05 novembre 2007

Il prezzo delle case

Nei commenti a questo blog si sviluppano discussioni che spesso scivolano nella ricerca delle colpe: se a Chieti le cose vanno male è colpa dell'amministrazione comunale, e quella precedente aveva forse colpe ancor più grandi senza dire delle colpe della DC: no, dice qualcun altro, la colpa non è degli amministratori ma piuttosto dell'apatia dei cittadini, buoni solo a sciocche vanterie che si traducono in disprezzo per i forestieri.

Io credo che siano vere tutte queste cose: ogni città ha l'amministrazione che si merita. Che sia di destra, di centro o di sinistra, Chieti ha sempre avuto amministrazioni da paese perché evidentemente è quella la mentalità dominante.

Nella discussione relativa all'ultimo post qualcuno ha cercato di guardare anche ai fatti e ci ha fatto notare che Chieti negli ultimi anni ha perso in numero di abitanti perché molti hanno scelto di trasferirsi in altre località a causa dei prezzi delle case. Una casa a Chieti costa troppo sia da comprare, sia da prendere in affitto.

E' questo il ragionamento che ha indotto l'attuale amministrazione ad investire tutte le proprie energie sulla realizzazione del Villaggio Mediterraneo. Il villaggio immetterà un gran numero di nuovi alloggi proprio nella zona del Campus e dell'Ospedale. Questo aumento dell'offerta dovrebbe riequilibrare i prezzi verso il basso. Così, risolto il problema dei prezzi, si dovrebbe finalmente invertire il flusso dei traslochi.

Solo alla prova dei fatti riusciremo a vedere se la strategia adottata è giusta, ma io pur riconoscendo alla giunta Ricci di aver provato in questo modo a governare il territorio invece di assistere passivamente allo sviluppo incoerente e disordinato che ci ha portato a questo punto, nutro forti dubbi sulla bontà della strategia per due ordini di motivi: il primo è che le famiglie che ormai hanno comprato casa a Manoppello, Cepagatti o Villanova non torneranno indietro; il secondo e che, a mio avviso, i prezzi alti di Chieti non sono effetto di una situazione oggettiva del mercato (scarsa offerta rispetto alla domanda), infatti le case vuote, sfitte o in vendita sono tantissime a sono tanti i palazzi inutilizzati. Le leggi del mercato avrebbero già dovuto far scendere il livello dei prezzi. Se questo non è avvenuto ci sono ragioni soggettive (i proprietari delle case appartengono ad un ceto che può contare su ottimi redditi e può permettersi il lusso di tenere le case vuote e chiedere prezzi gonfiati da un valore 'affettivo') e la nuova offerta immobiliare che si avrà con il Villaggio Mediterraneo non potrà modificare questo modo di pensare, potrà solo aumentare il divario tra la realtà socio-economica e l'immaginario dei "nobili teatini".
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7 commenti:

Anonimo ha detto...

scusate avrei bisogno di aiuto perchè da solo proprio non riesco ad arrivarci:qual'è il problema se il numero della popolazione diminuisce perchè le nuove coppie soprattutto si trasferiscono in periferia di Chieti(manoppello,cepagatti,sambuceto)?
fatemi capire,cortesemente
grazie

Maurzio Cantatore ha detto...

Io credo che ci sia bisogno di guardare il problema da un'altra ottica, cioè dalla parte dei costruttori oppure degli affittuari.
Realizzare una nuova casa, sia essa un villino o un condominio, è divenuto un qualcosa di improponibile, prezzi che sfiorano l'assurdo e che sommati alle tasse e rischi impliciti, lasciano al costruttore un guadagno ben al di sotto del 10%, che sarebbe il minimo da garantire ad un costruttore che è allo stesso tempo realizzatore, imprenditore, proprietario e direttore dei lavori.
Quindi di cosa stiamo parlando?
Per gli affitti è sempre lo stesso discorso. Quando un proprietario deve dichiarare l'affitto, immediatamente si vede letteralmente rubare da sotto il naso quasi il 60%, in più ICI da capogiro e IRPEF per rincarare la dose. Alla fine cosa gli resta?
Con questo non voglio difenfere la categoria...tanto più che non ne faccio parte, ma cerco sempre di guardare da tutte le prospettive. Chi affitta le case sono cittadini comuni, non sono politici o amministratori delegati, gli stessi che scendono con noi in piazza a protestare e che il 27 fanno la fila alle poste per lo stipendio.L'unica fortuna che hanno è che qualcuno prima di loro ha potuto risparmiare e comprare un immobile da donargli in fin di vita. Noi, tutto ciò, di questo passo, possiamo scordarcelo, e sinceramente un pò mi dispiace perchè quando ero piccolo sognavo tanto.
Grazie

tom p. ha detto...

La diminuzione del numero di abitanti di una città porta come conseguenza una diminuzione dei servizi e delle attività, perciò il fenomeno è sempre visto con una certa preoccupazione. Tuttavia la domanda posta dall'anonimo con riferimento a Chieti non è sbagliata: Chieti perde da anni il numero dei residenti senza accusare un calo dei servizi e (salvo che nel centro storico) il fenomeno non sembra affatto preoccupante. La ragione sta nel fatto che Chieti è collocata all'interno di una più grande area urbanizzata che complessivamente ha conosciuto negli stessi anni un potenziamento delle offerte (soprattutto nel settore commerciale). Il problema quindi potrebbe essere quello di come Chieti si inserisce nel contesto dell'area metropolitana. Ne parlerò in un prossimo articolo.

tom p. ha detto...

Le osservazioni di MAURIZIO mi trovano concorde: i costruttori edili e i proprietari di immobili sono categorie come tutte le altre, c'è chi svolge correttamente il mestiere offrendo un apporto positivo all'economia e chi invece lo svolge male trasformandosi in speculatore o sfruttatore. Accade in tutti i settori.
Un'accusa generica ai "palazzinari" non avrebbe senso e mi sembra che qui nessuno l'ha fatta. Rispetto al rischio di speculazioni uno sviluppo pianificato come quello del Villaggio Mediterraneo mi sembra un ottimo sistema di governo del territorio. Ovviamente non potrà garantire la correttezza di chi agisce, ma evita l'edificazione selvaggia.
Questo però non deve impedirci di ragionare anche su un più generale disegno di sviluppo urbanistico della città, perché se il volume degli edifici è già adeguato alle dimensioni della città invece di continuare a costruire nuovi quartieri lasciando nel degrado quelli già esistenti, si potrebbe anche lavorare sul recupero dei vecchi edifici, magari cercando di adeguarli anche ai parametri della Carta di Aalborg che il comune di Chieti ha sottoscritto. Anche in questa prospettiva le imprese potrebbero lavorare e fare i loro giusti guadagni.
Io credo che quest'ultima che all'inizio sembra più difficile, ma poi produce un grande vantaggio non solo per la qualità della vita ma anche per le imprese che nell'affrontare problematiche nuove verrebbero ad acquisire un prezioso know-how.

Anonimo ha detto...

Se da solo non ci arrivi, ti ci porto io per mano:

Fin dalla nascita delle prime popolazioni organizzate, l'importanza di una società si misurava attraverso il suo sviluppo e quindi attraverso la sua crescita numerica.
Così nel tempo si sono create città più o meno grandi e quindi più o meno importanti.
E' anche vero che ci sono oggi piccoli centri ben organizzati ed evoluti, addirittura più dei loro stessi capoluoghi di provincia. Proprio in quei posti si verifica quello che sta succedendo al capoluogo teatino da qualche anno a questa parte.
La perdita di popolazione.

A te non sembra rappresentare alcun problema, a mio avviso invece non è un fenomeno da sottovalutare.

Per me equivale ad una perdita di importanza e di prestigio e quindi di servizi che un capoluogo non può permettersi, pena la perdita della provincia a breve termine.

Mi auguro vivamente di sbagliare, ma la mancata sinergia con il territorio circostante e con la provincia intera, hanno portato il capoluogo teatino a destare disinteresse in campo societario, sportivo e perfino di cronaca quotidiana da parte dei mass-media. (Tom ha postato qualcosa in merito ultimamente).

Insomma, in parole povere non ci caga più nessuno.

Si sviluppa così una sorta di perdita di importanza a livello nazionale ( mi sono allargato un pò ) e soprattutto locale, che ne determina una perdita di autostima per chi ci vive.
Il cittadino stesso non si riconosce più nella sua città, nel suo popolo, nella sua società, negandone perfino l'appartenenza in alcuni casi. ( Es. Il teatino che và fuori regione, ultimamente anche fuori provincia e si spaccia per pescarese ed affini)

Infatti definendo periferia di chieti, sambuceto cepagatti e manoppello, credo che non hai centrato la questione.
Prova a chiedere ad uno di manoppello o di sambuceto (che solo sulla carta è provincia di chieti) se vengono a fare spesa a chieti o a consumare in un ristorante o ad investire in un attività nel capoluogo o qualsisi altra cosa che ti viene in mente.
Chiediglielo e poi ne riparliamo.

Se anche tra noi cittadini di chieti c'è qualcuno che ritiene sambuceto manoppello ecc. la ns periferia, mi inizio a preoccupare seriamente.

Siamo ancora nella fase di sonno rem.

Ci sveglieremo quando saremo pescara-ovest.

P.S. A casa questa amministrazione incompetente.

Buona notte a tutti.

- 66100 -

Anonimo ha detto...

Non possiamo escludere però che uno possa vivere meglio in una Pescara Ovest, con buoni servizi e buoni collegamenti, piuttosto che in una Chieti dove a forza di volersi difendere dal rischio che "non ci caga più nessuno" si sta facendo in modo che "non ci sopporta più nessuno".
Se come pescarese-ovest questa che poi è solo una questiome di denominazioni topografiche finirà, oltre ad avere i servizi ci recupero pure un po' di autostima.

GdF

Anonimo ha detto...

Pensala come ti pare.
Io sono Teatino e preferisco rimanere in una città con buoni servizi e buoni collegamenti, che si chiami ancora Chieti.

Ecco perchè quotidianamente porto avanti la mia piccola battaglia personale contro la colonizzazione Pescarese e contro questa insulsa amministrazione comunale che ci sta consegnando nelle mani di chi ci vorrebbe Pescara ovest.

Io non ci sto.

Tu a quanto pare non vedi l'ora.

Mi spiace.

Sinceri saluti.

- 66100 -