16 agosto 2010

Francavillitudine

Il blog si potrebbe aggiornare anche restando comodamente sdraiati sotto l'ombrellone, basta usare qualche diavoleria wireless, cioè senza fili, ma non è il mio caso; figuriamoci, appena posso abolisco anche il telefonino e l'orologio e se potessi farei sparire pure gli ombrelloni.

Per me il mare dovrebbe restare quello che era nella mia infanzia: uno scoglio che consente di distendere l'asciugamano, uno scoglio che consente di fare tuffi, uno scoglio che mostra le meraviglie sommerse a chi si immerge per qualche istante di apnea col mascherino, uno scoglio (o una spiaggetta) dove stanno sedute le ragazze da invitare a fare un giro sul moscone,  altrove chiamato pattìno (scomparso con qualsiasi nome) era una zattera a remi con panchina di legno e sgabello per il rematore. Bellissimo c'era anche un pozzetto centrale che dava il gusto di una piscina in una nave da crociera.



Parlo degli scogli del porto di Ortona o di San Vito o quelli più selvaggi dei Ripari di Giobbe, dell'Acquabella e di Vallevò. Niente ombrelloni, niente creme solari, e soprattutto nessun divieto, non per noi che avevamo oltrepassato l'età dei secchielli e delle palette. A Francavilla ci si andava la sera, perché c'erano i turisti (con figlie) e si poteva sperare in qualche incontro piacevole, c'erano anche i primi locali e un po' di vita mondana, ma il mare no, il mare restava un'altra cosa.

Ai Ripari di Giobbe non si scende più, c'è un gestore che ha sbarrato l'unica strada; all'Acquabella  hanno fatto una grande piattaforma di cemento, a Vallevò ci sono lavori in corso e mia moglie decide di prendere l'ombrellone con sdraio e poltroncina in uno stabilimento di Francavilla. Qui ora sembra tutto vietato: i cani non possono arrivare in spiaggia, il bagnino fischia non appena vede qualche ragazzo che sale sugli scogli delle barriere frangiflutti, il pedalò non può superare la linea delle boe. Siamo rinchiusi in massa nella piccola laguna artificiale dove le correnti ammucchiano il sudiciume.

Il bagnino mi spiega che neanche a nuoto è consentito superare la linea delle boe, per poterlo fare occorre trascinarsi dietro un salvagente supercolorato. Il mare è un carnevale obbligatorio, come quello degli ombrelloni travestiti da improbabili tukul e sotto ci sono anche piccoli bazar. Sa è una questione di sicurezza, precisa il bagnino. In nome della sicurezza qualunque libertà può essere soppressa, perfino in spiaggia. Se ti allontani senza boe con orpelli fosforescenti potrebbe sempre passare qualche briatore che ti affetta col suo supermotoscafo esentasse. Forse ti affetta anche con le boe di segnalazione, ma così la colpa sarà sua e potrai farti affettare con qualche soddisfazione. Vuoi mettere? Se la colpa è del supermilionario panfilizzato non significa che poi pagherà i danni, siamo in Italia purtroppo, paese dei condoni e degli indulti, delle prescrizioni e delle scappatoie. 

Sicurezza e responsabilità sono dogmi di fede, non si può pretendere di materializzarle nella vita reale.  Si invocano quando serve e basta. Chissà se è già pronto il disegno di legge per la privatizzazione completa del mare, così i briatori, i ricucci ed altri furbetti potranno comprarsi tutto l'Adriatico con i nostri risparmi che qualche banchiere loro amico gli avrà prestato lestamente mentre noi ci stavano chiedendo se l'ennesimo scivolone dei sub-prime globalizzati non ha fatto svanire nel nulla anche l'ultimo residuo del nostro investimento consigliatoci dalla nostra banca di fiducia.

In certi casi gli stabilimenti balneari si trasformano in veri villaggi turistici, con animazioni per bambini e aqua-gym per massaie e ragionieri. Sono spariti i giochi spontanei, in tre giorni non ho visto neanche un gruppo di giovani giocare con qualche pallone, forse è vietato anche quello. Stiamo creando una società di rimbambiti, un regime della noia perenne che può essere spezzata solo dall'arrivo dell'animatrice che impartisce ordini come una solerte maestrina d'asilo. Perfino i vecchi si fanno trattare come bambinetti. 

Per certe cose vorrei tornare bambino anch'io in questi giorni di mare, ma non per subire comandi e divieti. Vorrei dare la caccia ai granchi, cercare le stelle marine sulla battigia  (i cavallucci erano rarissimi anche negli anni della mia infanzia), fare una nuotata fino al largo, dove spariscono tutti i rumori umani e puoi  lasciarti cullare dalle onde contemplando le nuvole e il volo planato dei gabbiani.

Adesso sulla spiaggia non trovi più neanche una conchiglietta perché ogni sera passa l'omino dello stabilimento con la setacciatrice che pulisce la sabbia. Sembra il tosaerba di zio Paperino (solo nei fumetti americaneggianti di Topolino esistevano i tosaerba) e quella sabbia pulita come farina trasforma la spiaggia in un giardino zen dove non c'è niente da scoprire.

Non c'è più neanche l'odore del mare, quell'odore forte di pesce e di alghe macerate. Non c'è più il sale che tira la pelle dopo il bagno e increspa i capelli. Non c'è più lo spaccone a fare i tuffi spericolati e quell'altro che racconta la balla di essere arrivato a nuoto fino alle isole Tremiti, nemmeno i ragazzi di campagna che affrontavano le onde urlando aggrappati all'enorme camera d'aria di gomma nera tolta dalla ruota di un camion o di un trattore.  In compenso ci sono i bambini e per ogni bambino un arsenale di giocattoli e poi ci sono adulti pronti a litigare col vicino d'ombrellone per un lettino fuori posto. Fosse il cocomero della famiglia Passaguai la litigata avrebbe almeno un senso.

Nel condominio balneare ognuno deve restare dentro il suo metro quadrato. Gli unici che possono godersi un po' di spazio sono i rari frequentatori di spiagge libere, quei fazzoletti di spiaggia che si riducono di anno in anno. Pochi ombrelloni non allineati tra barche arenate, funi e sterpaglie messe a dispetto dagli omini degli stabilimenti. Eppure gli spiaggisti liberi sono talmente pochi che hanno più spazio degli altri, ma ai figli non puoi neanche proporre una scelta "libera", la vedrebbero come ghetto dei pezzenti. Colonizzazione delle coscienze.


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