16 luglio 2010

Prima risposta sulla politica del blog

Normalmente cerco di rispondere ai commenti lasciati dai lettori del mio blog. Però i più recenti interventi di Luciano Pellegrini toccavano diverse questioni piuttosto complesse a cui mi sembrava scortese dare una risposta sbrigativa. Lo farò affrontando le questioni separatamente: la gestione del blog, la vicenda dei terremotati, la politica e le manifestazioni di piazza. Sarò lungo, abbiate pazienza, per la sintesi ci vuole troppo tempo.

Cominciamo dal blog. La critica che mi viene mossa, con riferimento al mio post scritto per stigmatizzare il dilagare della violenza, soprattutto di quella di matrice politica, è la seguente:

"Quando si riportano le notizie bisogna essere obiettivi e non di parte...altrimenti diventa un blog politico. Certamente questa notizia non ha niente a che vedere con la nostra città e non è una proposta da prendere come esempio."

Le notizie

Secondo il mio modo di vedere un blog non è un giornale, non ha l'obbligo di dare notizie. Il blog è uno spazio privato, una sorta di bacheca virtuale, in cui è possibile esprimere opinioni, pensieri e magari dare anche qualche notizia a titolo del tutto personale. Sempre restando nei limiti consentiti dalla legge, cioè senza diffamare il prossimo e senza usare linguaggio scurrile.

Le tematiche

Se uno apre un blog col titolo "Piovono rane", non credo che poi sia obbligato a parlare solo di meteorologia delle rane e dei rospi.

Il mio blog si chiama Proposte per Chieti, ma ovviamente non parla solo di Chieti e non si limita alle proposte. Alcune proposte ci sono e si possono facilmente recuperare grazie alla classificazione per argomenti. Ma se non ci fossero? Ho scoperto recentemente che su Facebook esiste un gruppo che ha preso lo stesso nome del mio blog, è gestito da cinque persone e ha ricevuto centinaia di adesioni. Purtroppo di proposte lì non sono riuscito a trovarne neanche una. Forse è colpa mia (le bacheche di facebook non riescono ad ordinare gli argomenti) e comunque se anche non ce ne fossero e la gente ha voglia di andare là a discutere dei chiari di luna credo che vada bene lo stesso.

Nell'ultimo post ho raccontato un piccolo episodio avvenuto a Roma, del tutto estraneo a Chieti e privo di qualsiasi proposta. Non ho ricevuto bacchettate, anzi c'è stato il plauso, molto gradito, di un lettore. Senza questi diversivi il blog diventerebbe una noiosa rassegna di istanze politico-amministrative, perciò non mi sembra opportuno cambiare stile solo per ossequio al titolo.

Finora nessuno mi ha rimproverato il fuori tema nel caso dei racconti che erano realmente fuori tema. L'obiezione mi è stata fatta diverse volte, ma sempre in relazione a valutazioni politiche non gradite da qualche "obiettivo" lettore. Così accade anche ora, basta considerare che dal 6 aprile 2009 ho postato almeno 8 articoli sul terremoto, un evento che ha colpito anche Chieti lasciando problemi tuttora irrisolti; nessuno aveva notato il fuori tema finché il terremoto non comportava valutazioni politiche. Mi sorge il dubbio che il problema non è il fuori tema, ma la difficoltà di sopportare opinioni non conformi alla propria visione delle cose.

L'obiettività

Per quanto riguarda l'obbligo di obiettività, mi sembra una pretesa eccessiva non solo per i blog che ovviamente possono riportare solo il punto di vista (ovviamente parziale) dell'autore, ma anche per un vero giornale. L'obiettività non c'è mai, neanche nell'obiettivo della macchina fotografica. Qualunque fotografia presuppone la scelta di una inquadratura che taglia fuori tutto il resto: è parziale. Chi pretende di avere il dono dell'obiettività sta solo cercando di rivestire la propria opinione con un manto ingannevole di verità. Vi invito a diffidarne. In genere si tratta solo di un modo per sottrarsi alle critiche senza dire sfacciatamente: "io sono la verità e non accetto obiezioni".

Anche l'affermazione di "scientificamente dimostrato" svolge la stessa funzione. Come ci ha ben spiegato Popper, la scienza per definizione non può dimostrare nulla, ma può solo smentire le precedenti teorie sbagliate.

In democrazia l'obiettività e la scientificità vengono escluse a favore del pluralismo delle idee e dei punti di vista. Nessun giornale può essere obiettivo, ma tanti giornali che mostrano le diverse e contrastanti opinioni ci aiutano a farci una buona idea (sempre parziale, provvisoria e discutibile) della realtà. Qui nel blog posso offrire la mia opinione, non chiedetemi di più e soprattutto non chiedetemi di ingannare i lettori con pretese di obiettività. Sono di parte: la mia.

La politicizzazione

A me sembra evidente che il mio è un blog politico, lo è sempre stato, infatti fin dall'inizio si è occupato di problemi che riguardano la città, cioè la Polis. La politica è proprio questo. Raramente inserisco nel blog elementi della mia vita privata. Qui si parla soprattutto di politica locale, ma questa non è mai avulsa dalla politica nazionale e internazionale. La politicizzazione non può essere un rischio, a meno che non si voglia alludere ad una accezione negativa della politica, ma di questo riparleremo.

Un esempio da non seguire

Il modo con cui ho evidenziato nel post il dilagare della violenza non conteneva proposte, ma sicuramente conteneva un giudizio fermamente contrario all'uso della violenza. Su questo sono e voglio rimanere di parte: gandhiano. Tale resto anche nel prendere atto dell'opposta opinione di Luciano Pellegrini per il quale la mia condanna della violenza (a prescidere dai torti e dalle ragioni dei soggetti picchiati) sarebbe un esempio da non seguire.

Secondo me il rifiuto della violenza non può essere relegato nell'ambito della morale o della coscienza cristiana. Oggi esso rappresenta una scelta politica molto netta. Perché altrettanto netta è la scelta politica che si sta facendo in oltraggio alla nostra Costituzione: la riforma della scuola cancella l'insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche da molti istituti superiori privando gli adolescenti di una educazione alla legalità e al senso civico e ciò avviene mentre 20 milioni di euro vengono destinati ai giochi di guerra a spese dello stato: una vera educazione alla guerra, fatta in modo divertente, per i giovani da 18 a 30 anni. Questo per me è l'esempio da non seguire. Questa per me è anche una violazione dell'art. 11 della Costituzione: l'Italia ripudia la guerra. Su questo io sento il dovere di esprimere il mio forte dissenso, che è dissenso politico, legale, morale, cristiano, radicale, assolutamente non obiettivo e riguarda Chieti non meno del resto d'Italia.

Spero, per il bene di tutti e non solo di noi gandhiani, di avere occasioni per affermare in modo politicamente attivo l'ideale della non-violenza anche se purtroppo a molti non piace.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono pienamente d’accordo con le tue analisi. Ti apprezzo per questo. Sono un NON VIOLENTO per mia scelta di vita. Resta la libertà di pensiero e di opinione.

Luciano Pellegrini

Tom P. ha detto...

@ Luciano

Ti ringrazio dell'apprezzamento e anche dell'occasione di confronto.
Come ho già scritto nei commenti alla seconda risposta ci speravo.

La lunghezza delle mie risposte avrà causato noia a qualche lettore, ma spero che sia stata per altri uno stimolo a riflettere.