16 luglio 2012

L'avvocato Galliano Magno

Lo storico Filippo Paziente ha proposto su Chietiscalo.it un breve profilo dell'avv. Pasquale Galliano Magno di cui avevamo parlato anche qui l'anno scorso.

Non ho potuto assistere all'inaugurazione dell'Aula della Corte d'Assise di Chieti dedicata alla memoria di Giacomo Matteotti e non avrei mai potuto immaginare che quella circostanza non diventasse occasione per rievocare anche la figura dell'avvocato Galliano Magno, del Foro Teatino. Ne sono molto rattristato perché mi sembra che in questo modo Chieti e gli avvocati di Chieti stanno perpetuando un'ombra vergognosa. Nel mio articolo avevo auspicato l'acquisto della biblioteca dell'avvocato che meriterebbe di essere collocata a Chieti dove egli esercitava la professione forense. Chieti ha un debito morale nei suoi confronti.

Voglio riproporre anche qui l'articolo di Filippo Paziente, con la speranza che Chieti faccia qualcosa per recuperare la memoria di chi s'è impegnato anche a proprio rischio per il bene comune.


Salviamo la memoria dell’avvocato Magno, indomito oppositore del fascismo

Pasquale Galliano Magno nacque a Orsogna il 25 febbraio 1896. Era nipote del notaio Giuseppe Magno, segretario particolare di Francesco Saverio Nitti. Frequentando l'entourage dello zio, si era nutrito delle sue idee liberalriformiste. Ma nella temperie sociale e politica del primo dopoguerra maturò un orientamento più sensibile ai problemi sociali.
Nel 1920, per celebrare la festa del 1° Maggio, Guido Torrese, fondatore il 6 luglio 1919 della Camera del Lavoro di Chieti, invitò Giacomo Matteotti a tenere un comizio in Piazza Valignani e a compiere un giro di propaganda in diversi comuni della provincia. Fu certamente l'incontro col giovane deputato di Fratta Polesine a far maturare nell'animo di Magno (e di altri intellettuali: gli avvocati Antonio Dazio di San Vito Chetino e Luigi Orlando di Guardiagrele; il dott. Gabriele Impicciatore di Bomba; il farmacista Germano De Cinque di Casoli; l'insegnante elementare Nicola Monaco di San Giovanni Lipioni) la decisione di iscriversi al Partito Socialista e di partecipare attivamente alla vita politica. Nelle elezioni amministrative di ottobre del 1920 guidò i compagni alla conquista del suo Comune e fu eletto sindaco. Rimase fedele al Partito Socialista anche dopo la scissione di Livorno e durante il ventennio mussoliniano. Gli squadristi lo colpirono più volte, ma non riuscirono a imporgli l'abiura delle sue idee.
Il 17 aprile 1921 i principali dirigenti del socialismo regionale erano riuniti nella Camera del Lavoro di Vasto, intenti a preparare la lista per le elezioni politiche di maggio. Squadristi di Gissi, Carpineto Sinello, Casalanguida, Liscia, San Buono, accorsi per dar manforte ai fascisti locali, aggredirono e pestarono a sangue, a colpi di randello, i socialisti e li costrinsero a ripartire. Poi devastarono e incendiarono la Camera. Alla vigilia della marcia su Roma i fascisti intensificarono le violenze, per costringere gli oppositori alla resa. Magno rifiutò di dimettersi dalla carica di sindaco, denunciando al prefetto le minacce ricevute dagli squadristi di Guardiagrele, istigati da Guido Cristini. Il 14 novembre, alla stazione di Ortona, subì, per ritorsione, l'umiliazione della purga, per mano di tre squadristi rimasti impuniti. Il 5 gennaio 1923, novello Alighieri, fu costretto ad abbandonare il suo paese. I fascisti misero perfino su di lui una taglia di mille lire per chi ne avesse denunciato il ritorno clandestino.
Nonostante le violenze subite, i socialisti di Orsogna, Paglieta e Gissi non accettarono di firmare la resa, consegnando le bandiere e i documenti delle sezioni. Per stroncarne la resistenza, i fascisti ricorsero alla denuncia per delitto politico, confidando nella complicità delle forze dell'ordine e della magistratura. Il 6 febbraio i sindaci dei tre Comuni, Magno, Canziano Di Nella e Alberto Argentieri, indiziati di attività sovversiva, furono arrestati. Scarcerti il 19 febbraio, furono rinviati a giudizio davanti alla Sezione d'Accusa della Corte d'Appello di L'Aquila, con l'imputazione di aver commesso atti diretti a mutare violentemente la costituzione dello Stato e la forma del governo. La Corte, però, deluse le attese dei fascisti, emettendo sentenze di assoluzione per i tre imputati.
Nella primavera del 1924 si svolsero le elezioni amministrative. Tra i socialisti ormai allo sbando, solo quelli di Orsogna, in contatto con Magno, che svolgeva la sua attività professionale nell'esilio di Chieti, ebbero il coraggio di presentare una lista. Il 12 marzo, su "La Giustizia", organo nazionale del Partito Socialista Unitario, fu pubblicato un articolo, non firmato, Come si conquistano i comuni. Il corrispondente scrisse che a Orsogna le elezioni, dirette personalmente da Raffaele Paolucci, si erano svolte in un ambiente di terrore. [...] La mattina della votazione tutto lo stato maggiore del fascismo provinciale era nella piazza di Orsogna, non escluso l'on. Paolucci. All'ingresso delle sezioni tavoli con dei fascisti addetti a controllare e registrare in modo aperto e pubblico i nomi dei votanti e degli astenuti; per le campagne, squadre di armati lanciati alla ricerca e alla caccia degli elettori.

L'articolo fu attribuito dai fascisti a Magno. Due giorni dopo, in Piazza Valignani, fu affrontato a muso duro, offeso e schiaffeggiato dal ventenne squadrista di Orsogna Erminio Fosco.
----------------
Quando si diffuse la notizia dell'assassinio di Matteotti, i socialisti, guidati da Magno, parteciparono clandestinamente alle iniziative promosse dagli organi nazionali, aprendo anche una sottoscrizione per l'erezione di un monumento marmoreo in Roma, tramite la distribuzione di cartoline con l'effigie del Martire, medagliette e francobolli commemorativi. Magno, riconosciuto leader del movimento di resistenza, fu tra i più attivi promotori dell'aggregazione dei nuclei antifascisti in Comitati di opposizione, che non si diedero per vinti neppure dopo il minaccioso discorso di Mussolini, il 3 gennaio 1925, alla Camera. Il 24 marzo i socialisti si riunirono per l'ultima volta a congresso. Approfittando della presenza a Orsogna di oltre 15.000 persone richiamate dalla tradizionale fiera dell'Annunziata, si fecero beffa delle rigide misure di vigilanza, convenendo alla spicciolata nell'abitazione del notaio Giuseppe Magno. A conclusione dei lavori elessero l'avvocato Magno segretario provinciale.
È a questo "matteottiano", strenuo difensore delle fondamentali libertà democratiche anche a rischio dell'incolumità personale, che i tre legali della famiglia Matteotti, Emanuele Modigliani, Ferdinando Targetti ed Enrico Gonzales, affidarono il rischioso compito di procuratore della vedova Titta Velia, nel processo contro gli assassini del marito. Velia si era costituita Parte Civile, credendo di ottenere giustizia. Ma quando si rese conto che "il processo, il vero processo, a mano a mano svaniva" e che, dopo la rimessione del giudizio, con sentenza della Cassazione del 21 dicembre 1925, alla Corte di Assise di Chieti, non ne rimaneva che "l'ombra vana", con una lettera inviata il 18 gennaio 1926 al presidente della Corte, revocò la suddetta costituzione, affidando la sua difesa all'avv. Magno. Il giovane procuratore ne curò con grande impegno i legittimi interessi durante la fase istruttoria, contestando pubblicamente in giudizio il servile operato dei magistrati, che respinsero perfino l'istanza intesa a ottenere la restituzione alla moglie e ai figli degli effetti personali della vittima. Nella Corte d'Assise di Chieti "l'ombra vana" si trasformò in farsa, la tragedia in commedia.
Velia Matteotti nutrì nei confronti dell'avv. Magno un duraturo sentimento di gratitudine. Era convinta che gli sarebbero state rese "stima e considerazione da coloro che sanno e possono apprezzare la bontà d'animo e la dirittura della coscienza". Finora la sua convinzione non ha avuto molte conferme. Pasquale Galliano Magno fu un uomo di alto profilo morale: combattè il fascismo tenendo la schiena dritta; subì persecuzioni, ma non si arrese, per amore di Giustizia e Libertà. Abbiamo il dovere di preservarne la memoria dall'oblio, completando la ricostruzione storica della sua biografia, ma anche provvedendo tempestivamente a trasferire e conservare, in luoghi adatti, i documenti (alcuni, salvati dalle perquisizioni fasciste, concernenti il processo di Chieti) e i libri, di grande interesse storico, dell'archivio e della biblioteca di famiglia, rendendoli disponibili alla consultazione degli studiosi. Il figlio Carlo Eugenio e la nuora Marina Campana hanno chiesto il sostegno finanziario di enti istituzionali, ma hanno ricevuto finora risposte elusive o negative. Un luogo adatto alla conservazione del carteggio del processo, oltre a quelli proposti dall'avv. Pierluigi Tenaglia in un articolo sul "Foro Teatino" del febbraio 2012 (la sede dell'Ordine degli Avvocati di Chieti, forse il luogo più idoneo) e dagli storici Mauro Canali (l'Archivio Centrale dello Stato) e Claudio Modena ( la Casa Museo di Fratta Polesine), potrebbe essere l'archivio della Fondazione di Studi Storici "Filippo Turati", con sede in Firenze, che ha già acquisito fondi di altri dirigenti socialisti, di grande interesse e valore.

Filippo Paziente


Chi è interessato al personaggio può consultare presso le biblioteche provinciali il libro di Filippo Paziente  La provincia di Chieti da Giolitti a Mussolini (1915-1929), (Chieti, Edizioni Noubs, 1999).

Altre notizie sull'avvocato Galliano Magno e sul vergognoso trattamento riservato dalla nostra sede giudiziaria alla vedova Matteotti potete leggere su questo articolo del Corriere della Sera.

5 commenti:

whynot ha detto...

Un grazie davvero di cuore per l'appassionato intervento del Prof. Paziente, profondo conoscitore della Storia di questa nostra splendida, ma sfortunata regione,così spesso priva di cultura e ancor più spesso di memoria. Grazie ancora per averci regalato l'onore dell'una e dell'altra attraverso questo prezioso blog.

Tom ha detto...

@ Whynot

Concordo sul valore del prof. Paziente e ringrazio per l'apprezzamento.

Vorrei che davvero queste cose che scriviamo possano tradursi in qualcosa di concreto, visibile a tutti.

whynot ha detto...

Grazie Tom per il costante affettuoso interessamento. Certo il pressing dei veneti è fortissimo. In settembre verrà a Pescara una folta delegazione di presidenti di provincia, assessori, sindacalisti ecc. con lo scopo preciso di prelevare il tutto...bisognerebbe meditare sui livelli di civiltà....i nostri amministratori hanno creduto di scorgere solo un colore di casacca che non piace loro...da qui il tentativo di sprofondare tutto nell'oblio, che porterà loro solo ulteriore discredito, se ce ne fosse bisogno!

whynot ha detto...

Il libro "L'avvocato di Matteotti Pasquale Galliano Magno" a cura di Claudio Modena, è stato presentato a giugno a Montecitorio e sarà di nuovo presentato all'Aurum di Pescara il 5/12/14 con l'intervento dell'On. Bray e dello storico prof. Mauro Canali:per fortuna gli apprezzamenti extra-regione sono molti...
http://www.youtube.com/watch?v=RoE6oMLynHQ

whynot ha detto...

Chieti, dopo circa 90 anni, onora l'avvocato di Matteotti Galliano Magno
http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca/2015/12/05/news/chieti-onora-magno-gli-intitola-un-aula-del-tribunale-1.12569915