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16 aprile 2022

Record nazionale di dispersione idrica

Un articolo de il Post elenca i gravi problemi di dispersione dell'acqua potabile in Abruzzo. Le situazioni più gravi si registrano in provincia di Chieti.
L'acqua che si perde è più di quella che arriva nei rubinetti. In questi tempi in cui l'acqua sta diventando un bene molto prezioso la situazione risulta davvero scandalosa. 

A Chieti la dispersione arriva al 71,7 %. Un record nazionale!

Chieti utilizza ancora il serbatoio della Civitella, una grande cisterna ricavata all'interno dell'area archeologica. Dove finisce l'acqua? C'è forse un nesso tra l'enorme spreco d'acqua e i gravi problemi di dissesto della collina?

17 marzo 2012

Acqua e beni comuni

Il Comitato Acqua e Beni Comuni che si è costituito anche a Chieti per difendere l'esito del referendum popolare minacciato dagli esponenti di una nuova ideologia mascherata da necessità tecnica ha posto in essere una lodevole iniziativa rivolta all'amministrazione comunale. Apprendo con piacere che l'accoglienza è stata buona.  

10 giugno 2011

Io vado a votare

Per due categorie di elettori le scelte referendarie saranno molto semplici.

La prima categoria è composta da coloro che si sentono in dovere di sostenere sempre le decisioni del capo. Non affrontano i problemi, non esaminano le soluzioni: obbediscono. La scelta l'hanno già fatta a priori valutando i giusti attributi che deve avere un capo: autoritario, forte, spavaldo, meglio ancora se capace di infrangere impunemente le leggi dimostrandosi così superiore alla stessa autorità della legge. Difenderanno l'indicazione del capo a prescindere da ogni valutazione di interessi e da ogni ragionamento.

L'altra categoria è composta da persone che valutano il problema senza scendere nei dettagli o nelle questioni tecniche. L'acqua è sorella acqua, nell'acqua del rubinetto c'è la pioggia portata dalle nubi generate dalla forza del sole. A loro non interessa la condizione reale dell'acquedotto, né la compagine sociale che vorrebbe rilevarne la gestione. Il loro sguardo si allarga al pianeta, si estende verso un futuro lontano, la loro bussola non è politica e neanche economica, ma etica: l'acqua non è merce, non può essere consentito alcun profitto. A questa categoria appartengono i credenti come padre Alex Zanotelli, gli artisti ispirati come Adriano Celentano, i predicatori come Beppe Grillo.

I ragionamenti dovrebbero essere rivolti alle persone che stanno nel mezzo e che devono ancora decidersi se andare a votare e come votare. Qui il ragionamento si fa difficile soprattutto quando ci si rivolge a persone convinte che è possibile conservarsi la botte piena con la moglie ubriaca, cioè costruire centrali atomiche "sicure" oppure "liberalizzare" l'acqua senza svenderla ad un gestore privato, oppure privatizzare le gestioni in modo che il profitto generato non vada al gestore, ma va agli utenti.

Ho semplificato molto. La questione meriterebbe analisi più puntuali che sarebbero lunghe e noiose. Spero che non siano troppi a cascare nei trucchetti più banali come quello che cancella le distanze: "se ci sono centrali atomiche poco oltre i nostri confini, in caso di incidente le radiazioni arrivano anche in Italia, tanto vale farsi una centrale atomica nel proprio giardino". Sbagliatissimo perché tra una fonte di radiazioni a 1000 km e una a 50 km non c'è una esposizione 20 volte minore, ma 400 volte minore. La differenza à enorme!

Parlando di acqua il trucco più banale sta nel dire che le attuali gestioni pubbliche funzionano male. Spesso è vero, ma la soluzione è fare qualcosa per farle funzionare meglio, soprattutto quando si conosce già il problema (clientelismo). Non possiamo rinunciare al bene. Se la mia automobile ha un guasto al motore non la regalo al primo che mi offre un passaggio sul suo motorino.

Non cadiamo nei trucchi. Andiamo a votare. Il referendum è una grande occasione di democrazia diretta ed è scandaloso che tra le alte cariche dello Stato ci sia chi si permette di ostentare un rifiuto che è uno spregio della democrazia. Il voto è il fondamento della democrazia e l'istituto del referendum dà voce diretta alla sovranità popolare, la più alta istituzione dello Stato Democratico.  Il rispetto delle istituzioni è un dovere per tutti, ma soprattutto per chi le rappresenta e di più per chi le rappresenta ad alto livello.

02 giugno 2011

Il silenzio degli indecenti

C'è solo propaganda per i sì. Tutti i manifesti invitano a votare ai prossimi quattro referendum abrogativi:
per abrogare i progetti di nuclearizzazione;
per abrogare i progetti di privatizzazione degli acquedotti;
per abrogare una legge scansaprocessi emanata a favore dell'improcessabile.

Tutti sì. Nessuno che invita a votare No.

18 novembre 2009

Petrolio e acqua

Un ingegnere che ha lavorato per grandi progetti industriali mi descriveva i distretti petroliferi dell'Algeria, dove il sole non si vede neanche in pieno giorno perchè tutto è avvolto da una fitta coltre di smog. Però questo avviene in zone desertiche molto lontane dai centri abitati. No, non sono pazzi gli algerini, mi ha precisato l'ingegnere, l'Algeria sta utilizzando i soldi delle royalties sul petrolio per realizzare pozzi d'acqua e acquedotti: il vero oro liquido del futuro.

Quando il petrolio finirà non si troveranno in brache di tela, ma avranno un territorio arricchito dall'acqua e da buoni sistemi di irrigazione. Avranno una migliore qualità della vita e potranno sviluppare un'agricoltura autonoma, anche se pagata a costo di un aumento dell'inquinamento.

Noi facciamo il contrario. Noi abbiamo l'acqua, quella purissima che sgorga dalle sorgenti nelle più belle montagne della penisola, e la regaliamo. L'abbiamo regalata agli impianti chimici di Bussi che in cambio ci hanno avvelenato i pozzi e ci hanno lasciato la più grande discarica di veleni di tutta Europa. La buttiamo via da condutture colabrodo. Siamo anche disposti a dare un milione di litri d'acqua potabile al giorno per il Centro-Oli che dovrà desolforare la fanghiglia petrolifera estratta dal nostro mare e dalle nostre vigne. Acqua in cambio di petrolio che le varie compagnie si porteranno via lasciando a pochi rappresentanti politici un gruzzoletto di royalties, tante malattie e un territorio devastato. Chi sarà riuscito ad arricchirsi sulla nostra pelle probabilmente se ne andrà in vacanza in Algeria.

Ora il Parlamento italiano vota la definitiva privatizzazione dei servizi idrici. E' un cambiamento epocale perché da quando l'uomo ha inventato il diritto, dai tempi della stele di Hammurabi e dalle Dodici Tavole dell'antica Roma non s'era mai sentita una cosa del genere. L'acqua appartiene alla Terra per quel dono divino o quella combinazione fortuita che rende abitabile il nostro pianeta. L'acqua viene distribuita dalle piogge che vanno ad alimentare fiumi, laghi e sorgenti. L'acqua è la base della vita ed è, insieme all'aria, il più necessario dei beni. La privatizzazione dell'acqua è una bestemmia.

Una discussione sulla privatizzazione dell'acqua somiglia alla voglia di costruire la Torre di Babele per arrivare a toccare il cielo. Poi ci resterà solo da approvare il piano regolatore per il moto delle nuvole e la requisizione delle tuniche degli angeli.

Gli azzeccagarbugli pagati dai prossimi padroni dell'acqua hanno già preparato il nuovo comma 22 dicendo che l'acqua resta pubblica, nessuno la privatizza perché viene privatizzato solo il servizio di distribuzione. Come siamo soddisfatti: l'acqua sarà nostra anche quando i rubinetti saranno asciutti perché l'appaltatore non ha ricevuto tutti i soldi del suo 'servizio'. Molto rassicurante. La legge si chiama come al solito "liberalizzazione" e significa che le regioni e i comuni non sono liberi di mantenere il controllo pubblico sui servizi di distribuzione dell'acqua.

Ancora più 'rassicurante' sapere che il Parlamento non discuterà di questo cambiamento epocale che non ha uguali nella storia dell'uomo. Il voto è blindato dalla questione di fiducia al governo. E chi oserebbe mai mettere in crisi un governo per una questione da cui dipende solo la sete di tutto il popolo italiano?

La regina Maria Antonietta direbbe: se non hanno l'acqua che bevano vino. E pensate che tra un po' in Abruzzo potremo avere la fortuna di bere vino solforato petrolizzato. Che goduria!


06 settembre 2008

Acqua a perdere


«Il serbatoio della Civitella risale al milleottocento, sarebbe da ristrutturare completamente, così come le tubature. In tutta Italia si registrano delle perdite nelle reti; a Chieti la percentuale è abbastanza elevata, intorno al trenta per cento. Bisognerebbe fare un piano a lunga scadenza di milioni di euro».

E la situazione dello Scalo? Come la giustifica?

«Pensi che dai nostri contatori risulta che il consumo notturno è pari a quello diurno, impossibile; vuol dire che le tubature sono davvero malandate e quell'acqua registrata come consumo notturno in realtà sono gravi perdite della rete. Allo Scalo c'è molto da sistemare».


Sono parole di Bruno Catena, direttore dell'Azienda acquedottistica, riportate sul Messaggero di giovedì. E' la conferma di quello che scrivevo qui quasi due anni fa, quando l'amministrazione Ricci era all'inizio del mandato e avrebbe potuto fare scelte importanti e utili alla città.

Il rifacimento dei serbatoi e delle tubature è un'opera impegnativa e molto costosa, ma è sempre meglio dello spreco, che non è solo spreco di acqua, perché bisogna mettere nel conto anche i dissesti idrogeologici causati da questa enorme quantità che finisce nel sottosuolo e genera problemi di umidità in quasi tutti i locali del centro storico. Le acque sotterranee non provengono dalle antiche sorgenti, come a molti teatini piace pensare, quella è tutta acqua potabile che esce dagli antichi muri della Civitella, la fortezza-serbatoio, dalle tubature logore e dalle antiche fognature a mattoni.

Si stanno già spendendo cifre enormi, milioni di euro, per la manutenzione ordinaria, non sarebbe meglio realizzare impianti nuovi che ridurrebbero drasticamente questi costi, risolverebbero molti problemi di stabilità della collina e non costringerebbero più alla sospensione periodica delle erogazioni? Non è sciocco spendere milioni per continuare ad inseguire le emergenze causando sempre nuove emergenze?

25 maggio 2008

I furbetti dell'acqua sporca

Quando si parla dell'acqua mi sento come preso da una tenaglia: da una parte i furbi che ce la danno a bere, dall'altra i furbi che non la bevono. Questa volta anche in senso letterale.

La vicenda della nostra acqua avvelenata ha raggiunto le cronache nazionali. In questi tempi di grande velocità delle notizie c'è voluto più di un anno (il mio primo post su questa vicenda risale al marzo 2007). Il 12 maggio l'articolo su La Stampa, poi ne hanno parlato nell'ultima puntata di AnnoZero e infine gli avvisi di garanzia per i responsabili dei controlli (i nomi sono qui). Chissà se ora la gente inizierà a domandarsi qualcosa.

Nell'elenco degli indagati ci sono i dirigenti Montedison insieme ai furbetti che invece di vigilare aggiustavano i dati e ci facevano bere anche la favoletta dei rubinetti da cui sgorga l'acqua minerale, l'acqua pura della Majella, e altre gradevoli menzogne. Noi l'acqua l'abbiamo bevuta. Anch'io che a Bologna ero diffidente e a Francavilla credevo di dovermi difendere dal rischio giardia. Qui a Chieti mi sembrava buona.

L'ultima legge finanziaria ha stanziato 15 milioni di euro. Pochi. Per i giochi del Mediterrano ne spenderanno almeno 60 milioni. Chissà come saranno utilizzati questi soldi e se non finiranno anche questi nelle voragini sempre aperte dell'Alitalia o al rifinanziamento del Ponte di Messina. Chissà se davvero cominceranno i lavori di bonifica a Bussi o almeno l'apertura di nuovi pozzi a monte della discarica.

Chissà se qualcuno comincerà a predisporre un piano di controlli sanitari sugli abitanti delle zone fornite direttamente dai pozzi inquinati. Chissè se qualcuno ci dirà su quale tipo di malattie dobbiamo vigilare e come. Oppure siamo in troppi e tutti esposti a troppe diverse patologie?

Chissà qual è la situazione attuale dell'acqua che beviamo. E' diventata potabile? come? da quando?

L'unica cosa chiara in tutta questa vicenda è la tranquillità della gente. Molti non sanno niente, forse hanno appena sentito parlare dei veleni di Bussi e pensano che sia un problema di Bussi, come il Petrolchimico per molti resta solo un problema di Ortona. Questi bevono tranquillamente di tutto. Altri invece pensano di essere furbi, i furbi che non la bevono. Sono quelli che comprano acqua minerale. Confezioni di bottiglie di plastica, centinaia di bottiglie l'anno che diventano subito spazzatura creando altri tipi d'inquinamento e di guai, ma chissenefrega, l'importante per i furbi è salvarsi dai veleni del rubinetto.

Chissà se i furbi si sono mai domandati dove vanno a finire le scorie chimiche nell'acqua in cui hanno bollito gli spaghetti, con cui hanno preparato la minestra, quella con cui il fornaio ha impastato il pane, quella usata per innaffiare i campi e le serre, quella data ai polli che mangiamo ben cotti e quella con cui prepariamo il the, il caffè, la camomilla. Forse pensano che quando l'acqua diventa bollente i residui chimici scappano via. Forse non pensano niente perché la camomilla ce l'hanno nell'inconscio e non hanno voglia di associarsi agli allarmismi degli ambientalisti, altrimenti che furbi sarebbero, non s'è mai visto un furbo preoccupato e timoroso.
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14 luglio 2007

Ancora veleni nell'acqua

Da quando s'è cominciato a parlare della grande discarica di veleni in quel di Bussi (il mio post risale a tre mesi fa) sono passati tre mesi.

Ci hanno detto che i pozzi più pericolosi erano stati finalmente chiusi e negli altri c'era un'apposita depurazione. Non ci hanno detto nei rubinetti di quali case il veleno era uscito per anni. Non ci hanno detto quali conseguenze si prevedono. Adesso PrimaDaNoi pubblica i primi dati e scopriamo che sgorga ancora veleno dai nostri rubinetti.

15 maggio 2007

Rubinetti asciutti e invasione di cavallette

Il sindaco di Bussi chiude i pozzi e Chieti resta con i rubinetti asciutti. Forse sono due fatti diversi e distinti, così almeno spero, perché altrimenti, se la nostra acqua arriva da Bussi, il pensiero non può non andare alla storia dei veleni e a quello che abbiamo bevuto finora.

Nell'articolo di PrimaDaNoi si legge che il TAR (Tribunale Amministrativo) dovrà dire se il comportamento del Sindaco di Bussi è lecito, ma, come al solito, qualche chietino ha già emesso la sua inappellabile sentenza: la colpa è tutta del sindaco di Chieti (sic) che dovrà pagare anche questa!

In questi giorni stavo pensando di scrivere alcune cose sulla nostra amministrazione comunale, ma è più opportuno rinviare. Come si fa ad indirizzare costruttivamente qualche nota critica a chi ormai è accusato di tutto: della pioggia e della carestia, del Villaggio che si vuol fare e del Villaggio che non si fa?



Comunque, vista la bella vignetta di Giò, ne faccio una anch'io, con un Mosè che alza il suo bastone per invocare sulla povera Chieti le piaghe d'Egitto: dopo un inverno senza pioggia e un maggio senz'acqua ci mancano solo le cavallette!
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24 marzo 2007

Giornate e convegni sull'acqua

Tanti convegni, tante pagine di giornale e tante discussioni sull'acqua. Un problema che finora non toccava noi abruzzesi, beneficiati da un'abbondanza di acque naturali incontaminate, tanto che l'antico lago del Fucino abbiamo preferito prosciugarlo, tanto da poterne generosamente offrire alla Puglia e da poterla usare per far funzionare gli impianti idroelettrici.

Adesso le cose stanno cambiando. Adesso anche a Chieti la sera si resta con i rubinetti asciutti. Adesso si scoprono le discariche più nocive accanto ai fiumi, ci si allarma per i misteriosi laboratori del Gran Sasso che rilasciano veleni nelle condutture e, proprio in questi giorni, ci dicono che anche le falde sono fortemente inquinate. Cosa diventerà l'Abruzzo se non riuscirà a salvaguardare le sue risorse ambientali?

Ma servono a qualcosa i convegni sull'acqua? qualcuno ci darà mai una risposta alla domanda che viene posta ossessivamente negli ultimi anni: l'acqua è una merce oppure è un bene pubblico?
La risposta la conosciamo benissimo, l'abbiamo sempre saputo che l'acqua è un bene pubblico perché, come dice Beppe Grillo "l’acqua è pioggia e l’umanità non ha mai pagato la pioggia".
Ma allora perché ce lo domandano, perché si convocano 'esperti' a parlare di questa cosa così banale? forse stiamo cercando una risposta diversa, una formula semantica che possa accontentare tutti e nello tempo possa permettere di fare qualcosa che finora nessuno aveva mai osato fare. Così ci sentiamo dire che l'acqua resta bene pubblico anche quando gli acquedotti sono affidati alle "efficienti" gestioni private, che poi non sono proprio private perché i soldi li chiederanno sempre agli enti pubblici e ai cittadini pagatori di bollette. Rubando un'altra frase a Beppe Grillo "quando si inserisce una spa a gestire un bene pubblico, scompaiono i cittadini".

Proprio in questi giorni, mentre nelle conferenze ci parlavano delle drammatiche situazioni del terzo mondo e dell'importanza di risparmiare acqua, in televisione ho visto un programma dedicato alla gastronomia in cui una nuova specie di sommelier faceva assaggi dei diversi tipi di acque per esercitarsi ad associarle con i cibi serviti in tavola. Ma allora mi chiedo: dobbiamo risparmiare acqua per poterne regalare una parte a chi non he ha, oppure dobbiamo regalarla ai mercanti, agli imbottigliatori, che torneranno a vendercela col valore aggiunto di eleganti e preziose etichette?

Mi piacerebbe che qualcuno potesse recuperare una vecchia parola caduta in disuso: "nazionalizzazione". Nazionalizzazione delle acque e della distribuzione dell'acqua con controlli pubblici affidati ad uno speciale Tribunale delle Acque, che esiste già ovviamente, ma tutti fanno finta di non saperlo. E quindi ritorno ad una proposta che avevo già formulato: a Chieti si può fare qualcosa? si può progettare un rifacimento delle condutture a partire dal serbatoio della Civitella? si può dare lavoro alle imprese per fare qualcosa che non sia cementificazione del territorio e inutile trastullo di progettini? si può investire denaro pubblico per qualcosa che non sia puro intrattenimento? si può agire politicamente per la qualità dei beni pubblici essenziali?

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Quella della foto è la vecchia fontanella di Largo Cremonesi. Prima dei restauri fatti dall'amministrazione Cucullo era collocata in una zona centrale, lungo i gradini, come in molti spazi pubblici dei borghi abruzzesi. Adesso ce n'è una nuova relegata in un angolo.

17 gennaio 2007

La leggenda dell'acqua

Questo insolito inverno che trascorre senza neve e senza pioggia sta trasformando il problema idrico in una vera emergenza e l'erogazione dell'acqua da alcuni giorni viene interrotta anche nella città alta, mentre a Chieti bassa le interruzioni notturne sono già un vecchio problema.

I giornali ci dicono che non è colpa di inadempienze di qualche ente, purtroppo l'erogazione è diminuita in tutta l'area servita dagli acquedotti ACA perché sono diminuiti i pozzi e le risorse idriche. Le cose sarebbero potute andar peggio, ma ovviamente c'è anche chi non riconosce questa buona gestione e se la prende con chi in passato avrebbe dovuto evitare che la città confluisse nell'ente d'ambito pescarese. Così Chieti non più ha autonomia e centralità nella gestione del problema. Ma c'è anche chi vede le cose in tutt'altro modo e individua proprio nella conservazione di troppe gestioni locali l'origine degli sprechi e propone di unificare tutti gli enti abruzzesi di gestione dell'acqua. Qualche passo in questo senso si sta già facendo.

Qualcuno si accorge solo adesso che certe cassandre ci stavano avvisando da anni - attenzione l'acqua, l'acqua diminuisce, l'acqua è inquinata, l'acqua diventa risorsa privata... - ma l'acqua nel rubinetto c'era e le cassandre sono fastidiose soprattutto quando vengono dalla sinistra più estrema e perciò nessuno ha voluto ascoltarle.

Anche su questo argomento non voglio fare critiche agli amministratori vecchi e nuovi, voglio guardare le cose concrete. La prima cosa che vedo è il nostro centro storico con case che hanno le fondamenta nell'umido, sono umidi tutti i locali e gli scantinati, ci sono zone in cui l'acqua fuoriesce dal suolo, ci sono frane causate da acque sotterranee... mi dicono che la collina di Chieti ha una struttura che canalizza le acque e che nasconde ancora le canalizzazioni artificiali degli antichi romani perciò Chieti era ricca di sorgenti le cui acque sono ancora visibili qua e là.

Questa memoria ha creato una leggenda metropolitana a cui i chietini sembrano molto affezionati: la leggenda delle sorgenti perdute.

Chieti sta sul colle più alto della zona e le sue antiche sorgenti (alla Terme, alla discesa del Tricalle, ecc.) potevano alimentarsi solo con le piogge cadute sul colle e fatte confluire attraverso i canali, le cisterne e le falde del terreno. Ma quali acque potrebbero adesso continuare ad alimentare quei canali sotterranei? adesso le strade sono tutte asfaltate e l'acqua delle piogge finisce nei tombini e nelle fogne. Quindi, se l'acqua c'è ancora, non è più acqua piovana, ma è quella degli acquedotti. Infatti a cominciare dal grande serbatoio della Civitella le acque sono raccolte in antiche strutture murarie e anche i canali delle fogne sono spesso realizzati a mattoni e molta dell'acqua che dovrebbe arrivare nei nostri rubinetti o di quella che dovrebbe andare giù al fiume, si perde nel sottosuolo a giocare con ciò che resta là sotto delle Teate romana.

Proposta: perché non avviare uno studio per rinnovare il sistema di raccolta e di distribuzione dell'acqua in città. Si potrebbe immaginare anche di ricostruire un nuovo serbatoio in modo da ampliare il Parco Archeologico della Civiltella.