04 dicembre 2016

Referendum costituzionale


Non sappiamo cosa uscirà dalle urne elettorali dove gli italiani stanno depositando la loro risposta al quesito referendario. Sappiamo solo che mai il paese era stato più diviso tra un Sì e un No. Mai eravamo stati sommersi da così tante falsità dette con tanta spudoratezza.  Lo stesso quesito stampato sulla scheda è un esempio di falsità. Col referendum siamo chiamati ad approvare o respingere una riforma pensata male e scritta male. Questo lo ammettono anche i sostenitori del Sì. Lo ammettono quando dicono che è perfettibile, che le novità richiederanno immediate modifiche alla legge elettorale, dicono che i compromessi politici non hanno consentito di fare meglio. Tra loro c'è anche chi, come il filosofo Massimo Cacciari, la considera una pessima riforma, un grande pasticcio, però dice che voterà Sì. Il migliore argomento a favore del Sì è l'urgenza del "fare qualcosa", come se il fare sia sempre buono. C'è una voglia di correre senza domandarsi se la direzione è quella giusta. Cambiare per non restare fermi. Ed è obbligatorio farlo in fretta, senza ascoltare gli esperti, ma cosa porterebbe il cambiamento? 
Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l'individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più”      -   Hannah Arendt
Chi vuole respingere i cambiamenti, dicendo e dimostrando che sarebbero peggioramenti, viene additato come un traditore, uno che vuol difendere i bizantinismi di una vecchia politica che forzatamente viene rappresentata come puro accumulo di privilegi, foriera di sprechi e di veti incrociati. Se voti No, vuoi conservare il peggio di ogni vecchiume, è questo che vuoi, ogni altra motivazione è dichiarata falsa. E questo argomento spazza via la vecchia distinzione tra destra e sinistra, ci divide tra acceleratori e frenatori, ma non ha senso, è solo il risultato di un ragionamento volutamente falsato.

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