09 aprile 2010

Giochi di parole: l'area metropolitana

Non è facile trovare la soluzione dei problemi. Talvolta non si riesce neanche a capire qual è il problema. Però ci sono cose che non vanno bene, ne soffri e allora che fai? ti costruisci un fantoccio su cui scaricare la rabbia. Il fantoccio può essere semplicemente una parola. La carichi di tanti significati diversi, ci metti dentro tutto quello che non va, un groviglio di contraddizioni. E ti sfoghi contro quella parola. A forza di usarla diventa una parola abituale, che prende un posto importante nei tuoi pensieri. Le contraddizioni e le illusioni che contiene restano nascoste, te ne dimentichi. Quella parola costruita così è un imbroglio, però aiuta ad esorcizzare i problemi.

Volete un esempio? AREA METROPOLITANA: che cos'è? che cosa significa?

La legge che disciplina gli Enti Locali (L. 18 agosto 2000 n.267) ha previsto l'istituzione delle città metropolitane che dovrebbero essere un nuovo modello di ente locale nel quale il comune assorbe anche le competenze della provincia. Potranno trasformarsi in città metropolitane solo le 9 grandi città indicate dalla legge. Tra queste ovviamente non c'è Chieti e nemmeno Pescara. In Abruzzo non sono previste CITTA' metropolitane e per quanto mi risulta nessuno ha mai proposto di crearne una.

Lasciando da parte le leggi e guardando la realtà vediamo che lo sviluppo edilizio ha esteso le zone urbane della Val Pescara fino ai confini del territorio comunale generando una continuità abitativa, produttiva e commerciale. Le attività che si svolgono nel territorio di un comune hanno effetti immediati anche sui comuni limitrofi. Per esempio il centro commerciale di Sambuceto riduce i clienti del Teate Center. OBI e Castorama hanno determinato la chiusura del magazzino di bricolage del teatecenter, ma anche quello (FaiTù) che stava a Pescara vicino alla chiesa di Sant'Andrea. E' un fatto ben visibile che riguarda tutte le attività. Può piacere o non piacere, ma non ha niente a che fare con l'istituzione di una città metropolitana.

Forse non è stata una buona idea quella di attribuire a questa realtà un nome che sembra rimandare alle definizioni legali. Però la confusione fa comodo, ci risparmia la fatica di analizzare i fatti e rintracciare le cause dei problemi. La causa viene individuata direttamente nella parola: area metropolitana. Una parola da scongiurare. Un fantoccio da infilzare di spilli.

In un vasto agglomerato urbano senza soluzioni di continuità si impone ovviamente un coordinamento tra i comuni. Altrimenti ci troviamo col cementificio posto ai margini della zona industriale che si ritrova casualmente accanto alla scuola elementare o all'albergo dell'altro comune. Il coordinamento tende anche ad ottimizzare le risorse, deve evitare le inutili duplicazioni e valorizzare le specificità di ogni zona. Inoltre le attività potranno migliorarsi e ristrutturarsi su una scala più grande. Ciò comporta trasformazioni che è necessario gestire anche con una certa creatività; ecco un altro punto dolente per gli assonnati della camomilla teatina.

Senza coordinamento resterebbe una concorrenza selvaggia e squilibrata nella quale il centro maggiore diventa il centro di tutto. Quindi non si tratta di dichiararsi pro o contro l'area metropolitana, si tratta di capire qual è il modo migliore per distribuire sul territorio servizi e opportunità. E occorre un modo per attuare una distribuzione non casuale. Altrimenti i comuni minori avranno sempre la peggio.

Chieti è stata spesso penalizzata dalla sua collocazione collinare e sarebbe folle insistere nella competizione scoordinata. Eppure è questo che molti stanno chiedendo quando negano l'esistenza del problema: "l'area metropolitana non esiste!". Non sono ciechi, la vedono benissimo, il loro negazionismo si basa sulla confusione tra Area metropolitana (fatto) e Città metropolitana (istituzione). Si confondono le parole per confondere le idee. Due parole diventano una sola, ambigua e contraddittoria, ma comoda da usare come fantoccio su cui scaricare le frustrazioni.

LO SCALO

Il rifiuto (e la paura) della piovra Metropolitana unito all'incapacità di elaborare soluzioni nella gestione dei reali problemi di vicinato tra città grandi e piccole, produce a Chieti un sospetto nei confronti di tutto ciò che si proietta verso la valle, perché laggiù, a Madonna delle Piane, si comincia a vedere la città senza confini: San Martino, Sambuceto, Villanova. Non c'è la grande muraglia a difenderci, perciò l'unica difesa sembra essere il fossato, come quello che circondava i castelli medievali. Per molti teatini (o chietini) la valle stessa rappresenta il fossato difensivo. Chieti Scalo non è la zona nuova, più dinamica e più sviluppata della città, è solo un fossato. Ci si potrebbero mettere anche i coccodrilli e il filo spinato, ma anche così Chieti non tornerà mai ad essere quella di una volta. Anzi, la tentazione dell'isolamento potrà solo accelerare il suo declino.

5 commenti:

Margò ha detto...

Condivido a pieno tutto il post! Si escludono a priori delle possibilità solo in virtù di un campanilismo e di un'eterna lotta vecchia un secolo.
Non si andrà mai avanti continuando così!
I nostri cari concittadini dovrebbero darsi una bella svegliata e ammettere quello che c'è intorno, non negare e volgersi dall'altra parte!
-M-

Anonimo ha detto...

Basta con il campanilismo tra Il Colle e lo Scalo, Chieti é una e unica. Per il bene della città, per il fututo dei suoi abitanti e dell'intera collettività é indispensabile che ci si renda conto che c'è una sola città.

Tom P. ha detto...

Benvenuta Margò. Grazie del contributo.

Cercherò di rispondere ai commenti lasciati anche in altri siti, dove l'articolo è stato riproposto.

Ragazzi di Chieti ha detto...

Condivido il pensiero di Anonimo. Chieti è una unica!

Il Campanilismo, accennato da Margò, sarà la fine di questa città a mio parere. Non si potrà mai affrontare il tema Area Metropolitana se non si supera questa contraddizione tra il Colle e lo Scalo.

FR:D ha detto...

Parole, parole, parole.
Su queste molti urbanisti furbetti hanno costruito carriere. Adesso è difficile e controverso parlare di tavoli di concertazione, patti territoriali integrati ecc. ecc. si continuano a fare gli stessi errori che si facevano negli anni settanta. Non esiste un piano strategico per il comune di Pescara, figuriamoci per un territorio dove ci sono un numero incredibile di centri commerciali per abitante [... Il commercio
La vocazione al commercio ha sempre connotato la vita della città: negli ultimi anni il settore ha conosciuto il grande sviluppo dei centri commerciali e di grande distribuzione tanto da porre la provincia tra le primissime a livello nazionale per numero di metri quadrati di centri commerciali per singolo abitante....wikipedia]
Il danno è fatto.