31 dicembre 2011

Decadenza, paura, indignazione, ricostruzione


Ho iniziato il 2011 scrivendo che non aveva più senso fare proposte per Chieti. Credo che il tempo mi abbia dato mestamente ragione, confermando un silenzioso declino. Poi le questioni teatine sono state sommerse da problemi più gravi conseguenti alla recessione economica ormai evidente.  Ma non voglio spegnere il blog, né sostituire le proposte con lagnanze, mi piacerebbe invece cercare qualche filo di senso, utile ad affrontare un impegno ineludibile, quello di ricucire il tessuto sociale ed economico.


La decadenza genera paura e la paura fa sragionare, conduce al disastro. Non è il filo da seguire. La decadenza è generata da errori e soprattutto da scelleratezze che fanno indignare. L'indignazione può essere un momento di risveglio e può produrre una rinascita. Non dev'essere una semplice reazione momentanea. L'indignazione impone di respingere le azioni scellerate, le complicità e gli opportunismi e deve spingerci a  coltivare il buono, il giusto e il sano.

Indignazione è una parola che ha segnato l'anno che si chiude. L'ha usata Stephane Hessel e s'è diffusa nel mondo come un contagio. Hessel è nato nel 1917, ha compiuto 94 anni, è uno dei vecchi nel cui pensiero germogliano le nostre speranze di un futuro migliore. Ha conosciuto gli orrori del nazi-fascismo, ha collaborato alla resistenza francese del generale De Gaulle e ha partecipato alla stesura della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

L'autorevolezza della sua esortazione all'indignazione contenuta nel titolo di un minuscolo libro ha fatto il giro del mondo, s'è diffusa come un contagio vitale, dalla Spagna alla Grecia, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti. Il flusso dell'indignazione è arrivato anche in Italia, sommandosi a quello delle donne e degli oppressi dalle mafie. Avrebbe potuto esprimersi il 15 ottobre, ma l'occasione è stata rovinata dai "black bloc", teppisti che hanno impedito lo svolgimento della manifestazione romana e hanno calamitato tutte le notizie. I mass-media poi hanno completato l'opera con una costante disinformazione e non-informazione.

Ormai ci siamo abituati. Sappiamo che in Italia i fatti sono stati cancellati dalle cronache, la televisione mostra solo opinioni scegliendo i rappresentanti più ignoranti della classe politica. La parola "pacifista" è stata sostituita con quella di "disobbediente", "antagonista" e perfino "terrorista", così fanno diventare terroristi i medici di Emergency, gli anziani della Val di Susa, i normali cittadini di Vicenza, gli ambientalisti, i terremotati aquilani e chiunque voglia esprimere un dissenso. Il linguaggio devastato ha corrotto anche il giudizio delle persone comuni. A questo si aggiungono idiozie, fango e provocazioni. Le situazioni sgradevoli possono essere create ad arte per poter giustificare la repressione violenta (Cossiga docebat). Le repressioni hanno colpito anche il movimento di Occupy Wall Street, trasferito a Zuccotti Park, con arresti e aggressioni nonostante le sue modalità pacifiche e civili. 



Chi ha saputo cercare le informazioni ha visto i giovani occupanti che pulivano l'area di Zuccotti Park, ha visto la spassosa proposta matrimoniale, la biblioteca, ha colto la vitalità e la bellezza di quelle persone, ha letto i cartelli del 99%, ma ha visto anche gli arresti (perfino un vescovo) e la scena del gas urticante spruzzato in faccia ai giovani inermi e indifesi. Sono cose che fanno indignare anche i già indignati, ma non è di questo che vogliamo parlare. Ci interessa capire i contenuti, le idee e le proposte di questo nuovo movimento, cioè proprio quello di cui la stampa evita accuratamente di parlare.

Alcuni si sono già affrettati a dire che il movimento generato in varie parti del mondo non dice niente, non ha progetti, che si limita ad esprimere un disagio da crisi economica. Sono certo che gli sfaccendati da bar condividono questa opinione camomilliana e la ripeteranno: "Zitte ca quiss na da fa nint" direbbe Nicolino, il perfido infermiere di Sciopèn, ritratto del chietino che preferirei non incontrare mai. A me non interessa sdegnare gli altri o demolirne l'impegno, sono certo che nessuno va in piazza a subire violenze senza un buon motivo e vorrei anche capire se tra quei motivi c'è qualche filo utile per ricucire la società contemporanea e l'Italia, a partire da noi.

"Ricucire l'Italia" è un piccolo pezzo del movimento che si avvale del contributo di sapienza e di saggezza dei componenti di "Libertà e Giustizia". Agli occupanti di Zuccotti Park si sono uniti anche gli studenti di Harvard che hanno abbandonato la lezione di economia e alcuni importanti rappresentanti della cultura mondiale: Noam Chomsky, Slavoj Zizek, Judith Butler, Roberto Saviano, Naomi Klein, Ulrich Beck e anche la mitica Angela Davis. Hanno portato il loro contributo al manifesto elaborato dagli occupanti. Lo posterò all'inizio dell'anno nuovo come proposta augurale.

Il Time ha celebrato in copertina l'indignato (the protester) come protagonista del 2011, il blog di Beppe Grillo gli ha dato il volto italiano di Alberto Perino, ma l'anno non si può chiudere senza ricordare anche Mohamed Bouazizi, il martire tunisino che ha acceso la primavera dei gelsomini.






 

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