19 gennaio 2013

L'insostenibile leggerezza dei prefetti


Non ci sono dubbi: quello aquilano è stato il terremoto gestito nel modo peggiore. Nei giorni in cui stampa e Tv celebravano il "miracolo" di efficienza di San Silvio da Arcore e del suo arcangelo Bertolaso, i terremotati venivano deportati e reclusi in campeggi militarizzati con divieto di ingresso, divieto di riunione, divieto di  volantinaggio, divieto di giornalismo, divieto di caffè, ecc.

I terromotati del Belice e dell'Irpinia hanno subìto lunghi anni di disagi, ma solo a L'Aquila sono stati indotti a rientrare nelle case quando il rischio aveva già diffuso un ragionevole allarme, solo per L'Aquila gli sciacalli ridevano già nella stessa notte del sisma, sicuri di poter lucrare sulla disgrazia degli altri, solo gli aquilani sono stati diffamati e perfino manganellati. Solo a L'Aquila (ora l'hanno capito perfino i giornalisti di Libero) gli scienziati erano stati precettati a certificare il falso dal comandante Bertolaso.



Ora scopriamo che anche il prefetto della città, la dottoressa Giovanna Iurato, fingeva la sua commozione. Lo dice (ridendo) al suo collega Francesco Gratteri. Gli dice che non c'era niente da fare in una città che non esiste. Ridono i due prefetti mentre si raccontano del loro non far niente per la sicurezza dei cittadini da cui ricevono gli stipendi e a cui offrono finte lacrime e inutili corone di fiori. Forse il prefetto Gratteri rideva anche nel 2001, quando partecipava al massacro dei ragazzi nelle strade di Genova.  Per questa sua attività criminale violenta ai danni di inermi cittadini che gli pagano lo stipendio il signor prefetto è stato condannato a quattro anni di reclusione (reato poi caduto in prescrizione), ma ha fatto carriera ugualmente in questa Italia malata di corruzione, mafiosità istituzionale, abusi e soprusi. Un'Italia che invece di riprendersi la democrazia pensa di affidarsi al potere di ignoranti prepotenti che si ergono a leader.

La dottoressa Giovanna Iurato è stata interdetta dai pubblici uffici insieme al dottor Nicola Izzo per la loro gestione di appalti pubblici (altri soldi nostri) banditi per la sicurezza dei napoletani. Forse anche Napoli è una città che non esiste agli occhi di sua eccellenza dott.ssa Iurato. Non esiste niente oltre alla loro vanità di prefetti (ne abbiamo già parlato qui). Nessuno la condannerà per la mostruosità delle sue allegre dichiarazioni, ridere non è reato, e i giornalisti di Libero hanno già iniziato la solita litania sulla violazione della privacy. Siamo rimasti in pochi in Italia a non voler capire che ogni orco ha il diritto di nascondersi come vuole nella quiete privata del proprio covo e non va disturbato per nessun motivo.

Questa notizia non è un fatto di cronaca giudiziaria, ma ci fa capire che arroganza, violenza e corruzione sono ingredienti di un'unica minestra che ci viene spesso venduta con altri nomi (decisionismo, risolutezza, autorità, stabilità, efficienza, ecc).

Per fare quello che è stato fatto a Genova nel luglio del 2001 ci vuole una crudeltà nazista; per lasciar cadere in prescrizione i reati dei funzionari che hanno ordinato i massacri della Diaz e di Bolzaneto ci vuole il vuoto morale di un Eichman; per non commuoversi a L'Aquila davanti al grado zero di via XX settembre, un buco in mezzo ai palazzoni rimasti in tutta l'altezza dei loro piani, ci vuole un cuore di pietra. E mi chiedo con quale tecnica speciale vengono selezionati i funzionari di polizia e di prefettura per avere una così nutrita collezione di mostri nella stessa amministrazione.


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