13 settembre 2013

Bunga bunga teatino

Chieti è sempre stata un piccolo specchio dei mali d'Italia quindi non poteva esserci uno scandalo mondiale come il bunga-bunga senza un bunga-bunga teatino. Ecco, ora ce l'abbiamo.

Mi direte che non s'è vista la nipote di Mubarak e neanche i cortei di auto blu con le olgettine dirette al palazzo del sultano, ma qui, si sa,  facciamo le cose a modo nostro e ci vengono sempre peggio degli altri. Almeno  alle "cene eleganti" le signorine erano consenzienti. Invece il bunga-bunga imposto con ricatto e approfittando del bisogno è la forma più spregevole di abuso di potere, la più umiliante: qui non c'erano ragazze in cerca di notorietà, ma madri che si sono degradate per non trovarsi con i figli sulla strada, donne abusate che non potevano denunciare per non subire facili ritorsioni.

Sul puttanaio di Arcore ha ironizzato il mondo intero, invece il nostro è un caso spregevole di meschinità e ferocia. Non vorrei neanche parlarne se non fosse per certi strani effetti collaterali.




I commenti

Da una parte c'è la giusta indignazione espressa dalle stesse persone che avevano reagito anche alle altre più note vergogne italiane; poi ci sono i prevedibili comunicati pilateschi che vorrebbero difendere la presunta innocenza dell'abusante insieme a una formale solidarietà alle abusate, ma il vero disgusto arriva dai commenti della gente che legge le notizie.



I commenti leggibili nell'immagine qui sopra (si può ingrandire cliccandoci) si riferiscono ad un'altra vicenda: la scoperta, con immediata chiusura, di un'attività di sfruttamento di prostituzione a Chieti Scalo. Guardate cosa dicono i lettori. Non capisco se sono giovani o vecchi o padri di famiglia, in ogni caso è un segnale bruttissimo di come viene vista e vissuta la sessualità. Forse sono battute che si son sempre fatte tra amici (rigorosamente maschi) ma ora vanno in rete, diventano manifestazione pubblica del modo di essere collettivo. Tutta la città sembra un postribolo.

Bigottismo e tolleranza

C'è una parte di Chieti che politicamente, moralmente e culturalmente è rimasta ferma alle case di tolleranza, quando al bigotto che va a messa tutte le domeniche doveva essere garantito lo sfogatoio per l'adempimento dei suoi irrinunciabili peccati. Lo stesso bigotto che s'inchinava all'omelia del prete e faceva il moralista poi correva a pagare "le donnacce". Uscito dalla chiesa dove il prete parla di pace e di fratellanza andava ad  applaudire il duce che si pavoneggiava con dichiarazioni di guerra e di razzismo.

E' cambiato qualcosa? Oggi a Chieti abbiamo un sindaco che esprime la sua cristiana idea di fratellanza con ordinanze anti-accattonaggio: vietato chiedere l'elemosina davanti alle chiese. Come spiegava l'allora vice-sindaco votato alla giustizia sociale, nel proibire ai disperati di chiedere l'elemosina non si va contro la morale cristiana e per dimostrarlo asseriva che entrambi, sindaco e vicesindaco, sono cattolici praticanti. Dimostrazione impeccabile, se non ci credete leggete qui. In effetti non è opportuno che il buon cristiano venga messo alla prova quasi a tradimento da una mano tesa ancor prima che abbia avuto il tempo di rimuovere dalla propria coscienza le parole del prete. 

L'elemosina no, la prostituzione sì. E la tolleranza ipocrita delle case chiuse si ripropone uguale uguale per i fenomeni di corruzione , di abuso di potere, di violenza, di frode fiscale: tutto è tollerato se non ci tocca personalmente. Anche con le mafie si può convivere.  Tutto si può fare se non c'è una propria moglie o figlia ad esercitare nel bordello, salvo che non sia quello privato del sultano, perché là  il più noto dei senatori abruzzesi sarebbe ben contento di mandarci anche la moglie. 

Cosa può venir fuori da questa cultura pecoreccia? Dove si arriva con questa tolleranza del peggio? Non sarà mica un caso che l'assessore dei ricatti sessuali proviene dal più bigotto dei partiti. E non sarà mica un caso che è lo stesso partito che tollera così bene l'intollerabile scegliendosi come coordinatore politico un ex sindaco destituito e condannato nella passata raccomandopoli teatina.

Tra decisionismo e garantismo

Il sindaco attuale cerca di tirarsi fuori dicendo che non sapeva nulla e scopre solo adesso che occorre  regolamentare l'assegnazione degli alloggi popolari. Complimenti! Era troppo difficile capirlo in base a un ragionamento politico o giuridico. L'abitrio assoluto di chi comanda è la vera bandiera della destra fascistoide, l'unica garanzia di efficientismo, e ora Di Primio vuole regole e  trasparenza come un grillo intravaglito e istituisce commissioni di garanzia. Meglio tardi che mai. Però non s'accontenta e pretende di "zittire" i cattivoni che vorrebbero coinvolgere nello scandalo l'amministrazione comunale. Forse gli hanno detto che è stato arrestato un socio, un parente o un sosia del suo assessore, altrimenti capirebbe che l'amministrazione comunale non è semplicemente coinvolta, non è infangata da voci anonime e strumentalizzazioni politiche, ma è stata colpita in pieno dallo scandalo: è stata azzoppata, i reati sono stati commessi dentro le stanze dell'amministrazione da un amministratore in persona.

Ci sono anche dichiarazioni firmate di chi afferma d'aver saputo per tempo quello che succedeva e di aver informato il sindaco dell'inqualificabile comportamento dell'assessore. Il sindaco non ha pensato a verificare, regolamentare e dare un po' di trasparenza? forse non serviva o forse, chissà, potrebbe aver confuso il nome dell'assessore con qualche cugino di Mubarak. Succede anche ai politici più illustri.


Non sappiamo come andrà a finire. Se anche fosse vero che il sindaco non ne sapeva nulla, questa vicenda rimarrà nella storia di Chieti come un ennesimo sfregio alla nostra già scarsa reputazione e resterà a carico dell'attuale amministrazione. Basta digitare "Comune di Chieti" su Google per vedere la faccia dell'assessore accompagnata da volgari battute.

Dietrologie chietine

Qui non scrivo per criticare un sindaco che nega l'evidenza per attaccamento alla poltrona - a questo siamo ormai abituati dalla finta politica italiana e poi sarebbe fin troppo facile dire che Google è un malevolo giornaletto comunista - qui scrivo per il fastidio di vedere ancora emergere il viscidume nei commenti che leggo sotto gli articoli. Uno in particolare raggiunge l'apice dell'indecenza. Su Chietiscalo.it un signore che si firma Antonio riduce tutto a "stupidaggini" e svela che la vicenda "puzza alquanto di meretricio".


Sia ben chiaro che non ci sarebbe nulla da dire se qualcuno volesse difendere  l'assessore sostenendo che le accuse sono solo calunnie. Talvolta anche questo accade e siccome il processo non s'è ancora celebrato ogni opinione è tutta da dimostrare. Ma il nostro commentatore non è innocentista, lui non vuole difendere quel "signore", per lui è lo stupro che non esiste neanche come ipotesi astratta, le violenze sessuali  sono solo una leggenda inventata dalle femministe comuniste, come già sapeva la sua saggia nonna.

Peccato che Renzo e Lucia non ce l'avessero una nonna così saggia, si sarebbero risparmiati tante tribolazioni. E pensate all'ingenuità di Alessandro Manzoni che ha scritto un intero romanzo credendoli vittime di un sopruso. Non aveva capito la Mondella era solo una sgualdrina che insidiava un ricco e rispettabile signorotto. Qui invece, nella città dei maschi al 100x100, all'onesto don Rodrigo gli avrebbero fatto una statua e Renzo sarebbe finito in galera per induzione alla prostituzione. Qui  le stupidaggini le sanno riconoscere: quando una decisione si prende chiavando sulla scrivania dell'ufficio comunale la colpa non può essere dell'assessore, ma è di chi gli regge l'ago. Le donne fin dai tempi di Eva molto disonestamente vorrebbero accasarsi seducendo e corrompendo i poveri assessori.

Già  me la vedo l'immigrata senza lavoro e senza casa che arriva in municipio, bella come la Demi Moore di Rivelazioni, forte e determinata come una suor Minetti che comincia a girare intorno alla poltrona e pianta il tacco a spillo sul bracciolo. Lo fa per la casa, certo, ma anche per il fascino mascolino dell'uomo politico: quale donna potrebbe non esserne rapita?

Ora il senatore Razzi non ha più bisogno di una casa, altrimenti avrebbe potuto mandare la moglie a fare una domanda d'alloggio nel nostro capoluogo e avrebbe scoperto che l'ex assessore alle case popolari è perfino più giovane e più bello del cavaliere.

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