5.11.09

Conferenza sulla prevenzione

1.11.09

Senza pietà

In questa domenica dei Santi, mentre mi recavo alla messa, ho visto la lapide spezzata in via Principessa di Piemonte. Nel giorno in cui molte persone vanno a portare fiori al cimitero, questo oltraggio alla pietà dei defunti è ancora più offensivo. Ma c'è di più, perché vi si legge anche un gesto di estrema viltà che vuole deliberatamente offendere le vittime di una barbarie, colpevoli di essere vittime. E' una bravata fascista che vuole ribadire il diritto fascista di perseguitare i deboli e gli onesti, di portarli alla morte e di cancellare per sempre il loro ricordo.


Mentre molti ragazzi s'allontanano dalla nostra tradizione cristiana per festeggiare le carnevalate di Halloween diffuse da un consumismo frivolo ma non disinteressato, qualcuno ha deciso di compiere un gesto simbolico che toglie alle vittime innocenti internate nell'asilo di via Principessa di Piemonte il diritto alla memoria e alla pietà. Non c'è niente di più profondamente anticristiano della mentalità fascista che oggi ferisce anche quel minimo senso di civilità fondato da sempre sul rispetto dei morti comune ad ogni civiltà o religione.

Mi vergogno di vivere in una città che ci abitua a questi segni. Oggi la lapide che ricorda gli internati nell'asilo, ieri la svastica sulla lapide delle vecchie carceri in ricordo della cattura e degli interrogatori subiti dai martiri di Colle Pineta, ancor prima la rimozione della lapide davanti al palazzo comunale che ricorda i partigiani della Brigata Majella.

Chieti è una città piena di lapidi perché la sua storia è costellata di vergogne che, ovviamente, non riguardano tutti. Chieti è anche la città di Monsignor Venturi e dei ragazzi della Banda Palombaro, però c'è un'anima tenebrosa che continua a covare odio, che non vuole riscattarsi dal passato e coltiva la voglia di ripetere i più funesti errori.

Chieti non è sola in questa china e mi rattrista vivere nell'Italia che rinnega la sua millenaria tradizione mediterranea, ponte di civiltà, per diventare sempre più razzista e violenta. C'è troppa pena nel vivere dove un ragazzo può essere massacrato per il colore della pelle, per una sigaretta, per il gusto nel vestire, per il modo di camminare; dove la violenza fascista si scaglia anche contro il giudice; dove il povero invece di ricevere conforto o elemosine viene arso vivo. Così a Firenze, Bologna, Roma, Napoli... giovani trascinati alla violenza dai neonazisti in camicia verde e dai sindaci arruffapopolo. Tanti Karazic di casa nostra che forse affilano già le armi da consegnare a nuovi macellai come Mladic e Arkan. L'Italia rischia di vederli spuntare al montare di questa marea di odio che (Dio ce ne scampi) potrebbe tramutarsi in un fiume di sangue.

Sono già troppo disgustato dalla inondazione di falsità che devasta quotidianamente i discorsi e confonde le coscienze chiamando pace ciò che è guerra, chiamando offesa ciò che è semplice richiesta di giustizia, chiamando meritocrazia ciò che è annullamento di ogni merito acquisito, chiamando comunismo ogni semplice regola di democrazia, chiamando libertà ciò che è sopraffazione, chiamando democrazia la sete di potere. C'è perfino chi s'appella ai valori cristiani per istigare all'odio satanico...

Sono avvilito anche dalla rassegnazione e dal silenzio a cui sono ridotti molti di coloro che non appartengono alla schiera degli spietati.

27.10.09

Sul lavoro

Associazione Chieti nuova 3 febbraio

Per contribuire a riportare il problema del lavoro all’attenzione dell’opinione pubblica, che assiste con impotenza e quasi con un senso di inevitabilità alla caduta generale dei diritti, l’associazione Chieti nuova 3 febbraio promuove la realizzazione dell’incontro dibattito

…e il lavoro?

Mercoledì 28 ottobre, ore 17,30
Sala del Consiglio Provinciale - Chieti

Intervengono Giorgio Cremaschi, segretario nazionale FIOM CGIL, Marco Di Tullio, avvocato del lavoro, esperto di relazioni industriali, Angelo Orlando, consigliere provinciale.

Al centro dell’incontro: la condizione del lavoro, la flessibilità e la precarietà, la riduzione dei diritti, la valenza sociale e politica delle scelte in materia di lavoro, l’aumento della disoccupazione, la situazione di chi perde il lavoro.

25.10.09

Panchinomania teatina

Sembra che l'amministrazione civica sia stata colpita da un morbo sconosciuto di origine psicosomatica: la panchinite o panchinomania. Il morbo si manifesta con una smania di mettere panche e panchine nei posti più improbabili. Niente di male, direte voi, visto che qualche panchina fa sempre comodo. Il problema emerge quando le panchine fanno scomparire i pochi parcheggi disponibili nelle zone più centrali aggravando e giustificando il pessimo andazzo del parcheggio selvaggio.

Le enormi panche di marmo poste accanto ai tempietti hanno annullato uno dei pochi parcheggi per le due ruote. Ormai a Chieti parcheggiare uno scooter è più difficile di una grossa vettura che si può sempre mettere su qualunque marciapiede, discesa o incrocio.

Pare che la panchinite danneggi anche la vista perché bastava guardare le panchine già esistenti intorno ai tempietti romani per vedere che si possono fare senza eliminare parcheggi e possono essere realizzate anche con un utile sostegno per la schiena. Evidentemente chi ha voluto le nuove panche antimotorini non riusciva a vedere oltre il proprio naso.

In via Principessa di Piemonte (a pochi passi dalla Trinità) è scomparso un comodo parcheggio dove ora sorge un giardino di pietra: un trionfo di scalini e panche marmoree. Sembra una sorta di monumento alla barriera architettonica. Eppure là il parcheggio non recava alcun disturbo e, volendo, si poteva anche ampliare acquistando il terreno inutilizzato sull'altro lato della strada.

Da un amico ho saputo che anche durante i lavori di restyling della Villa Comunale i nostri amministratori avevano pensato di cancellare il parcheggio in fondo al viale, quello nei pressi del laghetto, per metterci altre panchine, naturalmente, come se non fossero sufficienti quelle già distribuite in tutti gli spazi della Villa. Sciagura fortunosamente sventata.

Difficile capire se il morbo della panchinite si sia diffuso tra i geometri dell'ufficio urbanistica, per contagiare agli architetti e poi gli assessori o viceversa. Di sicuro sta arrivando allo stadio acuto. Ne vediamo un chiaro sintomo sotto gli archetti rossi che si affacciano su via Papa Giovanni.

Come potete vedere dalle foto qualcuno ha deciso di creare un suggestivo angolo che unisce diverse genialità: c'è un robusto corrimano piazzato in mezzo al vicolo che collega il larghetto con via Solario. In certi orari quella transenna diventa quasi invisibile e chi volesse passare in fretta di notte o in una giornata di pioggia o di nebbia rischia di urtare l'imprevedibile barriera e di farsi molto male.

Se qualcuno riesce a superare indenne l'ostacolo del corrimano spaccavicolo difficilmente potrebbe salvarsi dall'inciampo creato dai piccoli cubi neri. Due cubi di metallo che probabilmente vorrebbero essere ulteriori panchine. Non si capisce bene se sono panchine per neonati, citazioni "cubiste" o patiboli per chi voglia ammirare il panorama attraverso gli archetti rossi. Ovviamente nessuno si è mai seduto su quei cubi anche perché sono già diventati ricettacoli d'acqua piovana.

Dai due cubi si slanciano nastri metallici che solcano "poeticamente" il pavimento. Probabile esperimento per i più impegnativi "poemi" disseminati lungo il viale della Villa.

Nel terrazzino sotto gli archetti rossi c'è la fontanella, il cui pozzetto per la raccolta dell'acqua non ha bordi e schizza tutto sui piedi. Infine il capolavoro: il monumento alla panchina. Guardatela bene, è lo strano oggetto arrugginito che vedete posizionato di sbiego. Un chiarissimo sintomo della panchinite acuta. Sarebbe interessante capire se il geniale ideatore abbia voluto dare una rappresentazione stilizzata del triclinio romano, come potrebbe suggerire lo stranissino schienale, se abbia pensato piuttosto di rappresentare un divanetto damascato oppure se l'idea era quella di un arnese che assorbe energia solare per fare grigliate di chiappe.

Un mio amico che abita nei paraggi sta cercando da mesi qualcuno disposto a fare da cavia sedendosi sulla "panchina" nel pieno di una giornata estiva di sole (naturalmente senza pantaloni che altrimenti si tingerebbero di ruggine). Se l'esperimento riesce si potrebbe avviare una produzione seriale di tatuaggi. L'altra idea è quella di invitare aspiranti cubiste disposte ad esibirsi sui cubetti con plastiche pose da belle statuine tra gli archetti. Potebbe essere una originale attrazione turistica.

Scherzi a parte, ci sarebbe da ragionare sui ciuffi di verde presenti anche in questi angoli allestiti da poco. Urge qualche intervento di Guerrilla gardening.

18.10.09

La città depedonalizzata

Qualcuno ha aperto un nuovo sito web. Si chiama "pedonia" (questo è il link) e mostra l'assurda situazione dei pedoni teatini. Mi associo all'iniziativa e spero che sia utile a sensibilizzare i nostri concittadini verso uno dei più gravi problemi di Chieti. Un problema di cui si parla poco forse perché è difficile da scaricare addosso a qualche autorità. E' un semplice problema di civiltà e di buona educazione.

Voglio contribuire con alcune immagini scattate alcuni mesi fa. Le scene sono ben note a chiunque abbia avuto occasione di frequentare Chieti.

Non sono paesaggi da "pedonia". Direi piuttosto che si tratta di una città "depedonalizzata".
Eppure è la stessa città che è anche vietata alle due ruote.


L'invasione delle automobili, che non hanno più rispetto di niente e di nessuno, rende impossibile la deambulazione anche per le persone più atletiche.

Lo spettacolo è desolante e vergognoso. Gli amministratori della città non si distinguono dai cittadini e hanno sempre contribuito a questo pessimo andazzo. La vecchia amministrazione aveva abolito le poche isole pedonali, trasformando la piazza principale della città in un grande parcheggio selvaggio. L'attuale amministrazione non ha avuto il coraggio di cambiare e ha anche dato pessimi esempi (prima e dopo). Così i cittadini di buona volontà sono sempre più emarginati e umiliati.

Non ci resta che buttarla sul ridere.


Aggiungo alle foto anche un simpatico confronto che aiuta a capire il movente di certi comportamenti.

13.10.09

Basta rifiuti a Chieti


Chieti Scalo e la Val Pescara sono state interessate da grandi incendi di impianti per il trattamento rifiuti: negli ultimi 14 mesi, in Abruzzo ci sono stati 5 incendi di questo tipo dei quali ben 3 nella sola area di Chieti Scalo. Tutta l’area è stata poi interessata da rifiuti sotterrati con conseguente inquinamento del suolo, del sottosuolo e della falda acquifera.

LA NOSTRA SALUTE È IN PERICOLO
MANIFESTIAMO INSIEME
SABATO 17 OTTOBRE -- ORE 18

Punto di ritrovo:
piazzale antista antistante chiesa Madonna delle Piane.
Diciamo basta ad impianti che distano pochissimi metri da case e da strutture pubbliche universitarie, sanitarie, uffici, ecc.
Cittadini ed associazioni chiedono la bonifica dei suoli e delle falde inquinate, il miglioramento della qualità delle acque superficiali e dell’aria per non correre più il rischio di svegliarsi al mattino con una nube tossica sulla testa e la conseguente paura di raccogliere frutta ed ortaggi dal proprio orto.

Comitato Locale “Villablocc - per la Tutela della Salute e della Vita”, Abruzzo Social Forum e WWF
lanciano un appello
al Comune di Chieti, alla Provincia, alla Regione, a sindacati e alle associazioni presenti sul territorio e a TUTTI CITTADINI e chiedono:
· la delocalizzazione degli impianti esistenti;
· la corretta bonifica delle aree e delle industrie dismesse, del suolo e delle falde inquinati;
· un’indagine epidemiologica per accertare eventuali danni alla salute subiti dalla cittadinanza;
· destinazioni urbane coerenti, ben definite e salubri su tutto il territorio del Comune di Chieti.

Info: chieti@wwf.it - tel. 320 2788489 / villablocc@libero.it - tel.349 5700787
www.abruzzosocialforum.org - tel. 338 1195358
Cip: viale d’Annunzio, 68 – 65100 Pescara

8.10.09

Ci vorrebbe un tunnel

Sembra davvero vicino l'inizio dei lavori per la realizzazione del tunnel. Hanno transennato una zona del Terminal accanto all'ingresso della scala mobile. Il tunnel consentirà di raggiungere gli ascensori che andranno a sbucare in Largo Barbella, probabilmente in quella zona attualmente coperta da una tettoia, dove sono stati rinvenuti i resti del longobardo e una bella cisterna.

Come tutte le opere messe in cantiere dall'amministrazione Ricci anche questa è un fuori programma che ha destato molte critiche sull'utilità, l'opportunità e i rischi. Non stiamo qui a ripeterle. Di buono sembra esserci solo il fatto che i costi dell'opera sono coperti all'80% da fondi europei.

Come tutte le opere dell'amministrazione Ricci anche questa ha avuto una gestazione quasi segreta e la maggioranza dei cittadini ne ha avuto notizia da voci diffuse solo quando ormai era tutto deciso. Fare proposte a questo punto diventa quasi inutile, ma questo è un blog di proposte e ci proviamo lo stesso.

Un tunnel realizzato con finanziamenti europei è una buona cosa. Potrebbe risolvere molti problemi di viabilità e potrebbe aiutarci ad alleggerire il centro storico dall'intenso traffico che lo soffoca. ovviamente non va fatto per i pedoni e soprattutto non serve accanto alla scala mobile. Là il mezzo di risalita esiste già.

Un tunnel potrebbe essere realizzato per completare l'intercollinare in modo da collegare i principali accessi alla città.

Non sono un tecnico perciò la mia cartina è molto approssimativa (cliccare per ingrandire), comunque il tracciato in rosso dovrebbe dare un'idea della mia proposta. La galleria dovrebbe creare un prolungamento dell'intercollinare (tratto arancione) fino alla zona di Santa Barbara. Questo raccordo consentirebbe alle vetture provenienti da Pescara e da Francavilla di raggiungere via Papa Giovanni (zona Terme Romane), Santa Barbara e poi arrivare anche a Filippone senza attraversare il centro storico. Nel senso opposto consentirebbe alle vetture provenienti da tali quertieri di incanalarsi verso l'ospedale, il campus, l'autostrada e l'asse attrezzato senza percorrere le viuzze del centro.

Per completare l'anello viario intorno alla città sarebbe necessaria anche una seconda galleria dalle Terme all'ex San Camillo e poi magari una terza che, passando sotto il quartiere Filippone, potrebbe allacciarsi alla via di Colle Marcone. Credo comunque che già il primo tunnel sarebbe sufficiente ad alleggerire notevolmente il traffico in tutta la zona di Piazza Garibaldi, Piano Sant'Angelo, via Papa Giovanni e ridare respiro al centro storico molto congestionato. Si valorizzerebbe anche l'ex San Camillo rendendo possibile un collegamento veloce con la zona Ospedale-Università e si avrebbe un accesso più normale alle stradine di Santa Barbara.

Si potrebbe anche prevedere qualche parcheggio in corrispondenza delle uscite di Santa barbara e San Camillo. Un impianto di risalita (scala mobile o tapis roulant) sarebbe utile per collegare l'ex san Camillo alla zona ex Pediatrico, ma questa è una proposta già fatta da tempo (il post è qui).

Sarebbe una grande opera che la morfologia del territorio e la criticità geologica rendono di difficile realizzazione, però si poteva approfittare dei fondi europei per fare qualcosa davvero utile alla città.


4.10.09

Libertà di disinformazione

La manifestazione di ieri a sostegno della libertà di stampa ha portato una grande folla a Piazza del Popolo. C'è stata una participazione da lontano, da Parigi, Londra, Madrid, Berlino e altre città. Io non c'ero perchè faccio parte di una categoria di fannulloni che marcano il cartellino anche il sabato. Perciò partecipo anch'io da lontano con questo post.

Lo scrivo liberamente. Nessuno me lo impedisce e nessuno limita la vostra lettura. Scrivo con la stessa libertà di chi scrive sui giornali che andranno in edicola domani e di cui nessuno chiederà il sequestro. Ciò dimostra che una libertà di stampa esiste, non viene negata la scrittura. Ma allora perché protestiamo? Forse la FNSI ha subito una strumentalizzazione politica?

Per evitare confusioni occorre distinguere tra libertà di stampa e diritto alla completa informazione. La stampa infatti ha due facce: da una parte si scrive e dall'altra si legge. In Italia si scrive molto e si legge poco. Quel poco che arriva in tutte le case è un discorso monco, inquinato, taroccato.

La libertà di scrivere resta quasi intatta, ma il meglio finisce in bottiglie di naufraghi affidate al mare, mentre il cittadino ipnotizzato dalla TV perde il suo diritto di capire, non riesce a vedere cosa passa dietro la folla urlante dei disonorevoli microfonati e dei loro servi ben pagati.

Ci sono tanti modi per taroccare quel pochissimo di informazione che raggiunge tutte le case: lo fa automaticamente il conflitto di interessi perché anche il redattore più selvaggio delle iene o di striscia non può non avere una coscienza che lo lega al rinnovo del suo contratto di lavoro;
lo fa il quieto vivere del giornalista Rai che ha imparato il mestiere da Angelo Guglielmi, da Andrea Barbato, da Enzo Biagi, che ha lavorato al fianco di Ilaria Alpi, di Oliviero Beha, di Enrico Mentana, di Michele Santoro, di Milena Gabanelli... e forse non se la sente di fare l'eroe solo per una notizia cancellata o per una parola scambiata. Per esempio chi rifiuta di mandare ragazzi italiani a sparare nei lontanissimi fronti dell'oriente non si deve chiamare "pacifista" (parola vietata dal nuovo codice segreto dei bravi giornalisti), li chiameremo "disobbedienti", "oppositori", "girotondini" e la gente forse capirà lo stesso.

Davvero la gente capirà quando tutte le parole sono state scambiate? Davvero sapremo che stiamo parlando di guerra e di pace quando il pacifista viene descritto come un bolscevico e il guerrafondaio viene presentato come un limpido eroe della democrazia?

Poi c'è la censura privata. Ne trovate un esempio nella notizia riportata a questo link. Ci sono verità che non possono essere rivelate se recano danno alla rispettabilità di qualcuno, ditta o persona. Poco importa se quella rispettabilità è costruira solo su occultamenti e menzogne.

La censura privata si collega alla censura legale (ne parla qui Paolo Barnard) e alla censura preventiva (qui un piccolo esempio)

In sostanza non puoi dire che il re è nudo perché lo offenderesti a prescindere dal fatto che va in giro senza mutande. E se una banda di malfattori ti ha cacciato da casa con l'inganno e la violenza non puoi gridare al ladro, al ladro! I malfattori farebbero valere il loro diritto alla privacy e alla rispettabilità. Devi attendere che ci sia almeno una sentenza definitiva di condanna penale. Mentre gli anni passano in attesa della pronuncia finale non puoi impedire ai malfattori che abitano a casa tua di fondare un partito e di raccogliere voti diffondendo un programma basato sulla lealtà, l'onore, il rispetto delle regole e la carità cristiana. La gente li applaude entusiasta e non vuole sentire le tue storie tristi, le tue rivendicazioni, i piagnistei. Se lo fai stai violando la loro privacy, stai turbando i loro programmi. Anche il giudice e il poliziotto dovranno fermarsi davanti alla sacra Privacy. I tuoi concittadini non devono sapere quello che tu hai sofferto e che puoi testimoniare. Devi aspettare. Pazienza. Arriverà il momento in cui i giudici ti chiameranno, ti ascolteranno e poi qualcuno ti spiegherà che tutto è prescritto, che c'è stata l'amnistia, il condono, la depenalizzazione, lo scudo e forse ti spiegheranno anche quel principio per cui l'imputato non subisce effetti negativi dall'eventuale pronuncia di incostituzionalità di una legge (un esempio è qui).

Poi il giorno della tragedia collettiva i giornali scriveranno grandi titoli sul perché nessuno ha impedito che succedesse il peggio, perché nessuno ha capito e ascoltato. Lacrime di coccodrillo. Ecco perché la libertà di stampa (che c'è, ma non c'è) è anche una questione di salvezza comune. Un appello all'intelligenza.

Il rifiuto della ragione non è un'opinione politica: è solo stupidità pericolosa!