16 settembre 2016

Il Presidente quasi abruzzese

Non era abruzzese però conobbe gli abruzzesi nel momento più difficile della storia italiana.
"Una popolazione povera, provata da anni di guerra, semplice ma ricca di profonda umanità, accolse con animo fraterno ogni fuggiasco, italiano o straniero, vide in loro gli oppressi, i bisognosi, spartì con loro "il pane che non c'era"; visse quei mesi duri, di retrovia del fronte di guerra con vero spirito di resistenza, la resistenza alla barbarie."
Carlo Azeglio Ciampi era allora un giovane ufficiale di un esercito che non aveva più comandanti, suo malgrado era diventato un fuggiasco. Trovò ospitalità a Scanno dove viveva da confinato politico il professor Guido Calogero, di cui Ciampi era stato allievo.


Calogero era uno dei fondatori del Partito d'Azione e proprio in quegli anni stava elaborando il Manifesto del liberalsocialismo, che riprendeva anche le idee di Piero Gobetti (ucciso dai fascisti quando aveva solo 25 anni) e dei fratelli Carlo e Nello Rosselli (uccisi da sicari fascisti nel 1937) e in parte si richiamava anche alla visione libertaria di Aldo Capitini.

Quei mesi trascorsi tra le stradine di Scanno furono sicuramente importanti nella sua formazione. Oggi i giornali scrivono che avrebbe voluto seguire l'esempio di Calogero e diventare insegnante, fu la moglie a orientarlo verso il concorso alla Banca d'Italia.

Ciampi in seguito non partecipò agli sviluppi politici del movimento liberalsocialista da cui originarono le esperienze del Partito Repubblicano e del Partito Radicale. Purtroppo quella corrente di pensiero laico e liberale che era rappresentata anche da Benedetto Croce, Piero Calamandrei, Norberto Bobbio (altro allievo di Guido Calogero), Francesco Ruffini, Ernesto Rossi, Ugo La Malfa e tanti altri, non ebbe mai un ruolo importante nelle scelte nazionali. A dominare le vicende italiane furono soprattutto i dogmi religiosi del cattolicesimo e i dogmi ideologici del social-comunismo di ispirazione marxista. La ragione laica e liberaldemocratica è stata confinata tra pochi intellettuali che ancora oggi vengono trattati con diffidenza.

Quando l'Italia, nel 1992, si trovò a dover gestire una difficile contingenza economica Ciampi fu chiamato dal Presidente Scalfaro alla guida del governo e poi ne fu il successore al Quirinale.
Oggi sono molti a rileggere in negativo le manovre economico-politiche di cui egli fu artefice, prima come governatore della Banca d'Italia, poi come Premier e Ministro del Tesoro. Oggi l'economia è dilaniata dagli effetti nefasti delle tempeste finanziarie che nessun governo riesce a controllare. Siamo imprigionati e penalizzati nella gabbia dell'Euro e su Ciampi, che fu il principale regista dell'ingresso italiano nella moneta unica, molti scaricano colpe enormi, ma è difficile capire se nel momento delle decisioni poteva esserci consapevolezza delle conseguenze.

Credo che tutti gli economisti conoscessero i danni che può fare il vincolo della moneta unica imposto a paesi con economie troppo diverse, ma è probabile che in quel modo si volessero creare le condizioni che avrebbero obbligato i politici dei vari paesi europei ad accelerare i processi di perequazione che avrebbero portato la comunità economica europea a trasformarsi in un unico stato federale. E' accaduto il contrario. Ci siamo allontanati pericolosamente dall'obiettivo dell'Europa Unita. Nello stesso anno in cui il progetto della moneta unica si realizzava comparvero all'orizzonte fatti nuovi e imprevedibili: lo scontro di civiltà conseguente all'apocalisse dell'11 settembre; la diffusione di titoli finanziari tossici da parte dei più importanti istituti bancari statunitensi. Per diversi anni il valore crescente dell'Euro continuò a darci sostanziali vantaggi, ma il veleno delle guerre disseminate in tutti i paesi islamici si diffondeva dall'Afghanistan all'Iraq, dalla Tunisia alla Libia, e il veleno penetrato in tutti i circuiti bancari e in tutti i settori che erano stati frettolosamente privatizzati cominciò a mostrare i suoi effetti nefasti.

Erano passati quasi dieci anni dall'uscita di scena di Ciampi quando, nel settembre del 2008, vedemmo crollare i giganti finanziari degli USA, poi venne il tempo delle primavere arabe e delle feroci repressioni che hanno spinto milioni di profughi verso l'Europa. Chi avrebbe potuto prevederlo? Qualunque cosa si possa pensare dell'attacco alle torri gemelle di New York e della strategia finanziaria messa in atto con i prestiti sub-prime non c'era nulla che poteva rientrare nelle competenze e nell'azione dell'ex presidente ed ex governatore della Banca d'Italia. Giustamente oggi c'è chi lo ricorda per i suoi interventi a tutela della libertà di informazione, un bene fondamentale per la democrazia che in Italia è stato totalmente svilito. Un valore che Ciampi sicuramente custodiva dai tempi in cui a Scanno vedeva il professor Calogero ricevere informazioni che gli venivano recapitate in modo clandestino.


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