08 dicembre 2018

Abbrutimenti su abbrutimenti

L'abbrutimento nel quale stiamo precipitando è incredibile. Si leggono storie di puro orrore. Perfino i peggiori camorristi che fanno ribrezzo a se stessi per ciò che hanno fatto, gente come Maurizio Prestieri, si spaventano dell'abbrutimento dei baby-camorristi che infestano certi quartieri del napoletano. Storie di donne ridotte in schiavitù dentro una baracca della campagna pugliese o siciliana o in un appartamento di città e c'è chi arriva a far prostituire la propria figlioletta di 4 anni.

Stiamo precipitando. All'abbrutimento molti reagiscono con una rabbia cieca che avvelena ancor più l'ambiente. Ne è stata testimone una giornalista di RaiNews24. Riprendo qui il suo racconto come riportato da Giulio Cavalli.


21 novembre 2018

Asce e mazze ferrate

La violenza giovanile sembra esplodere di notte, accade a Pescara, dove tre giovani (due sono teatini) sono stati accoltellati alle cinque di mattina all'uscita da una discoteca. Accade anche a Chieti Scalo, per un'ennesima rissa nei pressi di un pub. I motivi sono sempre futili, ma la violenza è spesso estrema. I giovinastri di Chieti Scalo avevano sull'auto un'ascia e una mazza ferrata.
L'abbrutimento è arrivato a farci chiedere se viviamo in pieno medioevo o forse nell'epoca delle invasioni barbariche.

14 novembre 2018

Violenza e stupidità

Il 21 ottobre a Pescara si è verificata una brutale aggressione ai danni di una coppia di fidanzatini, entrambi minorenni.
Nella centralissima via Carducci la coppia è stata avvicinata da un gruppo di ragazzi che prima hanno insultato pesantemente la ragazza e poi hanno reagito con estrema violenza alla reazione di difesa del ragazzo. I quattro si sono accaniti contro la giovanissima coppia anche quando le vittime erano ormai a terra. I colpi in faccia inferti al ragazzo di 17 anni lo hanno esposto al rischio di perdere un occhio.

Ormai educati alla violenza più bestiale molti giovani cultori dell'odio hanno oltrepassato la naturale inibizione che dovrebbe risparmiare chi è già steso. Questi sono peggio della comune delinquenza. Fortunatamente la ragazzina di 16anni è riuscita a chiamare soccorsi e in ospedale i medici sono riusciti a salvare l'occhio del ragazzo.
I quattro aggressori (tre diciottenni e un diciassettenne) dopo il violento pestaggio hanno anche derubato le vittime. Per la polizia è stato facile identificarli perché il capobanda aveva dichiarato il proprio nome, inoltre l'aggressione era stata ripresa da una telecamera di sorveglianza. Nella gang c'era anche una ragazza di Chieti.
 Alla stampa non sono stati forniti i nomi dei quattro mostriciattoli ma alcuni particolari descrivono una stupidità incredibile: il diciottenne che avrebbe svolto il ruolo principale nell'aggressione ha contattato una delle vittime, inizialmente nel maldestro tentativo di negare la propria partecipazione all'azione criminale ("qualcuno ha usato il mio nome, ma non ero io"), poi avrebbe richiamato per scusarsi chiedendo alla vittima di non presentare denuncia perché "il poverino" era già stato denunciato per un precedente atto criminale ed era stato messo "in prova" dalle forze di polizia.

L'episodio che si aggiunge ad altri simili mostra una mistura di noia, di stupidità e di violenza da arancia meccanica. Un orrore che dovrebbe costringerci a riflettere, invece la notizia passa quasi inosservata.

01 ottobre 2018

Bussi: non ci sono colpevoli, nessun risarcimento

Comunicato stampa del 29 settembre 2018

“CASSAZIONE SU BUSSI: SENTENZA INCUBO PER L'ABRUZZO,

ADESSO ANCHE LA BONIFICA È IN SALITA”

Sconfitti lo Stato e la politica incapaci di tutelare l’ambiente e i cittadini

Si paga anche il prezzo del ritardo sull'approvazione della legge sugli ecoreati

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La sentenza della Cassazione, ribaltando le conclusioni della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, ha sancito che non ci sono o non sono individuabili colpevoli per quella che è stata definita la discarica abusiva più grande d’Europa. Una situazione paradossale, che complica anche le prospettive di bonifica, per la quale il futuro è a questo punto di nuovo tutto da scrivere.


02 settembre 2018

La cattedrale dimenticata

Sotto il pavimento di Piazza San Giustino c'erano mura romane e forse lo si poteva immaginare, poi tra il terriccio giallo e gli antichi mattoni s'è creata un'apertura simile a quelle voragini che talvolta hanno lacerato le strade in varie zone della città.


Gli speleologi che si sono calati nel buco hanno trovato un'ipogeo sconosciuto.
Le fotografie sono incredibili, ci mostrano una cattedrale sotto la cattedrale. Un ambiente perfetto rimasto sigillato e nel silenzio e nel segreto dei secoli.



Gli archi sono magnifici. Hanno sostenuto la piazza, la chiesa e il campanile insieme a tutto il traffico che per decenni ha animato quel luogo: il traffico incessante del parcheggio di vetture, gli scooter, gli autobus degli anni sessanta e settanta che affollavano la piazza quando San Giustino era l'unica autostazione di Chieti, e ancor prima lì passava il tram con le rotaie e le carrozze dei signori e la grande fontana. Tutto sopra quegli archi di mattoni.


Per tutti noi che abbiamo passeggiato sulla piazza e siamo saliti e discesi dalla gradinata della chiesa, il nostro sembrava un camminare coi piedi per terra, non sapevamo di stare tutti sulla soffitta di una grande palazzo sconosciuto.


Dieci anni fa Chieti ci aveva sbalordito col ritrovamento del longobardo e poco prima erano riemersi i mosaici davanti al Teatro Marrucino, ma questa di oggi è una scoperta fantastica. Basta guardare le immagini volgendo la mente al passato per provare le vertigini del lunghissimo tempo trascorso tra le navate pulite di quello spazio irraggiungibile, ma vicinissimo a noi. Uno spazio inimmaginabile.
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AGGIORNAMENTO del 20 settembre 2018 - Lo scavo è stato già richiuso. L'antica cisterna non sarà più visibile per nessuno.

26 luglio 2018

Marchionne, un protagonista

Sergio Marchionne, un abruzzese, un emigrante, un teatino arrivato alla guida della più grande industria italiana. La sua scomparsa troppo repentina produce un senso di smarrimento anche tra coloro che non hanno apprezzato le sue scelte.

Non ho mai visto un abruzzese arrendersi, mai visto aspettare che arrivasse un salvatore da chissà dove a regalargli un domani migliore. Gli abruzzesi cadono e si rialzano da soli, non perdono tempo a lamentarsi, ma fanno, producono, ricostruiscono. Credo che questo sia l'atteggiamento di cui ha bisogno l'Italia oggi.   

(Sergio Marchionne) 






02 febbraio 2018

La banalità del male, che sta tornando


Per il Giorno della Memoria è stata proposta a cura dell'associazione Chieti Nuova 3 febbraio la rappresentazione di un testo elaborato dal regista Antonio Tucci e basato sulle memorie di Liliana Segre, da poco nominata senatrice a vita.

08 gennaio 2018

Immigrati nel presepe

 La madonna nera nel presepe vivente della nostra città ha suscitato stupore e qualche prevedibile polemica. Però dobbiamo registrare in positivo l'intervento con cui il sindaco ha voluto difendere la scelta ricordando a chi l'avesse dimenticato che le madonne nere fanno parte della tradizione cristiana. 
Quelli che vedono qualcosa di blasfemo nella scelta probabilmente sanno poco del cristianesimo che pretendono di difendere come elemento identitario. No, non c'è soltanto la Vergine Nera di Częstochowa, che fu molto cara a Papa Giovanni Paolo II°, e quella altrettanto famosa di Montserrat, in Catalogna, le madonne nere sono tante, in Sicilia abbiamo la madonna di Tindari alla cui base si legge un verso del cantico: nigra sum sed formosa, poi c'è la Regina Mundi di Oropa in Piemonte. Molte raffigurazioni di madonne nere sono attribuite a San Luca. La tradizione lo ritiene autore di un vero ritratto di Maria, l'unico eseguito da chi avrebbe avuto la possibilità di conoscerla personalmente. Le numerose copie dell'opera originaria del santo evangelista ci mostrano sempre una donna dalla pelle scura. Per illustrare questo post ho utilizzato l'icona della Madonna nera di Bologna.

Se questa tradizione contiene qualcosa di vero si potrebbe anche pensare che Maria avesse davvero la pelle scura. Là dove lei viveva non sarebbe molto strano.

Di che stupirsi dunque? La scelta fatta a Chieti mi è sembrata molto indovinata perché la donna che ha rappresentato Maria nel presepe teatino è una giovane madre che reggeva tra le braccia la sua bimba, non una finzione quindi ma un'autentica maternità. Discutere del sesso per un bebè di pochi mesi appare davvero pretestuoso. Naturalmente gli sciocchi si sono scandalizzati anche di questo. Un neonato di sesso femminile non sarebbe degno di rappresentare il bambinello del presepe.

Accanto alla madonna di origini africane che è stata salvata dalla schiavitu' della prostituzione c'era un Giuseppe impersonato da un ex tossicodipendente. Una coppia che può davvero rappresentare il messaggio di salvezza. Sono riusciti a proporre un presepe con simboli che vanno oltre l'apparenza, una magnifica idea. Anche lo scandalo che può aver suscitato nei farisei dei nostri giorni non fa che riproporre quello del Messia nato in una stalla.

16 dicembre 2017

Il palazzo di giustizia e le sue memorie

Il restauro del palazzo di giustizia di piazza San Giustino ha dato occasione per una cerimonia di inaugurazione che ha restituito alla città una memoria importante. Non solo quella del famigerato processo Matteotti, ma soprattutto quella degli uomini che all'epoca ebbero il coraggio di contrastare il regime fascista contrassegnato da abusi e violenze: l'avvocato Galliano Magno, che nel processo Matteotti fu il legale della vedova, e il magistrato Mauro Del Giudice, che aveva coordinato le indagini a Roma prima che il processo fosse trasferito a Chieti. Una terza aula è stata intitolata al giudice Antonella Radaelli, spentasi prematuramente la scorsa estate.

Nel blog abbiamo parlato più volte dell'avvocato Galliano Magno sostenendo l'importanza di ricordarne l'opera, qui nella città dove ha svolto il suo difficile compito esponendosi alle minacce e alle violenze dei fascisti che lo costrinsero a trasferirsi a Pescara.

Un aiuto alla memoria di quegli anni oscuri, in cui gli italiani persero la libertà e la dignità, ci viene anche dal libro di Pablo Dall'Osa presentato oggi presso la libreria De Luca. "Il tribunale speciale e la presidenza di Guido Cristini" è una ricerca storica su un protagonista della (in)giustizia fascista. Anche Cristini era avvocato ed era originario di Guardiagrele, a lui si deve l'idea di portare il processo a Chieti e anche lui partecipò al processo come difensore di uno degli imputati, affiancando il famigerato Farinacci.
Negli anni successivi Cristini diventò il presidente del Tribunale Speciale istituto da Mussolini per reprimere il dissenso politico e in tale ruolo si guadagnò la fama di "boia del duce" e di "presidente macellaio".

Gli ideali di legalità, di giustizia e di solidarietà che guidavano il pensiero e l'azione di Giacomo Matteotti, Mauro del Giudice e Pasquale Galliano Magno si scontravano con la cieca brutalità di Cristini e dei suoi "lupi", che godevano del sostegno del Barone dell'Aterno, Giacomo Acerbo, e dell'eroe di guerra Raffaele Paolucci. Paradossalmente, nonostante la sconfitta del nazi-fascismo che celebriamo tutti gli anni il 25 aprile, questi capibastone della dittatura fascista sono stati onorati anche dopo, negli anni della Repubblica democratica, lasciando ancora nell'ombra i veri eroi.

Dei conti che l'Italia non ha mai fatto rispetto ai trascorsi del fascismo si è occupato anche Romano Canosa in Storia dell’epurazione in Italia (Baldini&Castoldi), Hans Woller in I conti con il fascismo (il Mulino) e Mimmo Franzinelli in Il tribunale del Duce. La giustizia fascista e le sue vittime (1927-1945).

Presso il Tribunale di Chieti ora è allestita anche una mostra dedicata all'avvocato Galliano Magno.

23 novembre 2017

Un uomo di Stato

"In una società senza dignità, Guido era uno che ne aveva fin troppa, fino a morirne"

Con queste parole Giulio Rapetti, autore noto con lo pseudonimo di Mogol, ha riassunto il rigore dell'uomo e lo sgomento causato dalla sua scomparsa. Intanto si cercano le ragioni che possono aver indotto il generale Guido Conti a mettere fine alla propria esistenza.

Qualcuno ha rievocato la tragedia dell'Hotel Rigopiano, ma anche in quel caso il generale della Guardia Forestale aveva fatto il proprio dovere e non aveva alcuna responsabilità. La delusione dei suoi ultimi giorni era legata al suo nuovo incarico nei cantieri petroliferi della Total. Al riguardo è emersa una corrispondenza con un ambientalista lucano che aveva cercato di metterlo in guardia sulla torbide vicende delle estrazioni petrolifere. Altri interrogativi ruotano intorno alla memoria del computer che il generale aveva fatto cancellare.

Prima di lasciare la divisa il generale Conti aveva anche cercato di salvare la sua amata Guardia Forestale scrivendo una lettera (potete leggerla qui) all'allora premier Matteo Renzi che ha avuto la sciagurata idea di abolirla. 

18 novembre 2017

Un suicidio inquietante

La notizia della scomparsa di Guido Conti, generale della Guardia Forestale, già noto per le importanti inchieste condotte a tutela del nostro patrimonio ambientale, è una bruttissima notizia che impone interrogativi inquietanti.
Com'è possibile che a pochi giorni dall'assunzione del nuovo lavoro che gli avrebbe consentito di impiegare le sue competenze nella sicurezza e nella prevenzione dei danni ambientali abbia deciso di uccidersi?
Se aveva scoperto che il nuovo lavoro di dirigente alla Total di Tempa Rossa (Basilicata) non corrispondeva alle sue aspettative non sarebbe stato sufficiente dimettersi?
Per il momento possiamo solo aggiungere il nome dell'ex generale a cui tutti riconoscono grande professionalità, competenza e correttezza, a quello dell'ing. Gianluca Griffa che dirigeva l'impianto Eni di Viggiano (Basilicata) morto nel 2012, ufficialmente suicidato dopo un incontro con i dirigenti della compagnia petrolifera.
 

07 novembre 2017

Lampi sull'Eni

Il Centro Oli di Viggiano ce lo magnificavano come un modello esemplare da copiare anche qui, tra Ortona e Tollo. L'ENI raccontava la balla di non aver mai avuto incidenti, di essere rispettosa dell'ambiente e della salute delle persone. Erano balle evidenti perché era facilissimo trovare notizie sugli incidenti. Però neanche noi che abbiamo combattuto la battaglia contro il Centro-Oli di Ortona e poi quella contro Ombrina Mare e ancora dobbiamo impegnarci contro le dannosissime tecniche di ricerca con Air-Gun e di estrazione con Fracking, no, neanche noi potevamo immaginare quello che stava davvero succedendo a Viggiano.

05 novembre 2017

Inquinamenti a oltranza

A Colle Marcone "ci sono ancora i fusti con i rifiuti pericolosi bruciati nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 2015; ci sono le carcasse di batterie per auto squagliate; ci sono i cumuli di immondizia alti fino a 6 metri in cui sono mischiati gli scarti della vita di tutti i giorni. A due anni e mezzo dal rogo doloso, la discarica abusiva di Colle Marcone resta un mostro senza bonifica". (Il Centro)

Ci sono anche altre brutte notizie per il nostro ambiente,riguardanol'area fortemente inquinata dell'ex conceria a Chieti Scalo.

Sono notizie che si sommano alla decisione di rinnovare la concessione petrolifera a Rospo Mare: altri cinque anni.

21 settembre 2017

Ferrovie turistiche abruzzesi

La legge 9 agosto 2017 n.128, pubblicata sulla G.U. del 23 agosto, istituisce alcune ferrovie turistiche mediante il reimpiego di linee in disuso in aree di particolare pregio. Al primo posto della lista c'è la linea Sulmona-Castel di Sangro, conosciuta anche come transiberiana d'Abruzzo. E' una bella notizia, però nella lista manca la Sangritana, un gioiello abbandonato da anni, un patrimonio che merita di essere recuperato.

La Sangritana ha il suo capolinea a Castel di Sangro e potrebbe rappresentare la continuazione della transiberiana abruzzese attraverso i meravigliosi borghi della Val di Sangro e i declivi rocciosi della Majella.