21 settembre 2017

Ferrovie turistiche abruzzesi

La legge 9 agosto 2017 n.128, pubblicata sulla G.U. del 23 agosto, istituisce alcune ferrovie turistiche mediante il reimpiego di linee in disuso in aree di particolare pregio. Al primo posto della lista c'è la linea Sulmona-Castel di Sangro, conosciuta anche come transiberiana d'Abruzzo. E' una bella notizia, però nella lista manca la Sangritana, un gioiello abbandonato da anni, un patrimonio che merita di essere recuperato.

La Sangritana ha il suo capolinea a Castel di Sangro e potrebbe rappresentare la continuazione della transiberiana abruzzese attraverso i meravigliosi borghi della Val di Sangro e i declivi rocciosi della Majella.

10 settembre 2017

L'Abruzzo bruciato


Dopo le molteplici emergenze ambientali che ci attanagliano da anni, è arrivato il fuoco. Incendi dolosi. Abbiamo trascorso un'estate tra fumo e fiamme. L'incendio più grave nella zona del Morrone, ma abbiamo avuto fuochi anche nella vicina Sambuceto e ieri è bruciata perfino la pineta di Pescara.

Nella seconda metà di agosto per arrivare a Sulmona si attraversava un paesaggio infernale. E nessuno ne ha parlato. Ho visto solo un servizio, comunque tardivo, nel telegiornale di Enrico Mentana. Ora un articolo su Internazionale.

Che cosa sta succedendo? Chi ha interesse ad appiccare i fuochi?

Per queste domande, a cui non sono in grado di rispondere, vi rinvio agli articoli di PrimaDaNoi:

Incendio spento dopo due settimane
Forestali, Canadair e Burocrazia  
Sul problema del rimboschimento



03 settembre 2017

La saggezza dei norvegesi

La Norvegia non autorizzerà i pozzi petroliferi nel Lofoten. La notizia non ci riguarda, la Norvegia è lontana, ma non posso non pubblicarla. Per anni questo blog ha cercato di contrastare la petrolizzazione delle nostre coste e delle nostre terre. Abbiamo sentito le argomentazioni più assurde per sostenere la sciagurata idea di rovinare tutto per assicurare un po' di profitto a compagnie straniere.
La Norvegia invece impedirà lo sfruttamento alla propria industria petrolifera nazionale. I norvegesi sanno che ci sono cose che non hanno prezzo.

18 luglio 2017

Le centrali e biomasse fanno male.

Non è una novità. Lo sapevamo già. Abbiamo visto le proteste a Vallemare di Cepagatti e le lenzuola con le scritte anche nella zona di Santa Filomena. Le proteste vengono sempre liquidate allo stesso modo: "quelli che dicono sempre no", "ambientalisti che si oppongono a tutto", "non si può mica fermare il progresso".

Inceneritori di varia natura non rappresentano alcun progresso. Ora c'è una sentenza che lo stabilisce in modo chiaro condannando il gestore della centrale a biomasse di Treglio, vicino Lanciano (la notizia è qui).  Otto mesi di arresto, commutati in 60mila euro di multa all'amministratore della Gestione Calore Treglio e sei mesi commutati in 40mila all'amministratore della Sansifici Vecere per inquinamento atmosferico con emissione di monossido di carbonio al triplo dei quantitativi autorizzati oltre a un illecito smaltimento delle ceneri.

A Cupello invece degli odori nauseabondi e delle nubi tossiche che stanno intorno all'impianto Stogit per l'estrazione di gas metano non si conosce ancora la causa e non si può sapere se c'è una responsabilità. Intanto i cittadini respirano.

Chissà se qualcuno se ne ricorderà quando ci verranno a proporre il prossimo impianto e ci diranno che è sicuro, controllato, innocuo, a prova di incidente e che solo i soliti "ambientalisti" non lo capiscono.

23 giugno 2017

Gli animali a Pescasseroli

Ai rari visitatori di questo blog voglio lasciare un regalo: un filmato realizzato in un anno di videoregistrazioni davanti a un faggio nella zona di Pescasseroli.



Grazie a Bruno D’Amicis e Umberto Esposito che lo hanno realizzato e al Il Post che lo ha segnalato.

AGGIORNAMENTO del 18-07-2017: il video non è più disponibile, mi dispiace. E' già successo in altri casi e sfogliando all'indietro i miei post si trovano varie cornici rimaste vuote. Internet dovrebbe essere un luogo di condivisioni e di conservazioni, ma gli strumenti non bastano se manca la consapevolezza dei valori.

AGGIORNAMENTO del 3 settembre 2017: ho trovato altri due video che possono compensare almeno in parte la scomparsa dell'altro. Godeteveli.





13 febbraio 2017

Studente aggredito all'uscita di un pub

Ancora violenza. All'uscita di un pub di Chieti Scalo nella notte fra venerdì e sabato uno studente universitario è stato aggredito ed è finito al pronto soccorso con contusioni ed escoriazioni. La notizia potete trovarla su Chieti Today. Sono stufo di continuare a leggere questo tipo di notizie. Questa è una piaga che Chieti deve sanare. I giovani che dicono di amare la città e che vogliono fare qualcosa di concreto dovrebbero prenderne coscienza e cominciare a fare qualcosa, perché questi fatti riguardano quasi sempre i giovani. Invece si attivano per  alimentare polemiche sul nome dell'Università e sui cartelli autostradali, come se i cartelli e le insegne fossero più importanti delle persone e della loro incolumità. L'esibizione muscolare di orgoglio campanilistico in aggiunta ai frequenti casi di violenza non migliora, ma peggiora pesantemente l'immagine della nostra città.

09 febbraio 2017

La tragedia del Rigopiano


La tragedia dell'Hotel Rigopiano è nota a tutti. A gennaio ci ha tenuto per giorni e giorni col fiato sospeso. Il palasport di Penne era diventato la base operativa di tutte le televisioni nazionali. Chieti ha partecipato al lutto raccogliendosi intorno alla famiglia Di Michelangelo. Poi sulle lacrime è sceso il silenzio.
Per molti le 29 vite schiacciate dalla valanga sono state vittime della natura. In un primo momento anch'io l'ho pensato.Ora però sto leggendo le inchieste di Primadanoi e sto cambiando parere. E' una lettura che consiglio a tutti.

1)  Una valanga di sviste;
2)  Una valanga di favori;
3)  Una valanga di dimenticanze;
4)  Lo scaricabarile;
5)  Nessuno è Stato.

29 dicembre 2016

Giovane pestato da un branco la notte di Natale

Ho dedicato diversi articoli alla tragica fine di Fausto Di Marco. Pensavo che un fatto così grave, vissuto come lutto da tutta la città, potesse essere di monito. Invece no, ci risamo, la scena si è ripetuta a Piano Sant'Angelo, nel centro storico, la vigilia di Natale. Un giovane che usciva dalla festa di un circolo privato alle quattro di mattina è stato brutalmente aggredito.

La violenza c'è sempre stata, ma questa modalità di aggredire in gruppo è roba da vigliacchi. Neanche i criminali più incalliti dovrebbero scendere a un tale livello di vigliaccheria. C'era un senso dell'onore anche tra i delinquenti, comprendeva anche la violenza, ma era intesa come capacità di battersi "da uomo". C'è voluta una lunga opera di diseducazione fatta di film, telefilm e videogames per creare questi giovinastri che agiscono in gruppo come machinette distruttrici. Sono disumanizzati, singolarmente potrebbero essere del tutto innoqui, solo nel branco si mutano in bestie aggressive, emulano le scene viste e sono incapaci di riconoscere l'umano nella loro vittima che può anche essere scelta a caso. La loro è una violenza cieca, insensata, ma ferocissima e pericolosissima. Forse rinforzata dalla cocaina o da altre sostanze disumanizzanti. Un solo calcio può uccidere, può facilmente spezzare il collo e paralizzare per sempre un ragazzo. Un minimo di ragione dovrebbe inibire comportamenti di tale bestialità.

Lo ripeto ancora perchè non vedo reazioni adeguate neanche da parte di persone che non farebbero mai cose del genere. Ormai siamo circondati da queste piccole bestie assassine nascoste dentro corpi e facce da bravi ragazzi che potrebbero anche essere figli nostri, ci passiamo sopra e la cronaca dedica loro poco spazio. Ma questo è un argomento di primaria importanza, sia sul piano sociale per una piccola città come Chieti, dove questi episodi si ripetono a ritmo impressionante, sia per il valore sintomatico di un abbrutimento insopportabile. Davvero dobbiamo preoccuparci solo dei terroristi islamici?

Il problema forse anche nella facilità di incolpare e sui fatti di casa nostra non è facile puntare il dito. Siamo colpevoli quasi tutti. Qualcuno di lesioni o di omicidio, qualcuno di omertoso silenzio, altri sono colpevoli di aver impartito una pessima educazione che pretende tutto dagli altri e niente da se stessi o dai propri cari (tipica cultura tribale), facciamo finta di non vedere alcool e cocaina, che uccide come scrissi qui già tanto tempo fa, e facciamo anche finta che sia normale far festa fino alle quattro di mattina. Era la notte di Natale, dirà qualcuno con la solita facile tendenza a dover giustificare tutto. No, la notte di Natale dovrebbe avere tutt'altro senso e chi festeggia il Natale dovrebbe saperlo bene, altrimenti non sa neanche cosa sta facendo. Infatti non lo sa e non vuole saperlo, questo è il punto.

Concludo con un link ad un video realizzato da una scuola, s'intitola "i leoni dormono ad occhi aperti", e ci fa vedere che in alcune scuole la questione viene affrontata.

04 dicembre 2016

Referendum costituzionale


Non sappiamo cosa uscirà dalle urne elettorali dove gli italiani stanno depositando la loro risposta al quesito referendario. Sappiamo solo che mai il paese era stato più diviso tra un Sì e un No. Mai eravamo stati sommersi da così tante falsità dette con tanta spudoratezza.  Lo stesso quesito stampato sulla scheda è un esempio di falsità. Col referendum siamo chiamati ad approvare o respingere una riforma pensata male e scritta male. Questo lo ammettono anche i sostenitori del Sì. Lo ammettono quando dicono che è perfettibile, che le novità richiederanno immediate modifiche alla legge elettorale, dicono che i compromessi politici non hanno consentito di fare meglio. Tra loro c'è anche chi, come il filosofo Massimo Cacciari, la considera una pessima riforma, un grande pasticcio, però dice che voterà Sì. Il migliore argomento a favore del Sì è l'urgenza del "fare qualcosa", come se il fare sia sempre buono. C'è una voglia di correre senza domandarsi se la direzione è quella giusta. Cambiare per non restare fermi. Ed è obbligatorio farlo in fretta, senza ascoltare gli esperti, ma cosa porterebbe il cambiamento? 
Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l'individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più”      -   Hannah Arendt
Chi vuole respingere i cambiamenti, dicendo e dimostrando che sarebbero peggioramenti, viene additato come un traditore, uno che vuol difendere i bizantinismi di una vecchia politica che forzatamente viene rappresentata come puro accumulo di privilegi, foriera di sprechi e di veti incrociati. Se voti No, vuoi conservare il peggio di ogni vecchiume, è questo che vuoi, ogni altra motivazione è dichiarata falsa. E questo argomento spazza via la vecchia distinzione tra destra e sinistra, ci divide tra acceleratori e frenatori, ma non ha senso, è solo il risultato di un ragionamento volutamente falsato.

23 ottobre 2016

Fiaccolata antiviolenza


Il corteo composto dai familiari e amici di Fausto Di Marco, da suoi ammiratori e da tanti semplici cittadini che non possono accettare il livello di stupidità e di violenza a cui siamo giunti, ha percorso i viali della città dalla zona universitaria fino alla stazione ferroviaria. S'è fermato davanti al luogo del delitto, nella zona in cui sono avvenuti altri gravi episodi di violenza.
E' stata una giusta iniziativa. Spero che possa aiutare a riflettere. Però lasciatemi dire anche un paio di cose che non mi sono piaciute: mi aspettavo di vedere molti studenti universitari perché le tragiche vicende che hanno portato alla morte di Fausto Di Marco e di Simone Daita e i numerosi episodi di violenza che si sono verificati negli ultimi tempi toccavano direttamente i giovani e anche gli universitari. Non m'è piaciuto neanche vedere che il negozio di Kebab era normalmente aperto. Forse non vi era alcuna ragione di sottoporlo a sequestro come il vicino circolo, però un segno di lutto non sarebbe stato inopportuno.

14 ottobre 2016

Condivisione e infamità


Martedì scorso il funerale di Fausto Di Marco ha riunito in piazza San Giustino una moltitudine di persone di straordinaria varietà. C'erano parenti e amici, c'erano i colleghi d'arte, musicisti e teatranti, c'erano le associazioni dei sordomuti, i compagni dei circoli di estrema sinistra, alcuni sembravano appena tornati dal raduno di Woodstock, e c'erano gli ultras che annoverano tra le loro file molti "camerati". Forse a Chieti non s'era mai visto un evento capace di riunire persone così diverse. 

La morte atroce, violenta, assurda del "brigante" buono ha compiuto uno strano miracolo, ha costretto gruppi che si sentono nemici a stare fianco a fianco nella condivisione dello sgomento e del dolore. L'autentica commozione di molti lo confermava e quando la folla gli ha tributato l'ultimo saluto con un applauso fragoroso di mani che sbattevano e altre mani alzate che si agitavano silenziosamente nell'applauso dei sordomuti s'è visto un momento di "pura condivisione". Il motto di Fausto.


13 ottobre 2016

La morte del brigante buono



Gli inquirenti non possono chiedere a Fausto Di Marco qual è la sua versione dei fatti. Quando la vittima muore non ha più voce. Nessuno ha mai potuto conoscere la versione di Simone Daita, deceduto dopo un anno di coma e di silenzio. Così gli assassini possono facilmente costruirsi una verità di comodo ed ecco che persone assolutamente pacifiche sarebbero improvvisamente diventate moleste e irascibili,  e chissà perché questo sarebbe accaduto proprio negli istanti che hanno preceduto la loro fine.


11 ottobre 2016

In ricordo di Fausto Di Marco

Strappato alla vita da una brutalità assurda che continua ad infangare la nostra città. Anche Fausto Di Marco come Simone Daita.



Fausto era un musicista apprezzato da molti e qui vorrei ricordarlo con un video in cui ho unito le foto che avevo scattato durante una sua esibizione a Pescosansonesco con la sua musica che ho tratto da un video trovato in rete.


16 settembre 2016

Il Presidente quasi abruzzese

Non era abruzzese però conobbe gli abruzzesi nel momento più difficile della storia italiana.
"Una popolazione povera, provata da anni di guerra, semplice ma ricca di profonda umanità, accolse con animo fraterno ogni fuggiasco, italiano o straniero, vide in loro gli oppressi, i bisognosi, spartì con loro "il pane che non c'era"; visse quei mesi duri, di retrovia del fronte di guerra con vero spirito di resistenza, la resistenza alla barbarie."
Carlo Azeglio Ciampi era allora un giovane ufficiale di un esercito che non aveva più comandanti, suo malgrado era diventato un fuggiasco. Trovò ospitalità a Scanno dove viveva da confinato politico il professor Guido Calogero, di cui Ciampi era stato allievo.