26 aprile 2014

Violenza giustificata e protetta


Il caso Magherini sarebbe già chiuso come un semplice inconveniente incorso ai carabinieri durante una normale operazione di routine: l'ennesima persona che muore casualmente durante un arresto. E' un fatto normale? E perché doveva essere arrestato Magherini? Ce lo dobbiamo chiedere come per il triste caso di Federico Aldrovandi o quello meno noto del giovane Paolo Scaroni. Il fratello dell'ex calciatore ci dice che Riccardo Magherini era in stato confusionale e chiedeva aiuto, s'è messo in ginocchio implorando davanti ai quattro carabinieri, prima di essere preso a botte e calci.



All'arrivo dell'ambulanza vengono intralciati i soccorsi e dopo morto viene anche denunciato. I carabinieri invece di dare una spiegazione dei fatti, che sia compatibile coi filmati e le urla, denunciano un morto!

Anche questa volta un po' di verità sta emergendo solo grazie all'impegno dei familiari. E per fortuna per questo caso ci sono dei filmati. Ma non è giusto che le persone già segnate dal lutto non vengano sostenute anche dallo Stato nella ricerca della verità e delle eventuali responsabilità.

Recentamente avevo apprezzato alcune parole di esponenti dell'apparato statale, ma subito dopo il ministro degli Interni ci ha fatto ripiombare nel solito ottuso arroccamento corporativo: gli agenti delle forze dell'ordine non devono essere identificabili, mai, ha detto il Ministro Alfano. Lui il codice identificativo vorrebbe metterlo ai manifestanti e spera anche di poter vietare qualunque tipo di manifestazione nella capitale. Così da una parte si garantisce l'impunità di coloro che gettano discredito su tutto il corpo di appartenenza e dall'altra si abbatte un basamento della democrazia.

Alfano ha mostrato alcune fotografie di manifestanti che lanciano sassi, ha scoperto che esistono i delinquenti e ci sono anche delinquenti pericolosi nelle nostre strade. Noi lo sapevamo già, perché, se tutti fossero buoni e bravi, la polizia non avrebbe ragione di esistere. Sappiamo anche che gli agenti si trovano ad affrontare situazioni difficili e pericolose, ma questo non può giustificare gli abusi di potere, le violenze gratuite e nemmeno lo sfacciato occultamento dei reati commessi. Soprattutto non può giustificare un sistema che impedisce a priori l'identificazione dei criminali in divisa. Tutto questo diffonde tra la gente un sentimento di sfiducia e di insicurezza, quando non di vero terrore. Una situazione che può piacere solo ai fascisti.

Vorrei che qualche volta fossero anche i sindacati di polizia, almeno quelli più seri, a chiedere che si faccia luce sui casi più sospetti e che in futuro si possa distinguere chi svolge correttamente la professione da chi la infanga terrorizzando e uccidendo i cittadini che dovrebbe invece aiutare e difendere.

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