04 ottobre 2009

Libertà di disinformazione

La manifestazione di ieri a sostegno della libertà di stampa ha portato una grande folla a Piazza del Popolo. C'è stata una participazione da lontano, da Parigi, Londra, Madrid, Berlino e altre città. Io non c'ero perchè faccio parte di una categoria di fannulloni che marcano il cartellino anche il sabato. Perciò partecipo anch'io da lontano con questo post.

Lo scrivo liberamente. Nessuno me lo impedisce e nessuno limita la vostra lettura. Scrivo con la stessa libertà di chi scrive sui giornali che andranno in edicola domani e di cui nessuno chiederà il sequestro. Ciò dimostra che una libertà di stampa esiste, non viene negata la scrittura. Ma allora perché protestiamo? Forse la FNSI ha subito una strumentalizzazione politica?

Per evitare confusioni occorre distinguere tra libertà di stampa e diritto alla completa informazione. La stampa infatti ha due facce: da una parte si scrive e dall'altra si legge. In Italia si scrive molto e si legge poco. Quel poco che arriva in tutte le case è un discorso monco, inquinato, taroccato.

La libertà di scrivere resta quasi intatta, ma il meglio finisce in bottiglie di naufraghi affidate al mare, mentre il cittadino ipnotizzato dalla TV perde il suo diritto di capire, non riesce a vedere cosa passa dietro la folla urlante dei disonorevoli microfonati e dei loro servi ben pagati.

Ci sono tanti modi per taroccare quel pochissimo di informazione che raggiunge tutte le case: lo fa automaticamente il conflitto di interessi perché anche il redattore più selvaggio delle iene o di striscia non può non avere una coscienza che lo lega al rinnovo del suo contratto di lavoro;
lo fa il quieto vivere del giornalista Rai che ha imparato il mestiere da Angelo Guglielmi, da Andrea Barbato, da Enzo Biagi, che ha lavorato al fianco di Ilaria Alpi, di Oliviero Beha, di Enrico Mentana, di Michele Santoro, di Milena Gabanelli... e forse non se la sente di fare l'eroe solo per una notizia cancellata o per una parola scambiata. Per esempio chi rifiuta di mandare ragazzi italiani a sparare nei lontanissimi fronti dell'oriente non si deve chiamare "pacifista" (parola vietata dal nuovo codice segreto dei bravi giornalisti), li chiameremo "disobbedienti", "oppositori", "girotondini" e la gente forse capirà lo stesso.

Davvero la gente capirà quando tutte le parole sono state scambiate? Davvero sapremo che stiamo parlando di guerra e di pace quando il pacifista viene descritto come un bolscevico e il guerrafondaio viene presentato come un limpido eroe della democrazia?

Poi c'è la censura privata. Ne trovate un esempio nella notizia riportata a questo link. Ci sono verità che non possono essere rivelate se recano danno alla rispettabilità di qualcuno, ditta o persona. Poco importa se quella rispettabilità è costruira solo su occultamenti e menzogne.

La censura privata si collega alla censura legale (ne parla qui Paolo Barnard) e alla censura preventiva (qui un piccolo esempio)

In sostanza non puoi dire che il re è nudo perché lo offenderesti a prescindere dal fatto che va in giro senza mutande. E se una banda di malfattori ti ha cacciato da casa con l'inganno e la violenza non puoi gridare al ladro, al ladro! I malfattori farebbero valere il loro diritto alla privacy e alla rispettabilità. Devi attendere che ci sia almeno una sentenza definitiva di condanna penale. Mentre gli anni passano in attesa della pronuncia finale non puoi impedire ai malfattori che abitano a casa tua di fondare un partito e di raccogliere voti diffondendo un programma basato sulla lealtà, l'onore, il rispetto delle regole e la carità cristiana. La gente li applaude entusiasta e non vuole sentire le tue storie tristi, le tue rivendicazioni, i piagnistei. Se lo fai stai violando la loro privacy, stai turbando i loro programmi. Anche il giudice e il poliziotto dovranno fermarsi davanti alla sacra Privacy. I tuoi concittadini non devono sapere quello che tu hai sofferto e che puoi testimoniare. Devi aspettare. Pazienza. Arriverà il momento in cui i giudici ti chiameranno, ti ascolteranno e poi qualcuno ti spiegherà che tutto è prescritto, che c'è stata l'amnistia, il condono, la depenalizzazione, lo scudo e forse ti spiegheranno anche quel principio per cui l'imputato non subisce effetti negativi dall'eventuale pronuncia di incostituzionalità di una legge (un esempio è qui).

Poi il giorno della tragedia collettiva i giornali scriveranno grandi titoli sul perché nessuno ha impedito che succedesse il peggio, perché nessuno ha capito e ascoltato. Lacrime di coccodrillo. Ecco perché la libertà di stampa (che c'è, ma non c'è) è anche una questione di salvezza comune. Un appello all'intelligenza.

Il rifiuto della ragione non è un'opinione politica: è solo stupidità pericolosa!


7 commenti:

@enio ha detto...

bastava guardare le bandiere dei dimostranti e le facce dei politici inquadrati dalla Tv, sabato a Roma per rendersi conto di cos'era quella manifestazione e perchè la si facesse; gli unici che mancavano erano forse i giornalisti... Altro che manifestazione, "farsa" io la definirei "ridicola". La manifestazione era l'ennesimo e maldestro tentativo di disarcionare un governo (e in particolare un uomo) democraticamente eletti.Negli ultimi giorni si è avuta la prova che quotidiani e Tv hanno potuto esprimere qualsiasi opinione politica e non senza pericolo di censura arrivando spesso alla diffamazione a causa degli articoli pubblicati.

Tom P. ha detto...

@ Enio
credo che il tuo intervento sia una buona conferma del mio ragionamento: in Italia nessuna opinione è vietata, quotidiani e TV parlano senza censure, più precisamente senza censure politiche (altre censure e autocensure esistono e l'ho specificato). Eppure c'è chi riesce a non vedere giornalisti alla manifestazione del 3 ottobre. Questo non accade perché Daniela Stigliano, Giovanni Negri, Franco Siddi, Roberto Saviano, Sergio Lepri, don Antonio Sciortino, Andrea Vianello e gli altri che hanno parlato sul palco erano trasparenti. Si vedevano e si sono qualificati come giornalisti e rappresentanti di varie associazioni indipendenti della stampa. Nessun politico ha preso la parola.
Poi basta citare il nome di Jim Boumelha per capire che il problema non è una pccola bega italiana. Anche gli interventi pubblici di Carl Bernstein, simbolo del giornalismo mondiale, ci fanno capire la portata della questione. Eppure nella nostra "libertà di disinformazione" è normale che tu non hai visto nessun giornalista, ma invece hai visto le bandiere e la passerella dei politici (quelle mostrate in TV) e su questo ti sei fatto la tua convinzione. Ed eccoci arrivati al nocciolo del problema che, come ho già detto non è tanto un problema di libertà o di censura, quanto piuttosto una lesione del diritto alla chiara e completa informazione.

La diffamazione è un altro discorso: è un reato. Dove ci sono gli estremi si può denunciare, qualche volta si denunciano anche diffamazioni immaginarie, ma anche questo è normale e sarà un processo a valutare caso per caso.

Caro Enio, tu sei un forte utilizzatore di internet e quindi, almeno in questo caso, volendo potresti facilmente raccogliere le informazioni per avere una visione completa, ma chi è abituato solo alla Tv che strumenti può avere?

Enrico ha detto...

@ Enio
Il 7 ottobre 1989 le autorità della DDR celebravano il 40° anniversario del loro paese. Alla festa era stato invitato anche Gorbaciov -l'artefice della caduta della cortina di ferro! boriosi come erano, Honecker e i suoi accoliti credevano che lo "Stato degli artigiani e dei contadini" sarebbe durato in eterno. Contemporaneamente molti cittadini avevano cominciato a manifestare a Lipsia e in altre città della DDR. Essi non volevano la caduta del regime, rivendicavano la libertà di viaggiare, di poter visitare Parigi, Londra o Roma, stufi di potersi recare solo sulla costa del Mar Nero. Come reagì il governo? Usando esattamente le Sue parole - Enio - . Si trattava di manifestazioni "farsa" - magari organizzate da forze disfattiste, e detrattori della patria socialista. In fondo nella Germania dell'Ett, i cittadini erano liberi di muoversi... sì , ma solo dove e come volevano le autorità. Così in Italia: la libertà di stampa esiste, negato è invece il diritto alla corretta informazione, limitata dalle forme più o meno velate di censura o di autocensura dovute al rispetto della privacy o del politicamente corretto.
Anche il governo della DDR era stato "democraticamente" eletto, ma non faceva certamente gli interessi dei cittadini!
La storia comunque ha dato ragione ai manifestanti: il 9 novembre 1989 cadde il Muro di Berlino e con esso la dittatura della DDR.

Saluti da Herrenberg

@enio ha detto...

@enrico

sei tremendamente fuori tema caro enrico, quella manifestazione più che per la libertà di stampa era per far vedere la libertà di appartenenza a un partito tali e tante erano le bandiere con falce e martello che non si poteva certamente sbagliare. In più si manifestava (letti gli striscioni e sentiti i vari Di Pietro e franceschini)per poter parlare male di Berlusconi e sputtanarlo con frasi abbastanza pesanti che se detti da qualsiasi altro si sarebbe beccato minimo due anni per diffamazione a mezzo stampa(quella televisiva)altro che censura. E poi lo ha spiegato chiaramente il presidente della Fnsi Roberto Natale (forse ti è sfuggito ma rimediamo subito): «Non è una manifestazione per far cadere il governo. Si tratta di un appello, prima di tutto a noi giornalisti, perché si rinunci ad autoimbavagliarsi. Le bandiere non le abbiamo chiamate noi i partiti hanno fatto un passo indietro, ma in una manifestazione per la libertà di espressione non ci mettiamo ai lati della piazza a fare l'esame del sangue a chi entra». Guai quindi a sostenere il contrario. Eppure girando sotto il palco la telecamera ci ha fatto notare una cosa, per la prima volta dopo tanto tempo la sinistra, quella parlamentare e quella ex parlamentare, è di nuovo tutta unita. Per l'occasione sono riapparsi Fabio Mussi, (il disoccupato)Fausto Bertinotti, Franco Giordano, Gennaro Migliore, Gavino Angius, Paolo Cento. Fatti un piccolo esame di coscienza e riscrivi il tuo commento!


@Tom
continuate a dire che non si è trattato di una manifestazione politica ? Le bandiere, a centinaia, del Pd, dell’Idv, del Pdci, di Rifondazione, di Sinistra e Libertà hanno sventolato a Piazza del Popolo forse solo a testimoniare la libera appartenenza ai partiti che, casualmente, si oppongono a Silvio Berlusconi.Cartelli vergognosi del tipo «Sono stufo di subire i soprusi da questo governo antidemocratico, bugiardo, fesso, buffone e corrotto», o «È ora di muovere la piazza per liberarsi dal nuovo Mussolini» (con foto del Cav), o ancora «L'informazione ci rende liberi, Papi ci rende schiavi» e tanti altri, semplice libertà di espressione o istigazione a sovvertire quanto si è insediato mediante votazione DEMOCRATICA. I fischi al premier (quasi ogni volta che veniva nominato) e le ovazioni per Michele Santoro, Ezio Mauro, Marco Travaglio, Concita De Gregorio, nuove icone televisive. Diritto di critica ? Libertà sindacale ? Invece, vogliamo parlare della polemica sull'assenza di Cisl e Uil, (qundi fischiate), mentre la Cgil faceva bella mostra di sé con bandiere e palloncini (alla fine l'organizzazione guidata da Raffaele Bonanni commenterà con un convinto «abbiamo fatto bene a non andare ! »). Insomma i 60mila (300mila per gli organizzatori) che secondo la Questura hanno partecipato alla manifestazione organizzata dalla Federazione Nazionale della Stampa non erano lì per motivi politici (almeno io ne sono convinto). Poi voglio ricordarti o segnalarti se non l'avessi letto ( Berlusconi se esercitasse una sorta di coercizione sulla stampa di sicuro non avrebbe permesso) che il 22 settembre il Corriere della sera dedicava un pezzo di Massimo D'Alema che sosteneva: «Berlusconi? La prossima volta perderà le elezioni». Poi ce n'è uno de La Stampa, che il 26 settembre rincara la dose: «Il boss Mangano proteggeva Berlusconi». Così il nome del premier appare vicino a quello di un boss della malavita. Per non parlare de l'Unità e de La Repubblica, gli unici due che sono stati querelati da Berlusconi per alcuni pezzi ritenuti infamanti. Il giornale di Concita de Gregorio il 27 settembre da spazio alla giornalista Barbara Spinelli che denuncia: «Berlusconi? Ci ha narcotizzati con un'ideologia simil-comunista.Ma basta signori miei documentiamoci e poi spariamole ma non facciamo di una manifestazione (FARSA) perchè politica una festa di piazza perchè la giornata è bella e serena e non abbiamo niente altro da fare!

Tom P. ha detto...

Abbiamo opinioni diverse e non intento continuare la polemica che forse non porta a nulla.

Preciso solo per l'ennesima volta che non sono mai stato comunista, nè simpatizzante dei comunisti, ma la presenza di Mussi, Bertinotti e Giordano (qualunque sia il loro attuale mestiere) non mi crea problemi. Non me la crea neanche Cicchitto, Bondi o altri ex comunisti come loro. Le opinioni su questo o quell'altro esponente politico si possono esprimere liberamente e spero che nessuno venga mai a stabilire per legge che una frase come quella di Natale con cui definisce la manifestazione della FNSI sia impronunciabile (sta facendo solo il suo ruolo); spero che anche le questure facciano il loro mestiere che non è quello di indagare sulle intenzioni dei manifestanti in qualunque manifestazione (altrimenti andamo a finire in una nuova DDR ben descritta da Enrico). Spero che nessuno sia impedito di trarre le sue conclusioni da una ben nota (e mai smentita) convivenza tra l'attuale premier e un noto mafioso poi finito all'ergastolo.

A noi che è cara la democrazia una varietà di opinioni non disturba. Il tentativo di nascondere i fatti sì, perché senza conoscere i fatti nessuna opinione ha senso. Se la CISL fa scelte diverse dalla CGIL vedo una diversità, non vedo uno che ha capito tutto e uno che non ha capito niente.

Mi fa paura chi crede di poter mettere in riga gli altri.

Tra le opinioni libere ci sono tante sciocchezze. E' giusto che ci siano. C'è perfino chi prende l'indennità parlamentare per salire sui palchi ad inveire contro l'Italia e la sua storia e vomitare veleno sui simboli nazionali. E' la democrazia: spero che nessuno segua questi orribili esempi speranza finora delusa) ma non chiedo l'intervento delle questure.

Mi sembrano ripugnanti certe trasmissioni di Bruno Vespa cariche si curiosità morbose per certi fatti di cronaca o di insinuazioni pazzesche come quella di voler attribuire ai musulmani un'avversione verso i crocifissi, ma non mi verrebbe mai in mente di dire che Vespa deve sparire dalla Tv di stato. Fa il suo mestiere come crede.

Se un politico dice all'altro che la prossima volta perderà le elezioni sta solo facendo il suo mestiere come i politici hanno sempre fatto e mi fa orrore il pensiero che queste cose normalissime possono sembrare oggi diffamatorie. Quando mezza italia diceva che Andreotti era mafioso (senza mai aver assunto mafiosi in casa propria) si considerava la cosa come critica politica e Andreotti non ne ha subito alcun danno. Quando i giornali inglesi pubblicano frasette oscene pronumciate al telefono dall'erede al trono nessuno là grida alla violata privacy o alla diffamazione. E' la stampa, bellezza!

Capisco che a qualcuno la libertà non piace e la vita blindata secondo gli schemi mentali di un Honecker o di un Bokassa possa sembrare più tranquilla e rassicurante. Ma questo non si può dire insultando e dicendo che l'opinione altrui è "farsa" o che erano teste vuote a prendere il sole. Al posto di Enio direi piuttosto che quella libertà che si prendono inglesi, francesi e americani ci sembra eccessiva e disordinata e per questo il contenuto stesso di una manifestazione come quella organizzata dalla FNSI che guarda a quei modelli non ci piace. Sarebbe più onesto. Poi ognuno si tiene la sua opinione.

Anonimo ha detto...

Non sarà mica un caso che Manuel Castells, cioè il più illustre esperto mondiale di sociologia delle comunicazioni, docente emerito dell'Università di Berkeley, nel testo "Comunicazione e potere" (edito in Italia dall'Un. Bocconi) al capitolo sulla manipolazione delle notizie usa come esempio proprio quello che accade in Italia

Laura

Tom P. ha detto...

@ Laura

grazie dell'informazione e benvenuta nel blog