19 maggio 2016

Oh Capitano, mio capitano

Ciao Capitano,
sei stato il volto sorridente pulito onesto e coraggioso della politica italiana. In nome della ragionata sregolatezza dei sensi, che era il tuo motto tratto dalle pagine di Rimbaud, voglio salutarti in piedi sul banco come uno dei ragazzi della Welton Academy che salutavano il professor Keating nella scena finale dell'Attimo fuggente. "Ciao Capitano, mio capitano!". 

Lo sappiamo che Marco Pannella non poteva essere un capitano perché era antimilitarista e non avrebbe mai voluto essere un comandante come Garibaldi e Che Guevara. Non combatteva battaglie armate. Lui era il signor Hood che usava solo pistole caricate a salve, un creativo sempre ispirato dal sole con un canestro pieno di parole nuove.

E' bello sapere che un uomo così è esistito vicino a noi. Ci ha accompagnato per decenni portando la sua luce da illuminista nelle bolge nauseabonde della politica italiana. Gli piaceva camminare in equilibrio tra le due chiese come un funambolo beffardo.

Tra goliardia e utopia ci ha indicato la strada della non violenza e della disobbedienza civile, la strada tracciata da Gesù e san Francesco, da Tolstoj e Thoreau, da Gandhi e Martin Luther King, da Danilo Dolci e Aldo Capitini. Su quella strada abbiamo incontrato Ronald Laing e Timoty Leary, Rudy Deutsche e Michel Foucault, Herbert Marcuse e Franco Basaglia. Era la strada che passava per Woodstock e Poona, tra i figli dei fiori e gli indiani metropolitani, tra la società dello spettacolo e il labirinto dell'informazione. Là ci hanno guidato Marshall Mac Luhan e Guy Debord, Pier Paolo Pasolini e Carmelo Bene, ma era lui che stava nelle strade ad insegnare la non violenza e combattere l'indifferenza; lui ci insegnò che bisogna combattere la violenza della disinformazione, quella che non riuscì mai ad oscurarlo pur riuscendo spesso a denigrarlo.

Il suo coraggio era fatto anche di sconsideratezza. Tanti ne hanno approfittato, l'hanno usato e l'hanno tradito per arrivare ai posti di potere che lui non ha mai avuto. Sul neo-liberismo non saprei dire se è stato lui stesso a non capirne il lato oscuro e fortemente anti-liberale o se era giusto continuare a dichiararsi liberisti in senso einaudiano nonostante il tradimento generale.

E' bello ricordare che Pannella era abruzzese, un abruzzese forte e gentile che continuerà a guidarci, noi che siamo sulla strada di Pescara dove lui scaricò le sue pistole in aria e regalò le sue parole ai sordi.

Ora dobbiamo raccogliere le sue pistole e ricaricarle di parole nuove per continuare a sparare ancora in mezzo alla folla dei narcotizzati e dei sordi. 

Ciao Capitano, mio capitano!

Nessun commento: