11 ottobre 2016

In ricordo di Fausto Di Marco

Strappato alla vita da una brutalità assurda che continua ad infangare la nostra città. Anche Fausto Di Marco come Simone Daita.



Fausto era un musicista apprezzato da molti e qui vorrei ricordarlo con un video in cui ho unito le foto che avevo scattato durante una sua esibizione a Pescosansonesco con la sua musica che ho tratto da un video trovato in rete.




Quel che è accaduto nella notte dello scorso week end è assurdo e inaccettabile. Doveva essere una notte di compagnia allietata dalla musica. Forse per alcuni lo è stata. Le ore sono trascorse in allegria, tra boccali di birra e ritmo dei bonghi, ma poi è accaduto l'imponderabile, il capovolgimento in rabbia cieca, pugni e bottiglie rotte. Il grande Lebowski ha fatto qualche passo barcollando sul marciapiede e poi è caduto. Fiotti di sangue caldo zampillavano dal suo collo tagliato mentre una donna s'allontanava e l'assassino si dileguava come un'ombra. Un passante ha cercato di tamponare la ferita. Un altro ha chiamato l'autoambulanza mentre gli altri continuavano a bere e chiacchierare ai tavolini del circolo. Ignari? Nessuno ha visto la notte tramutarsi in tragedia? Nessuno ha percepito l'ala della morte che si adagiava sul pacifico Lebowski cancellando per sempre la sua voce di aedo? La sua luce spenta negli ultimi rantoli di vita.

Ora le pagine dei giornali ci raccontano una storia già sentita. Ci dicono che Mercuzio duellava con Tebaldo. Ci dicono che lo spirito tracotante e battagliero è espressione di gioventù e la morte una fatalità. Un bagliore nel buio della noia. Ma non è vero, perché Fausto non era Mercuzio, camminava a passi lenti, ponderati, come si addice al grande Lebowski, poeta dei bistrò. The Dude. Nessuno poteva odiarlo. Le sue canzoni, la sua chitarra, la sua cagnetta semicieca che lo accompagnava ovunque. Nessuno, se non entità demoniache emerse dall'oltretomba per insinuarsi nel baldanzoso nulla di qualche testa vuota. E' così che il diavolaccio ha scagliato il suo colpo mortale sul più buono, ha usato una bottiglia rotta nella mano di un bullo dal ghigno codardo e ha colpito con violenta ferocia affinché nessuna luce rischiarasse, neanche un poco, le disperate esistenze smoralizzate di quelli che esistono senza motivo.

Anche Simone Daita era stato colpito allo stesso modo, in piazza Vico, di notte, per lo stesso motivo, cioè senza motivo.

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