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19 marzo 2007

Progettini

1) in questi giorni ho incontrato un giovane che si è laureato recentemente:

- Salve dottore, come stai?
- Benone.
- Allora hai trovato qualche occupazione? lavori da queste parti?
- No, cioè, ehm... cose così, progettini...
- Come? progettini? ah sì, capisco.

In Italia non c'è solo la fuga dei cervelli, ci sono anche i cervelli messi nel bagnomaria dei progettini. I progettini sono i soldi pubblici destinati a favorire l'inserimento dei giovani nel mondo produttivo. Uno scopo così meritorio che nessuno potrebbe opporsi alla loro approvazione.

Se il giovane è ingenuo e prende la cosa sul serio, cioè se crede davvero di dover progettare qualcosa, può diventare pericoloso perché va ad intralciare quelli che le cose le stanno già facendo, a modo loro e senza nessuna intenzione di farsi riprogettare dal pivellino appena arrivato. Se il giovane è intelligente capisce subito che il suo compito è quello di riempire fogli di parole, di grafici, di statistiche, ecc. per avere il suo piccolo compenso senza meravigliarsi di vedere il suo lavoro destinato a qualche archivio dove nessuno lo andrà mai più a cercare.

Siccome il lavoro vero non c'è bisogna accontentarsi di lavorare per finta partecipando ai progettini. Ma i progettini non vengono dal nulla, bisogna idearli, prepararli, valutarli, inserirli nel giusto contesto... ci vogliono pareri, consulenze, approvazioni, ecc. I progettini costano molti soldi per pagare gli esperti, le consulenze, le commissioni, i sistemi di valutazione... I soldi che restano si spendono per realizzare reti e connesioni tra i diversi progetti, poi ci sono le presentazioni, i centri di informazione e di orientamento... Per i veri posti di lavoro non resta niente. Non deve restare niente, perché come ci potrebbe spiegare qualunque politico di destra (la destra non è più fascista o nazionalista, la destra è liberale) oppure qualunque politico di sinistra (la sinistra non è più comunista o socialista, salvo rare eccezioni la sinistra è tutta liberale) non è lo Stato che deve costruire posti di lavoro, lo Stato può solo stimolare e favorire le condizioni per lo sviluppo, ma i veri attori dell'economia sono le imprese private. Sono loro che dovranno assumere questi giovani che dopo lo studio hanno anche svolto attività formative di stage e tirocinio, e hanno un bel curriculum di tanti progettini.

2) in questi giorni ho incontrato anche un altro giovane che si è laureato pochi anni fa:

- Salve come va?
- Bene, grazie.
- E' da un po' che non ti vedevo, lavori fuori?
- Sì, sono stato alcuni mesi in Inghilterra con una borsa di studio e poi ho fatto uno stage in una grande agenzia milanese.
- Ah, bene, sarà stata un'esperienza interessante.
- Sì, molto. Ho imparato molte cose. Ho lavorato con sistemi che qui, da noi, quasi non esistono, metodi e tecnologie innovative. Una bella esperienza.
- Solo bella o anche spendibile?
- Spendibile certo: un curriculum con attestati di merito per attività di quel tipo dovrebbe avere un buon valore. Dico dovrebbe perché poi delle agenzie abruzzesi a cui ho inviato il mio curriculum, nemmeno una...
- Che vuol dire nemmeno una?
- Che non mi hanno chiamato nemmeno per un colloquio, non ho avuto modo di mostrare a nessuno le cose che ho imparato.
- Imprese private, giusto?
- Certo: imprese private.
- Quelli sì che hanno capito l'economia, lo sviluppo, il potenziale delle idee e delle nuove tecnologie... gli imprenditori sono i veri attori dell'economia.
- Che mi prendi in giro?
- No, scusa, stavo scherzando. Dicevo così perché conosco alcuni che ci credono a questa cosa dei privati e delle privatizzazioni: lo Stato che riduce le tasse, che offre contributi alle imprese, così crea le condizioni e loro, gli imprenditori, fanno, producono, promuovono il merito.
- sì, ci crederei anch'io se mi potessi, diciamo così, privatizzare qualcosa. Mi troverei un sacco di meriti da promuovere. No, ho capito che solo i cinesi producono, ma non hanno nessun merito e non sono nemmeno imprenditori, sono solo schiavi. Producono però. Tutte le cose che servono le fanno loro.
- Le cose concrete, ma noi facciamo i progettini.
- Eh sì, i progettini.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

dal blo del ministro Di Pietro:
"In questi anni si è assistito all’emergere di troppi furbetti del quartierino. Gli imprenditori che hanno rilevato le aziende ex pubbliche privatizzate si sono dedicati più a fare finanza che a fare industria; si sono visti troppi piani finanziari e non abbastanza piani industriali. In troppi hanno rilevato importanti asset pubblici, strategici per lo sviluppo del Paese, e hanno messo in piedi grandi speculazioni finanziarie, realizzando enormi utili, spesso a danno dei consumatori, o comunque senza alcun vantaggio per questi ultimi e per l’interesse generale."
Aggiungiamoci pure a danno dei lavoratori.

Anonimo ha detto...

In Italia checchè ne dica di Pietro il lavoro scarseggia e pertanto mancando l'acqua manco la papera non galleggia. Già siamo un paese dove la raccomandazione e quasi d'obbligo per poter entrare in qualche gruppo che partecipi ad un progetto, figuriamoci se scarseggiano risorse e possibilità occupazionali. Molti dei cervelli migliori vanno all'estero ( il caso del chirurgo che ha operato berlusconi, è di catania )e andando all'estero (USA) se sono bravi riescono anche ad emergere, quì da noi neanche se sei Ainstainn°2 o Marconin°3 riesci ad avere il giusto riconoscimento.

Anonimo ha detto...

L'economia abruzzese non è più un'economia di pastori e di transumanze, la situazione è migliorata, ma non tanto da poter immaginare un'economia di soli servizi. Siamo ancora troppo isolati dal giro dei grandi affari per poter vivere di mediazioni e di comunicazioni. L'Abruzzo deve investire in economia reale, deve conservare e migliorare la propria capacità di produrre beni primari: l'aria pulita delle nostre montagne, la genuinità dei cibi, la cucina tradizionale, le acque, l'artigianato, la pesca non distruttiva dei fondali marini, i vini, l'olio, i borghi rurali...

La politica dei progettini con cui si cerca di dare qualche temporanea occupazione ai giovani mi fa pensare a quello che il senatore Merzagora aveva visto visitando l'Unione Sovietica negli anni sessanta: prima gli avevano mostrato le grandi fabbriche di ruspe e di trattori e poi aveva visto gli operai che spianavano a colpi di pala un tracciato ferroviario. "Per fare questo lavoro non potreste usare la ruspe?" chiese il senatore con la sua logica capitalistica. "No - rispose con orgoglio il funzionario russo - con le ruspe si ridurrebbe il numero di operai, invece per noi è importante dare lavoro a tutti."

Anche con i progettini si forniscono opportunità di lavoro che rappresentano un modo per non guardare alla sostanza, un modo per lavorare a vuoto.