06 luglio 2012

La ferita ancora aperta di Genova

Dopo undici anni è arrivata in Italia una condanna per alcuni fatti legati alla "più grande sospensione della democrazia in Occidente dopo la Seconda Guerra mondiale" (definizione di Amnesty International per i fatti del G8 di Genova). Nessuno andrà in galera, ma qualcuno probabilmente dovrà lasciare la polizia come conseguenza dell'interdizione dai pubblici uffici. Era il minimo che si potesse fare, ed è una vergogna che lo si faccia dopo troppo tempo!

Forse non c'è mai stato un crimine meglio documentato: tutti abbiamo visto in diretta i massacri nelle strade; tutti abbiamo visto l'accanimento contro persone disarmate, giovani e anziani, il sangue che scorreva a fiumi, i giornalisti colpiti, le mani alzate, le facce scoperte trasformate in maschere di sangue. Tutto il mondo ha provato orrore. Poi sono arrivati i racconti dell'assalto notturno alla scuola Diaz dove molti giovani stavano dormendo nella convinzione che quell'alloggiamento provvisorio disposto dalla pubblica autorità fosse un luogo sicuro. Furono massacrati da un'azione che un funzionario di polizia ha definito "macelleria messicana". Poi arrivarono i racconti delle torture alla caserma Bolzaneto. Atrocità incredibili commesse da poliziotti, funzionari e perfino medici.


La morte di Carlo Giuliani è stata il culmine, ma anche l'elemento distrattore: sembrava un teppista e solo attraverso le ricostruzioni più attente e il film di Francesca Comencini s'è potuto capire che era solo un ragazzo pacifico che si trovava lì per caso, non voleva neanche andare alla manifestazione che la polizia ha trasformato in un inferno. Posso capire che nel labirinto dell'informazione superficiale Carlo Giuliani resterà il teppista col passamontagna e l'estintore, ma tutto il resto non si può giustificare.

I black bloc che hanno agito indisturbati davanti agli schieramenti di polizia, le molotov portate alla Diaz per costruire una prova di intenti teppistici che non c'erano (e si sapeva che non c'erano, altrimenti perché costruire una prova falsa), infine promozioni e carriera per i maggiori responsabili.

Genova 2001 è diventata la più grande vergogna d'Italia, che pure di vergogne ne ha collezionate molte. Spero che almeno questa tardiva e debole giustizia possa riaprire qualche riflessione.

Vi segnalo gli articoli dei blogger collegati al Fatto Quotidiano. Ci sono riflessioni importanti, ma anche segnali inquietanti di una ideologia oppressiva che persiste: il divieto imposto ai poliziotti di parlare del film Diaz è una chiarissima violazione della libertà di parola del cittadino (parliamo di oggi e dell'attuale governo, non quello di 11 anni fa) e ci sono elogi ai "macellai" della Diaz che vengono da esponenti politici; a Borghezio ci siamo quasi abituati, purtroppo, ma Jole Santelli potrebbe spacciarsi per "moderata". Negli anni delle sopraffazioni urlate s'è sedimentata un'ideologia feroce che non disdegna il sangue neanche quando è sangue di cittadini innocenti. Poi c'è la solita informazione che cerca di coprire (TG1) e quella che continua a falsificare (Libero). Infine una politica incapace di affrontare il problema per un limite di "gregarietà".

Non è un caso forse che alcuni protagonisti della violazione della democrazia, perpetrata con violenza e accanimento contro cittadini inermi e innocenti, sono gli stessi che poi sono stati chiamati a reprimere le rimostranze dei cittadini della Val di Susa. La rinascita dell'Italia deve essere morale, civile e democratica prima che economica e passa necessariamente da queste questioni.


  Vittorio Agnoletto

  PierGiorgio Gawronski - La vergogna dei partiti

  Enrico Fierro - I partiti senza verità

    Divieto di parola per i poliziotti

  Angela Vitaliano - Genova per noi

  Stefano Corradino - Che la RAI trasmetta Diaz

  Giorgio Simonelli - Il TG1 continua a non informare

  Barbara Collevecchio - On Santelli sulla mattanza

  Mario Portanuova - Libero non crede alla polizia

  Ferruccio Sansa - Pulizia in polizia

  Il solito Borghezio

  Intervista a Vicari, il regista del film "Diaz": Poliziotti torturatori

  Processo ai manifestanti

  Dino Amenduni - Le conseguenze politiche

  Loris Mazzetti - Le scuse non bastano

Aggiungo anche:

Sentenza Diaz, Caporetto della politica
Si dimetta De Gennaro
Chiamiamola tortura

Perfetto il commento sull'altra sentenza, quella che condanna alcuni menifestanti:
  Lidia Ravera - Giustizia per il sangue delle vetrine



5 commenti:

Erri ha detto...

Milano, piazza Fontana; Brescia, Bologna -Stazione Centrale ...e poi Genova non c'è soluzione di continuità nella strategia della tensione e ni attacco alla democrazia (anche la strage della Oktoberfest a Monaco nel 1980, quasi tre mesi dopo la strage di Bologna rientra in questa strategia!)
Un senti ringraziamento ai nostri amici di oltre oceano che siano petrolieri texani o avvocati hawaini

Anonimo ha detto...

Ma che ci azzecca?

Tom P. ha detto...

@ Erri,
non so se l'anonimo si riferiva altuo commento oppure al mio articolo.

Genova non è Chieti, va bene, ma la questione mi sembra rilevante.

Tu invece metti in relazione i fatti di Genova con la strategia della tensione, mi sembra un po' difficile da accettare. Il quadro politico italiano e mondiale è troppo diverso. Già su Bologna ci sono ancora molte ombre, molte piste, ma che io sappia nessuna che porta ai petrolieri texani o agli hawaini (il tuo nemico allora era un ragazzino).

Genova non è stato un attentato. Gli abusi sono stati commessi da interi reparti di forze dell'ordine. Nelle comunicazioni dei comandi di polizia si ascolta un odio personale verso i ragazzi del corteo, un odio diffuso che si è espresso in vari modi e luoghi. Ciò non toglie le responsabilità dei vertici, ma non si può ridurre tutto a un ordine partito dal solito oscuro complotto.

Erri ha detto...

@ Tom
nel tuo post accennni "alla più grave sospensione della democrazia.." Questo è il legame che unisce i fattacci di Genova con gli attentati degli anni '70. che furino il tentativo di sconvolgere la vita democratica del paese.Non credo proprio che i poliziotti abbiano agito ferocemente solo perché accecati da odio profondo per i manifestanti. Gladio? mai sentito parlare? La situazione politica è cambiata, ma gli USA sono ancora lì con la voglia di esportare democrazia in tutto il mondo (novus ordo mundi).
Repubblicano o democratico che siano, i presidenti degli USA fanno gli interessi del proprio paese che non coincidono forzatamente con gli ineressi degli italiani o degli africani...

Tom P. ha detto...

Che i presidenti USA cercano di fare gli interessi del proprio paese anche a scapito degli altri mi sembra una cosa fin troppo normale, lo fanno tutti e quando c'è un presidente che non lo fa allora ci si scandalizza.

Se gli USA sono diventati un gigante con interessi che possono travolgere gli altri non è una colpa politica tutta loro. L'equilibrio mondiale bisogna cercarlo insieme. Si può anche chiamare nom, in fondo in tutte le epoche c'è stato qualcuno a sognare un nom, ma nessuno l'ha mai fatto davvero e neanche oggi se ne vede la reale possibilità.

Gli USA possono provarci, possono fare operazioni economiche e militari molto dannose, ma tanti danni ce li stiamo facendo da soli e tanto peso sull'equilibrio mondiale ce l'ha l'area bric.
Credo che Genova sia stata un brutto esperimento tutto italiano.