06 dicembre 2012

I misteri dell'elettrodotto Cepagatti-Gissi


L'ultima puntata di Report, su Rai 3,  è riuscita a darci qualche informazione sul misterioso elettrodotto Cepagatti-Gissi che attraverserà l'intera provincia di Chieti irradiando con i suoi micidiali campi magnetici il territorio di molti comuni.


E' un progetto inquietante recentemente sottoposto a procedura di V.I.A.  Ne abbiamo già parlato altre volte senza riuscire a capire il senso di un'opera così imponente che procede nascosta da una opacità che desta molti sospetti. Qualcuno aveva immaginato che il collegamento tra l'Abruzzo e il Montenegro attraverso un cavo sottomarino  fosse legato alla costruzione di nuove centrali nucleari, altrimenti, si diceva, da dove arriverebbe tanta energia da trasportare?

Ora, grazie a Report,  sappiamo che non ci sono centrali atomiche in costruzione nel Montenegro. Sappiamo che là ci sono molti debiti e una banca da salvare. Situazioni non diverse dalle nostre, che i montenegrini però sono riusciti a risolvere. Come hanno fatto? usando capitali pubblici italiani. Si sa l'Italia ha un surplus di denaro pubblico da investire. Non lo sepevate? Invece è proprio così:  una solida impresa nata dalle aziende municipalizzate di Milano  e di Brescia (A2A S.p.A.) ha versato alla Prva Banca del Montenegro 80 milioni di euro per la realizzazione di impianti di produzione idroelettrica. Mentre quel denaro giace nelle casse della banca altro denaro viene chiesto in prestito per realizzare l'imponente elettrodotto che arriva qui in Abruzzo.

L'affare è stato combinato grazie ad accordi del 2009 tra l'ex premier italiano Berlusconi (chissà quando riusciremo ad avere un'idea di tutti i danni che fatto alla nazione) e il presidente montenegrino Dukanovic. Sembra un affare a solo vantaggio del Montenegro: Dukanovic ha trovato capitali stranieri per far ripartire gli investimenti nel settore energetico e nello stesso tempo ha salvato la banca del fratello che rischiava il fallimento. E l'Italia cosa ci guadagna?  Nel corso della trasmissione un ex amministratore della A2A ha spiegato che non c'è un piano industriale che possa giustificare l'intervento dell'impresa pubblica italiana che finora ne ha ricavato solo perdite per 916 milioni. Le perdite dipendono anche da preesistenti vincoli imposte dalle leggi del Montenegro che impegnano la compagnia a fornire energia a prezzi politici (molto bassi) alle loro industrie: terzo vantaggio. E l'Italia perché ha accettato?

Come si recuperano i soldi in un affare che per gli italiani sembra essere tutto in perdita? Se ci fosse un piano industriale predisposto prima di firmare gli accordi ci sarebbe una risposta, ma il piano non c'è: gli accordi politici (una trafila in cui compaiono a vario titolo anche i nomi di Claudio Scajola, Michela Brambilla, Adolfo Urso, Massimo Nicolucci e Valentino Valentini)  hanno preceduto le valutazioni tecniche e le strategie imprenditoriali. Ai giornalisti di Report  è stato negato l'accesso agli atti, quindi molti misteri restano, ma si può cogliere un possibile collegamento di tutto l'affare con un altro accordo internazionale stipulato nello stesso periodo tra Italia e Serbia.

Anche la Serbia è in cerca di capitali freschi da investire per la realizzazione di infrastrutture strategiche e rilanciare la loro economia. Anche loro hanno risolto il problema grazie all'intervento dell'Italia: 2 miliardi di euro per realizzare impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Gli impianti saranno realizzati ovviamente in Serbia, ma, come prevede la normativa europea, saranno inclusi nell'obiettivo nazionale di energia verde dei paesi investitori. In pratica noi paghiamo tutto e poi, mentre restiamo a vivere tra discariche, inceneritori, trivelle petrolifere, raffinerie, acciaierie del tipo Ilva di Taranto, ci diranno che abbiamo raggiunto gli obiettivi di tutela ambientale. Una buona notizia che giustificherà gli investimenti e le perdite, peccato che la regione verde è la lontana Serbia.

In questo colossale affare sono coinvolti anche capitali privati, perciò dobbiamo farci un'altra domanda: cosa ci guadagnano i privati a partecipare all'affare con propri investimenti? Ci guadagnano e anche molto, come ha spiegato un imprenditore italiano amareggiato dal non aver saputo niente e non aver potuto partecipare perché, come al solito, non ci sono stati avvisi o gare d'appalto, tutto si è svolto in assoluto riserbo tra alcuni politicanti e i loro soliti amici, un riserbo che sembra anche perfettamente legale visto che stiamo parlando di accordi internazionali e non di opere pubbliche nazionali. L'accordo prevede un impegno italiano ad acquistare l'energia elettrica così prodotta ad un prezzo triplo rispetto a quello di mercato. Una semplice moltiplicazione consente di valutare i profitti, esclusi da rischi di mercato, a circa 6 miliardi e mezzo di euro. Profitti privati che passano attraverso l'elettrodotto, il mare Adriatico, il Montenegro  e l'acqua inacanalata sui monti della Serbia, ma arriveranno dalle nostre italianissime bollette. Così, dopo aver destinato enormi capitali alle opere da realizzare nei Balcani, dovremo anche pagarne il costo e dovremo sopportare noi abruzzesi i campi magnetici generati dal cavo ad altissima tensione. Una striscia d'Abruzzo lunga 60 chilometri, dove nessuno potrà trattenersi per più di 4 ore (stima fatta dalla stessa ditta costruttrice), vedrà case e terreni deprezzati, paesaggi rovinati per sempre e la beffa di dover pagare tutto ad un carissimo prezzo giustificato dal perseguimento di obiettivi di rispetto ambientale.
Cornuti e mazziati, come i terremotati aquilani. Infatti la firma del diabolico affare è la stessa. Gli speculatori che nei prossimi anni attingeranno denaro sicuro dalle nostre bollette potranno anche dire agli ambientalisti che tutto si fa per loro, per l'energia verde: eccola l'energia da fonti rinnovabili made in Berlusconi, beccatevela e pagatela!

Ma perché è sempre in Abruzzo che finisce il conto ambientale più salato? Perché è in Abruzzo che dobbiamo sopportare lo slogan del "soggiogare la terra", titolo di una conferenza a cui ha preso parte il governatore Gianni Chiodi? Non eravamo noi la regione verde d'Europa? Non sarebbe meglio conservarla e valorizzarla questa nostra terra? Non s'era dimesso da tempo quell'impresentabile Claudio Scajola che aveva varato il piano dell'Abruzzo 'regione mineraria'? Cosa dicono gli abruzzesi di tutto questo?

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