07 novembre 2017

Lampi sull'Eni

Il Centro Oli di Viggiano ce lo magnificavano come un modello esemplare da copiare anche qui, tra Ortona e Tollo. L'ENI raccontava la balla di non aver mai avuto incidenti, di essere rispettosa dell'ambiente e della salute delle persone. Erano balle evidenti perché era facilissimo trovare notizie sugli incidenti. Però neanche noi che abbiamo combattuto la battaglia contro il Centro-Oli di Ortona e poi quella contro Ombrina Mare e ancora dobbiamo impegnarci contro le dannosissime tecniche di ricerca con Air-Gun e di estrazione con Fracking, no, neanche noi potevamo immaginare quello che stava davvero succedendo a Viggiano.


Le notizie degli sversamenti e delle zone agricole distrutte per sempre sono arrvate dopo. Ora arriva Il Fatto Quotidiano ci dà un'altra notizia tardiva e inquitante: la morte sospetta di un ingegnere che aveva visto nel 2012 la pericolosa corrosione dei serbatoi e che avrebbe voluto scongiurare il disastro.  L'ingegner Gianluca Griffa è morto (suicida?) nel 2013 e nulla è stato fatto dai bravi signori dell'ENI, nulla è stato detto.
Sono notizie tardive e incerte, non consentono di capire bene cosa è successo, ci riportano alla memoria gli avvertimenti degli ambientalisti che sempre ci hanno detto e ripetuto che il petrolio solforoso era fortemente corrosivo. Il Centro-Oli era un desolforatore. Quindi si sapeva ancor prima che l'ing. Griffa lo scoprisse. Lo sapevano perfino quegli ambientalisti che l'Eni considerava antiquati e ignoranti. Avrebbero potuto riparare o sostituire i serbatoi. Qualunque persona di buon senso l'avrebbe fatto, ringraziando l'ing. Griffa. Invece no. L'ing. Griffa si trovò costretto a scrivere ai carabinieri, segnalando che i dirigenti dell'Eni l'avevano costretto al silenzio.
La lettera ai carabinieri è del febbraio 2013, l'ingegnera verrà convocato alla sede centrale dell'Eni a luglio e dopo quattro giorni avrebbe deciso di togliersi la vita. E' una vicenda che getta una luce sinistra e spettrale su tutta la vicenda, non solo per il totale disinteresse nei riguardi della salute delle persone, ma anche sulla morte dell'ingegnere e sulla sua rapida e frettolosa archiviazione. Il riemergere di queste notizie si potrebbe quasi definire come "lampi sull'ENI". E non dico altro. L'allusione dovrebbe essere ben comprensibile perché in questi ultimi tempi stanno riaffiorando anche le stranezze e i misteri che circondarono la morte violenta di Pier Paolo Pasolini.

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