Un ingegnere che ha lavorato per grandi progetti industriali mi descriveva i distretti petroliferi dell'Algeria, dove il sole non si vede neanche in pieno giorno perchè tutto è avvolto da una fitta coltre di smog. Però questo avviene in zone desertiche molto lontane dai centri abitati. No, non sono pazzi gli algerini, mi ha precisato l'ingegnere, l'Algeria sta utilizzando i soldi delle royalties sul petrolio per realizzare pozzi d'acqua e acquedotti: il vero oro liquido del futuro.
Quando il petrolio finirà non si troveranno in brache di tela, ma avranno un territorio arricchito dall'acqua e da buoni sistemi di irrigazione. Avranno una migliore qualità della vita e potranno sviluppare un'agricoltura autonoma, anche se pagata a costo di un aumento dell'inquinamento.
Noi facciamo il contrario. Noi abbiamo l'acqua, quella purissima che sgorga dalle sorgenti nelle più belle montagne della penisola, e la regaliamo. L'abbiamo regalata agli impianti chimici di Bussi che in cambio ci hanno avvelenato i pozzi e ci hanno lasciato la più grande discarica di veleni di tutta Europa. La buttiamo via da condutture colabrodo. Siamo anche disposti a dare un milione di litri d'acqua potabile al giorno per il Centro-Oli che dovrà desolforare la fanghiglia petrolifera estratta dal nostro mare e dalle nostre vigne. Acqua in cambio di petrolio che le varie compagnie si porteranno via lasciando a pochi rappresentanti politici un gruzzoletto di
royalties, tante malattie e un territorio devastato. Chi sarà riuscito ad arricchirsi sulla nostra pelle probabilmente se ne andrà in vacanza in Algeria.

Ora il Parlamento italiano vota la definitiva privatizzazione dei servizi idrici. E' un cambiamento epocale perché da quando l'uomo ha inventato il diritto, dai tempi della stele di Hammurabi e dalle Dodici Tavole dell'antica Roma non s'era mai sentita una cosa del genere. L'acqua appartiene alla Terra per quel dono divino o quella combinazione fortuita che rende abitabile il nostro pianeta. L'acqua viene distribuita dalle piogge che vanno ad alimentare fiumi, laghi e sorgenti. L'acqua è la base della vita ed è, insieme all'aria, il più necessario dei beni. La privatizzazione dell'acqua è
una bestemmia.
Una discussione sulla privatizzazione dell'acqua somiglia alla voglia di costruire la Torre di Babele per arrivare a toccare il cielo. Poi ci resterà solo da approvare il piano regolatore per il moto delle nuvole e la requisizione delle tuniche degli angeli.
Gli azzeccagarbugli pagati dai prossimi padroni dell'acqua hanno già preparato il nuovo comma 22 dicendo che l'acqua resta pubblica, nessuno la privatizza perché viene privatizzato solo il servizio di distribuzione. Come siamo soddisfatti: l'acqua sarà nostra anche quando i rubinetti saranno asciutti perché l'appaltatore non ha ricevuto tutti i soldi del suo 'servizio'. Molto rassicurante. La legge si chiama come al solito
"liberalizzazione" e significa che le regioni e i comuni
non sono liberi di mantenere il controllo pubblico sui servizi di distribuzione dell'acqua.
Ancora più 'rassicurante' sapere che il Parlamento
non discuterà di questo cambiamento epocale che non ha uguali nella storia dell'uomo. Il voto è blindato dalla questione di fiducia al governo. E chi oserebbe mai mettere in crisi un governo per una questione da cui dipende solo la
sete di tutto il popolo italiano?
La regina Maria Antonietta direbbe:
se non hanno l'acqua che bevano vino. E pensate che tra un po' in Abruzzo potremo avere la fortuna di bere vino solforato petrolizzato. Che goduria!