16 settembre 2016

Il Presidente quasi abruzzese

Non era abruzzese però conobbe gli abruzzesi nel momento più difficile della storia italiana.
"Una popolazione povera, provata da anni di guerra, semplice ma ricca di profonda umanità, accolse con animo fraterno ogni fuggiasco, italiano o straniero, vide in loro gli oppressi, i bisognosi, spartì con loro "il pane che non c'era"; visse quei mesi duri, di retrovia del fronte di guerra con vero spirito di resistenza, la resistenza alla barbarie."
Carlo Azeglio Ciampi era allora un giovane ufficiale di un esercito che non aveva più comandanti, suo malgrado era diventato un fuggiasco. Trovò ospitalità a Scanno dove viveva da confinato politico il professor Guido Calogero, di cui Ciampi era stato allievo.

12 settembre 2016

Calcio, tifoseria e vigliaccheria

Il calcio dovrebbe essere uno "sport", ma non lo è. E' un vortice di affari più o meno clandestini gestiti da personaggi ben poco raccomandabili che ne traggono enormi profitti. Tutto si fa sempre e solo per soldi. Qualcosa finisce anche nelle tasche dei calciatori.

27 agosto 2016

Il terremoto di martedì notte

La scossa sismica ci ha svegliato alle 3,36. Quasi la stessa ora dell'altra volta, quel 6 aprile 2009, quando il terremoto distrusse L'Aquila e uccise più di trecento persone. Anche stavolta il numero di morti è spaventoso: 281 e speriamo che non ce ne siano altri.

Alla tristezza della tragedia già si aggiungono altre tristezze e altre miserie.

16 giugno 2016

Spiegare la riforma costituzionale

La riforma della Costituzione rappresenta un cambiamento di rilevanza storica che dovrebbe coinvolgere tutti gli italiani, invece c'è poca informazione e molta disinformazione. Si dice che sarà abolito il senato, che sarà ridotto il numero dei politici e saranno semplificate le procedure legislative. Non è facile spiegare il vero contenuto e i veri effetti della riforma, ma qui vi propongo un video che può fornire le indicazioni più importanti.




Per spiegazioni più complete vi consiglio questi video:

Anna Falcone - un discorso chiaro di 23' che tocca tutti gli aspetti più importanti;
Felice Besostri - una spiegazione con servizi illustrativi in circa 30'
Video con spiegazione di carattere scolastico -
Gustavo Zagrebelsky - (presidente emerito della Corte Costituzionale)
Salvatore Settis - (ex Rettore della Scuola Normale di Pisa)
Alessandro Pace -
Gaetano Azzariti -
Ugo De Siervo - (presidente emerito della Corte Costituzionale) 
Paolo Maddalena -  (presidente emerito della Corte Costituzionale spiega gli aspetti economici della riforma)
Lorenza Carlassare (docente di diritto costituzionale) 
Stefano Rodotà -  parla di democrazia di appropriazione (un altro video di Rodotà)
Gianfranco Pasquino -  (docente di diritto costituzionale spiega che le riforma votata con una forzatura esercitata con la disciplina di partito)
Massimo Villone -
Raniero La Valle -
Felice Casson
Giovanni Sartori - (l'illustre politologo di fama mondiale esprime giudizi sferzanti)
Piergiorgio Odifreddi -
Domenico Gallo
Sandra Bonsanti
Alfiero Grandi
Michelangelo Tagliaferri -  (esperto di comunicazione ci spiega che alla base della riforma ci sono esigenze di carattere economico, infatti è il sistema economico che esige rapidità e disprezza i diritti) 

29 maggio 2016

Partigiani e giovani per la Costituzione


Ieri pomeriggio a Pescara il Prof. Alessandro Pace ha illustrato i motivi del NO alla riforma costituzionale approvata dal Parlamento. Insieme all'emerito costituzionalista c'era anche il Prof. Carlo De Marco, docente di diritto costituzionale presso l'Università di Teramo, e l'avv. Franco Sabatini. 
Esaminando gli articoli della riforma Renzi-Boschi sono emerse le ragioni che hanno indotto alcuni a chiamarla "deforma" o "schiforma" costituzionale. 
All'assemblea erano presenti anche i rappresentanti dell'Associazione Partigiani di Pescara e di Chieti.


Per fortuna insieme ai partigiani ci sono anche i giovani universitari. I banchetti per la raccolta delle firme necessarie per chiedere anche un referendum abrogativo della legge elettorale (il cosiddetto "italicum" che replica i difetti del già abrogato "porcellum") sono già presenti da almeno due settimane in Piazza Vico e in Piazzale Marconi.


19 maggio 2016

Oh Capitano, mio capitano

Ciao Capitano,
sei stato il volto sorridente pulito onesto e coraggioso della politica italiana. In nome della ragionata sregolatezza dei sensi, che era il tuo motto tratto dalle pagine di Rimbaud, voglio salutarti in piedi sul banco come uno dei ragazzi della Welton Academy che salutavano il professor Keating nella scena finale dell'Attimo fuggente. "Ciao Capitano, mio capitano!". 

Lo sappiamo che Marco Pannella non poteva essere un capitano perché era antimilitarista e non avrebbe mai voluto essere un comandante come Garibaldi e Che Guevara. Non combatteva battaglie armate. Lui era il signor Hood che usava solo pistole caricate a salve, un creativo sempre ispirato dal sole con un canestro pieno di parole nuove.

E' bello sapere che un uomo così è esistito vicino a noi. Ci ha accompagnato per decenni portando la sua luce da illuminista nelle bolge nauseabonde della politica italiana. Gli piaceva camminare in equilibrio tra le due chiese come un funambolo beffardo.

Tra goliardia e utopia ci ha indicato la strada della non violenza e della disobbedienza civile, la strada tracciata da Gesù e san Francesco, da Tolstoj e Thoreau, da Gandhi e Martin Luther King, da Danilo Dolci e Aldo Capitini. Su quella strada abbiamo incontrato Ronald Laing e Timoty Leary, Rudy Deutsche e Michel Foucault, Herbert Marcuse e Franco Basaglia. Era la strada che passava per Woodstock e Poona, tra i figli dei fiori e gli indiani metropolitani, tra la società dello spettacolo e il labirinto dell'informazione. Là ci hanno guidato Marshall Mac Luhan e Guy Debord, Pier Paolo Pasolini e Carmelo Bene, ma era lui che stava nelle strade ad insegnare la non violenza e combattere l'indifferenza; lui ci insegnò che bisogna combattere la violenza della disinformazione, quella che non riuscì mai ad oscurarlo pur riuscendo spesso a denigrarlo.

Il suo coraggio era fatto anche di sconsideratezza. Tanti ne hanno approfittato, l'hanno usato e l'hanno tradito per arrivare ai posti di potere che lui non ha mai avuto. Sul neo-liberismo non saprei dire se è stato lui stesso a non capirne il lato oscuro e fortemente anti-liberale o se era giusto continuare a dichiararsi liberisti in senso einaudiano nonostante il tradimento generale.

E' bello ricordare che Pannella era abruzzese, un abruzzese forte e gentile che continuerà a guidarci, noi che siamo sulla strada di Pescara dove lui scaricò le sue pistole in aria e regalò le sue parole ai sordi.

Ora dobbiamo raccogliere le sue pistole e ricaricarle di parole nuove per continuare a sparare ancora in mezzo alla folla dei narcotizzati e dei sordi. 

Ciao Capitano, mio capitano!

12 maggio 2016

Altre aggressioni a Chieti

Ancora violenza, assurda e brutale. Un giovane aggredito di notte all'uscita da un pub da un branco di vigliacchi. L'hanno colpito in dieci usando anche mazze da baseball.
Non è un episodio isolato. Non sappiamo chi sono gli autori, ma il luogo è lo stesso di altre violenze, il branco che aggredisce (stavolta potrebbe aver sbagliato persona) è il segno di una violenza concordata, non è una rissa casuale. C'è una cultura della violenza. E' passato poco tempo dalla morte di Simone Daita, il giornalista colpito in Piazza Vico l'anno scorso. E' morto dopo un anno di agonia. Il giovane che ha ammesso di averlo colpito dice di aver reagito a una violenza, potrebbe cavarsela con una condanna per eccesso di legittima difesa, ma quel giovane ha già mentito dicendo di averlo colpito con un solo pugno, una versione già smentita dai periti. Chi potrà mai sapere la verità? Sappiamo solo che queste vicende spaventose si ripetono e non voglio rifare l'elenco. Chieti dovrebbe riflettere e soprattutto dovrebbe far riflettere i "bravi ragazzi" che frequentano gli ambienti in cui si generano queste situazioni di estrema violenza.

24 aprile 2016

Tra scandali, ruberie e disastri

Domenica scorsa l'Italia è stata chiamata alle urne per il referendum sulle trivelle. In realtà si trattava solo di abrogare la norma che proroga sine die le concessioni già rilasciate ai petrolieri per estrazioni in acque territoriali. Disinteresse, disinformazione e deliberata intenzione di far fallire il referendum hanno tolto il voto alla maggioranza degli italiani.
Lo scandalo appena scoppiato in Basilicata ci aveva mostrato come e da chi prendeva gli ordini il ministro dello "sviluppo economico", ma non è stato sufficiente a risvegliare le coscienze. Le scorie tossiche delle estrazioni lucane venivano trasportate in casa nostra, a Chieti, contrada San Martino, ma pare che la cosa non interessa quasi a nessuno. Poi ci sono gli imbrogli nelle misurazioni.


Mentre le urne erano ancora aperte si è rotta una tubatura in una raffineria di petrolio nell'entroterra di Genova. Una gran quantità di greggio è finita nel torrente Polcevera.

Nessun allarme, la notizia ha avuto poco risalto, come accade regolarmente anche per gli sversamenti che ci riguardano da vicino, ma in Liguria, a distanza di una settimana, il problema non è ancora risolto. Il fiume continua a portare petrolio fino al mare. Ha ucciso pesci, rane, uccelli. Il petrolio sgorgava direttamente dalla collina. Un ambiente ricco di piante e animali è stato annientato. Il Polcevera è diventato il fiume della morte, ma nessuno s'azzarda a dire che anche questa volta, purtroppo, gli ambientalisti avevano ragione.

La legge è fatta. Gli appalti sono assegnati. I danni (gravissimi) si conoscono. E si va avanti così.

06 aprile 2016

Trivellare sotto franchigia

Trivellare sotto franchigia, a questo serve la concessione senza limiti:
 
1) «Nel nostro paese non esiste una tassazione specifica sulle imprese petrolifere, ma solo l’imposta Ires al 27,5 per cento. Come per tutte le altre aziende» ha detto Dante Caserta, vicepresidente di WWF Italia. «Il sistema delle franchigie e delle esenzioni esistenti in Italia porta, come abbiamo avuto modo di documentare, al bel risultato che le royalty vengano pagate solo per 18 delle 69 concessioni in mare e per 22 delle 133 concessioni attive a terra».

A sostenere la posizione del Wwf c’è Greenpeace, che ha preso in esame i dati sulla produzione delle piattaforme pubblicati sul sito del ministero per lo sviluppo economico scoprendo che nel 73% dei casi (ovvero quasi tre su quattro) si tratta di impianti il cui ciclo industriale «è chiaramente esaurito» perché «non producono o lo fanno in quantità insignificanti».
Tradotto: nelle casse pubbliche non va a finire neppure un centesimo.

2) «Quasi un terzo delle piattaforme entro le dodici miglia continua a essere definito “erogante” – precisano i rappresentanti di Greenpeace – sebbene produca al di sotto dei limiti della franchigia, in alcuni casi addirittura da oltre dieci anni».

Delle 88 piattaforme operanti entro le 12 miglia, secondo l’associazione ben 35 non sono di fatto in funzione, 6 risultano “non operative”, 28 sono classificate come “non eroganti”. Esiste addirittura una piattaforma che risulta essere di supporto alle altre “non eroganti”.
A queste si aggiungono alle 29 piattaforme considerate “eroganti” ma che secondo Greenpeace da anni producono così poco da rimanere costantemente sotto la franchigia (la soglia di produzione è di 50 mila tonnellate per il petrolio e 80 milioni di metri cubi standard per il gas).
Non superare quelle cifre significa essere esenti dal pagamento delle royalties.

3) «Queste piattaforme sono ferrovecchi che non versano neppure un centesimo nelle casse pubbliche» commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace. «Il 17 aprile, votando “Sì”, possiamo dare un termine certo alla presenza di questi inutili dinosauri nei nostri mari».

Brani tratti da un articolo di Gianluca Testa. 

(http://sociale.corriere.it/trivelle-il-73-non-paga-royalties-verso-il-referendum-accusa-di-wwf-e-greenpeace/) 
(http://www.libero-pensiero.net/corriere-della-sera-ci-spiega-perche-petrolieri-non-pagano-le-tasse/)