, e Roberto Sandalo (uno che oggi difende i valori italici e cristiani dal presunto pericolo islamico) e professori come Senzani e Fenzi. Tutta gente che preferiva ammazzare il sindacalista rosso, il giornalista democratico o il magistrato antifascista piuttosto che provare a parlarci. Tutta gente che sarà ben presto perdonata perché non appartiene all'umile schiatta dei Bresci, degli Acciarito e dei Passannante.

5 - Raccomandopoli - Il lungo dominio politico della Democrazia Cristiana vede la sua fine col processo milanese di Tangentopoli, qui si traduceva in una tangentopoli in miniatura che fu denominata "Raccomandopoli". Vennero perfino i giornalisti giapponesi a vedere questo strano caso in cui ciò che altrove si cercava di occultare qui era raccolto in un ordinato schedario.

6 - La seconda repubblica - Nei primi anni novanta, quando lo sfaldamento dei partiti politici ha aperto la via ai protagonismi personali, ancor prima che a livello nazionale emergesse la leadership di Berlusconi e la sua capacità di tenere insieme forze politiche ideologicamente inconciliabili (nazionalisti insieme a secessionisti) a Chieti il modello era già collaudato dal protagonismo personale di Nicola Cucullo che, nonostante la diversa storia politica e personale, aveva in qualche modo anticipato l'istrionismo, l'uso politico della televisione, le gaffes, le denunce e la capacità di mantenere comunque un proprio carisma.

Trovo conferma di Chieti come campione politico d'Italia, nel bene e nel male, anche nelle vicende più attuali:

1 - il metodo delle elezioni primarie è stato sperimentato a Chieti dalla coalizione dell'Ulivo prima di essere proposto a livello nazionale per imporre la candidatura di Prodi.

2 - Chieti ha visto subito il proprio sindaco, eletto con lo slogan della "città che riparte", restare prigioniero delle logiche spartitorie dei partiti, esattamente come è accaduto l'anno successivo a Prodi, eletto con lo slogan del "far ripartire l'Italia".

3 - Prodi e Ricci sono entrambi al vertice di una coalizione che sembra quasi refrattaria alla loro personalità, ma sembrano identici anche nell'incapacità di comunicare con la gente e di rappresentarne le esigenze e gli umori. Lo spirito bonario con cui hanno saputo guadagnarsi il consenso elettorale sembra poco adatto per amministrare. Ricci ha esordito con l'inutile sperpero del Festivalbar, Prodi con la grande convergenza sull'Indulto. Sono due cose molto diverse, ma in entrambe c'è la voglia di compiacere l'avversario regalandogli ciò che d'autorità non aveva osato prendersi. Ricci lo fa nei confronti di una frivola cultura giovanile, Prodi lo fa nei confronti dell'affarismo illegale e senza scrupoli che saprà giovarsi in modo definitivo del beneficio a differenza dei piccoli mariuoli che in carcere ci sono rientrati subito. In entrambi i casi quell'elettorato più informato, onesto e maturo che aveva sostenuto le loro candidature si sente umiliato e offeso.

4 - Nelle opere pubbliche Prodi crede nella necessità di costruire la TAV, Ricci crede nel Villaggio Mediterraneo: due carte di credito per accedere ai grandi finanziamenti. Come se l'obiettivo della politica fosse il volume d'affari e non il risultato concreto in termini di utilità delle opere realizzate.

5 - Prodi tenta la via delle liberalizzazioni, mentre Ricci tenta quella delle esternalizzazioni. Entrambi per questo devono sfidare le resistenze corporative e sindacali. Entrambi per questo perderanno voti e popolarità.

6 - Entrambi fingono di non vedere l'immondizia: l'immondizia reale di Napoli o di contrada Casoni, ma anche l'immondizia morale in cui è sprofondata la politica. Una politica senza idee, senza progetti. Una politica che si è trasformata in "casta", che si regge su assunti autoreferenziali, giochi di posizionamento, che trasforma i partiti in aggregazioni di conventicole e di lobby.

Se Chieti fosse davvero una città campione sarebbe una cavia ideale, un laboratorio politico in cui tentare qualcosa di nuovo, in cui sperimentare qualche scelta coraggiosa. Forse questo è anche il momento buono per farlo perché oggi viviamo tutti senza orizzonti, aggrappati a piccole zattere (il posto di lavoro, la pensione, la casa) appigli preziosi che però non ci salveranno dal naufragio se la nazione affonda.

11 giugno 2007

L'accoglienza

Ieri, durante la celebrazione di Corpus Domini, l'arcivescovo mons. Bruno Forte ci ha esortato all'accoglienza e alla solidarietà. Spero tanto che le sue parole possano sortire qualche effetto.
Basta guardarsi intorno per vedere quanto sia difficile proporsi questo obiettivo: nemmeno i cartelli che raccontano la storia dei palazzi di Chieti (l'unico elemento che dà il segno di un'accoglienza turistica) vengono risparmiati.
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23 maggio 2007

Autolesionismo teatino (2)

Non so quanti avranno notato che anche le informazioni sul Villaggio Mediterraneo sono diffuse secondo una logica autolesionista per la nostra città.

La mia opinione sul Villaggio l'ho già espressa e di fatto coincide con quello che sostiene una parte della maggioranza politica: "il Villaggio ha comportato un prezzo enorme per risorse e tempo investito a fronte di un ritorno ancora da verificare e le scelte urbanistiche connesse al Villaggio impongono una direzione di sviluppo verso l’asse pescarese che penalizza il colle e la città nella sua interezza. Scelte che hanno il sapore della subordinazione ai progetti dell'Università e che non hanno alcuna ricaduta positiva per Chieti. Mentre sul colle dovrebbero tornare almeno due facoltà (Psicologia e Scienze Sociali)." (Il Messaggero - 20 maggio 2007)

Questa è la ragione per cui non vedo l'iniziativa con particolare entusiasmo, ma ciò non mi impedisce di apprezzare che per la prima volta un intero quartiere potrà sorgere sulla base di un progetto razionale. Chi parla di speculazione forse non sa nemmeno cos'è la speculazione e dovrebbe andare a farsi una passeggiata (se ci riesce perché non troverà nemmeno i marciapiedi per camminare) in via Trieste Del Grosso, oppure al Tricalle in via dei Sabelli e via dei Palmensi oppure a Chieti Scalo in via Sulmona e via L'Aquila. Là potrà rendersi conto dell'annullamento degli spazi provocato dalla speculazione e dei perenni disagi del vivere in quelle zone.

Il Villaggio è un progetto di urbanizzazione che impedisce l'edificazione caotica e distribuisce equamente gli oneri conseguenti alla necessità di destinare ad uso pubblico una buona parte delle aeree, evitando così che qualcuno ottenga il massimo apprezzamento del proprio terreno e qualcun'altro venga completamente espropriato per realizzare la strada o la piazza. Sappiamo che questa regia urbanistica non ha potuto impedire le forti differenze dei prezzi pagati nelle private contrattazioni, ma se è questa la speculazione io sarei ben soddisfatto. Si tratta di libero mercato, che in questo caso è accettabile perché non provoca un danno sociale permanente come quello dell'edilizia selvaggia.

Ma dove sta l'autolesionismo? sta qui, nel dare subito l'annuncio che tutto è già crollato, che il Villaggio non si farà, che la posa della prima pietra era solo una messa in scena, che ormai si guarda all'area dei grandi alberghi di Montesilvano... Tutto questo solo perché l'assessore all'urbanistica esige giustamente che i soggetti impegnati all'opera siano costituiti regolarmente prima di avviare i lavori. Una prova di serietà nella vox populi è già diventata una perdita di credibilità e gli stessi che mostravano entusiasmo per il progetto godono a vederlo svanire. Questo è autolesionismo.

Se pure il Villaggio alla fine dovesse farsi nel migliore dei modi e convincere anche gli scettici come il sottoscritto, Chieti avrà dato di sè l'immagine di una città ridicola dove le cose, quando si fanno, vengono portate avanti tra scherni e schiamazzi.

22 maggio 2007

Autolesionismo teatino

Continua la denigrazione dell'università di Chieti: dopo le inchieste sugli esami facili, quella sulle lauree virtuali e il presunto scandalo degli esami venduti in CD, adesso la stampa se la prende col riconoscimento dei crediti universitari titolando "laurea in un mese".

I profondi cambiamenti di questi ultimi anni determinano incertezze e confusione in tutte le università italiane, ma da noi questo problema generale si traduce nel puro masochismo di voler demolire la reputazione della nostra sede universitaria.

1) Il meccanismo che consente il riconvertire in crediti universitari i vecchi diplomi parauniversitari (isef, scienze infermieristiche, ecc.) è una possibilità offerta da una legge del 1999. L'università di Chieti ha saputo dare applicazione a questa legge dimostrando una notevole capacità organizzativa che ha portato qui molti nuovi iscritti. Se la legge era sbagliata, se la riduzione del numero di esami per chi ha già un precedente diploma universitario è ingiusta, questo non può essere imputato a colpa dell'Università d'Annunzio come appare dai titoli del Messaggero.

2) Il sito uni-campus di una ditta privata offriva servizi di assistenza per studenti-lavoratori che comprendeva anche materiali di studio su CD e trasferte in pulmann per arrivare all'università. Questo non può essere considerato uno scandalo anche se così è stato presentato dal Centro.
Qualora i servizi offerti fossero stati inadeguati o connessi a qualche millanteria, non si può attribuirne la responsabilità all'università. Anzi, se è stato proprio il direttore amministrativo della d'Annunzio a chiedere alle autorità di fare chiarezza su certe apparenze poco chiare, questo dimostra che da parte dell'istituzione universitaria c'è vigilanza e attenzione anche su ciò che accade intorno.

3) Pochi anni fa una legge ha aperto la via alle università telematiche nelle quali gli studenti possono seguire i corsi su internet come già avviene nelle maggiori università del mondo. In questo ambito l'Università di Chieti ha dato vita ad un Ateneo Telematico (Leonardo da Vinci) che si è già imposto tra le esperienze italiane più avanzate di questo settore. Questo dovrebbe essere un motivo di vanto per la città, invece si tende a ridicolizzarlo parlando di lauree virtuali e di esami al computer di casa.
Le inchieste televisive di Report hanno dimostrato che dietro certi nomi di università si possono nascondere autentici pataccari, ma questo dovrebbe gettare discredito su loro e non sulla nostra università che invece non viene neanche sfiorata dal sospetto. Anche il giornalista del Corriere avrebbe dovuto capire che lo stretto legame della DaVinci con la d'Annunzio è un elemento di garanzia e non di preoccupazione.
Non ci sono lauree virtuali e non ci sono esami fatti a distanza. La novità sta tutta nella possibilità di reperire materiali scientifici sul sito dell'università e fare lezione in teleconferenza, ma poi gli studenti devono superare l'esame presentandosi personalmente all'appello e rispondendo alle domande dei docenti e anche questi sono veri, non virtuali! Quindi la telematica è un lodevole sforzo tecnologico che proietta l'università verso il futuro, a differenza di tanti altri atenei che tardano a misurarsi con le nuove frontiere della tecnologia.

4) L'unica inchiesta che ha realmente messo in luce un probabile vizio della nostra università è stata quella sugli esami facili a Scienze Manageriali. Si tratta di un fatto molto contestato dagli studenti che frequentano quella facoltà, i quali sostengono che gli esami non sono facili e che le facilitazioni ci sono state solo come conseguenza di particolari convenzioni fatte con certe categorie di dipendenti pubblici. Anche questa è un'ingiustizia che va imputata soprattutto alla legge e comunque, nella peggiore delle ipotesi, se ne dovrebbe trarre la conclusione che tra le tante facoltà della d'Annunzio ce n'è una più facile delle altre. Dunque neanche questo sarebbe uno scandalo.

Allora perchè demolire la buona reputazione della nostra università che è la più importante azienda della città? perché non siamo capaci di credere in niente di ciò che ci appartiene? perché abbiamo bisogno di un marchio (Logitech o Fiat) per riconoscere le capacità e i meriti dei nostri concittadini?
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20 maggio 2007

Il profeta del muro sapienziale

Sui muri di Chieti sono comparsi alcuni manifestini con sermoni dattiloscritti.

All'inizio l'anonimo si definiva "ex politico incazzato per la situazione della città" e se la prendeva con il modo di essere del teatino medio (greve, mediocre, ipocrita, impostore) e con la pochezza dei politici e con il vuoto delle ideologie fino a concludere il suo sfogo con un messianico "in verità di dico..."

Poi ha cambiato registro e, dopo aver precisato che il suo non è uno sfogo, ha continuato a tracciare un profilo sociologico di Chieti accusando di penuria spirituale commercianti, nobilotti, insegnanti, associazioni culturali e circoli di eruditi. Anche gli artisti sono indicati come parassiti, poveri illusi, folli scampati al manicomio. Però alla fine si definisce egli stesso artista e ottimista.

L'anonimo è così ottimista da annunciarsi anche come gruppo per proporre una rinascita di Chieti attraverso il dialogo con la gente (un dialogo senza faziosismi che possa realizzare "una vera identità condivisa").

Ma a quale gente viene proposto questo meraviglioso dialogo? qual è il "popolo vero" con cui bisogna parlare? non è quello stesso popolo fatto di finti eruditi, di sgallettate insegnanti, di aridi nobilotti, di inetti elitari, di avidi commercianti e di politichesi che tutti insieme compongono quella società civile teatina "rintanata in un sepolcro puzzolente"?

L'anonimo non sembra preoccupato che le categorie da lui tanto schifate siano composte dalle stesse persone che compongono l'amato popolo a cui si appella.
Il suo problema è solo di metodo e perciò si interroga sulla validità del messaggio anonimo furtivamente e abusivamente attaccato sui muri. La sua conclusione è che l'anonimato è un diritto e il muro è un valido mezzo di comunicazione. In questo l'ignoto artista non sbaglia: attraverso i muri della città si esprimeva negli anni passati un artista, un creatore di ombre. In anni ancora più lontani ci fu anche un anonimo poeta notturno che dipingeva i suoi versi direttamente sull'asfalto delle strade. "Il Muro" è anche il nome scelto da un'associazione culturale teatina presente anche su internet. Chieti è anche questo: espressione murale. E sui muri affiora anche l'anima nera di Chieti, quel profondo rancore fascista che rende irrecuperabile questa città.

L'anonimo non cita i precedenti, propone una sua teoria del "Muro Sapienziale" che potrebbe anche diventare una sorta di bacheca collettiva come suggerisce un blog che ha già proposto qualche riflessione sulle 'gesta' del verboso attacchino.

Però, nell'ultimo messaggio l'artista si trasforma in "profeta" del "glorioso" muro sapienziale e annuncia la VENDETTA DELL'INCONSCIO. In questa nuova analisi dei mali teatini le colpe e le nefandezze di questi e di quelli sembrano scomparsi, dissolti nella nebbia sociologica in cui restano pesanti accuse verso l'odiata classe politica "demente e vecchia", assisa sulle sedie dei palazzi ad ordire lo sfruttamento dei giovani, quei giovani che il profeta chiama al risveglio e all'azione.

A me sembra che i giovani non badano affatto ai manifestini e non avranno alcuna curiosità nemmeno per queste mie note gettate nel mare magnum di internet, ma la mia è sicuramente un'osservazione gretta e priva di ispirazione.

Riferisco tutto questo perché dopo aver letto i sermoni murali ho scoperto che la profezia dell'anonimo attacchino potrebbe avverarsi, infatti, per iniziativa di alcune associazioni culturali tanto odiate dal nostro profeta murale, il prossimo 30 giugno ci sarà una giornata dedicata alla creatività. Saranno allestiti per esibizioni di teatro, danza, cucina, archeologia, dibattiti socio-politici, arti marziali, letteratura, medicina e forse non mancherà un muretto per materializzazioni di sapienza profetica.

Se non è potenza della profezia mi sembra comunque una fortunata convergenza di intenti. Chissà se il profeta murale coglierà l'occasione per contaminare il suo alato pensiero dialogando con la folla che il prossimo 30 giugno s'accalcherà intorno agli stand della creatività.
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