28 marzo 2013

Segni di impazzimento



Come si può continuare così? L'Italia ha bisogno di rientrare nella normalità. Abbiamo bisogno di un minimo di serietà e di responsabilità. Non sto parlando del vecchio straviziato riccone piantato dalla moglie, abbandonato da 6 milioni di elettori, ridicolizzato in tutto il  mondo che ora manda i suoi servi a urlare sotto il tribunale, che paga la trasferta ai disoccupati per riempire la piazza, che minaccia fuoco e fulmini per imporre i suoi ricatti ai partiti che hanno vinto le elezioni. No, sto parlando della gente che lavora o che dovrebbe lavorare e amare il proprio lavoro. Il  lavoro è una cosa diversa dal vestito perché, come si dice, l'abito non fa il monaco e neanche la divisa fa il poliziotto. Fare il poliziotto significare tutelare il cittadino, difenderlo, e anche rischiare per difenderlo.


Loro hanno ucciso un ragazzo innocente. Sono delinquenti. Non l'hanno difeso come avrebbero dovuto e non lo hanno neanche ignorato come avrebbero potuto. Lo hanno ucciso massacrandolo di botte fino a sfigurarlo. Lo hanno ucciso abusando del loro potere di poliziotti. Quattro poliziotti. Non sappiamo se hanno ucciso perché sono assassini che si sentivano immunizzati dalla divisa o se l'hanno fatto perché incapaci di svolgere correttamente i loro compiti.

Doloso o colposo quel delitto va punito. Chi uccide deve scontare la pena. Chi viene condannato per fatti così gravi non può esercitare la funzione di polizia e deve anche risarcire lo Stato dei danni arrecati facendoci perdere la fiducia nei confronti delle forze dell'ordine. Se la polizia è una cosa seria non può confondersi con i delinquenti, per il delinquente in difisa dev'essere prevista un'aggravante.

Se esiste un vero sindacato di polizia questo dev'essere il primo a chiedere che i quattro poliziotti giustamente condannati siano immediatamente radiati. La polizia (e anche i suoi sindacati) dovrebbe chiedere scusa alle vittime, non solo alla madre di Federico, ma alle tanti madri italiane che ormai somigliano a quelle argentine: le madri e le sorelle di Uva, Gatti, Rasman, Bianzino, Cucchi ed altri. L'aveva fatto, solo a parole il comandante Manganelli. Parole vuote finché all'interno della polizia resta questa voglia di impunità.

Il sindacato di polizia dovrebbe chiedere scusa anche alle madri di Carlo Giuliani e di Gabriele Sandri, delitti per i quali non c'è stata condanna perché i giudici hanno ritenuto che siano stati uccisi per errori privi di rilevanza penale, ma gli errori ci sono stati perché anche Carlo e Gabriele erano innocenti e le scuse sono necessarie anche per loro, come sono necessarie per le vittime di Bolzaneto e della scuola Diaz e per i manifestanti pestati di botte da poliziotti invasati nelle strade di Genova, di Napoli e di altre città. A Genova la polizia ha sbagliato due volte, prima lasciando che i blac bloc distruggessero impunemente vetrine e automobili, poi  caricando il corteo di cittadini che avrebbero dovuto difendere. Se qualcuno pensa che la polizia può essere questa e può agire così, allora ci conviene licenziarli tutti e vivremo più sicuri.

Per i massacri di Genova la polizia non ha fatto un mea culpa neanche quando sono emerse le falsificazioni, gli inni fascisti, le torture gratuite da "macelleria messicana".

Di fronte alla condanna degli assassini di Federico Aldrovandi un sindacato di polizia ora s'è attivato per rivendicare l'impunità di chi l'ha ucciso. Perché lo fanno? non distinguono il bene dal male? non riconoscono il poliziotto da chi infanga la divisa? Si possono anche dire cose sbagliate per un malinteso spirito di corpo, ma non si può andare a provocare la madre del ragazzo ucciso, quella stessa donna che era già stata denuciata e poi insultata da uno degli assassini di suo figlio mentre gli assassini indossano ancora la divisa e questo ci impedisce di guardare con rispetto la nostra polizia.

La reazione a questa manifestazione da repubblica delle banane dove c'era pure un europarlamentare che s'è messo pure ad urlare contro il sindaco intervenuto per evitare che la manifestazione si trasformasse in una rivoltante provocazione. Insulti anche al sindaco.

Nella stessa giornata abbiamo saputo che il Presidente della Sicilia ha licenziato l'assessore Battiato colpevole d'aver pronunciato parole troppo pesanti verso il Parlamento nazionale. Si può criticare, ma non si può scendere all'insulto e lo stesso Battiato ha capito d'aver sbagliato. Il ministro Cancellieri faccia la stessa cosa, mandi una lettera di licenziamento a tutti i poliziotti che hanno preso parte alla manifestazione organizzata per insultare la madre di una vittima innocente. Hanno commesso lo stesso errore di Battiato, stanno insultando anche l'ex comandante Manganelli e perfino il ministro in carica. Non riescono a capire neanche quando il sindaco di Ferrara va a spiegarglielo di persona chiedendo loro di spostarsi di qualche decina di metri. Non è tollerabile.

Chi sbaglia deve pagare. Perseverare nell'errore è diabolico. Come è evidente in questa Italia impazzita dove in troppi dimostrano di non saper svolgere il proprio lavoro, di non accettare alcuna forma di responsabilità e nel perseverare in errori e pretese sempre peggiori diventano sempre più inetti e arroganti. Se la polizia è una cosa sera non si può continuare a far finta di niente.

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