15 marzo 2007

La chimica nostrana


Eravamo tutti convinti di vivere in un posto pulito. Un Abruzzo a bassa densità abitativa, con poche industrie e poco lavoro. Un angolino di mondo dove il grande sviluppo economico non è mai arrivato e perciò è stato risparmiato dalle nubi tossiche, dalle centrali nucleari, dalle basi missilistiche e dalle devastazioni ambientali. E adesso scopriamo di vivere sull'orlo della più grande discarica chimica d'Europa.

Davanti agli stabilimenti di Bussi qualcuno per decenni è andato a interrare cloroformio, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, percloroetilene, esaclorobutadiene, pentaclorobutadiene, tetracloretano, composti organici clorurati, composti organici alogenati, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, idrocarburi paraffinici, tricloroetilene, tetracloretilene, triclorobenzene... 38.000 metri quadrati impestati fino a sei-sette metri di profondità di liquami tossici che negli anni si sono in parte cristallizzati e in parte dispersi nel fiume che scorre accanto alla discarica.

Nessuno ne sapeva nulla? nessuno si era mai accorto di niente? pare di no, anche se io ricordo uno strano 1978, un periodo in cui tante persone raccontavano di avvistamenti ufo, di astronavi aliene che bazzicavano tra la Majella e la Val Pescara. Non ci ho mai creduto, invece forse era vero, forse avevano sentito una strana puzza ed erano venuti a vedere cosa succedeva nel nostro angolino verde.

Lo so, è difficile sdrammatizzare in questi casi. Chissà se questa grave e brutta notizia potrà svegliare le nostre coscienze e aiutarci a riflettere meglio sui nostri stili di vita, e anche sui laboratori realizzati sotto il Gran Sasso e sui sospetti che da anni circolano nell'area di Rapino. Chissà se questo choc potrà aiutarci a capire che, se vogliamo vivere in un posto pulito, dobbiamo essere noi a renderlo pulito: dobbiamo vigilare, dobbiamo intervenire, dobbiamo imporre regole locali e istituire controlli speciali.

----------------------------------------------------
Aggiungo un link ad un articolo ben documentato del quotidiano PrimaDaNoi

2 commenti:

enio ha detto...

Le nostre coscienze sono sveglie e vigili e i nostri stili di vita non sono una conseguenza di ciò che alcuni delinquenti, con il solo scopo di arricchirsi in maniera fraudolenta scaricano i veleni nella discarica di Bussi, ma solo e sopratutto dallo stipendio che ci viene mensilmente elargito dalla società, che spesse volte non ci permette di arrivare alla fine del mese decentemente. Dico decentemente perchè se si deve andare dal dentista o la nostra macchina necessita di una piccola riparazione ci costringe a tirare enormemente la cinghia non per uno ma per diversi mesi. Il discorso inquinamento parte da molto lontano e non è certamente il primo deposito di questo genere che si trova in Italia.Il discorso è su come scovare i malfattori. Non vi è sembrato strano che tutto questo è venuto fuori nei pressi di una azienda a produzione altamente inquinante e nel periodo in cui questa sta cercando di sbarazzarsi di alcune produzioni e di mettere sul lastrico 130 operai in esse occupati ? Meditiamo gente e siamo vigili e attenti a queste cose, pronti a denunciare alle autorità che sono le sole rimaste a difenderci in questa giungla di furbi.

tom ha detto...

Vicino alla discarica ci abitano alcune famiglie che coltivano ortaggi. Nessuno gli aveva mai detto che non era opportuno e loro hanno visto crescere pomodori neri.