24 luglio 2009

Uno spettacolo vergognoso



Il video è vecchio, qualcuno l'avrà già visto, l'articolo invece era su Il Messaggero di ieri:

CUPELLO - Sembrava un incontro come tanti altri, tranne il ritardo di oltre un'ora. A Cupello, una sera di metà estate, per discutere del futuro dell'Abruzzo. Enrico Di Giuseppantonio, Calogero Marrollo, Remo Gaspari. Gianni Chiodi, il più atteso da pubblico e telecamere, arriva alle 20, bloccato sull'A14 da un incidente. Il tempo di finire il discorso e arriva la prima domanda, la prima e l'ultima. La fa Maria Rita D'Orsogna, professoressa all'università di Los Angeles. «Cosa ne pensa presidente del fatto che l'Abruzzo sta diventando un distretto minerario?» chiede al microfono. Chiodi ascolta e risponde: «Tra 10 anni vedrete che non sarà successo niente. Questa è una prospettiva falsa. Non capisco perché vi siete fissati». Il pubblico si agita, altra gente risponde dalla platea: «Vogliamo le carte». «Questa è la mappa delle concessioni- dicono due signore srotolando una cartina- e sono già state approvate». Chiodi ribadisce «Non sarà così, ma perché continuate ad attaccarmi?». Dal palco riprendono la parola. «Questa è maleducazione- sottolinea un organizzatore-. Per questo vi hanno cacciato dalla politica». La gente alza la voce, qualcuno si avvicina alla scrivania, al presidente, «non siamo politici, siamo cittadini, questa non è democrazia». Intanto arrivano i carabinieri, l'incontro va avanti, parla Gaspari che dice dei contestatori, «fannulloni che vogliono fare basso proselitismo». Di Giuseppantonio tenta di placare gli animi, ma il dibattito è sospeso. Chiodi viene accompagnato fuori dai vigili urbani, la gente lo riempie di domande. Fuori l'aspetta l'auto blu, scortata dai carabinieri: «Sono spaventato dalla gente che solo immaginando che io abbia idee diverse dalle loro, mi attacca in questo modo» dice prima di salire in macchina. La D'Orsogna, ancora incredula del polverone scatenato, sussurra: «Non volevo attaccare nessuno, non ho alcun interesse in questa storia».

NOVELLA DI PAOLO - Il Messaggero 23 luglio 2009

Se ne deduce che fare domande ai politici è una grave maleducazione. I cittadini non devono fare domande, devono solo applaudire, questa è la regola della nuova democrazia. Se il politico è di sinistra i cittadini possono anche urlare, inveire, ma fare domande no, non è lecito. Se il politico è di destra i cittadini hanno anche il dovere di ringraziare.

Dal blog Allegria di naufraghi leggo che i cittadini che hanno cercato di fare qualche domanda sono stati ripetutamente offesi prima che i conferenzieri lasciassero precipitosamente la sala.

Il governatore Chiodi è stupito delle contestazioni, dice di non avere idee diverse dagli abruzzesi che gli vorrebbero fare le domande e non riesce a capire il perché di quelle domande. Perché la gente non apprezza la nuova qualificazione dell'Abruzzo come regione mineraria? perché la gente teme qualcosa di negativo quando vede le piattaforme davanti alla spiaggia di Vasto e di San Vito? (presto le vedrà anche ad Ortona) perché la gente è sospettosa quando vede tagliare le vigne nei terreni acquistati dall'Eni in contrada Feudo? perché non si fida delle rassicurazioni quando si accorge che la legge regionale che bloccava la costruzione della micidiale raffineria sta per scadere senza che nessuno alla regione abbia proposto qualche forma di moratoria?

Per capirlo forse basterebbe parlare con la gente. Chiodi potrebbe parlare con quella professoressa alla quale durante la sua campagna elettorale esprimeva stima dicendo di volerla conoscere personalmente. Quale migliore occasione di ritrovarsela seduta di fronte nella sala comunale di Cupello e proprio in una serata dedicata al futuro dell'Abruzzo? ma ora Chiodi preferisce scappare con la scorta dei carabinieri. Forse l'avvocato Di Martino gli avrà detto che la prof.ssa D'Orsogna gira con un kalashnikov nascosto sotto la camicetta oppure l'avrà convinto che non esiste nessuna professoressa D'Orsogna e quella donna che gli ambientalisti portano in giro è solo una millantatrice foraggiata da Bin laden o da Fidel Castro. Ma sarebbe una ragione in più per smascherarla, non vi pare?

Come abruzzese dovrei vergognarmi di essere rappresentato da un uomo che si sottrae in questo modo al confronto con i cittadini, ma la democrazia sta andando a ramengo e la nostra politica è piena di gente anche peggiore di lui, di veri criminali. Chiodi probabilmente è solo un buon servetto. Forse ora comincerà a capire che anche da noi vale la regola per cui puoi ingannare qualcuno per sempre o tutti per un certo periodo, ma non puoi ingannare tutti per sempre. Il business del petrolio non si può mandare avanti "aum aumma", ben presto il disastro che ora viene preparato nascostamente diventerà evidente, lo vedranno e lo patiranno anche quelli che ora si fidano delle sue parole e allora non ci sarà da affrontare solo le domande di quattro "fissati" del WWF e CNV. Ci sarà la responsabilità vera di quello che si è fatto e che non si è fatto. Ci sarà gente che inviterà Chiodi, Febbo, Giuliante, Marollo e compari ad entrare negli ospedali a contare i malati terminali sui letti e a leggere sulle lapidi dei cimiteri l'età di quelli che non avranno retto al pauroso aumento degli inquinanti. Sempre che non sia toccata a loro la fortuna di precederli.

Io però avrei anche una domanda per la giornalista del Messaggero che conclude l'articolo descrivendoci una prof.ssa D'Orsogna quasi pentita del "polverone" sollevato. Sembra quasi che è lei che deve capire che qui il business del petrolio deve andare avanti e polveroni su queste bazzecole non si dovrebbero sollevare. Domanda: chi è che sta sollevando un polverone su questa faccenda? una persona garbata che si limita a porre una domanda su un problema di primaria importanza, una di quelle domandine semplici semplici che voi giornalisti avete smesso di fare? oppure il polverone, se proprio vogliamo chiamarlo così, viene da una classe politica inetta che persegue interessi incoffessabili e cerca di nascondere sotto un esile tappetino di menzogne problemi mostruosi per il nostro avvenire?


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