12 settembre 2016

Calcio, tifoseria e vigliaccheria

Il calcio dovrebbe essere uno "sport", ma non lo è. E' un vortice di affari più o meno clandestini gestiti da personaggi ben poco raccomandabili che ne traggono enormi profitti. Tutto si fa sempre e solo per soldi. Qualcosa finisce anche nelle tasche dei calciatori.

Un fiume di soldi pubblici, presi anche dalle tasse di chi non ha mai visto una partita. Soldi per costruire gli stadi, spese enormi per garantire la sicurezza, ma la parte più oscura e consistente è quella delle perdite generate dai meccanismi di elusione fiscale.
Non basta: il calcio è un ambiente intossicato, dove circolano sostanze più o meno lecite che gli stessi atleti usano con poca consapevolezza. Lo sport dovrebbe far bene alla salute, invece fa molto male.
Il calcio infine è anche un potente narcotico sociale. In piccole dosi ti distrae dai problemi reali della quotidianità, ti annebbia la mente, in dosi massicce trasforma i cittadini in bestie urlanti. Il calcio è una scuola di violenza. Corruzione e violenza che vengono amplificate dalla TV. Nessuno può pensare che sia un caso che in TV a fare gli opinionisti sportivi ci siano personaggi come Di Canio o Luciano Moggi: esibire e premiare il peggio, sempre.

Ieri a margine della partita Pescara-Inter un gruppo di idioti pescaresi ha aggredito un tifoso dell'Inter, colpevole di una maglietta. I pescaresi portano le magliette del Pescara ma gli altri non possono portare le loro magliette. Capite a quale livello di imbarbarimento vi può ridurre il calcio? 

A Chieti nei giorni scorsi c'era stato un episodio ben più grave. Sei contro uno. Non c'era nessuna partita, in una zona di Chieti ben lontana dallo stadio, un giovane era sceso dal pulman per andare a casa della nonna. Camminava da solo. E' stato pestato a pugni a calci da sei ultras teatini. La sua colpa era una sacca biancoceleste. 

Qualcuno potrà anche dire che siamo lontani dall'omicidio a cui la violenza calcistica è arrivata nei casi peggiori. Tutti ricorderanno il giovane napoletano ucciso a Roma nel maggio 2014. In quel caso a sparare fu un fanatico fascista che aveva preparato una vera azione di guerra contro un pulman dei napoletani. A perderci la vita fu Ciro Esposito che non aveva neanche la colpa innocente di una maglietta sbagliata. Un caso estremo, forse, ma sappiamo tutti che c'è una piena connivenza tra squadracce neofasciste e tifoserie calcistiche. Si rinforzano a vicenda alimentando la cultura di odio e di violenza. Ragazzi privi di riferimenti familiari, incompresi dalle scuole sempre più confusionarie, trovano là un rifugio identitario. Dentro il gruppo dei tifosi o dei camerati che ostentano sicurezza, forza e orgoglio si sentono protetti. Hanno molto bisogno di protezione perché sono pieni di paure. Hanno paura degli stranieri, degli zingari, dei gay (non lo sanno, pensano che sia solo disprezzo, ma in realtà anche l'omofobia nasce dalla paura), paura dei comunisti, paura delle donne (anche questo sembra disprezzo, spesso ostentato, invece è paura perché non sanno come rapportarsi con le ragazze, le accettano solo quando si trasformano in maschiacci simili a loro). Hanno paura degli islamici, ma anche degli ebrei. Odiano i banchieri (troppo ricchi), ma odiano anche i barboni (troppo poveri). Il loro odio si estende anche a tutti quelli che non vogliono o non sanno odiare. Il peggio però è la loro vigliaccheria. A Chieti hanno colpito il giovane con la sacca biancoceleste sei contro uno. E' già da vigliacchi andare due contro uno. Il criminale con un briciolo di orgoglio non dovrebbe farlo. Dovrebbe avere il coraggio di affrontare il nemico (ammesso e non concesso che ci sia un nemico). Loro vanno in sei contro uno. C'è già vigliaccheria nel colpire senza motivo o per motivi futilissimi come il colore di una sacca. Sono doppiamente vigliacchi.

Anche i "bulli" più sciagurati dovrebbero conoscere qualche regola di combattimento. Niente colpi bassi, è la prima regola. Non si colpisce chi è già a terra. Lo sanno anche i cani. Ma loro sono vigliacchi. La paura ha divorato le loro coscienze. Neanche gli sciacalli li accetterebbero nel loro branco. Loro, i nazi-ultras, sono capaci di colpire con calci in faccia il poveraccio innocente che hanno già atterrato con la loro vigliacca azione di gruppo. Il calcio in faccia dovrebbe repellere anche a chi è privo di anima e di coscienza, perché ci sono freni inibitori che stanno nel profondo, sono scritti nel dna della specie, come quello che trattiene un cane dall'aggredire il suo simile quando è disteso col collo esposto. 

Per annullare ogni residuo di umanità credo che siano necessari lunghi allenamenti. La somministrazione quotidiana di violenza televisiva. Lo splatter in dosi giornaliere elimina il rigetto, spegne i neuroni-specchio. Poi ci si allena coi videogiochi, dove puoi colpire avversari virtuali con pugni, calci, mazze ferrate, bazooka... li puoi macellare in modo molto realistico. Si costruiscono così combattenti virtuali capaci di tutto. Poi si rinforzano le paure e si alimenta il loro odio disumanizzando i presunti nemici. Così i combattenti da schermo e joystick perdono ogni capacità di giudizio, diventano invasati come cani da combattimento,  possono essere usati come ultras spietatissimi o killer al servizio delle mafie o contractors per le guerre vere.

Ragazzi che avrebbero potuto crescere e godersi la vita diventano in questo modo vigliacchi decerebrati totalmente dediti al male. Rovinano chiunque entri in contatto con loro e nella rovina finiscono loro stessi. 

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