08 settembre 2010

Ciao Peppe


Il rientro a Chieti è segnato da notizie tristi. Leggo sulle locandine dei giornali che il sindaco è furioso con la sua litigiosa compagnia; Teateservizi è sull'orlo del baratro; attività significative si apprestano a chiudere; scuole nel caos amministrativo che dovrebbero accogliere i ragazzi in edifici malsicuri, mentre le scosse del terremoto tornano già a farsi sentire; c'è stato anche un omicidio a San Martino commesso da ladruncoli colti a rubare qualche litro d'olio, segno della miseria che ricompare dopo mezzo secolo di benessere diffuso.

A parlare di queste cose c'è rischio di sprofondare nello sconforto, in più ci sono i manifesti che annunciano le dipartite. Alcune ci colpiscono come perdite ingiuste. E' il caso di Peppe D'Angelo che mi coglie di sorpresa. Ci ha lasciato troppo presto, ma ci ha lasciato anche un ricordo forte.


Peppe non era chietino, era venuto qui per lavorare all'università, dove ci sono tanti forestieri che si dividono tra gli impegni quotidiani del campus, i centri commerciali e qualche serata nei locali di Pescara. La vecchia Chieti resta sullo sfondo, banalmente ignorata. Invece Peppe era diventato più teatino dei teatini e lo era rimasto anche dopo essersi trasferito in un altro comune. Presente e attivo in tante iniziative politiche e culturali. Aveva mantenuto il brio e la parlata partenopea, ma la sua voglia di fare era dedicata soprattutto al miglioramento della nostra città che per lui era un gioiello da ripulire, reastaurare e godere.

Ricordo il suo entusiasmo quando, pochi anni fa, ottenne l'adesione dell'amministrazione teatina al protocollo di Aalborg. Ne descriveva le possibili conseguenze: non più scatoloni di cemento intorno alla collina di Chieti e lungo il fiume, non più impianti nocivi, ma tante attività edilizie volte al recupero dei vecchi palazzi e delle vecchie case da rimettere in uso con le più moderne tecnologie orientate al risparmio energetico, alla prevenzione antisismica e con uso di materiali non inquinanti: un sogno bellissimo di una Chieti tutta rinnovata nel rispetto assoluto del passato e dell'ambiente.

Peppe era un comunista ed è bello che gli amici, nel manifesto stampato ad inchiostro rosso, lo chiamano "compagno" ora che questa parola sembra rifiutata da tutti. I comunisti cinesi l'hanno abolita e al congresso dei democratici l'attore Fabrizio Gifuni usandola sembrava aver bestemmiato. Sono sicuro che Peppe s'è già presentato da compagno anche a San Pietro e forse col suo sguardo vispo e attento sta controllando che non si facciano ingiuste discriminazioni davanti ai cancelli del paradiso. Sì, perché il suo modo di essere compagno non era di adesione al gregge e neanche di obbedienza alla linea del partito; lo spirito critico non lo abbandonava mai.

Per la mia formazione culturale non ho mai condiviso le aspirazioni della sinistra marxista; ho sempre guardato con sospetto l'egualitarismo gregario e la tendenza pianificatrice, nonché lo scivolare degli esperimenti comunisti verso sistemi di burocrazia ossessiva ed oppressiva, però devo ammettere che tra i comunisti ci sono anche grandi idealisti, spiriti liberi, sinceri paladini dei deboli. Peppe era uno di questi. La storia ci insegna che costoro non possono essere considerati complici dei regimi dittatoriali perché  sono stati le prime vittime dello stalinismo e del maoismo. Forse in loro si trova una dose di utopismo o di ingenuità, ma credo che il mondo non possa fare a meno dei portatori sani di utopia, di rigore morale, di sogno e di altruismo.

Non ho mai creduto che l'amministrazione Ricci potesse davvero rispettare gli impegni della Carta di Aalborg, perciò frenavo gli entusiasmi di Peppe: "Hanno firmato l'impegno, ma vedrai che se ne sono già dimenticati, forse non hanno neanche capito cos'era". Lui mi guardava con stupore dicendo che l'impegno è un impegno, non si può non rispettarlo, ma avevo ragione io, purtroppo. Anzi le cose sono andate perfino peggio di quello che mi suggeriva il mio prudente scetticismo: nessuno a Chieti ha mai sentito parlare del protocollo di Aalborg e l'amministrazione Ricci ha speso tutte le sue energie per la cementificazione dell'area universitaria. Ora, mentre gli appartamenti di Chieti alta (quelli che Peppe immaginava rimessi a nuovo senza alterarne l'antico decoro) restano sfitti e oberati di tasse, mentre le aree verdi restano abbandonate, i cementificatori vanno a farsi pubblicità nel centro di Pescara a dimostrazione che l'offerta abitativa per studenti è diventata eccessiva, ha concentrato quel poco di ricchezza generata dall'università deprimendo ulteriormente il circuito economico della città.

Noi lo sapevamo. L'avevo anche scritto qui, ma non è una consolazione. L'idea che una amministrazione di sinistra avrebbe anche potuto fare qualcosa di sinistra ma non ha voluto farlo può darci solo altra tristezza e il mio ricordo ora va a quella primavera del 2005 quando nelle strade di Chieti campeggiava il grande manifesto de "I teatini fanno ooooooh" e Peppe già percepiva nell'aria qualcosa di strano e mi chiedeva: "ma  secondo te noi abbiamo vinto?". Allora io pensavo alla parola "vinto" e gli  rispondevo "non lo so, vedremo". Ora penso alla parola "noi", stranamente detta da un comunista a un liberal-democratico, e quindi gli rispondo diversamente:  in politica noi non vinceremo mai, ma va bene lo stesso, perché, come diceva d'Annunzio -  che non può piacere a un comunista perciò te lo cito - noi accumuliamo la ricchezza di tutto ciò che abbiamo donato. Peggio per quelli che si ritroveranno nella miseria di tutto ciò che hanno arraffato.

1 commento:

nonno - enio ha detto...

dopo tante notizie tristi che ci dai voglio dartene una lieta io. Ieri sera c'è stato l'insediamento del nuovo parroco della chiesa della Madonna degli Angeli ed erano presente oltre a tanta gente festante anche Monsignore di Chieti e Vasto e il nuovo sindaco Di Primio. Don Amadio, dopo una grandiosa e onorata permanenza nella nostra parrocchia è andato finalmente in pensione per raggiunti (e superati abbondandemente)limiti di età. E' il prete che ha fatto (parole e opere) di più nella nostra comunità e non è vero che facesse solo "chiacchiere" come dicevano i maligni, ma anche fatti, tanti fatti non ultimo la ristrutturazione della chiesa stessa.Ciao (so che resterai tra noi ancora per diverso tempo a fare da chioccia al nuovo parroco), noi ti abbiamo voluto un mondo di bene.