14 agosto 2019

Nadia Toffa, sempre dalla parte dei cittadini abruzzesi

Da Bussi al Gran Sasso, dal suo lavoro rigoroso il sapore della verità e le domande e le risposte che il potere rifiutava.

Abbiamo conosciuto Nadia sul campo, nei luoghi delle battaglie civili per i diritti dei cittadini.

Ha trattato l'inquinamento di Bussi, il rischio sismico con lo stoccaggio del gas di S. Martino sulla Marrucina e l'elettrodotto Villanova-Gissi. Poi ricordiamo gli ultimi due servizi sull'acqua del Gran Sasso e i laboratori di Fisica Nucleare.

Agli abruzzesi, a tanti italiani, dal caso dell'acqua contaminata da PFAS nel Veneto alla ferriera di Trieste, ha dato quelle risposte e posto quelle domande che il potere rifiutava, spesso da anni.

12 agosto 2019

Via De Turre chiusa


Dopo le recenti piogge che hanno aperto due voragini in via Madonna degli Angeli, in prossimità dell'incrocio con via Baroncini, e hanno sconnesso tutto il rivestimento in sanpietrini, il tratto iniziale di via De Turre è stato chiuso, ed è ancora chiuso da una settimana.

Questi inconvenienti provocano sempre qualche disagio però stavolta c'è anche un vantaggio per tutti i residenti a cui la chiusura ha regalato un'insolita quiete. Da qui nasce la mia proposta di rendere permanente la chiusura mettendo fine a diverse anomalie:

1 - via De Turre è una strada a doppia regolamentazione, senso unico nella parte alta (Giovanni De Turre) e doppio senso nella parte bassa (Bertrando De Turre);
2 - il senso unico viene abitualmente ignorato e sono molti i mezzi che percorrono tutta la strada in discesa creando situazioni molto pericolose;
3 - il percorso in salita viene utilizzato come scorciatoia per le vetture dirette verso il centro storico, ma è una scorciatoia ingannevole poiché riesce ad abbreviare il percorso ma allunga i tempi a causa della difficoltà di immettersi sulla via Madonna degli Angeli: le vetture restano a fare la bilancia sui pedali bruciando gas e frizioni;
4 - la confluenza di via De Turre con la curva di via Madonna degli Angeli coincide con l'incrocio di via Baroncini, molto stretta e percorsa a doppio senso.

Tutti questi problemi si potrebbero evitare chiudendo definitivamente la parte alta di via De Turre, che potrebbe terminare con una breve gradinata. L'accesso di via De Turre all'incrocio tra via Baroncini e via Madonna degli Angeli sarebbe riservato ai pedoni e il risultato sarebbe quello illustrato nell'immagine.

Questa soluzione offrirebbe un doppio vantaggio:
migliorare l'accesso a via Baroncini, che sarebbe più agevole, inoltre si eviterebbe l'attraversamento pericoloso in piena curva sia per le auto dirette in via Baroncini, sia per quelle intenzionate a percorrere contro-mano l'attuale discesa di via De Turre;
- i residenti in via De Turre dovrebbero accedere sempre dal sottostante viale Majella (la strada infatti diventerebbe un cul de sac) ma diventerebbe una zona tranquilla, non avrebbe più l'uscita in alto sulla curva di via Madonna degli Angeli, ma la rinuncia sarebbe molto ben ripagata dalla scomparsa del traffico che ora viene generato dai tanti che pensano di utilizzare la ripida salita di via De Turre come scorciatoia, senza calcolare le notevoli difficoltà di inserimento nel pericoloso incrocio con via Madonna Degli Angeli e dai tanti che percorrono la strada controsenso. Tutta la zona avrebbe una notevole riduzione dell'inquinamento, del rumore e dei pericoli. 

Per completare l'opera si dovrebbe realizzare anche una rotatoria a valle, dove via De Turre incrocia viale Majella. Anche quello è un innesto in curva con scarsa visibilità e con vetture che lo attraversano in velocità.

Nell'immagine che segue ho provato a disegnarla.


Nel disegno la rotatoria assume una forma ellittica che si potrebbe migliorare ampliandola verso valle, dove non ci sono costruzioni. Comunque anche una rotatoria oblunga consentirebbe un migliore accesso sia dalla parte di via De Turre (che è già oggi un doppio senso), sia dalla parte di strada Madonna della Vittoria.

Infine si dovrebbero riallineare i gradini in prossimità del campetto di via De Turre (li ho ridisegnati in azzurro). Attualmente quei gradini si allargano creando un pericoloso restringimento della strada proprio nel punto in cui le vetture che salgono si  incrociano con quelle che scendono.



27 luglio 2019

Germano De Cinque

Chieti ha perso un illustre rappresentante politico, il notaio e senatore Germano De Cinque.
Nativo di Casoli, dove iniziò la sua carriera politica come consigliere comunale e sindaco del paese, divenne poi Presidente della Provincia di Chieti e fu eletto senatore per tre legislature. Negli anni novanta ebbe anche ruoli di governo come Sottosegretario alla Giustizia.

Ha esercitato la professione di avvocato ed è stato nataio per molti anni, ma merita di essere ricordato soprattutto per l'impegno politico nella Democrazia Cristiana. E' stato un rappresentante politico di raro equilibrio, mai sfiorato da ombre, neanche nel periodo 92-93, quando molti esponenti democristiani furono implicati nelle vicende giudiziarie di Tangentopoli.
De Cinque è stato una figura limpida e nobile, un signore della politica esercitata seriamente,  dovrebbe essere tenuto a modello da tutti coloro che svolgono oggi attività politiche.

Ho avuto modo di conversare con lui quando venne a mettere la sua firma al banchetto di Piazza Vico per la salvaguardia della Costituzione. In quel gesto, compiuto quando era ormai fuori dai giochi politici, manifestava ulteriormente il suo autentico sentimento democratico. R.I.P.

La notizia dei funerali su Rete8

10 luglio 2019

Una grandinata mai vista prima

La grandinata ha colpito la costa, da Pescara fino a Vasto.
Chicchi di grandine grossi come arance. E' stato peggio della grandinata del 2006.
Gravi danni per vetture e tetti delle case.

Alcune scene
Sembra un bombardamento
Pescara, zona Porta Nuova
Parcheggio dell'ospedale completamente allagato 
Vasto
Palle di grandine sul mare

Notizia ripoartata da Il Fatto Quotidiano e Il Post.

04 luglio 2019

Aggressioni e scippi

Ho segnalato più volte gli episodi di violenza nella nostra piccola città, purtroppo continuano e appaiono sempre più assurdi.


Nella notte fra venedì e sabato, prima hanno aggredito un uomo di 34 anni, prendendo a calci la sua macchina e poi picchiandolo. Dopodiché, si sono scagliati contro un 27enne, che ha rimediato la frattura della mandibola. Nel frattempo, hanno iniziando a prendersela con le auto parcheggiate


 Chieti una dei due giovani arrestati per il violento scippo compiuto ieri pomeriggio, a Pescara, nei pressi della cattedrale di San Cetteo, in via d'Annunzio. In manette sono finiti P.S., 23 anni, teatina, e C.M., 28, residente a Tocco da Casauria (Pescara). La vittima, una donna di 71 anni, stava camminando sul marciapiede, diretta in chiesa, quando è stata avvicinata da una ragazza, che ha iniziato a tirare la borsa con l'obiettivo di portargliela via. L'anziana è stata strattonata fino alla strada, dove un altro giovane attendeva a bordo di una Nissan Micra bianca. A quel punto, la ragazza è riuscita a strappare la borsa e, dopo essersi seduta in auto, sul sedile passeggero, ha colpito la vittima con lo sportello, facendola cadere a terra.

24 aprile 2019

Arrestati in Basilicata i vertici dell'ENI


Gli ambientalisti... ma sì, loro, quelli che dicono sempre NO... 
che sono peggio dei radical-chic.  

Credo che i veri radical-chic sono quelli che snobbano gli ambientalisti. Il NO alla petrolizzazione dell'Abruzzo ci ha salvato dal disastro. E adesso sappiamo che il disastro sarebbe stato peggiore di quel che dicevano i più allarmisti. E sappiamo che il disastro era già nella malafede dei patrocinatori del progetto.
“Il profitto unico faro delle scellerate scelte”
Le condotte portate avanti sono state “caratterizzate da una sconcertante malafede e spregiudicatezza”, secondo il gip Ida Iura che ha disposto i domiciliari per l’ex responsabile del Centro oli di Viggiano, Enrico Trovato, indagato con altre 13 persone e la stessa azienda. Nascondendo quanto accadeva nell’impianto lucano e non intervenendo subito per tappare i buchi dei serbatoi che contenevano il petrolio, sono quindi stati “sacrificati” per anni la tutela di salute e ambiente di fronte alle “ragioni economiche d’impresa”, definite “l’unico faro” che “ha illuminato e sorretto tutte le scellerate scelte aziendali”.
Per anni in questo blog ho sostenuto la protesta contro il Centro-Oli, e poi contro le trivelle di Ombrina Mare. Credo di non averlo fatto come ambientalista (non sono iscritto a nessuna associazione) ma solo per buon senso. Ho ascoltato i medici e i geologi, ho partecipato alle conferenze della professoressa D'Orsogna. Ho visto che non era un confrontro tra opinioni diverse. Qualcuno portava informazioni, altri portavano bugie. A guardarli di persona i bugiardi si riconoscono. Li vedi circondati di falsi esperti e falsi giornalisti. Ho potuto vedere nelle facce dei manager il ghigno malcelato in sorrisi di circostanza. Branco di squali. Ho avuto pena per la misera vigliaccheria dei nostri politici; ho provato ribrezzo per gli incoffessabili  tornaconti dei finti ambientalisti. Nonostante tutto ci siamo salvati. Finora.

Il Centro-Oli per fortuna non c'è, ma ci tocca di leggere, con un misto di stupore e di rabbia, della morte per suicidio dell'ing. Griffa e poi del generale Conti. Noi ci siamo salvati e sappiamo con certezza che gli ambientalisti avevano ragione, pienamente ragione. Qualcuno ci ha perso la vita.

Grazie agli ambientalisti noi abbiamo imparato a conoscere l'air-gun e il fracking. Sappiamo che il peggio deve ancora venire. Dobbiamo resistere come partigiani del pianeta.

Il Centro-Oli di Viggiano veniva citato come esempio di buone trivellazioni. Un modello da seguire fatto di tecnologie rassicuranti e denaro per le casse dei comuni. Nei telegiornali non si parlava dell'ing. Griffa, non si dava mai notizia degli incidenti e delle anomalie. Solo Report ha avuto il coraggio di mostrare gli effetti sulle acque e sulle colture.

Oggi la verità comincia ad emergere ed purtroppo è molto più brutta di quello che paventavano gli ambientalisti.  Ciò che sta emergendo ora dall'inchiesta della magistratura è una vera associazione a delinquere che non si fa scrupoli di provocare malattie e morte.
Da alcune intercettazioni riportate nell’ordinanza emergerebbe per la sede di Viggiano “l’inesistenza di procedure ambientali di verifica” e la superficialità della gestione del problema della sicurezza dell’ecosistema”, nonché “la grave e inescusabile confusione in cui versava” persino il tecnico responsabile del settore Salute, Sicurezza, Ambiente del distretto Meridionale dell’azienda petrolifera. E, secondo gli inquirenti, anche dopo il febbraio 2017 Eni ha continuato “a nascondere tutto ciò che non viene scoperto” dalle autorità di controllo. Dei dipendenti citati negli atti l’unico che agì con “coscienza e scrupolo” è Gianluca Griffa, l’ex responsabile della produzione di Viggiano ritrovato morto in un bosco nel 2013. Aveva capito cosa stava accadendo già nel 2011 e denunciò ai superiori: “Volutamente era stato emarginato – scrive il gip – Ma se le precauzioni suggerite, siamo nel 2013, fossero state considerate avrebbero scongiurato il disastro ambientale scoperto quattro anni dopo”. A ringraziarlo, quasi sei anni dopo la morte, è stata la procura.
Oltre all'ing. Griffa è giusto ricordare anche la geologa Albina Colella che nel 2011 ebbe il coraggio didichiarare i disastri causati dall'ENI e per questo fu perseguita
La Colella, docente di Geologia all’università di Potenza, nel 2015 era stata denunciata dalla compagnia petrolifera per diffamazione e danni morali e patrimoniali, dopo alcune dichiarazioni rese in tv sulle acque contaminate di Contrada La Rossa in aerea di reiniezione petrolifera.
All’epoca dei fatti a capo del Cova c’era Enrico Trovato e alla professoressa venne chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro.
Ditemi voi se non è un animo puramente delinquenziale quello di chi in malafede denuncia una scienziata per intimorirla e rovinarla pur sapendo che è un'eroica portatrice di verità.  Una storia che si ripete perché la tecnica dei risarcimenti milionari è un'arma che viene spesso utilizzata dalle mafie economiche.

08 dicembre 2018

Abbrutimenti su abbrutimenti

L'abbrutimento nel quale stiamo precipitando è incredibile. Si leggono storie di puro orrore. Perfino i peggiori camorristi che fanno ribrezzo a se stessi per ciò che hanno fatto, gente come Maurizio Prestieri, si spaventano dell'abbrutimento dei baby-camorristi che infestano certi quartieri del napoletano. Storie di donne ridotte in schiavitù dentro una baracca della campagna pugliese o siciliana o in un appartamento di città e c'è chi arriva a far prostituire la propria figlioletta di 4 anni.

Stiamo precipitando. All'abbrutimento molti reagiscono con una rabbia cieca che avvelena ancor più l'ambiente. Ne è stata testimone una giornalista di RaiNews24. Riprendo qui il suo racconto come riportato da Giulio Cavalli.


21 novembre 2018

Asce e mazze ferrate

La violenza giovanile sembra esplodere di notte, accade a Pescara, dove tre giovani (due sono teatini) sono stati accoltellati alle cinque di mattina all'uscita da una discoteca. Accade anche a Chieti Scalo, per un'ennesima rissa nei pressi di un pub. I motivi sono sempre futili, ma la violenza è spesso estrema. I giovinastri di Chieti Scalo avevano sull'auto un'ascia e una mazza ferrata.
L'abbrutimento è arrivato a farci chiedere se viviamo in pieno medioevo o forse nell'epoca delle invasioni barbariche.

14 novembre 2018

Violenza e stupidità

Il 21 ottobre a Pescara si è verificata una brutale aggressione ai danni di una coppia di fidanzatini, entrambi minorenni.
Nella centralissima via Carducci la coppia è stata avvicinata da un gruppo di ragazzi che prima hanno insultato pesantemente la ragazza e poi hanno reagito con estrema violenza alla reazione di difesa del ragazzo. I quattro si sono accaniti contro la giovanissima coppia anche quando le vittime erano ormai a terra. I colpi in faccia inferti al ragazzo di 17 anni lo hanno esposto al rischio di perdere un occhio.

Ormai educati alla violenza più bestiale molti giovani cultori dell'odio hanno oltrepassato la naturale inibizione che dovrebbe risparmiare chi è già steso. Questi sono peggio della comune delinquenza. Fortunatamente la ragazzina di 16anni è riuscita a chiamare soccorsi e in ospedale i medici sono riusciti a salvare l'occhio del ragazzo.
I quattro aggressori (tre diciottenni e un diciassettenne) dopo il violento pestaggio hanno anche derubato le vittime. Per la polizia è stato facile identificarli perché il capobanda aveva dichiarato il proprio nome, inoltre l'aggressione era stata ripresa da una telecamera di sorveglianza. Nella gang c'era anche una ragazza di Chieti.
 Alla stampa non sono stati forniti i nomi dei quattro mostriciattoli ma alcuni particolari descrivono una stupidità incredibile: il diciottenne che avrebbe svolto il ruolo principale nell'aggressione ha contattato una delle vittime, inizialmente nel maldestro tentativo di negare la propria partecipazione all'azione criminale ("qualcuno ha usato il mio nome, ma non ero io"), poi avrebbe richiamato per scusarsi chiedendo alla vittima di non presentare denuncia perché "il poverino" era già stato denunciato per un precedente atto criminale ed era stato messo "in prova" dalle forze di polizia.

L'episodio che si aggiunge ad altri simili mostra una mistura di noia, di stupidità e di violenza da arancia meccanica. Un orrore che dovrebbe costringerci a riflettere, invece la notizia passa quasi inosservata.

01 ottobre 2018

Bussi: non ci sono colpevoli, nessun risarcimento

Comunicato stampa del 29 settembre 2018

“CASSAZIONE SU BUSSI: SENTENZA INCUBO PER L'ABRUZZO,

ADESSO ANCHE LA BONIFICA È IN SALITA”

Sconfitti lo Stato e la politica incapaci di tutelare l’ambiente e i cittadini

Si paga anche il prezzo del ritardo sull'approvazione della legge sugli ecoreati

***

La sentenza della Cassazione, ribaltando le conclusioni della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, ha sancito che non ci sono o non sono individuabili colpevoli per quella che è stata definita la discarica abusiva più grande d’Europa. Una situazione paradossale, che complica anche le prospettive di bonifica, per la quale il futuro è a questo punto di nuovo tutto da scrivere.


02 settembre 2018

La cattedrale dimenticata

Sotto il pavimento di Piazza San Giustino c'erano mura romane e forse lo si poteva immaginare, poi tra il terriccio giallo e gli antichi mattoni s'è creata un'apertura simile a quelle voragini che talvolta hanno lacerato le strade in varie zone della città.


Gli speleologi che si sono calati nel buco hanno trovato un'ipogeo sconosciuto.
Le fotografie sono incredibili, ci mostrano una cattedrale sotto la cattedrale. Un ambiente perfetto rimasto sigillato e nel silenzio e nel segreto dei secoli.



Gli archi sono magnifici. Hanno sostenuto la piazza, la chiesa e il campanile insieme a tutto il traffico che per decenni ha animato quel luogo: il traffico incessante del parcheggio di vetture, gli scooter, gli autobus degli anni sessanta e settanta che affollavano la piazza quando San Giustino era l'unica autostazione di Chieti, e ancor prima lì passava il tram con le rotaie e le carrozze dei signori e la grande fontana. Tutto sopra quegli archi di mattoni.


Per tutti noi che abbiamo passeggiato sulla piazza e siamo saliti e discesi dalla gradinata della chiesa, il nostro sembrava un camminare coi piedi per terra, non sapevamo di stare tutti sulla soffitta di una grande palazzo sconosciuto.


Dieci anni fa Chieti ci aveva sbalordito col ritrovamento del longobardo e poco prima erano riemersi i mosaici davanti al Teatro Marrucino, ma questa di oggi è una scoperta fantastica. Basta guardare le immagini volgendo la mente al passato per provare le vertigini del lunghissimo tempo trascorso tra le navate pulite di quello spazio irraggiungibile, ma vicinissimo a noi. Uno spazio inimmaginabile.
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AGGIORNAMENTO del 20 settembre 2018 - Lo scavo è stato già richiuso. L'antica cisterna non sarà più visibile per nessuno.

26 luglio 2018

Marchionne, un protagonista

Sergio Marchionne, un abruzzese, un emigrante, un teatino arrivato alla guida della più grande industria italiana. La sua scomparsa troppo repentina produce un senso di smarrimento anche tra coloro che non hanno apprezzato le sue scelte.

Non ho mai visto un abruzzese arrendersi, mai visto aspettare che arrivasse un salvatore da chissà dove a regalargli un domani migliore. Gli abruzzesi cadono e si rialzano da soli, non perdono tempo a lamentarsi, ma fanno, producono, ricostruiscono. Credo che questo sia l'atteggiamento di cui ha bisogno l'Italia oggi.   

(Sergio Marchionne) 






02 febbraio 2018

La banalità del male, che sta tornando


Per il Giorno della Memoria è stata proposta a cura dell'associazione Chieti Nuova 3 febbraio la rappresentazione di un testo elaborato dal regista Antonio Tucci e basato sulle memorie di Liliana Segre, da poco nominata senatrice a vita.