31 maggio 2011

Biciclettata sognando il parco

Alla biciclettata ci andrò per godere un po' di primavera e per sognare un Abruzzo pulito, in senso morale e materiale. L'Abruzzo regione verde d'Europa e il Parco della Costa Teatina percorribile in bicicletta lungo l'ex tracciato ferroviario. Un sogno a portata di mano, che ci è stato promesso e ogni volta è sfuggito. Adesso è pesantemente minacciato da speculatori senza scrupoli. Là ho sempre immaginato un percorso di caselli ferroviari trasformati in punti di ristoro. Una zona che potrebbe avere la stessa attrattiva delle Cinque Terre, dal lido dei Saraceni all'Acquabella, dalla marina di San Vito a Vallevò, dall'eremo dannunziano alla veduta di San Giovanni in Venere, dalle dune al faro di Vasto, dalla pinetina di Fossacesia alla lecceta, dai trabocchi a Punta Aderci.

Ognuno di questi luoghi nasconde tesori gastronomici che pochissimi, fuori dall'Abruzzo, conoscono:

dal brodetto di pesce ai celli ripieni, dalle nevole ortonesi alle ventricine, per non parlare del vino, dell'olio e degli spaghetti alla chitarra, del timballo, dei bocconotti, delle scrippelle. Quanti posti al mondo conservano tutti insieme tanti tesori? Eppure qualcuno vorrebbe trasformare tutto questo in un distretto petrolifero: pozzi in terra e in mare, oleodotti, raffinerie, elettrodotti, ciminiere, serbatoi, rigassificatori, doscariche, inceneritori.

Ci avevano già provato ai tempi di Remo Gaspari col progetto della Sangrochimica e dell'Ortonium. Poi è arrivato il famigerato Centro-Oli. Finora ci siamo salvati, grazie alla sensibilità di pochi e alla loro tenacia, ma il pericolo non è passato. Ci sono giornalisti che non si vergognano di scrivere che "il gas farà ricco l'Abruzzo", che il rifiuto di farsi sfruttare dalle compagnie petrolifere "sa di assurdo". Articoli scritti sulle pagine di un settimanale sostenuto dalla Confindustria che ospita anche la pubblicità dei vini Citra e Zaccagnini. Sullo stesso giornale leggo un'intervista ad Ermanno Rea e un'altra a Roberto Roversi: il primo si sofferma sul servilismo degli italiani che si prestano agli inganni e alle manipolazioni per interessi personali; il secondo si dichiara cultore della cucina abruzzese e dalla sua Bologna immagina un Abruzzo "sfuggito all'orrida avidità del presente, fatto di mostruosa speculazione e d'indifferenza per la salvezza dell'uomo e della natura." Interviste piacevoli che vengono impaginate tra una nota sulla mortadella di Campotosto e un articolo sulla ricchezza petrolifera che giace in fondo al mare d'Abruzzo. Sono inganni e manipolazioni, appunto. Inganni orchestrati da una Confindustria priva di idee e dal servilismo di troppi giornalisti.

Il Parco della Costa Teatina potrebbe porre un freno agli appettiti delle compagnie che sperano ancora di approfittare della nostra debolezza politica, delle royalties quasi nulle e della totale impunità in caso di disastri e devastazioni ambientali. Il Parco della Costa Teatina potrebbe essere il perno di un progetto di conservazione e valorizzazione del territorio e delle sue preziose tradizioni. Se la Confindustria riuscisse a guardare qualche centrimetro più in là dei cantieri votati al fallimento, capirebbe che il Parco può diventare il motore di una nuova economia. Una economia inesauribile per una vita godibile.

Ci vuole impegno, lavoro, cura dell'ambiente, cultura del proprio passato, amore della terra e della buona cucina. Ci vogliono giovani che smettano di farsi educare dagli sguaiati figuranti di Maria De Filippi, dal cinismo feroce di Camera Cafè e dalle mille paure fomentate da politicanti dissennati. Giovani che vogliano apprendere dai nonni e dalle nonne la sapienza che rende preziose le pietanze abruzzesi. Giovani che vogliano studiare e sperimentare le numerose varietà di piante che crescono nel nostro territorio, autentico scrigno della biodiversità. Persone disponibili a sperimentare la sapienza del tempo, della parola, della riconoscenza, del sorriso. In quella sapienza c'è anche la nostra identità.

In questi anni abbiamo fronteggiato l'assalto delle compagnie petroliere. Ora dobbiamo fronteggiare anche il tentativo di annullare il Parco della Costa Teatina. Se il Parco non si farà, se dovesse prevalere l'avidità cementizia brutalmente rappresentata alla conferenza di San Vito (potete leggere qui un resoconto) non ci sarà mai più turismo in Abruzzo e alle prossime generazioni non resterà nulla delle nostre sane tradizioni.

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