06 aprile 2011

Due anni dopo

A due anni dalla distruzione del capoluogo abruzzese possiamo dire d'aver visto e sentito il peggio: dalla scossa che ci ha buttato giù dal letto qui a Chieti, alla tragedia degli studenti; dalla passerella del G8 alle tendopoli recintate del tutto proibito; dalle telefonate esultanti già nella notte del sisma ai conti segreti della protezione civile (sapevano già quelli della "cricca" che gli affari d'oro erano tutti per loro, senza gare d'appalti e senza controlli); poi abbiamo visto la deportazione degli anziani e le palazzine costruite in tutta fretta; la consegna degli alloggi di proprietà ignota, edifici costruiti su diritti temporanei di superficie e quelli pagati il triplo del loro valore; le inchieste sul cemento disarmato e quelle sulle false rassicurazioni diffuse dopo una riunione senza verbale; le finte promesse del premier che non ha mai ospitato alcun aquilano e non ha mai trascorso vacanze a L'Aquila. Abbiamo visto una città blindata e perfino le manganellate dei poliziotti sulle teste dei terremotati. Abbiamo saputo deilavori assegnati a imprese mafiose e l'accusa di vittimismo per chi non accettava tutto questo. L'ultima beffa, recentissima, è stata realizzata al Forum televisivo di Rita Dalla Chiesa.

Una tragedia come quella del terremoto è sconvolgente. Non c'è precauzione che possa metterci al sicuro, però un po' di prevenzione è necessaria e chi rifiuta la prevenzione si assume una colpa; chi specula sull'elusione delle regole è colpevole due volte; chi cerca di nascondere e rassicurare è colpevole tre volte; chi pretende di speculare anche sulle conseguenze disastrose che si potevano evitare è colpevole quattro volte; chi vuol farlo senza dover rendere conto del denaro pubblico utilizzato e poi pretende anche di nascondere le magagne... a proposito avete notato che non si parla più degli affari della "cricca"? ora si parla solo di processi brevi e prescrizioni brevissime,  mentre la TV paga i figuranti, finti aquilani, a raccontare che ormai a L'Aquila tutto è sistemato, palazzi e negozi, e ci sono anche quelli che se la spassano ancora  negli alberghi. Così si aggiunge il dolo alle colpe e si lascia intendere che a L'Aquila non c'è più niente da fare. La ricostruzione mai iniziata non viene neanche programmata e la colpa ricade tutta sugli aquilani.

La conduttrice di Forum si lamenta pure. Dice di non aver avuto solidarietà. E spero che non ne avrà. La mia solidarietà va agli aquilani, ovviamente, non a chi ha speculato sulla loro sventura, non ai negazionisti. Gli aquilani adesso sono soli tra macerie che non fanno più spettacolo. Con uomini di governo per i quali L'Aquila era già morta anche prima del terremoto e alcuni abruzzesi che la ripudiano come capoluogo di regione. L'ignoranza, il conformismo e le più stupide semplificazioni si aggirano tra noi come sciacalli. La regione "mineraria" prefigurata nel 2008 dai progetti del ministro Scajola probabilmente si è già realizzata nella testa di molti. 

Chieti - Scuole Cesari
 Un nuovo settimanale abruzzese creato col sostegno di Confindustria vede il futuro della nostra regione nell'industria estrattiva ("Il Gas farà ricco l'Abruzzo"), un gasdotto attraverserà i parchi e le zone più sismiche dell'aquilano, a noi spetta l'elettrodotto Foggia-Tivat. Sullo stoccaggio di scorie nucleari c'è il segreto, sui rigassificatori c'è il silenzio e tutto questo è spacciato come modernità.

Provate a domandare a qualcuno quale città italiana, oltre a Roma, è stata sede papale; provate a chiedere quale città d'Europa fu disegnata per diventare la nuova Gerusalemme; provate a chiedere quale città prende il nome e l'insegna da Federico II°, stupor mundi, che la volle come una nuova Camelot eretta dai signori di 99 castelli; probabilmente vi sentirete rispondere che ci basta uno spazio per parcheggiare la macchina e un distributore di carburanti sempre aperto. Tutto il resto è passato e non c'interessa più. Zona rossa e new town, ma L'Aquila non è Kabul. L'Aquila non può essere la cavia per esperimenti di shock economy.

Giuseppe  Caporale ha scritto un secondo libro sul terremoto del 6 aprile e questa volta il titolo è "Buco nero". Se L'Aquila diventa un buco nero, rischia di essere tale tutto l'Abruzzo.

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