04 novembre 2014

La verità si vede.



La violenza spicciola dei delinquenti è in ogni società umana. Le forze dell'ordine servono per limitare il problema, non per accrescerlo. La violenza di chi è pagato per difenderci è inaccettabile.


In questi giorni abbiamo assistito, increduli, alla sentenza che ha assolto tutti gli imputati della morte di Stefano Cucchi. Non siamo ingenui, sappiamo come opera la nostra polizia, nessun italiano potrà mai dimenticare i pestaggi nelle strade di Genova, le torture alla caserna Bolzaneto, il massacro dei ragazzi che dormivano dentro la scuola Diaz, le bottiglie molotov che alcuni poliziotti portavano sul luogo per costruire una falsa giustificazione alla spaventosa violenza che avrebbero usato contro ragazzi che sapevano innocenti e innocui. E quanti altri vergognosi episodi di malapolizia! 

Lo scorso 29 ottobre quella violenza di Stato s'è scagliata contro gli operai delle accaierie di Terni, come se non bastasse il guaio della perdita del lavoro e dello spettro della miseria in famiglia. Ma quello che fa indignare di più, più dei fatti gravissimi a cui dobbiamo assistere, più del dolore che proviamo per le vittime e della rabbia per una violenza messa in atto da chi invece dovrebbe difenderci, sono le parole con cui si cerca di giustificare l'inaccettabile: un setta di fanatici (non oso chiamarli "sindacato di polizia" perché non hanno niente di paragonabile a un sindacato e sono privi dei minimi requisiti per stare in polizia) non paga di aver insultato la madre di Federico Aldrovandi ora offende e denuncia i familiari di Stefano Cucchi. In questo modo si stanno autoaccusando, si sono schierati da una parte, non vogliono la verità, vogliono l'assoluzione dei colpevoli e la condanna delle vittime. Cosa si aspetta ad espellere dalla polizia chi prende pubblicamente posizioni così indegne?

Il ministro Alfano non sta facendo denunce, ma lui, che doveva dimettersi già all'epoca del penoso caso Ablyazov, afferma falsità allo scopo di coprire e lasciare impuniti i nuovi fatti di violenza.

Ho postato qui sopra il video di Diego Bianchi che mostra il momento in cui viene dato l'ordine di caricare. Qualcuno aveva già predisposto quell'ordine? E' il governo che segue una strategia fascista? Non lo so. A me non sembra. Mi sembra che a ordinare la carica sia un inetto che in quel momento non sa cos'altro fare, come il suo collega che poco dopo chiede di telefonare. Come può funzionare una polizia che non riesce ad avere un comando nel luogo in cui deve operare? Come fa un cordone di poliziotti con giubotti, caschi, scudi e manganelli a farsi prendere dal panico all'avvicinarsi di persone a volto scoperto che camminano reggendo un enorme striscione?

E non mi si dica che poi ci sono anche comportamenti sbagliati tra gli operai: è ovvio che ci sono, ma non c'erano prima dell'ordine di caricare.

Mentre Landini cerca di richiamare alla calma sia i poliziotti che i manifestanti ci sono persone che si si agitamo in modo scomposto, ma sono disarmati e a volto scoperto, qualcuno ferito e tanti poliziotti bardati che si nascondo dietro gli scudi nello spavento del gran disordine che hanno appena provocato. E' una scena surreale. A me sembra che bastava lasciarli in caserma o a casa per garantire la sicurezza e la tranquillità della piazza. Senza le forze del disordine non sarebbe successo proprio niente. Al massimo sarebbe successo che Landini entrava nel palazzo con i suoi collaboratori e chiedevano di parlare con qualche rappresentante del ministero.

Non voglio neanche dare la colpa agli agenti: la professionalità non se la possono costruire da soli. Ma non possiamo avere un ministro che mente per nascondere e difendere gli errori e le evidenti incapacità. Non possiamo accettare che rappresentanti di una istituzione possano insultare le vittime e denunciarle per coprire la verità di fatti tragici e garantire l'impunità dei responsabili. Se esistesse un vero sindacato di polizia i veri responsabili si sarebbero presto trovati, a Genova e altrove.

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