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26 aprile 2023

Se Chieti viene dimenticata


  Sì, nel nuovo sito ITALIA, appena rinnovato dal Ministero del Turismo che attualmente è guidato da Daniela Garnero (in arte Santanché) sembra che Chieti non esiste.
Alla pagina dell'Abruzzo sono citati solo gli altri tre capoluoghi. I teatini hanno ragione a dichiararsi risentiti. Forse nessuna delle città segnalate ha da offrire ai turisti i siti archeologici e i musei che sono presenti a Chieti. Eppure io credo che non essere presenti in quel portale è meglio, perché è un progetto con cui il governo Meloni-Santanché ha toccato il limite estremo dell'incapacità. Meglio essere dimenticati piuttosto che rinominati come Toast oppure Homosexuell (sic).

Hanno speso NOVE MILIONI per una pacchianata di cui tutti stanno ridendo, un pastrocchio che poteva essere partorito solo dal livoroso ingegno della signora che qualcuno ha già ribattezzato "regina del pecoreccio". 

 Il progetto di promozione del turismo parte malissimo già del nome: "Open to Meraviglia". Orrendo miscuglio di parole che umilia la nostra bella lingua. Un servilismo culturale che diventa ancor più ridicolo se accostato alla recente trovata mussoliniana con cui lo stesso governo vuole sanzionare l'uso di parole straniere. 

  La splendida Venere di Sandro Botticelli ridotta a fumetto disegnato raccattando immagini dal web e scopiazzando le pose di una nota influencer. Al pessimo gusto, percepito da molti come uno stupro al capolavoro di Botticelli, si aggiunge anche ignoranza e incompetenza tecnica: hanno dimenticato di registrare il dominio internet, hanno usato un pessimo traduttore automatico che genera errori di esilarante comicità; hanno vantato i vini italiani mostrando una cantina slovena; hanno usato immagini compresse dall'algoritmo di whatsapp. Di peggio non si poteva fare. Forse l'obiettivo della Santanchè era quello di battere il record finora detenuto da Mariastella Gelmini col suo comunicato sul tunnel dei neutrini.

14 agosto 2019

Nadia Toffa, sempre dalla parte dei cittadini abruzzesi

Da Bussi al Gran Sasso, dal suo lavoro rigoroso il sapore della verità e le domande e le risposte che il potere rifiutava.

Abbiamo conosciuto Nadia sul campo, nei luoghi delle battaglie civili per i diritti dei cittadini.

Ha trattato l'inquinamento di Bussi, il rischio sismico con lo stoccaggio del gas di S. Martino sulla Marrucina e l'elettrodotto Villanova-Gissi. Poi ricordiamo gli ultimi due servizi sull'acqua del Gran Sasso e i laboratori di Fisica Nucleare.

Agli abruzzesi, a tanti italiani, dal caso dell'acqua contaminata da PFAS nel Veneto alla ferriera di Trieste, ha dato quelle risposte e posto quelle domande che il potere rifiutava, spesso da anni.

27 marzo 2016

La propaganda dei petrolieri



Sappiamo bene quanto sia difficile opporre resistenza alla petrolizzazione. I petrolieri sono potenti e sanno esercitare forti pressioni sulla politica e sulla stampa. Sanno insinuarsi ovunque.
In un recente dibattito televisivo è apparso un professore di economia che associava le attività petrolifere a centomila posti di lavoro. Per fortuna c'era anche il governatore della regione Puglia a rispondergli che le esagerazioni sui posti di lavoro (nelle piattaforme presenti nell'Adriatico lavorano dai sessanta agli ottanta addetti) sono cominciate parlando di un indotto di 4mila posti, poi sono diventati 10mila e ora, con l'avvicinarsi del referendum si arriva a sparare cifre inverosimili. E' una propaganda falsa e quasi terroristica.

Una stupida guerra di numeri. E' stupida non soltanto perché fatta di numeri inventati, ma soprattutto perché si tende a mettere sullo stesso piano cose troppo diverse: un posto di lavoro che espone a rischi il lavoratore stesso e produce disastri per l'ambiente e per gli altri settori dell'economia non può essere parificato al posto di lavoro che non danneggia nessuno. Quindi se anche fosse vero che ogni operaio di piattaforma petrolifera facesse perdere un solo posto di lavoro nella pesca o nella balneazione, lo scambio sarebbe socialmente dannoso.

Leggendo due articoli (qui e qui) pubblicati sul Fatto Quotidiano scopro che la propaganda pro-trivelle non proviene solo dalle compagnie petrolifere, come sarebbe stato ovvio, ma ha forti legami con amici e parenti di Renzi. Ci sono nomi che dobbiamo imparare a conoscere e riconoscere per non farci imbrogliare: DotMedia, QuickTop, Nomisma Energia...

La bella fotografia è presa dal post di Greenpeace.

19 novembre 2014

Tutto frana in una giostra di parole


Questo blog era nato per Chieti, per fare buone proposte per la città, poi sono arrivate cattive notizie, una peggio dell'altra. Cominciò con l'acqua dei nostri rubinetti in cui erano finiti i veleni di Bussi, poi arrivarono i tentativi di trasformare l'Abruzzo in un distretto minerario, poi è arrivato anche il grande elettrodotto e infine il tracollo economico nazionale. La nuova amministrazione comunale è riuscita a spegnere ogni speranza di ripresa e parlare di Chieti sembrava del tutto inutile.  Così il blog è rimasto piuttosto trascurato, comunque sono contento d'averlo usato per contribuire nel mio piccolo a contrastare gli scellerati progetti petroliferi e le altre minacce che ancora ci assediano. In molti casi ho dovuto mostrare che non c'è solo una divergenza di opinioni tra chi sostiene le ragioni degli speculatori e chi vuol difendere il territorio. C'è anche l'imposizione violenta e talvolta si tratta di violenza apparentemente legittima esercitata da chi sa di non poter prevalere con la ragione e si scaglia contro i cittadini migliori, quelli impegnati nel tentativo di far ragionare, quelli esposti per affermare gli interessi veri della collettività.
Ho cercato di fare la mia parte, ma so che non è una bella lettura quelle delle manganellate agli operai, agli studenti, ai terremotati, forse anche per questo i miei lettori sono diminuiti: meglio rilassarsi con scambi di selfie su facebook. Però il sonno della ragione genera mostri. Non ci conviene, i mostri non li vogliamo e di fronte a una situazione che sta peggiorando non possiamo e non dobbiamo tacere. 

20 dicembre 2012

La fine del mondo


Tra pochi minuti entreremo nell'ultimo giorno dell'ormai famosissimo calendario Maya. Non sappiamo come si presenterà la fine, se ci saranno squilli di tromba dal cielo per annunciare il giudizio finale, se sarà la natura a esplodere in cataclismi, uragani, inondazioni, poli magnetici invertiti, asteroidi, eserciti provenienti da altri mondi... sappiamo solo che sarà domani. L'hanno detto i Maya che non possono sbagliare.

Abbiamo già attraversato altre fini del mondo: nel 1975 secondo i calcoli dei testimoni di Geova, nel 1984, nel luglio del 1999 com'era scritto a chiare lettere nelle centurie di Nostradamus, nel 2000 in cui tutti i computer dovevano implodere per colpa di un bug, nel 2006 come risultava dal codice celato nella Bibbia e forse anche altre date che ora non ricordo, ma questa storia dei Maya ha raggiunto una notorietà maggiore delle altre.

Domani potremo fare tutte le cose di ogni giorno, ma sarà come vivere dentro il film di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, col Giudizio Universale che incombe, annunciato da una voce tuonante nel cielo: "alle diciotto comincia il Giudizio Universale".

Immagino che anche domani ci sarà un Manfredi licenziato per il capriccio di un ambasciatore cocainomane; un Fernandel che si lascia derubare per insidiare una bella dama; l'avvocato che difende un venditore di patacche; Paolo Stoppa che scopre di essere cornuto; un povero Rascel schiacciato dalla crisi in quelli erano gli anni del boom e  un perfido Sordi che vende i figli dei poveri agli americani e, chissà, forse anche l'amante di un politico corrotto sopraffatta dai sensi di colpa.

AGGIORNAMENTO - per un elenco più completo delle ultime fini del mondo andate qui.

25 ottobre 2012

La scienza non è stata condannata

A L'Aquila il tribunale penale ha emesso una condanna che sta creando molte polemiche. Riguarda il terremoto. Sono stati condannati gli esperti che il 31 marzo 2009 (pochi giorni prima della grande scossa sismica) si sono riuniti per dare qualche informazione alle autorità locali e alla popolazione.

Ora molti gridano allo scandalo. Il ministro Clini dice che questa condanna equivale a quella di Galileo: la scienza condannata sulla base di un pregiudizio. La Santa Inquisizione condannò Galileo sulla base di presunte verità intangibili contenute nella Sacra Bibbia, ma quale sarebbe il pregiudizio che ha condizionato i giudici aquilani? Alcuni giornali dicono che gli scienziati sono accusati di non aver saputo prevedere il terremoto: non l'hanno previsto, quindi è come se l'avessero provocato. Ma questa è una falsificazione assurda.

16 febbraio 2012

Notizie sotto la neve

La neve produce una quieta magia. Restituisce il silenzio alle strade e il candore alle cose. Eppure a Chieti la neve porta sempre polemiche che ora si aggiungono a quelle, più serie, sulle casse comunali che secondo alcune notizie sarebbero al dissesto, ma su questo non abbiamo elementi per dare giudizi. Ci sarà il solito scaricabarile delle responsabilità ad alimentare altre sterili polemiche. In altri tempi il mio blog ha cercato di informarsi e informare. Ora siamo angosciati da incertezze più grandi causate dall'incombente depressione economica. Vorremmo alzare lo sguardo, cercare le cause e trovare le soluzioni. Ne siamo capaci?

21 aprile 2011

Il caso Genchi


Gioacchino Genchi è il secondo da destra col microfono, mentre parla al teatro Marrucino di Chieti il 21 aprile 2011. Ma chi è Gioacchino Genchi e perché era lì, tra la senatrice Angela Napoli e il cantante Federico Zampaglione dei Tiromancino?

Il 24 gennaio 2009, Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio annuncia il più grande scandalo della storia della Repubblica: "c’è un signore che ha spiato 350 mila persone”.  Iniziava così il "caso Genchi".

30 novembre 2010

I segreti di casa nostra

Sulle prime pagine di tutti i giornali campeggia il nome di WikiLeaks. Julian Assange è la nuova minaccia dell'impero occidentale, non ha la barba lunga di Bin Laden, non esibisce armi, non invoca il Corano, ma lancia contro l'Occidente una sfida pacifica e liberale: la vera trasparenza, la reale controllabilità democratica dell'azione dei governi.
Julian Assange assomiglia al bambino della favola di Andersen, ma non si limita a dire che "il Re è nudo". è lui stesso che ha spogliato i vari re del mondo mettendo in mostra le loro vergogne.

27 agosto 2010

Giornali da spiaggia


Durante l'anno i giornali si leggono troppo frettolosamente, saltando dai titoli agli articoli di maggior rilievo, invece le cose più interessanti sono nascoste dentro. L’ozio da ombrellone ci spinge a leggere i giornali fino in fondo, fino alle pagine dello sport dove io non arrivo mai. Certe cose si capiscono collegando tra loro notizie diverse, di diversi giornali. Ma cosa può trovarci di interessante nelle notizie sportive chi non si interessa dello sport?

08 agosto 2010

Trollato da un fake?

Tutti i blog di maggior successo devono fare i conti con disturbatori ormai noti come troll; un fenomeno tipicamente internettiano a cui è dedicata anche un'apposita voce di Wikipedia. Per difendersi dai troll si possono attivare particolari filtri oppure si sottomettono i commenti a preventiva approvazione, perdendo però il gusto dell'immediatezza dei messaggi. E' quello che sta accadendo nel belllissimo spazio libero (troppo libero?) di Chietiscato.it,  che è anche il motivo di questo post

Il mio è un blog personale e modesto, eppure nel tempo ho avuto anch'io qualche visita sospetta, qualche commentatore troppo sfottente e troppo insistente.

22 febbraio 2010

L'insostenibile leggerezza di facebook


Facebook ha provocato molte polemiche sulla gestione poco trasparente, i rischi per la privacy e le sospette censure, ma il suo successo di pubblico è innegabile. In parte ha generato uno svuotamento delle altre piazze virtuali. Il network semplice e sconfinato è piaciuto a molti, la sua struttura personale richiede profili basati su dati veri e ben riconoscibili, la semplicità d'uso induce a dialoghi informali che hanno trascinato in rete anche quelli che si sentivano inetti rispetto a l'uso di e-mail, forum e blog.

Curioso di tutto sono andato a fare qualche giro dentro Facebook dove c'è anche un gruppo dedicato a Chieti che conta più di 2000 iscritti. Numeri enormi rispetto ai blog, dove le visite si contano pure a migliaia, ma sono ripetitive. Eppure continuo a preferire il blog, forse per una questione di ordine. Facebook è un gran guazzabuglio. I blog hanno una struttura più semplice e più controllabile. Il rapporto tra il blogger e i lettori-commentatori è ben chiaro. Spesso nel blog c'è un indice che ordina gli argomenti e facilita la navigazione. Non basta per farne uno strumento di cultura perché gli articoli lunghi risultano pesanti alla lettura, e dove le discussioni coinvolgono molti lettori si perde il filo dei ragionamenti. Il blog deve rimanere leggero: può competere col giornalino e non diventa mai come un buon libro. Ma la leggerezza di Facebook è eccessiva ed insostenibile, sfugge ad ogni sistemazione, nasconde le regole e gli strumenti di controllo, che ci sono, ma agiscono automaticamente anche all'insaputa degli utenti.

Nel gruppo di Chieti, tra tante chiacchiere, sono riuscito a pescare un solo discorso organizzato, portato avanti da Jack Sguardo (sì, l'uso del nikename per mascherare la vera identità si ripresenta anche in Facebook) con le "scosse" che rivolge ai sostenitori dell'assoluta mancanza di azione dell'amministrazione civica di Chieti.

Ogni scossa è una realizzazione compiuta negli ultimi cinque anni. Le ripropongo nella numerazione trovata su facebook:

1: Festivalbar 2006
2: Eurobasket Woman 2007
3: Primo festival internazionale di cori “Singing Together” 2007
4: spettacolo di Roberto Benigni
5: concerto Claudio Baglioni
6: concerto Negramaro
7: protocollo d'amicizia (gemellaggio) con i rappresentanti degli Indiani d'America della Nazione Sioux Lakota-Sicangu
8: gemellaggio con la città di Bati in Camerun
9: aiuto agli sfollati di L'Aquila
10: concerto Miriam Makeba
11: concerto Antonello Venditti
12: concerto Edoardo Bennato
13: Palatricalle completamente rifatto e reso agibile
14: Sottopassaggio a Chieti Scalo in Via dei Vestini
15: nuovo campetto di pallacanestro fuori la scuola Cesare De Lollis
16: Manifestazione "Artisti in strada" ogni anno dal 2007
17: Finale super coppa italiana Basket in carrozzina 2008
18: Mondiali di Baseball Junior e Senior 2009
19: concerto Lucio Dalla
20: concerto Alex Britti
21: concerto Neffa [gli ultimi due a scopo di raccogliere fondi per aiutare L'Aquila]
22: Villa Comunale ristrutturata
23: nuovi campetti polivalenti a Don A. Carena (zona Levante)
24: impianto fognario nuovo da Brecciarola a San Martino
25: Finale Campionato Primavera Trofeo Facchetti 2008: Inter-Sampdoria
26: Rugby 6 nazioni 2009 under 20, partita Italia-Francia
27: Giochi del Mediterraneo 2009
28: spettacolo di Sabina Guzzanti
29: concerto Gianni Morandi
30: spettacolo di Enrico Brignano
31: nascita di Chieti Solidale
32: nascita di Teate Servizi
33: nascita Achille d'Oro Film Festival
34: concerto con l'Orchestra Italiana e Renzo Arbore; conferita la cittadinanza onoraria a Renzo Arbore
35: incontro con Dario Argento e Luigi Lo Cascio allo "Scrittura e immagine Film Festival" di Chieti (2007)
36: incontro con Maria Sole Tognazzi al Chieti Film Festival (2008)
37: Riapertura della Civitella per "Lo Stellario"
38: Alcune centinaia di chilometri di strade asfaltate a Chieti e Chieti Scalo
39: Villaggio Mediterraneo e conseguente consolidamento della città dal punto di vista universitario
40: spettacolo di Ale & Franz
41: Europei di basket Under 16, 2008
42: Concerto dell'Orchestra di Piazza Vittorio

L'elenco proposto a puntate su facebook appare talmente lungo che qualcuno vi ha sospettato una propaganda occulta del PD, il partito del sindaco. A me sembra invece che a compilare la raccolta sia un giovane, attento soprattutto agli spettacoli e agli eventi sportivi. Infatti gli sfuggono molte opere che i residenti hanno sicuramente visto: il consolidamento della collina nel tratto di via Papa Giovanni, il restauro della fonte vicina alle Terme Romane, il rifacimento di via Nicola da Guardiagrele (anche qui è stato necessario consolidare la collina sottostante), la sistemazione del dirupo della Trinità (tratto iniziale di Viale della Liberazione), la riattivazione dei Tempietti Romani, l'ampliamento della Casina dei Tigli, i marciapiedi lungo la salita della Colonnetta, gli interminabili lavori vicino Porta Pescara e probabilmente altre cose che sfuggono anche a me. Non può essere un inventario ufficiale.

Più strana è la dimenticanza di certi spettacoli, come quelli teatrali svolti nello scenario delle Terme Romane e quelli realizzati dall'associazione ScopriTeate, la recente Festa della Cioccolata, ma più grave di tutte mi sembra la dimenticanza del Chieti Festival, che ha avuto solo due edizioni ed è stata una grande opportunità che l'amministrazione non ha saputo coltivare.

Forse anche nell'ambito sportivo ci sarebbero cose da aggiungere: la tappa a Chieti del giro d'Italia e i campionati di scherma.

Infine, tra gli eventi culturali, voglio ricordare le madri di Plaza De Mayo che tennero una conferenza toccante e molto istruttiva nella sala del Consiglio Comunale.

Ho l'impressione che l'insostenibile leggerezza di Facebook rende un po' frivolo anche l'inventario di opere ed eventi che probabilmente voleva mostrarsi imponente. Ma cosa dice questo inventario che ad onore del vero dovrebbe comprendere anche il Filobus? Sì, proprio la "Filo-Via" che viene utilizzata nei manifesti per ironizzare contro l'amministrazione che l'ha fatta ripartire. Da un canto smentisce chi dice, col tipico straparlare da campagna elettorale, che in questi anni il Comune non ha fatto niente - dall'altro pone tutta la questione sul piano della quantità, invece esiste anche un problema di qualità delle opere.

Il signor Jack di Facebook scrive sicuramente meglio di chi prepara i manifesti del PD facendo solo l'elenco dei soldi spesi (come se il merito fosse nello spendere e non nel realizzare) tuttavia non si può trascurare la qualità delle cose, l'utilità sociale, né la coerenza rispetto agli obiettivi del programma. Sono aspetti importanti sia per il cittadino, sia per il dibattito politico. Qui, nel mio blog, ho cercato di affrontarli di volta in volta e senza troppa leggerezza.

Ora la questione si potrebbe riproporre in chiave elettorale, anche se appare quasi inutile perché alle opere, più o meno buone, realizzate dall'amministrazione uscente, gli avversari contrappongono solo un coro di fischi e qualche trovata preoccupante come quella delle ronde in una città che, per fortuna, non ne ha alcun bisogno.


04 ottobre 2009

Libertà di disinformazione

La manifestazione di ieri a sostegno della libertà di stampa ha portato una grande folla a Piazza del Popolo. C'è stata una participazione da lontano, da Parigi, Londra, Madrid, Berlino e altre città. Io non c'ero perchè faccio parte di una categoria di fannulloni che marcano il cartellino anche il sabato. Perciò partecipo anch'io da lontano con questo post.

Lo scrivo liberamente. Nessuno me lo impedisce e nessuno limita la vostra lettura. Scrivo con la stessa libertà di chi scrive sui giornali che andranno in edicola domani e di cui nessuno chiederà il sequestro. Ciò dimostra che una libertà di stampa esiste, non viene negata la scrittura. Ma allora perché protestiamo? Forse la FNSI ha subito una strumentalizzazione politica?

Per evitare confusioni occorre distinguere tra libertà di stampa e diritto alla completa informazione. La stampa infatti ha due facce: da una parte si scrive e dall'altra si legge. In Italia si scrive molto e si legge poco. Quel poco che arriva in tutte le case è un discorso monco, inquinato, taroccato.

La libertà di scrivere resta quasi intatta, ma il meglio finisce in bottiglie di naufraghi affidate al mare, mentre il cittadino ipnotizzato dalla TV perde il suo diritto di capire, non riesce a vedere cosa passa dietro la folla urlante dei disonorevoli microfonati e dei loro servi ben pagati.

Ci sono tanti modi per taroccare quel pochissimo di informazione che raggiunge tutte le case: lo fa automaticamente il conflitto di interessi perché anche il redattore più selvaggio delle iene o di striscia non può non avere una coscienza che lo lega al rinnovo del suo contratto di lavoro;
lo fa il quieto vivere del giornalista Rai che ha imparato il mestiere da Angelo Guglielmi, da Andrea Barbato, da Enzo Biagi, che ha lavorato al fianco di Ilaria Alpi, di Oliviero Beha, di Enrico Mentana, di Michele Santoro, di Milena Gabanelli... e forse non se la sente di fare l'eroe solo per una notizia cancellata o per una parola scambiata. Per esempio chi rifiuta di mandare ragazzi italiani a sparare nei lontanissimi fronti dell'oriente non si deve chiamare "pacifista" (parola vietata dal nuovo codice segreto dei bravi giornalisti), li chiameremo "disobbedienti", "oppositori", "girotondini" e la gente forse capirà lo stesso.

Davvero la gente capirà quando tutte le parole sono state scambiate? Davvero sapremo che stiamo parlando di guerra e di pace quando il pacifista viene descritto come un bolscevico e il guerrafondaio viene presentato come un limpido eroe della democrazia?

Poi c'è la censura privata. Ne trovate un esempio nella notizia riportata a questo link. Ci sono verità che non possono essere rivelate se recano danno alla rispettabilità di qualcuno, ditta o persona. Poco importa se quella rispettabilità è costruira solo su occultamenti e menzogne.

La censura privata si collega alla censura legale (ne parla qui Paolo Barnard) e alla censura preventiva (qui un piccolo esempio)

In sostanza non puoi dire che il re è nudo perché lo offenderesti a prescindere dal fatto che va in giro senza mutande. E se una banda di malfattori ti ha cacciato da casa con l'inganno e la violenza non puoi gridare al ladro, al ladro! I malfattori farebbero valere il loro diritto alla privacy e alla rispettabilità. Devi attendere che ci sia almeno una sentenza definitiva di condanna penale. Mentre gli anni passano in attesa della pronuncia finale non puoi impedire ai malfattori che abitano a casa tua di fondare un partito e di raccogliere voti diffondendo un programma basato sulla lealtà, l'onore, il rispetto delle regole e la carità cristiana. La gente li applaude entusiasta e non vuole sentire le tue storie tristi, le tue rivendicazioni, i piagnistei. Se lo fai stai violando la loro privacy, stai turbando i loro programmi. Anche il giudice e il poliziotto dovranno fermarsi davanti alla sacra Privacy. I tuoi concittadini non devono sapere quello che tu hai sofferto e che puoi testimoniare. Devi aspettare. Pazienza. Arriverà il momento in cui i giudici ti chiameranno, ti ascolteranno e poi qualcuno ti spiegherà che tutto è prescritto, che c'è stata l'amnistia, il condono, la depenalizzazione, lo scudo e forse ti spiegheranno anche quel principio per cui l'imputato non subisce effetti negativi dall'eventuale pronuncia di incostituzionalità di una legge (un esempio è qui).

Poi il giorno della tragedia collettiva i giornali scriveranno grandi titoli sul perché nessuno ha impedito che succedesse il peggio, perché nessuno ha capito e ascoltato. Lacrime di coccodrillo. Ecco perché la libertà di stampa (che c'è, ma non c'è) è anche una questione di salvezza comune. Un appello all'intelligenza.

Il rifiuto della ragione non è un'opinione politica: è solo stupidità pericolosa!


05 aprile 2008

Trasparenza istituzionale e lavoro

Il quotidiano telematico "PrimaDaNoi" ha lanciato una nuova campagna per la trasparenza delle attività istituzionali. L'iniziativa è molto apprezzabile perchè il tema è importante e anche perché una simile iniziativa sull'accessibilità del BURA ha avuto successo, sia pure con una certa fatica.

Nel caso del BURA non si trattava di trasparenza amministrativa, ma di trasparenza legislativa. La legge che non si può leggere era davvero un caso kafkiano, ma il problema delle delibere di cui viene pubblicato solo il titolo non è molto diverso e non trova alcuna possibile giustificazione. A Chieti il contenuto delle delibere manca sia nel sito della provincia, sia in quello del comune.

A proposito del sito municipale un altro articolo di PrimaDaNoi ci informa di una raccomandata inviata al Sindaco di Chieti a nome di diversi blogger con una serie di consigli per migliorare il sito. Tra i firmatari è indicato anche il mio blog, ma in verità io neanche lo sapevo (lo dico ad onore di verità e non per polemica perché so che nel blog non c'è un recapito per contattrami e probabilmente nella lettera sono stato incluso ad honorem, va benissimo). I consigli mi sembrano buoni e corrispondono alle aspettative degli utilizzatori del web, però dubito che possano essere realizzati con le somme investite finora (2500 euro) anche perché un buon sito (o una vera rete civica) non è un prodotto finito: dopo la realizzazione richiede una gestione attenta e continua.

In ogni ente pubblico ci vorrebbe qualche qualche dattilografo o archivista in meno e qualche web-master in più, ma per questo credo che dovremo aspettare un turn-over generazionale.

Nell'attesa proporrei di evitare altri sprechi di denaro pubblico su progetti come "memento" (evito di parlarne per questione di decenza, ma chi ha voglia di indignarsi può leggere qui, qui, qui e qui). Per quanto riguarda internet basta dire ad un impiegato del Comune e della Provincia di inserire il testo completo delle delibere sui siti già esistenti. I 40mila euro ormai sprecati nel blocco-note per spennare i turisti io li avrei usati per pagare lo stipendio a un paio di custodi che ci avrebbero garantito l'apertura dei musei cittadini (magari anche le Terme Romane). Purtroppo i contratti di lavoro sono una cosa talmente banale che poi nessuno può andare a presentarli in qualche conferenza in giro per il mondo. Lo so, ma io sono così banalmente antiquato che continuo a preferire i contratti di lavoro.
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04 febbraio 2008

I lavori sono iniziati

Per dirla alla maniera di Celentano "la situazione di mia sorella non è buona". In questo caso la nostra "sorella" potrebbe essere la natura, la spiaggia di Francavilla e Ortona, la campagna di Tollo, la gastronomia della nostra provincia, l'economia abruzzese, oppure l'informazione che condiziona anche le nostre coscienze. Comunque vogliate interpretarla la situazione non è buona.

Oggi le locandine delle edicole ci dicono che i lavori per il Petrolchimico sono già iniziati, in sordina. Il Petrolchimico si farà. L'opinione e la salute della popolazione non ha valore. Gli affari sono affari e non c'è tempo da perdere con la gente che si preoccupa del vino e degli ortaggi, dell'acqua e dell'aria, dei tumori e dei nascituri malformati.

La conferenza di servizi che si doveva tenere il 1° febbraio (grande riunione di capoccioni che avrebbero dovuto riesaminare il problema) è stata rinviata al 18 febbraio. La decisione del TAR sembra essere stata rinviata ad altra sede. Poi ci saranno sicuramente altri rinvii e altre questioni da risolvere e intanto i lavori andranno avanti. Oggi l'obiettivo è rimandare finché l'attenzione, già piuttosto scarsa, non sarà completamente scemata. Quando le ciminiere con i loro pennacchi di fiamme e di fumo svetteranno in mezzo al labirinto di tubi, marchiando per sempre il paesaggio e la qualità della nostra vita, nessuno sarà più in grado di capire chi e come ha voluto sacrificare l'alto chietino al Moloch del petrolio.

Anche PrimaDaNoi sta abbassando i toni: ci dice che l'ENI offre segnali di tranquillità alla popolazione e parla già di mini-raffineria. Il quotidiano telematico finora s'era distinto nel dare quelle notizie che i quotidiani di carta preferiscono nascondere, ma ora ci offre le dichiarazioni del sindaco di Ortona che, contro ogni parere esperto, parla di compatibilità con l'agricoltura e di cittadini che chiedono posti di lavoro (lasciando così intendere che il petrolchimico potrebbe offrirne, cosa che nemmeno l'ENI ha mai detto) e non ci viene risparmiata neanche l'idea di porre come priorità politico-amministrativa quella delle migliaia di persone che ogni mese partono da ogni luogo d'Italia e del mondo per recarsi a Ortona a visitare il sarcofago di San Tommaso. Se finora nessuno ha notato questo grande flusso di turismo religioso possiamo star certi che è questa la chiave del futuro: parola del vice-sindaco.

Il sindaco di Chieti, che finora non ha speso neanche una parola sulla grave minaccia alla salubrità e all'economia del nostro territorio, oggi si sta muovendo per salvare la redazione del Messaggero: un'altra grande priorità.

Dispiace a tutti che Chieti continua a perdere pezzi e la redazione di un giornale è un pezzo di storia che se ne va, ma bisogna dire anche che quella mezza paginetta a cui si riduce la cronaca teatina dell'illustre quotidiano di Roma non è più un riferimento sociale e culturale.
Il Tempo ha già abbandonato Chieti e IL Centro frantuma le sue notizie in uno spezzatino sapientemente distribuito nelle diverse edizioni: non è un caso che la notizia odierna dei lavori a contrada Feudo è presentata nella prima pagina della sonnolenta Chieti, ma non c'è in quella dell'edizione Pescarese venduta proprio nell'area che finora s'è mostrata più interessata al problema (Francavilla, Ortona, Pescara).
L'informazione dovrebbe rinnovarsi nei mezzi e nei metodi. Questo è più importante del valore simbolico di una sede. Purtroppo anche la situazione di mia sorella informazione non è affatto buona!
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12 novembre 2007

Il nuovo sito web del comune

Il Comune di Chieti ha aperto il nuovo sito web. Un evidente miglioramento rispetto al vecchio. Il Comune ci ha fatto attendere molto, ma alla fine la presenza istituzionale di Chieti è stata rinnovata con una modica spesa. Volendo fare un confronto economico col milionario portale Italia.it costato agli italiani circa 78 centesimi pro-capite, qui siamo a meno di 5 centesimi pro-capite.

Diversi giudizi sul prodotto sono stati già espressi dai blogger teatini e anche dalla testata telematica PrimaDaNoi. E' evidente che s'era creata una forte attesa rispetto all'evento. Le critiche espresse nel blog di Maxime mi sembrano condivisibili, tuttavia non mi azzardo a dire niente sulla struttura e sulla grafica del sito e non saprei neanche se a quel prezzo si poteva fare meglio. Ripensando a quello che mi era stato detto alcuni mesi fa da un "bene informato" so che si poteva fare anche peggio.

Quel che invece non può essere sottaciuto è il servizio che il sito svolge. Non c'è bisogno di essere esperti di informatica per capire che un sito può anche essere scadente nella grafica e scarno nella struttura, riuscendo tuttavia a svolgere un dignitoso servizio. Questo accade quando il sito contiene le giuste informazioni e consente al cittadino di effettuare operazioni a distanza (inoltrare istanze, pagare tributi, verificare l'esito di un procedimento, leggere una delibera, acquisire un certificato, visionare il piano regolatore e, magari, anche visure catastali visto che ora sta passando ai comuni anche la competenza sul catasto). Rispetto a questa prospettiva il nuovo sito del comune di Chieti non fa niente. Ci sono i bandi di gara, sì, ma quello è un servizio che non riguarda il cittadino medio. Delle delibere si possono avere solo gli estremi e questa sembra una presa in giro, fa solo perdere tempo prezioso a chi penserà di non essere riuscito a trovare il pulsante per aprire o scaricare il file. Anch'io ho fatto molti tentativi prima di convincermi che qualcuno aveva realizzato un data-base di soli titoli. Un lavoro di cui non si capisce l'utilità.

Io credo che i realizzatori del sito abbiano fatto diversi lavori inutili, basta guardare la mappa di Chieti che non è una semplice cartina stampabile, bensì una grossa immagine trascinabile, che tuttavia non può essere interrogata in base ad uno stradario; dunque un lavoro complesso e assolutamente inutile visto che le mappe di google sono molto più efficienti e liberamente disponibili, bastava linkare Google Maps. Ma capisco benissimo che qualcosa ci dovevano pur mettere dentro quel contenitore. Il problema, per questo sito come anche per il vecchio, non sta nella professionalità di chi l'ha realizzato che, ripeto, io non sono in grado di giudicare. Il problema sta in chi pensa che un capoluogo di provincia collocato in un'area ricca di commerci, di agenzie formative e di ambizioni turistiche possa investire 2500 euro sul fronte della comunicazione elettronica. Volutamente non uso la parola "sito-web" che è ormai antica perché viviamo in tempi di reti civiche, di e-government, di documenti elettronici con firma digitale per i quali esistono precisi obblighi di legge. Fare un bel sito, con belle foto, ricchi elenchi di links e qualche effetto speciale non serve a niente.

Credo quindi che non c'è da fare alcun processo ai realizzatori del sito e credo che sia una grande sciocchezza quella di chi, come al solito, grida ai soldi sprecati. Il problema è a monte, sta nella volontà e nella capacità di progettare e di governare i cambiamenti e che dovrebbe almeno cercare di mantenere il passo coi tempi. Questo è mancato, purtroppo. Ne possiamo fare una colpa all'amministrazione? dal punto di vista formale sicuramente sì, perché il governo della città non è scindibile dalle responsabilità, però quella colpa non si concentra solo in alto, Chieti sul fronte delle nuove tecnologie sembra molto arretrata a tutti i livelli e non solo perché la maggioranza dei cittadini non avverte nemmeno l'esigenza di usare i nuovi strumenti, neanche i giovani diplomati o laureati usano la posta elettronica (parlo di quella semplice e non di quella "certificata" imposta alle amministrazioni) e perfino da certe critiche provenienti dagli utenti della rete emergono esigenze che a me paiono curiose: la richiesta del forum (così i funzionari del comune invece di lavorare si mettono a chiacchierare con gli sfaccendati del web, ne basta uno a far perdere l'intera giornata), il nome di un funzionario già andato in pensione (ma lasciatecelo pure, gli farà solo piacere), il tormentone dei soldi sprecati (l'amico dell'amico lo faceva bello uguale per pochi euri), le foto di vetture mal parcheggiate e c'è addirittura chi vorrebbe che le lettere al sindaco siano rese pubbliche sul sito abrogando al volo l'art.15 della Costituzione...

In conclusione il sito non è quello che avrei voluto, ma queste critiche sono peggio. Non voglio aggiungere alla delusione di un sito web generazione 1.0 anche il terrore che l'alternativa a questa amministrazione comunale dalle vedute molto limitate sia costituita da chi oggi la critica con tali argomenti.

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28 settembre 2007

Parole e Immagini

Su l'Espresso (il n.39 in edicola oggi) si parla ancora di Beppe Grillo, criticato in quanto Blogger. Sul blog per farsi leggere è necessaria una scrittura immediata, un messaggio brevissimo, semplificatorio, ammiccante. Dunque proprio quello che si addice al populista o al qualunquista.
Altri articoli trattano della diffusione del bacio come forma di saluto e dell'ignoranza degli italiani. Solo il 20% dei laureati risponde correttamente a tre banali domande su azioni, obbligazioni e tassi di interesse. Spaventoso. Non usiamo le parole per salutarci e non conosciamo le parole più comuni dell'economia.
Sembra che tutti gli articoli siano legati da un problema di fondo: la crisi della parola.

La parola è il principale veicolo del pensiero. Ma dobbiamo intenderla come particella fondamentale del discorso e il discorso come strumento di osservazione e di riflessione da usare insieme alla logica e alla dialettica. Non il discorso ridotto a frammento, titolo o slogan, usato magari solo per sottolineare un'immagine. Ecco il nemico della parola e del pensiero logico: l'immagine va dritta all'emozione, s'impone senza dover passare per i tortusi sentieri lungo i quali si svolge il discorso scritto o parlato. L'immagine è immediata, parla da sola. E in un mondo pieno di immagini gli appartenenti alla nuova stirpe umana (quella che Giovanni Sartori ha giustamente chiamato 'homo videns') si muovono come ominidi nella giungla. L'eccesso di immagini infatti dice tutto e niente.


Ma è davvero in crisi la parola? si direbbe di no se si considera che il mondo dei blog è pieno di pagine poetiche, di autoriflessioni, di eccessi logorroici. E si direbbe di no anche se si guarda ai provvedimenti adottati per le recenti emergenze dell'acqua e del fuoco. Manca l'acqua, le condutture sono vecchie, le sorgenti sono inquinate e allora che si fa? si progettano nuove condutture? si provvede a risanare i terreni contaminati? no, bastano le parole stampate sui manifesti: "l'acqua è una ricchezza tutta da risparmiare". Se uno ci pensa bene si domanderà se è sottinteso un divieto di bere in quel 'tutta'. Ma non si potevano usare quei soldi per istallare rubinetti più efficienti. Magari qualche fontanella 'intelligente', con la fotocellula, come negli autogrill?

E per evitare gli incendi che si fa? si attaccano enormi manifesti con un banalissimo slogan. Non era meglio pensare a qualcos'altro, per esempio ai numeri da chiamare in caso di emergenza preinseriti nelle schede dei cellulari, in modo che anche il cittadino più distratto (che non si annoterà mai quelli stampati sul manifesto) se lo trova nella propria rubrica? basterebbe un accordo con i quattro o cinque gestori della telefonia mobile: nessuna spesa, nessuno spreco di carta, meno inquinamento visivo.

La parola profonda è in crisi, ma non c'è crisi per lo slogan, per il ritornello retorico, per il messaggino sms, per la formula. Sono semplici formule (magiche?) anche le tre essenziali proposte di Grillo, simili alle tre I con cui un altro istrione voleva riformare la scuola.
Forse neanche il grande impatto di Roberto Benigni sarà riuscito a portare le persone a riaprire e rileggere i versi di Dante. Forse gli adolescenti che chattano e si messaggiano nell'età delle cotte non conoscono la tormentata alchimia con cui un innamoramento si distillava in versi e in lettere, mistura di grazia e passione. Ogni cancellatura e ogni riscrittura era un viaggio interiore, un pezzo della conoscenza di sé.

Vittorio Gasmann, grande giocoliere di parole, diceva che la parola è una freccia "seguila e troverai te stesso".

L'esperienza di questo blog mi fa credere che il monitor non abbia lo spessore per accogliere la profondità della parola. Nelle pagine web le parole stanno come chiuse in gabbia e i discorsi non si capiscono, si colgono a pezzi, sono come panorami visti attraverso un oblò. Forse da questa sensazione viene la fatica di scrivere per il blog. E forse un'analoga (distruttiva?) fatica viene compiuta dai politici costretti a parlare dentro gli strettissimi recinti delle interviste (pochi secondi in un telegiornale, pochi minuti in un talk-show). Il comizio in piazza non esiste più e la relazione al congresso è solo per pochi sostenitori già schierati. Questa disabitudine al discorso diventa atrofia di pensiero, mancanza di idee, confinamento in un gergo autoreferenziale.

La riforma della politica, come la riforma della scuola, delle professioni e della società, non si fa scrivendo nuove leggi, quanto piuttosto ritornando sull'arduo sentiero delle parole, al verbo.
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18 luglio 2007

BURA-crazia

I Politici si sono costituiti in CASTA. I loro privilegi non vengono scalfiti dagli insuccessi, dalle critiche, dall'indignazione popolare... Questa ormai non è più una posizione qualunquistica e non è solo una tesi di G.A Stella e S. Rizzo e nemmneo una fissazione di Beppe Grillo e dei suoi milioni di lettori. E' ormai una verità che gli stessi politici riconoscono, ne parlano, ne esaminano gli effetti come nel libro di C. Salvi sui costi della politica e della "parapolitica". Ma quello che sta succedendo in Abruzzo col BURA va anche oltre, è davvero il colmo del colmo. Il BURA è il Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo ed è pubblicato sul web ma inaccessibile ai cittadini (ci vuole l'abbonamento!).

Il cittadino per legge è obbligato a conoscere le legge, però se vuole compiere il suo dovere di cittadino deve pagare. Non basta quello che ha già pagato per far funzionare gli organi legislativi e amministrativi della Regione, compreso le laute indennità dei consiglieri e le laute "pensioni" dei consiglieri onorari ed emeriti (ultima invenzione della Regione Abruzzo), non basta che il sito web della Regione sia stato realizzato con i soldi di tutti, il cittadino deve pagare per leggere il BURA sul web.

Io ho segnalato quest'assurdità in un post del 5 gennaio. Il 31 gennaio c' è stata l'inchiesta di PrimaDaNoi che poi ha avviato anche una petizione. Poi è intervenuto anche il consiglio provinciale di Chieti, e infine una proposta di legge regionale depositata da consiglieri della stessa maggioranza (Santroni, La Morgia, Orlando), ma sembra che non c'è niente da fare: la CASTA dei politici abruzzesi (attivi, onorari ed emeriti) evidentemente considera leggi e decreti come beni privati. E su questo non molla. Un'autentica vergogna!
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09 luglio 2007

Connessioni Wi-Fi e sito web

L'idea dei collegamenti WiFi non è nuova, l'avevo già inserita in un post di molti mesi or sono. Chieti è una città universitaria e non può permettersi di trascurare questo tipo di servizi.

La stessa proposta era stata fatta anche dal sito de Il teatino che suggeriva di attivare un sistema Wi-Fi alla Villa Comunale. Sarebbe un modo per consentire agli studenti di incontrarsi all'aperto mantenendo l'accesso alla rete internet da computer portatili. La rete oggi è anche un fondamentale strumento di studio e questo a Chieti dovrebbere essere ben noto visto che il nostro ateneo ha dato vita anche ad una Università Telematica.

Ora sul sito dell'Associazione IL MURO c'è una proposta ancora più specifica riguardo alla possibilità di sviluppare un sistema WiFi a basso costo con una tecnologia denominata FON. Non conosco questo sistema però sarebbe il caso che qualcuno se ne occupasse.

Maxime, autore della proposta, non sembra molto ottimista al riguardo e ce lo dice con un giudizio non proprio lusinghiero sull'attuale sito web del Comune di Chieti. Un giudizio probabilmente condiviso da chiunque vi sia andato a cercare qualche informazione. Anch'io ne avevo parlato in un post di gennaio.

Ovviamente il sito è un problema ben diverso da quello della fornitura di connessioni ad internet. Un sito si può cambiare, forse si sta già preparando qualcosa di nuovo, ma proprio per questo sono diventato più pessimista di Maxime. Infatti parlando con un amico che riveste un ruolo non secondario nell'amministrazione comunale mi sono permesso di segnalargli l'importanza che il sito non sia una semplice vetrina con tanti link ed altri effetti speciali; il sito comunale a mio avviso dev'essere una finestra attraverso la quale il cittadino possa interagire con gli apparati amministrativi.

L'immagine mostra uno dei servizi offerti dall'eccellente sito del Comune di Jesi.

Per raggiungere questo risultato occorre che nel progetto di rinnovo del sito web siano coinvolti TUTTI i settori dell'amministrazione. Il sito infatti sarà funzionale solo se dietro c'è una gestione informatizzata delle procedure burocratiche. Solo così il sito può diventare uno sportello telematico e svolgere servizi utili, altrimenti resta una vetrina, che potrà sembrare bella o brutta, ma sarà pressoché equivalente all'utilità di un depliant. Davvero poco oggi che la tecnologia consente di offrire in via telematica servizi di ogni genere e nel web si può proporre un vero municipio telematico.

L'informatizzazione delle procedure burocratiche non sarebbe utile solo al cittadino, ma potrebbe rendere molto più efficiente tutto l'apparato amministrativo. Per esempio la promessa di realizzare di un URP (Ufficio Relazioni col Pubblico) che era nel programma elettorale dell'attuale amministrazione, diventa facilmente realizzabile se l'addetto è in grado di ottenere informazioni certe ed immediate da un sistema elettronico, resta invece utopistica se chi si relaziona col pubblico deve svolgere ricerche personali o telefoniche per ogni informazione richiesta. Inoltre l'informatizzazione è ormai un obbligo di legge giacché le pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto essere già dal 2006 in grado di elaborare documenti "originali" in formato digitale.

La risposta a queste mie (quasi banali) osservazioni è stata sconfortante perché mi è stato detto:
- che il sito web realizzato dalla vecchia amministrazione ha ricevuto un importante premio a livello nazionale, ciò dimostra che è già un ottimo prodotto e le critiche provengono evidentemente da persone non qualificate a giudicare;
- che il rinnovo del sito è stato commissionato a veri esperti che faranno un lavoro egregio basato anche sulle competenze di figure altamente qualificate già in servizio nel comune oltre che sugli ottimi impianti tecnologici di cui il comune è già dotato;
- e che (dulcis in fundo) l'informatizzazione della procedure burocratiche non sarà realizzabile neanche nei prossimi anni perché la maggior parte degli impiegati si rifiuta di usare gli strumenti informatici e si rifiuta anche di aggiornarsi professionalmente.

Vogli augurarmi di aver parlato con la persona sbagliata, ma se prima speravo in un aggiornamento del sito, ora spero solo che non vengano spesi troppi soldi per quello che molto probabilmente sarà solo un semplice restyling.

Chieti non è Jesi, ma non possiamo sperare nemmeno sul Wi-Fi per far uscire gli studenti delle loro stanze?
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24 giugno 2007

I° bloggheanno

In questi giorni il Blog ha compiuto un anno. Era nato come semplice prova mentre cercavo di verificare la funzionalità delle piattaforme blog per un progetto didattico. Nei primi post avevo scritto solo cose banali: una buca lasciata sulla strada, una bancarella mal posizionata, un palo pericoloso... Non immaginavo che sarei diventato un blogger, perciò non ne avevo neanche parlato agli amici. Poi c'è stato il Festivalbar (una scelta che mi è sembrata sciocca, dispendiosa e inutile) e tra ottobre e novembre sono arrivati sul blog i primi visitatori e alcuni commenti mi hanno spinto a continuare.

La gestione del blog mi ha insegnato diverse cose. Ho capito che il Blog è come una pianta che va innaffiata periodocamente, altrimenti appassisce. Bisogna fare attenzione alle infestazioni da troll, ma nel mio caso ho dovuto prestare attenzione ad un fenomeno diverso: la formazione di malintesi. Forse è la stessa natura ambigua del blog che favorisce il malinteso. Il blog è un po' giornale e un po' diario personale, un po' manifesto pubblico e un po' corrispondenza privata. Ha un pubblico di lettori invisibili e un pubblico partecipante che in genere si protegge dietro la maschera di un nickname, ma talvolta si nasconde nel totale anonimato e questo genera altri malintesi.

Il blog è strutturato come una bacheca dove ognuno può lasciare il suo foglietto con un annuncio o un messaggio o una critica. Parole scritte per casuali passanti. Ma passerà proprio in quel vicolo nascosto del web la persona interessata? non saranno quei messaggi come lettere gettate in mare dentro una bottiglia?

All'inizio era questo il pensiero prevalente, ma poi ho visto che alcune cose pubblicate sul mio blog venivano ripubblicate da altri, che alcuni visitatori arrivavano percorrendo a ritroso questi collegamenti e che certe idee trovavano riscontri e integrazioni. I link consentono al blog di ramificare. Si protendono da un sito all'altro creando una rete di connessioni simili alle sinapsi dei neuroni in un cervello. Quindi la rete non è un mare caotico, direi piuttosto che è un'intelligenza collettiva che si sviluppa liberamente, disordinatamente, producendo scarti, zone destinate all'oblio, ma anche combinazioni fortuite, formidabili, che nessun progettista potrebbe programmare.

Di fronte a questo non c'è solo lo stupore simile a quello che devono aver provato i nostri padri davanti al primo televisore e i nostri nonni nella prima voce ascoltata alla cornetta di un telefono o all'altoparlante di una radio. Nel blog s'intuisce una possibile soluzione all'arretramento che la politica ha fatto da quando i salotti televisivi hanno sostituito i comizi nelle piazze. E' stato un arretramento della democrazia perché chiunque poteva prendere la parola in una piazza e nessun oratore poteva nascondersi alle reazioni della gente. Invece la televisione ha creato un recinto protetto per pochi eletti in cui anche le più evidenti sciocchezze diventano oro colato. La corte televisiva non è accessibile al popolo, perciò la politica filtrata dalla televisione è una falsificazione.

Internet sta diventando sempre più accessibile: forum e blog sono le nuove piazze dove si può esercitare una nuova democrazia. Ma i politici nostrani non hanno intenzione di presentarsi in queste nuove piazze telematiche. Preferiscono starne alla larga. Per ignoranza, per presunzione o per semplice precauzione. Forse il blog è visto come uno strumento poco serio, un passatempo da adolescenti. Forse li infastidisce quella sensazione di antipolitica prodotta dal più rinomato dei blogger italiani (il Grillo parlante che li tratta da lavoratori dipendenti) oppure è il fastidio per Antonio Di Pietro che meglio di tutti ha saputo usare un semplicissimo blog per farne un ottimo bollettino politico. Forse sono davvero diventati una casta che disdegna qualunque contatto col popolo.

Credo che i politici teatini non si siano neanche posti il problema. Parlando con alcuni di loro ho potuto constatare che non conoscono nemmeno PrimaDaNoi. Non sto dicendo che non lo leggono, sto dicendo che non sanno nemmeno che esiste! Evidentemente la rassegna stampa del municipio ignora le testate telematiche e le video-conferenze del sindaco sul Piccolo d'Abruzzo non sono riuscite ad aprire un varco verso la rete. Se è ancora sconosciuta una testata come PrimaDaNoi, con le sue notizie sempre aggiornate, le sue coraggiose inchieste, la sua eccellente presentazione illustrata del Villaggio Mediterraneo, allora un blog personale non ha alcuna speranza. L'obiettivo di mandare suggerimenti ai nostri amministratori attraverso il blog è stato mancato perché era un obiettivo impossibile.

Purtroppo il mio blog finora ha mancato anche il secondo possibile obiettivo, quello di creare discussioni intorno a certi argomenti di interesse cittadino. Il numero di scatti segnati dal contatore è superiore a quelle che erano le mie aspettative, ma nell'area dei commenti molti non osano entrare e le discussioni restano quelle che potrebbero fare quattro amici seduti al tavolo di un bar, con qualche anonimo passante che in genere si limita a lanciare improperi. Mi chiedo se vale la pena continuare.