10 maggio 2008

Antennopoli

In questi giorni alcune antenne di San Silvestro sono state sequestrate e spente per ordine del Tribunale di Pescara. Superavano i limiti massimi consentiti.
Sui rischi delle onde elettromagnetiche L'Espresso ha pubblicato un'inchiesta in cui si segnalano i dubbi della scienza, ma anche la necessità di proteggere almeno i bambini.

Su questo problema la situazione di Chieti sembra pazzesca (i miei post sull'argomento sono raccolti al tag "elettrosmog") eppure regna il silenzio più assoluto. Per i teatini la salute sembra essere sempre all'ultimo posto.

A Pescara, Roseto, Lanciano, Orsogna, Montesilvano si sono costituiti comitati e ci sono state anche azioni legali. Qui sembra che nessuno vede le antenne a pochi passi da asili, scuole materne e ospedali. Sulla cima del seminario c'è anche un'antenna radio. In quell'edificio ci sono centinaia di studenti che vi trascorrono gran parte della giornata. La sede principale del Liceo Scientifico è di fronte e ci sono anche le varie scuole delle orsoline. Dall'altro lato, a meno di trenta-quaranta metri, le Cesari con scuole materne ed elementari. Ma è solo un esempio. L'elenco delle situazioni inaccettabili sarebbe lunghissimo. Tutti dormono.
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5 commenti:

nonnoenio ha detto...

Quando si dice che una manifestazione di protesta, svoltasi a Chieti, è RIUSCITA, non si può che riferirsi a quella di ieri... COMPLIMENTI agli IDEATORI e sperando che ce ne siano cento altre, per risvegliare questa città addormentata, riporto quanto detto dal Messaggero: "... E ieri pomeriggio dirigenti e militanti di An hanno sflilato per corso Marrucino con palloncini e depliants: nel mirino Ricci e l'assessore Luigi Febo per i lavori pubblici e la filovia. Iniziativa che stamane si ripeterà a Chieti scalo. In particolare il gruppo di An in Consiglio comunale ha voluto sottolineare le tante promesse non mantenute dalla Giunta, a cominciare dalla riattivazione della filovia, la più clamorosa di tutte. Il servizio, aveva promesso il sindaco alla troupe della trasmissione televisiva Le Iene, sarebbe dovuto ripartire il primo maggio, pena il “licenziamento” dell’assessore Febo. Ma a quanto pare i tempi saranno molto più lunghi. Se tutto andrà bene i primi passeggeri della filovia saliranno sui bus a metà luglio.. "

Tom P. ha detto...

Avevo sperato per un attimo in un commento sul problema dell'inquinamento elettromagnetico. Sarebbe stata la prima volta. Invece sono stato troppo ottimista.

enio ha detto...

@Tom
Per fare un commento su una materia tanto complessa, bisogna prima documentarsi per non dover poi esprimersi con un cumulo di cazzate. Io avevo già trattato a lungo questo argomento sul mio blog in occasione del sequestro dell'antenna che stà sopra San Silvestro, ma ho riscontrato poco interesse, visto l'esiguo numero dei post a corredo. La maggioranza dell’opinione pubblica italiana è convinta che l’emissione di onde elettromagnetiche sia nociva alla salute, e che quindi siano necessarie misure legislative contro l’elettrosmog. Sull’argomento si è sviluppato negli anni un ampio dibattito, alimentato soprattutto dagli ambientalisti. La comunità scientifica è perplessa, non essendo stata raggiunta alcuna prova certa della pericolosità delle emissioni elettromagnetiche. Vedi per esempio il lavoro del prof. Robert K. Adair, professore emerito di fisica alla Yale University. Un documento del National Protection Board (Elettromagnetic Fields and the Risk of Cancer, vol. n°l2, n° 1, 2001) riporta le cifre essenziali per la valutazione dell’impatto dell’elettrosmog sulla salute, basate su un vasto campione della popolazione inglese, ed esclude il nesso di causa fra elettrosmog e leucemia infantile. Vedi anche l’articolo di Folco Claudi intitolato "Obbiettivo su... Elettrosmog sotto tiro" in Le Scienze, agosto 2000, e quello del prof. Tullio Regge intitolato "Siamo seri, l’elettrosmog non è una emergenza" in Le Scienze, luglio 2002. Né si può dimenticare la lettera inviata il 27 marzo 2001 al Presidente della Repubblica, al Presidente Romano Prodi, attuale Presidente del Consiglio e al ministro della Sanità da 20 illustri scienziati italiani affinché non si sprechi inutilmente denaro contro il cosiddetto inquinamento elettromagnetico, "che dal punto di vista della rilevanza sanitaria è destituito di ogni fondamento scientifico" (vedi Le Scienze, sito Internet www. lescienze.it). Tuttavia, fino a quando la comunità scientifica non avrà dato una risposta decisiva, trattandosi di un pericolo che potrebbe essere reale e danneggiare effettivamente la salute umana, io credo che in attesa di definitive conferme o di smentite da parte della comunità scientifica ci si debba attenere al principio di precauzione suggerito dal Trattato istitutivo dell’Unione Europea. Il Parlamento italiano ha approvato la legge quadro n° 36 del 2001 per tutelare la popolazione dai campi magnetici provenienti da elettrodotti, ripetitori televisivi, antenne per la telefonia cellulare, radar. Essa individua quattro standards di protezione e demanda allo Stato l’individuazione di valori-soglia di pericolo. A tutt’oggi però non sono ancora stati emanati i decreti governativi di attuazione. Ne deriva una situazione paradossale: nel vuoto legislativo la magistratura, per tutelare i danni (veri o presunti) da elettrosmog, ha individuato nella contravvenzione di cui all’articolo 674 del Codice penale l’unica norma applicabile. Il che è assurdo, perché l’articolo 674 punisce con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a lire 400.000 "chiunque getta o versa cose atte ad offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero provoca emissioni di gas, di vapore o fumi alti a cagionare tali effetti". E'evidente a tutti che le onde elettromagnetiche non hanno nulla a che fare con questa fattispecie. L’onda elettromagnetica non è una cosa, solida o liquida, che si possa gettare o versare, né gas, vapore o fumo che offenda, imbratti o molesti le persone. E intanto il Governo continua ad occuparsi d’altro.

enio ha detto...

Alla fine ero giunto a queste conclusioni,augurandomi due cose:

1. che la Comunità scientifica dia finalmente una risposta dirimente;

2. che il Governo si svegli prendendo una posizione chiara a tutela della salute pubblica da un pericolo sia pure presunto.

Tom P. ha detto...

@ Enio

grazie del contributo. Così ampio e documentato che ora non potrò più lamentarmi.
In realtà non ho la pretesa che il blog possa addentrarsi in analisi scientifiche o giuridiche. Il linguaggio del blog deve necessariamente restare semplice, non può andare oltre quello che normalmente è il discorso da bar.

Non credo che avremo mai una risposta definitiva dalla scienza. La metà degli studi scientifici sull'argomento sono finanziati direttamente dalle imprese della telefonia e delle radiotrasmissioni perciò i risultati presenteranno sempre aspetti contrastanti. Ma a ben vedere questo è un falso problema. Quando si decide di istallare un semaforo o un guard-rail non si ha bisogno della certezza scientifica che là si verificheranno incidenti mortali, è sufficiente la semplice astratta possibilità d'incidente. Si chiama principio di cautela.

Vuoto legislativo? non direi. Mi sembra che il Governo abbia già fatto la sua parte. La legge 36 del 2001 voluta dall'allora Governo Amato fissa dei limiti generali. Sono limiti un po' blandi, ma ci sono. Non sono un allarmista che chiede leggi draconiane e non penso nemmeno che l'elettrosmog sia un'emergenza nazionale.

Credo che ci sia una problema a livello locale. Certe forme di trascuratezza trasformano in grave problema anche ciò che normalmente è una banalità.

La gestione del territorio spetta agli enti locali. Questa possibilità era stata bloccata dal Decreto Gasbarri (n.198 del 4.9.2002) che dichiarava le antenne opere strategiche di interesse nazionale togliendo ogni potere di intervento a livello locale, ma ora non è più così. Il decreto è stato dichiarato incostituzionale e dove i comuni si sono attivati con regolamenti propri (vedi il caso di Orsogna) si è riusciti a far valere un regolamento comunale. A Chieti questo non accade sia per l'insensibilità dell'amministrazione sia per la totale apatia dei cittadini. Perciò credo che sia giusto parlarne e credo che un'eventuale sensibilità civica rispetto al problema potrebbe emergere anche attraverso i blog.

Ripeto: il mio non vuol essere allarmismo, ma richiesta di attuare anche qui un moderato criterio di cautela.