25 ottobre 2009

Panchinomania teatina

Sembra che l'amministrazione civica sia stata colpita da un morbo sconosciuto di origine psicosomatica: la panchinite o panchinomania. Il morbo si manifesta con una smania di mettere panche e panchine nei posti più improbabili. Niente di male, direte voi, visto che qualche panchina fa sempre comodo. Il problema emerge quando le panchine fanno scomparire i pochi parcheggi disponibili nelle zone più centrali aggravando e giustificando il pessimo andazzo del parcheggio selvaggio.

Le enormi panche di marmo poste accanto ai tempietti hanno annullato uno dei pochi parcheggi per le due ruote. Ormai a Chieti parcheggiare uno scooter è più difficile di una grossa vettura che si può sempre mettere su qualunque marciapiede, discesa o incrocio.

Pare che la panchinite danneggi anche la vista perché bastava guardare le panchine già esistenti intorno ai tempietti romani per vedere che si possono fare senza eliminare parcheggi e possono essere realizzate anche con un utile sostegno per la schiena. Evidentemente chi ha voluto le nuove panche antimotorini non riusciva a vedere oltre il proprio naso.

In via Principessa di Piemonte (a pochi passi dalla Trinità) è scomparso un comodo parcheggio dove ora sorge un giardino di pietra: un trionfo di scalini e panche marmoree. Sembra una sorta di monumento alla barriera architettonica. Eppure là il parcheggio non recava alcun disturbo e, volendo, si poteva anche ampliare acquistando il terreno inutilizzato sull'altro lato della strada.

Da un amico ho saputo che anche durante i lavori di restyling della Villa Comunale i nostri amministratori avevano pensato di cancellare il parcheggio in fondo al viale, quello nei pressi del laghetto, per metterci altre panchine, naturalmente, come se non fossero sufficienti quelle già distribuite in tutti gli spazi della Villa. Sciagura fortunosamente sventata.

Difficile capire se il morbo della panchinite si sia diffuso tra i geometri dell'ufficio urbanistica, per contagiare agli architetti e poi gli assessori o viceversa. Di sicuro sta arrivando allo stadio acuto. Ne vediamo un chiaro sintomo sotto gli archetti rossi che si affacciano su via Papa Giovanni.

Come potete vedere dalle foto qualcuno ha deciso di creare un suggestivo angolo che unisce diverse genialità: c'è un robusto corrimano piazzato in mezzo al vicolo che collega il larghetto con via Solario. In certi orari quella transenna diventa quasi invisibile e chi volesse passare in fretta di notte o in una giornata di pioggia o di nebbia rischia di urtare l'imprevedibile barriera e di farsi molto male.

Se qualcuno riesce a superare indenne l'ostacolo del corrimano spaccavicolo difficilmente potrebbe salvarsi dall'inciampo creato dai piccoli cubi neri. Due cubi di metallo che probabilmente vorrebbero essere ulteriori panchine. Non si capisce bene se sono panchine per neonati, citazioni "cubiste" o patiboli per chi voglia ammirare il panorama attraverso gli archetti rossi. Ovviamente nessuno si è mai seduto su quei cubi anche perché sono già diventati ricettacoli d'acqua piovana.

Dai due cubi si slanciano nastri metallici che solcano "poeticamente" il pavimento. Probabile esperimento per i più impegnativi "poemi" disseminati lungo il viale della Villa.

Nel terrazzino sotto gli archetti rossi c'è la fontanella, il cui pozzetto per la raccolta dell'acqua non ha bordi e schizza tutto sui piedi. Infine il capolavoro: il monumento alla panchina. Guardatela bene, è lo strano oggetto arrugginito che vedete posizionato di sbiego. Un chiarissimo sintomo della panchinite acuta. Sarebbe interessante capire se il geniale ideatore abbia voluto dare una rappresentazione stilizzata del triclinio romano, come potrebbe suggerire lo stranissino schienale, se abbia pensato piuttosto di rappresentare un divanetto damascato oppure se l'idea era quella di un arnese che assorbe energia solare per fare grigliate di chiappe.

Un mio amico che abita nei paraggi sta cercando da mesi qualcuno disposto a fare da cavia sedendosi sulla "panchina" nel pieno di una giornata estiva di sole (naturalmente senza pantaloni che altrimenti si tingerebbero di ruggine). Se l'esperimento riesce si potrebbe avviare una produzione seriale di tatuaggi. L'altra idea è quella di invitare aspiranti cubiste disposte ad esibirsi sui cubetti con plastiche pose da belle statuine tra gli archetti. Potebbe essere una originale attrazione turistica.

Scherzi a parte, ci sarebbe da ragionare sui ciuffi di verde presenti anche in questi angoli allestiti da poco. Urge qualche intervento di Guerrilla gardening.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi dispiace, ma per il parcheggio dei motorini vicino al ridere romano, ti sbagli di grosso. Quel posto è stato fianlemte ripulito e liberato dai motorini, così è nettamente migliorato. Pensaci e vedrai che è vero, altrimento domani facciamo parcheggiare intorno al colosseo o riempiamo piazza navona di auto perchè a roma ci sono pochi posti, non ha senso!!!

Braco per il lavoro che fai, complimentissimi e forza teate ed i teatini (non chietini), però quando viene fatta una cosa buona no puoi criticarla.

Tom P. ha detto...

Su ogni scelta possono esserci diversi punti di vista, perciò capisco che qualcuno può vedere nei motorini un fastidio così come io vedo con molto fastidio le automobili parcheggiate dovunque in modo selvaggio.

Il blog mi consente di esprimere la mia opinione ma sono ben lieto di sentire anche opinioni contrarie che aiutano a riflettere. A me sembra che un pargheggio per motorini, per quanto possa apparire brutto, sia un punto di compromesso nell'attuale situazione di Chieti soffocata dalle auto: i motorini occupano meno spazio sia nel traffico, sia nel parcheggio. Risolti questi problemi poi divento favorevole anch'io alle panchine.

Ti invito ad intervenire ancora nel blog, ma non farlo nel totale anonimato. Non potrei neanche riconoscerti al prossimo commento.

@enio ha detto...

Bisogna allontanare i mezzi pubblici dalla città relegandoli negli appositi parcheggi fuori dall'urbe. In ogni città del centro nord stanno seguendo questa politica per ridare al cittadino la gioia di vivere la sua città camminando a piedi . Questa è un'ottima iniziativa che va incoraggiata il più possibile.

Anonimo ha detto...

bravo Tom! Peccato che a Chieti ci sono le salite, altrimenti sarebbe bello circolare con le bici e/o i motorini!
Invece.....i parcheggi per le " due ruote" sono stati soppressi.. Evviva l’inquinamento!. Meglio far parcheggiare le vetture sui marciapiedi! Se a noi questo va bene!
Più volte mi sono fermato a vedere quel colore " rosso fuoco" degli archetti di via Papa Giovanni, durante i lavori.
Mi sono chiesto il motivo di questo colore,che non si sposa né con il colore delle case, né con l'ambiente, né con " niente".
Ma qualcuno avrà pur autorizzato quel colore...
La panchina, o meglio il " triclinio romano",chissà a quale testa è venuta in mente .E' la prima città dove vedo una simile panchina. Chissà quanto è costata, eppoi, chi l’ha pensata, ha provato a sedersi ,specialmente dove non c’è lo schienale?

Luciano Pellegrini

FR:D ha detto...

più che guerrilla qui urge un motopic

Tom P. ha detto...

Motopic? verissimo

però è un'idea che mi ricorda un po' quella del piede di porco.